Sei di parte? Ti metto da parte.


Il giornalista, chichessia, romeno italiano o apolide, ha un dovere sacrosanto nei confronti dei lettori (mi riferisco qui, in particolare, ai giornalisti romeni in Italia e a tutti coloro che ogni tanto si occupano della Romania, in generale e della comunità romena in Italia, in particolare): “informare prima di tutto”.Se non lo fa (o non lo sa / vuole fare…), che non si meravigli poi se i lettori non leggeranno più i suoi articoli etc.; può continuare a sbandierare nomi di personaggi illustri con cui collabora o testate importanti per cui scrive, non è questo che fa di lui un vero giornalista, non è per questo che noialtri lo rispetteremo.

“Bisogna inoltre tenere a mente che il giornalista non è il padrone del pubblico, ma il suo servitore, e che deve fare il giornale non per servire la propria ambizione, le proprie passioni, le proprie amicizie, i propri interessi, ma per istruzione e divertimento del pubblico. In questo il pubblico ha il fiuto finissimo : per quanto il giornalista sia abile, i lettori s’accorgono subito se ha sistematicamente un secondo fine, e allora guai a lui! Il pubblico compra il giornale per essere informato di tutto quel che accade: è dunque un dovere di stretta onestà pel giornalista di non ta­cergli nulla. Occultare una notizia perchè danneggia i nostri amici politici, sorvolare sopra un fatto per non giovare al partito avversario, non parlare di Tizio o di Sempronio per non far loro la réclame, mentre Tizio e Sempronio hanno fatto qualcosa di clamoroso, sono piccole disonestà, che indispettiscono il pubblico e che riescono a tutto danno dello spaccio del giornale. Il pubblico perdona più facilmente un articolo appassionato ed ingiusto che certi artificiosi silenzi, certi escamotages di notizie, da cui si sente mi­stificato. « Giuro di dire la verità, tutta la verità », dice il testimone prima di cominciare la sua deposizione. Il giornalista è un testimone; egli deve dare al pubblico non soltanto le notizie del giorno, ma tutte le notizie del giorno, per quanto qualcuna possa increscergli.”

Tratto dall’articolo di Eugenio Torelli Viollier (co-fondatore nel 1876 di quello che è oggi il principale quotidiano italiano, il Corriere della Sera), “La stampa e la politica” (Milano 1881).

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