KOSOVO, TORNANO LE MINACCE SERBE SOSTENUTE DAL PRESIDENTE ROMENO TRAIAN BASESCU


România, recunoaşte independenţa Republicii Kosovo! – Semnează petiţia.

Grave violazione del diritto internazionale e al diritto dei popoli alla libertà, indipendenza e autodeterminazione.

(EUROITALIA – ROMA, 5 NOVEMBRE 2011, Simona C. Farcas) – Il Kosovo è de jure e de facto un soggetto di diritto internazionale, vale a dire uno Stato sovrano, riconosciuto dalle Nazioni Unite, e dal consorzio mondiale delle nazioni. Intrattiene relazioni diplomatiche con le massime potenze del mondo, con la Santa Sede, annovera seggio all’ONU, annovera un capo di Stato, un parlamento e un governo legittimi democraticamente eletti sotto la vigilanza delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea ed il controllo di legalità, ordine pubblico, difesa dei confini, amministrazione di polizia e giustizia e rispetto e tutela dei diritti umani secondo i parametri dei popoli civili, da parte della NATO, che lo liberò dall’aggressione genocida del vecchio regime serbo.

 Pertanto riteniamo che ogni azione politica, da parte della Serbia, in forma tanto allarmante affiancata dall’attuale presidente della Repubblica di Romania, Traian Basescu, violi il diritto internazionale vigente, la legalità internazionale, e costituisca l’unica e vera minaccia e reale pericolo per la stabilità e la pace nei Balcani.

Deploriamo l’iniziativa del signor Basescu, come dichiarato nei giorni scorsi a Belgrado in visita di Stato; ritenendo che tale assurdo e illegittimo sostegno contrasti con la volontà e i sentimenti della stragrande maggioranza del popolo rumeno, geloso custode con la sua Rivoluzione del 1989, e con le sue tradizioni di libertà, che risalgono al nostro Risorgimento del 1862, della democrazia, dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli.

Riteniamo con grande sentimento di amicizia verso tutte le nazioni carpatico-danubiane e balcaniche, che il Kosovo come la Bosnia-Erzegovina, abbiano già fin troppo sofferto pulizia etnica, stragi, genocidio, fosse comuni, innumerevoli perdite umane di vittime innocenti dalla ferocia di taluni capi militari e politici serbi; perseguiti dalla giustizia internazionale, dal Tribunale penale internazionale dell’Aja, con mandati di cattura affidati all’Interpol e processi in atto. Tanto da aspirare con legittimità, diritto alla libertà, alla vita e alla giustizia, ad un’esistenza libera, indipendente e pacifica, scevra da minacce dai paesi vicini, secondo il diritto dei popoli.

Respingiamo con forza le minacce dei novelli Milosevic, facendo appello all’Unione Europea affinché valuti, pur dopo la tardiva e strumentale consegna di uno degli ultimi criminali serbi, responsabile delle stragi degli anni 90 in Bosnia, ravvisata la poca o nulla attendibilità dello stesso governo serbo in tema di diritti umani e democrazia, il caso di non ammettere la Repubblica di Serbia nell’Unione, respingendone le richieste, ed invece accelerare, anche in premio delle sofferenze subìte da un ventennio sì travagliato, l’ammissione della Repubblica di Kosovo  nella stessa Unione Europea; come è nei voti dei popoli liberi e democratici dell’Europa.

Mentre esortiamo i kosovari ad essere pronti e vigilare, prepararsi ad eventuali aggressioni  che certamente troverebbero la resistenza eroica e il patriottismo dei kosovari, degli albanesi e macedoni, come dei popoli balcanici amici e alleati.

Facciamo appello alle Nazioni Unite, all’Unione Europea, all’Alleanza Atlantica, e specialmente agli Stati Uniti d’America, di vigilare attentamente sulle eventuali pericolose intenzioni guerrafondaie di chi attenta al diritto di autodeterminazione dei popoli.

I romeni democratici, nel 93esimo anniversario della vittoria del novembre 1918, Festa dell’Indipendenza della Romania (1 dicembre), esprimono con forza la solidarietà al Kosovo democratico per la sua esistenza libera, tranquilla e sicura, in pace con tutte le nazioni dell’area balcanica completamente integrato nell’Unione Europea.

Roma, 5 novembre 2011

Sondaggio: Pensi che il Kosovo debba essere riconosciuto dalla Romania, come lo è dall’ONU, dall’UE e dalla NATO?

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4 commenti su “KOSOVO, TORNANO LE MINACCE SERBE SOSTENUTE DAL PRESIDENTE ROMENO TRAIAN BASESCU

  1. L’ONU incaricò la NATO di liberare il Kosovo dall’aggressione serba. L’ONU vigilò sui referendum, elezioni politiche, elezione del Presidente della Repubblica e del Parlamento della nuova Repubblica nel rispetto del diritto delle genti e il principio fondamentale dell’autodeterminazione dei popoli.
    Kosovo esercita il diritto di legazione diplomatica attiva e passiva con le maggiori potenze. Si costituì in Repubblica sovrana con un Capo di Stato, un Parlamento liberamente eletto, un Governo, Forze Armate e di Polizia addestrate dalle Forze Armate della NATO; in primis l’Italia, con l’Arma dei Carabinieri. Possiede organi giurisdizionali, bandiera e tribunali. Esercita la giustizia e vigila sulle sue frontiere. Persegue la pace nell’area balcanica e fomenta la pace nel mondo.
    L’attuale ambasciatore del Kosovo in Italia è S.E. Albert Prenkaj (l’Ambasciata della Repubblica del Kosovo in Italia ha sede a Roma, in via Tolmino, 12).

  2. Ai serbi resta solo la Russia
    30 novembre 2011
    Gazeta Wyborcza (Varsavia)

    Mentre Belgrado è costretta a scegliere tra la sua ex provincia e l’adesione all’Ue, gli slavi di Mitrovica chiedono la cittadinanza russa sperando nel sostegno di Mosca contro la maggioranza albanese.
    di Konstanty Julian Gebert

    Un enorme bandiera russa sventola sulla parte nord di Mitrovica. I manifesti affissi sui muri della città mostrano gli alleati slavi dei serbi: l’ex premier serbo Vojislav Kostunica, il primo ministro russo Vladimir Putin, il presidente russo Dmitrij Medvedev, il suo collega ucraino Victor Yanukovic e quello bielorusso Aleksander Lukashenko.

    La maggior parte della città, così come il resto del Kosovo, è abitata da albanesi. Ma il potere centrale non arriva nel nord di Mitrovica [dove i serbi sono maggioritari]. Il tentativo di Pristina di estendere il suo controllo ai posti di frontiera situati a nord della città, lungo la frontiera con la Serbia, ha provocato incidenti e spinto la missione dell’Unione europea in Kosovo (Eulex) a prendere il controllo provvisorio dei valichi. I manifestanti serbi, che hanno organizzato posti di blocco davanti ai passaggi gestiti da Eulex, sono motivati non solo da sentimenti patriottici ma anche dal timore di perdere i proventi del contrabbando.

    Come ci si aspettava, i negoziati serbo-kosovari – che erano ripresi il 21 novembre – non hanno portato ad alcun risultato concreto. I serbi di Mitrovica non sembrano avere più fiducia nella loro ex madrepatria: temono infatti che Bruxelles imponga alla Serbia il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo come condizione per la sua adesione all’Ue e riesca in questo modo a piegare Belgrado. Di conseguenza almeno 20mila serbi del Kosovo stanno cercando ottenere la cittadinanza russa. E diversi altri dovrebbero seguirli nei prossimi mesi, convinti che la Russia li difenderà contro gli albanesi.

    Nel 1999, dopo il ritiro delle truppe serbe dal Kosovo in seguito ai raid della Nato, gli albanesi hanno esercitato una sanguinosa politica di rappresaglia sui serbi locali, che in gran parte hanno trovato rifugio a nord della frontiera. Quelli rimasti si sentono al sicuro solo sotto la protezione delle forze internazionali, che peraltro detestano.

    La fiducia nell’ombrello di sicurezza russo è abilmente alimentata da Mosca: “Ci rendiamo pienamente conto delle motivazioni dei serbi del Kosovo e studiamo con attenzione le loro domande”, ha dichiarato di recente il capo del ministero degli esteri russo Sergej Lavrov.

    Poco importa se la legge russa prevede che i candidati alla nazionalità siano residenti in Russia o siano ex cittadini dell’ex Unione sovietica, cosa che esclude qualunque possibilità legale per gli abitanti serbi di Mitrovica. Mosca, con le false speranze date ai serbi del Kosovo, cerca con tutti i mezzi di complicare ancora di più la situazione.

    Ma a Mitrovica si ricorda che in Abkhazia e in Ossezia la Russia ha cominciato a concedere la sua nazionalità alle popolazioni locali, poi è entrata in guerra con la Georgia e infine ha riconosciuto l’indipendenza di questi due territori. Così sperano un giorno nell’indipendenza di una Repubblica russa di Mitrovica.
    Seconda stella a sinistra

    Si tratta ovviamente di un sogno, una nuova versione della risposta che i montenegrini (600mila in tutto) davano qualche tempo fa alle domande sul loro numero reale: “Insieme con i russi siamo 140 milioni”. Ma il Montenegro ha tradito: ha riconosciuto il Kosovo e vuole entrare nell’Ue. Difficile trovare oggi in Kosovo delle bandiere montenegrine, al contrario di quelle serbe che invece non mancano. La bandiera serba è uguale a quella russa ma al contrario, un po’ come il progetto di cittadinanza russa per i serbi del Kosovo.

    Ma per quanto insensato, questo progetto esprime la disperazione di un popolo a cui la storia ha deciso di presentare il conto per i torti fatti in suo nome. Probabilmente sarebbe più giusto che Mitrovica fosse annessa alla Serbia e che il Kosovo prendesse i distretti di Bujanovac e di Presevo, tolti da Tito ma abitati in maggioranza da albanesi. Nessuno però osa toccare le frontiere dei Balcani, dove ogni modifica ha sempre avuto conseguenze sanguinose.

    Così gli abitanti di Mitrovica non riusciranno né a salvaguardare i loro passaporti attuali con l’aquila serba a due teste né a ottenere quelli con l’aquila bicefala russa. E non rischiano neanche di sfoggiare l’aquila albanese, poiché la comunità internazionale ha vietato l’uso ufficiale di questo emblema agli albanesi del Kosovo, imponendone un altro che riprende i contorni del paese accompagnato da sei stelle che simboleggiano i sei principali gruppi etnici del paese. I serbi sono la seconda stella a sinistra o a destra, dipende dalle interpretazioni. Una piccola stella che misura al tempo stesso la loro debolezza, l’esiguità di quello che rimane loro del Kosovo e la loro sconfitta, cioè il loro rifiuto di ammetterla. (traduzione di Andrea De Ritis) – http://www.presseurop.eu/it/content/article/1233651-ai-serbi-resta-solo-la-russia

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