Una nuova biografia di San Benedetto, Patrono d’Europa (e-book gratuito)


In vista della prossima festa di San Benedetto (11 luglio), proponiamo una nuova biografia del Patrono d’Europa. La prima, diffusa dal 2019, è quella celeberrima scritta da S. Gregoria Magno.
Due vite per lo stesso santo? Sì, perché l’importanza di questo santo per la civiltà occidentale è, forse, insuperata.
Questo è un aspetto ben messo in risalto dell’autrice di questa nuova biografia, la Madre Ildegarda Cabitza OSB, fondatrice del monastero di Santa Maria di Rosano (Pontassieve – FI).

Infatti, l’opera che da oggi diffondiamo, presenta la vita di S. Benedetto e ne studia la spiritualità, ma insieme descrive la fisionomia e le caratteristiche dei monasteri nati dall’intuizione e dalla paternità di Benedetto.
Tra le righe, è possibile intravedere la vita di quell’Abbazia che da più di dodici secoli ha avuta il suo inizio sulle rive dell’Arno, da quasi cinquant’anni ha ritrovato la sua giovinezza ad opera della Madre Cabitza e che, a differenza di altre comunità benedettine, è ricchissima di vocazioni.
Già. Perché la fedeltà al carisma del Fondatore paga. Lo zelo nell’osservanza della Regola benedettina è segno di serietà: e questo attira le vocazioni più serie. Infine, per un benedettino, la liturgia è metà della vita: e a Rosano la liturgia è presa seriamente, molto sul serio.
Da questi ed altri aspetti deriva la predilezione per Rosano da parte dei Prelati più devoti a Maria Santissima: il card. Ratzinger, ad esempio, è stato alcune volte a Rosano. Il compianto cardinal Stickler era spessissimo in ritiro costì. Totustuus ha avuto la Grazia di una vocazione monastica indirizzata a Rosano dal card. Biffi.

Madre Cabitza, divenuta abbadessa e guida spirituale, imparò da S. Benedetto i doveri verso le anime che Dio invia nel chiostro: «I monaci, ella dice, sono in realtà degli appassionati cercatori di Dio … anime che fanno faticosamente la via, in una virile ascesa, di liberazione e di purificazione per ricongiungersi al principio della loro vita più alta, a Dio, che aveva creato il primo uomo in una purezza perfetta, così da renderlo capace di intimità (come di amico ad amico … Alle anime che vengono a lui … Benedetto porrà questo quesito fondamentale: se veramente cerchino Dio …»

E fu sull’esempio e secondo lo stile di Benedetto, che la Madre Cabitza concepì la rinascita e la strutturazione stessa dell’Abbazia che fu chiamata a riformare, a guidare, a sostenere con la sua vivissima intelligenza e soprattutto con il suo cuore di madre.

Il nuovo e-book e’ scaricabile
gratuitamente dal sito dei libri:
http://totustuus.cloud/

totustuus.it

Madre Ildegarda Cabitza, OSB

San Benedetto, Fondatore del monachesimo occidentale, e anche Patrono del mio pontificato. Comincio con una parola di san Gregorio Magno, che scrive di san Benedetto: “L’uomo di Dio che brillò su questa terra con tanti miracoli non rifulse meno per l’eloquenza con cui seppe esporre la sua dottrina” (Dial. II, 36). Queste parole il grande Papa scrisse nell’anno 592; il santo monaco era morto appena 50 anni prima ed era ancora vivo nella memoria della gente e soprattutto nel fiorente Ordine religioso da lui fondato. San Benedetto da Norcia con la sua vita e la sua opera ha esercitato un influsso fondamentale sullo sviluppo della civiltà e della cultura europea. La fonte più importante sulla vita di lui è il secondo libro dei Dialoghi di san Gregorio Magno. Non è una biografia nel senso classico. Secondo le idee del suo tempo, egli vuole illustrare mediante l’esempio di un uomo concreto – appunto di san Benedetto – l’ascesa alle vette della contemplazione, che può essere realizzata da chi si abbandona a Dio. Quindi ci dà un modello della vita umana come ascesa verso il vertice della perfezione. San Gregorio Magno racconta anche, in questo libro dei Dialoghi, di molti miracoli compiuti dal Santo, ed anche qui non vuole semplicemente raccontare qualche cosa di strano, ma dimostrare come Dio, ammonendo, aiutando e anche punendo, intervenga nelle concrete situazioni della vita dell’uomo. Vuole mostrare che Dio non è un’ipotesi lontana posta all’origine del mondo, ma è presente nella vita dell’uomo, di ogni uomo.

Questa prospettiva del “biografo” si spiega anche alla luce del contesto generale del suo tempo: a cavallo tra il V e il VI secolo il mondo era sconvolto da una tremenda crisi di valori e di istituzioni, causata dal crollo dell’Impero Romano, dall’invasione dei nuovi popoli e dalla decadenza dei costumi. Con la presentazione di san Benedetto come “astro luminoso”, Gregorio voleva indicare in questa situazione tremenda, proprio qui in questa città di Roma, la via d’uscita dalla “notte oscura della storia” (cfr Giovanni Paolo II, Insegnamenti, II/1, 1979, p. 1158). Di fatto, l’opera del Santo e, in modo particolare, la sua Regola si rivelarono apportatrici di un autentico fermento spirituale, che mutò nel corso dei secoli, ben al di là dei confini della sua Patria e del suo tempo, il volto dell’Europa, suscitando dopo la caduta dell’unità politica creata dall’impero romano una nuova unità spirituale e culturale, quella della fede cristiana condivisa dai popoli del continente. E’ nata proprio così la realtà che noi chiamiamo “Europa”.

La nascita di san Benedetto viene datata intorno all’anno 480. Proveniva, così dice san Gregorio, “ex provincia Nursiae” – dalla regione della Nursia. I suoi genitori benestanti lo mandarono per la sua formazione negli studi a Roma. Egli però non si fermò a lungo nella Città eterna. Come spiegazione pienamente credibile, Gregorio accenna al fatto che il giovane Benedetto era disgustato dallo stile di vita di molti suoi compagni di studi, che vivevano in modo dissoluto, e non voleva cadere negli stessi loro sbagli. Voleva piacere a Dio solo; “soli Deo placere desiderans” (II Dial., Prol 1). Così, ancora prima della conclusione dei suoi studi, Benedetto lasciò Roma e si ritirò nella solitudine dei monti ad est di Roma. Dopo un primo soggiorno nel villaggio di Effide (oggi: Affile), dove per un certo periodo si associò ad una “comunità religiosa” di monaci, si fece eremita nella non lontana Subiaco. Lì visse per tre anni completamente solo in una grotta che, a partire dall’Alto Medioevo, costituisce il “cuore” di un monastero benedettino chiamato “Sacro Speco”. Il periodo in Subiaco, un periodo di solitudine con Dio, fu per Benedetto un tempo di maturazione. Qui doveva sopportare e superare le tre tentazioni fondamentali di ogni essere umano: la tentazione dell’autoaffermazione e del desiderio di porre se stesso al centro, la tentazione della sensualità e, infine, la tentazione dell’ira e della vendetta. Era infatti convinzione di Benedetto che, solo dopo aver vinto queste tentazioni, egli avrebbe potuto dire agli altri una parola utile per le loro situazioni di bisogno. E così, riappacificata la sua anima, era in grado di controllare pienamente le pulsioni dell’io, per essere così un creatore di pace intorno a sé. Solo allora decise di fondare i primi suoi monasteri nella valle dell’Anio, vicino a Subiaco.

Nell’anno 529 Benedetto lasciò Subiaco per stabilirsi a Montecassino. Alcuni hanno spiegato questo trasferimento come una fuga davanti agli intrighi di un invidioso ecclesiastico locale. Ma questo tentativo di spiegazione si è rivelato poco convincente, giacché la morte improvvisa di lui non indusse Benedetto a ritornare (II Dial. 8). In realtà, questa decisione gli si impose perché era entrato in una nuova fase della sua maturazione interiore e della sua esperienza monastica. Secondo Gregorio Magno, l’esodo dalla remota valle dell’Anio verso il Monte Cassio – un’altura che, dominando la vasta pianura circostante, è visibile da lontano – riveste un carattere simbolico: la vita monastica nel nascondimento ha una sua ragion d’essere, ma un monastero ha anche una sua finalità pubblica nella vita della Chiesa e della società, deve dare visibilità alla fede come forza di vita. Di fatto, quando, il 21 marzo 547, Benedetto concluse la sua vita terrena, lasciò con la sua Regola e con la famiglia benedettina da lui fondata un patrimonio che ha portato nei secoli trascorsi e porta tuttora frutto in tutto il mondo.

Nell’intero secondo libro dei Dialoghi Gregorio ci illustra come la vita di san Benedetto fosse immersa in un’atmosfera di preghiera, fondamento portante della sua esistenza. Senza preghiera non c’è esperienza di Dio. Ma la spiritualità di Benedetto non era un’interiorità fuori dalla realtà. Nell’inquietudine e nella confusione del suo tempo, egli viveva sotto lo sguardo di Dio e proprio così non perse mai di vista i doveri della vita quotidiana e l’uomo con i suoi bisogni concreti. Vedendo Dio capì la realtà dell’uomo e la sua missione. Nella sua Regola egli qualifica la vita monastica “una scuola del servizio del Signore” (Prol. 45) e chiede ai suoi monaci che “all’Opera di Dio [cioè all’Ufficio Divino o alla Liturgia delle Ore] non si anteponga nulla” (43,3). Sottolinea, però, che la preghiera è in primo luogo un atto di ascolto (Prol. 9-11), che deve poi tradursi nell’azione concreta. “Il Signore attende che noi rispondiamo ogni giorno coi fatti ai suoi santi insegnamenti”, egli afferma (Prol. 35). Così la vita del monaco diventa una simbiosi feconda tra azione e contemplazione “affinché in tutto venga glorificato Dio” (57,9). In contrasto con una autorealizzazione facile ed egocentrica, oggi spesso esaltata, l’impegno primo ed irrinunciabile del discepolo di san Benedetto è la sincera ricerca di Dio (58,7) sulla via tracciata dal Cristo umile ed obbediente (5,13), all’amore del quale egli non deve anteporre alcunché (4,21; 72,11) e proprio così, nel servizio dell’altro, diventa uomo del servizio e della pace. Nell’esercizio dell’obbedienza posta in atto con una fede animata dall’amore (5,2), il monaco conquista l’umiltà (5,1), alla quale la Regola dedica un intero capitolo (7). In questo modo l’uomo diventa sempre più conforme a Cristo e raggiunge la vera autorealizzazione come creatura ad immagine e somiglianza di Dio.

All’obbedienza del discepolo deve corrispondere la saggezza dell’Abate, che nel monastero tiene “le veci di Cristo” (2,2; 63,13). La sua figura, delineata soprattutto nel secondo capitolo della Regola, con un profilo di spirituale bellezza e di esigente impegno, può essere considerata come un autoritratto di Benedetto, poiché – come scrive Gregorio Magno – “il Santo non poté in alcun modo insegnare diversamente da come visse” (Dial. II, 36). L’Abate deve essere insieme un tenero padre e anche un severo maestro (2,24), un vero educatore. Inflessibile contro i vizi, è però chiamato soprattutto ad imitare la tenerezza del Buon Pastore (27,8), ad “aiutare piuttosto che a dominare” (64,8), ad “accentuare più con i fatti che con le parole tutto ciò che è buono e santo” e ad “illustrare i divini comandamenti col suo esempio” (2,12). Per essere in grado di decidere responsabilmente, anche l’Abate deve essere uno che ascolta “il consiglio dei fratelli” (3,2), perché “spesso Dio rivela al più giovane la soluzione migliore” (3,3). Questa disposizione rende sorprendentemente moderna una Regola scritta quasi quindici secoli fa! Un uomo di responsabilità pubblica, e anche in piccoli ambiti, deve sempre essere anche un uomo che sa ascoltare e sa imparare da quanto ascolta.

Benedetto qualifica la Regola come “minima, tracciata solo per l’inizio” (73,8); in realtà però essa offre indicazioni utili non solo ai monaci, ma anche a tutti coloro che cercano una guida nel loro cammino verso Dio. Per la sua misura, la sua umanità e il suo sobrio discernimento tra l’essenziale e il secondario nella vita spirituale, essa ha potuto mantenere la sua forza illuminante fino ad oggi. Paolo VI, proclamando nel 24 ottobre 1964 san Benedetto Patrono d’Europa, intese riconoscere l’opera meravigliosa svolta dal Santo mediante la Regola per la formazione della civiltà e della cultura europea. Oggi l’Europa – uscita appena da un secolo profondamente ferito da due guerre mondiali e dopo il crollo delle grandi ideologie rivelatesi come tragiche utopie – è alla ricerca della propria identità. Per creare un’unità nuova e duratura, sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente, altrimenti non si può ricostruire l’Europa. Senza questa linfa vitale, l’uomo resta esposto al pericolo di soccombere all’antica tentazione di volersi redimere da sé – utopia che, in modi diversi, nell’Europa del Novecento ha causato, come ha rilevato il Papa Giovanni Paolo II, “un regresso senza precedenti nella tormentata storia dell’umanità” (Insegnamenti, XIII/1, 1990, p. 58). Cercando il vero progresso, ascoltiamo anche oggi la Regola di san Benedetto come una luce per il nostro cammino. Il grande monaco rimane un vero maestro alla cui scuola possiamo imparare l’arte di vivere l’umanesimo vero.

Papa Benedetto XVI (Udienza Generale 9.04.2008)

Romania. Figure illustri nella storia delle Diocesi di Chişinău e di Iaşi (di P. Ciobanu e D. Doboș)


Pubblichiamo la Prefazione di S.E. Mons. Anton Coşa Vescovo di Chișinău, al libro Figure illustri nella storia della Diocesi di Chişinău e della Diocesi di Iaşi [Figuri ilustre din istoria Diecezei de Chişinău şi a Diecezei de Iaşi], pubblicato da “Sapientia”, la casa editrice dell’Istituto Teologico Romano-Cattolico di Iași (Romania). Il volume, pubblicato in lingua romena, è a cura di Don Petru Ciobanu e Dott. Dănuţ Doboș. Esce nella collezione “Storia della Chiesa”, in formato 17×24. Ha 372 pagine e può essere ordinato presso Sapientia Bookstore (www.librariasapientia.ro), al costo di 40 lei.

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni!” (Sir 44, 1) Inizia così il saggio Ben Sirah il suo elogio degli antenati, offrendo ai lettori e adoratori del vero Dio numerosi modelli di fedeltà all’Altissimo. Il suo esempio è seguito, anno dopo anno, dall’autore della Lettera agli Ebrei, che descrive la fede di Abramo, di Mosè e di altri eroi (cfr. Eb 11, 8-40), culminata in Gesù Cristo, che chiama «L’inizio e la perfezione della fede» (Eb 12,2). E non credo che questo versetto delle Sacre Scritture sia stato scelto invano per rappresentare lo spirito di questo libro.

Non c’è dubbio che abbiamo bisogno di esempi per rimanere fedeli a Cristo. Ma dove trovarli? Nelle pagine della Sacra Scrittura, sarebbe la prima delle risposte. Ma anche nella storia bimillenaria della Chiesa, che abbonda di eroi della fede che, secondo il salmista, «hanno gli occhi fissi sul Signore nostro Dio ” (cfr. Sal 123, 2). La coorte di apostoli, martiri, confessori, pastori, vergini, uomini santi e donne sante che hanno camminato avanti a noi, aprendo così la strada all’eternità, ci parla ancora oggi, fiduciosi che seguire il Signore sia la cosa più bella su questa terra, nonostante le molte insidie ed ostacoli.

Ma non è solo immergendoci nella notte dei tempi o attraversando mari e terre che troviamo tali modelli o – per usare il titolo di questo libro – figure illustri che dirigano a Dio lo sguardo nostro della fede. Le abbiamo così vicine a noi, sia come tempo che come spazio, proprio in Romania, questo “Giardino della Madre di Dio”. E sono contento che i due autori –  Don Petru Ciobanu e Dănuţ Doboş – vengano con questa nuova apparizione editoriale. Per farci conoscere più da vicino numerosi illustri personaggi delle Chiese locali di Chișinău e di Iași, il cui ruolo nel preservare e trasmettere la fede è indiscutibile. E se oggi noi romeni godiamo della libertà di farci il segno salvifico della croce, di pregare senza paura di essere perseguitati, di poter andare in chiesa senza temere di essere arrestati e portati verso una destinazione sconosciuta, ciò si deve molto a queste persone che hanno lavorato per la gloria di Dio e il bene della Chiesa, nonostante le molte avversità e persecuzioni che in molte occasioni hanno dovuto affrontare.

Prof. Edgar Papu

Il volume, che raccoglie il frutto di un lavoro già pubblicato per quasi due decenni sulle pagine della rivista Lumina creștinului, sotto il titolo eloquente: Personaggi illustri nella storia della Diocesi di Chisinau e della Diocesi di Iasi, è una proficua continuazione della collaborazione tra i due leader del passato delle due Chiese locali. Dopo l’uscita di La Chiesa e la scuola: dalla storia dell’educazione cattolica in Romania (Iaşi 2020), Il Beato Anton Durcovici: fiore scelto nel Giardino della Madre di Dio (Iaşi 2020), e i tre volumi della collana Chiesa e storia, pubblicati nel 2021 (vol. I: Resistenza per fede, vol. II: Persone che hanno fatto la storia, vol. III: Itinerari storici e culturali), abbiamo ora davanti a noi questo nuovo libro al quale si adattano bene le parole del Libro di Ben Sirah, citate nella Prefazione.

Ma, sarebbe troppo restrittivo dire che l’opera sia frutto della sola collaborazione tra i due autori. È molto più di questo, essendo il frutto del legame tra le Chiese delle due Moldavie sulle sponde del fiume Prut, unite dalla comunione di fede, storia, lingua; nonché dal costante sostegno offerto alla giovane Diocesi di Chișinău da parte della Diocesi di Iași. E le persone consacrate tra il Prut e i Carpazi che hanno servito e servono tuttora il popolo di Dio nella Repubblica di Moldova. Vale la pena ricordare a questo proposito il fatto che Don Petru Ciobanu, coautore del libro, ha ricevuto la formazione nel Seminario “San Giuseppe” di Iasi, anche se come storico si formò a Chișinău.

Ma tornando alle “Persone illustri”, sfogliando il libro, ho riconosciuto tante persone del lontano o più recente passato delle due Diocesi; alcune delle quali ho avuto modo di conoscerle personalmente e anche di collaborare con loro. Ciò mi ha reso molto felice e, come vescovo della Diocesi di Chișinău, sono grato altresì agli autori che anche personalità bessarabiche, ivi nate o che abbiano svolto qui la loro missione, siano state inserite nella lunga lista di volti che ho avuto il piacere di incontrare sfogliando le pagine di questo libro. Ed esprimo ancora la mia gratitudine per le tante figure illustri della Diocesi di Iasi, mia diocesi natale, in cui sono nato, cresciuto e mosso i primi passi sulla via della fede, formandomi come sacerdote. Alla Diocesi di Iasi sono rimasto attaccato nonostante siano trascorsi oltre trent’anni di missione pastorale nella Repubblica di Moldova.

Sì, ci sono “Persone che furono” – per usare il titolo di un libro del grande storico Nicolae Iorga – persone del passato, ma che hanno molto da dire alle persone che vivono oggi, ai cristiani di oggi; a chi è stato affidato il vessillo della fede da tramandare alle generazioni future. E non solo abbiamo molto da imparare da questi degni precursori della nostra fede, ma anche molto da imparare da queste illustri figure! Pertanto, considero questa pagina della nostra storia non solo come un elogio ai nostri antenati, ma anche come un libro di testo dal quale possiamo imparare ad essere fedeli al nostro Salvatore.

† Anton Coşa Vescovo di Chișinău

S.E. Anton Coşa Vescovo di Chișinău e la Prefazione al libro

Fonte: https://librariasapientia.ro/figuri-ilustre-din-istoria-diecezei-de-chisinau-si-a-diecezei-de-iasi.html

Traduzione in italiano a cura di Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaș


Petru Ciobanu, Dănuţ Doboş
TitluFiguri ilustre din istoria Diecezei de Chişinău şi a Diecezei de Iaşi
EdituraSapientia
ColecțiaIstoria Bisericii
An apariție7 apr. 2022
Număr pagini372
ISBN978-606-578-480-2

LA MINACCIA E LA DIFESA ALL’EUROPA. COME LA PENSAVAMO NEL 1983


Expresia sovietică «aktivnyje meroprijatija» de ieri este înlocuită astăzi cu „operațiunea militară specială a Rusiei”.

EUROITALIA news

Ahi, amica Francia, quanto è costato il tuo orgoglio all’Europa!

Riproponiamo lo studio di Roberto Cestelli, pubblicato su Buletin européen 1983/8-9.

Euromissili
o
Pax Sovietica?

LA TERZA VIA: LA DIFESA DALLO SPAZIO

Le nazioni dell’Europa Occidentale possiedono, nel loro insieme, le installazioni industriali più vaste e più avanzate deI mondo, la loro popolazione complessiva è superiore a quella degli USA e dell’URSS, il loro prodotto nazionale lordo globale è più alto di quello degli Stati Uniti ed almeno il doppio di quello sovietico.
Il controllo dell’Europa Occidentale darebbe a chi lo conquistasse risorse industriali, tecniche ed umane che la controparte non potrebbe in nessun modo controbilanciare.
L’Europa occidentale è la chiave di volta deI sistema di equilibrio della pace mondiale.
Lo ha ben chiaro l’Unione Sovietica che della conquista dell’Europa, di cui vorrebbe impadronirsi distruggendola il meno possibile, ha fatto l’obiettivo prioritario deI suo più vasto disegno di dominare il…

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1 Maggio: Da ”volontari” e invisibili (testimonianze di lavoratori sfruttati e/o scartati)


di Simona Cecilia Farcas*

Abstract: Da “volontari” e invisibili… i lavoratori migranti diventano visibili per via della pandemia da Covid-19. I raccoglitori stagionali agricoli non sono i soli a sperimentare l’umiliazione del lavoro sommerso, ma anche coloro i quali, per anni, e soprattutto nei mesi della pandemia, lavorano in Italia in prima linea, non nei campi agricoli, bensì nei servizi di pubblico soccorso. Privi di assicurazione sanitaria e contratto di lavoro. Ma semplici volontari. Cosa si stanno perdendo i romeni in Italia? Attraverso i racconti delle loro esperienze lavorative, sia positive che negative, emerge quanto essi, quali cittadini europei in un paese ospitante, siano consapevoli dei loro diritti sociali e si impegnino per garantirsi la dignità umana di lavoratori migranti.

Key words: lavoratori invisibili, testimonianze, braccianti, romeni, COVID-19, dignità umana, diritti umani, Unione europea.

  1. Lavoro: lo sfruttamento della persona e la manodopera a basso costo

A distanza di quasi 15 anni dall’ingresso della Romania nell’Unione Europea (1 gennaio 2007), decidere di andare a lavorare come braccianti all’estero, risulta una scelta obbligata per numerosi padri e madri di famiglia: una decisione sofferta, ma necessaria per intere famiglie.[1] Si dà il caso che dei 1.800 lavoratori stagionali, impegnati nei 17.000 ettari di campi di una cooperativa nell’Emilia Romagna, gli stranieri sono il 60-70%  e la maggior parte sono romeni.[2]

In pieno lockdown, nella primavera del 2020, a stagione iniziata e dopo la firma di eccezionali accordi tra i governi dei Paesi membri dell’UE, importatori (Occidente) ed esportatori (principalmente i paesi dell’Est, ma anche il Nord Africa[3]) di manodopera a basso costo. Con speciali voli charter ad hoc masse di braccianti furono trasportati in modo organizzato, avvalendosi degli intermediari, i cosiddetti ‘caporali’, in Germania e Gran Bretagna[4], come in Spagna[5], Italia[6] e Austria[7], i lavoratori stagionali, gli Erntehelfer, ossia, gli operai del raccolto.[8]

Gli operai dell’Est partono in gruppi controllati e sono soggetti a visite mediche all’arrivo, devono vivere e lavorare separatamente dagli altri lavoratori per due settimane ed indossare indumenti protettivi. Al momento dell’arrivo, lo stato rilascia un permesso di soggiorno ai braccianti, che vengono quindi assunti dalle aziende agricole con un normale contratto di lavoro a termine gestito dai sindacati agricoli. Il tutto è stato documentato dal programma tv Rai Est Ovest in un servizio andato in onda domenica 19 aprile, che mostra centinaia di stagionali al momento dell’imbarco a Cluj (Romania) su un aereo diretto a Düsseldorf. Anche il giornale britannico Daily Mail, la scorsa settimana, ha riportato della partenza da Bucarest di alcuni voli charter per “importare” braccianti romeni.[9]

Da invisibili, i problemi dei lavoratori stranieri sono diventati visibili nel 2020, scoppiata  la pandemia.[10] Dopo la partenza di 16.000 romeni per lavoro nei campi dei paesi occidentali, con i voli charter, ad aprile 2020, è salito in primo-piano ‘un problema completamente ignorato finora dall’Unione Europea’, ossia, ‘lo sfruttamento dei lavoratori stagionali dalla Romania e altri stati dell’Est-Europa’.[11]    

A maggio 2020, il Bundesministerium für Arbeit und Soziales, [Ministero federale del lavoro e degli affari sociali], finanziò la pubblicazione di una Broschüre di 32 pagine, nelle varie lingue (croato, polacco, bulgaro, ungherese e russo), un opuscolo che informava sui ‘diritti’ dei lavoratori stagionali in Germania, quando i braccianti dell’Est stavano già lì.[12] Un riassunto della stessa Broschüre con le ‘misure e regolamenti importanti per i lavoratori stagionali in agricoltura, silvicoltura e orticoltura’[13], aggiornato al 21 maggio 2021, è tradotto anche in lingua romena.[14] Specie dopo il contagio da coronavirus nei mattatoi tedeschi, a luglio del 2020, quando mille operai romeni risultarono infetti da Covid-19.[15]

Arrivati nel «campo di lavoro» con i voli charter, ai braccianti veniva sottratto il passaporto.[16] Senza il documento di identità, essi si vedono anche minacciati, aggrediti con la violenza fisica e verbale, da parte di caporali con metodi mafiosi.[17] Numerose le testimonianze di lavoratori migranti, ridotti in schiavitù, sulle pagine della stampa romena e, in molti casi, anche della stampa internazionale: vulnerabilità, sfruttamento, violenza a danno dei lavoratori, e non solo stagionali, soprattutto donne, hanno dunque riempito le pagine dei giornali, in Romania come in Germania, Spagna[18] e Italia, anche prima della pandemia da Covid-19.[19]

La figura del ‘caporale’[20], ossia, il reclutatore di manodopera dall’estero a basso costo, per conto dell’imprenditore occidentale, è capillare nel ‘sistema’ del lavoro stagionale. Caporale e imprenditore, mettono in moto un meccanismo che la Dottrina Sociale della Chiesa definisce e condanna quali «strutture di peccato»[21], che «impediscono il pieno sviluppo degli uomini e dei popoli»[22]. Da persona, in queste «strutture», il lavoratore straniero è esclusivamente una «forza lavoro», privato dei suoi diritti umani per la durata della stagione. [23]  Altresì, trattato da ‘scarto’ alla fine del raccolto nei campi, poi buttato via come un qualcosa che non ti serve più. È la testimonianza di una madre che, insieme ai suoi due figli, si trovavano a lavorare nei campi di Knoblauchsland, in Germania, nel 2020: «Vediamo esattamente quanto sia pericoloso il sistema: quando l’imprenditore pensa di non aver più bisogno delle persone o si è stancato di loro, li scaccia senza esitazione alcuna. Ecco la “busta paga”: solo un pezzo di carta come ricevuta, 300 euro a settimana: 300 euro per 50 ore di lavoro».[24] Qualche caso di sfruttamento nei campi tedeschi arrivò anche al Parlamento europeo.[25]

In Italia, un «osservatorio sulle notizie riguardanti lo sfruttamento lavorativo»[26] raccoglie periodicamente le principali notizie dei quotidiani locali e nazionali, in tema di sfruttamento lavorativo, per ogni Comune. Queste notizie vanno a comporre, ogni anno, a partire dal 2018, un archivio[27] con le ‘mappe dello sfruttamento lavorativo’. I casi di sfruttamento dei lavoratori nei vari settori: agricolo, tessile e altri settori, quali edilizia, commercio, logistica, ecc., sono indicati con appositi «segnaposto» di colore diverso, a seconda del settore di segnalazione di abusi.[28] È rilevante, come evidenziato dalla mappa per l’anno 2020, che lo «sfruttamento lavorativo nel settore agricolo» sia prevalente nel Sud Italia, mentre il Centro-Nord, rileva un numero maggiore di casi di sfruttamento nel settore tessile, edilizia, commercio e logistica, oltre al settore agricolo[29].

In conclusione, mentre in Romania il salario minimo è di Euro 460, in Belgio è di Euro 1625; in Germania, il salario minimo, è di Euro 1584, come in UK (Euro 1583).[30] Se non ci fosse un divario così ampio in termini di ‘salario minimo in Europa’, è auspicabile che tanti fenomeni di sfruttamento delle persone e di violazione dei diritti umani, se non del tutto eliminati, potrebbero ridursi considerevolmente.

2. Il caporalato, un fenomeno da combattere

Il fenomeno del caporalato è spesso associato alla criminalità organizzata o alle mafie, ma è molto di più. È un sistema di intermediazione di manodopera nel quale il mediatore detrae in modo illegale una quota del salario del lavoratore regolarmente assunto da terzi. Dopo che nell’estate e autunno del 2015, alcune persone persero la vita nei campi agricoli del Sud Italia, anche la stampa ufficiale si occupò delle «drammatiche condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri, ma anche italiani, e stimolato un dibattito pubblico sulla questione del caporalato», che è diventato subito «priorità assoluta» del governo italiano dell’epoca, il quale annunciò «una serie di azioni finalizzate alla lotta contro il caporalato».[31] Secondo Perrotta (2015), misure di tipo repressivo e azioni simili volte a dissuadere «gli agricoltori dall’assumere i braccianti ricorrendo al caporalato» sarebbero destinate a «non cogliere il bersaglio»[32], ovvero, a non migliorare le condizioni di lavoro dei braccianti né tanto meno a colpire concretamente il fenomeno del caporalato:

In molte zone del Sud Italia, i caporali forniscono – naturalmente a pagamento – servizi indispensabili per le aziende agricole e per gli stessi braccianti: il trasporto nei campi e in altri luoghi (negozi, ospedali ecc.), la supervisione del lavoro, il reperimento e la gestione dell’alloggio, la fornitura di cibo e acqua, talvolta anche il viaggio dal Paese d’origine. Si pensi alla raccolta del pomodoro da industria, per la quale, laddove non è meccanizzata, è necessario organizzare e trasportare in tempi brevissimi decine di squadre composte ciascuna da 20-30 operai. I caporali sono gli unici a fornire squadre efficienti, economiche e disciplinate. A voler confiscare il prodotto del reato, bisognerebbe sequestrare forse la metà dei due milioni di tonnellate di pomodori da industria raccolti nel Sud.[33]

            I lavoratori migranti vivono in una condizione di debolezza. L’orario di lavoro impedisce loro di dedicarsi alla cura di sé stessi, dei propri cari: «quando, dopo un turno di dodici ore torno a casa, vado subito a dormire e spesso mi rialzo quando è l’ora di tornare al lavoro»[34], testimonia la ‘volontaria’ da noi intervistata. Emerge quindi la necessità di un nuovo approccio nel mondo del lavoro.

Per quanto riguarda i sezonieri [braccianti, lavoratori stagionali][35] che partono dalla Romania, si dà per scontato che essi siano informati a monte in materia di diritti e doveri. Il Ministero del Lavoro romeno lo fa puntualmente.[36] In Italia, tuttavia, essi dimostrano di conoscere sommariamente le norme relative al rispetto dei diritti sul lavoro[37]. A marzo 2021, al termine di un’importante inchiesta giornalistica[38] sulle condizioni dei romeni ‘lavoratori stagionali nei pressi di Nürnberg, nel tenimento di Knoblauchsland  in Germania[39]’, è risultato che ancora ‘non esiste un piano di protezione per i lavoratori stagionali a cominciare dalla Romania [corsivo originale in romeno]’[40].  

Le rappresentanze diplomatiche della Romania[41] nei vari paesi dell’UE, aggiornano continuamente i propri siti internet con le novità normative in materia di tutela dei lavoratori, supportate dalla stampa in lingua romena, che informa periodicamente sulle ‘condizioni di lavoro, salario, diritti, assicurazione sanitaria’[42]. L’Ambasciata di Romania in Italia, oltre a firmare ‘un accordo per l’arrivo in Italia di 15.000 lavoratori stagionali romeni’[43] con l’allora ministro Bellanova, come riportato dalla stampa, pubblicò anche una sorta di ‘guida’ in lingua romena[44], per i lavoratori, a seguito del Decreto «Cura Italia» del marzo 2020. È evidente, pertanto, come, alla luce dei grandi cambiamenti globali in atto, non sia più possibile pensare di poter continuare ad accettare che i lavoratori migranti siano trattati non da persone, ma solo in termini di semplice «manodopera a basso costo da impiegare nei lavori manuali a bassa produttività che caratterizzano l’agricoltura, l’edilizia e il terziario privato dei servizi alla persona»[45]. Se fino a qualche anno fa «il ricorso a una manodopera più ricattabile», quali i lavoratori stagionali, potete far «aumentare la quota di profitto imprenditoriale, attraverso un aumento dei livelli di sfruttamento espresso da una compressione dei diritti e del Salario», ma soprattutto «un allungamento della giornata lavorativa e un aumento del carico di lavoro»[46], durante il periodo della pandemia da Covid-19, come emerge dalle interviste realizzate per questo studio, vi è una certa consapevolezza da parte degli stessi migranti in merito ai loro diritti e doveri di migranti lavoratori. Ciò, tuttavia, non è sufficiente a tutelarli:

 In agricoltura è estremamente difficile ottenere contratti di lavoro stabili che mettano al riparo dal rischio di perdere il permesso di soggiorno. Inoltre, i braccianti stagionali sono vulnerabili perché spesso vivono in “ghetti” immersi nelle campagne, il che rende i caporali indispensabili per qualsiasi spostamento. Occorrerebbero allora politiche per la casa e per l’accoglienza dei braccianti nei centri abitati e, contemporaneamente, un potenziamento dei trasporti pubblici, anche verso i luoghi di lavoro.[47]

In conclusione, l’informazione sulle condizioni di lavoro, salario, diritti, assicurazione sanitaria, etc., come la conoscenza e la consapevolezza stessa dei propri diritti e doveri nell’Unione Europea, non è sufficiente se il lavoratore, stagionale e non, incappa nel ‘caporalato’, fenomeno deprecabile, con ‘connotati mafiosi e schiavistici’, da contrastare e combattere. …(continua a leggere il contributo di Simona Cecilia FARCAS, Da “volontari e invisibili (testimonianze), in Invisible migrant workers and visible human rights, SZANISZLÓ I. V.(curatore), Angelicum University Press, Roma, 2021, pp. 269-286.


[1] ELENA STANCU, O istorie despre muncitori sezonieri, exploatare și vulnerabilitate. Trei muncitori sezonieri români au fost dați afară de fermierul german pentru care lucrau în Nürnberg. Povestea lor nu este doar despre exploatare, ci despre sărăcia și lipsa de educație care i-au făcut vulnerabili, «Teleleu», Febbraio 15, 2021, https://teleleu.eu/o-istorie-despre-muncitori-sezonieri-exploatare-si-vulnerabilitate/

[2] MICAELA CAPPELLINI, Lavoratori stagionali, allarme per il Coronavirus. Troppe incertezze sulla riapertura delle campagne a primavera. «IlSole24Ore», Febbraio 5, 2021, https://www.ilsole24ore.com/art/lavoratori-stagionali-allarme-il-coronavirus-ACFXD0MB

[3] ANSA, Covid: 142 lavoratori stagionali arrivati a Pescara dal Marocco. Grazie a Coldiretti lavoreranno per salvare raccolti italiani, Aprile 25, 2021, https://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2021/04/19/covid-142-lavoratori-stagionali-arrivati-a-pescara-dal-marocco_84ca8e89-ec15-44a7-879a-5b012e6eb674.html

[4] OANA ȚENTER, Exploatarea din farfurie. Cum muncesc românii la fermele din Marea Britanie, «Scena9», Maggio 15, 2021, https://www.scena9.ro/article/muncitori-sezonieri-pandemie-exploatare-migratie

[5] MIRELA IONELA ACHIM, „Bun venit în iad!”. Lucrătorii sezonieri, mulți români, sunt trataţi ca nişte sclavi în fermele beneficiare de fonduri europene: „Sunt mai protejate animalele” (VIDEO), Aprile 12, 2021, https://www.b1.ro/stiri/externe/bun-venit-in-iad-lucratorii-sezonieri-multi-romani-sunt-tratati-ca-niste-sclavi-in-fermele-beneficiare-de-fonduri-europene-sunt-mai-protejate-animalele-video-337701.html.

[6] CĂTĂLIN DUMITRESCU, După Germania, și Italia cheamă românii la lucru. Zilierii noștrii nu vor mai fi sclavi pe plantații, Marzo 12, 2021, https://www.capital.ro/dupa-germania-si-italia-cheama-romanii-la-lucru-zilierii-nostrii-nu-vor-mai-fi-sclavi-pe-plantatii.html

[7] ZIARUL ROMÂNESC AUSTRIA, Fermierii austrieci plătesc zboruri charter pentru a aduce muncitori români: 122 de sezonieri băgați în carantină, Febbraio 5, 2021, https://ziarulromanesc.at/fermierii-austrieci-platesc-zboruri-charter-pentru-a-aduce-muncitori-romani-122-de-sezonieri-bagati-in-carantina/

[8] ITALIAFRUIT NEWS, Voli charter per «importare» braccianti, Maggio 1, 2021, http://www.italiafruit.net/dettaglionews/54358/lapprofondimento/voli-charter-per-importare-braccianti

[9] Ivi.

[10] ELENA STANCU, “Mulți fermieri germani n-au nicio problemă să se comporte ca niște boieri cu muncitorii sezonieri.”, «Teleleu», Febbraio 5, 2021, https://teleleu.eu/multi-fermieri-germani-n-au-nicio-problema-sa-se-comporte-ca-niste-boieri-cu-muncitorii-sezonieri/.

[11] HARVESTING SOLIDARITY, Work during the pandemics, Maggio 15, 2021, https://harvestingsolidarity.com/work-during-the-pandemics/ .  

[12] DGB-PROJEKT „FAIRE MOBILITÄT“, Ihre Rechte als Erntehelfer in Deutschland, Berlin, Deutscher Gewerkschaftsbund, 2020, Febbraio 6, 2021, http://www.fair-arbeiten.eu.

[13] Cfr. BUNDESMINISTERIUM FÜR ERNÄHRUNG UND LANDWIRTSCHAFT, SARS-CoV-2-Arbeitsschutzstandard, Marzo 3, 2021, https://www.bmas.de/SharedDocs/Downloads/DE/Arbeitsschutz/sars-cov-2-arbeitsschutzstandard.pdf?__blob=publicationFile&v=1.

[14] BUNDESMINISTERIUM FÜR ERNÄHRUNG UND LANDWIRTSCHAFT, Condiţii-cadru pentru lucrătorii sezonieri din agricultură în timpul pandemiei COVID-19 (actualizat: 21.05.2021), Maggio 30, 2021, https://www.bmel.de/SharedDocs/Downloads/DE/_Landwirtschaft/rahmenbedingungen-saisonarbeitskraefte-rum%C3%A4nisch.pdf?__blob=publicationFile&v=3.

[15] MIRELA IONELA ACHIM, art. cit.

[16] ELENA STANCU, O istorie despre muncitori sezonieri, exploatare și vulnerabilitate, «Teleleu», Febbraio 15, 2021, https://teleleu.eu/o-istorie-despre-muncitori-sezonieri-exploatare-si-vulnerabilitate/

[17] Ivi.

[18] ELENA STANCU, Istoria din câmpurile de căpșuni din Spania este istoria noastră, a românilor, Febbraio 5, 2021, https://teleleu.eu/istoria-din-campurile-de-capsuni-din-spania-este-istoria-noastra-a-romanilor/

[19] ANDRADA TEODORESCU, Muncitori români, sclavi în viile din Italia: „Dacă vrei să câștigi bani, trebuie să lucrezi până piși sânge”, «Newsromania», Aprile 30, 2021, https://newsromania.net/italia/muncitori-romani-sclavi-in-viile-din-italia-daca-vrei-sa-castigi-bani-trebuie-sa-lucrezi-pana-pisi-sange/

[20] DOMENICO PERROTTA, Lavoro. Lo sfruttamento va oltre il caporalato, Maggio 1, 2021, il Mulino “Rivista di Cultura e di politica”, 2015, https://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:2984.

[21] GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, Maggio 15, 2021, https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html.

[22] GIOVANNI PAOLO II, op. cit.

[23] ELENA STANCU, O istorie despre muncitori sezonieri, exploatare și vulnerabilitate, «Teleleu», Febbraio 15, 2021, https://teleleu.eu/o-istorie-despre-muncitori-sezonieri-exploatare-si-vulnerabilitate/.

[24] Ivi.

[25] EUROPEAN PARLIAMENT, Exploitation of Romanian farmworkers in Germany, «Parliamentary questions», 6 July 2020, Febbraio, 11, 2021, https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2020-003997_EN.html.  Cfr. la risposta data l’8 settembre 2020, per conto della Commissione Europea, da parte di Mr. Schmit, Febbraio, 11, 2021, https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2020-003997-ASW_EN.html.

[26] OSSERVATORIO INTERVENTI TRATTA, Osservatorio sfruttamento lavorativo 2020, Maggio 5, 2021, https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2020/.

[27] Cfr. OSSERVATORIO INTERVENTI TRATTA, Osservatorio sfruttamento lavorativo 2018, Maggio 5, 2021,  https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2018/. E Osservatorio sfruttamento lavorativo 2019, Maggio 5, 2021,  https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2019/.

[28] OSSERVATORIO INTERVENTI TRATTA, Osservatorio sfruttamento lavorativo 2020, Maggio 5, 2021, https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2020/.

[29] Ivi.

[30] HARVESTING SOLIDARITY, op.cit.

 [31] DOMENICO PERROTTA, art. cit.

[32] Ivi.

[33] DOMENICO PERROTTA, art. cit.

[34] Intervista nostra, cit.

[35] Traduzione nostra.

[36] MINISTERUL MUNCII ȘI PROTECȚIEI SOCIALE, Maggio 15, 2021, mmuncii.ro.

[37] Intervista nostra, cit.

[38] TELELEU, Românii suportă abuzurile din străinătate pentru că nimeni nu i-a învățat în țară că au drepturi, Maggio 10, 2021, https://teleleu.eu/romanii-suporta-abuzurile-din-strainatate-pentru-ca-nimeni-nu-i-a-invatat-in-tara-ca-au-drepturi/.

[39] Ivi.

[40] Ibidem.

[41] AMBASADA ROMÂNIEI ÎN ITALIA, Maggio 15, 2021, roma.mae.ro; AMBASADA ROMÂNIEI ÎN REPUBLICA AUSTRIA, Condiţii de muncă în Austria, Maggio 15, 2021, viena.mae.ro;  AMBASADA ROMÂNIEI ÎN REPUBLICA FEDERALĂ GERMANIA, Informații utile pentru lucrătorii sezonieri în domeniul agricol din Germania, Maggio 15, 2021, berlin.mae.ro

[42] EVZ, Condiții de muncă pentru sezonieri în Austria: salariu, drepturi, protecție medicală, Aprile 23, 2021, https://evz.ro/conditii-de-munca-pentru-sezonieri-in-austria-salariu-drepturi-protectie-medicala.html; ZIARUL ROMÂNESC AUSTRIA, Sezonierii din agricultură în Austria: salariul, programul și alte drepturi, Febbraio 11, 2021, https://ziarulromanesc.at/sezonierii-din-agricultura-in-austria-salariul-programul-si-alte-drepturi/

[43] G4MEDIA, Agricultorii italieni: România trimite 15.000 de muncitori sezonieri pe câmpurile din regiunea Veneto/ Ordonanța militară numărul 7 permite zboruri charter pentru transportul muncitorilor sezonieri, Aprile 10, 2020, https://www.g4media.ro/agricultorii-italieni-romania-trimite-15-000-de-muncitori-sezonieri-pe-campurile-din-regiunea-veneto-ordonanta-militara-numarul-7-permite-zboruri-charter-pentru-transportul-muncitorilor-sezoni.html

[44] AMBASADA ROMÂNIEI ÎN ITALIA, Informații utile pentru muncitorii români din Italia, în contextul epidemiei de Covid-19 Material realizat de Ambasada României în Italia, pe baza prevederilor Decretului Lege ”Cura Italia” nr. 18/17.03.2020 Martie 2020, Febbraio 1, 2021,

[45] DOMENICA FARINELLA, SEBASTIANO MANNIA, Migranti e pastoralismo. Il caso dei servi pastori rumeni nelle campagne sarde. «Meridiana», 88, Roma, Viella, 2017, pp. 175-196, Febbraio 11, 2021, https://www.jstor.org/stable/90011292

[46] DOMENICA FARINELLA, SEBASTIANO MANNIA, art. cit.

[47] DOMENICO PERROTTA, art. cit.

*L’autrice è nata in Romania, vive a Roma dal 1993, dove ha studiato Ragioneria, Lingue e Letterature Straniere, Lettere, Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Licenziata (Laurea Magistrale) in Scienze Sociale (Economia e Management), attualmente dottoranda. Si occupa di politica, economia, sociologia, filosofia, educazione ed ecologia integrale con “approccio volontaristico”. E’ ideatrice fondatrice di IRFI – Italia Romania Futuro Insieme, Associazione di volontariato per una patria europea comune (2006).

Contatti:

Tel. +39 320 1161307

E-mail: crociani.baglioni@gmail.com

Roma. Seminar cu Alina Dohotaru despre IGIENA EMOȚIONALĂ – TRUSA DE PRIM AJUTOR


Invitație la seminarul IGIENA EMOȚIONALĂ – TRUSA DE PRIM AJUTOR, prezentat de psiholog și psihoterapeut Alina Dohotaru, care va avea loc la Roma, în data de 5 Mai 2022, ora 18.30 (Hotel Milani – Via Magenta). Pentru a participa, înscrie-te aici.

”În viața de zi cu zi, emoțiile joacă un rol important în starea noastră de spirit, în relații, în modul în care lucrăm și luăm decizii. Potrivit lui Heyle, mai ales plecând din epoca industrială, emoțiile sunt unul dintre principalii factori de stres. Cu toate acestea, competența emoțională nu este predată în școli, o învățăm informal în cadrul familiei și al relațiilor, cu dezavantajul că nici măcar familiile noastre nu au avut informații despre ea și ne găsim să învățăm elemente parțiale, unele folositoare, dar deseori dăunătoare.

În acest seminar vom încerca să introducem argumentul emoțiilor, să le clasificăm și să le distingem, să vedem componentele lor și la ce folosesc. Încercăm să înțelegem dacă ne permitem să trăim toate emoțiile, sau unele am învățat să le sabotăm sau chiar să le înlocuim. Cu ajutorul unor instrumente specifice, vom încerca să identificăm ceea ce simțim, la ce intensitate și unde să colocam trăirea în palmaresul experienței noastre interne, dar și să verificăm coerentă cu contextul. De asemenea, vom explora și modalitățile de a le gestiona în așa fel încât să le utilizăm în folosul nostru în loc să lăsăm că ele să se folosească de noi”, scrie Alina Dohotaru psiholog și psihoterapeut.

Cateva cuvinte despre Alina Dohotaru

“M-am născut și am trăit în România jumătate din viață, pentru că apoi să mă stabilesc la Roma, unde am studiat psihologia la universitate și apoi psihoterapia că specializare, prin prisma Analizei tranzacționale integrate cu alte teorii. Experiență mea profesională se întinde de la evaluarea stresului legat de muncă în societăți și școli, până la domeniul clinic în cabinetul privat, unde lucrez în psihoterapie mai ales cu adulți și adolescenți, în terapie individuală sau de cuplu, cu pacienți români, italieni și de alte naționalități, având o sensibilitate deosebită pentru expats, și prin prisma experienței personale de viață. De mulți ani lucrez în paralel și în domeniul social, în cadrul unei cooperative sub primăria Romei, oferind suport și îndrumare persoanelor și familiilor cu nevoi sociale, economice și psihologice deosebite.În 2021 am publicat cartea “Psicologia della creatività”, deși prima mea creație este un băiețel de 3 ani, drept care profesez și ca mama, dar și ca soție. “

Continuă să citești programul seminarului pe https://www.eventbrite.com/e/registrazione-igiena-emotionala-trusa-de-prim-ajutor-324221283587?fbclid=IwAR01jVtaahspTiysdhwxnY_mBfiwgcFOJ-3Rfk-nxbAYk0nrTZllVt3PHAY

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Vezi și Esențialul în relația între părinte și copil. Cum motivăm copiii la lectură? #maratondepoveste

22 aprilie: Ziua Mondială a Pământului #EarthDay2022 (video)


Cantico delle creature di San Francesco: testo

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e ’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ’l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
Beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ’l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate.

Link video 22 aprilie: Ziua Mondială a Pământului #EarthDay2022https://www.youtube.com/watch?v=Qvcme93EGtM

Papa Francesco: “Onora il padre e la madre e avrai vita lunga sulla terra”


Il Papa chiede di onorare gli anziani prendendosi cura di loro (20 aprile 2022).

“Per favore, custodire i vecchi!”: lo ha chiesto Papa Francesco nell’udienza di questa mattina, ricordando durante la catechesi che occorre sempre onorare gli anziani, perché loro sono testimonianza della nostra storia e delle nostre famiglie.

#

Vi proponiamo il brano della canzone di Claudio Baglioni, “I vecchi”:

I vecchi sulle panchine dei giardini
Succhiano fili d’aria a un vento di ricordi
Il segno del cappello sulle teste da pulcini
I vecchi mezzi ciechi
I vecchi mezzi sordi…

I vecchi che si addannano alle bocce
Mattine lucide di festa che si può dormire
Gli occhiali per vederci da vicino
A misurar le gocce
Per una malattia difficile da dire…

I vecchi, tosse secca che non dormono di notte
Seduti in pizzo a un letto a riposare la stanchezza
Si mangiano i sospiri e un po’ di mele cotte
I vecchi senza un corpo
I vecchi senza una carezza…

I vecchi un po’ contadini
Che nel cielo sperano e temono il cielo
Voci bruciate dal fumo
E dai grappini di un’osteria…
I vecchi, vecchie canaglie
Sempre pieni di sputi e consigli
I vecchi senza più figli
E questi figli che non chiamano mai…

I vecchi che portano il mangiare per i gatti
E come i gatti frugano tra i rifiuti
Le ossa piene di rumori
E smorfie e versi un po’ da matti
I vecchi che non sono mai cresciuti…

I vecchi, anima bianca di calce in controluce
Occhi annacquati dalla pioggia della vita
I vecchi soli come i pali della luce
E dover vivere fino alla morte
Che fatica…

I vecchi, cuori di pezza
Un vecchio cane e una pena al guinzaglio
Confusi inciampano di tenerezza
E brontolando se ne vanno via…
I vecchi invecchiano piano
Con una piccola busta della spesa
Quelli che tornano in chiesa lasciano fuori bestemmie
E fanno pace con Dio…

I vecchi, povere stelle
I vecchi, povere patte sbottonate
Guance raspose arrossate
Di mal di cuore e di nostalgia…
I vecchi sempre tra i piedi
Chiusi in cucina, se viene qualcuno
I vecchi che non li vuole nessuno
I vecchi da buttare via…

Ma i vecchi… i vecchi
Se avessi un’auto da caricarne tanti
Mi piacerebbe un giorno portarli al mare
Arrotolargli i pantaloni
E prendermeli in braccio tutti quanti…
Sedia, sediola… oggi si vola…
E attenti a non sudare…

ITALIA. S-A LANSAT CURSUL DE FORMARE PENTRU ANIMATORI LAUDATO SI’



Shema ‘Israel! – Ascultă, Israel
Să ascultăm cu urechea inimii.
Adevăratul loc al ascultării este inima. Și Sfântul Francisc de Assisi și-a îndemnat frații să „încline urechea inimii. A fost lansat de curând un parcurs sinodal. Să ne rugăm ca să fie o mare ocazie de ascultare reciprocă.
„A face un Sinod înseamnă a merge pe aceeași cale, a merge împreună. Și noi, cei care începem această călătorie, suntem chemați să devenim experți în arta întâlnirii. Duhul ne cere să ascultăm întrebările, grijile, speranțele fiecărei Biserici, ale fiecărui popor și națiune. Și, de asemenea, să ascultăm lumea, provocările și schimbările pe care ni le pune în față.
” Papa Francisc

CURSUL DE FORMARE PENTRU ANIMATORI LAUDATO SI’ 20 aprilie – 11 mai 2022

INTRODUCERE

Mișcarea Laudato Si’ (LSM) este o rețea formată din peste 700 de organizații membre, de la mari rețele internaționale până la ordinele religioase locale, precum parohii, lideri de bază și mii de catolici angajați să răspundă la apelul urgent pentru grija casei noastre comune lansat de Papa Francisc în Enciclica Laudato si’.

„Programul de Formare pentru Animatori Laudato Si’” este un răspuns al tuturor credincioșilor la chemarea Bisericii de a avea grijă de creație. Animatorii Laudato Si’ din întreaga lume sunt aproximativ 9000, răspândiți în 113 țări de pe cinci continente. În Italia, programul a fost lansat în 2019, iar rețeaua LSM are aproximativ 2600 de animatori.

La finalul cursului de formare, participanții primesc o diplomă care le permite să intre în rețeaua de Animatori Laudato Si’. Suntem din ce în ce mai conștienți de frumusețea relațiilor care se declanșează, deoarece atmosfera de „sărbătoare” care domnește în aceste întâlniri, deși virtuale, este cea a prieteniei sincere și a unei atmosfere familiale.

În Italia s-au desfășurat cursuri în „Refugii Laudato Si’ și în sinergie cu cursurile de formare deja existente, în parteneriat cu alte organizații: de la Joint Diploma în Ecologie Integrală promovată de Universitățile Pontificale din Roma, până la Oficiul Național pentru Probleme Sociale și Muncă al CEI (Conferința Episcopală Italiană) în cadrul Cursului „Câmpuri deschise”: tineri și angajament social, față de realitățile lumii catolice, în special Acțiunea Catolică.

Din 2020, din cauza restricțiilor din cauza pandemiei, cursurile s-au desfășurat online. Atât în ​​primul an, cât și în 2021, au avut parte de o participare bună, aducând rețeaua italiană la aproape 2600 de animatori Laudato Si’, cu o prezență destul de uniformă pe întreg teritoriul național, precum și o rețea de peste 100 de cluburi Laudato Si’ active, care în multe cazuri sunt conduse de animatori instruiți.

În timp ce se desfășoară online, cursul este lansat simbolic din Assisi, un loc de exersare a ascultării creației, unde Sfântul Francisc de Assisi și-a îndemnat frații să „încline urechea inimii”.

METODOLOGIE

„Programul de Formare pentru Animatori Laudato Si’ este propus de LSM în diferitele țări în care își desfășoară activitatea urmând aceeași metodologie și obiective de formare, adaptându-l la contexte diferite. Metodologia propusă este aceea de a vedea, a judeca, a acționa și… a „sărbători”. Este alcătuit din 4 sesiuni online cu durata de o oră, un chestionar de evaluare la finalul fiecăreia dintre cele 4 sesiuni, un proiect de aplicare care urmează să fie finalizat în cadrul Săptămânii Laudato Si’, din 22 până în 29 mai 2022, în cadrul căruia se angajează în organizarea unui eveniment pentru ”Tempo del Creato” (Timpul Creației) începând să-l planifice. Lecțiile pot fi urmărite în timp mulțumită înregistrărilor și tot în acest caz va fi necesară completarea chestionarelor de evaluare.

Participanții înscriși vor primi la sfârșitul fiecărei întâlniri linkul cu înregistrarea, chestionarul și materialele lecției și vor putea interacționa cu vorbitorii punând întrebări și împărtășind în timpul seminariilor.

DESTINATARII

Toți cei care în acest moment de nou-început se simt chemați de un foc care nu omoară creația, ca Moise înaintea rugului aprins, care ascultă de Dumnezeu care spune: „I-am auzit strigătul […] îi cunosc suferințele [. ..] Atunci du-te! […] Eu voi fi cu tine” (Ex 3, 1-12)
Rugul aprins este simbolul Timpului Creației 2022 căruia se inspiră Cursul și spre care tind noii Animatori. Asemenea lui Moise care pe drum cu poporul a primit pe pietrele mamei pământ „Shema’ Israel – Ascultă, Israel” (Dt 6,4), incipitul primei porunci a Torei”. Cu Sinodul Papa ne invită și noi să mergem împreună, pe drumurile bisericii noastre, suntem chemați să trăim „cu poporul” acest prilej de ascultare reciprocă, trăită și nu doar „spusă”, formându-ne în arta întâlnirii.

Acum, acea chemare, acea invitație de a asculta, este făcută fiecăruia dintre noi în Biserica universală și cu toată creația, alături de cei săraci și fragili. Căminul nostru comun cere ascultarea noastră, pentru că prin ea și prin Sfânta Scriptură Domnul ne vorbește în acest moment de profundă criză de sănătate și de mediu, social, economic și educațional. Dar cum să trăiești în această criză? Papa Francisc spune: „Ascultarea corespunde stilului umil al lui Dumnezeu. Este acea acțiune care îi permite lui Dumnezeu să se descopere ca Cel care, vorbind, creează omul după chipul său, iar ascultând îl recunoaște ca pe propriul său interlocutor. Dumnezeu îl iubește pe om: de aceea îi adresează Cuvântul, de aceea „ascultă” ascultă-l.

Așadar, acest curs se adresează tuturor celor care nu vor să irosească această criză, tuturor celor care simt dorința de a-și anima parohiile și comunitățile în a trăi dimensiunea unei ”Biserici în ieșire”, atentă la strigătul săracilor și al pământului. în contextele lor respective, răspunzând acestei chemări de a deveni ”aluatul” unei convertiri comunitare, încercând să deschidă în domeniile respective de angajament „căi noi pentru o ecologie integrală”, așa cum invită Sinodul pentru Amazon. Tineri și adulți interesați de îngrijirea casei noastre comune și cu dorința de a participa la această nouă misiune a bisericii activând în animarea și promovarea Laudato si’ în realitățile lor parohiale respective și de origine:

  • membri și voluntari ai organizațiilor care promovează cursul;
  • persoane care aparțin asociațiilor, mișcărilor, grupurilor catolice;
  • preoții parohi, preoții și animatorii și participanții la activități parohiale (catehiști, animatori de oratori și activități sportive, timp liber…);
  • educatori, profesori de religie, persoane consacrate;
  • oricine simte această chemare în inima sa și dorește să o trăiască în Biserică punând în rețea talentele lor.

Ziua Comunicațiilor Sociale 2022. Mesajul papei Francisc: A asculta cu urechea inimii 

Copii și reziliența: povestirea emoțiilor prin basme


Ce înseamnă reziliență? Alegem următoarea definiție oferită de DEX: ”Capacitatea cuiva de a reveni la normalitate după suferirea unui șoc (emoțional, economic ș.a.m.d.). [Pr.: -li-en-] – Din fr. résilience, engl. resilience.”

Copii și reziliență: povestirea emoțiilor prin basme
A oferi ospitalitate și protecție minorilor care fug din țările lor de origine, ajutându-i să proceseze experiențele traumatice prin ateliere creativ-expresive. Poveștile și basmele se află în centrul diferitelor proiecte ale Unității de Cercetare Reziliență, inclusiv inițiativa „O mare de povești” de la Lampedusa (Italia). Povestirea este un instrument valoros pentru integrarea emoțiilor negative, valorificând resursele interne și externe pe care copiii le posedă. Un studiu aprofundat al elementului Reziliență, de Cristina Castelli, a fost publicat în Dicționarul de doctrină socială a Bisericii și poate fi citit acum online, în limba italiană.

Vă prezentăm aici un scurt paragraf:

”[…] Reziliența și învierea: un punct de vedere creștin

Un fir roșu foarte vizibil al speranței, al posibilității de a o lua de la capăt, de a reveni la viață care cu siguranță atinge apogeul în cazul învierii lui Isus Cristos, îl găsim în patrimoniul biblic iudeo-creștin. Doctrina socială a Bisericii privește către acesta și la scrierile ulterioare când pune în practică învațătura sa, cu o preocupare constantă pentru problemele grave ale lumii contemporane, că în inima fiecărei ființe umane există o scânteie care o îndeamnă să acționeze într-un mod care corespunde demnităţii sale şi că nu poate fi stins complet de forţe opuse.

Ceasul încercării este întotdeauna cel mai de preț, dacă este trăit în credință și iubire, pentru că ne permite să nu cădem în haos existențial, să ne punem ordine în prioritățile și alegerile ulterioare și să inserăm pagina istoriei noastre în una și minunat proiect al lui Dumnezeu” (Card. Gualtiero Bassetti, Introducere în sesiunea de toamnă a Consiliului Episcopal Permanent, 2020).

Isus Cristos ne-a revelat că, orice s-ar întâmpla, viața este mai puternică decât moartea, că până și rănile se pot vindeca și se pot regenera într-o viață nouă, că speranța face cu adevărat parte din viață. Acest lucru nu justifică sau preamărește suferința, dar poate ajuta la atenuarea disperării asupra rănilor care altfel ar fi pură distrugere. Imaginea lui Toma care-l întâlnește pe Isus după înviere este demonstrația puternică a acestui lucru: toate rănile lui Cristos rămân, dar au devenit o nouă cale neprevăzută de urmat (In 20,27).”

Continuă…

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Crisi ucraina, radici storiche e possibili soluzioni


Nel 2015, all’indomani del secondo protocollo di Minsk, la rivista Vita e Pensiero pubblicò questo interessante pezzo di M. Evangelista, che prova a spiegare le cause di breve, medio e lungo periodo.

di Matthew Evangelista 

Cento anni dopo quella che fu definita allora «la guerra che porrà fine a tutte le guerre», la guerra è tornata in Europa.
 La crisi ucraina è già stata testimone delle morti di centinaia di civili innocenti, inclusi i passeggeri del volo malese MH17, abbattuto da un missile terra-aria. Durante l’estate 2014 i combattimenti hanno inoltre causato un flusso di profughi di un’intensità sconosciuta all’Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale. Più di 800.000 sono infatti fuggiti in Russia e circa 300.000 sono rimasti sfollati in Ucraina.

Come per la maggior parte delle crisi, anche per quella ucraina possono essere rintracciate cause di breve, medio e lungo periodo. La causa più immediata è stata rappresentata dalla fine violenta del governo ucraino guidato da Viktor Yanukovych nel febbraio 2014 e dalla reazione del presidente russo Vladimir Putin: l’annessione forzata della Crimea e l’ingerenza militare e la destabilizzazione delle aree orientale e meridionale dell’Ucraina. Le cause intermedie risalgono invece alla fine della Guerra fredda, e in particolare alla decisione della Nato di espandere la sua influenza fino ai confini della Russia e di impegnarsi in una guerra contro la Serbia, a sostegno della regione secessionista del Kosovo. Le cause di lungo periodo forniscono infine un quadro storico d’insieme indispensabile per comprendere i differenti e fragili lineamenti della società ucraina tuttora evidenti. E si tratta in questo caso di fattori che risalgono a più di mille anni fa.

Le cause di lungo periodo
988: questo è l’anno in cui il sovrano di Kiev, nell’attuale Ucraina, decise di adottare il cristianesimo come religione del suo regno che gli storici chiamano Rus’ di Kiev. Nei secoli successivi il regno, composto prevalentemente da popoli di lingua slava, subì attacchi esterni, inclusi quelli dei mongoli. Alla fine, per ragioni di sicurezza, la sede della Chiesa cristiana ortodossa orientale fu trasferita a Mosca. Così il regno di Moscovia, o Russia, successe al Rus’ di Kiev e, sotto il governo dello zar Ivan IV (“Ivan il Terribile”), ampliò i propri confini verso est e verso sud, dove entrò in conflitto con l’impero turco ottomano e i tartari di Crimea (che conservano una posizione cruciale anche nella crisi odierna).

Nell’area occidentale, la parte dell’attuale Ucraina che non fu annessa alla Moscovia era invece controllata dalla Polonia e dal regno polacco-lituano, pur rimanendo costantemente sotto la minaccia di diverse altre aree. Si riesce ad avere una buona percezione di quanti governanti abbia avuto questa regione – generalmente nota come Galizia – quando si considera il numero di nomi che ha assunto la sua capitale Leopoli: L’vov, L’viv, Lwów, Lemberg. Il suo nome è infatti stato tradotto in russo, ucraino, polacco e tedesco. Nel 1704 la città cadde addirittura sotto l’attacco di un esercito svedese. (Il fatto che in questo articolo ci si riferisca alla città come L’viv non deve essere inteso perciò come riflesso di un pregiudizio politico.) Fino alla fine del XVIII secolo, l’Ucraina occidentale fu inoltre controllata dagli Asburgo, prima in quanto parte dell’Austria, poi come parte dell’impero austro-ungarico. La maggioranza della popolazione di L’viv era composta da polacchi ed ebrei, seguiti dagli ucraini, e la lingua principale della città era il polacco.

Con la sconfitta nella Prima guerra mondiale e la dissoluzione dell’impero asburgico, ucraini e polacchi combatterono per le sorti della Galizia e di L’viv, che finì all’interno di uno Stato polacco indipendente. Prima della Seconda guerra mondiale, nel 1939, Hitler e Stalin conclusero un accordo per spartire tra i due Paesi la Polonia e altre regioni. A quel punto l’Unione Sovietica incorporò quattro ex province asburgiche dell’Ucraina occidentale all’interno della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Quando Hitler ruppe il patto con Stalin e invase l’Urss, nel giugno 1941, l’Ucraina occidentale cadde sotto l’occupazione tedesca per tre anni, fino alla liberazione da parte dell’Armata Rossa e delle truppe polacche. Questo fu il periodo in cui, per mano dei nazisti e dei loro collaborazionisti locali, morirono milioni di cittadini, in particolare ebrei. Dopo la guerra, in seguito agli accordi tra i Paesi alleati e alle decisioni della conferenza di Potsdam, i confini dell’Europa centro-orientale furono nuovamente ridefiniti. Lo Stato polacco, appena ricostituito, estese i propri confini occidentali, incorporando alcuni territori della Germania e riacquistando aree che precedentemente i tedeschi gli avevano sottratto. Diversi milioni di tedeschi fuggirono o furono espulsi con la forza. A est la Polonia cedette alcuni territori all’Unione Sovietica, e così circa un milione di polacchi fu espulso, mentre i loro territori furono incorporati nelle repubbliche sovietiche dell’Ucraina, della Bielorussia e della Lituania.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale fino alla fine del 1991 l’Ucraina rimase parte dell’Unione Sovietica. Ma le zone orientali risultavano molto più integrate di quelle occidentali, che erano state incluse con la forza all’interno dell’Urss e nelle quali la guerriglia contro le autorità sovietiche era proseguita durante gli anni Cinquanta. La maggior parte della popolazione nelle regioni orientali e meridionali, inclusa la zona industriale dove si produceva carbone, conosciuta come Bacino del Donec, parlava russo anziché ucraino (così come tante persone a Kiev). Tuttavia non dobbiamo sopravvalutare le differenze linguistiche. Molte persone in Ucraina, specialmente nelle zone rurali, parlano un mix delle due lingue, chiamato surzhyk (suržik). Non ci sono dunque identità culturali o “civili” molto chiare. In un recente sondaggio, a Donetsk il 30% degli intervistati definisce le proprie tradizioni culturali come russe, ma il 32% le indica come sovietiche (P. Pomerantsev, Do you speak Surzhyk?, Lrb blog, «London Review of Books», 29 January 2014). Le divisioni politiche dunque non combaciano perfettamente con le differenze linguistiche e resistono a molte categorizzazioni superficiali. La storia non è un destino. Ma tutti gli aspetti di questo conflitto richiamano eventi storici e recriminazioni, quindi è utile tenerli a mente.

Nelle settimane successive alle proteste alla Maidan Nezalezhnosti (Piazza dell’Indipendenza) a Kiev e alla caduta del governo guidato da Yanukovych nel febbraio 2014, la Crimea ha conquistato il centro dell’attenzione internazionale, insieme alle forze militari russe e agli alleati locali che hanno sottratto il controllo della penisola alle autorità ucraine. L’annessione della Crimea alla Russia è divenuta così un fatto compiuto sulla scia della drammatica violenza che ha avuto come teatro le aree orientali e meridionali dell’Ucraina, ma vale la pena di ricordare anche la storia alquanto particolare di quest’area.

La penisola ha avuto storicamente una popolazione eterogenea, con un gran numero di tartari, la cui lingua originaria è il turco, così come ci sono stati molti russi, ucraini, qualche bulgaro, greci, ebrei, perfino coreani. La Crimea divenne parte dell’impero russo nel tardo XVIII secolo, quando la Russia stabilì il suo unico porto in “acque calde” a Sebastopoli. Nella metà del XIX secolo, la Russia dichiarò guerra alla Turchia ottomana, rivendicando il suo diritto a proteggere i cristiani ortodossi presenti nell’impero ottomano.

Sentiamo echi di questo approccio ancora oggi, quando il presidente russo afferma il diritto del suo Paese a difendere i russofoni presenti in altri Paesi (ma in queste parole abbiamo percepito anche gli echi più inquietanti delle giustificazioni che condussero la Germania nazista a invadere la Cecoslovacchia, a occupare il Sudetenland e a promuovere l’annessione con l’Austria). Durante la Guerra di Crimea, la Gran Bretagna e la Francia combatterono al fianco degli ottomani e distrussero la flotta russa. La Crimea fu inoltre teatro di numerose battaglie anche durante entrambe le guerre mondiali, ma con la sconfitta della Germania nazista finì saldamente sotto l’influenza dell’Unione Sovietica (prima come parte della Repubblica Russa, ma dopo il 1954 come parte dell’Ucraina). Nel corso della Seconda guerra mondiale Stalin deportò l’intera popolazione tartara della Crimea, accusandola di complicità con i nazisti, e la stessa cosa fece d’altronde con molti popoli del Caucaso settentrionale compreso nei confini russi e con i ceceni. Solo durante gli anni Ottanta del secolo scorso i tartari ebbero la possibilità di tornare nella loro patria. Oggi, tornati sotto il controllo russo, si trovano nuovamente ad affrontare discriminazioni e temono di perdere il loro patrimonio culturale e la loro autonomia, se non molto di più.

Cause di medio periodo
Le cause di medio raggio della crisi odierna hanno origine con la fine della Guerra fredda e la disgregazione dell’Unione Sovietica. Nel dicembre 1991 i leader dei suoi tre Stati più grandi – l’Ucraina, la Bielorussia e la stessa Russia – rivendicarono l’indipendenza e si staccarono dall’Unione. Sebbene in molti abbiano allora celebrato la fine del blocco sovietico, anche la situazione post-sovietica ha prodotto diversi problemi, le cui conseguenze sono oggi sotto i nostri occhi. L’Ucraina indipendente ereditò il territorio della Crimea e la flotta sovietica del Mar Nero, basata a Sebastopoli. I due Stati riuscirono a negoziare la divisione della flotta e a garantire alla Marina russa l’accesso al porto e ad altre strutture. Inoltre, quando l’Urss si disintegrò, l’Ucraina divenne il terzo Stato del mondo per potenza nucleare, grazie al fatto che i missili e le bombe nucleari sovietiche erano collocate sul suo territorio. Con qualche difficoltà venne raggiunto un accordo per trasferire queste armi in territorio russo e sottometterle ai controlli previsti dai trattati sul controllo delle armi. Entrambi questi accordi – quello sulla Crimea e quello sulle armi nucleari – impegnarono la Russia al rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina, ma tutto ciò fu definito prima dell’ascesa al potere di Vladimir Putin. Formatosi come avvocato, versato nell’utilizzo del linguaggio del diritto internazionale, Putin ha violato questi specifici accordi, così come alcuni capisaldi del sistema giuridico internazionale, e cioè soprattutto il divieto all’uso della forza militare per fini che non siano l’autodifesa e la violazione dell’integrità territoriale degli altri Stati.

Purtroppo – e ovviamente Putin sarà il primo a farlo notare – gli Stati Uniti non detengono certo un primato positivo su questi temi, dopo aver invaso illegalmente l’Iraq nel 2003 e la Serbia nel 1999 a sostegno dell’autonomia della provincia del Kosovo. In quest’ultimo caso, gli Stati Uniti e la Nato giustificarono il loro intervento in termini di aiuto umanitario, come reazione alla repressione dei civili kosovari da parte delle forze serbe. Oggi Putin utilizza cinicamente una giustificazione del tutto simile, perché dice di temere un “genocidio” ai danni dei russofoni che vivono all’estero. Pochi in Occidente credono però a queste parole e a qualche battuta estemporanea circa un possibile intervento russo in Israele o nel quartiere di Brighton Beach a Brooklyn, in cui vivono molti russi emigrati. Ma i sondaggi di opinione in Russia dimostrano una crescente preoccupazione per i russi che vivono negli Stati che appartenevano all’ex Urss, senza dubbio anche come conseguenza della martellante propaganda governativa (Diskriminatsiia russkikh na postsovetskom prostranstve, Levada Center, Mosca, 5 May 2014).

I leader occidentali hanno notevoli responsabilità per questo stato di cose. Il fatto che noi continuiamo a parlare di “Occidente” in opposizione a una “Russia Altra” è indicativo. Nei primi anni Novanta, le condizioni per un’integrazione della Russia nel campo occidentale erano molto realistiche. La Russia aveva superato la sua ideologia comunista, sciolto il suo sistema di alleanze, ridotto il suo armamentario militare e nucleare, si era unita alle principali organizzazioni europee e occidentali, e non rappresentava più una minaccia nucleare per i suoi vicini occidentali. Ora appare molto minacciosa (Andrea Tarquini, Putin a Poroshenko: «Se voglio in due giorni le mie armate a Riga, Vilnius, Tallinn, Varsavia, Bucarest», «la Repubblica», 18 settembre 2014). Tutto questo deve essere considerato come un fallimento della politica di sicurezza occidentale? I leader riformisti dell’Unione Sovietica – Mikhail Gorbaciov e il suo ministro degli esteri Eduard Shevardnadze – quando nel 1990 acconsentirono alla riunificazione della Germania, all’interno della Nato, avevano piena fiducia nel fatto che gli Stati Uniti si fossero impegnati a non estendere l’alleanza più a est. Ammesso che avessero fatto bene – e non tutti lo credono – furono ingenui nel non formalizzare tale accordo con un trattato formale (Mark Kramer, The Myth of the No-Nato-Enlargement Pledge to Russia, «Washington Quarterly» 32, 2, April 2009; Mary Elise Sarotte, A Broken Promise? What the West Really Told Moscow About Nato Expansion, «Foreign Affairs», September-October 2014). Nonostante non ci fosse più una ragione militare per continuare a esistere ancora – la minaccia sovietica era scomparsa – la Nato estese la propria membership includendo al suo interno tutti gli ex alleati sovietici e tre aree costitutive dell’Unione Sovietica, la Lettonia, la Lituania e l’Estonia. E una simile iniziativa portò di fatto l’alleanza ai confini con la Russia. La Nato cercò inoltre di avviare un processo di adesione per la repubblica ex-sovietica di Georgia: proprio questo tentativo secondo molti fu alla base della decisione di Putin di invadere il Paese nel 2008, correndo in aiuto di due regioni separatiste dopo che la Georgia aveva cercato di riannettere una di queste con la forza. (Si veda il forum La Russia può essere di nuovo un nemico?, «Vita e Pensiero», 6, 2008.) La “guerra di agosto” avvenne solo sei mesi dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo dalla Serbia, con il supporto degli Stati Uniti.

Se la guerra con la Georgia aveva iniziato a sollevare sospetti circa le reali intenzioni della Russia, la crisi in Ucraina li ha confermati in pieno. Il segretario di Stato americano John Kerry ha accusato la Russia di «un incredibile atto di aggressione». «Non è ammissibile comportarsi nel XXI secolo come ci si sarebbe potuti comportare nel XIX secolo, invadendo un altro Paese sulla base di un pretesto totalmente inventato», ha dichiarato Kerry (Will Dunham, Kerry condemns Russia’s «incredible act of aggression» in Ukraine, «Reuters», 2 May 2014). Tuttavia, dal punto di vista russo, tali considerazioni vengono percepite come un’ipocrisia. Come spiega Michael Ignatieff, i russi (e i cinesi) da molto tempo hanno smesso di credere alla prospettiva statunitense di un ordine mondiale pacifico: «Mentre la questione legata alla Crimea e la vicenda del volo MH17 indicano il momento di conclusione dell’ordine internazionale creatosi dopo il 1989, per i russi e i cinesi, la frattura si è consumata quindici anni prima quando gli aerei militari della Nato hanno bombardato Belgrado e colpito l’ambasciata cinese […]. Il precedente del Kosovo – una secessione unilaterale orchestrata, senza l’approvazione delle Nazioni Unite, da una grande potenza – ha fornito a Putin una giustificazione per l’azione in Crimea» (Michael Ignatieff, The New World Disorder, «The New York Review of Books», 24 September 2014). È interessante notare che Ignatieff, un politico liberale canadese e studioso presso l’Università di Harvard, aveva appoggiato l’invasione del Kosovo da parte della Nato (così come nel 2003 l’invasione dell’Iraq e l’uso della forza militare in Libia e in Siria). Il suo commento è dunque più una constatazione che una critica.

Quando i funzionari statunitensi hanno formulato ai loro superiori le stesse osservazioni circa le preoccupazioni dei russi, le loro opinioni sono state ignorate. Si consideri il memorandum del febbraio 2008, preparato da William Burns, ambasciatore americano in Russia, e pubblicato da Wikileaks. Dalle sue discussioni con funzionari e studiosi russi, Burns ha tratto questa conclusione preveggente circa l’impatto dell’espansione della Nato e della possibilità che l’Ucraina e la Georgia potessero diventarne membri: «Le aspirazioni della Nato sull’Ucraina e la Georgia non solo toccano un nervo scoperto in Russia, esse generano serie preoccupazioni circa le conseguenze per la stabilità della regione. Non solo la Russia percepisce l’accerchiamento, e il tentativo di minarne l’influenza nella regione, ma teme anche conseguenze imprevedibili e incontrollate che potrebbero alterare seriamente gli interessi di sicurezza russi. Gli esperti ci dicono che la Russia è particolarmente preoccupata che le forti divisioni presenti in Ucraina a proposito della Nato, con la maggior parte della comunità etnica russa contraria all’adesione, possano trasformarsi in una grande spaccatura, che potrebbe evolvere in violenza o, al peggio, in guerra civile. Qualora si verificasse tale eventualità, la Russia dovrà decidere se intervenire o meno; e si tratta di una decisione dinanzi alla quale la Russia non vuole trovarsi di fronte». Senza dubbio l’ambasciatore Burns aveva preso seriamente le preoccupazioni della Russia. Ha fatto anche in modo che il suo punto di vista fosse il più chiaro possibile, dando al memorandum questo titolo: «Nyet significa Nyet: linea rossa per l’allargamento della Nato in Russia» (Nyet Means Nyet: Russia’s Nato Enlargement Redlines, Memorandum of Ambassador William J. Burns, 1 February 2008).

Molti osservatori, specialmente nel governo americano e a Bruxelles, hanno ancora difficoltà nel credere che i leader russi abbiano percepito le politiche della Nato come una minaccia. Pensiamo all’espansione della Nato per includere gli ex alleati sovietici e parti della stessa vecchia Unione Sovietica e alla pianificazione per la distribuzione di sistemi missilistici anti-balistici nell’Europa orientale: non sono state poche le occasioni durante le quali i funzionari degli Stati Uniti hanno utilizzato espressioni come «ridicole» o «bizzarre» per definire tali preoccupazioni (queste erano le espressioni preferite da Condoleezza Rice, ex studiosa del mondo sovietico e segretario di Stato degli Stati Uniti: si veda, per esempio, David Alexander, Rice says Russian missile shield reaction «bizarre», «Reuters», 20 August 2008; Isabel Gorst, Rice in “pre-Nato” pact with Georgia, «Financial Times», 10 January 2009).

Otto mesi dopo che l’ambasciatore Burns aveva avvertito il proprio governo circa le preoccupazioni russe dovute all’interesse della Nato in Georgia e in Ucraina, e due mesi dopo che la Russia era entrata in guerra contro la Georgia rendendo manifeste le sue preoccupazioni, l’assistente segretario di Stato Daniel Fried chiarì che lui e i suoi colleghi non erano ancora in possesso del messaggio. Nell’ottobre 2008, scrisse inoltre quanto segue, descrivendo come la Russia si sarebbe dovuta porre davanti a tale situazione: «L’adesione alla Nato per i Paesi dell’Europa occidentale durante la Guerra fredda portò la pace in nazioni che avevano conosciuto secoli di guerra. L’adesione alla Nato per i Paesi dell’Europa centrale e orientale dopo la Guerra fredda ha esteso questa pace. Infatti, l’allargamento della Nato, e l’allargamento dell’Unione Europea che ne è seguito, sono stati i fattori principali che hanno reso la regione a ovest della Russia la più stabile e la meno pericolosa che ci sia stata nella storia della Russia. Non mi aspetto che la Russia ci ringrazi per questo atto, ma dovrebbe farlo» (Daniel Fried, Georgia, the US, and the Balance of Power: An Exchange, «New York Review of Books», 23 October 2008).

L’argomentazione di Fried è certamente sostenibile. Ma ugualmente non ci si può aspettare che i leader russi possano essere d’accordo. Infatti, durante la predisposizione dei primi piani per l’allargamento, era molto difficile trovare anche fra i politici liberali russi più filo- occidentali – persone come Grigorii Iavlinskii e Aleksei Arbatov – qualcuno che pensasse che l’estensione della Nato fosse una buona idea (Matthew Evangelista, Why Russia Opposes Expansion: Nato Stay Away From My Door, «The Nation», 5 June 1995). Ora però è impossibile trovare quelle persone, perché non ci sono liberali filo-occidentali nel parlamento russo o nel governo.

Uno dei concetti chiave negli studi di politica internazionale è il “dilemma della sicurezza”, e cioè l’idea che le misure prese da una parte per scopi puramente difensivi possano essere fraintese dall’altra parte e considerate come una minaccia, e che la risposta difensiva di questa parte possa a sua volta apparire come minacciosa per l’altra. L’approccio ottimistico di George Harrison, «with every mistake we must surely be learning» («da ogni errore si può trarre sempre un insegnamento»), evidentemente non può essere applicato alla politica internazionale.

Cause di breve periodo
Nel novembre 2013, il governo ucraino, sotto la presidenza di Yanukovych, rigettò un «accordo di associazione» con l’Unione Europea che i suoi sostenitori avevano proposto come una «scelta di civiltà» per l’Ucraina. Yanukovych era profondamente influenzato da preoccupazioni di natura economica. Il suo governo corrotto aveva contribuito alla stagnazione economica dell’Ucraina, ma l’accordo con l’Unione Europea e la promessa di coinvolgimento del Fondo monetario internazionale non erano visti come la soluzione del problema. L’apertura del mercato nel breve periodo sarebbe stata infatti disastrosa per le regioni orientali e meridionali del Paese, con le loro industrie non competitive di epoca sovietica e i legami con il settore militare-industriale russo. Il Fmi era ben noto per la promozione di misure di austerità gravose. Allo stesso tempo, la Russia aveva avanzato un’offerta basata sull’alternativa del bastone e della carota: l’acquisto del debito ucraino e la fornitura di gas a prezzo agevolato se l’Ucraina avesse respinto l’accordo con l’Unione Europea, oppure, se avesse accettato, l’aumento dei prezzi del gas ai prezzi del mercato mondiale e la restituzione dei prestiti erogati da Mosca. Yanukovych fece la sua scelta e le forze di opposizione filo-europee organizzarono imponenti manifestazioni di protesta a Piazza Maidan. Yanukovych reagì con una violenza brutale, rivolgendosi in particolar modo contro gli studenti che manifestavano pacificamente. In seguito, i manifestanti si organizzarono con forze di autodifesa, guidate in maniera piuttosto evidente da gruppi estremisti come Svoboda (Libertà) e Pravyi Sektor (Settore Destro), i quali brandivano i loro simboli fascisti e nazionalisti, come il Wolfsangel (il dente di lupo) usato nello stemma delle SS. Attaccarono la polizia e tentarono di assalire con la forza gli edifici governativi, causando così la morte di numerosi ufficiali di polizia e di manifestanti.

Nel bel mezzo della crisi i funzionari statunitensi provarono a influenzare l’esito dello scontro in maniera improvvida e cercarono anche di portare al potere politici ucraini a loro vicini. La trascrizione di una conversazione telefonica fra l’assistente segretario di Stato Victoria Nuland e Geoffrey Pyatt, ambasciatore americano in Ucraina, è apparsa su YouTube, a quanto pare intercettata dai servizi segreti russi (Jonathan Marcus, Ukraine crisis: Transcript of leaked Nuland-Pyatt call, Bbc Europe, 7 February 2014). Putin era già convinto del fatto che le “rivoluzioni colorate” – la Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 che portò al potere un politico filo-americano, e la Rivoluzione Arancione che annullò un’elezione truccata e indusse Yanukovych a cedere il potere nel 2004 – fossero stati complotti occidentali. Oggi esprime la medesima convinzione anche a proposito delle proteste di massa contro il suo ritorno al potere a Mosca nel 2012. Ascoltare Nuland e Pyatt che discutono su quali politici ucraini dovrebbero entrare nel governo, e su quali invece dovrebbero rimanerne fuori, potrebbe rafforzare le sue paure. Dalla conversazione è trapelato infatti che Nuland aveva organizzato una telefonata fra il vicepresidente americano Joseph Biden e i leader dell’opposizione ucraina e la visita di funzionari degli Stati Uniti. Inoltre, il fatto che Nuland escludesse dai suoi piani l’Unione Europea («F*** Ue» è il passaggio che ha avuto maggiore attenzione sui media) può aver rassicurato Putin, ma allo stesso tempo lo ha incoraggiato a continuare la sua politica approfittando delle divisioni dell’Occidente.

Il 21 febbraio, i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia furono mediatori di un accordo fra Yanukovych e i leader dell’opposizione che prevedeva la fine delle violenze e un accordo per l’indizione di elezioni presidenziali anticipate. Molti manifestanti rimasero però insoddisfatti dell’accordo, tanto che il gruppo armato Pravyi Sektor e i militanti di Svoboda posero un ultimatum a Yanukovych per indurlo alle dimissioni, minacciando i membri del parlamento delle regioni orientali e meridionali e distruggendo i loro uffici. Molti di loro fuggirono per salvarsi la vita. Lo stesso Yanukovych fuggì da Kiev il giorno successivo, quindi fu formalmente rimosso dal suo incarico e da quel che rimaneva del parlamento, il quale – violando l’accordo del 21 febbraio – posticipò le elezioni fino al 25 maggio. Nonostante l’accusa che le sue azioni fossero incostituzionali, il parlamento rimosse poi cinque giudici della Corte costituzionale. Il 23 febbraio, il nuovo parlamento approvò una risoluzione che revocava una legge del 2012 sull’uso della lingua, la quale prevedeva l’utilizzo del russo e di altre lingue minori negli affari economici nelle regioni dove le minoranze linguistiche rappresentassero almeno il 10% della popolazione. Sotto le pressioni internazionali e come conseguenza delle proteste in Crimea e nell’Ucraina meridionale e orientale, in qualità di presidente, Oleksandr Turchynov pose il veto su questa decisione quattro giorni dopo la sua adozione. Ma il danno era stato fatto e lo scenario era pronto per un intervento armato della Russia a sostegno dei movimenti separatisti.

Non è affatto sorprendente che anche molti fra quanti hanno disprezzato Yanukovych (gran parte della popolazione ucraina, la quale ha rifiutato energicamente la sua brutale violenza contro i manifestanti) abbiano considerato questa serie di interventi come un colpo di Stato e come un segnale del fatto che il governo promosso da Piazza Maidan minaccerebbe gran parte degli interessi dell’Ucraina. Il partito Svoboda, che ha raccolto solo il 3% dei voti nelle elezioni precedenti, ora ha ottenuto la guida di quattro dicasteri su venti nel nuovo governo guidato dal primo ministro Arseniy Yatseniuk. Il 60% dei suoi ministri e funzionari proviene dalle ex province asburgiche, un terzo dei quali da L’viv stessa. Come ha osservato Keith Darden: «Una regione che contiene il 12% della popolazione, ma controlla la maggior parte delle posizioni di vertice nel governo, sarebbe una ricetta per l’instabilità in qualsiasi Paese – anche in uno che non ha un grande e potente vicino. Aggiungendo il fatto che il governo, è salito al potere attraverso una rivolta popolare, e che si è allontanato dagli storici centri di potere e dagli attuali centri di ricchezza, è sorprendente constatare come l’Ucraina stia ancora in piedi» (Keith Darden, How to Save Ukraine, «Foreign Affairs», 14 April 2014).

Il passato di Vladimir Putin come agente del Kgb e la sua idea secondo la quale la fine dell’Unione Sovietica ha rappresentato una grande catastrofe del XX secolo potrebbero aiutare a fare luce sulle sue intenzioni. La guerra brutale condotta contro la Cecenia ha dimostrato la sua disponibilità a un uso estremo della violenza. L’utilizzo che fa della tecnica di propaganda della Grande Menzogna e la pretesa di difendere ovunque i russofoni suggeriscono inquietanti parallelismi con la Germania di Hitler. L’ingresso clandestino delle forze speciali e il supporto alle frange estremiste in Crimea, a Luhansk, a Donetsk e altrove, spiegano bene gran parte degli schemi di violenza in queste aree. Ma per una completa comprensione della crisi in Ucraina – e per individuare possibili soluzioni – è indispensabile una buona conoscenza delle sue cause di lungo, medio e breve periodo, e solo alcune di queste sono legate alle prese di posizione di Putin o della Russia.

(Traduzione di Antonio Campati)

Matthew Evangelista

Matthew Evangelista insegna al Department of Government presso la Cornell University (Ithaca, New York), dove dirige anche il Peace Studies Program, ed è visiting professor presso l’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (Aseri) dell’Università Cattolica di Milano.

Fonte: https://rivista.vitaepensiero.it//news-dallarchivio-crisi-ucraina-radici-storiche-e-possibili-soluzioni-5792.html