“I ragazzi di via Bravetta” per parlare apertamente del degrado sociale


(€UROITALIA – ROMA, 31.01.2011). Gli studenti del Liceo Seneca di Roma hanno incontrato lo scrittore Fulvio Melillo,  avvocato penalista, autore del libro “I ragazzi di via Bravetta” per parlare di giovani, degrado sociale, bulli nell’Urbe eterna.

Siamo lieti di pubblicare l’articolo-intervista a Fulvio Melillo, che la nostra collaboratrice e studentessa al “Seneca”, Bianca L. Chirnoaga, alias Elide Chi., ha realizzato in occasione dell’incontro con l’autore de “I ragazzi di via Bravetta. Omicidio di Forte Apache.” il 21 gennaio scorso.

E’ una novità assoluta nell’ambito scolastico, quella di avere un incontro reale con gli scrittori dei libri proposti in classe per la lettura da parte degli studenti. Uno dei primi libri letti per la scuola quest’anno è “I ragazzi di via Bravetta”, un avvincente specchio della realtà che tratta di un episodio reale, di cronaca nera, accaduto a Roma.
Fulvio Melillo, avvocato penalista e scrittore, ha reso l’onore di offrire un  po’ del suo tempo per confrontarsi con i giovani della nostra scuola, capire ciò che pensano e rispondere adeguatamente alle nostre domande. L’evento  è stato organizzato dall’ Istituto romano d’istruzione superiore liceo “Lucio Anneo Seneca”, e si è svolto il 21 gennaio 2011.

“Incontro memorabile poiché interessante ed educativo”- dice Eleonora, alunna partecipante all’incontro L’argomento principale, il degrado sociale in cui viviamo, rappresentato dall’episodio immortalato  nel libro, a Roma, più precisamente nell’obbrobrio architettonico di “Forte Apache”.
Dopo il momento clou dell’incontro, lo scrittore Fulvio Melillo ha accettato di rilasciare un’intervista a uno dei partecipanti. Tra le domande poste vi è la curiosità di sapere la motivazione della stesura del libro, e quindi anche dell’episodio a Forte Apache trattato. “Forte Apache lo conoscevo da tempo perché avevo difeso molte persone per furti, ricettazioni ecc. valeva la pena di essere raccontato (senza voler scomodare Saviano, una piccola Gomorra ) e il fatto che in questo luogo sia accaduto un fatto così grave, un omicidio, è stato un ulteriore stimolo.”, replica lo scrittore.
Quali sono i motivi per i quali Lei ha scelto di diventare un avvocato penalista? “Non c’è un motivo per cui ho fatto la scelta di diventare avvocato – risponde F. Melillo – la verità è che ho scelto legge quasi per caso. Il diritto penale è stata una delle poche materie che mi è veramente piaciuta mentre studiavo!”
Durante l’intervista lo scrittore-avvocato ha spiegato agli studenti la sua scelta per quanto riguarda il linguaggio utilizzato nel libro. Un linguaggio particolare per i libri, perché molto colloquiale e dialettale, perché “in questo modo ho voluto riprodurre la realtà. Ho cercato di far parlare i delinquenti con la loro voce”, ha continuato Melillo.
Come ben sappiamo, nella vita non è facile separare completamente l’ambito lavorativo da quello strettamente personale. Nonostante sia stato chiamato da alcuni “avvocato di famiglia” F. Melillo non si definisce così, anche se molte volte difende in tribunale più membri della stessa famiglia. E dice che come rapporti si arriva ad una maggior confidenza, ma niente di più.
Melillo è una persona di successo nella propria professione, ma anche un padre modello. A proposito del tempo dedicato alla famiglia e delle ripercussioni che il lavoro potrebbe avere sulla vita privata, “il lavoro quando arrivo a casa lo lascio fuori dalla porta; ho tre figli che sono immensamente più importanti del lavoro. L’unica influenza che può avere il lavoro è sulla qualità della vita: mia moglie ed io lavoriamo entrambi e dobbiamo sempre correre”, risponde con orgoglio l’autore de “I ragazzi di via Bravetta”.
Domanda: Che cosa pensa dell’attuale società italiana, soprattutto di quella che stanno affrontando i giovani? Come si potrebbe renderla più positiva ?

Secondo F. Melillo “il discorso sarebbe lungo e pessimistico, ciò che è certo è che ciascuno di noi può far nel suo piccolo qualcosa affinché tutto migliori; mi riporto alla frase del “Che” scritta nelle prime pagine del libro “I ragazzi di via Bravetta”, ovvero che ciascuno di noi dovrebbe sentire come propria ogni giustizia commessa contro chiunque in ogni parte del mondo.”

Dopo aver risposto alle domande degli studenti, lo scrittore invita tutti a leggere, se interessati, il suo nuovo libro “Johnny Mulo genesi di un assassino” in cui parla di crimini commessi da malati di mente, “ma si ride anche molto”, conclude l’autore.

Con un sorriso concluderei il mio articolo auspicando la speranza che la mia generazione riprenda a sfogliare i libri, in quanto solo la buona lettura ci può consentire di formarci opinioni proprie in merito al degrado sociale e altri disastri che la società moderna ha prodotto. Spetta a noi giovani cambiare la realtà, in meglio.

(Elide Chi.)

 

Fulvio Melillo è nato nel 1970 a Roma, dove vive tuttora con sua moglie e i suoi tre figli. È Avvocato penalista dal 1998 (ma abilitato al patrocinio innanzi alle preture già dal ‘96). Questo è il suo primo libro.

 

I ragazzi di via Bravetta. Omicidio di Forte Apache

di Fulvio Angiolillo

collana: Strade

pp 66

isbn 978-88-567-1241-4

euro 10.50

“La ricostruzione dell’omicidio di un ragazzo albanese, avvenuto in un complesso di case denominato “residence Roma” di via Bravetta alla periferia della Capitale, apre la visuale su un contesto di delinquenza e degrado, in cui furti, spaccio di droga e lotte tra le varie famiglie e i diversi gruppi etnici coesistenti sono all’ordine del giorno. Un motivo futile il complimento alla ragazza sbagliata e, in un crescendo di violenza e aggressività, ci scappa il morto. L’autore, avvocato penalista, ci riporta in modo preciso e professionale i fatti, tratteggiando nel frattempo la squallida e difficile realtà di disagio e mancata integrazione di tante periferie italiane, simboleggiate da Forte Apache, il famigerato residence di via Bravetta.”(Fulvio Melillo)

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