Senza “ascolto”, non c’è “accoglienza”. Intervento di Simona C. Farcas alla Manifestazione “La Caritas in Veritate e l’accoglienza dei lavoratori immigrati”


"un patto di amicizia e di fraternità"

“Il regno di Dio è simile ad una rete gettata nel mare,
la quale ha raccolto pesci di ogni genere.”

(Matteo 13,47)

Mi guardo intorno e… siamo noi, qui, oggi, i pesci di ogni genere raccolti dalla rete di Cristo, di cui parla il Vangelo di Matteo!

Eccellenza Rev.ma,
Illustre Sig. Ministro,
Autorità civili e religiose,
Signore e signori, (o meglio, fratelli e sorelle)

Sono lieta di poter essere qui con voi e partecipare a questa importante Manifestazione. Anzitutto, desidero rivolgere un particolare ringraziamento al Portavoce del Forum, Natale Forlani, che grazie alla sua sensibilità ha saputo “ascoltare” anche la voce dei lavoratori immigrati e di conseguenza si è fatto il pro-motore dell’iniziativa di quest’oggi.

Siamo tutti Migranti qui: pescati oggi chi dalla Lombardia, chi dal Veneto, chi dalla Romania… Cristo è il nostro unico denominatore comune. Che motivi abbiamo per sentirci immigrati o, peggio, “stranieri”?

Oltre quattro milioni di persone, che provengono da ogni angolo della Terra, sono ormai “cittadini” di questa terra. Tutti noi siamo portatori di valori e di esperienze, e creiamo ricchezza e futuro in questo Paese. (Perché senza i cosiddetti “stranieri” il Pil italiano sarebbe ancora più ridotto.)

La nostra casa è ovunque noi ci sentiamo “a casa”; forse quella in affitto, magari senza contratto e ad un costo altissimo, oppure, quella che, se siamo “fortunati”, riusciamo a comprare, indebitandoci per il resto dei nostri giorni con un mutuo trentennale…
Qui, dovremmo sentirci a casa. E ci sentiamo a casa, in effetti, quando i nostri fratelli ci accolgono e quando noi stessi accogliamo chi è nel bisogno. Perché il nostro punto di forza sta nella fratellanza, nell’accoglienza.

Il cristiano, cioè io, tu, riconosce nell’altro il “volto di Cristo”, per questo non può rifiutarsi di accogliere lo straniero, di aiutare il prossimo, il migrante… Non è una questione di nazionalità…o di etnia o di colore della pelle… Noi siamo i pesci di ogni genere raccolti dalla rete di Cristo!

Nel 2007, l’INAIL denunciava oltre 900.000 infortuni annui, 1.300 dei quali circa mortali, a cui si sommano gli oltre 26.000 casi di malattie professionali; e questi dati, naturalmente, si riferiscono solo agli incidenti denunciati. Le statistiche vedono i cittadini romeni al primo posto per gli incidenti sul lavoro in Italia. Certo, siamo la comunità più numerosa, ma abbiamo anche la peggio: quasi ogni giorno un lavoratore immigrato muore nei cantieri e non è insolito che i loro corpi siano murati. Di questi, non abbiamo statistiche, né dati ufficiali. Spesso ci viene chiesto l’aiuto. I familiari dalla Romania non hanno i mezzi per rimpatriare le salme dei propri cari: figli, mariti, padri…che per mesi rimangono negli ubitori in tutta Italia.

Nel cap. V dell’Enciclica “Caritas in Veritate”, Benedetto XVI scrive: Una delle più profonde povertà che l’uomo può sperimentare è la solitudine.” Ebbene, vorrei aggiungere che se la solitudine è una scelta personale, non è un fattore di povertà, anzi!, ma se questa è causata dai nostri simili, se la solitudine e l’isolamento e la morte sono causate da chi invece ci potrebbe ascoltare, eventualmente meglio accogliere, allora sì…questa è una povertà profonda per l’umanità. Personalmente, l’ho sperimentata e potrei dare infiniti esempi, ma mi limiterò a ribadire che il primo passo verso l’accoglienza dell’altro, dello “straniero”, è l’ascolto. Non possiamo pensare di riuscire a fare il bene se prima non siamo capaci di ascoltare. Se rifiutiamo anche solo di ascoltare, siamo sì profondamente poveri.

Nel 1989, è stato abbattuto il Muro di Berlino ed in Romania, è stata messa fine alla dittatura di Ceausescu: un sistema corrotto, costruito su bugie, diseguaglianze ed ingiustizie, il comunismo, è stato distrutto, e sono passati già vent’anni…. Ora, dieci Paesi dell’ex blocco comunista fanno parte di una sola grande Patria Europea comune. Ma, pur con l’allargamento dell’Unione Europea, e con l’abbattimento delle frontiere, vediamo che vi sono ancora molti, troppi i “muri” ideologici, le barriere mentali e le frontiere intorno a noi, costituite dai pregiudizi e dagli stereotipi, che ci separano gli uni dagli altri. Vent’anni sono passati, e sono stati fatti, certo, importanti passi in avanti, ma la società attuale deve ancora acquisire quella visione chiara ed obiettiva, per non dire cristiana, sul fenomeno dell’immigrazione: il nostro compito è quello di aiutarci a comprendere questo fenomeno attraverso l’educazione delle coscienze; è necessario, inoltre, ribadire il carattere transeunte della propria presenza qui sulla terra, da stranieri in una città che ci ospita solo temporaneamente, perché la patria vera e definitiva del cristiano – come dice Tertulliano (De Idolatria) è il cielo: licet convivere cum ethnicis, commori non licet.

IRFI “Italia-Romania Futuro Insieme”, che io rappresento, è l’Associazione che insieme ad altre realtà associative ha dato vita alla FARI (Federazione delle Associazioni dei Romeni in Italia) per far sì che un milione di romeni residenti in questo Paese faccia sentire la loro voce in un unica voce. Di recente a Roma, è stato siglato un Protocollo d’Intesa tra FARI (Federazione delle Associazioni dei Romeni in Italia) e Italia Lavoro, Agenzia tecnica del Ministero del Lavoro, della Salute e della Previdenza Sociale per la promozione dell’occupazione, delle politiche attive del lavoro e dell’assistenza tecnica ai servizi per l’impiego sull’intero territorio nazionale, con particolare riguardo alle aree depresse ed ai soggetti svantaggiati del mercato del lavoro. Con l’accordo, si vuole attivare forme di collaborazione dirette e promuovere presso i lavoratori rumeni la conoscenza diffusa delle politiche e delle misure messe in campo dal Governo e dalle regioni per sostenere l’occupazione e fronteggiare la crisi; il raccordo con il sistema dei Servizi pubblici e privati di sostegno ai lavoratori ed alle Imprese e la partecipazione attiva dell’associazionismo ai programmi realizzati sul territorio.

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” Così recita l’articolo 1 della Costituzione Italiana. Attraverso il lavoro abbiamo il privilegio di contribuire al benessere di milioni di persone in questo Stato. Sì, ma quale lavoro? Il lavoro che dà dignità alla persona umana, il lavoro in regola, il lavoro che non fa vergognare, né umiliare. Per molti, troppi anni gli immigrati si sono adeguati, accettando anche il lavoro in nero, sottopagato oppure non pagato affatto.
A 62 anni quasi dall’entrata in vigore della Costituzione Italiana, oggi che anche i romeni, i polacchi, i bulgari siamo parte integrante, come li italiani, della tanto ambita Patria Europea comune, vogliamo far sì che questo primo articolo della “Bibbia laica” del popolo italiano, come la definisce il Presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, sia vivo ed attuale: noi, tutti insieme, possiamo fare dell’Italia davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro.”

Nel 2003,  ho conosciuto Miranda, una brillante professoressa del Virgilio. Ero studentessa universitaria alla LUMSA, lei in pensione; io le facevo compagnia il pomeriggio, lei, in cambio, mi dava ripetizioni di letteratura e di latino.
Quando, all’improvviso si ammalò e capì che da sola non ce l’avrebbe fatta, mi confessò il suo timore di finire abbandonata in un ospizio. La sig.na Miranda aveva vissuto sempre da sola, da quando le era morta la mamma, e non aveva parenti vicino che si potessero prendere cura di lei.
Le dedicavo poco del mio tempo, standole vicina, accompagnandola a Messa oppure per fare la spesa. Piangeva sovente, alzava le mani verso il cielo, chiedendo a Dio: “Perché?”. Le promisi che non l’avrei mai abbandonata, ma io sapevo che da sola non ce l’avrei fatta; quindi, chiesi a mia sorella di stare con lei a tempo pieno. Le siamo rimaste accanto per 6 lunghi anni, fino a quando Miranda non ci ha lasciati lo scorso maggio. Per quanto mi riguarda, so che quest’oggi è un miracolo che lei ci ha fatto!

L’ascolto e l’accoglienza non è mai a senso unico: Miranda ha accolto noi e ci ha donato il suo sapere, il suo amore, mentre noi abbiamo accolto lei in cuore nostro, nella nostra vita, ed insieme eravamo diventate come una famiglia.

Il problema erano i documenti di lavoro, perché la Romania non era ancora entrata nell’UE. Ricordo che Miranda chiese aiuto ad una sua cara amica, allora secondo segretario presso il Quirinale (Presidente Ciampi), per mettere in regola me e mia sorella. Portai io stessa i documenti, che arrivarono sul tavolo dell’allora sottosegretario al Welfare, On. Maurizio Sacconi. La sua risposta, dell’On.le, fu: “non è possibile fare nulla fino al prossimo Decreto Flussi”, che arrivò due anni dopo, nel 2006. Così io lavorai con un permesso per motivi di studio e mia sorella da clandestina.

Come ministro del Lavoro, lei oggi ha il potere di cambiare lo stato di molte cose. Siamo fiduciosi che anche la nostra voce troverà ascolto in quanto i tempi sono ormai maturi e sopratutto perché abbiamo bisogno li uni degli altri.

Ringrazio tutti per avermi ascoltata. Multumesc pentru atentia acordata.

Intervento di Simona C. Farcas,
Presidente dell’Associazione IRFI “Italia-Romania Futuro Insieme” onlus
alla Manifestazione “La Caritas in Veritate e l’accoglienza dei lavoratori immigrati”
Domenica 22 Novembre 2009, ore 9:15, Chiesa del Santo Spirito in Sassia
Via dei Penitenzieri, 12 – Roma

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