IMITARE


“La maggior parte della gente è altra gente. Le loro idee sono opinioni altrui, la loro vita un’imitazione, le loro passioni una citazione.”

Oscar Wilde, De Profundis, 1905/59 (postumo)

 

“Un’imitazione caricaturale, esagerata, di qualcuno che conosciamo non è altrettanto divertente quanto quella che quasi non si può distinguere dall’originale.”
Aldous Huxley, Il piccolo Messicano, 1924


(€UROITALIA – Castelnuovo di Garfagnana-LUCCA, 22.01.2011). In Italia un giovane su cinque non studia e non lavora. È l’allarme lanciato dall’Istat, nell’annuale rapporto «100 statistiche per capire il paese in cui viviamo». I dati si riferiscono al 2009 e parlano di poco di due milioni, il 21,2%, tra i 15-19 anni che non sono più inseriti in un percorso scolastico o formativo, ma neppure impegnati in un’attività lavorativa. Si tratta della quota più elevata a livello europeo.

 

Mi sembra di assistere ad uno spettacolo di Zelig… Invece abbiamo a che fare con una notizia che dimostra l’incapacità di una società di puntare al rilancio, l’incapacità di una classe dirigente nel “educare” i suoi figli. Una totale mancanza di affetto e rispetto verso coloro che sono il futuro. Un dato che fa venire il mal di testa, ma che passa poi in secondo piano poiché alla nazione, beh, importa ciò che il Premier combina nella sua Arcore. Tanto il futuro non è ancora arrivato, non ha senso  allarmarsi inutilmente.

 

Eppure io sono allarmato. Sono allarmato perché vedo come la stragrande maggioranza dei giovani che ora sono sui banchi di scuola sono “degli esperimenti mal riusciti”, incapaci nel crearsi una propria opinione, senza alcuno scopo se non quello di far passare il tempo come in un video gioco. Ecco siamo di fronte ad una generazione che vive in una dimensione virtuale. Sono noncuranti, insoddisfatti, annoiati… e perennemente distratti.

 

Chi di dovere risponde con una facilità disarmante: l’economia sta cambiando, il mondo sta cambiando e i giovani dovranno cambiare. Riprofilarsi, ecco è questa la parola più in voga usata un paio di giorni fa da un rappresentante del Governo. Cioè, udite udite: riprofilarsi! Allora io faccio ricorso agli anni ’90 e alle grandi rivoluzioni, alla nascita del capitalismo selvaggio, quando i 40enni erano di fronte ad una nuova sfida: l’apertura di nuovi orizzonti per coloro che sapevano rimettersi in gioco. Per coloro che sapevano riprofilarsi. E qui, la domanda sorge spontanea: come fa un giovane a riprofilarsi se manco li viene data la possibilità di entrare nel mercato del lavoro? E la definizione di giovane, non esclude la presenza di una preparazione insoddisfacente? No, affatto, se siamo di fronte ad dei veri e propri autogol di una politica gobba, limitata e terroristica.

Ci viene detto che l’Italia produce “mestieri” non richiesti… Domanda: ma il tutor, la gente che si occupa con l’orientamento dei giovani, i cervelloni che hanno “riformato e riformato” il sistema scolastico, i genitori a cosa servono? Se non orientare i propri giovani verso un’educazione professionale “intelligente”, di cui frutti potranno usufruirne una volta completata? Ci viene detto che i giovani non sanno più lavorare. Beh, io ho studiato che “un bambino tende a imitare l’adulto”. Non staremmo mica a parlare forse di una semplice, banale imitazione?

di Liviu Rarunchi

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