ROMANIA, LA FINE DI CEAUSESCU: MORIRE AMMAZZATI COME BESTIE SELVATICHE


“Il presente volume è la storia del colpo si Stato trasformato in Rivoluzione e la storia della Rivoluzione trasformata in colpo di Stato” (Alex Mihai Stoenescu, storico).

LA FINE DI CEAUSESCU
SA MORI IMPUSCAT CA UN ANIMAL SALBATIC

La fine di Ceausescu - Esposto al salone del Libro di Torino, maggio 2012

La fine di Ceausescu – Esposto al salone del Libro di Torino, maggio 2012

AUTORE: CARTIANU GRIGORE CRISTIAN
EDITORE: ALIBERTI
LINGUA: ITA
ISBN: 9788874248704
Tutto il mondo ha seguito, attraverso televisioni e giornali, i fatti accaduti in Romania nel dicembre 1989. A oltre vent’anni da questi episodi l’autore svela finalmente menzogne e reticenze su quello che non fu né rivoluzione di popolo, né naturale decorrere degli eventi.

La fine di Ceausescu

La fine di Ceausescu

ALIBERTI EDITORE

Via dei Cappuccini, 27
187 – ROMA (RM )
Phone Number  +39 0522 272494
Fax  +39 0522 272250
Editore eclettico, Aliberti propone saggi, inchieste, narrativa, satira, graphic novels, romanzi storici e fantasy tradotti dall’estero. Gli autori a catalogo spaziano da Don Dossetti, Ezio Raimondi, Gianni Vattimo, Umberto Galimberti, a Don Andrea Gallo, Milo Manara, Sergio Pent, Luca Bottura e i curatori del blog Spinoza.it.

Eclectic publisher, Aliberti offers essays, report investigations, fiction, satire, graphic novels, fantasy and historical novels translated from abroad. Besides being very attentive to the ideas generated on the Web, Aliberti includes, in his catalog, philosophers, commentators, journalists as well as personalities from the entertainment world and best Italian satire.

 

COLPO DI STATO E FINE DI CEAUSESCU IN ROMANIA

da Wikipedia

Colpo di stato 

 

Il regime di Ceausescu crollò dopo che le forze militari regolari e la Securitate spararono sui dimostranti nella città di Timisoara, il 17 dicembre 1989. Le dimostrazioni furono provocate dal tentativo patrocinato dal governo di espellere Laszlo Tokes, un popolare sacerdote ungherese, accusato di incitare all’odio etnico. La sua congregazione lo circondò in segnale di appoggio. Molti studenti rumeni di passaggio, non conoscendo i dettagli ed essendogli stato detto dai sostenitori che si trattava di un’azione dello stato contro la religione, decisero spontaneamente di unirsi nella manifestazione. All’evento venne data ampia diffusione da radio Voice of America e dagli studenti di Timisoara che ritornavano a casa per le feste di Natale.

Un gruppo di generali cospiratori della Securitate colse l’opportunità per lanciare un colpo di stato a Bucarest. Il colpo di stato, preparato fin dal 1982, fu progettato originalmente per le feste di Capodanno, ma venne spontaneamente ripianificato per approfittare del clima politico. I capi del complotto, i generali Stanculescu e Neagoe, erano tra i consiglieri di sicurezza più vicini a Ceausescu, e lo convinsero a tenere un raduno di massa in una piazza in cui erano state posizionate delle armi automatiche comandate a distanza. Durante il discorso di Ceausescu, le armi vennero azionate e si misero a sparare casualmente sulla folla, mentre agitatori si misero a gridare con dei megafoni contro Ceausescu. Impaurite, le persone tentarono inizialmente di fuggire. Essendogli stato detto con i megafoni che la repressiva Securitate di Ceausescu avrebbe sparato su loro e che una “rivoluzione” era in atto, le persone furono convinte ad unirsi alla “rivoluzione”. Il raduno si trasformò in una dimostrazione di protesta.

Il 22 dicembre l’esercito era senza una guida, infatti Ceausescu (il capo ufficiale dell’esercito) era scomparso, essendo stato spedito dal suo consigliere cospiratore (Stanculescu) in campagna, e il ministro della difesa Vasile Milea era morto (inizialmente i leader della “rivoluzione” sostennero che Milea era stato assassinato da Ceausescu, ma avrebe potuto essere stato ucciso dai cospiratori, facendo apparire il tutto come un suicidio, perché avrebbe potuto rifiutarsi di unirsi a loro). Confusi, gli ufficiali dell’esercito decisero di evitare conflitti dichiarando che avrebbero fraternizzato coi dimostranti (almeno questi furono gli ordini e le spiegazioni che diedero ai soldati nei luoghi degli eventi principali di Bucarest). Maggiori dettagli nell’articolo: Rivoluzione rumena del 1989.

Scontri violenti avvennero all’Aeroporto internazionale Henri Coanda di Bucarest-Otopeni, tra truppe spedite uno contro l’altra con il pretesto che avrebbero dovuto affrontare dei terroristi. In un caso discusso alla televisione rumena nel 1989, una guarnigione di soldati affiliati alla Securitate (i cui coscritti prestavano 18 mesi di servizio di leva) affermò che loro ricevettero ordini per andare e difendere la città dai terroristi di Ceausescu (che all’epoca si riteneva fossero una fazione disobbediente della Securitate, in quanto questa fraternizzò apertamente con la rivoluzione), mentre in città fu annunciato che i soldati della Securitate stavano venendo ad attaccare la guarnigione regolare. Centinaiq di persone di disposero volontariamente a lottare contro le truppe in arrivo. In quel particolare caso, il capo della guarnigione della Securitate avvertì che qualche cosa non andava e rifiutò di entrare in città. Secondo il libro del Colonnello Dumitru Burlan, i generali che facevano parte della cospirazione (condotti dal generale Victor Stanculescu) tentarono di creare questi terroristi fittizzi per ispirare paura e mettere l’esercito a margine del complotto.

La motivazione del colpo di stato, come può essere desunto dai fatti, sembra complessa. La prima legge abolta (senza alcun referendum o legalità) dalla nuova leadership fu l’articolo della costituzione che impediva alla nazione di contrarre debiti. In quel momento i debiti erano stati tutti ripianati, il che rende più complesso rintracciare i beneficiari di questi nuovi e desiderati debiti: persone, statisti corrotti, o banche internazionali. Anche gli interessi personali vennero serviti, come avvenne anche per il [[KGB] in Unione Sovietica. Vale a dire che le persone della Securitate nel colpo di stato si spartirono tra loro la maggior parte dell’industria rumena (300 persone, molte delle quali personaggi della “rivoluzione” e leader politici, ora possiedono una ricchezza paragonabile all’intero Prodotto Interno Lordo della nazione). Alcuni dei partecipanti (probabilmente la citazione si riferisce ad Iliescu) erano semplicemente invidiosi della fama di Ceausescu.

La Fine di Ceausescu

Nello stesso giorno Ceausescu e sua moglie Elena Ceausescu abbandonarono il palazzo presidenziale in elicottero – un aiutante tenne una pistola puntata alla testa del pilota. Il pilota atterrò nei pressi di una fattoria, dopo aver sostenuto falsamente che l’elicottero era stato preso di mira da un radar della contraerea. La coppia presidenziale continuò a fuggire attraverso la campagna più o meno senza meta. La fuga comprese episodi grotteschi: un inseguimento in macchina per sfuggire a dei cittadini che tentarono di arrestarli, l’abbandono dei loro aiutanti, un breve soggiorno in una scuola. I Ceausescu vennero infine tenuti in una macchina della polizia per molte ore, mentre i poliziotti ascoltavano la radio, presumibilmente per capire quale fazione politica si stava aggiudicando la vittoria. La polizia alla fine consegnò la coppia presidenziale all’esercito. I due furono condannati a morte il 25 dicembre, da un “tribunale volante” militare, con una serie di accuse che comprendevano anche il genocidio, la sentenza venne eseguita da un plotone d’esecuzione a Târgoviste. Prima di morire la coppia cominciò a cantare l’Internazionale, secondo il Col. Dumitru Burlan, il fuoco venne aperto dopo che cantarono la quarta parola.

Il plotone d’esecuzione non era ben preparato per l’esecuzione. In effetti un soldato sparò sul piede di Ceauşescu prima del colpo fatale.

Una delle accuse principali contro di loro era che avrebbero accumulato ricchezza in modo illegale. Come prova di questo, gli accusatori mostrarono in seguito alla televisione una borsa di cuoio trovata in casa loro, ed una Volkswagen (quando il resto delle persone aveva delle Dacia).

La Romania fu l’unico paese del Blocco Sovietico che rovesciò violentemente il suo regime comunista.

Dopo la fine di Ceausescu, Ion Iliescu vinse le elezioni presidenziali del 1990.

Varie

I Ceauşescu avevano adottato un figlio, Valentin Ceausescu (venne adottato per dare un esempio personale di come la gente avrebbe dovuto prendersi cura degli orfani, un grande problema della Romania), e avevano avuto una figlia, Zoia Ceausescu (nata nel 1950) e un figlio, Nicu Ceausescu (1951).

Lo stipendio annuo ufficiale di Ceausescu era di 18.000 lei (equivalenti a 3.000 dollari statunitensi al cambio ufficiale, ma incredibile rispetto al tenore cittadino). Di questi, circa 500 lei al mese venivano depositati in banca per i suoi figli. Ciononostante riceveva regali (ad esempio, una maniglia di porta placcata in oro) da paesi ed organizzazioni che stava visitando, l’appropriazione indebita dei quali, fu una delle accuse mosse contro al processo. Mentre lui tentò di tenere conto delle sue finanze, suo figlio Nicu fu molto meno parsimonioso e abbondarono dicerie secondo le quali pagò un debito di gioco d’azzardo contratto a Las Vegas con un armento di cavalli che appartenevano al Partito comunista e altre storie.

La guardia di Ceausescu era relativamente piccola rispetto a quella dell’attuale governo rumeno, contava solamente 40 persone per le sue residenze e per l’intera famiglia. Il capo di questa guardia era il Colonnelo Dumitru Burlan che sostiene che i suoi uomini avevano in dotazione solamente 2 pistole (insufficienti per qualisasi difesa seria). Il Col. Burlan afferma che Ceausescu era troppo fiducioso del fatto che il popolo rumeno lo amasse, e credeva di non aver bisogno di difesa. Questo spiega molto della facilità con la quale Ceausescu fu catturato e deposto.

Bibliografia

  • Stevens W. Sowards, “Twenty-Five Lectures on Modern Balkan History (The Balkans in the Age of Nationalism)”, 1996 URL [httpL//www.lib.msu.edu/sowards/balkan/lec24.htm]

  • Edward Behr, Kiss the Hand you Cannot Bite

  • John Sweeney, The Life and Evil Times of Nicolae Ceauşescu

  • Dumitru Burlan, “The replacement of Ceauşescu confeses”, (rom. “Sosia lui Ceauşescu se destăinuie”). Ed. Ergorom. July 31, 2003,

  • Viorel Patrichi, “I was the replacement of Nicolae Ceauşescu” (rom. Eu am fost sosia lui Nicolae Ceauşescu), in World Magazin 

  • Marian Oprea “After 15 years — the conspiracy of Securitate” (rom. Au trecut 15 ani — Conspiraţia Securităţii), in World Magazin

  • Victor Stănculescu “Do not have mercy, they own 33 milion dollars” (rom. “Nu vă fie milă, au 2 miliarde de lei in cont”) in National Journal (rom. Jurnalul National) Nov 22, 2004 

  • Nelu Bala

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9 commenti su “ROMANIA, LA FINE DI CEAUSESCU: MORIRE AMMAZZATI COME BESTIE SELVATICHE

  1. “Totuşi câteva observaţii trebuiesc făcute: 1.autorul nu sintetizează, ba din contră creşte numărul de pagini al cărţii sale(ce tinde spre 600) precum un student creşte numărul de pagini la un referat 2. cartea mă îndoiesc că e best-seller, de obicei cărţile de succes sunt scumpe tocmai pentru că sunt căutate 3. m-as fi aşteptat la mai mult spirit critic, foarte multe mărturii, dar foarte puţine concluzii 4. pentru mine cel mai interesant a fost să citesc prima parte, ce priveşte contextul internaţional(din păcate şi acolo o întinde ca să fie sigur că ne plictisim) 5. iniţial am zis că într-o zi maxim două termin cartea, însă redactarea sub formă de compilaţie este unul din motivele principale pentru care abia acum am terminat cartea.
    P.S. Nu mă aşteptam ca această carte să schimbe imaginea revoluţiei/loviturii de stat.Nici nu m-am gândit că pot fi extras cine ştie ce concluzii revelatorii şi de aceea, dacă o să citesc şi volumul doi, mai mult ca sigur, că lectura mea o să fie una superficială, pe diagonală.”

    http://dariedumitru.blogspot.it/2011/01/sfarsitul-ceausestilorsa-mori-impuscat.html

  2. Misterele Revoluţiei: “Adevărul”, două luni de dezvăluiri

    http://www.adevarul.ro/sfarsitul_ceausestilor/Doua_luni_de_dezvaluiri_0_251975305.html#

    Fostul procuror miliar Romeo Bălan, care i-a trimis în judecată pe generalii acuzaţi de măcelul de la Timişoara din 1989, rupe tăcerea pentru prima dată după 20 de ani. El spune că declaraţiile generalilor Chiţac şi Stănculescu date imediat după revoluţie se contrazic cu cele date în timpul urmăririi penale şi al procesului, în urma căruia au ajuns să fie condamnaţi la închisoare pentru crimele armatei din 1989 de la Timişoara.
    http://www.adevarul.ro/locale/timisoara/EXCLUSIV_Romeo_Balan-procurorul_generalilor-_-Chitac_si_Stanculescu_merita_sa_faca_puscarie_si_la_90_de_ani_0_171583048.html#

  3. Noi storici abbiamo il dovere di rendere testimonianza di ogni ricostruzione e narrazione di avvenimenti di rlevanza storica, non soltanto in guisa comprensibile e aderente alla verità oggettiva, suffragata da prove scientficamente valide, ma anche e direi soprattutto priva di giudizi o pregiudizi, personali impressioni o suggestioni, che possano influenzare l’opinione libera e insindacabile che i lettori contemporanei o posteri rispetto ai fatti narrati, fatalmente vanno a formarsi, e sviluppare per sè, e via via tramandare alle nuove e giovani generazioni.
    Il contrario di tale regola sovente diede luogo a dibattiti e controverse “vulgate”, che presupposero l’altresì frequente assioma del “guai ai vinti”; cioè ricostruzioni storiche di comodo per i vincitori, e mirate a diffamare la memoria dei vinti, condannandoli alla “dannatio memoriae”, cioè alla condanna storica all’oblìo nel migliore de’ casi, che si perpetuasse senza appello. O al contrario a difficili, improbabili o solo nostalgiche riabilitazioni dei medesimi vinti e dei rispettivi regimi d’altresì improbabile restaurazione. Posto che ogni eventuale ricorso storico trovi sempre nuove forme e modalità proprie dei tempi.
    Premesso questo, trovo innanzitutto di tale libro discutibile il sottotitolo. Quasi che i fatti narrati per accreditarsi agli occhi del lettore debbano già dalla copertina suddividere i lettori tra favorevoli o contrari alla pena capitale.
    Trovo poi sottolineata la differenza che si sostiene tra colpo di stato e rivoluzione. Come se nella storia umana l’uno non abbia compreso l’altra, e viceversa, intrecciandosi e sovrapponendosi fatalmente i ruoli tra i cospiratori, i protagonisti della congiura, il fatale incidente casus belli, le masse e gli armati con o senza divisa. Ogni rivoluzione conobbe una sua gestazione, un complotto, un inizio critico, uno sviluppo, e l’uso più o meno visibile, ed efferato della violenza. Riducendosi la contesa e la lotta finale, tra il vecchio che desiderando perpetuarsi oppone resistenza e terrore; ed il nuovo che per imporre ed affermare il cambio rivoluzionario, ricorre ai metodi violenti il più possibile spettacolari e suggestivi per le masse. Ciò sempre in nome di idealità quasi sempre in quei frangenti le più confuse e contraddittorie, esprimendo protagonisti altresì portatori quanto alle rispettive biografie le più ambigue, certamente ansiosi di riabilitazioni e personali affermazioni, rivincite o mere vendette.
    Personalmente, memore degli eventi del Natale 1989 in Romania, di cui ho vivida memoria, condividendo ogni causa di libertà e democrazia contro il comunismo, che vide in prima fila il Pontefice polacco; nel ricordo delle vittime, degli eroi di quella irresistibile primavera ed epopea di libertà dei Popoli insorti in tutta l’Europa Orientale, come nel mondo sino ad allora soggetto al blocco sovietico; unendomi alla cristiana pietas per i giustiziati che non vollero comprendere il cambiamento epocale avviato dalla Perestroika e da Solidarnosc, e per tutte le vittime di quel Natale di sangue, simpatizzo senz’altro per la gloriosa Rivoluzione nazionale rumena del 1989, e per il suo epilogo d’inesorabile giustizia.
    Porgo i migliori saluti ed auguri di ogni successo all’autore.
    Prof. Fernando Crociani Baglioni
    Roma, 18 maggio 2012.

    • Oggi sono pochi i rumeni che considerano quello che accade nel 89 una “gloriosa rivoluzione nazionale”. La storia accusa e la storia riabilita. Dipende solo dal momento in cui viene analizzato il fatto storico.
      E avremo fato volentieri a meno dell’aiuto del Pontefice, in quanto oggi non si vede ne democrazia, ne libertà, niente di niente. Che poi è esattamente come in Italia.

  4. La traduzione del libro in italiano è di Luca Bistolfi
    http://www.sulromanzo.it/blog/italiano-per-l-anagrafe-romeno-nel-cuore-intervista-a-luca-bistolfi

    “Luca Bistolfi, nato a Torino nel 1978, è giornalista pubblicista e scrittore. Si occupa della Romania, e in particolare della sua storia sacra, di storia della musica e di storia delle religioni. Scrive su il nostro tempo, Studi cattolici, Coordinamento Politico Eurasia, EaST Journal e di tanto in tanto su testate in lingua romena. Nel 2010 ha composto una postfazione al romanzo “Per chi crescono le rose” della scrittrice romena Ingrid Beatrice Coman. …. Il suo indirizzo di posta elettronica è luca.bistolfi@gmail.com.”

  5. adevaratii teroristi conduc acum tara! am ajuns ultima tara din europa ca nivel de trai,romanii sunt costransi sa plece afara din cauza jegosilor de la conducere! arza-v-ar focul pe toti,parlamentari mincinosi,rebuturi umane! aceste gunoaie care ne mint zi de zi pe la televizor si ne promit marea cu sarea trebuie starpiti de pe fata pamantului si sper sa apuc ziua cand cineva o va face!

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