“Gaudeamus” di Mircea Eliade, in libreria


Mircea Eliade, il grande storico delle religioni del secolo passato, ha sempre diviso la propria attività, secondo quel che lui stesso scrive, in un “universo diurno”, l’opera di studioso dell’esperienza religiosa dell’umanità, e un “universo notturno”, l’attività di scrittore di narrativa; a questo secondo spazio appartiene “Gaudeamus”. Scritto nel 1928, quando l’autore ha ventun anni, è il suo secondo romanzo, e come il primo è un racconto di formazione, dai tratti fortemente autobiografici. L’io narrante è uno studente universitario, alle prese col tentativo titanico di costruire se stesso seguendo solo le proprie aspirazioni: “Intuivo, sin da allora, le verità alle quali arrivai più tardi, ossia che il senso della vita non sta nella felicità ma nell’eroismo. Ma dopo aver cullato, per qualche anno della giovinezza, la visione eroica, essa appassisce e svanisce, accetta valori mediocri ubbidendo alla vita degli altri.portret-Eliade

Perché mai non potrei essere io quell’anima che, a costo di qualsiasi rinuncia, raggiunge l’eroismo? E se fossi io quello che vince da eroe?”. Per questo si dà orari di lavoro massacranti, si impone di non cedere alle attrattive dell’amicizia, dell’amore, delle stagioni che inducono alla malinconia o ai sogni. “La mia primavera non rassomigliava a quella che conoscevo dalla vita dei miei amici o dai libri. Era amara e selvaggia. Come mai ero in grado di dominare il mio corpo, la mia sensibilità, il mio cervello, in autunno, d’estate, in inverno? Perché, in primavera, non ero in grado di dominare il corpo e l’anima? Forse perché non mi appartenevano più. Appartenevano al sesso, alla specie, all’età. Temevo che decisioni mediocri, dettate dal piacere, prendessero il posto delle mie, che poi avrei rimpianto per anni e anni”.
Ma intorno a lui ferve la vita, la vita del mondo universitario di Bucarest. C’è il circolo studentesco, con i suoi slanci, le sue beghe, i suoi scherzi, che nella mansarda del protagonista, stipata di libri, pone la sua prima sede. Ci sono i dibattiti politici, specchio di una Romania che sta faticosamente cercando la sua strada fra un nazionalismo ferocemente antisemita e l’attrattiva rivoluzionaria del vicino sovietico. Ci sono i maneggi di chi nell’università cerca solo un trampolino per fare carriera. Ci sono le inquietudini religiose, che negli animi in ricerca dei giovani trovano mille sfumature, dal lussurioso che vuol farsi monaco all’ateo disincantato, al sogno di costruire un cristianesimo senza Dio (“Vorrei essere san Francesco. – dice a un certo punto il protagonista – Un san Francesco senza la grazia”). Ci sono, soprattutto, i turbamenti dei sensi e del cuore prodotti dalla scoperta dell’amore, nelle forme più immediatamente carnali come in quelle più intellettualmente raffinate.
E infatti il filo principale, fra i molti che si annodano nella trama, è quello dell’amore fra il protagonista e Niska, in bilico tra il desiderio di cedere all’attrazione e il tentativo di affermare anche qui il proprio destino superiore, tentando di strappare anche la ragazza al destino di mediocrità che l’attendeva: “Lavoravo, notte e giorno, con fermezza e serenità, per ultimare il capolavoro: il mio cervello. I pomeriggi, invece, li trascorrevo in compagnia di Niska, modellando la sua anima”. Con la consapevolezza che quel rapporto non potrà arrivare al suo compimento naturale, pena la caduta nell’aborrita mediocrità: “Per conoscere veramente una cosa devi rinunciare a possederla”. Un’alternativa drammatica, che si tende fino allo scioglimento finale, con il termine degli studi e la partenza verso la vita: “La mia anima è aspra, immensa e serena. Dietro di me, intuisco la presenza degli altri. Davanti a me, sento il fluttuare di destini…”.

Fonte: ilfoglio.it

"Gaudeamus" di Mircea Eliade Jaca Book, 304 pp., 18 euro

“Gaudeamus” di Mircea Eliade
Jaca Book, 304 pp., 18 euro

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di Mircea Eliade
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3 commenti su ““Gaudeamus” di Mircea Eliade, in libreria

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