UE/Eurostat: 1 donna su 2 resta fuori dal mercato del lavoro


Secondo il rapporto stilato il 9 dicembre 2010 dall’ufficio statistico dell’Unione Europea, oltre un terzo delle donne europee fra i 15 e i 64 anni e’ fuori dal mercato del lavoro.

Il rapporto Eurostat sottolinea che nel decennio appena concluso, nonostante la crisi economica di fine periodo, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e’ aumentata, con una diminuzione della disoccupazione dal 39,9% del 2000 al 35,7% del 2009.

(€UROITALIA – ROMA, 07/01/2011). Questo significa che in 9 anni oltre 5 milioni di donne in più sono entrate sul mercato del lavoro. Nonostante la crisi economica, tra il 2008 e il 2009 il numero di donne sul mercato del lavoro e’ continuato ad aumentare, passando il tasso di inattività dal 36,1% al 35,7%. Se, da una parte, l’innalzamento dell’età pensionabile di chi già lavora e, dall’altra, il maggior numero di anni dedicati a scuola e università delle più giovani sono alcuni dei fattori principali che giustificano il fenomeno, Eurostat nota però che ci sono anche differenze significative tra i paesi dovute all’atteggiamento più o meno attivo di chi cerca un lavoro durante gli studi. Guardando in particolare alle differenze tra paesi Ue, tra i 25 e i 54 anni, il tasso di inattività più alto é stato registrato a Malta (51.1%), seguita dall’Italia, dalla Romania (29.4%) e dalla Grecia (29.0%), mentre i più bassi in Slovenia (12.1%), Svezia (12.9%) e Danimarca (13.0%).

Questi dati si riflettono anche sulle motivazioni. Infatti, la percentuale delle donne che hanno addotto “motivi di famiglia” é più marcata a Malta (40,4%), seguita dalla Grecia (16,2%) e dal Lussemburgo (15,6%), mentre é minore in Danimarca (1,4%), Svezia (1,8%) e Slovenia (3,6%). Le giovani donne tra i 15 e i 24 anni sono in gran parte inoccupate in Ungheria (78,5%) e in Italia (76,1%), mentre le Olandesi (28,1%) e le Danesi (29,3%), secondo la ricerca Eurostat, sono le più integrate, grazie anche alla maggiore facilità di trovare lavori per studenti. Infine, per le donne tra i 55 e i 64 anni il tasso di inattività più elevato é stato registrato a Malta (87,9%) e in Polonia (76,8%), mentre il più basso in Svezia (30,1%) e in Estonia (33,9%).Significative le differenze rispetto agli uomini. Tra i maschi di età compresa tra i 15 e i 64 anni, il tasso di inattività nel 2009 é stato pari al 22,2%, solo leggermente in diminuzione rispetto a quello del 2000, pari al 22,8%. Se per le donne la percentuale per lo scorso anno é decisamente più alta,il contrario, invece, si é verificato per gli uomini, i più colpiti dalla crisi, la cui percentuale di inattivi é aumentata per la prima volta dal 2002, passando dal 22% al 22,2% del 2009. In particolare, sono stati i ragazzi tra i 15 e i 24 anni ad averne soprattutto fatto le spese, passando da un tasso di inattività del 52,1% nel 2008 al 53% nel 2009. La buona notizia che Eurostat dà alle donne europee, dunque, é che il loro mercato del lavoro é in costante crescita, nonostante la crisi. Tra i 15 ed i 64 anni il dato generale per i 27 paesi é stato in costante riduzione: il tasso di non occupazione era il 39,9% nel 2000, il 37,6% nel 2005, il 36,1% nel 2008 e il 35,7% nel 2009. E anche le italiane non sono state da meno: nel 2000 ad essere totalmente fuori del lavoro erano il 53,7%, nel 2009 il 48,9%. In Italia tuttavia, come si è visto, il tasso di inattività femminile e’ ancora più alto della media europea, e riguarda quasi la metà delle donne. Escludendo le due fasce d’età a più alto tasso di inattività, quella fra i 15 e i 24 anni e quella fra i 54 e i 65, considerando le donne fra i 25 e i 54 anni, la percentuale scende al 22,1% in Europa e al 35,5% in Italia. La cosa è nota ma i numeri fanno sempre impressione e confermano come nel nostro paese il lavoro femminile faccia ancora enorme fatica a trovare la sua giusta dimensione. I dati dicono che c’è stato un miglioramento dell’occupazione femminile italiana ma con uno scarto ridicolo rispetto al 53,7% di donne fuori del mercato del lavoro nel lontanissimo anno 2000.Eurostat mostra come altri paesi europei abbiano adottato da tempo una strategia del tutto diversa, brilla la Danimarca dove le donne fuori del mercato del lavoro sono appena il 22,7%, mentre noi ci comportiamo peggio di Grecia, Cipro, Romania o Polonia.Per dirla chiara, peggio di noi per le donne al lavoro c’è solo Malta (59,2%). ( di Michela Madonna su Eurosblog)

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