Cresce in Europa l’onda del razzismo, che minaccia di travolgere anche la Spagna



Il coro degli zingari da “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi

Secondo i dati dell’Osservatorio scolastico sulla convivenza, in Spagna due ragazzi su tre non vorrebbero avere un Rom compagno di banco, mentre uno su due non vorrebbe sedersi accanto a un ebreo

L’intolleranza in Europa cresce ogni anno. Se in Italia praticamente la totalità della popolazione è ostile ai Rom e gli episodi di discriminazione e violenza razziale si susseguono ormai a un ritmo quotidiano, mentre crescono gli episodi di omofobia e antisemitismo, la Spagna, spesso considerata un esempio di rispetto delle minoranze nell’Unione europea, assiste a propria volta al riaffiorare di fantasmi inquietanti. Esteban Ibarra, presidente del Movimento contro l’intolleranza, denuncia da qualche tempo un atteggiamento di ostilità, da parte delle Istituzioni e della cittadinanza, verso i migranti, i gitani e gli ebrei. L’ideologia razzista è radicata anche nella penisola iberica e l’esempio italiano, purtroppo, rappresenta un modello per gli intolleranti. Recentemente l’Osservatorio scolastico della convivenza ha pubblicato gli esiti di un’indagine presso i più giovani cittadini spagnoli, che sono inquietanti. Dalla ricerca a campione, risulta, fra l’altro, che due adolescenti su tre non vorrebbero avere un Rom come compagno di banco, mentre un ragazzo su due rifiuterebbe di sedersi, a scuola, acanto a un coetaneo ebreo. “E’ un momento difficile per i Diritti Umani in Europa,” ha dichiarato Ibarra, “dovesi assiste a una crescita sensibile del razzismo e della xenofobia, fenomeni che spesso sono sostenuti da alcune forze politiche, che fanno della xenofobia una bandiera”.

info@everyonegroup.com

PETIZIONE “PER UNA CARTA DEI POPOLI ROM”

Firma anche tu la Petizione

La Commissione Europea ha messo a punto un documento dedicato alla popolazione Rrom in Europa e ai gravi problemi di integrazione di natura socio-economica e sanitaria.

Il documento della Commissione Europea dedicato alla popolazione Rrom, come ha spiegato il commissario al Fondo Sociale Vladimir Spidla, prenderà in considerazione in modo trasversale tutte le politiche europee che possono venire in aiuto a questa popolazione che nella sua grande maggioranza vive nella povertà estrema. E questo non è accettabile.

Chiediamo a tutti gli uomini e le donne di buona volontà di partecipare a una Petizione per una “Carta dei Popoli Rrom” che riconosca identità e diritti, per promuovere legalità e integrazione, contro ogni forma di degrado e violenza.

I nomadi vivono spesso in condizioni di abbandono e miseria inaccettabili, rischiano di scomparire e di essere colpiti da pesanti discriminazioni per combattere questa deriva dobbiamo riconoscere il loro ruolo storico, culturale e spirituale incardinato in una modalità di vita che è semplicemente “diversa”. Non dobbiamo cancellare la loro umanità, ma riconoscere il diritto ad avere servizi, formazione e lavoro per vivere nella società civile con proprie modalità. Essi possono essere “architetti della gioia”.

Vi invitiamo a firmare la Petizione affinché istituzioni e autorità si impegnino a chiedere alla Unione Europea e alla istituzioni dei Paesi di origine di elaborare un testo che fissi regole e principi dei “cittadini senza territorio”.
Guarda il video
Firma anche tu la Petizione

Promotori:
Associazione Irfi Onlus
Comincia l’Italia

* * *
ciao a Tutti, allego la lettera che ho inviato al Presidente Napolitano sulla proposta di legge n. 733 (decreto sicurezza) che sarà votato il 17 e il 18 gennaio al Senato. Invito altre associazioni, nonchè la stessa federazione, a riprenderla e a inviarla al Presidente Napolitano che in questo momento è l’unico che può fare qualche cosa. sarebbe meglio inviarla prima del 10 gennaio.fatemmi sapere, Carlo Berini

SUCAR DROM
http://www.sucardrom.eu
Protocollo n. 1/SD/IT
del 2 gennaio 2009

Alla cortese attenzione
Presidente della Repubblica

Egregio Presidente, Le scrivo per chiedere il Suo diretto intervento su di una proposta di legge che è attualmente in discussione in Parlamento, il disegno di legge n. 733 “disposizioni in materia di sicurezza”. Questa proposta sarà discussa e votata il 17 e il 18 gennaio prossimi al Senato.
Sono molte le misure, contenute nel provvedimento, che mi vedono critico ma una, in particolare, mi spaventa: la modifica della Legge 24 dicembre 1954, n. 1228. L’articolo 16 del disegno di legge n. 733, così recita
1. All’articolo 1 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, dopo il primo comma e` inserito il seguente:
«1-bis. L’iscrizione anagrafica e` subordinata alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie».
Questo norma, se approvata, cambierà radicalmente la legislazione anagrafica italiana perché oggi l’iscrizione anagrafica di un Cittadino è di fatto vincolata a soli due criteri: la volontà del Cittadino e l’accertamento da parte degli Uffici comunali dell’effettiva presenza dello stesso Cittadino.
Tale impostazione è stata ribadita più volte da diversi Organi dello Stato, segnalo la Circolare del Ministro dell’Interno n. 8 del 29 maggio 1995 “precisazioni sull’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, di cittadini italiani” ma anche le Circolari del Ministero dell’Interno sul “problema dei nomadi”, a partire dalla Circolare MI.A.CEL. n. 17/73 del 11.10.1973 pos. 15900.2.22 prot. 7063.
In particolare metto in risalto il passaggio della Circolare n. 8 del 29 maggio 1995 secondo cui:
“…il concetto di residenza, come affermato da costante giurisprudenza e da ultimo dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte con sentenza depositata il 24 giugno 1991, è fondato sulla dimora abituale del soggetto sul territorio comunale, cioè dall’elemento obiettivo della permanenza in tale luogo e soggettivo di avervi stabile dimora, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle relazioni sociali, occorre sottolineare che non può essere di ostacolo alla iscrizione anagrafica la natura dell’alloggio, quale ad esempio un fabbricato privo di licenza di abitabilità ovvero non conforme a prescrizioni urbanistiche, grotte, alloggi in rulottes… In pratica la funzione dell’anagrafe è essenzialmente di rilevare la presenza stabile, comunque situata, di soggetti sul territorio comunale, né tale funzione può essere alterata dalla preoccupazione di tutelare altri interessi, anch’essi degni di considerazione, quale ad esempio l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica, per la cui tutela dovranno essere azionati idonei strumenti giuridici, diversi tuttavia da quello anagrafico”.
Detta lettura è confermata anche dalla Giurisprudenza della Cassazione Sezioni Unite (sent. 19.06.2000 n. 449) la quale ha precisato che
“l’ordinamento delle anagrafi della popolazione residente e relativo regolamento di esecuzione…configura uno strumento giuridico – amministrativo di documentazione e di conoscenza, che è predisposto nell’interesse sia della pubblica amministrazione, sia dei singoli individui. Sussiste, invero, non soltanto l’interesse dell’amministrazione ad avere una relativa certezza circa la composizione e i movimenti della popolazione…, ma anche l’interesse dei privati ad ottenere le certificazioni anagrafiche ad essi necessarie per l’esercizio dei diritti civili e politici e, in generale, per provare la residenza e lo stato di famiglia (v. particolarmente gli artt. 29 e 31 del regolamento n. 136/58).
Inoltre, tutta l’attività dell’ufficiale d’anagrafe è disciplinata dalle norme sopra richiamate in modo vincolato, senza che trovi spazio alcun momento di discrezionalità. In particolare, sono rigidamente definiti dalle norme del citato regolamento (artt. 5 – 9) i presupposti per le iscrizioni, mutazioni e cancellazioni anagrafiche, onde l’amministrazione non ha altro potere che quello di accertare la sussistenza dei detti presupposti”.
Nell’articolo 16 del disegno di legge n. 733 per la modifica della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 si parla esclusivamente di “immobili”, implicitamente escludendo a priori dal poter ottenere l’iscrizione anagrafica chi vive in roulotte, in camper, in una carovana o una casa mobile (beni mobili). Ma soprattutto si pone come requisito essenziale le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie.
Come già molti hanno rilevato la maggior parte forse degli alloggi, non risponde ai requisiti richiesti semplicemente perché si tratta di immobili costruiti prima che diventasse necessario il certificato di abitabilità. Ma è sicuro che una roulotte, un camper o una casa mobile non rispondono ai questi requisiti.
Chi sarà colpito da questa norma? Le famiglie sinte e rom che vivono nei cosiddetti “campi nomadi”, le famiglie sinte e rom che vivono in terreni privati e le famiglie dello spettacolo viaggiante.
Migliaia di Cittadini italiani che, se questa norma diventasse legge, saranno nella condizione di perdere non solo il diritto di voto ma tutta una serie di diritti legati indissolubilmente all’iscrizione anagrafica (i documenti come la patente di guida, le licenze per le attività lavorative, l’assistenza sanitaria,…).
Questo fatto è, secondo il mio giudizio, incomprensibile perché cadrebbe il fondamento del nostro essere Stato repubblicano e di fatto si impedirebbe a migliaia di Italiani l’esigibilità dei diritti fondamentali, come quello di voto, sanciti dalla nostra Costituzione.
Per queste ragioni chiedo a nome dell’associazione Sucar Drom un Suo intervento diretto sul Governo italiano e sul Parlamento perché sia corretta questa proposta di legge. Rimango a disposizione per incontrarLa con una delegazione di Sinti e di Rom per meglio approfondire questa e altre problematiche, a partire dal riconoscimento dello status di minoranze storiche linguistiche (Legge 482/1999).
Colgo l’occasione per augurare a Lei, alla Sua famiglia e ai Suoi collaboratori i più sinceri auguri di un Felice Anno Nuovo

il Segretario
Carlo Berini

Costruiamo insieme la comune Patria europea


voto_europee22

Il 15 gennaio 2009, ore 16:29, alla Camera dei Deputati è stata discussa l’interpellanza urgente presentata da Rita Bernardini, martedì 13 gennaio 2009. “Iniziative per assicurare la piena operatività della normativa concernente l’esercizio del diritto di voto alle elezioni amministrative e a quelle per il rinnovo del Parlamento europeo da parte dei cittadini comunitari residenti in Italia – n. 2-00264”.
Segue la risposta del Governo.

16:29 Jean Leonard Touadi (PD) 00:06:54

16:36 Michelino Davico – sottosegretario per l’interno 00:03:51

16:40 Rita Bernardini (Radicali/PD) 00:07:18

PRESIDENTE. L’onorevole Touadi ha facoltà di illustrare l’interpellanza Bernardini n. 2-00264, concernente iniziative per assicurare la piena operatività della normativa concernente l’esercizio del diritto di voto alle elezioni amministrative e a quelle per il rinnovo del Parlamento europeo da parte dei cittadini comunitari residenti in Italia (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti), di cui è cofirmatario.

JEAN LEONARD TOUADI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, l’interpellanza urgente che sto per illustrare, a prima firma di Rita Bernardini e cofirmata da tanti altri colleghi, ha una grande rilevanza dal punto di vista degli adempimenti comunitari, da quello del rispetto di una legge dello Stato italiano e da quello del rispetto dei diritti civili e politici di tanti cittadini comunitari che soggiornano in Italia.

In effetti, con legge 6 febbraio 1996, n. 52 e con successivo decreto legislativo di attuazione n. 197 del 12 aprile 1996, il nostro Paese ha recepito la direttiva 94/80/CE del Consiglio dell’Unione europea del 19 dicembre 1994, che fissa le norme che consentono ai cittadini comunitari che risiedono in uno Stato membro, di cui non hanno la cittadinanza, di chiedere l’iscrizione in apposite liste elettorali aggiunte, istituite presso il comune di residenza stesso e, in virtù di tale iscrizione, di esercitare il diritto di voto in occasione delle elezioni amministrative ed europee.

Per rendersi conto del fenomeno di cui stiamo parlando, è importante, forse, dare alcuni elementi statistici. Secondo i dati ISTAT, aggiornati al 31 dicembre 2007 – senza perciò considerare coloro che si sono aggiunti dal primo gennaio 2008 ad oggi – i cittadini dell’Unione europea provenienti dai 26 Paesi membri, che risiedono in Italia, sono 934.435 e non stiamo parlando solo dei neo-comunitari (rumeni, bulgari e altri come qualcuno potrebbe pensare) ma anche di importanti comunità di Paesi, storici fondatori dell’Unione europea, come la Germania, con circa 40 mila unità, la Spagna con 17 mila unità e la Francia con 30 mila unità.

Il Ministero dell’interno, in realtà, con la circolare n. 134 del 30 dicembre 2003 – era l’anno in cui alcuni esponenti della maggioranza teorizzavano di privilegiare l’ingresso in Italia di cittadini europei, magari cristiani, rispetto alla minaccia mediorientale – si disciplinava il diritto di voto dei cittadini dei Paesi, allora entranti nella Comunità europea, predisponendo un modello di domanda che i cittadini dell’Unione europea potevano presentare ai sindaci dei comuni di residenza entro il novantesimo giorno anteriore a quello della votazione. Questa indicazione temporale è importante, signor sottosegretario, proprio per sottolineare che, dal punto di vista delle prossime scadenze elettorali, vi è una certa fretta nel disciplinare questa materia.

In occasione delle ultime elezioni del 2007, il partito dei rumeni in Italia ha denunciato che in tantissimi comuni la regolarizzazione per via anagrafica dei cittadini rumeni che presentavano la domanda ai sindaci per poter votare, era sospesa da settimane per l’incapacità dichiarata dei comuniPag. 147stessi di applicare ed interpretare la relativa normativa. Tali inadempimenti impedirono, quindi, a decine di migliaia di cittadini rumeni di partecipare alle elezioni.

La carente conoscenza della normativa riguardante l’elettorato attivo e passivo dai cittadini comunitari da parte dei comuni ha comportato in occasione delle ultime scadenze elettorali gravissime conseguenze negative sul rispetto degli obblighi comunitari, oltre che sul piano dell’immagine dell’Italia in Europa.

In occasione delle prossime elezioni amministrative e di quelle per il rinnovo del Parlamento europeo chiediamo al Governo quali iniziative siano state prese per applicare questa volta rigorosamente: la legge 6 febbraio 1996, n. 52, già citata, e successivo decreto legislativo di attuazione n. 197 del 12 aprile 1996; la stessa direttiva 93/109/CE del Consiglio del 6 dicembre 1993; il decreto-legge 24 giugno 1994, n. 408, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1 della legge 3 agosto 1994, n. 483, modificato dalla legge 24 aprile 1998, n. 128. Scuserete la pedanteria di queste citazioni, ma voglio dire che tale materia è precisamente normata sia in ambito europeo che nel nostro Paese.

Ciò che chiediamo al Governo – mi avvio alla conclusione, signor Presidente – è di sapere tre cose. In primo luogo, se non ritenga urgente promuovere campagne di informazione in diverse lingue rivolte ai cittadini comunitari residenti in Italia affinché possano conoscere il loro diritto di partecipazione al voto in Italia, chiedendo in primis ai mezzi radiotelevisivi del servizio pubblico di attivarsi in tempo utile.

In secondo luogo, se viste le esperienze passate sui mancati adempimenti di molti comuni della legge su menzionata il Governo non ritenga necessario un intervento ad hoc volto a informare ed istruire i funzionari pubblici, magari anche attraverso intese con l’ANCI, delle amministrazioni locali affinché, anche con un’apposita informativa da inviare al domicilio degli interessati, venga garantito il diritto di voto a chiunque dei cittadini comunitari ne faccia richiesta.

Infine, se non ritenga il Governo che agevolare una maggiore responsabilizzazione, anche sul piano civico, deiPag. 148cittadini comunitari residenti in Italia sia uno dei migliori elementi di integrazione che lo strumento democratico offre a tutti i cittadini.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’interno, onorevole Davico, ha facoltà di rispondere.

MICHELINO DAVICO, Sottosegretario di Stato per l’interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, com’è noto, la direttiva 94/80/CE del Consiglio dell’Unione europea del 19 dicembre 1994 ha disciplinato le modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali dei cittadini dell’Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza.

Tale direttiva è stata recepita nel nostro ordinamento con la legge 6 febbraio 1996, n. 52 recante disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alla Comunità Europea (legge comunitaria 1994) ed attuata con decreto legislativo 12 aprile 1996, n. 197.

Sulla base della normativa, i cittadini dell’Unione Europea che intendono partecipare alle elezioni comunali e circoscrizionali devono presentare domanda d’iscrizione nella lista elettorale aggiunta presso il comune di residenza entro il quinto giorno successivo a quello di affissione del manifesto di convocazione dei comizi.

L’esercizio del diritto di elettorato attivo e passivo per i cittadini comunitari, diversamente da quanto previsto per i cittadini italiani, dunque, non opera d’ufficio bensì trova il proprio presupposto nell’iniziativa degli interessati.

In occasione di ogni tornata amministrativa, questo Ministero attraverso apposita circolare, tramite le prefetture, sensibilizza i sindaci dei comuni interessati alle consultazioni affinché provvedano alla massima pubblicizzazione delle disposizioni dettate dal citato decreto legislativo n. 197 del 1996.

In occasione delle elezioni amministrative della primavera scorsa, le amministrazioni comunali sono state particolarmente sensibilizzate in ordine alle nuove disposizioni connesse all’adesione all’Unione europea della Bulgaria e Romania, al fine di assicurare la piena attuazione della normativa comunitaria in materia elettorale nei confronti dei cittadini provenienti dai citati Paesi.

Nella circolare in questione, come di consueto, è stato, tra l’altro, precisato che nel caso di tardività della domanda d’iscrizione nelle liste aggiunte da parte dei cittadini comunitari, una volta esperiti i necessari accertamenti, i sindaci possono rilasciare un’apposita attestazione di ammissione al voto, ai sensi dell’articolo 32 bis del Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, in modo da consentirne la più ampia partecipazione alle elezioni, nel pieno rispetto del principio di parità di trattamento tra cittadini italiani e cittadini europei.

Per quanto riguarda l’elezione dei rappresentanti dell’Italia al Parlamento europeo, il decreto-legge 24 giugno 2004, n. 408, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1 della legge 3 agosto 1994, n. 483, modificato dalla legge 24 aprile 1998, n. 128, ha recepito la direttiva comunitaria n. 93/109/CE del 6 dicembre 1993 che prevede il diritto di elettorato attivo e passivo alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell’Unione europea residenti in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza.

Sulla base di tale normativa, i cittadini dell’Unione residenti in Italia possono esercitare il diritto di voto per i rappresentanti dell’Italia al Parlamento europeo, presentando domanda al sindaco del comune di residenza entro il novantesimo giorno antecedente quello della votazione.

Anche in occasione di tali consultazioni, il Ministero dell’interno dirama apposite circolari ai sindaci, tramite le prefetture, affinché promuovano, a livello locale, ogni opportuna iniziativa (manifesti informativi tradotti in più lingue, lettere personali ai cittadini comunitari, eccetera) finalizzata alla massima pubblicizzazione delle disposizioni che regolano il diritto di partecipazione al voto in Italia dei cittadini comunitari nonché dell’apposito modello di domanda tradotto anch’esso in più lingue.

PRESIDENTE. L’onorevole Bernardini, cofirmataria dell’interpellanza, ha facoltà di replicare.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per la risposta, mi dichiaro parzialmente soddisfatta e le spiego il perché: in realtà, lei non ha risposto alla partePag. 150dell’interpellanza che si riferisce all’informazione del servizio pubblico radiotelevisivo. Sottosegretario, accade questo: quanto alla domanda diretta da parte mia, anche a numerosi parlamentari che si trovano in quest’Aula, vi è un elemento di non conoscenza del fatto che i cittadini immigrati comunitari hanno il diritto di voto alle elezioni europee. Qualcuno sa che possono votare alle elezioni amministrative, ma per le elezioni europee c’è un dato di disinformazione che riguarda persino coloro che siedono in quest’Aula.

La domanda e il suggerimento che in fondo con molta buona volontà abbiamo rivolto a lei e al Governo è quello di investire il servizio pubblico radiotelevisivo affinché informi i cittadini comunitari residenti in Italia – gli immigrati rumeni, polacchi, bulgari eccetera – di questo diritto che possono esercitare, tanto in occasione delle elezioni europee quanto in occasione delle elezioni amministrative.

Per quel che riguarda le elezioni europee, è evidente che il cittadino immigrato comunitario deve riempire il modulo che lei ha citato, facendo un’opzione, vale a dire deve scegliere per quale Paese voterà in occasione delle elezioni europee. Per spiegarmi meglio, un rumeno deve scegliere se esercitare questo diritto di voto per l’Italia o per la Romania.
Io credo che quest’opera, al di là di tante chiacchiere che si fanno sull’integrazione dei cittadini immigrati, sia fondamentale per integrarli effettivamente, rendendoli partecipi di uno dei momenti fondamentali della democrazia, quello del voto.
Inoltre, ciò fa sentire gli immigrati proprio cittadini dell’Europa, se facciamo riferimento alle elezioni europee.
È chiaro che la nostra impostazione di Radicali nel Partito Democratico (ma io credo di molti parlamentari, cito, ad esempio, le dichiarazioni rese dal Presidente di questa Camera, Gianfranco Fini) è quella di allargare la partecipazione al voto alle elezioni amministrative a tutti i cittadini extracomunitari, in questo aderendo a quanto previsto dalla Convenzione di Strasburgo.

Vi è, quindi, un’opera da fare assieme alle associazioni che rappresentano i Paesi di soggetti residenti in Italia; un’opera d’informazione capillare che deve essere fatta in fretta. Come lei ricordava, per le elezioni al Parlamento europeo la registrazione (e quindi la domanda da rivolgere al sindaco per iscriversi nelle liste elettorali aggiunte) deve essere fatta 90 giorni prima. Quindi, se le elezioni si svolgeranno, come sembra, il 7 giugno gli immigrati devono registrarsi il 7 marzo ed evidentemente vi sono pochissimi giorni per informarli di questo che rappresenta un loro diritto. Era sostanzialmente questo il motivo per cui abbiamo reso urgente questa interpellanza e ci siamo rivolti con fiducia al Governo.

Mi rammarico, tra l’altro, anche moltissimo, per le questioni relative alla Commissione parlamentare di vigilanza RAI. È chiaro che richieste come quelle contenute in questa interpellanza, laddove si riferiscono al ruolo che deve svolgere il servizio pubblico radiotelevisivo, sarebbero state da noi rivolte in modo pressante proprio alla Commissione parlamentare di vigilanza. Quest’ultima, a mio avviso e ad avviso dei Radicali, colpevolmente ancora non riesce ad agire e ancora oggi non adempie ai suoi obblighi, come quello di regolamentare materie come quella elettorale (pensiamo, ad esempio, alle elezioni che si stanno per svolgere in Sardegna senza alcuna regolamento) e come il caso che abbiamo sollevato con questa interpellanza.

Da parte nostra non smetteremo di sollecitare il Governo e il Ministro dell’interno e proprio su questo argomento abbiamo organizzato con le comunità di immigrati comunitari che risiedono in Italia e con le associazioni che li rappresentano un convegno che si terrà presso la Sala delle Colonne il prossimo 23 gennaio dalle 15,30 alle 19.

* * *

    23 gennaio 2009
    Ore 15:30 – 19:00
    Roma, Palazzo Marini, Sala delle Colonne
    Piazza Poli 19

    Convegno
    Elezioni europee 2009

    TUTTI POSSIAMO VOTARE IN ITALIA, purché si sappia!

    Italiani romeni polacchi tedeschi bulgari francesi britannici spagnoli olandesi slovacchi greci austriaci belgi cechi ungheresi portoghesi svedesi sloveni lituani irlandesi danesi finlandesi lettoni maltesi estoni lussemburghesi ciprioti

    Costruiamo insieme la comune Patria europea

    Non tutti lo sanno – e i primi a non saperlo sono proprio i diretti interessati – ma i cittadini comunitari residenti in Italia hanno diritto di voto sia alle elezioni europee che alle elezioni amministrative. In vista delle prossime elezioni previste in giugno, le Istituzioni preposte devono mettere in atto tutti quegli accorgimenti che consentano concretamente a tutti i cittadini europei di poter votare, se intendono esercitare questo loro diritto, nel Paese ove sono residenti.

    Con questo incontro, al quale prenderanno parte i rappresentanti di numerose associazioni di comunità europee residenti in Italia e al quale sono invitati i parlamentari di tutti gli schieramenti politici, si intendono suggerire al Governo e, in particolare, al Ministro degli Interni, le misure che devono essere adottate per superare tutte le difficoltà burocratiche e d’informazione che nelle passate tornate elettorali hanno di fatto escluso dal voto tanti cittadini.

    Per dare una dimensione del fenomeno, è importante osservare i dati Istat aggiornati al 31 dicembre 2007, senza perciò considerare coloro che si sono aggiunti dal 1° gennaio 2008 ad oggi (e sono tanti!), i cittadini dell’Unione europea, provenienti dai 26 paesi membri, che risiedono in Italia, sono 934.435.

    La comunità più presente è quella dei cittadini rumeni, ben 625.278; seguono i polacchi 90.218, i tedeschi 40.163, i Bulgari 33.477, i francesi 30.803, i britannici 26.448, gli spagnoli 17.354.