In visita ai detenuti romeni del carcere romano di Regina Coeli


clicka sull’immagine per vedere il video dell’incontro con i giornalisti di Rita Bernadini al termine della sua visita ai detenuti del carcere romano di Regina Coeli insieme a Simona Farcas e Massimiliano Iervolino.
Incontro con i giornalisti di Rita Bernadini al termine della sua visita ai detenuti del carcere romano di Regina Coeli insieme a Simona Farcas e Massimiliano Iervolino

Il giorno di Natale, 25 dicembre 2008, ho accompagnato Rita Bernardini, deputata Radicali/PD e Membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, e Massimiliano Iervolino, delegato per i diritti umani della Provincia di Roma, al carcere di Regina Coeli, dove vi risiedono, ahimé, circa 200 detenuti romeni.
E’ la prima volta che faccio visita a detenuti in un carcere italiano… Mi sentivo emozionata perché mi trovavo a due passi dal Presepe di Piazza San Pietro, e stavo per incontrare alcuni miei connazionali, il giorno di Natale, giorno in cui i romeni, per tradizione, scelgono di passarlo in famiglia, festeggiare la nascita di Gesù Bambino, giorno in cui, per regolamento del carcere, nemmeno i familiari possono fare visita ai loro cari, quindi ero emozionata e contenta di passare qualche ora con loro, rinchiusi, ascoltarli…senza giudicare, senza pregiudizi.

Quale migliore occasione per compiere un gesto umano, di solidarietà?! Portare a quelle persone, che non so e non giudico il motivo per cui si trovino lì dentro, un sorriso, una parola nella loro lingua madre, la mia disponibilità ad ascoltarli.

Qualche giorno prima avevo appreso da una intervista all’ambasciatore romeno in Italia che “nelle carceri italiane vi sono 2800 detenuti (romeni), di cui 805 con condanna defintiva, mentre il resto, arrestati in attesa di sentenza”.
Riportiamo la traduzione dell’intervista rilasciata all’agenzia di stampa AGERPRES:

L’ambasciatore comunica che, in base all’accordo bilaterale in vigore, solo una decina possono essere espulsi e rimandati in Romania senza il proprio consenso.

”Le autorità italiane desiderano la stipulazione di un accordo bilaterale in cui non vi sia più la neccessità del consenso da parte del detenuto. Ciò che abbiamo convenuto è che lavoreremo su casi individuali, discuteremo e prenderemo decisioni di comune accordo per ogni caso. Sono poche, solo alcune decine, le persone che possono essere espulse e rimpatriate in Romania. Per il resto, il rimpatrio è possibile solo con l’accordo esplicito di ogni detenuto. Ho già detto questo anche durante una trasmissione tv italiana, in primavera, durante la quale siamo stati contestati un po’ , però abbiamo dimostrato di avere ragione”, ha affermato l’ambasciatore Rusu.

Egli ha precisato che in presente la collaborazione giudiziaria tra Romania e Italia in questo senso è regolata dalla Convenzione di Strassburgo del 1983, che regola il trasferimento delle persone condannate e l’accordo bilaterale specifico riguardante il trasferimento delle persone condannate a cui sono state atribuite misure d’espulsione.

I delinquenti romeni sono stati recentemente informati dall’Ambasciata di Romania a Roma su diritti e doveri, mediante una lettera inviata in carcere, sia in romeno che in italiano.

”La comunità ci ha informati che i romeni detenuti nelle carceri italiane non sanno con chi parlare, a chi rivolgersi per risolvere i propri problemi, quindi abbiamo deciso di inviare loro una lettera in romeno ed in italiano per informarli sui propri diritti e doveri e sulle modalità con cui possono rivolgersi al Consolato. E’ stato difficile, il progetto è partito a giugno, le 2.800 lettere circa sono state inviate e ora stanno arrivando le risposte. E’ interessante il fatto che riceviamo risposte sul foglio della lettera che abbiamo inviato noi, i detenuti hanno girato il foglio e hanno scritto le loro richieste”, risponde l’ambasciatore.

Il Ministro della Giustizia di Bucarest ha due magistrati di collegamento presso il Ministero omologo in Italia, che si occupano insieme ai consoli dei casi dei romeni detenuti. L’Ambasciatore Rusu ha voluto sottolineare che anche in altri stati, come Gran Bretagna, Francia o Germania, hanno magistrati di collegamento presso le autorità giudiziarie italiane.

L’impressione al termine della visita, durata circa quattro ore, è stata quella di aver visto un film drammatico… le condizioni quasi scandalose in cui vivono i detenuti: freddo, finestre rotte, docce mal-funzionanti, ammassati in quattro-cinque nella cella…e nella mia mente, mentre passavo sui lunghi corridoi, celle piene da una parte e dall’altra, visi pallidi e tristi dietro le sbarre…pensavo che nella vita, ogni persona dovrebbe, prima di agire, visitare il luogo in cui o per sbaglio o per disgrazia potrebbe finirci, dentro, per capire che l’uomo niente è, non è onnipotente…

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