ROMANIA, Roșia Montană Gold Corporation: Prendono oro, portano cianuro, violando i diritti umani


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FONTE originale: “Il Diario” settimanale, 2006.  Riportato integralmente dal sito  vajont.info

– foto e testo di Paolo Stefanini, da Rosia Montana

Prendono oro, portano cianuro

Una società mineraria canadese estrarrà ogni anno 20-30 tonnellate di metallo, immettendone 15.600 di veleno nell’ambiente.
Per creare consenso ha comprato tutto: case, giornali e coscienze


0Rosia Montana è un nome che non dice molto, per ora. Ma che in futuro potrebbe risuonare come un Vajont[una Stava sarebbe piu’ pertinente, nota di Tiziano dal Farra] o una Chernobyl. In questa vallata della Romania, non lontano dalla città di Alba Iulia, si progetta infatti un lago artificiale capace di contenere 250 milioni di tonnellate d’acqua contaminata al cianuro. Una vera bomba ambientale, se si considera che il bacino di decantazione della miniera «Aurul» di Baia Mare, che nel 2000 rilasciò cianuro nel fiume Somes e da lì, di affluente in affluente, in un tragico dòmino, avvelenò il corso del Danubio fino al delta, era 70 volte più piccolo.
0Quantità che bastarono, però, a creare danni economici ingenti alla Romania e alle nazioni confinanti e guasti ecologici ancora più seri, con una morìa di pesci senza precedenti e due milioni e mezzo di persone a lungo senza acqua potabile.
Ma Rosia Montana non è solo un lago al cianuro. Il progetto per la più grande miniera a cielo aperto d’Europa prevede anche la distruzione di interi villaggi: 1.800 edifici in tutto, tra cui otto chiese e undici cimiteri (tanto che, in passato, il patriarcato romeno-ortodosso ha scomunicato il progetto, definendolo blasfemo); importanti scavi archeologici, e un sistema di gallerie estrattive risalenti alla dominazione romana. Tutto questo con oltre duemila persone da mandar fuori casa e risistemare altrove.

La storia è iniziata quando una società a capitale misto romeno-canadese ha fatto dei sondaggi, calcolato di poter estrarre almeno 250 tonnellate d’oro e 1.350 d’argento dal sottosuolo di Rosia Montana e si è aggiudicata, per appena tre milioni di dollari, i diritti di sfruttamento minerario, rilasciati con eccessiva precipitazione dal governo romeno. Secondo la multinazionale, per ogni tonnellata di minerale della zona ci sarebbe poco più d’un grammo d’oro. Una quantità tanto ridotta che l’unica tecnologia che abbia una logica economica è il «lavaggio chimico». Ogni giorno circa 70 mila tonnellate di minerale grezzo scavato sarebbero lavate con almeno 43 tonnellate di cianuro, per separare il metallo nobile dallo scarto. Con un risultato annuo di 25-30 tonnellate d’oro immesse sul mercato e 15.600 tonnellate di cianuro immesse nell’ambiente.0

Far East.

Attraversando certe aree rurali della Transilvania sembra che qui il comunismo abbia ottenuto solo un risultato etnografico: preservare un’arretratezza secolare. I monti Apuseni, poi, sono una zona di miniere e minatori nella quale la situazione è andata persino peggiorando dopo la rivoluzione del 1989, col progressivo smantellamento di un settore, come quello estrattivo, sostenuto artificialmente dal passato regime. Rosia Montana è ancora un gradino più in basso: qui la decadenza era iniziata da decenni, già durante l’era socialista. Nell’antica Alburnus Maior, dal sottosuolo sfruttato sin dai tempi in cui l’impero romano si spinse alla conquista della Dacia, non si trovava infatti più oro in quantità sufficiente per dare profitti.
Adesso il villaggio assomiglia a uno di quegli avamposti del Far West abbandonati dopo l’esaurimento dei filoni estrattivi: solo con meno fascino e più spazzatura. E poi, in molte case, pur fatiscenti, c’è vita. Il paese non è fantasma, e vi si consuma da anni il conflitto tra i resistenti che non vogliono lasciare le proprietà e la potente macchina organizzativa della multinazionale: la “Rosia Montana Gold Corporation”, per tutti, qui, semplicemente, la “Rmgc”. 

La Corporation ha, per così dire, i suoi ‘ministeri’.
All’inizio del paese, sulla sinistra, quello dei trasporti, con i fuoristrada parcheggiati in file ordinate. Poco oltre, un ufficio chiave, diviso in due sottosezioni: la ‘negoziazione immobiliare’ e gli ‘acquisti immobiliari’. Poi, in centro, tra le strade fangose del borgo, ci sono il «ministero» dell’archeologia, quello della geologia, quello delle risorse umane. Ognuno di questi edifici ha fuori la grande insegna della Rmgc, per niente sobria: il mondo in giallo su un planisfero azzurro. Con tutte le sue decine di uffici, la multinazionale sembra sostituirsi in pieno allo Stato. Ma due sono i simboli più inquietanti del potere di chi ha comprato la terra sotto i piedi degli abitanti del villaggio. Il primo è il numero impressionante di cartelli blu sulle case. Vi sta scritto, in romeno, a caratteri maiuscoli gialli: «Proprietà della Rosia Montana Gold Corporation».
GalleriaLa Rmgc pressa psicologicamente e offre un contentino. Alla fine, convince. Spende poche migliaia di euro ed entra in possesso delle case. C’è chi sogna la macchina, chi spera di rifarsi una vita altrove; i più sono disoccupati da anni. E molti cedono. L’impressione è che se un Golia così forte si mette contro tanti piccoli Davide, non c’è fionda che tenga. E poi la Rmgc offre soldi pure per i ruderi, e li fa propri. Anche se sono edifici storici, vincolati dalle Belle arti. Il cartello blu è ormai sulla maggioranza delle case, e anche sulle stalle, le rimesse della legna, i pollai.
Il secondo simbolo inquietante è quello che, proseguendo nella metafora, potremmo chiamare il ‘ministero dell’informazione’.
Si trova nella piazza centrale, anch’essa sterrata e contornata da edifici fatiscenti. Il nome vero è «Centro d’informazione per la comunità». Inutile puntare agli uffici commerciali, a quelli direzionali, a quelli tecnici. Da ogni parte la risposta è la stessa: per parlare con qualcuno ci vuole un appuntamento e non è agevole prenderlo. E poi, tutto quello che ci direbbero, ce lo diranno meglio al Centro d’informazione per la comunità.

Tutto buono, tutto perfetto.

All’ingresso tre bandiere: la romena, l’europea, e la canadese. Dentro, un museo dell’indottrinamento.
Il mondo della Rmgc è meraviglioso. Tutto fila alla perfezione: nessun problema ambientale, case più belle altrove, lavoro per tutti, ricchezza. Viene distribuito il settimanale “Ziarul de Apuseni”, un tabloid di otto pagine che accanto alle notizie sportive e di cronaca è un instancabile mezzo propagandistico a favore della miniera. Ma nel campo della stampa, la Rmgc ha fatto ben altri sforzi. Scopriamo che ha acquistato negli anni i principali quotidiani locali della regione di Alba Iulia: prima “Uniria”, poi “Informatia”, infine anche “Monitorul”. Il modo migliore per far parlare bene di sé dai giornali, insomma: diventarne l’editore.

È una strategia abituale della Corporation farsi le cose in casa. Per esempio si è fatta una ‘Ong’ – un’organizzazione non governativa – la ‘Pro Rosia Montana’. Strano: un’organizzazione che si chiama «pro» qualcosa, ed è a favore della distruzione di quel ‘qualcosa’. Raccoglie infatti le firme per far radere al suolo il villaggio.
E si è fatta anche il sindacato, «Vittoria dei minatori»: chi vuole lavorare deve iscriversi al sindacato, che però è dei padroni. Proprio dagli uffici del sindacato esce una responsabile del ‘Centro d’informazione’, per invitarci a uscire; è l’ora di chiusura. Spiega che è poco utile prendere appuntamento con qualcuno, se non si ha una buona preparazione nel campo geologico e non si può discutere alla pari di questioni tecniche. Le chiediamo allora di dirci cosa pensa la popolazione locale della Rmgc. Sorride e risponde, spiazzante: «Cosa pensa la gente di Rosia Montana può trovarlo sul nostro cd-rom».

0Rosia Montana è davvero un posto sgangherato: non c’è una sola casa, una sola strada, una sola staccionata in sesto.
Eppure, tra questa gente fiaccata e impoverita da una disoccupazione endemica c’è chi resiste al progetto della Rmgc e, con orgoglio, ha attaccato alla casa un cartello che sembra il negativo degli altri. Lo sfondo qui è giallo e la scritta blu: «Questa proprietà non è in vendita». C’è anche sulla casa di Cristian Ciura, uno dei pochi giovani del paese. Ha 18 anni, e solo per questo non è ancora partito. Ma quando avrà finito la scuola non avrà altra scelta: qui non c’è lavoro, e neppure ad Abrud, la cittadina a fondovalle.
Ha una passione per il body building, di quelle giovanili che assomigliano a una fissazione; qualche progetto sensato e qualche altro stupido, come arruolarsi nella Legione straniera, e un amore complicato per Raluca, fata dagli occhi verdi e dai capelli rossi.
Ci accompagna da Eugen Cornea, detto ‘Zeno‘, il vicepresidente dell’associazione “Alburnus Maior”, quella che si oppone alla distruzione del villaggio e al grande buco per il quale sarebbero necessari dieci o quindici anni di scavo al ritmo di 20 tonnellate d’esplosivo al giorno. Zeno Cornea è l’anima di questa ong (che raggruppa circa 300 famiglie), assieme al presidente Eugen David e a Stephanie Roth, una svizzera trentaquattrenne che, dopo esser stata per anni a capo di un giornale ecologista a Londra, si è trasferita sulle montagne romene pur di contrastare quello che ritiene essere «il più grave rischio che l’intero ecosistema europeo sta correndo». Il 18 aprile di quest’anno la sua caparbietà è stata ricompensata dalla giuria californiana del Goldman Prize, un prestigioso riconoscimento ambientalista.

GalleriaZeno sta accompagnando le mucche al pascolo, quando arriviamo.
È un ex topografo, che conosce ogni piega del territorio di Rosia Montana e ogni buco scavato dall’uomo in più di duemila anni di estrazioni. Ed è un tipo deciso, che ama farsi capire con parole schiette. «Perché siamo contro la Rmgc? Perché vogliamo fare un po’ come ci pare della nostra terra. Invece quando c’era Ceausescu, i comunisti dicevano: noi vi diamo le scuole, gli ospedali, il lavoro, ma voi dovete fare quello che pare a noi. Questi sono venuti e ci hanno detto lo stesso: che dovevamo fare come pareva loro. E senza neppure darci il lavoro, le scuole e gli ospedali». La promessa tradita di lavoro ha prodotto il maggiore disincanto: «All’inizio avevano parlato addirittura di 25 mila posti di lavoro, per via dell’indotto. Adesso dicono ‘tra 336 e 558’. In verità non hanno creato lavoro, ma solo chiacchiere. Per lavorarci devi vendergli l’anima, iscriverti al loro sindacato, firmare le loro petizioni a favore della distruzione del villaggio e poi ti fanno contratti di massimo un mese. E la gente viene da Abrud, da Bucium, da venti chilometri lontano, mica solo da Rosia Montana». Poi Zeno articola la sua critica, dalle questioni ambientali a quelle di conservazione del patrimonio artistico e archeologico. «L’uso di 250 mila tonnellate di cianuro è una follia già in sé», afferma, «e quanto alla diga, che sarebbe alta 180 metri, non sono state fatte prove antisismiche e non hanno tenuto in considerazione le piogge torrenziali che colpiscono la zona da una quindicina d’anni e che potrebbero far esondare l’invaso, specie in caso di frana. Senza contare che il terreno qui è tutt’altro che impermeabile, e potrebbero esserci infiltrazioni di cianuro nelle falde».

È vestito da lavoro, camicione grigio e stivali di gomma («e non scrivete nelle didascalie che è il nostro costume tradizionale», ci scherza su), ma parla con grande competenza e decisa precisione: «Non possiamo permettere che siano distrutte o rovinate le uniche miniere di epoca romana così conservate: ben 25 chilometri di gallerie, tra cui alcune rarissime di forma trapezoidale. E neppure che siano ignorate le leggi di tutela architettonica: ci sono 40 edifici protetti dalle Belle arti, e alcuni sono stati messi sotto tutela dall’Unesco. Ma la Rmgc non si è fatta scrupoli e ha persino danneggiato un mausoleo del II° secolo d. C.».
Quando gli diciamo che la Rmgc sostiene che non distruggerà tutto e anzi restaurerà alcuni edifici superstiti per farne un polo turistico, avvia a ridere grasso. «Non hanno proprio il senso del ridicolo», dice, continuando a sghignazzare, «un lago al cianuro, una valle squassata da centinaia di esplosioni al giorno e attraversata da un viavai di camion e ruspe. Sì, proprio un bel posto per farsi una vacanza».

Capitalismo reale.

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La Rosia Montana Gold Corporation è una joint-venture tra la Minvest, una società romena con una quota di partecipazione statale, e la canadese Gabriel Resources Ldt. In realtà quest’ultima, tramite il consueto gioco delle scatole cinesi, possiede una società quasi omonima, registrata offshore alle Barbados, che a sua volta ne controlla un’altra sempre dal nome simile e sempre registrata offshore, ma a Jersey. Ed è quest’ultima a detenere l’80 per cento del pacchetto azionario della Rmgc. Tramite la European Goldfields Ltd, creata nel 2000 (e le sue controllate, tutte con sede alle Barbados), la Gabriel Resources rientra poi nel controllo anche di una fetta del restante 20 per cento.
Non solo al governo di Bucarest restano soltanto gli spiccioli (secondo alcuni economisti, lavorerebbe addirittura in perdita), ma – cosa più importante – il complesso organigramma societario e le numerose compagnie registrate nei paradisi fiscali renderebbero di fatto irrintracciabili i responsabili nel caso di un futuro incidente.
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Zeno Cornea e gli altri della ‘Alburnus Maior’ iniziano a sospettare persino che tutta la vicenda possa essere una mèra, gigantesca, speculazione finanziaria del tipo ‘prendi i soldi e scappa’. «Ho lavorato 30 anni in miniera e me ne intendo. E se vado a parlare con questi della Rmgc vedo che sono esperti di Borsa, ma che di estrazioni non sanno un bel niente». La Gabriel Resources vende azioni da un lustro, con l’obiettivo di capitalizzare 437 milioni di dollari per l’avvio dei lavori. Ma quella cifra è ancora una chimera (si stima che siano stati raggiunti con l’investimento dei risparmiatori stranieri 55 milioni di dollari, il 12 per cento del totale). Anche perché nel 2002 la Banca mondiale ha ritirato il suo appoggio di 100 milioni di dollari, ritenendo il progetto troppo rischioso, i piani di fattibilità poco trasparenti e valutando contrario al diritto internazionale e ai diritti dell’uomo il piano di spostamento della popolazione.

I nomi dietro l’operazione non sono certo una garanzia. La dirigenza iniziale era una specie di rimpatriata di pregiudicati. Negli anni, dopo vari attacchi della stampa, la società si è data un aspetto più pulito, tramite dimissioni pilotate e nuove nomine. Ma vediamoli, questi soci fondatori.
– Il patron della Gabriel Resources era Frank (Vasile) Timis, un romeno emigrato in Canada, incarcerato due volte in Australia per possesso di eroina in quantità commerciali.
– Vicepresidente e responsabile per la salvaguardia ambientale era Bruce Marsh, che ricopriva lo stesso ruolo nella miniera di Freeport in Papua Nuova Guinea, dove gli scarti tossici venivano scaricati nei fiumi e hanno provocato la scomparsa della fauna ittica e la morte di quattro persone.
– Ai rapporti con la comunità locale stava Michael Steyn, che in Ghana, quando lavorava per la “Tarkwa Goldmine”, aveva fatto uso di milizie private per «convincere» i più riottosi a lasciare le loro terre, ed è stato accusato di gravi violazioni dei diritti umani e di distruzioni e danneggiamenti di proprietà.
0– Adesso a capo della società c’è Oyvind Hushovd (nella foto), mentre in Romania il direttore responsabile delle operazioni della Rmgc è dal 2003 Richard Hill, coadiuvato da una serie di nomi nuovi, puliti. Ma resta il sospetto che i fondatori siano solo un passo dietro le maschere delle nuove facce presentabili.

Politici ambigui.

In tutto questo, l’atteggiamento delle istituzioni romene, che hanno la responsabilità di aver svenduto la terra, è stato ambiguo. I governi hanno tergiversato, e criticato con ipocrisia il progetto senza però contrastarlo. Sia quando c’erano i socialisti di Adrian Nastase che quando, dalla fine del 2004, sono andati al potere i democratici. Anzi, Traian Basescu, prima di diventare presidente della Repubblica, ancora sindaco di Bucarest, era un entusiasta sostenitore della miniera.
«Ora non è più così», rassicura Zeno, «ha preso una posizione più prudente. Il fatto è che quando qualcuno arriva qui per farsi un’idea, lo prendono in consegna quelli della Rmgc e lo portano al Centro informazioni. E tutti si bevono la loro propaganda. Hanno addirittura ottenuto riconoscimenti e premi dalle tre più prestigiose organizzazioni democratiche del dopo rivoluzione».

In effetti la Rmgc ha un approccio totalitario alla comunicazione. Ma oltre ai grandi investimenti per la propaganda e l’attività di lobby, si è giovata in Romania della legislazione inadeguata, della corruzione dilagante, della facilità di stravolgere le leggi, imbrogliare le carte, aggirare i divieti. Adesso le maggiori speranze di chi le si oppone sono rivolte a Bruxelles, perché l’UE ha leggi più severe e il Parlamento europeo ha già mandato un paio di segnali importanti al Paese che si appresta a diventare un nuovo membro, parlando ufficialmente di «profonda preoccupazione» e di «grave minaccia per l’ambiente» a proposito di Rosia Montana.

Zeno è ottimista, adesso. «Vinceremo noi, per la nostra coerenza. Quelli della Rmgc hanno rivoltato troppe frittate». Non si sa se vinceranno davvero, o se la miniera al cianuro si farà, alla fine, con le buone o con le cattive; col suo enorme impatto ambientale e il rischio di spaventosi incidenti. Ma Zeno fa già progetti per il futuro, vuole che qui si investa in attività non inquinanti: «Già adesso vengono i turisti, ma le potenzialità non sono sfruttate. Non c’è solo il museo sotterraneo delle gallerie romane, ma anche nove laghi, e due riserve ambientali: la ‘Piatra Corbului’ e la ‘Despicata’».

Ma Rosia Montana è in uno stato di tale desolazione, di rovina, con neppure un ristorante aperto (l’unico rimasto serve una sola portata: alcool), col torrente usato come discarica e i vicoli pieni di immondizia, che pare un sogno bello, ma di un’ingenuità commovente trasformarla in un resort per i turisti occidentali. E davvero si capisce, girando tra le sue strade malmesse, nel suo panorama tutto pantano e ruggine, perché la Rmgc sia riuscita a dividere la popolazione, a prenderla per il collo, ad acquistare case per tremila euro, a convincere un centinaio di persone ad accettare il cosiddetto ‘resettlement‘.
E perché ci sia davvero qualcuno, e non solo chi si riconosce nell’associazione fantoccio “pro Rosia Montana”, che vede nella distruzione del villaggio, della storia, della natura locale, l’unica scommessa, pur costosissima, rimasta ai minatori dei monti Apuseni. Del resto alle ultime elezioni, come sbandiera la Rmgc sul suo sito internet, il sindaco favorevole al progetto (il socialista, con vizi da miliardario, Virgil Narita) ha preso oltre il 90 per cento, e il candidato della ‘Alburnus Maior’ meno del nove.

Riuscirà a tornare?

È disincantato anche il giovane Cristian, con le sue pareti di casa ricoperte di campioni del body building. A forza di odiare la Rmgc ha finito per odiare pure Rosia Montana. E mentre osserviamo il villaggio dall’alto di una croce di legno sulla montagna, quasi due ore dopo il colloquio con Zeno, confessa che a lui, e agli altri giovani, non interessa poi molto di come vada a finire. Che sono solo stanchi della situazione, delle bugie della Rmgc, delle visite fugaci dei politici, di un villaggio in cui l’inverno è neve, la primavera fango e l’estate polvere.
«Tanto ce ne dovremo andare lo stesso. Qui lavora forse il dieci per cento della gente, il resto passa le giornate ad ascoltare musica e bere birra. E chi lavora, lavora per 50 euro al mese e anche meno. Quindi, se di un posto così vogliono farne un buco, facciano pure».
Poi si guarda le mani, e guarda il paese.
«No, non è vero. Voglio andarmene, ora. Voglio lavorare in Italia. Ma non voglio che vinca la Rmgc. Mi piacerebbe tornare qui, quando saro’ vecchio».

Scarica questo articolo in formato PDF universale (2,1 megabytes).Altro articolo – patetico, ipocrita, laido – connesso a questo tema. Predicare bene, razzolando malissimo: leggiti../cinaVicina.html, che a un certo punto punta a questa pagina.

Data l’ipocrisia del personaggio e quello che concretamente fa, è mia convinzione che il sindaco di Longarone abbia tutte le carte in regola per farsi assumere da Rgmc come presidente honoris causa della “Pro Rosia Montana” o candidarsi a prossimo sindaco di Alba Iulia. Come direbbe Stefanini nell’articolo, ha …”una faccia presentabile” (io lo definirei diversamente). E un incarico o due in piu’ non fanno certo paura a uno che di cariche pubbliche – e almeno altrettante facce di tolla – ne sfoggia già diverse.

Tiziano Dal Farra


Sito web RGMC: www.rmgc.ro/

Sito web Gabriel Resources: www.gabrielresources.com/s/Home.asp

Rosia Montana su YouTube …

Altri articoli sullo stesso argomento:

I sogni d’Oro di Rosia Montana : http://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/I-sogni-d-Oro-di-Rosia-Montana-99724

Salviamo Rosia Montana dagli avvoltoi! : http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2006/11/salviamo-rosia-monatana-dagli-avvoltoi.html

Salviamo Rosia Montana dagli avvoltoi! http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2006/11/salviamo-rosia-monatana-dagli-avvoltoi.html

 IL PROGETTO “ROSIA MONTANA” TRA RISCHI E BENEFICI
di Mihaela Ilie: http://www.spaziomotori.it/progetto_rosia_montana.htm

Rosia Montana, la maledizione dell’oro :  http://www.presseurop.eu/it/content/article/48741-rosia-montana-la-maledizione-delloro

IL SILENZIO È D’ORO: http://catrafuse.wordpress.com/2010/01/31/il-silenzio-e-doro/

Articoli in inglese: http://www.pasthorizonspr.com/index.php/archives/05/2011/romaian-government-urged-to-save-rosia-montana-from-destruction

Articoli in romeno: http://voxpublica.realitatea.net/gotiu

 

 

 

 

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