Stranieri morti in italia per infortuni sul lavoro


no morti sul lavoro

Image by Cau Napoli via Flickr

Dal sito: http://cadutisullavoro.blogspot.com/


Le tragedie delle morti sul lavoro sono una miniera inesauribile di dati per capire l’evoluzione di una società e di un paese. In questo caso sono a mandarvi il grafico inerente agli stranieri morti sui luoghi di lavoro in Italia dall’inizio dell’anno. gli stranieri morti sui luoghi di lavoro dal 1 gennaio sono 57 su un totale di 549 se si tolgono le 34 vittime di cui non siamo a conoscenza della nazionalità la percentuale di stranieri morti è dell’11% sul totale di 515. E oltre il 40% sono romeni. Se ai 515 morti togliamo le vittime dell’agricoltura, che sono oltre il 33% di tutti i morti sul lavoro, e per quasi la totalità pensionati italiani, si arriva alla spaventosa percentuale del 15% degli stranieri morti sul totale.Praticamente più di un lavoratore su sette morto sui luoghi di lavoro è straniero. Gli stranieri eseguono i lavori più faticosi e pericolosi e sono quasi tutti precari o dipendenti di aziende senza tutele sindacali. E’ la condizioni a cui aspira questo governo per tutto il mondo del lavoro, con l’articolo 8 dell’ultima manovra e la libertà di licenziamento con l’ultima “promessa” all’Europa che sembra molto apprezzata dalla Marcegalia e dagli industriali. Gli industriali sono finalmente contenti. Ma hanno una visione poco lungimirante. Nelle fabbriche sindacalizzate i morti sul lavoro si contano sulle dita di una mano. In un luogo dove non c’è più contrattazione e controllo sulla Sicurezza inesorabilmente ci sarà un aumento dei morti sul lavoro e una caduta anche della qualità del prodotto. Le aziende che hanno una percentuale alta di precari sono quelle che hanno più difficoltà a reggere la concorrenza dei paesi emergenti che in quanto a bassi salari e mancanza di diritti sono insuperabili. Invece di spingere per far dotare il paese di tecnologie avanzate pensano di risollevarsi dalla crisi umiliando il mondo del lavoro e comprimendo i salari e i diritti acquisiti. Ma sono solo illusioni, i problemi nei prossimi anni, se non si cambierà strada si moltiplicheranno, nelle fabbriche dove non c’è crisi e negli enti pubblici, si scatenerà un conflitto insanabile che riporterà l’Italia indietro di 50 anni. Carlo Soricelli http://cadutisullavoro.blogspot.com

Ioan Petru Culianu


Venti anni fa veniva assassinato dal colpo di una calibro 25 lo storico romeno Ioan Petru Culianu
Ioan Petru Culianu insieme a Mircea Eliade

Ioan Petru Culianu insieme a Mircea Eliade

Quel dissidente che studiava le religioni

A vent’anni di distanza dalla scomparsa, avvenuta il 21 maggio 1991, Ioan Petru Culianu non cessa di suscitare interesse. Oltre che nel suo paese d’origine, la Romania, dove è stato ricordato a Bucarest il 23 maggio scorso, a Iasi, la città in cui nacque nel 1950, e in molte altre sedi, convegni su di lui si sono tenuti a Oxford (21-22 maggio) e all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (3 maggio).

[…]

Chi era Culianu? La sua vita e la sua morte ci riportano al comunismo e agli anni in cui l’Europa era divisa in due dalla cortina di ferro. Giunto fortunosamente in Italia dalla Romania per frequentare un corso di italiano a Perugia, Ioan Petru Culianu scelse l’Occidente e chiese asilo politico in Italia. Era il 1972.

Dopo alcuni mesi di vita raminga e disperata — passò attraverso il campo profughi di Latina, dove fino al 1989 venivano raccolti quanti fuggivano dai paesi dell’Est europeo, e tentò anche il suicidio — la generosità del rettore Giuseppe Lazzati e di Raniero Cantalamessa, all’epoca direttore del dipartimento di Scienze Religiose, gli schiusero le porte della Cattolica, accordandogli una borsa di studio che, per quanto modesta, gli permise finalmente un periodo di tranquillità. Cominciò così una delle più strabilianti avventure intellettuali del secolo appena concluso. Alla fine del 1976 passò a insegnare in Olanda, a Groninga, e una decina d’anni dopo negli Stati Uniti, a Chicago, adottato dal suo celebre connazionale Mircea Eliade come proprio erede e successore.

Scrisse diversi libri, anche di narrativa, e innumerevoli saggi di storia e teoria delle religioni. Assurse così a grande notorietà, ottenendo plauso e ammirazione, ma anche invidie e stroncature, fino alla tarda mattinata del 21 maggio 1991.

[…]

Ma chi era Culianu? Proveniva da una facoltosa famiglia della migliore borghesia intellettuale romena, la classe sociale che il comunismo aveva colpito più duramente, privandola di tutto ciò che possedeva. Nato nel 1950, crebbe fra privazioni, umiliazioni e desideri di rivalsa, nel ricordo straziante del padre, morto in solitudine. Imparò a mimetizzare, nascondere, dissimulare ciò che pensava. Oltre alle lingue, che apprendeva con incredibile rapidità, si dedicò allo studio delle tradizioni religiose, intese soprattutto come contropoteri, vie di fuga, rifugio dello spirito.

Quando arrivò in Italia la sua struttura intellettuale era già formata, come il progetto dei libri che pubblicò in seguito. Quanti lo conobbero allora (chi scrive è fra questi) si resero subito conto di essere di fronte a un personaggio fuori dal comune, a un’intelligenza che sovrastava tutti. Era trattenuto dalla povertà, dalla solitudine, dal terrore di essere assassinato, ma in Olanda e negli Stati Uniti, man mano che crebbero riconoscimenti e successo, l’insicurezza scomparve ed esplose il talento. In meno di vent’anni fece più strada di quanta qualsiasi accademico riesca a farne in un’intera vita.

[…]

Culianu non si era mai confuso con i dissidenti, ma il suo anticomunismo era lucido, senza sconti, e dopo la fine del regime di Ceausescu (1989) aveva denunciato in tutte le sedi internazionali, forte di un prestigio ormai consolidato e di possibilità d’accesso ai maggiori mass media occidentali, le ambiguità di quanto era accaduto nel suo paese: più una congiura di palazzo che una rivoluzione. Scrisse, parlò, si espose, organizzò la visita a Chicago dell’ex re della Romania, Michele. In cambio ricevette minacce e avvertimenti, tanto da rinviare il viaggio in patria — dopo la fuga non aveva più rimesso piede nel suo paese — per il quale aveva già prenotato i biglietti aerei.

Sta in piedi dunque l’ipotesi che la decisione di eliminarlo possa essere maturata nel clima torbido della Romania del tempo, dove ex comunisti della disciolta polizia segreta, la famigerata Securitate, e reduci del vecchio movimento della Guardia di Ferro prebellica si erano coagulati attorno alle posizioni ultranazionaliste di Romania mare (Grande Romania). L’ipotesi è avvalorata dal fatto che dossier Culianu raccolto a suo tempo dalla Securitate, oggi consultabile, risulta «ripulito» e privo di tutto ciò che ci aspetteremmo di trovarvi, come ha rivelato sull’autorevole «Revista 22» Andrei Oisteanu (16-22 maggio 2006). Ma le ipotesi non sono certezze e lasciano aperte altre possibilità, seppure molto meno probabili.

[…]

Fu uno studioso del fenomeno religioso ma non si richiuse mai nella «serietà da obitorio» (sono parole sue) di tanta cultura accademica. La rapidità di scrittura, le intuizioni, le generalizzazioni, tanto geniali quanto discutibili, lo portavano a volare più alto della maggioranza dei suoi colleghi. Fuggito da un mondo totalitario, non era disposto ad acquietarsi nelle evasioni della filologia accademica o in una cultura sterile, salottiera. L’esperienza dell’esilio lo aveva segnato molto più di quanto non desse a vedere. La Romania, dove aveva lasciato la madre anziana e una sorella, rimase sempre nel suo cuore. Ed è in Romania che probabilmente si nasconde il segreto della sua morte.

Come per tutti i dissidenti dal comunismo, l’impatto con l’Occidente fu traumatico, tanto più che giunse in Italia negli anni in cui il Pci toccava l’apice del suo successo. Fu un trauma, per quel giovane poco più che ventenne che era, dover accorgersi che qui l’intellettualità era quasi tutta di sinistra. Il trauma si tramutò in disprezzo e il disprezzo alimentò lo scetticismo che era il sottofondo indecifrabile della sua intelligenza. In una riflessione autobiografica che è stata pubblicata dopo la sua morte aveva scritto che il segreto dell’Occidente consisteva nella «sua capacità di dimenticare subito ogni cosa». Noi dissidenti, aveva soggiunto, non vogliamo esserne fagocitati.

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 di  Gianpaolo Romanato

27 ottobre 2011

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România: Ziua Europeană a Limbilor 2011, la București


Ziua Europeană a Limbilor

Ziua Europeană a Limbilor


Sâmbătă, 22 octombrie 2011, la Institutul Cultural Român și la Institutul Italian de Cultură „Vito Grasso“ (Aleea Alexandru 38/41) va fi celebrată Ziua Europeană a Limbilor, eveniment sărbătorit în mai multe țări din Uniunea Europeană. De la ora 10.30 la 18.00, la sediile celor două institute vecine, din Aleea Alexandru, sunt programate lecţii deschise în mai multe limbi, cursuri de gastronomie, dansuri, jocuri, karaoke etc. Evenimentul este organizat de Institutul Cultural Român, Institutul Italian de Cultură „Vito Grasso“, British Council, Institutul Polonez, Goethe-Institut, Institutul Cervantes și Centrul Cultural al Republicii Ungare/Institutul Balassi.

Ziua Europeană a Limbilor adună anual, pe 26 septembrie, miloane de oameni în 45 de ţări. Totul a început în 2001, proiectul propunându-și să cultive diversitatea culturală şi lingvistică în Europa, încurajarea învăţării limbilor străine de către toţi cetățenii europeni. Dincolo de aceste obiective, celebrarea limbilor europene reprezintă şi o ocazie de a petrece. Se organizează sute de evenimente în toată Europa: spectacole, animaţii pentru copii, jocuri muzicale, cursuri de limbi străine, emisiuni de radio şi televiziune, conferinţe.

PROGRAM

Programarea evenimentelor de la Institutul Cultural Român

10.30 – Deschiderea oficială
11.00 / 14.30 – Joc interactiv despre limba şi cultura maghiară
Dans popular cu formaţia Bercsényi
(Centrul Cultural al Republicii Ungare )

11.30 / 15.00 – Fabrica de cuvinte
Recunoaşteţi imaginile!
(Institutul Cultural Român)

12.00 – Dublu Karaoke
(Institutul Polonez & Centrul Cultural al Republicii Ungare)

15.30 – Ghiciţi despre ce e filmul !
(Institutul Polonez)

12.30 / 16.00 – Scrabble spaniol.
Curs de tortilla de patatas
(Institutul Cervantes)

13.00 / 16.30 – Joc senzorial (Kim-Spiel)
Bingo cu întrebări despre Germania şi puzzle
(Institutul Goethe)

13.30 / 17.00 – Descoperiţi limba şi cultura britanică prin poveşti şi cântece!
(British Council)

14.00 / 17.30 – Italia – 150 de ani de unitate. Verificați-vă cunoștințele de istorie a Italiei!
(Institutul Italian de Cultură „Vito Grasso“)

Programarea lecţiilor deschise la Institutul Italian de Cultură “Vito Grasso”

11.00 / 14.30 – limba română
11.30 / 15.00 – limba italiană
12.00 / 15.30 – limba maghiară
12.30 / 16.00 – limba germană
13.00 / 16.30 – limba polonă
13.30 / 17.00 – limba engleză
14.00 / 17.30 – limba spaniolă

intrare libera

Ziua Europeana a Limbilor pdf

ROMA, PREMIAZIONE 3 BICCHIERI DEL GAMBERO ROSSO: INTERVISTA AL PRODUTTORE DI “CLEMENS 2009”


Clemens 2009

(EUROITALIA – Roma, 20 ottobre 2011, Simona C. Farcas) –  Il 22 ottobre prossimo a Roma presso l’auditorium del Massimo con una cerimonia di premiazione e degustazione saranno conferiti i “tre bicchieri” del Gambero Rosso ai vini del Lazio che hanno ottenuto il massimo riconoscimento della guida ai vini d’Italia 2012. I vini del Lazio considerati  “prelibatezze da intenditori” nell’ultima edizione della guida enogastronomica sono il Clemens 2009 di Casale Marchese, il Montiano 2009 di Falesco, Frascati Superiore Epos 2010 di Poggio Le Volpi e il Grechetto Poggio della Costa 2010 di Sergio Mottura (quest’ultimo, titolato come “Viticoltore dell’anno”).

La novità di quest’anno è Clemens 2009, il vino prodotto dall’Azienda Agricola Casale Marchese della Famiglia Carletti di Frascati (RM), che ottiene il massimo riconoscimento assegnato dalla Guida Vini d’Italia 2012 del Gambero Rosso.

Abbiamo intervistato il signor Alessandro Carletti, amministratore dell’Azienda Agricola Casale Marchese ed erede di una ricca tradizione familiare intrecciata alla storia locale, pregi e indentità storico-culturali di una produzione vinicola d’eccellenza.  L’Azienda Agricola Casale Marchese è collocata sotto il monte Tuscolo dove anticamente era stata costruita la città di Tusculum e la città di Frascati da cui la denominazione di origine prende il nome. Frascati è uno dei primi luoghi al mondo dove il vino è stato prodotto.  

Simona C. Farcas: Tale ambìto premio che avete conseguito con innegabili meriti, e che vi ascrive tra le aziende vitivinicole d’eccellenza italiane, quali emozioni e sentimenti ha suscitato nella vostra azienda così ricca di tradizione familiare e storia locale?

Alessandro Carletti: “Siamo stati molto felici di questo riconoscimento, inaspettato, in quanto il Clemens era già per ben due volte andato in finale per i tre bicchieri e non era mai riuscito a conquistarli. Quest’anno, ad esempio, il Frascati Superiore Doc 2010 è stato premiato con la medaglia di bronzo al Concorso Internazionale Inglese Decanter e il Diploma di Gran Menzione al Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly 2011. Anche se i riconoscimenti in passato sono stati molti, i tre bicchieri del Gambero Rosso ci rende particolarmente orgogliosi. Il vino Clemens lo abbiamo dedicato al nostro prozìo cardinale Clemente Micara (1879-1965), Vicario di Sua Santità Papa Pio XII, Papa Giovanni XXIII e Papa Paolo VI, spesso ospite della sorella Antonietta nel palazzo di campagna dell’Azienda Casale Marchese.”

Simona C. Farcas: L’azienda agricola Casale Marchese, con una superficie di oltre 50 ettari, è situata nel cuore del Frascati DOC e si affaccia su uno dei più suggestivi panorami romani e tuscolani, dove i vigneti si alternano ad ulivi secolari. Quali le caratteristiche organolettiche, i pregi e l’identità della vostra produzione?

Alessandro Carletti: “E’ un vino molto elegante a base di Malvasia del Lazio e Chardonnay, dai profumi intensi e fruttati. L’azienda produce anche uno dei migliori Frascati in commercio, un rosso Igt Lazio, un rosso Novum vinificato, in parte, con macerazione carbonica e il Marchese de’ Cavalieri un vino rosso dell’uvaggio bordolese che affina nelle barrique francesi per oltre 18 mesi. Il Frascati Doc Cannellino, una vendemmia tardiva da cui si ottiene questo caratteristico vino da dessert. Infine l’olio extra vergine di oliva, prodotto nel frantoio aziendale, con un acidità molto bassa compresa tra 0,1% e 0,3%.  

La qualità oggi è fondamentale così come il prezzo poiché il pubblico è sempre più attento a prodotti di un certo livello a prezzi contenuti. Nella degustazione del prossimo 22 ottobre alla Città del Gusto si potrà degustare il vino premiato, il Clemens Igt Lazio 2009.  

L’Azienda Agricola Casale Marchese ha tradizioni molto antiche infatti della tenuta si parla già in una Bolla di Bonifacio VIII come proprietà della famiglia Annibaldi; in seguito divenne la residenza di campagna del marchese Emilio de’ Cavalieri da cui il nome Casale del Marchese per poi passare per via ereditaria alla famiglia Carletti che da 7 generazioni produce vini e olio extra vergine di oliva di alta qualità.

Simona C. Farcas: Auspici per il futuro?

Alessandro Carletti: “Per il futuro speriamo di potere continuare a produrre vini sempre migliori, che sono già apprezzati e richiesti in tutto il mondo; aumentare l’export che ormai copre quasi il 50% della nostra produzione. Anche se i tempi sono molto difficili per le aziende vinicole, oppresse dalla burocrazia e da numerosi adempimenti che esistono esclusivamente per l’export europeo! L’Unione Europea dovrebbe agevolare e semplificare le norme per le imprese vinicole che costituiscono, comunque, una parte importante dell’economia italiana.”

Simona C. Farcas: Qual’è il rapporto tra la vostra azienda e il mondo della cultura e dell’arte?

Alessandro Carletti: “Ogni tanto offriamo il nostro vino per eventi storico culturali; infatti diversi anni fa sponsorizzammo un’importante mostra a Palazzo Venezia: “Ebla: Alle origini della civiltà urbana“. Ma anche in altre occasioni. Di recente è stata commemorata a Castelgandolfo e in Vaticano la figura di un grande europeista, larciduca Otto d’Asburgo, a cui abbiamo partecipato con un vin d’honneur.”

Azienda Agricola Casale Marchese - www.casalemarchese.it

Azienda Agricola Casale Marchese - http://www.casalemarchese.it

Azienda Agricola Casale Marchese
Via di Vermicino,68
00044 Frascati
Tel e fax : +39 06 9408932
www.casalemarchese.it
info@casalemarchese.it
skype: casale.marchese
facebook: Casale Marchese

Roma/Austria, 26 ottobre:Nationalfeiertag-Festa nazionale celebrata con concerto al Forum Austriaco di Cultura e mostra alla Scuola Germanica


The statue of Athena in front of the Austrian ...

Parlamento austriaco. via Wikipedia

(EUROITALIA – ROMA, 18 OTTOBRE 2011) – La Festa Nazionale in Austria venne celebrata per la prima volta il 12 novembre 1919. Dal 1934 al 1945 l’Unità Nazionale austriaca venne onorata il 1° maggio. Dopo la fine del conflitto le ultime truppe britanniche di occupazione se ne andarono il 25 ottobre 1955 lasciando di fatto il paese il giorno successivo così che tale data divenne Giorno della “Dichiarazione della Neutralità” austriaca.  Dal 1965 in poi il Parlamento austriaco decretò e confermò il 26 ottobre quale data festiva nazionale, in occasione della quale  il parlamento a Vienna, i ministeri dello stato, la “Hofburg”, il palazzo del presidente della repubblica e tutti i musei di proprietà dello stato aprono le loro porte e sono visitabili gratuitamente; mentre le autorità militari dispongono sulla Heldenplatz nella capitale Vienna reparti dell’esercito facendo giurare mille reclute presso Hofburg in modalità espositiva e sotto gli occhi dei cittadini che partecipano all’evento.


Il testo dell’inno dell’Austria:
(traduzione in italiano: Wolfgang Pruscha) 


Land der Berge, Land am Strome,
Land der Äcker, Land der Dome,
Land der Hämmer, zukunftsreich!
Heimat bist du großer Söhne,
Volk, begnadet für das Schöne,
Vielgerühmtes Österreich,
Vielgerühmtes Österreich.

Heiß umfehdet, wild umstritten,
Liegst dem Erdteil du inmitten
Einem starken Herzen gleich.
Hast seit frühen Ahnentagen
Hoher Sendung Last getragen,
Vielgeprüftes Österreich,
Vielgeprüftes Österreich.

Mutig in die neuen Zeiten,
Frei und gläubig sieh uns schreiten,
Arbeitsfroh und hoffnungsreich.
Einig lass in Brüderchören,
Vaterland, dir Treue schwören.
Vielgeliebtes Österreich,
Vielgeliebtes Österreich.

Terra di monti, Terra sul fiume
Terra di campi, Terra dei duomi,
Terra di martelli, ricca di futuro!
Sei patria di grandi figli,
Popolo, con il dono della bellezza,
Tanto celebrata Austria,
Tanto celebrata Austria.

Contestata aspramente, combattuta con ferocia,
Stai al centro del continente,
Simile a un cuore forte.
Hai sopportato, fin dai giorni degli antenati
il peso di un’alta missione,
Tanto provata Austria,
Tanto provata Austria.

Con coraggio camminiamo, sotto il tuo sguardo,
liberi e fiduciosi verso tempi muovi,
operosi e sperazosi.
Giuriamo con cori fraterni,
a te, Patria, la fedeltà.
Tanto amata Austria,
Tanto amata Austria.


Vedi il programma delle manifestazioni che avranno luogo  il 26 ottobre prossimo in occasione della Festa Nazionale Austriaca, a Vienna:  http://www.nationalfeiertag.at/

Neues Bild

 www.austriacult.roma.it

26 ottobre: Nationalfeiertag / Festa Nazionale dell’Austria

 CONCERTO in occasione della Festa Nazionale Austriaca

con Elena Denisova (violino solo)

Martedì, 25 ottobre 2011, ore 20.00

Viale Bruno Buozzi 113 – 00197 Roma

Ingresso libero – fino a esaurimento posti

 Elena Denisova è nata a Mosca e ha ricevuto la sua prima lezione di violino all’età di 4 anni. Ha studiato sotto la guida dei pupilli di Oistrach, Valery Klimov e Oleg Kagan e nel 1990 ha dato avvio a una straordinaria carriera che l’ha portata a esibirsi con note orchestre quali la Filarmonica di Mosca, la Royal Philharmonic Orchestra di Londra, i Münchener Symphoniker, l’Orchestra Sinfonica della Radio di Budapest, l’Orchestra del Mozarteum di Salisburgo e l’Orchestra Sinfonica di Trondheim.

Numerosi festival sono riusciti ad averla per concerti solisti, tra questi: il Carinthischer Sommer, il Flanders Music Festival, gli Hörgänge e il Klangbogen di Vienna, il Festival Ljubljana, il Russian Winter Festival di Mosca e i Concerti di Primavera di Parma. Dal 2002 Elena Denisova è inoltre direttrice del Wörthersee Classics Festival.

Programma

Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Sonata in sol minore BWV 1001
Adagio, Fuga, Siziliano, Presto

Dieter Kaufmann (*1941)
“Paganihilismo” per violino e nastro magnetico

Niccolò Paganini (1782-1840)

Capricci op.1 n.14 e n.24

– Pausa –

Wolfram Wagner (*1962)
“Passacaglia e fuga” (dedicato a Elena Denisova)

Kurt Anton Hueber (1928-2008)
“Il trillo del diavolo” – omaggio a Giuseppe Tartini
dedicato a Elena Denisova

Maximilian Kreuz (*1953)
Opera per violino in 3 movimenti WV 60 A (2002)

Fritz Kreisler (1875-1962)
“Recitativo e Scherzo” per violino solo

Organizzazione: Forum Austriaco di Cultura Roma
Info: tel: 06 3608371

* Ingresso a partire dalle ore 19:30. Vi preghiamo di presentarvi in anticipo, dal momento che non possiamo accettare prenotazioni

Organizzazione: Forum Austriaco di Cultura Roma

Info:  tel: 06 3608371

 

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Festa Nazionale Austriaca

INAUGURAZIONE MOSTRA

“Wien einmal anders – Una Vienna diversa”

di Barbara Zeidler

Giovedì, 27 ottobre 2011, ore 12.15
Scuola Germanica Roma, Via Aurelia Antica, 397-403 – 00165 Roma
Ingresso libero

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In alto a sinistra: Museo del Terzo Uomo, in alto a destra: Museo Viennese del Crimine
In basso a sinistra: Museo del Giardinaggio, in basso a destra: Museo delle Sfere di Vetro con Neve

Chi sa, infatti, che a Vienna si trova la più grande collezione di cassette dei giochi di prestigio, il museo delle sfere di vetro con neve, la collezione imperialregia del cappello o il museo del circo e della clownerie? Quale viennese porta al museo delle pompe funebri o a quello dell’acquavite gli amici che vengono a trovarlo?

La mostra “Wien einmal anders – Una Vienna diversa“, nata da una collaborazione tra il Forum Austriaco di Cultura Roma e la Scuola Germanica, si propone di offrire una nuova prospettiva sulla capitale austriaca attraverso un viaggio tra tesori nascosti e sconosciuti della città.

Barbara Zeidler – fotografa, curatrice di mostre e progetti interculturali. Ha fondato con Abbé Libansky l’Istituto per i Beni Resistenti alla Cultura. A partire dal 2004 ha esposto le sue opere in diverse mostre sia in Austria che all’estero.

La mostra sarà visitabile nei locali della Scuola Germanica e del Forum Austriaco di Cultura Roma fino al 22 dicembre 2011.

Organizzazione: Forum Austriaco di Cultura Roma e Scuola Germanica Roma
Info: Forum Austriaco – tel. 06 3608371,
Scuola Germanica Roma – tel. 06 6638776


MANTOVANO INTERVIENE ALLA CONVENTION DEI CIRCOLI NUOVA ITALIA


Il sindaco di Roma, Alemanno

On. Gianni Alemanno. Image via Wikipedia

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento pronunciato dall’on. Alfredo Mantovano, Sottosegretario all’Interno, esponente della “destra cristiana”, dirigente di Alleanza Cattolica, deputato al Parlamento e Magistrato, il 25 settembre scorso al convegno nazionale dei Circoli Nuova Italia, 23-25.09.2011 – Palazzo dei Congressi – Roma.

I Circoli Nuova Italia fanno capo all’on. Gianni Alemanno, Sindaco di Roma Capitale nonché esponente di alto rilievo del Popolo della Libertà.

 On. Alfredo Mantovano, Sottosegretario all'Interno, esponente della "destra cristiana", dirigente di Alleanza Cattolica, magistrato

On. Alfredo Mantovano, Sottosegretario all'Interno, esponente della "destra cristiana", dirigente di Alleanza Cattolica, magistrato

Più d’uno di coloro che sono intervenuti in questa “tre giorni” di confronto e di dibattito ha esortato, e a ragione, a concentrare l’attenzione sulle pagine dei quotidiani – da qualche mese, ahimè, quelle collocate dopo la decima -, che trattano di questioni importanti e reali, dalla cui corretta impostazione politica dipende molto della vita quotidiana di ciascuno di noi: l’economia, la crescita, lo sviluppo, le questioni istituzionali. Io invece oso occuparmi proprio di ciò che compare nelle prime dieci pagine: non vorrei eludere un tema che, pur presentando aspetti di inammissibile invadenza nella vita privata, non va rimosso considerandolo semplice gossip. Il disagio derivante dalla lettura di quella parte dei quotidiani va affrontato senza trincerarsi in difesa e senza complessi di inferiorità.

 La prendo larga, per giungere rapidamente al punto. Qualche tempo fa, partecipando a una tavola rotonda che aveva per tema il contrasto alla criminalità mafiosa, ho ascoltato la seguente tesi da parte di un docente universitario della mia città: “poiché la mafia ha una struttura familistica, la famiglia è in sé un fattore  di rischio”. Ergo: uno degli strumenti per sconfiggere la mafia è incoraggiare forme di convivenza alternative a quella familiare, lavorando per destrutturare la famiglia tradizionale. Una posizione del genere, che proviene da chi insegna (!) in un luogo qualificato, è emblematica di come possa essere dipinta negativamente una delle ricchezze più significative, anche dal punto di vista economico, che ancora adesso anima il corpo sociale italiano.

 Ma ci sono altri elementi della nostra identità e della nostra tradizione di cui, seguendo una impostazione ideologica simile a quella appena ricordata, come italiani dovremmo vergognarci:

·        la centralità della donna all’interno della famiglia;

·        la cura dell’anziano, che non ha eguali in altre Nazioni occidentali;

·       un senso di solidarietà non astratto. Mentre parliamo, a qualche centinaio di chilometri da noi, a Lampedusa, ci sono medici (italiani) che prestano le primissime cure ai migranti irregolari che scendono ogni giorno dai barconi, e affrontano con generosità malattie che parevano essere scomparse. In tante aree a rischio (penso per tutte a Herat) altri italiani mostrano con coraggio quale è il senso autentico dell’aiuto portato a chi è in grave difficoltà,

·        la propensione al dono;

·        il culto dei Santi, che ha la dimensione laica del legame con il campanile: per il quale ci sentiamo parte più della comunità municipale che di quella provinciale o regionale;

·        da ultimo – non ultimo per importanza – quel che rende l’Italia vessillare, realizzando ciò che Giovanni Paolo II definiva “l’eccezione italiana”: il fatto che da 2000 anni nel cuore dell’Italia ci sia la Sede del Vicario di Cristo. Questo sarebbe veramente il segno più evidente del sottosviluppo nel quale saremmo immersi!

 Ma chi è che legge negativamente gli indici cui prima ho fatto riferimento (la famiglia, la cura dell’anziano, e così via)? Non è un partito nel senso proprio del termine. È un filone ideologico che più d’uno (penso per tutti ad Augusto Del Noce) ha mirabilmente descritto nell’essenza. È quel filone che, pur non essendo un partito, è stato denominato il “partito anti-italiano”. È il partito dei “migliori”, o comunque di coloro che si ritengono “i migliori”.  Il “partito anti-italiano”:

 ·        ha radici nella parte laicista del Risorgimento;

·        attraversa il ‘900 con figure come Gobetti, come Gramsci, come i promotori del Partito d’Azione (una piccola formazione politica, che ha avuto una vita breve, ma ha esercitato una notevole egemonia nella Sinistra);

·        ha come punti di riferimento mediatici quotidiani come la Repubblica , settimanali come l’Espresso e periodici comeMicromega;

·       può contare su punti di forza paraeversivi, come il movimento No Tav (che vuole impedire all’Italia di dotarsi di infrastrutture adeguate), e su punti di forza paraistituzionali: quella fascia della magistratura che pretende di sostituire sé stessa alle scelte della politica;

·        spinge il suo pregiudizio ideologico al punto di fare il tifo perché le agenzie di rating parlino male dell’Italia, in modo che il Centrodestra vada a casa prima!

  Il “partito anti-italiano” non ha soltanto una visione ideologica, ha anche una sua lettura della storia. L’Italia sarebbe un “paese sbagliato”:

 ·        perché i popoli della Penisola hanno a suo tempo rifiutato la riforma luterana, a differenza di altre nazioni europee;

·        perché nel 1799 invece di accogliere i francesi “liberatori” hanno animato le “insorgenze” ovunque, dalla Romagna alla Calabria;

·        perché, soprattutto al Sud, non hanno mostrato – per usare un eufemismo – grande entusiasmo verso il Risorgimento;

·        perché per lunghi anni hanno espresso un robusto consenso al Fascismo, come ha insegnato – fra gli altri – Renzo De Felice;

·        perché nel Dopoguerra hanno impedito alla Sinistra di governare da sola;

·        perché (e siamo ai giorni nostri) continuano – nonostante tutto – a manifestare affetto per la nostra tradizione; e anzi – attraverso le sue istituzioni – provano ad affermarla in Europa quando l’Europa cerca di mortificarci (si pensi alla questione del Crocifisso, ma non solo a essa).

                                                   * *

  C’è un italiano che il “partito anti-italiano” odia profondamente, e che vuole togliersi davanti fin da quando si è affacciato sulla scena politica, 17 anni fa: quest’italiano si chiama Silvio Berlusconi. Convinciamoci, cari amici, che l’odio contro Berlusconi non comincia né si accentua con le escort e con le paginate di intercettazioni: la Sinistra lo ha odiato fin dal 1994, in quanto capo del Centrodestra! Mi rendo conto che, con quello che leggiamo da settimane, dire questo e fare le considerazioni che seguono rischia di essere patetico.

  Non so se è patetico. So che, se proviamo a prendere le distanze dal fango della quotidianità, è paradossalmente vero. È vero, cioè, che Silvio Berlusconi, l’uomo che ha introdotto Drive In nelle tv, l’uomo delle notti di Arcore e delle telefonate osé, proprio lui, è stata la persona che negli ultimi 17 anni ha bloccato il progetto di costruire la Seconda Repubblica su basi azioniste. È stato, cioè, l’uomo che si è opposto alla demolizione dei valori della tradizione nazionale.

  Molti di voi ricordano quel bel film di qualche anno fa, “Sliding doors”. Visto che l’attacco è concentrato soprattutto sul piano etico, proviamo a immaginare – al netto di questioni istituzionali, o di carattere economico e finanziario – come sarebbero andate alcune vicende negli ultimi 18 anni se le porte della metro non si fossero aperte, se cioè non ci fosse stato Berlusconi. Non c’è bisogno di particolari sforzi di fantasia: quale Nazione ha in Europa caratteristiche analoghe a quelle dell’Italia? Se pensiamo, con qualche ragione, che sia la Spagna , facciamo scorrere le immagini dei trailer dei film di Felipe Gonzales e di Luis Zapatero … e poi pensiamo cosa sarebbe stato il nostro film se non fossero esistiti il Centrodestra e Berlusconi.

  Lo dico avendo presenti gli italiani di buon senso, e in particolare i cattolici, dentro e fuori il PDL. A loro mi permetto di domandare: si deve o non si deve al Centrodestra guidato da Berlusconi …

 ·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia non vi è una legge sull’eutanasia, e anzi è prossima all’approvazione una equilibrata legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento? Una legge, la seconda, il cui ispiratore potrebbe essere monsier de la Palisse : colui che un’ora prima di morire era  ancora vivo… e quindi era vietato ammazzarlo. È appena il caso di ricordare che la CEI ha a suo tempo pubblicamente riconosciuto gli sforzi del Governo, e quelli personali del Presidente del Consiglio, che nel febbraio 2009 è giunto alle soglie di un conflitto istituzionale pur di salvare la vita di Eluana Englaro;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia è stata fissata qualche regola sul fronte della biogenetica? Ci meravigliamo che, come è accaduto qualche giorno fa, una coppia abbia un bambino a 130 anni (72 lui, 58 lei), ma dobbiamo anche sapere che ciò accade perché i due sono andati all’estero: se mancassero quelle regole elementari, episodi del genere in Italia costituirebbero non l’eccezione ma l’ordinaria amministrazione;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia esiste una legislazione sulla droga equilibrata e avanzata, che coniuga il necessario rigore con l’altrettanto indispensabile recupero di chi lotta per uscire dalla dipendenza?

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee e a dispetto di quanto vorrebbe imporci l’Unione Europea, in Italia non esiste una legge antiomofobia? E questo non è un limite, ma un vanto per l’Italia! Una legge anti-omofobia determinerebbe una discriminazione al contrario: punire più gravemente un reato che ha come parte offesa una persona che manifesta la sua omosessualità rispetto a una qualsiasi altra persona equivale a introdurre nell’ordinamento il principio secondo il quale l’ostentazione dell’orientamento omosessuale costituisce un valore positivo, da tutelare in modo specifico e con maggiore decisione rispetto ad altri. E spero che alla fine di questo si renda conto anche qualche solerte ministra dell’attuale Governo, fra improvvide sponsorizzazioni di turismi gay e reiterati tentativi di modifiche legislative;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia vi è un effettivo rispetto per la libertà religiosa, qualunque sia la confessione di riferimento, senza tuttavia trascurare il legame indissolubile della nostra tradizione con i simboli del cattolicesimo, a cominciare dal Crocifisso? Per ben tre volte in importanti discorsi pubblici il Santo Padre ha lodato il Governo italiano (sempre quello guidato da Berlusconi) per la decisione di ricorrere alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla presenza del Crocifisso nelle scuole; in altre circostanze il Papa ha ringraziato il Governo per l’impegno in favore dei cristiani vittime di persecuzioni in Pakistan, e altrove. Aggiungo che ha senso che il PDL stia a pieno titolo nel PPE se, come ha fatto l’Italia nell’UE, vi sta non in una posizione subordinata, ma al contrario nella convinzione che l’Europa, come l’Occidente, non esiste senza Roma. Anche questo è stato magistralmente ricordato da Benedetto XVI nel suo recente discorso al Parlamento tedesco, parlando di Gerusalemme, con la fede nel Dio unico, di Atene, con la filosofia dell’essere, e di Roma, col suo diritto, come delle fondamenta della civiltà, dell’Occidente e del continente europeo;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, che hanno nel proprio territorio presenze criminali preoccupanti ma posseggono meno strumenti di noi per affrontarle, in Italia negli ultimi tre anni e mezzo si è dato un contributo alla speranza di tante aree della Penisola – soprattutto, ma non soltanto, al Sud – con un contrasto effettivo all’aggressione mafiosa?

  In tutte queste battaglie vinte (certo, vinte!, alla faccia del disfattismo e della depressione) il “partito anti italiano” è stato sempre schierato in modo militante dall’altra parte. Mentre è drammaticamente paradossale che quanto precede abbia visto come protagonista quell’incarnazione di tutti i mali e di tutti i vizi che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Lungi da me tentare una impropria apologia del Capo del Governo. Il modello di statista (è stato più di uno statista) per me personalmente è l’ultimo Imperatore di Austria e Ungheria, Carlo d’Asburgo: è un modello – non a caso nel 2004 Giovanni Paolo II lo ha beatificato – perché nella sua figura si trovano insieme la grandezza di un Imperatore e la straordinaria coerenza della vita personale. Non voleva la guerra, ha fatto l’impossibile per evitarla, amava l’Italia e ha tentato di concludere con essa la pace, affrontando poi quell’esilio che doveva portarlo alla morte giovanissimo, pur di non tradire la missione che gli era stata affidata: tutto questo, e tanto altro, descrivono le sue doti alla guida dell’Impero. Al tempo stesso, è stato uomo, marito e padre esemplare.

  Francamente non trovo oggi suoi epigoni, neanche in scala. Il panorama attuale offre all’attenzione una tragica scissione; sembra che la scelta debba essere fra chi ha probabilmente una vita personale coerente ma è stato promotore o complice di scelte politiche pessime, e chi invece ha operato decorose scelte politiche sul fronte di quelli che Benedetto XVI chiama i “principi non negoziabili” ma al tempo stesso ha una vita personale discutibile. Non trascuro il peso e l’esemplarietà di un comportamento sobrio per chi ha importanti incarichi istituzionali; non trascuro nemmeno quella robusta parte di responsabilità in capo a chi piazza cimici, si introduce nel privato e sbatte il mostro nelle prime pagine: sarebbe interessante vedere quanti di coloro che oggi fanno a gara nello scagliare la prima pietra continuerebbero a farlo se per mesi o anni fossero sottoposti a ininterrotte intercettazioni telefoniche o ambientali… Ma il giudizio alla fine va portato sui fatti concreti che qualificano un esecutivo e una maggioranza: le leggi e l’azione di governo. Se sono costretto a scegliere fra Romano Prodi, sulla cui condotta privata nessuno può dire nulla, ma che stava introducendo nell’ordinamento italiano i Dico e l’eutanasia, e Silvio Berlusconi, il cui comportamento è illustrato dai media in ogni dettaglio ma sotto il cui governo è accaduto quanto sopra descritto, io non ho il minimo dubbio! 

 E sarei grato alla Sinistra se la smettesse di considerarci minus habentes perché siamo convinti che il tratto poco sobrio del Presidente del Consiglio sia qualcosa di meno grave di una legge che permette di uccidere un disabile. Chiedo soprattutto alla Sinistra di evitare discorsi apparentemente suadenti, del tipo: ma proprio voi che siete  di Destra, con la vostra tradizione e i principi cui vi ispirate, prendete voi l’iniziativa e staccate la spina! In questi tre giorni noi non ci siamo tirati indietro nel formulare proposte e nel chiedere maggiore decisione e forza nell’azione del governo. Ma la Sinistra non può rivolgerci questi inviti:

·        sia perché nella più recente storia italiana ci sono due date che veramente poco simpatiche, in assoluto e per tutti noi; sono due date fra loro strettamente correlate: la prima è il 25 luglio e la seconda è l’8 settembre. E noi non lavoriamo né per una riedizione, con tutto quello che è diverso, del 25 luglio, né per una replica della tragedia dell’8 settembre!

·        sia perché l’ultima cosa che ci si può domandare è di armarci di coltello e di recitare la parte di Bruto, magari anticipando – per essere tempestivi con alcune scadenze – il gesto dalle Idi di marzo alle Idi di ottobre. Può darsi che Bruto appartenga al Pantheon della Sinistra, certamente compare in quello della Sinistra comunista, ma non fa parte ad alcun titolo del Pantheon della nostra comunità!

*   *   *

 Francamente non so quanto dureranno questo governo e questa maggioranza. So che, finché durano, dobbiamo essere consapevoli del lavoro positivamente svolto finora (che non è poco), e dobbiamo essere decisi a continuarlo fino all’ultimo minuto che ci è concesso, nel rispetto della tradizione del nostro popolo.

 Perché così è giusto fare e, con l’aiuto di Dio, così abbiamo il dovere di fare.

Roma, Red Carpet Group Russki Bal in Rome 13/14 ottobre 2011


Red Carpet Group Russki Bal in Rome 13/14 ottobre 2011 - RomaEUROITALIA – 13 OTTOBRE 2011) – La Red Carpet Group porta per la prima volta in Italia: il “Russki Bal in Rome”, uno dei più importanti appuntamenti nella scena internazionale, giunto nella sua edizione moscovita alla decima edizione.

Il primo appuntamento è previsto per oggi giovedì 13 ottobre, presso la prestigiosa sede della Camera di Commercio di Roma: il Tempio di Adriano (Piazza di Pietra ) dove si terrà, alle ore 18:00 un incontro di business a cui parteciperà una selezione dei maggiori esponenti delle aziende italiane e russe che hanno deciso di sposare l’evento (in allegato l’invito per l’incontro, in caso di Vostro interesse).

Domani venerdì 14 ottobre invece, dalle ore 20:00 nella prestigiosa cornice del Parco dei Principi, 200 russi e 200 italiani si incontreranno in una spettacolare cena di gala, accompagnata dall’Orchestra Sinfonica.

Miss Italia Cristina Chiabotto presenterà le esibizioni del primo ballerino del Bolshoi Merkuriev, del tenore Dmitri Kortchac e di Samuel Peron e Katia Vaganova, campionessa mondiale di danza.
L’evento è patrocinato da Roma Capitale, dall’Ambasciata Federazione Russa in Italia, dalla Camera di Commercio di Roma, da “Giovani Imprenditori” della ConfCommercio e della Croce Rossa Italiana, ente di charity al quale saranno devoluti i fondi raccolti per l’occasione. L’evento si pregia inoltre della collaborazione di AltaRoma.
Lorenzo Pellegrini – General Manager
Mobile: (+39) 392.9649441
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SIOI, LUTTO PER LA SCOMPARSA DEL PRESIDENTE UMBERTO LA ROCCA


(EUROITALIA – 10 ottobre 2011, Comunicato stampa SIOI) – Ieri, 9 ottobre, è venuto a mancare a Roma l’Ambasciatore Umberto La Rocca, Presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, brillante diplomatico e uomo di cultura internazionale  che per un ventennio ha guidato la Società con altissimo e ispirato impegno.

Nato nel 1920, l’Ambasciatore La Rocca era entrato nel servizio diplomatico nel 1951 e ha prestato servizio all’estero nelle sedi di New York, Londra, Parigi e Washington.
Ha rivestito l’incarico di Rappresentante Permanente presso le Nazioni Unite a New York.
Nel suo servizio a Roma presso l’Amministrazione centrale, ha, tra l’altro, ricoperto le funzioni di Coordinatore per gli affari europei, Vice Direttore Generale per gli affari politici e Capo di Gabinetto.
Egli è stato anche Consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio e suo Rappresentante personale  per la preparazione dei Vertici del G7.
Alla cessazione della sua attività diplomatica, ha assunto incarichi nel mondo imprenditoriale.
E’ stato Presidente della Società del Traforo del Monte Bianco, membro del consiglio di amministrazione dell’Enel, Presidente di Aeritalia e Presidente onorario di Alenia.

Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è stato presidente della SIOI dal 1993.
Nel 2008 il Comune di Assisi gli ha conferito la cittadinanza onoraria.

Leggi la sua biografia qui.

VATICANO, ORDINATI I NUOVI VESCOVI, OMAGGIO DEL MONDO A OTTO VON HABSBURG


S.E. il Signor Cardinale Walter Brandmüller

S.Em. Rev.ma il Signor Cardinale Walter Brandmüller

In successione, due solenni cerimonie vaticane di portata mondiale.

(Città del Vaticano, 8 ottobre 2011 – Simona C. Farcas) –  I rintocchi del campanone di San Pietro segnavano col vespro la celebrazione delle consacrazioni episcopali impartite da Sua Santità Benedetto XVI, con il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone e  il Sacro Collegio dei Cardinali, ai nuovi Vescovi dell’Orbe cattolico, tra cui il  segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano monsignor Giuseppe Sciacca e il segretario del Pontificio Consiglio della Cultura monsignor Barthélemy Adoukonou.

Messa pontificale di Requiem per Otto von HabsburgDue ore dopo, a S. Maria in Camposanto Teutonico in Vaticano, aveva inizio il Pontificale altresì solenne presieduto dal Cardinale Walter Brandmüller, di Requiem nel terzo mese del pio transito dell’Arciduca Otto von Habsburg-Lothringen, presenti massime rappresentanze del mondo diplomatico, della Curia e della società romana.

Pontificale per Otto von Habsburg, 8 ottobre 2011: le autorità presenti

Pontificale per Otto von Habsburg, 8 ottobre 2011: le autorità presenti

Intenso fino a notte il viavai in limousine dall’arco delle campane e dal sant’Uffizio di centinaia di invitati alle due cerimonie in Vaticano e successivi ricevimenti. Mobilitato l’intero Corpo Diplomatico presso la Santa Sede, e molti ambasciatori e ministri al Quirinale, all’Ordine di Malta e alla FAO; rigorosamente in frac, uniformi diplomatiche e militari di gala.

Pontificale per Otto von Habsburg, 8 ottobre 2011: il labaro dei volontari di guerra italiani, il vessillo dell'Istituto storico Pio IX e la guardia ungherese rendono gli onori

Pontificale per Otto von Habsburg, 8 ottobre 2011: il labaro dei volontari di guerra italiani, il vessillo dell'Istituto storico Pio IX e la guardia ungherese rendono gli onori

Al Pontificale di Requiem per Otto d’Asburgo assistevano con le Rappresentanze delle Case Reali europee e del Medio Oriente, con il Bey Thomas Frachery per la Casa Reale Zog di Albania, giunto da Parigi, alti prelati della Curia Romana, l’aristocrazia a cominciare dal capo nato del Patriziato principe Domenico Napoleone Orsini, il Capo della Delegazione dell’Unione Europea presso la Santa Sede ambasciatore Yves Gazzo, il ministro di Spagna Manuel Viturro, i due ambasciatori d’Austria e della Mitteleuropa, dall’Irlanda, con il ministro Helena Keleher, al Kosovo, con l’ambasciatore in Italia S. E. Albert Prenkay, ambasciatori e ministri latino-americani, con l’ambasciatore del cattolicissimo Ecuador S.E. Marcela Velastegui, il ministro Gerardo Guzman di Colombia, Panama etc.; ambasciatori africani, con il ministro di Burkina Faso M. Jean Baptiste Kambire etc., generali di corpo d’armata per lo Stato Maggiore italiano, tra cui S.E. Rocco Panunzi, rappresentanze di Ordini cavallereschi e corporazioni nobiliari europee, con il principe Loris Kastriota Skanderbegh,  principessa di Canosa Irma Capece Minutolo,  principe Guglielmo Giovanelli Marconi, principessa Beatrice Feo Filangeri, contessa Elena Manzoni di Chiosca, e  S.E. don Gonzalo Orquín,  giunto da Siviglia; il Corpo Militare del  S.M. Ordine di Malta con il colonnello Gabriele Marronne, gentiluomini di Sua Santità, esponenti del mondo accademico e universitario, della cultura e dell’arte, impresa, finanza, giornalismo, volontariato sociale e umanitario; con il presidente del Real Circolo Francesco II di Borbone e Grand Ufficiale dell’ OESSG dott. Paolo Rivelli,  dott. Carlo Marconi, , avv. Germana Burgarella, avv. Pasquale Landolfi, avv. Carlo Cudemo, comm. Filippo Tiberia e numerosi altri; deputati al Parlamento europeo con l’onorevole Marco Scurria, l’onorevole Cristiana Muscardini, l’onorevole Alberto Michelini; parlamentari nazionali e pubblici amministratori guidati dall’onorevole Riccardo Mastrangeli; dirigenti dell’associazionismo cattolico e dei corpi morali e storico-religiosi romani, nazionali ed internazionali, affollavano il Pontificale. Seguiva il vin d’honneur con il Cardinale Walter Brandmüller, offerto nel Museo Archeologico del Collegio Teutonico vaticano dall’organizzatore dell’evento conte  Fernando Crociani Baglioni.

L’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX con il Patrocinio di Roma Capitale e la partecipazione di  120 istituzioni ed organizzazioni italiane ed internazionali,  ha promosso l’evento, d’intesa con realtà culturali, politiche e storico-religiose di Austria, Ungheria, Germania e Croazia. Particolarmente ammirate le rappresentanze di corpi storico-paramilitari tirolesi e ungheresi, nei costumi tradizionali e vessilli, dell’Arciconfraternita teutonico-vaticana con il Camerlengo comm. Aldo Parmeggiani e il Rettore del Collegio rev. dr. Hans-Peter Fischer. La processione del Cardinale celebrante veniva aperta dal vessillo dell’Istituto storico Pio IX e dal labaro dei volontari di guerra italiani fregiato di innumerevoli medaglie d’oro, che hanno inteso associarsi all’omaggio reso da tanto spaccato della Roma tradizionale alla figura e all’opera dello statista, Arciduca Otto, fautore dell’Europa cristiana unita, prima che capo della dinastia imperiale dell’Ecumene  che segnò il secondo millennio della civiltà cristiana. La figura e l’opera di Otto von Habsburg, figlio ed erede dell’Imperatore Beato Carlo I d’Austria, veniva messa in risalto nell’omelia in lingua tedesca ed in sobrio stile dal Cardinale celebrante.

Pontificale per Otto von Habsburg, 8 ottobre 2011: rappresentanze diplomaticheIl solenne Pontificale di Requiem veniva accompagnato dall’Orchestra Barocca “Marco dall’Aquila”, internazionalmente nota per i concerti per l’Unione Europea alla Basilica di Collemaggio, nonché per i concerti di Natale e Pasqua all’Ara Cœli in Campidoglio, diretta dal maestro Jacopo Sipari, con saliente, classico  repertorio di musica sacra.

Il coro di Voci Bianche e Orchestra Barocca "Marco dall'Aquila"

Il coro di Voci Bianche e Orchestra Barocca "Marco dall'Aquila"

Giunti autorevolissimi messaggi di adesione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Sovrano Militare Ordine di Malta, dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dal S.M.O. Costantiniano di San Giorgio, dall’Ordine Mauriziano, dalla Fondazione Adenauer e dalla Fondazione Europea Dragan, di cui assistevano numerosi membri e dirigenti.

8 ottobre 2011: il Principe Domenico Orsini omaggia il Cardinale Walter Brandmüller

8 ottobre 2011: il Principe Domenico Orsini omaggia il Cardinale Walter Brandmüller

Regione Lazio, Servizio civile: Bando per la selezione di n. 788 volontari da impiegare in progetti di servizio civile nazionale


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Image via Wikipedia

E’ stato pubblicato il bando per la selezione di n. 788 volontari da impiegare in progetti di servizio civile nazionale nella Regione Lazio. La data di scadenza per la presentazione delle domande è il 21/10/2011 ore 14.00. La domanda di partecipazione, in carta semplice, va fatta pervenire (per posta o a mano) esclusivamente all’ente che realizza il progetto. Il servizio civile è aperto ai cittadini italiani maggiorenni e che non abbiano superato il ventottesimo anno di età. Presenta la tua candidatura per il progetto dell’Associazione Luca Coscioni “Soccorso civico d’informazione e inchiesta”. Leggi il progetto. Si tratta di un progetto pilota che riguarderà i cittadini del di Roma Capitale e concerne la creazione di una comunità di informazione e di iniziativa attraverso una infrastruttura civica basata su Internet in cui i singoli cittadini possono riversare denunce, segnalazioni di abusi, vissuti personali e allo stesso tempo trovare strumenti legali ed istituzionali, associazioni e risorse pratiche per poter agire direttamente.
La domanda per questo progetto va fatta pervenire a: Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 – 00186 Roma. La sede di realizzazione è Via Principe Amedeo, 2 – 00185 Roma. Leggi l’avviso dell’Ufficio Nazionale Servizio Civile e scarica bando e allegati da www.lucacoscioni.it