L’integrazione passa attraverso dove?


«Alcuni sentono con le orecchie, altri con lo stomaco ed altri ancora con le tasche; ce ne sono poi altri che non sentono affatto.»
Kahlil Gibran

“Garantire il diritto di voto ai cittadini comunitari”, si legge nell’interrogazione che la deputata radicale Rita Bernardini ha presentato al Parlamento l’11 novembre 2008, e dopo la tavola rotonda del 17 dicembre, organizzata presso la sede dei Radicali di Roma, ho riordinato un po’ le idee e sto pensando di partecipare seriamente alla campagna di informazione per il diritto di voto alle amministrative ed europee, partendo da alcune premesse:

“La comunità romena è la più numerosa in Italia e su questo non ci piove e la meno rappresentata dal punto di vista dei diritti eh eh…, ma anche la meno tutelata chissà come mai?.
Non esiste, per esempio, uno spazio radiotelevisivo dedicato ai maggiori gruppi di immigrati, non c’è stato sinora interesse per gli immigrati, se non per i fatti di cronaca che discreditano un’intera comunità (come nel caso dei romeni, dove sono bastati alcuni fatti di cronaca nera per sollevare il polverone e buttare fango e odio sull’intera comunità romena e macchiare l’immagine della Romania stessa).
I mezzi radiotelevisivi del servizio pubblico italiani hanno il dovere, o no?, di attivarsi in tempo utile per promuovere campagne di informazione in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, non dico tanto nelle diverse lingue, quanto in italiano, ma che siano campagne rivolte specificatamente ai cittadini comunitari e che li coinvolga, con almeno 120 giorni prima delle elezioni. E, allo stesso tempo, intervistare i maggiori rappresentanti delle comunità dei paesi comunitari, che in prima persona parlino (in italiano) di loro stessi (in quanto individui perfettamente integrati) e di come dovrebbero comportarsi i loro connazionali in vista del voto per il rinnovo del Parlamento Europeo, del voto per le amministrative, invitarli a partecipare, essere attivi ed esercitare i propri diritti perché, altrimenti, si sa, non contano niente.

La stragrande maggioranza dei romeni in Italia guarda la tv romena via satellite e non quella italiana. In questo caso, la campagna radiotelevisiva servirebbe a poco farla in romeno in Italia, ma sarei felice di sbagliarmi, tuttavia, sarebbe molto interessante che la Rai facesse degli accordi, perché no?, con le tv pubbliche degli altri paesi UE, dietro un progetto con fondi europei, le quali, sincronicamente, promuovano la stessa campagna, in italiano in Romania per gli italiani, (dove, per esempio, gli italiani sono la prima comunità immigrata, riconosciuta come minoranza e avente il proprio deputato nel Parlamento…), in romeno, polacco, bulgaro in Italia e così via.

Confermo senz’altro quanto denunciato da Identitatea Românească , che alle elezioni amministrative del maggio 2007, molti Comuni non hanno garantito l’informazione né il diritto di voto per i cittadini comunitari. I funzionari pubblici delle amministrazioni avrebbero bisogno di un po’ di formazione in più…e non solo per questioni legate al voto… Ancora oggi molti romeni vengono trattati come “extracomunitari” in alcuni uffici dell’anagrafe forse perché ci comportiamo come tali? e spesso, per mancanza di informazioni corrette e aggiornamenti sui decreti i funzionari non conoscono risposta alle domande dei cittadini in materia di iscrizione all’anagrafe. Abbiamo proposto e non siamo soli che venga istituito presso gli uffici comunali sportelli per gli immigrati e comunitari (sul modello, per esempio, dello sportello InformaSalute funzionante all’interno del Poliambulatorio della Caritas – ASL RMA1 – di via Luzzati). A questo proposito, ci ha risposto il II Municipio del Comune di Roma, che starebbe già provvedendo a fornire un servizio del genere.
Agevolare una maggiore responsabilizzazione sul piano civico dei cittadini comunitari residenti in Italia – stando all’interrogazione della Bernardini -, è più un sogno che una realtà in divenire, che, senza dubbio, può essere uno degli elementi ottimi di integrazione, ma allo stesso tempo ritengo che l’integrazione e, di conseguenza, la partecipazione attiva dei cittadini europei alla vita sociale e politica italiana, passi, anzitutto “attraverso lo stomaco” (parafrasando il responsabile dei cattolici romeni della Diocesi di Milano che dice: “se i miei fedeli non riescono a pagare l’affitto, trovare un lavoro adeguato alla loro preparazione, non arrivano alla fine del mese… è inutile che io parli a loro di Dio e predichi loro che Gesù Cristo li ama. Anche la fede passa attraverso lo stomaco”. ). Di conseguenza, prima di ogni altra cosa, bisogna garantire i diritti fondamentali delle persone, spesso comunitari, come la dignità, il lavoro, la casa…”

Simona C. Farcas

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2 commenti su “L’integrazione passa attraverso dove?

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