La fedeltà a Roma della Chiesa greco-cattolica romena


unum_sintAll’inizio del mese di maggio il cardinale prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, Leonardo Sandri, ha compiuto la sua prima visita in Romania. Nell’incontro con i vescovi greco-cattolici, svoltosi a Blaj, ha esordito richiamando quanto Benedetto XVI fin dall’inizio del pontificato ha ricordato alla Chiesa, ossia che la scelta ecumenica compiuta dal concilio Vaticano ii è irreversibile e costituisce il punto di riferimento delle relazioni interecclesiali, anche se talvolta comporta sofferenza:  “Nulla dobbiamo lasciare di intentato – ha affermato il porporato – per condividere la preghiera di Cristo al Padre:  ut unum sint“.

Il cardinale Sandri ha aggiunto che le sfide del dialogo costituiscono una strada ardua. Nonostante ciò, concentrarsi su di esso è una grazia e comporta l’accettazione dell’altro e ciò esige reciproca conversione interiore. Il Santo Padre lo aveva ricordato anche nella recente visita ad limina compiuta dai vescovi orientali e latini di Romania, sottolineando che la comprensione delle urgenze evangeliche diventa difficile se è alimentata da tentativi di rivalsa gli uni sugli altri, che sono estranei allo spirito ecclesiale.

A questo proposito, il cardinale ha invitato la “Chiesa Romena Unita con Roma”, come essa si qualifica ufficialmente, a promuovere iniziative ecumeniche con rinnovata fiducia, soprattutto nella celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità, nelle reciproche feste patronali e in tutta la possibile collaborazione pastorale, tentando di raggiungere una intesa sulle questioni delle proprietà e dell’uso dei luoghi di culto e compiendo ogni possibile passo concreto di riconciliazione e di avvicinamento. Ha citato la lettera apostolica Orientale Lumen, di cui ricorreva il 2 maggio scorso il xv anniversario di pubblicazione per ricordare l’invito rivolto dal servo di Dio Giovanni Paolo ii alla Chiesa latina “a farsi sempre più attenta al patrimonio dell’Oriente cristiano considerandolo un tesoro spirituale per tutta la Chiesa”. Ciò esige di conseguenza uno spirito di fraterna reciprocità nelle relazioni tra orientali e latini in seno all’unica Chiesa cattolica.

Passando ai problemi interni alla Chiesa greco-cattolica, il prefetto ha richiamato l’attenzione sullo “stato attuale della secolarizzazione per unire le forze nel confronto con un mondo piuttosto ostile nella pratica dei valori cristiani”. Ciò comporta, in primo luogo, un attento discernimento spirituale e un’adeguata formazione dei seminaristi “per avere un clero responsabile e dedito al Vangelo”. Si è poi detto contento perché “buona parte degli stretti collaboratori dei vescovi nelle singole eparchie sono formati in modo adeguato, anche all’estero, e specialmente nel Pontificio Collegio Pio Romeno in Roma”. Così si è riferito all’Anno sacerdotale ringraziando la Chiesa locale per quanto ha fatto “sia a livello spirituale sia a livello formativo” e ha informato che la Congregazione per le Chiese orientali e la Roaco (Riunione opere aiuto Chiese orientali) stanno cercando “di fare il possibile per offrire un valido sostegno spirituale e materiale ai sacerdoti orientali nel mondo”.

Un altro punto su cui il cardinale Sandri si è soffermato è stato la necessità di “migliorare l’organizzazione dei seminari della Chiesa greco-cattolica romena” e di curare adeguatamente le vocazioni al celibato sacerdotale, vivamente raccomandato in un contesto che conosce la prassi antica del sacerdozio uxorato:  ogni eparchia potrebbe pensare a condizioni migliori per la formazione del clero celibe, perché esso costituirebbe un grande vantaggio per la Chiesa greco-cattolica in patria e per la pastorale dei fedeli emigrati, il cui numero è sempre in crescita. Si tratterebbe – ha ribadito il porporato – “di una apprezzabile e urgente espressione di missionarietà in linea con l’ecclesiologia di comunione inter-ecclesiale postulata dal concilio Ecumenico Vaticano ii. Ma certo questa riflessione non vuole significare un invito alla fuga dalla realtà e dalle urgenze pastorali della amata patria romena”.

Il cardinale ha chiesto, infine, di riflettere sull’istituzione di strutture per l’assistenza spirituale ai romeni all’estero:  “Dalla visita ad limina a oggi – ha detto ai vescovi – sono proseguiti i contatti per individuare una possibile figura di riferimento gerarchico, che sia autorevole allo scopo”. E ha concluso riconoscendo che la Chiesa greco-cattolica è ben inserita nella cultura del Paese, non solo perché nel passato è stata creatrice di alcune sue componenti essenziali, ma perché adesso il fermento della sua presenza può offrire le garanzie di una solida proposta morale in modo da edificare una società autenticamente umana. ut_unum_sint

Di grande importanza è il dialogo “con la cultura a livello nazionale e l’attenzione a non confinare i progetti al solo orizzonte particolare”. La Chiesa cattolica orientale del resto ha una rappresentanza vescovile a Bucarest e numerose comunità all’estero, che la aprono a prospettive universali. Sono provvidenziali opportunità per approfondire la difesa dei valori cristiani nella società civile. Alla riunione episcopale erano presenti, tra gli altri, l’arcivescovo maggiore Lucian Muresan e il nunzio apostolico in Romania, arcivescovo Francisco-Javier Lozano.

In precedenza, il cardinale Sandri aveva partecipato alla divina liturgia nella cattedrale di Blaj, sottolineando nell’omelia come “attraverso le tenebre della persecuzione sia stato possibile preparare e contemplare il miracolo della risurrezione”. La visita del prefetto aveva avuto altri momenti significativi, quali la sosta di preghiera nella chiesa di San Basilio Magno del vicariato greco-cattolico di Bucarest, dove aveva ricordato come “questo piccolo santuario esprime l’attaccamento alla fede in Cristo, alla Chiesa e alla comunione col Successore di Pietro, rappresentando il cuore spirituale della comune appartenenza all’eredità cristiana dei vostri padri” e aveva invitato i greco-cattolici romeni a dare il loro “apporto di fede alla società romena, rinnovando l’apostolato e diventando forti come comunità, mai aspirando a forme nuove o antiche di potere mondano, ma puntando alla qualità dell’abbandono al Signore”.

Altra tappa del viaggio è stata la visita al monastero della Congregazione delle Suore della Madre di Dio di Cluj, dove il cardinale ha fatto appello a tutte le religiose di Romania perché fortifichino con la preghiera e la testimonianza la missione della Chiesa chiamata dal suo Signore a portare speranza e novità di vita personale e comunitaria per il bene dell’intera società romena. Ma soprattutto nella divina liturgia, che ha avuto luogo nella cattedrale della Trasfigurazione, si è sciolto il rendimento di grazie a Dio che conduce le sorti dei suoi figli e dalla prova li riconduce al tempo della tranquillità. Era presente l’arcivescovo Gheorghe Gutiu, pastore emerito di Cluj-Gherla, che il cardinale ha salutato come “testimone della fede”.

Egli affrontò carcere e persecuzioni in assoluta fedeltà alle promesse del battesimo e del ministero sacerdotale. Con i vescovi non pochi sacerdoti, quali il reverendo Tertulian Langa, anch’egli presente alla divina liturgia, condivisero condanne e patimenti per Cristo.

Ultimo appuntamento l’incontro con i consacrati, i seminaristi e i docenti universitari nella sede vescovile di Cluj. “Abbiamo bisogno – ha detto il prefetto – di persone che creino intorno a sé focolari di vera cultura cristiana. Nel tempo odierno, vedendo che non soltanto la fede viene attaccata violentemente ma anche la vera cultura subisce derisione ed emarginazione, come non pensare ai vostri predecessori che hanno saputo manifestare con la loro vita concreta una coerenza tale da spazzare via i castelli di sabbia creati dal comunismo?”.

Ma il momento forse più toccante è avvenuto a Sighet, nella zona di Baia Mare, luogo sacro alla memoria dei martiri della persecuzione comunista del secolo scorso:  “Cosa siamo venuti a celebrare? – si è chiesto il cardinale Sandri – innanzitutto la fedeltà. Siamo di fronte a una memoria storica che svela la comunione in Cristo e tutta la sua potenza d’amore, forgiata in quella sofferenza talora estrema che ha unito vescovi, sacerdoti, uomini politici, monaci, poeti e semplici fedeli nell’offerta di se stessi all’Eterno Sacerdote per il sacrificio di salvezza”.

La Chiesa greco-cattolica romena ha infatti pagato nei suoi figli migliori l’alto prezzo della fedeltà a Cristo e al Successore di Pietro e merita di vantarsi come “Chiesa unita con Roma”, rimanendo “Chiesa orientale” per il forte attaccamento alla fede dei padri.

Nel corso della visita, il cardinale prefetto ha incontrato il Patriarca ortodosso di Romania, Daniel:  il porporato ha recato il saluto del Santo Padre per il Patriarca e la Chiesa ortodossa, ricevendo in risposta attestazioni di fraternità e di profondo rispetto verso Sua Santità. Ovunque il cardinale Sandri si è fatto latore del saluto benevolente e della benedizione apostolica di Benedetto XVI, accolti con fervida devozione da pastori e fedeli, coltivando nel riferimento al pastore universale il ricordo incancellabile dei romeni per la visita del compianto Giovanni Paolo ii e della liturgia che la sigillò col grido:  “Unitate, unitate”.

(©L’Osservatore Romano – 2 giugno 2010)

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