O costruiamo insieme il nostro futuro comune in Europa, o non avremo futuro


…è quanto emerge dal Convegno: “Elezioni europee 2009. Tutti possiamo votare in Italia purchè si sappia!”, che si è tenuto il 23 gennaio alla Camera dei Deputati.

Costruiamo insieme Italiani romeni polacchi tedeschi bulgari francesi britannici spagnoli olandesi slovacchi greci austriaci belgi cechi ungheresi portoghesi svedesi sloveni lituani irlandesi danesi finlandesi lettoni maltesi estoni lussemburghesi ciprioti la comune Patria Europea.

clicka sull’immagine per visionare il video del Convegno:
Convegno dal titolo "Elezioni europee 2009. Tutti possiamo votare in Italia purchè si sappia!"

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10 commenti su “O costruiamo insieme il nostro futuro comune in Europa, o non avremo futuro

  1. Il voto utile per i rumeni

    In Sicilia tira un vento favorevole per i rumeni. Con difficoltà riconosciamo la situazione dei rumeni nell’Italia continentale. Eppure i rumeni sono numerosi in tutti i paesi dell’Isola, grandi e piccoli. E’ dovuto questo fatto soprattutto al carattere accogliente dei siciliani. Le amministrazioni ci guardano favorevolmente. A Catania l’Amministrazione provinciale ha un consulente per i rapporti con la comunità rumena, più assessori sono interessati alle problematiche dei rumeni. Il Comune di Catania è aperto al dialogo con la comunità. Sta a noi rumeni riuscire a cogliere l’opportunità, trasformare il vento favorevole in risultati concreti e diventare un segmento importante e rispettato della popolazione isolana, integrata, cosciente e fiera della propria identità culturale.

    Il Voto. Se sono stati pochi i rumeni che hanno votato alle ultime elezioni locali, è perché la maggior parte dell’enorme esercito di candidati italiani non sapevano ancora che i rumeni votavano, avrebbero dato la caccia all’ultimo rumeno. La prossima tornata elettorale li troverà preparati. Con questa legge elettorale pochissimi rumeni avranno la forza da soli seguire l’iter burocratico ed entrare in possesso del certificato elettorale. Ci penseranno i candidati che porteranno a casa i certificati con le istruzioni di voto. Il risultato? Per i rumeni, scarso, raro e strettamente individuale. Per intero, la comunità non guadagnerà niente e non prenderanno gusto i rumeni per la partecipazione alla politica.

    Ma serve la politica ai rumeni? Loro, la maggior parte, nel miglior caso, ne dubitano. E hanno ragione. Glielo ha insegnato la storia matrigna dell’ultimo mezzo secolo. Un atteggiamento ostile alla partecipazione politica circola negli ambienti del movimento associativo culturale rumeno in Italia e non è lontana da questo l’opinione della Romania stessa che pretende staccare le attività culturali da quelle politiche in Italia. Affermo, se c’è ne bisogno, che tutte le attività: sociali, culturali e politiche dei rumeni in Italia, dovrebbero fare un tutt’uno, sono complementari e, per necessità, perché siamo comunque in pochi, spesse volte dobbiamo coprire vari ruoli.

    I rumeni stano diventando un segmento stabile della popolazione dell’Italia, detentori di interessi particolari, definiti dal essere comunque stranieri per provenienza e percezione comune e caratterizzati da una certa precarietà economica e di ambientazione. Ecco perché, almeno per un certo periodo, hanno bisogno di difendere la loro particolarità, in nome dei propri problemi ed interessi per guadagnarsi, in quanto comunità, un posto di uguali tra gli abitanti della Penisola.

    La premessa, non lo scopo, è il reale diritto di accesso al voto, non condizionato da colui che ti procura il certificato elettorale. Quest’ultimo dovrebbe arrivare a casa dei rumeni, magari in tempo per le elezioni europee, e non per accordi locali con sindaci buoni ed illuminati, ma per legge, per il diritto di cittadini comunitari, per diritto morale, che ce lo da la partecipazione attiva alla creazione della ricchezza dell’Italia.

    E perché il voto dei rumeni sia utile per loro stessi e per il paese che generosamente li accoglie, ci vogliono due cose. Prima è l’unità negli intenti e nei progetti dei rumeni attivi, per primi i presenti al convegno. La seconda ed insieme alla prima – trovare delle soluzioni concrete con le istituzioni italiane e rumene sul governo quotidiano della popolazione rumena d’Italia, per farla emergere e collocarla sotto i riflettori dell’azione delle istituzioni. L’interesse della Romania per la situazione dei suoi cittadini si incontra con l’interesse dell’Italia, perché i rumeni hanno confermato di essere indispensabili. Noi potremmo essere lo strumento attivo. Senza le istituzioni, noi da soli, non otterremo grandi risultati, perché non abbiamo abbastanza autorevolezza presso i nostri connazionali e perché siamo sprovvisti di mezzi per dare risposte immediate. Imbocchiamo questa strada, la strada della coesione rumena, cosa non di facile raggiungimento, ma sempre possibile, e la strada della collaborazione con le istituzioni e società civile. Se non ci aspettano, se non hanno tempo per noi, bussiamo alla porta, con pacatezza, con dignità e con convinzione di coloro che fanno cosa giusta e necessaria. I nostri connazionali, molti e dispersi, dalle pendici dell’Etna a Bolzano, troveranno una ragione e riconosceranno l’utilità del voto.

    Se le nostre preoccupazioni, le nostre fatiche non arriveranno alla gente rumena, se i rumeni non sapranno dei nostri progetti e nobili intenti, vano sarà il nostro lavoro.

    Vasile Mutu – Consigliere della Provincia Regionale di Catania per i rapporti istituzionali con la comunità romena (intervento durante il convegno “Costruiamo insieme la comune Patria Europea!”, video-link: http://www.radioradicale.it/scheda/271204)

  2. L’associazionismo italiano di origine romena – Un mondo in prima linea schierato sul fronte comune della crisi.

    Oltre a coinvolgere la fascia sociale rappresentata da cittadini europei che provengono dalla Romania e che vivono in Italia, l’associazionismo italiano di origine romena svolge un ruolo estremamente importante nell’integrazione e sostegno sociale a favore di tutti coloro che lo richiedono, mostrandosi come parte integrante del Terzo settore italiano.

    Pur mantenendo certe caratteristiche che lo rendono particolare, il mondo rappresentato dalle associazioni dei rumeni sta incominciando a capire che non può legare la propria attività alle autorità dello Stato Romeno presenti in Italia, ma deve diventare autonomo e, accanto all’azione di sostegno al integrazione, deve imparare a proporre proprie iniziative, che permetterà loro di produrre ricchezza assumendo, in questo modo, il ruolo di impresa civile.

    L’associazionismo dei comunitari rumeni non può limitarsi a migliorare le condizioni di vita delle persone, ma deve pensare a migliorare le proprie capacità di interagire con la società. La differenza non è un fatto nominale, ma è sostanziale. Ad oggi, nel immaginario collettivo prevale ancora un forte dubbio da parte dei nuovi comunitari per quello che riguarda la struttura associativa che pretende di rappresentarli, con conseguente minor crescita del numero dei volontari, crescita che non è adeguata alle richieste di aiuto.

    Il ruolo primordiale che la Federazioni delle Associazioni dei Romeni in Italia desidera svolgere e proprio quello di avvicinare la comunità rumena alle associazioni, considerando la figura del volontario il vero coagulante del mondo associativo.

    I cittadini comunitari di origine rumena hanno bisogno di essere coinvolti maggiormente nella vita sociale, economica e politica delle comunità di cui sono parte integrante, usufruendo cosi dei loro diritti fondamentali di eleggere ed essere eletti.

    La Federazione delle Associazioni dei Romeni in Italia sta svolgendo un importante ruolo informativo e di coordinamento, avendo come obbiettivo la creazione di un percorso burocratico più agevolato che permetta a tutti cittadini comunitari aventi diritto al voto amministrativo di ricevere presso il proprio domicilio la tessera elettorale.

    Svolgendo il proprio ruolo sociale, la comunità rumena presente in Italia diventerà più responsabile, attenta ai bisogni reali della società, contribuendo cosi a una reale integrazione europea.

    Dragos Eugen Dumitru – coordinatore della FARI, Federazione delle Associazioni dei Romeni in Italia

  3. Artista, ex ballerino, pittore, fotografo…

    “io mi sono sempre sentito cittadino del mondo, adesso si dice cittadino europeo, però io mi sento un cosmopolita, nel senso che sono un cosmopolita…sono una personalità molteplice nelle mie cose che faccio…e non mi fermo e non vedo mai le barriere. Non credo che ci siano le barriere; le uniche barriere che abbiamo sono poste, credo, da noi stessi alla fine…da noi stessi che ce le mettiamo e non riusciamo a guardare oltre.” Mi sento cittadino europeo, ma, ripeto, mi sento cittadino del mondo. ”

    Vita e arte…
    http://www.valentinfanel.de/

  4. Venerdì 23 gennaio sono stato invitato allla Camera per parlare al convegno “Siamo tutti elettori europei” organizzato dai radicali, e allargato ad esponenti di Pdl e Pd, in collaborazione con le maggiori associazioni di immigrati comunitari presenti in Italia, sul diritto di voto alle Europee del 6 giugno. Vi condanno a leggere il mio intervento. Dai, che lo finite in tre minuti.

    “Europee, solo un mese per far votare i comunitari”

    http://www.ilmessaggero.it/home_blog.php?blg=P&idb=499&idaut=11

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