ROMA/ INTERVISTA ESCLUSIVA A FRANCESCO SIDOTI, CRIMINOLOGO, su “ETICA E METODO DELL’INTELLIGENCE”. OGGI LA CONFERENZA ALLA FONDAZIONE DRAGAN


“In nessun paese al mondo il potere democratico è stato altrettanto indagato, perseguito, giudicato come in Italia.”

Conferenza prof. Francesco Sidoti

prof. Francesco Sidoti (Foto: Simona C. Farcas)

 

EUROITALIA – ROMA, 12 aprile 2011 (Simona C. Farcas) – Specialista di devianze, open source intelligence, investigazione criminale, Francesco Sidoti insegna criminologia e sociologia nell’Università di L’Aquila, dove ha fondato e presiede il Corso di laurea in Scienze dell’Investigazione. In passato è stato borsista CNR a Torino con Norberto Bobbio, Docteur de Troisième Cycle a Parigi con Alain Touraine, Guest Scholar – The Brookings Institution Secretary RC29 – International Sociological Association (2010-2014),  oltre che consulente della Commissione Parlamentare Antimafia (1992-1994); inoltre, è stato direttore del Dottorato in Diritto penale e criminalità organizzata nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari, direttore del Dottorato in Criminologia nell’università Ludes di Lugano; Fellow, Center for Terrorism Studies and Security Research, Facoltà di Scienze Politiche, università di Belgrado; nel 2008, direttore Scientifico dell’Osservatorio provinciale sulla criminalità e sicurezza, Treviso; insieme con Ferdinando Imposimato, direttore dell’<<Osservatorio sui fenomeni criminali>> dell’Eurispes. Ha insegnato materie politologiche, sociologiche, criminologiche in varie università italiane (Facoltà di Scienze politiche, Facoltà di Giurisprudenza, Scuola di perfezionamento in Criminologia e psichiatria forense della Facoltà di Medicina, Scuola per assistenti sociali, Facoltà di Scienze della Formazione, Facoltà di Psicologia).  Molti riferimenti alla “modesta” biografia del prof. Sidoti sono su internet, dove si possono trovare ulteriori riferimenti alle sue precedenti imprese (anche sul tema dell’intelligence), ad esempio, su youtube e su facebook.

La questione dell’etica nel campo dell’intelligence, la sua influenza sui metodi di cui ci si avvale e le possibili degenerazioni determinate da una scarsa consapevolezza in merito sono dunque il tema della conferenza del prof. Francesco Sidoti, Ordinario di Criminologia e Presidente del Corso di laurea in Scienze dell’Investigazione dell’Università degli Studi de L’Aquila,intitolata “Etica e metodo nell’intelligence”, prevista per oggi, martedì 12 aprile 2011, alle ore 17.30, presso la prestigiosa sede romana della Fondazione Europea Dragan, in Foro Traiano 1/A.

 

Francesco Sidoti - Fondazione Europea Dragan

prof. Francesco Sidoti (Foto: Simona C. Farcas)

Contattato dalla nostra redazione, il prof. Sidoti ha riassunto per l’Agenzia giornalistica EUROITALIA, in anteprima, il suo intervento di oggi: “gli italiani sono stati frequentemente, autorevolmente, gravemente accusati di mancare di civismo e di senso morale. Contesto questa vulgata e ritengo che sia un problema di intelligence. Nella mia relazione mi propongo innanzitutto di ricordare il principio della pluralità degli ordinamenti giuridici e morali, con cenni alle trattazioni classiche (che sottolineano l’esistenza di un codice di regole perfino tra i ladri, a cominciare dalle argomentazioni contro Trasimaco).  Per non addormentare gli astanti e per non deludere le aspettative dei benpensanti, farò cauti ma cospicui cenni alle più oscure forze del male: la P2, Gladio, la struttura Delta, l’Anello, la Tavola. Non si preoccupi per il buon nome della struttura che mi onora con il suo invito: mi limiterò a ricordare che in nessun paese al mondo il potere democratico è stato altrettanto indagato, perseguito, giudicato come in Italia. I grandi capi della mafia sono in galera, e, per non farli sentire unilateralmente perseguitati, ogni giorno si associano camorristi e ndranghetisti alle patrie galere. Eccetera. Visto e considerato, mi sento italiano e mi ritengo fortunato per questo. Nonostante tutto.”

 

Intervista esclusiva a Francesco Sidoti, Ordinario di Criminologia e Presidente del Corso di laurea in Scienze dell’Investigazione dell’Università degli Studi de L’Aquila, su “Etica e metodo a dell’intelligence”, oggetto della conferenza di martedì, 12 aprile 2011 presso la Fondazione Europea Dragan – Roma. A cura di Simona C. Farcas

 

Simona C. Farcas (S.C.F.): Professore, davvero esiste un’etica dell’intelligence nell’immaginario collettivo?

Prof. Francesco Sidoti (Prof. F.S.): In generale, premetto che quando parlo di etica, mi riferisco innanzitutto non ad un’esaltazione acritica dei postulati etici (che di fatto sono plurali e spesso contraddittori), ma soprattutto all’uso strumentale che ne viene fatto per demonizzare gli avversari.In particolare, se per etica si intende un insieme di regole di condotta, esiste etica in ogni gruppo organizzato, secondo un’antica e celebre tesi di Platone: tutti, perfino una banda di ladroni devono avere un condiviso codice di riferimento per i propri comportamenti. Ci sono stati gentiluomini nell’intelligence e ci sono stati esempi di gentiluomini con la schiena dritta.

S.C.F.: L’etica dell’intelligence si ispira ai principi fondamentali dei diritti dell’uomo ?

Prof. F.S.: Diritti e doveri sono due facce della stessa medaglia. Esistono i sacri diritti dell’uomo ed i doveri istituzionali dell’intelligence.

S.C.F.: O almeno non contraddice il rispetto per i diritti umani ?

Prof. F.S.: In un paese democratico formalmente non può si contraddire il rispetto dei diritti umani. Ma c’è sempre una discussione sui contenuti e sui confini; ad esempio, il presidente George W. Bush ha difeso la politica del suo governo sulla tortura, supportato dal sostegno di eminenti giuristi ed opinionisti, ad esempio Alan Dershowitz, ritenuto il più autorevole o tra i più autorevoli giuristi americani.

S.C.F.: Se esiste, da quali servizi viene osservata ? E da quali violata o eventualmente  ignorata?

Prof. F.S.:I primi sospettati sono quei paesi che non sono democratici e quei paesi dove, invece dei diritti umani, vige di fatto il principio: salus populi, suprema lex (che viene formulato in Cicerone, ma si ritrova poi a sigillo di tutta la tradzione repubblicana, in Machiavelli, Hobbes eccetera).

S.C.F.: Le scienze dell’investigazione comprendono un’etica dell’investigare?

Prof. F.S.:La tensione etica è continuamente sottoposta alla tentazione di scambiare indizi per prove, fischi per fiaschi, lucciole per lanterne, ipotesi per fatti. Non c’è imbroglione che non senta attrazione per un mondo che istituzionalmente è specializzato nella coltivazione della doppiezza (che, secondo molti traditori, sarebbe un carattere distintivo dell’identità nazionale: il nicodemismo non è made in Italy e l’arte di arrangiarsi non può essere confusa con l’arte dell’ipocrisia).

S.C.F.: I metodi dell’intelligence si avvalgono della criminologia ?

Prof. F.S.: Dovrebbero avvalersene, anche se esistono motivate resistenze, vista la poliedricità di tendenze esistenti nella disciplina.

S.C.F.: E di quali altre scienze ?

Prof. F.S.: L’intelligence si dovrebbe servire di tutte quelle scienze che sono incarnate in scienziati sensibili all’amor di patria e all’interesse nazionale.

S.C.F.: L’impiego delle nuove tecnologie nel metodo dell’intelligence è esclusivo rispetto metodi tradizionali ?

Prof. F.S.: No. Qualunque cosa si intenda per metodi tradizionali.

S.C.F.: Dai giornali emerge che la Romania è stata soprannominata “La terra degli 007” (circa 12mila agenti). Il Servizio Romeno delle Informazioni (SRI) avrebbe un numero di ufficiali per abitante sei volte maggiore dell’FBI (cioè 571 su un milione di abitanti). E ad Oradea (Romania), è in fase di realizzazione lo HUMIT (HUMAN Intelligence), centro “d’eccellenza” di spionaggio e controspionaggio dell’Alleanza Nord Atlantica, formato da agenti romeni “made in NATO”, coordinato dal Comando Alleato per la Trasformazione, con la sede a Norfolk (USA). Ci interessa un Suo commento a riguardo.

Prof. F.S.: Se quanto riportato corrisponde al vero, sarebbe molto istruttivo in merito ai pensionati della guerra fredda, vinta da molti che non avevano creduto nella possibilità, nella convenienza, nella legittimità, nella moralità di una vittoria. Durante la guerra fredda, i migliori sono stati gli italiani, sia dal punto di vista morale, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista del risultato finale. Il mio eroe e punto di riferimento sull’argomento è l’ammiraglio Martini, gentiluomo dalla schiena dritta, che, sul piano interno ed internazionale, è stato rispettato da tutte le persone per bene e temuto da tutti gli altri. Quando scomparve nel 2003, Carlo Azeglio Ciampi ne ricordò “l’attaccamento al dovere, lo spirito di sacrificio e di amor di Patria”. Gli italiani hanno integrato e supportato in mille modi (e quando dico mille, includo anche i modi oggi assai equivocati da una pubblicistica tanto fiorente quanto sorprendente) la politica del Vaticano verso l’Est. Senza quella politica (che fu, anche moralmente, senza esclusione di colpi e di mezzi), l’Impero del Male non sarebbe caduto. Sulle amare (e spesso luride) trincee della guerra fredda, incluse le retrovie e le frontiere (a cominciare ovviamente dal Mediterraneo e dal Medioriente), come italiani abbiamo svolto un ruolo vitale di intervento, di compensazione e di integrazione, mentre altri (almeno a sentire Priore, Pellegrino eccetera) hanno pensato molto ad inserirsi nelle vicende italiane, sporcandosi spesso e volentieri le mani con il nostro sangue (ripeto: a sentire Priore, Pellegrino, Mastelloni, Cossiga eccetera).

S.C.F.: In Italia, attualmente vi risiedono circa un milione di romeni lavoratori: esiste un pericolo criminalità “made in Romania”?

Prof. F.S.: I lavoratori rumeni debbono essere guardati come una benedizione ed un’opportunità strategica in Italia, assai rilevante per costruire in Europa un’area di solidarietà e di cultura comune. Altri, invece, sono buoni ultimi in una serie sterminata di invasioni barbariche propriamente dette, oggi allegramente ignorate dagli storici e dagli opinionisti. Petrarca e Machiavelli ne hanno scritto incisivamente, individuando questo tema come un elemento definitorio dell’identità nazionale, scolpito nelle righe finali del Principe, 1513. A qualche secolo di distanza, noto che oggi l’Italia è il paese che ha importato più mafie, spie, criminali che ogni altro paese europeo. Ritengo che ci sia in questo una grave e disdicevole sottovalutazione, nata dall’ignoranza, documentata obiettivamente, ad esempio nei rapporti della Direzione Nazionale Antimafia. Come nella guerra fredda, siamo esposti in prima linea, mentre fuori dai confini nazionali molti pensano soprattutto agli affari propri, o a intervenire insidiosamente e sfacciatamente nelle vicende italiane. È triste che da noi esistano fenomeni di provincialismo, di servilismo, di carrierismo che impediscono una corretta percezione dei problemi: per quanto riguarda crimini e criminali, esportiamo molto meno di quello che importiamo e soprattutto investighiamo, condanniamo, incarceriamo molto di più su quello che esportiamo, svolgendo un compito che è certo ammirevole sul pano etico, dimostrando “a contrario” che c’è modo e modo di parlare di etica.

 

Francesco Sidoti - Fondazione Dragan

Fondazione Europea Dragan - prof. Francesco Sidoti (Foto: Simona C. Farcas)

Ciclo di conferenze di Scienze Politiche “Servizi segreti, intelligence e geopolitica”

L’incontro con il Prof. Sidoti si inserisce nel Ciclo di conferenze di Scienze Politiche “Servizi segreti, intelligence e geopolitica”, organizzato per l’anno accademico 2010-2011 dalla Fondazione Europea Dragan in collaborazione con l’Unità per la Documentazione storico-diplomatica e gli Archivi del Ministero degli Affari esteri, l’Istituto Affari Internazionali, l’Institute for Global Studies, il Centro universitario di Studi Strategici e Internazionali dell’Università degli Studi di Firenze e l’Institut d’Études européennes dell’Université libre di Bruxelles. Nel corso dell’anno accademico la Fondazione Europea Dragan ha ospitato esperti e illustri docenti universitari che hanno dato importanti contributi su temi come “Intelligence e geopolitica” (Gen. Carlo Jean, Presidente Centro Studi Geopolitica economica), “Servizi di intelligence e segreto di Stato” (Dott. Carlo Mosca, Già Prefetto di Roma), “I servizi segreti in Italia. Dal dopoguerra alla caduta del muro di Berlino. Dalla caduta del muro di Berlino ad oggi” (Prof. Giuseppe de Lutiis, Presidente del Centro di Documentazione storico-politica su Stragismo, Terrorismo e Violenza politica), “La HUMINT e il controspionaggio” (Dott. Massimo Bontempi, Direttore del Servizio Informazioni generali, Direzione centrale della Polizia di Prevenzione), “I servizi segreti e la prevenzione del terrorismo” (Prof. Col. Vittorfranco Pisano, Colonnello della Polizia militare dell’Esercito degli Stati Uniti d’America), “L’intelligence in economia e finanza” (Prof. Paolo Savona, Docente di Geopolitica economica Università “Guglielmo Marconi” – Roma), “Intelligence e diritto” (Dott. Marco Valentini, Prefetto di Lecco), “Per una Intelligence Policy europea” (Dott. Alessandro Politi, Analista politico e strategico), “Intelligence e intercettazioni” (Dott. Stefano Gambacurta, Capo di Gabinetto Prefettura de L’Aquila), “Il ruolo dell’intelligence nelle crisi in Medio Oriente” (Prof. Nicola Pedde, Direttore Institute for Global Studies), “Tecniche di intelligence. Dai microchip nel cervello alla biometria” (Prof. Antonio Teti, Responsabile del Supporto tecnico informatico Università “Gabriele D’Annunzio” – Chieti-Pescara), “L’intelligence nel sistema internazionale post-bipolare” (Prof. Umberto Gori, Professore emerito dell’Università degli Studi di Firenze e Presidente del Centro universitario di Studi strategici e internazionali), “Un miliardo di spie e di spiati: i servizi segreti in Cina” (Gen. Fabio Mini, Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito italiano, Fondazione Intelligence Culture and Strategic Analysis – Roma) e “A 10 anni dall’attentato alle Torri gemelle: l’attività dei servizi segreti negli Stati Uniti d’America” (Prof. Stefano Silvestri, Presidente Istituto Affari Internazionali).

Il ciclo di conferenze di Scienze Politiche “Servizi segreti, intelligence e geopolitica” si concluderà martedì, 3 maggio 2011, ore 17.30, con la relazione del Min. Plen. Giorgio Bosco del Ministero degli Affari esteri, su “I servizi e le attività di informazione e di controinformazione. Il punto di vista di un Presidente della Repubblica: Francesco Cossiga”.

Roma, 12 aprile 2011

(Simona C. Farcas)

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