Mircea Eliade, «Gaudeamus»: una poetica dell’«esperienza vissuta»


Recensione del libro “Gaudeamus” di Mircea Eliade, Jaca Book, 304 pp., a cura di Roberto Scagno,  Professore associato di Lingua e Letteratura romena nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova e Presidente dell’AIR. Associazione Italiana di Romenistica (dal 2013)

"Gaudeamus" di Mircea Eliade Jaca Book, 304 pp., 18 euro

“Gaudeamus” di Mircea Eliade
Jaca Book, 304 pp., 18 euro

Storico delle religioni, nell’accezione peculiare di morfologo ed ermeneuta del fatto religioso, Mircea Eliade (1907-1986) rivelò sin dagli anni di formazione liceale un precoce talento di scrittore coltivando con entusiasmo molti generi letterari dal racconto al romanzo, al diario intimo, all’annotazione di viaggio e di costume. Costanti nelle pagine confessive dei Diari e delle Memorie sono i riferimenti ai suoi due «universi spirituali», quello diurno (lo studioso delle religioni) e quello notturno (lo scrittore) quali componenti essenziali e comple­mentari della sua creatività [1]. A partire dall’esilio in Francia, nel 1945, l’«universo notturno» verrà a costituire uno spazio di libertà pervicacemente cercato strappando tempo alla in­tensa attività di ricerca e insegnamento per rifugiarsi nella scrittura letteraria nella madre lingua romena.

In un testo autobiografico, scritto nel 1953 per una rivista dell’esilio, Eliade ricostruisce i rapporti tra la sua opera filo­sofica e scientifica e la sua opera letteraria a partire dai primi «racconti fantastici», alcuni pubblicati, altri rimasti inediti, e dai primi scritti «realisti»: «I miei tentativi letterari furono sin dall’inizio, e senza interruzione, “fantastici” e “realisti”. Collocherei tra questi romanzi autobiografici: Il romanzo dell’adolescente miope e il suo seguito, Gaudeamus, con dei ricordi della mia vita di studente universitario. Quest’ulti­mo era anche il mio primo romanzo d’amore, perché allora quando lo scrivevo ero innamorato – come tutti gli studenti –, anzi mi pareva di essere innamorato di due studentesse allo stesso tempo» [2].

Nel primo volume delle memorie, iniziato nel 1960 [3], Elia­de ritorna sui due inediti e, a proposito del secondo, ne riassu­me con maggior dettaglio la tematica centrale: «Nel gennaio del 1928, decisi di scrivere il seguito de Il romanzo dell’ado­lescente miope. La “vita da studente” si avvicinava alla fine e volevo coglierla e conservarla interamente in un romanzo autobiografico che avevo intitolato Gaudeamus. Questa volta non avevo a disposizione un Diario, come al tempo del liceo. Non mi proponevo del resto di scrivere un romanzo documento, perché non si trattava di descrivere un fenomeno così poco conosciuto e così difficile da capire come l’adolescenza. In un certo senso la “giovinezza” mi sembrava una condizio­ne banale, che solo un grande amore poteva salvare dalla ba­nalità e unicamente a condizione di sacrificare questo senti­mento e di rinunciarvi. A quel tempo avevo un’idea del tutto personale di cosa dovesse essere una “grande passione”. Mi sembrava che un amore non fosse veramente degno di que­sto nome se non trovava il suo compimento nel matrimonio o se non si rinunciava ad esso nel momento in cui raggiungeva il suo punto massimo di incandescenza. […] Sentivo che do­vevo scrivere Gaudeamus allora, in quell’inverno del 1928 e che dovevo farlo senza perdere tempo, se volevo fissare delle immagini che cominciavano già a impallidire: gli inizi della “vita da studente”, le ripetizioni [della nostra corale] nella mia mansarda, i miei primi incontri con Tea. D’altra parte avevo il presentimento che avrei rinunciato alla “grande pas­sione” che allora stavo vivendo e cominciavo a prepararmi in vista di questa prova e a preparare allo stesso tempo anche R., facendole capire che la più bella parola d’amore che le potevo dire, era proprio questa: che mi sacrificavo a lei, sa­crificandola. Il mio romanzo aveva come soggetto proprio questo amore, iniziato nel rifiuto e nell’esaltazione, compiuto in una specie di irreale felicità, e infine soffocato senza colpa di nessuno e, per lo meno agli occhi di un normale lettore, senza motivo e senza giustificazione» [4].
Eliade ricorda di aver sottoposto il manoscritto a Meny Toneghin alle edizioni Cartea Românească (Il libro romeno): «Sorrise stancamente e mi rispose che “Cartea Românească” pubblicava solo autori considerati classici, come Mihail Sa­doveanu e qualche altro, oppure dei giovani romanzieri di successo, come Ionel Teodoreanu. Ma quest’ultimo era per il momento il solo giovane scrittore che avesse successo. […] Ritornai a casa con i miei manoscritti e da allora non cercai più un editore. Mi accontentai di far circolare Gaudeamus tra gli amici. Ne pubblicai anche un frammento in “Viața Lite­rară” (La vita letteraria). I due manoscritti furono poi sepolti in fondo a un cassetto assieme a tanti altri» [5].

Per quanto riguarda quest’ultima annotazione, i ricordi sono imprecisi; nel 1929 Eliade scrive da Calcutta allo scrit­tore Cezar Petrescu (1892-1961) proponendo la pubblicazioni di cinque lavori già ultimati: il romanzo Isabel și ape­le diavolului (Isabella e le acque del diavolo), un volume di racconti, una raccolta di articoli, Il romanzo dell’adolescente miope e «un romanzo universitario (titolo non definito)» [6]. Solo il primo romanzo verrà pubblicato, l’anno successivo, e segnerà il debutto del giovanissimo scrittore, che, nel 1933, con il romanzo autobiografico Maitreyi [7], otterrà consacrazio­ne ufficiale dalla critica e successo popolare.

Il romanzo dell’adolescente miope (ultimato in versione definitiva tra il 1924 e il 1925) rimarrà inedito fino al 1983-1988 [8] e Gaudeamus fino al 1986-1989 [9]. Il primo, documento appassionato di un adolescente, avido di letture e cono­scenze non imposte, in lotta con se stesso e con il mondo, con le proprie crisi e le proprie debolezze («carnefice del sentimentalismo»), caparbiamente alla ricerca di una perso­nalità forte e delineata, ha impressionato la critica romena soprattutto per la novità delle tecniche narrative e il precoce talento di scrittura [10]. Il secondo, più compiuto e maturo sul piano dell’intreccio narrativo, della descrizione di ambienti sociali, atmosfere e personaggi, prosegue la sperimentazione letteraria del primo nella direzione di una personale poetica dell’«autenticità» e dell’«esperienza vissuta», in opposizione alle convenzioni retoriche tradizionali e alla ricerca esaspera­ta del bello stile e dell’originalità.

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Prof. Roberto Scagno

Per Gaudeamus si possono proporre due modalità diverse di lettura. Lo studioso interessato alla biografia dell’autore del Trattato di storia delle religioni potrà trovarvi riscontri precisi di un periodo cruciale di formazione e del contesto storico rispettivo. Alla lettura del romanzo si potrebbero ac­costare le pagine di alcuni capitoli delle Memorie e gli inter­venti e le ricostruzioni storiografiche degli specialisti più qua­lificati [11]. Gli inizi della vita universitaria, i ritratti di docenti e compagni di corso, il circolo studentesco, la mansarda di strada Melodiei (luogo centrale nella «geografia spirituale» eliadiana del periodo romeno), la scoperta di nuovi orizzonti filosofici e religiosi, la collaborazione alle riviste, il viaggio in Italia sono sequenze narrative del romanzo e al contempo momenti significativi della vita dell’autore. Il liceale «adole­scente miope», attratto inizialmente dalla teosofia, incontra il «pragmatismo magico» di Giovanni Papini e l’antroposofia di Rudolf Steiner in una sua personale ricerca di spiritualità e di assoluto. Guide e modelli nella formazione di una di­sciplina della volontà sono anche personaggi letterari come Brand di Henrik Ibsen e Martin Eden di Jack London, ai quali rimarrà fedele negli anni universitari.
L’ingresso nella Facoltà di Lettere e Filosofia segna, tutta­via, una svolta. Il diciottenne Eliade, cresciuto in un contesto agnostico e attratto dalle vie esoteriche e occultistiche, trova nell’insegnamento «socratico» di Nae Ionescu (1890-1940; semplicemente il «professore di logica e metafisica» nel ro­manzo) aperture culturali nuove verso la tradizione cristia­na, ortodossa, cattolica e protestante. «Svolta» non significa per il giovane universitario «conversione», ma presenza ora attuale del pensiero cristiano nella ricerca di una sintesi o di una conciliazione con le scelte spirituali precedenti. Nel romanzo, tale ricerca è riflessa in modo drammatico nel dialogo con lo studente di filosofia convertito alla tradizio­ne cristiano-ortodossa, ma traspare anche nel dialogo con l’amico ebreo Marcu e lo studente di medicina nazionalista e antisemita. Sullo sfondo, le tensioni crescenti e le violenze dei movimenti studenteschi della destra radicale con il loro rifiuto della Costituzione del 1923 e le richieste pressanti del numerus clausus per l’ammissione degli studenti della mino­ranza ebraica nelle Università.

Gli elementi autobiografici presenti in Gaudeamus pos­sono offrire pertanto l’occasione di approfondimenti di un contesto storico e culturale, quale quello romeno degli anni interbellici, per molti versi negletto o misconosciuto. Del ro­manzo inedito che qui presentiamo è tuttavia possibile una lettura diretta, indipendente dalle esplorazioni intertestuali. Una scrittura vivace e tesa, l’inserzione del monologo, del­la confessione diaristica e di scambi epistolari ci presenta­no un’immagine singolare di un ventenne alla conquista di se stesso attraverso una «via eroica» e una personalissima «ascesi etica»: la disciplina dello studio, il rifiuto all’abban­dono nostalgico, il ripudio delle facili soluzioni e dei medio­cri compromessi. La natura è sempre presente, con i suoi rumori, suoni, colori e profumi, non come scenario decorati­vo all’azione ma come stimolo e riflesso dell’agitarsi del pen­siero e del turbamento dei sensi e dei sentimenti. La passione amorosa per Nișka, prima negata poi trionfante, trova la sua sconfitta nella scelta della rinuncia. Nel contrasto tra volontà e tentazione della felicità amorosa vince la scommessa sul domani: «Il cielo è ora insanguinato e calmo. Il sole scende vicino a un bosco e a un ruscello. Sento correre il treno as­setato di orizzonti. Il campo con il frutto seminato mi turba. Non posso staccare gli occhi dall’orizzonte verso il quale il treno corre senza stancarsi. La mia anima è aspra, immensa e serena. Dietro a me, intuisco la presenza degli altri. Davanti a me, sento il fluttuare di destini…».

Roberto Scagno
(n. 6, giugno 2012, anno II)

NOTE
1. Per un’analisi critica puntuale ed equilibrata, cfr. Marco Cugno, Mircea Eliade: lo studioso e il narratore, «l’uomo diurno» e «l’uomo notturno», in Con­fronto con Mircea Eliade. Archetipi mitici e identità storica, a cura di L. Arcella, P. Pisi, R. Scagno, Jaca Book, Milano 1998, pp. 27-42.
2. M. Eliade, Fragment autobiografic, in «Caete de Dor», nr. 7, iulie 1953, pp. 1-13, trad. it. Frammento autobiografico, in appendice a M. Eliade, Le mes­si del solstizio. Memorie 2. 1937-1960, a cura di R. Scagno, Jaca Book, Milano 1996, pp. 218-219.
3. I primi otto capitoli, scritti tra il 1960 e il 1963, arrivano fino al momento della partenza per l’India nel novembre del 1928, e costituiscono il volume Amintiri (Ricordi), uscito in romeno a Madrid, nel 1966, presso una casa edi­trice romena dell’esilio. Cfr. M. Eliade, Amintiri i(Mansarda), Destino, Ma­drid 1966.
4. M. Eliade, Le promesse dell’equinozio. Memorie 1. 1907-1937, a cura di R. Scagno, Jaca Book, Milano 1995, pp. 150-151.
5. M. Eliade, ibid., p. 154.
6. Lettera a Cezar Petrescu, datata Calcutta 1929 in M. Eliade, Europa, Asia, America. Corespondenwa, vol. 2, L-P, Humanitas, Bucurexti 2004, pp. 463-464.
7. Maitreyi, Editura «Cultura Nawionalb», Bucurexti 1933 (trad. it. Maitreyi. Incontro bengalese, Jaca Book, Milano 1989).
8. Dieci capitoli sono apparsi nella rivista «Manuscriptum», nr. 1, 2, 3 (1983), e altri due nella stessa rivista (nr. 1, 1987), poi in forma integrale, con il titolo Romanul adolescentului miop, suppl. della rivista «Manuscriptum» (Muzeul Literaturii Române), Bucurexti 1988 (con postfazione di Mircea Handoca).
9. Gaudeamus, pubblicato in «Revista de istorie xi teorie literarb» (nr. 2-3, 1986), poi riedito insieme a Romanul adolescentului miop, sotto il comune titolo di copertina Romanul adolescentului miop, a cura di Mircea Handoca, Editura Minerva, Bucurexti 1989.
10. Per un’analisi del testo rinvio alla mia prefazione all’edizione italiana Il romanzo dell’adolescente miope, trad. dal romeno di Celestina Fanella, Jaca Book, Milano 1992, pp. 5-22. Cfr. Marin Mincu, Opţiunea pentru metaroma­nesc şi autenticitate, in «Caiete critice», nr. 1-2, 1988 (ma uscito nel 1990), pp. 161-162; Dumitru Micu, În căutarea autenticităţii, Editura Minerva, Bu­curexti 1994; Eugen Simion, Mircea Eliade romancier, Oxus, Paris 2004, pp. 27-32.
11. M. Eliade, Le promesse dell’equinozio, cit., i capitoli vi («Et maintenant, à nous deux…») e vii («La lezione di Kierkegaard»); Mac Linscott Ricketts, Mircea Eliade. The Romanian Roots, 1907-1945, East European Monographs Boulder / Columbia University Press, New York 1988, vol. i, part ii, «Gau­deamus igitur. The University Years (1925-1928)»; Florin Turcanu, Mircea Eliade. Le prisonnier de l’histoire, Éditions La Découverte, Paris 2003.
Fonte: http://www.orizonturiculturale.ro/it_recensioni_Roberto-Scagno-su-Mircea-Eliade.html
Roberto Scagno, nato a Torino il 16/2/1946, laureato in filosofia nell’Università di Torino, Lettore di Italiano nell’Università di Iasi (1974-76), ricercatore di Storia delle religioni nella Facoltà di Lettere e Filosofia della Università di Torino (1976-1993); professore supplente di Filosofia della Religione nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Vercelli (1991-93). Dall’a.a. 1993-94 Professore associato di Lingua e Letteratura romena nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova. Professore supplente di Lingua e Letteratura Romena presso l’Università di Trento (1994-98). Coordinatore locale di programmi europei Tempus (1995-98) e Socrates (dal 1998).
Presidente dell’AIR. Associazione Italiana di Romenistica (dal 2013).
(Nota biografica tratta sito http://www.didattica.unipd.it/)

“Gaudeamus” di Mircea Eliade, in libreria


Mircea Eliade, il grande storico delle religioni del secolo passato, ha sempre diviso la propria attività, secondo quel che lui stesso scrive, in un “universo diurno”, l’opera di studioso dell’esperienza religiosa dell’umanità, e un “universo notturno”, l’attività di scrittore di narrativa; a questo secondo spazio appartiene “Gaudeamus”. Scritto nel 1928, quando l’autore ha ventun anni, è il suo secondo romanzo, e come il primo è un racconto di formazione, dai tratti fortemente autobiografici. L’io narrante è uno studente universitario, alle prese col tentativo titanico di costruire se stesso seguendo solo le proprie aspirazioni: “Intuivo, sin da allora, le verità alle quali arrivai più tardi, ossia che il senso della vita non sta nella felicità ma nell’eroismo. Ma dopo aver cullato, per qualche anno della giovinezza, la visione eroica, essa appassisce e svanisce, accetta valori mediocri ubbidendo alla vita degli altri.portret-Eliade

Perché mai non potrei essere io quell’anima che, a costo di qualsiasi rinuncia, raggiunge l’eroismo? E se fossi io quello che vince da eroe?”. Per questo si dà orari di lavoro massacranti, si impone di non cedere alle attrattive dell’amicizia, dell’amore, delle stagioni che inducono alla malinconia o ai sogni. “La mia primavera non rassomigliava a quella che conoscevo dalla vita dei miei amici o dai libri. Era amara e selvaggia. Come mai ero in grado di dominare il mio corpo, la mia sensibilità, il mio cervello, in autunno, d’estate, in inverno? Perché, in primavera, non ero in grado di dominare il corpo e l’anima? Forse perché non mi appartenevano più. Appartenevano al sesso, alla specie, all’età. Temevo che decisioni mediocri, dettate dal piacere, prendessero il posto delle mie, che poi avrei rimpianto per anni e anni”.
Ma intorno a lui ferve la vita, la vita del mondo universitario di Bucarest. C’è il circolo studentesco, con i suoi slanci, le sue beghe, i suoi scherzi, che nella mansarda del protagonista, stipata di libri, pone la sua prima sede. Ci sono i dibattiti politici, specchio di una Romania che sta faticosamente cercando la sua strada fra un nazionalismo ferocemente antisemita e l’attrattiva rivoluzionaria del vicino sovietico. Ci sono i maneggi di chi nell’università cerca solo un trampolino per fare carriera. Ci sono le inquietudini religiose, che negli animi in ricerca dei giovani trovano mille sfumature, dal lussurioso che vuol farsi monaco all’ateo disincantato, al sogno di costruire un cristianesimo senza Dio (“Vorrei essere san Francesco. – dice a un certo punto il protagonista – Un san Francesco senza la grazia”). Ci sono, soprattutto, i turbamenti dei sensi e del cuore prodotti dalla scoperta dell’amore, nelle forme più immediatamente carnali come in quelle più intellettualmente raffinate.
E infatti il filo principale, fra i molti che si annodano nella trama, è quello dell’amore fra il protagonista e Niska, in bilico tra il desiderio di cedere all’attrazione e il tentativo di affermare anche qui il proprio destino superiore, tentando di strappare anche la ragazza al destino di mediocrità che l’attendeva: “Lavoravo, notte e giorno, con fermezza e serenità, per ultimare il capolavoro: il mio cervello. I pomeriggi, invece, li trascorrevo in compagnia di Niska, modellando la sua anima”. Con la consapevolezza che quel rapporto non potrà arrivare al suo compimento naturale, pena la caduta nell’aborrita mediocrità: “Per conoscere veramente una cosa devi rinunciare a possederla”. Un’alternativa drammatica, che si tende fino allo scioglimento finale, con il termine degli studi e la partenza verso la vita: “La mia anima è aspra, immensa e serena. Dietro di me, intuisco la presenza degli altri. Davanti a me, sento il fluttuare di destini…”.

Fonte: ilfoglio.it

"Gaudeamus" di Mircea Eliade Jaca Book, 304 pp., 18 euro

“Gaudeamus” di Mircea Eliade
Jaca Book, 304 pp., 18 euro

“Gaudeamus”

di Mircea Eliade
Jaca Book, 304 pp., 18 euro

Carcerati, comunque sono persone. Padre Vittorio Trani: è urgente l’abolizione dell’ergastolo ostativo


Carcere di Regina Coeli

Carcere di Regina Coeli (Photo credit: Wikipedia)

CARCERATI

Comunque sono persone

Padre Vittorio Trani (Seac): è urgente l’abolizione dell’ergastolo ostativo

Dall’Agenzia S.I.R. riprendiamo questo articolo:

 http://www.agensir.it/pls/sir/v4_s2doc_a.a_autentication?rifi=&rifp=&tema=Anticipazioni&oggetto=248907

Tre suicidi solo nell’ultima settimana: qualche giorno fa a Poggioreale e il 24 ottobre a Firenze e a Prato. Già 31, tra gennaio e luglio 2012; 63 nel 2011. Sono i numeri della disperazione dei detenuti italiani. A diffonderli è il Rapporto sullo stato dei diritti umani negli istituti penitenziari e nei centri di accoglienza e trattenimento per migranti in Italia, curato dalla Commissione diritti umani del Senato e presentato il 23 ottobre nel carcere romano di Regina Coeli. Secondo l’indagine, l’Italia occupa uno fra gli ultimi posti in Europa nel rapporto detenuti-posti in carcere. A fine febbraio, su una capienza complessiva di 45.742 posti, nelle carceri italiane i detenuti erano 66.632, di cui solo 38.195 con condanna definitiva. Intanto prosegue l’impegno di un gruppo di “uomini ombra” (le definizione che gli ergastolani ostativi danno di sé) per l’abolizione di ciò che definiscono la “pena di morte viva”, ossia l’ergastolo ostativo, senza fine perché non prevede benefici o sconti di pena, a meno che non si decida di collaborare con la giustizia. Uomini che si definiscono “né vivi, né morti” in un appello che si può sottoscrivere sul sito dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII www.apg23.org. Nel dicembre 2009, sempre con il sostegno della Comunità fondata da don Benzi, gli ergastolani (oggi circa 1.500) avevano inviato al riguardo una lettera aperta a Benedetto XVI. Dell’emergenza carceraria Giovanna Pasqualin Traversa, per il Sir, ha parlato con padre Vittorio Trani, da quasi 35 anni cappellano a Regina Coeli e consulente ecclesiastico del Seac, Coordinamento dei gruppi di volontariato penitenziario che operano in Italia (www.volontariatoseac.it).

Qual è la sua opinione sul mantenimento dell’ergastolo ostativo?
“Come cittadini e come cristiani dovremmo in generale impegnarci per creare una mentalità, una sensibilità diversa nei confronti del mondo carcerario. Lo Stato ha il dovere di intervenire nei confronti dei cittadini che commettono reati, ma la sua azione non deve aggiungere ingiustizia a ingiustizia. Tutto il mondo della giustizia andrebbe rivisitato con la capacità di garantire realmente il rispetto della persona lasciando una porta sempre aperta alla speranza. Per quanto riguarda l’ergastolo ostativo, è ancor più necessario un impegno comune affinché si possa aprire uno spiraglio di vita per queste persone che con la sua abolizione potrebbero riprendere in mano la propria esistenza. La prospettiva della speranza è fondamentale per il recupero dell’uomo; è una fortissima motivazione e una specie di leva magica che sostiene anche nei momenti di maggiore buio”.

Come conciliare la tutela della legge e della sicurezza dei cittadini con il rispetto di chi ha sbagliato ma non può essere identificato solo nel suo errore?
“Anzitutto alleggerendo il carcere, riservando la limitazione della libertà ai casi più gravi e commutando per gli altri la pena, ad esempio, in obbligo a prestare servizi sociali a beneficio della collettività offesa con il reato. Ai disagi legati al sovraffollamento, oggi si aggiunge anche il taglio della spesa pubblica, che ha portato ad una considerevole diminuzione dei fondi destinati a garantire una vita dignitosa negli istituti di pena dove spesso viene a mancare anche il necessario”.

Si auspica di più parti un’amnistia…
“Un gesto che potrebbe risultare anche una sorta di riparazione perché la giustizia amministrata da esseri umani può talvolta essere essa stessa un atto di ingiustizia, come dimostra il caso Tortora, risollevato in questi giorni. L’amnistia è importante, ma se non viene affiancata da provvedimenti che imprimano un reale cambiamento di rotta alla strada che porta al carcere, è difficile che possa essere risolutiva. Dopo un anno la situazione tornerebbe la stessa di prima. Le carceri vanno alleggerite sia dirottando effettivamente i tossicodipendenti in strutture di recupero, sia con un ampio ricorso alle misure alternative, veicolo costruttivo di reinserimento sociale, dopo il quale la recidiva scende dal 30-40% al 15-17%. Affidamento sociale, arresti domiciliari, semilibertà costituiscono infatti una concreta facilitazione al reinserimento sociale successivo al carcere”.

Spesso il reato è frutto di situazioni di profondo disagio ed esclusione…
“Sì. Più che punire bisognerebbe  prevenire le disfunzioni del tessuto della società, concause indirette di molti reati commessi da chi, relegato ai suoi margini e spesso in condizioni di estrema necessità, non sa come sbarcare il lunario o diventa manovalanza della criminalità organizzata. E oggi ci troviamo di fronte ad un aumento allarmante di persone a rischio delinquenza, soprattutto nelle grandi città”.

Quindi occorre soprattutto una nuova “cultura”?
“Il discorso sulla giustizia non può limitarsi alle sentenze e alle manette; dovrebbe ampliare l’orizzonte traducendosi in questione di grande responsabilità collettiva giocata soprattutto sulla prevenzione. Noi invece interveniamo solo sul reato e non siamo in grado di farci carico della rimozione delle radici dei comportamenti illegali. Ma una società di questo genere non può dirsi pienamente umana. Come affermava il card. Martini, occorre accostarsi a questa realtà con il metro della misericordia di Dio che sa andare oltre gli schemi umani codificati nelle leggi, per consentire che al centro del sistema penitenziario venga messa la persona e che la pena sia di fatto costruttiva e svolga la funzione rieducativa stabilita dall’art.27 della nostra Costituzione, volta al recupero e al reinserimento nella  società. Leggere il reato con lo sguardo di Dio per capire che il male è anche una condizione di smarrimento da soccorrere”.

 

 

L’economia è democratica? la crisi, i mercati, il ruolo della politica


 

 

 

Giovedì 18 ottobre 2012

ore 18.15 – 20

Sala A

Con

Andrea Baranes, presidente Fondazione culturale Responsabilità Etica

Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Pd

Luigi Ferrajoli, Università Roma Tre

Laura Pennacchi, economista

Massimiliano Smeriglio, ass. Politiche del Lavoro della Provincia di Roma

 

Modera: Roberta Carlini, giornalista

Stranieri a Roma, Referendum Consultivi Comunali: se non voti non conti !


Scade il 31 dicembre 2012 la richiesta di Iscrizione alle Liste Elettorali da parte di Italiani non Residenti e Stranieri Residenti o Domiciliati per i Referendum Consultivi Comunali
logo di Roma Capitale I cittadini italiani non residenti e i cittadini stranieri residenti o domiciliati possono presentare la domanda di iscrizione alle liste elettorali degli aventi diritto di voto per i Referendum Consultivi Comunali come disposto dall’Art. 11 del Regolamento di Partecipazione e di Iniziativa Popolare. La domanda, di cui sono allegati i moduli, dovrà essere consegnata entro il 31 dicembre 2012 presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico dei Municipi nell’orario di apertura al pubblico. Al termine del periodo le domande saranno trasmesse alla Direzione Anagrafe e Servizi Elettorali per la formazione delle eventuali liste. Scheda informativa e moduli

Iscrizione alle liste elettorali aventi diritto al voto per i Referendum Consultivi Comunali

– non residenti a Roma che lavorano o studiano in questo Comune
(allegare la dichiarazione del datore di lavoro o certificato di iscrizione scolastica)

– stranieri, legittimamente presenti nel territorio nazionale, residenti o domiciliati nel Comune di Roma per motivo di studio o di lavoro
(i residenti dovranno allegare fotocopia permesso soggiorno o carta di soggiorno;

i domiciliati dovranno allegare fotocopia permesso di soggiorno o carta soggiorno e la dichiarazione del datore di lavoro o certificato iscrizione scolastica)

Scarica i documenti:

– non residenti a Roma che lavorano o studiano in questo Comune;
– DOMANDA DI ISCRIZIONE DEGLI STRANIERI RESIDENTI O DOMICILIATI NELLE LISTE ELETTORALI DEGLI AVENTI DIRITTO AL VOTO PER I REFERENDUM CONSULTIVI COMUNALI

 QUANTI E QUALI SONO I REFERENDUM
I quesiti dei referendum consultivi sono 8

Fonte: http://www.comune.roma.it

Roma, lavoro: La professione del consulente grafologo in ambito giudiziario e dell’età evolutiva. Convegno alla LUMSA


 

English: / Italiano: Dettaglio aula Giubileo -...

English: / Italiano: Dettaglio aula Giubileo – LUMSA (Photo credit: Wikipedia)

 

Convegno sulla professione del consulente grafologo in ambito giudiziario e dell’età evolutiva.

 

Il 13 ottobre 2012 presso l’aula magna di Borgo S. Angelo 13 con inizio alle ore 9.30 si terrà il convegno ‘ La professione del consulente grafologo in ambito giudiziario e dell’età evolutiva – una concreta prospettiva occupazionale’.
La giornata di studio – a partecipazione gratuita – intende presentare una professione non inflazionata con ampie prospettive occupazionali a breve periodo.
I lavori del convegno, organizzato in collaborazione con l’Associazione Consulenti Grafologi, esamineranno le seguenti tematiche:
– La formazione professionale del Consulente grafologo
– La tecnica metodologica del Consulente di impostazione morettiana
– La figura del Consulente grafologo in ambito giudiziario
– La consulenza grafologica in età evolutiva

Nel corso del convegno sarà presentata l’edizione 2012-2013 del Master universitario professionale LUMSA in Consulenza grafologica peritale giudiziario e dell’età evolutiva, diretto dal prof. Marco Bartoli.

Per maggiori informazioni sul convegno e sul Master: s.deragna@lumsa.it

 

Roma Capitale, nuovo servizio di rottamazione veicoli a domicilio


 Fai ritirare gratuitamente la tua auto dovunque si trovi. ChiamaRoma  06.0606, per  sapere il centro di autodemolizioni più vicino al luogo in cui si trova il veicolo da rottamare.

Vorbim românește! Hablamos español! Nous parlons français! Wir sprechen Deutsch! We speak English!

Vorbim românește! Hablamos español! Nous parlons français! Wir sprechen Deutsch! We speak English!

Roma, 2 ottobre – Un nuovo servizio di rottamazione di auto e motoveicoli, destinato a tutti i cittadini residenti o domiciliati nel territorio di Roma Capitale, promosso dall’Amministrazione nell’ambito delle misure messe in atto per migliorare ordine pubblico, sicurezza stradale e tutela ambientale.

Il contact center di Roma Capitale 060606 si occuperà di indicare ai cittadini il centro di autodemolizioni più vicino al luogo in cui si trova il veicolo da rottamare.

 Gli operatori del contact center saranno muniti della lista completa dei titolari di autodemolizioni aderenti al progetto, con i relativi municipi di appartenenza, indirizzi e contatti telefonici.

 I municipi nei quali sono presenti i centri di autodemolizione aderenti all’iniziativa sono: V – VI – VII – VIII – XI – XII – XIII – XV – XVI – XVII – XVIII – XIX – XX.

 Il servizio, che avrà una durata di 6 mesi, prevede per i proprietari dei veicoli il pagamento dei soli diritti di istruttoria, essendo a carico degli operatori tutte le operazioni necessarie alla rottamazione del mezzo, compreso il ritiro del veicolo, a domicilio o dovunque esso si trovi, e l’invio del documento di avvenuta radiazione.

 I costi previsti per i proprietari dei veicoli sono di € 36,68 se viene utilizzato il certificato di proprietà come nota di richiesta e di € 51,30 se invece si utilizza altro documento sostitutivo.

 Fonte: comune.roma.it