Finalmente il diritto ad essere figli?


Abstract: L’Autrice propone una lettura argomentata delle nuove disposizioni in materia di filiazione segnalandone criticamente la portata nel sistema costituzionale e nel quadro internazionale.

Matteo & Sofia

Matteo & Sofia

Nel nostro Paese in cui esiste uno “spaventoso arretramento culturale delle classi dirigenti” (come denunciato dal primo Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Vincenzo Spadafora[1]) a fine 2012 s’è fatto un altro piccolo passo avanti nella legislazione minorile (e non solo) con la legge 10 dicembre 2012 n. 219 “Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali” (anche se questa rubrica è opinabile giacché sarebbe stato preferibile fare riferimento solo alla filiazione in base a quello che è il contenuto della legge), in conformità con le ultime leggi nazionali e con il diritto internazionale, superando alcune lacune o incongruenze della legge 19 maggio 1975 n. 151 “Riforma del diritto di famiglia”.

 Dopo un lungo e travagliato iter legislativo, la legge – seppure con un breve articolato (solo sei articoli) – ha novellato alcuni articoli del codice civile stabilendo il principio dell’unificazione dello stato di figlio ed eliminando ogni riferimento all’aggettivo “naturale”, per i figli nati fuori dal matrimonio, che era in evidente contrasto col dettato costituzionale che definisce “società naturale” la famiglia fondata sul matrimonio (art. 29 Costituzione).
 Nel nuovo art. 74 cod. civ. (come pure nel nuovo art. 258) si estende la parentela anche al resto del parentado e non solo ai genitori che abbiano generato il figlio fuori dal matrimonio. In un periodo in cui si parla tanto di relazioni, diritti relazionali e similari, si sarebbe potuto puntualizzare che la parentela non è solo un vincolo da cui scaturiscono diritti e doveri perché così stabilito giuridicamente, ma un complesso di “rapporti personali e patrimoniali”, locuzione usata nell’art. 39 L. 218/1995 “Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato”.

Nel novellato art. 250 cod. civ. relativo al riconoscimento del figlio, la madre è stata anteposta al padre; questa scelta, per quanto apprezzabile, può essere criticata perché sembra suggerita dalla “maternalizzazione” crescente e sembra essere contraria a quella “ricerca della paternità” (come si legge nell’art. 30 ultimo comma della Costituzione), esigenza tanto avvertita socialmente. È in contraddizione anche con l’art. 316 comma 4 cod. civ. in cui si prevede che “il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili”, disposizione che non è stata modificata dalla legge in esame. Né sono state modificate le altre disposizioni in cui il padre è anteposto alla madre.

I limiti d’età di sedici anni previsti nell’art. 250 cod. civ. sono stati abbassati a quattordici in coerenza pure con alcune fattispecie di diritto penale, anche se sarebbe auspicabile un’uniformazione dei limiti d’età. Nel quarto comma, per dare priorità e certezza all’interesse del figlio, dal verbo al congiuntivo si è passati all’indicativo: “Il consenso non può essere rifiutato se risponde all’interesse del figlio”; sono stati eliminati anche gli altri ostacoli al riconoscimento. Non si dice più “sentito il minore”, ma “audizione del figlio minore”. Non ci si limita a sentire ma a porgere l’orecchio (“audire” dal latino “auris”, orecchio) e non si considera meramente il minore ma il figlio; si è data attuazione all’art. 12 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 1989 perché, come afferma lo psicoterapeuta Fulvio Scaparro “vanno protetti i più deboli, i figli, coloro che non hanno potere né parola perché per loro parlano altri”.

Significativa la previsione di “eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di instaurare la relazione”, che ricorda quella del novellato art. 5 comma 2 L. 184/1983 “Diritto del minore ad una famiglia”, anche se può sembrare stridente che una relazione, e ancor di più genitore-figlio, possa essere instaurata sulla base di provvedimenti giudiziari, come accade nei cosiddetti luoghi neutri in caso di estremi conflitti genitoriali. Non è più assoluto il divieto di riconoscimento del figlio da parte di genitori che non abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, ma è possibile “salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all’interesse del figlio”. Criticabile l’espressione “in relazione all’affidamento e al mantenimento del minore” perché sommaria e formale: si tratta di un figlio, non di un minore qualsiasi da affidare e mantenere.

 Completamente modificato è altresì l’art. 251 cod. civ.; è stata eliminata la sconveniente locuzione “figli incestuosi” e il riconoscimento dei figli generati da parenti o affini è sempre possibile previa autorizzazione del giudice. È stata introdotta l’espressione “persona minore di età” (come nella L. 112/2011 “Istituzione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza”), pur rimanendo un caso isolato perché, poi, si continua a parlare di “minore”.
 È stata positivamente sostituita la rubrica del titolo IX del libro primo del codice civile da “Della potestà dei genitori” a “Della potestà dei genitori e dei diritti e doveri del figlio”, che evidenzia la relazionalità delle situazioni giuridiche e la reciprocità tra genitori e figli ben oltre il mero stato giuridico. Nell’occasione si sarebbe potuto cambiare la locuzione “potestà dei genitori” in linea con gli altri ordinamenti europei o perlomeno scrivere “genitoriale” (come si è fatto altrove) per indicare che non afferisce ai singoli genitori ma alla genitorialità e che, quindi, non può essere divisa ma condivisa.
 Segue il nuovo ed esplicativo art. 315 cod. civ. rubricato “Stato giuridico della filiazione” che recita: “Tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico”. Questo vale sia nei confronti della coppia genitoriale sia nei confronti di tutti i genitori onde evitare quelle forme di “tirannie” che alcuni genitori mettono in atto per difendere i loro figli ad oltranza contro tutto e tutti, anche contro i figli degli altri.
 È stato introdotto l’art. 315 bis “Diritti e doveri del figlio” che ricalca l’art. 147 cod. civ. “Doveri verso i figli”, ma antepone l’educazione all’istruzione, aggiunge l’assistenza morale (che vuole essere un monito per i genitori) e parla opportunamente di “inclinazioni naturali” al plurale.
 A conferma di quanto previsto in leggi precedenti, nel comma 2 dell’art. 315 bis si stabilisce in via generale e per la prima volta come disposizione codicistica: “Il figlio ha diritto a crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti”. Quelle relazioni familiari già riconosciute nell’art. 8 della Convenzione Internazionale e dalla Convenzione europea sulle relazioni personali riguardanti i fanciulli (n. 192, Strasburgo 15 maggio 2003). Per quanto concerne i doveri del figlio, ora si tiene conto anche delle sue capacità, alla luce di tanti casi giurisprudenziali.
 Notevole l’art. 2 della legge esaminata il quale è una vera dichiarazione di “principi e criteri direttivi” “nel rispetto dell’articolo 30 della Costituzione”. Alla lettera a la sostituzione delle denominazioni “figli legittimi” e “figli naturali” con “figli nati nel matrimonio” e “figli nati fuori del matrimonio”. È stato eliminato l’aggettivo “naturale” anche nella rubrica “Della dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità”, anche se poi contraddittoriamente è rimasto nel testo degli articoli relativi.

Alla lettera e si demanda “esclusivamente al giudice la valutazione di compatibilità di cui all’articolo 30, terzo comma della Costituzione”, nella cui valutazione il giudice potrebbe avvalersi della mediazione familiare o altre figure professionali, perché “il fanciullo per il pieno ed armonioso sviluppo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare, in un’atmosfera di felicità, amore e comprensione” (dalla Premessa della Convenzione del 1989).

Alla lettera h considerevole l’affermazione di “nozione di responsabilità genitoriale quale aspetto dell’esercizio della potestà genitoriale”.

Alla lettera i la statuizione “esercizio del diritto all’ascolto del minore”. Alla lettera n rilevante la locuzione “capacità genitoriali” come contenuto positivo di quelle incapacità dei genitori di cui si parla nell’art. 30 comma 2 Costituzione.

Fondamentale alla lettera p la “previsione della legittimazione degli ascendenti a far valere il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minori”, anche se è contraddittorio parlare in maniera formale di “ascendenti” e non di nonni nel rapporto con i nipoti. Questa previsione e le altre in cui si tutelano i cosiddetti “rapporti significativi” confermano che “non di solo mamma e papà vivono i figli” e che i cosiddetti genitori della “psycologic generation” (che danno importanza quasi esclusivamente alla  sfera affettiva) si devono liberare da ansie e da paure che fanno scorgere il pedofilo dietro ogni angolo e far relazionare il figlio con altre figure adulte (il pedagogista Marco Tuggia)[2].

 Nell’art. 5 L. 219/2012 sono previste modifiche all’art. 35 D.P.R. 3 novembre 200 n. 396 che contribuiscono alla tutela dell’identità e del nome del fanciullo come stabilito nell’art. 8 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Non si dice più nome “composto” ma “costituito”, non più “elementi onomastici” ma “nomi” e si fissa che “nel caso siano imposti due o più nomi separati da virgola” “deve essere riportato solo il primo dei nomi”. Tutto ciò si allinea alla locuzione “elementi costitutivi della sua identità” che si legge nella Convenzione Internazionale e di cui dovrebbero tener conto i genitori nella scelta del nome da attribuire al figlio.
 La legge si chiude con l’art. 6 che contiene la solita ipocrita “clausola di invarianza finanziaria” che sta vanificando l’applicazione delle leggi a tutela della persona.
 In tutta la legge si afferma per due volte il diritto alla propria famiglia e ai rapporti significativi e la locuzione “esercizio del diritto”, esercizio rimarcato nella Convenzione Internazionale e nella Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei minori (n. 160, Strasburgo 25 gennaio 1996). Proprio attraverso i diritti relazionali e l’esercizio dei diritti, che rientrano nei cosiddetti “nuovi diritti”, il figlio sperimenta il suo ruolo e cresce come persona. “Occorre preparare appieno il fanciullo ad avere una vita individuale nella società”, “preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera” (dalla Premessa e dall’art. 29 lettera d della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia).
 Per tre volte è affermato il principio di unificazione (o unicità) dello stato di figlio, che oltre alla sua valenza giuridica vale come monito ai genitori che devono considerare e trattare il figlio come tale, sempre e comunque, anche nei casi di separazione/divorzio, senza incuria né ipercura. Figlio, che etimologicamente, ha la stessa origine di “femmina” e “feto”, significa “l’allattato”, quindi colui che ha bisogno di essere nutrito, degli strumenti per crescere e vivere, ma questi strumenti gli devono essere forniti nella giusta misura.
 In Italia manca lo statuto normativo della persona minore d’età, come invece esiste in altri ordinamenti, per esempio in Brasile dove la legge n. 8069 del 13 luglio 1990 “Statuto del bambino e dell’adolescente” (Estatuto da crianca e do adolescente) è definita un modello internazionale per la tutela dei diritti dei minori. La legge n. 219, pertanto, contribuisce all’affermazione dello “statuto ontologico” del minore con l’auspicio che possa contribuire sempre più all’affermazione di una vera “cultura minorile”.
[1] Durante il convegno “La tutela dei minori nei conflitti familiari – Proposte operative”, svoltosi a Roma il 28 novembre 2012 ad opera dell’Autorità nazionale garante per l’infanzia e l’adolescenza e dell’associazione GeA – Genitori Ancora.[2] M. Tuggia, “Non di solo mamma e papà vivono i figli”, Armando Editore, Roma, 2009.
Articolo pubblicato su filodiritto il 6/02/2012. Vedi sito http://www.filodiritto.com/

LUMSA-Roma: 16 maggio, Seminario di studi storici ‘Liberalismo e Risorgimento’


Presentazione libro: “Libertà e modernizzazione. La cultura politica del liberalismo risorgimentale” a cura di Domenico Maria Bruni, edizioni Guerini e associati 2012

Prof. Andrea Ciampani

Prof. Andrea Ciampani

Giovedì 16 maggio 2013
Ore 16.00 – Aula 10
LUMSA – via Pompeo Magno 22, Roma

Organizzato dalla cattedra di Storia contemporanea – prof. Andrea Ciampani.
Dipartimento di Scienze economiche, politiche e delle lingue moderne.
Interventi di:
Prof. Fabio Grassi Orsini 
Prof.ssa Francesca Sofia 
Prof. Romano Ugolini

Il Seminario di studio, interno al corso di Storia contemporanea del prof. Andrea Ciampani,  vuole essere un momento di riflessione sulla cultura politica del liberalismo italiano della prima metà dell’Ottocento. Nel corso del Seminario sarà presentato il volume ‘Libertà e modernizzazione. La cultura politica del liberalismo risorgimentale’ a cura di Domenico Maria Bruni, edizioni Guerini e associati 2012.  Sara presente il curatore.

Presiede Andrea Ciampani.

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Roma, 23 aprile: Economia e gratuità. Conferenza del Prof. Luigino Bruni a Casa Betania


“Niente ha più valore di un atto di gratuità”

Prof. Luigino Bruni

 

Prof. Luigino Bruni

 

 

Martedì 23 aprile 2013 ore 20,45
a Casa Betania (via delle Calasanziane, 12)

 Casa Betania, in occasione del suo ventennale, organizza la serata dal titolo:

Economia civile, reciprocità, gratuità:

il significato e il valore del dono in una prospettiva di cambiamento relazionale ed economico.

Logo 20 anni Casa Betania rid23 aprile 2013, ore 20,45
Casa Betania
Via delle Calasanziane, 12 
00167 Roma

In preparazione della festa dei suoi 20 anni, prevista per Domenica 9 giugno, Casa Betania organizza un ciclo di incontri aperti al territorio per riflettere su alcuni temi che hanno caratterizzato la storia di Casa Betania. In occasione del primo di questi incontri, Luigino Bruni  proporrà una riflessione a partire da alcune parole: La prima parola è “pubblica felicità“: mai come in questi tempi ci stiamo accorgendo che la felicità o è pubblica o non è, poiché la ricchezza cercata contro gli altri produce malessere per tutti.

La seconda parola chiave è contenuta nella stessa espressione Economia civile: l’economia se non è civile è semplicemente incivile, mai eticamente neutrale, perché attività umana. Se l’impresa crea posti di lavoro, rispetta l’ambiente, lavoratori, società, migliora beni e servizi, è civile; se non lo fa è incivile, non c’è terza possibilità.

Luigino Bruni approfondirà il tema della reciprocità, orizzonte  nel  quale i beni più importanti diventano i beni comuni, e dove c’è un urgente bisogno di nuove categorie economiche che diano meglio conto delle azioni di quell’essere relazionale che chiamiamo persona, e che siano capaci di ridurre la miseria e l’esclusione, che restano la grande ferita e la grande responsabilità della nostra epoca.

L’esperienza  di  Casa Betania  nasce  e  cresce  insieme  alla  Cooperativa  sociale  l’Accoglienza  ONLUS  (il  soggetto giuridico che la rappresenta): un scelta, una continua ricerca di fare, di essere impresa sociale in modo responsabile, a servizio del territorio.

Vedi l’invito alla serata

Sabato 27 aprile 2013, presentazione libro “I paramenti liturgici dell’Abbazia di Farfa” di Cristina Mandosi


I paramenti liturgici dell’Abbazia Benedettina di Farfa. La pianeta: storia e simbologia di Cristina Mandosi

Mandosi 001

CRISTINA MANDOSI, I paramenti liturgici dell’abbazia di Farfa – La pianeta: storia e simbologia, Libreria Editrice Vaticana 2013, € 22,00

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Abbazia S. Maria di Farfa – http://www.abbaziadifarfa.it/

Sabato 27 aprile 2013 alle ore 16

sarà presentato il libro di Cristina Mandosi

“I paramenti liturgici dell’Abbazia Benedettina di Farfa. La pianeta: storia e simbologia”

edito dalla Libreria Editrice Vaticana.

Introdurrà il Rev.mo P. Priore Dom Eugenio Gargiulo O. S. B.

Interverranno

P. Einrich Pfeiffer, della Pontificia Università Gregoriana

Sr. Cristina Crociani, del Pontificio Ateneo di S. Anselmo

Don Giuseppe Merola, della Libreria Editrice Vaticana

Concluderà Cristina Mandosi

Il Dipartimento dei Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana ha realizzato nel 2009 un progetto di inventariazione dei paramenti sacri dell’Abbazia di Farfa (sita nel comune di Fara Sabina, in provincia di Rieti), ponendosi l’obiettivo di valorizzare, nell’ambito di uno studio scientifico, un importante patrimonio storico, culturale e religioso.Il volume illustra dunque i paramenti inventariati, facendo cenno all’arte tessile e al linguaggio dei colori liturgici, e fornisce anche una descrizione della Chiesa abbaziale e della storia farfense. Il testo è inoltre corredato dalle foto della Chiesa e di alcuni dei paramenti conservati nell’Abbazia. Uno studio di sicuro interesse per gli appassionati di storia della Chiesa.
Presentazione:
I paramenti liturgici dell’abbazia benedettina di Farfa. La pianeta: storia e simbologia” edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Prendendo spunto da una ricerca che l’autrice ha condotto sugli antichi paramenti liturgici conservati a Farfa con la direzione del Prof. HEINRICH PFEIFFER, uno dei più noti studiosi dell’arte cristiana, Cristina Mandosi ha realizzato un volume che contiene degli elementi utili per valorizzare i paramenti liturgici, spesso trascurati o dimenticati nelle sagrestie, e che invece possono costituire una importante risorsa per sviluppare iniziative culturali e religiose. Il testo propone anche notizie sui tessuti, manifatture, decori e colori tratte da antichi trattati e documenti ecclesiastici per una maggiore comprensione delle sacre vesti. In particolare l’autrice si è soffermata sulla pianeta, veste sacerdotale per eccellenza, proponendo la ricostruzione storica del suo sviluppo e simbologia analizzandone la forma e i decori. Il libro presenta inoltre un catalogo delle più interessanti pianete di Farfa dal seicento al Novecento.
Tutto questo lavoro è nato a seguito della Inventariazione dei Paramenti della abbazia di Farfa che è stata realizzata grazie da un Progetto dei Beni Culturali dell’Università Pontificia Gregoriana al quale Cristina Mandosi ha partecipato insieme ai suoi cari colleghi ed amici Simone Raponi e Giulia Colangeli. Un contributo importante lo ha dato anche don Antonio Campus della diocesi di Alghero-Bosa.Cristina MANDOSI, nata a Perugia, specializzata in beni culturali della Chiesa e giornalista. Diplomata in Scienze Religiose, si è in seguito laureata in Scienze della Comunicazione all’ Università Pontificia Salesiana e in Storia e Beni Culturali della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana, presso la quale è iscritta ad un dottorato di ricerca. Attualmente svolge attività di Direzione Artistica di eventi dedicati alla valorizzazione dell’arte sacra.

Mandosi 001
CRISTINA MANDOSI, I paramenti liturgici dell’abbazia di Farfa – La pianeta: storia e simbologia, Libreria Editrice Vaticana 2013, € 22,00

Vino in Romania. Grasa de Cotnari, nobile nettare rumeno


La potete chiamare globalizzazione. Qualcuno in maniera del tutto errata potrebbe definirla quasi un’invasione di campo. Per me è invece un’appagante scoperta, frutto della mia naturale curiosità. Si dice che la curiosità uccise il gatto, ma io non riesco proprio a resistere alla tentazione di scoprire cosa portano in dote altri popoli e altre terre, qual è il loro bagaglio di esperienze, di tradizioni e di storie. Da sempre l’Italia è terra di vini e lo è anche la Francia, così come lo sono la Spagna e il Portogallo, lo è sempre stata la Grecia e le repubbliche balcaniche nate dallo smembramento dell’ex Jugoslavia, soprattutto Slovenia e Croazia, lo è l’Ungheria con il suo Tokaji dal nome ‘scippato’ al nostrano friulano e lo è anche la Romania. Ormai da un bel po’ di anni una vera e propria diaspora ha portato in Italia tanti abitanti di quella che gli antichi romani chiamavano Dacia e che da qualche anno è diventato membro dell’Unione europea, e inevitabilmente con l’allargarsi della comunità rumena in Italia sugli scaffali dei supermercati delle nostre città sono spuntati prodotti tipici di quella terra incastrata tra il Danubio, il Mar Nero e i Carpazi. Nel mio caso quel che più ha attirato la mia attenzione è stata un’insolita bottiglia trasparente con dentro un liquido giallo scarico con un etichetta gialla che recitava: Grasa de Cotnari. Al primo incontro ha vinto la diffidenza, volevo saperne un po’ di più prima di prenderne una bottiglia.

In generale è sempre bene ricordate che la Romania è tra i paesi dalla più lunga tradizione vinicola al mondo (ci sono testimonianze di vino fino a 6000 anni fa, quindi ben precendenti all’Impero Romano) e si spiega facilmente guardando la posizione centrale del paese e direttamente contigua alla Georgia, paese simbolo di origine della Vitis Vinifera. La Romania è terra di vini bianchi, anche dolci muffati con una certa storia e blasone e di promettenti vini rossi a base Merlot e altre uve internazionali. Di recente (1998) è stata istituita una classificazione basata sul modello Europeo con con vini da pasto, vini di qualità superiore (VS), di qualità con denominazione di origine (VSO) e di qualità speciale e grado di qualità (VSOC).

Romania Mappa regioni vinicole

Tornato a casa scopro che il Cotnari è uno dei vini bianchi più buoni della produzione vinicola rumena. Cotnari, il comune della Romania da cui questo vino prende il nome, è ubicato nel distretto di Iaşi (in rumeno Judeţul Iaşi) che si trova nella regione storica della Moldavia. Cercando qualche informazione sulla rete scopro che la zona di Cotnari è assai conosciuta per la sua produzione vinicola, in particolare proprio del Grasa de Cotnari, un vino passito molto apprezzato e molto diffuso, nei secoli scorsi, presso le corti di tutta Europa. In genere è ottenuto da Grasa in purezza (ma spesso viene unito a uve Feteasca), un vitigno leggermente attaccato dalla botrytis cinerea (la cosiddetta muffa nobile) ma che diversamente da altri simili (Tokaj, Sauternes) si mantiene leggero di alcol (circa 13) e soprattutto di gusto, riuscendo quasi ad assomigliare di più ad un corposo moscato che un pesante passito. Questo vino ha un particolare profumo di frutta secca e di spezie dolci e una componente di incenso quasi unica al mondo portata dal vitigno Grasa. Dopo aver tranquillizzato la parte di me più renitente all’acquisto con le informazioni raccolte in rete non resta che soddisfare la curiosità, ormai notevolmente accresciuta, di assaggiare questo vino e procurarsi una bottiglia. cotnari


Non l’ho abbinato a nessun piatto, ma credo che a seconda della temperatura di servizio si sposi bene a diverse circostanze e potete considerarlo un compagno poliedrico. Se volete può essere un dolce compagno per sere d’estate leggere e conviviali, se prima di consumarlo lo lasciate un’ora in frigo potrebbe essere un ottimo partner di piatti a base di pesce o di formaggi a pasta molle e se invece volete gustarlo a temperatura ambiente potrebbe accompagnarvi nel degustare formaggi piccanti a media stagionatura o dessert di varia natura, meglio se crostate di frutta o di ricotta e cioccolato.
L’etichetta della bottiglia acquistata è ovviamente in rumeno ma è abbastanza comprensibile e le informazioni che più ci interessano sono tra le più facili da individuare: il produttore, Cotnari, e l’anno di vendemmia, 2009. Nel bicchiere la Grasa de Cotnari fa subito un bell’effetto: appare di un giallo scarico tendente al dorato, con riflessi verdi molto tenui. Al naso regala profumi abbastanza piacevoli e netti: si avvertono subito la mela e l’uva passa che può richiamare alla lontana un passito, poi via via emerge un lieve odore di noci e una nota di albicocche secche, poi è la volta della noce moscata e della famosa nota di incenso (in verità molto flebile). In bocca la corrispondenza è piena, si avvertono in maniera netta la mela, le albicocche secche, le noci e in chiusura quella nota di incenso, penetrante e persistente. Pur essendo un semidolce non è affatto stucchevole o faticoso, anzi ha una buona acidità che contrasta piacevolmente con gli zuccheri evidenti e invoglia la beva.

In ogni caso, ciò che è sicuro, almeno dal mio personalissimo punto di vista, è che l’incontro con questo vino mette comunque un po’ di curiosità su quelli che sono i vini della Romania e se avete voglia di soddisfare questa curiosità vi suggerisco di andare a leggere questo interessante post  http://www.enotime.it/zooms/d/allombra-del-vampiro#.URll1Vojjqs pubblicato esattamente  due anni fa su enotime.it .

Fonte: https://vinosofiaamoredivino.wordpress.com/2013/02/11/un-incontro-sorprendente-grasa-de-cotnari-nobile-nettare-rumeno/

Vai sul sito http://www.cotnari.ro/

Altri siti:

Romania nel Bicchiere

Niente post sui rumeni e i problemi di integrazione (qui da noi a Firenze direi ampiamente risolti) ma due parole sui vini che ogni volta la nostra mitica lavapiatti Marioara ci porta dalla sua terra: Grasa de Cotnari.

Cotnari – da vino dei nobili nel Medioevo alle medaglie d’oro mondiali

Cotnari – da vino dei nobili nel Medioevo alle medaglie d’oro mondiali“Su una rassegna di vini di Venezia del XV secolo, ‘Grasa de Cotnari’ si trova in cima alla lista, con il prezzo più alto tra i prodotti commercializzati all’epoca” (I. C. Teodorescu).

Eredità storiche

Questa è la storia del vino che proviene dal vigneto datato oltre 2000 anni dai tempi del re geto-daco Burebista, lo stesso vino attestato su un documento ufficiale nel 1250 da Radu Rosetti ed elogiato dal medico di Stefano il Grande, Mateo Muriano, presso il doge di Venezia nel 1502. Apprezzato dallo zar Pietro il Grande durante la sua visita a Iaşi nel 1711 e rinomato come uno dei migliori vini in Europa già nel 1845 in una rassegna a Parigi, il Cotnari ottiene il Diploma di Merito nell’ambito dell’Esposizione Internazionale di Vienna nel 1873 ed il Gran Prix di Parigi nelle Esposizioni Universali degli anni 1889 e 1900. La prima metà del XX secolo (in particolare il periodo tra le due guerre) segna un declino del vino di Cotnari a causa di nuovi e imponenti competitori sul mercato nazionale.

Coordinate geografiche

Il grande vigneto di Cotnari si situa nella regione Iaşi (a 54 km Nord-Est), vicino al comune di Cucuteni (luogo originario della ceramica di Cucuteni, appartenente al Patrimonio Intangibile UNESCO, di cui parleremo nell’articolo all’interno della rubrica „Tradizioni romene”) e presenta una straordinaria eredità monumentale. Aveva sede qui, infatti, la fortezza geto-daca Cătălina – Hallstatt in tedesco (da notare la somiglianza con il latino Catilina) del IV sec. a.C. ed il castello Vlădoianu (1901) fatto costruire dall’ex governatore della Banca Nazionale con materiali importati dall’Italia sulla base di una progettazione planimetrica italiana. Inoltre, troviamo il castello Hodora, chiese e moasteri quattro-cinquecenteschi, laghi da pesca ed il bicentenario parco di riservazione naturale nazionale di Cătălina – Cotnari.
Il vigneto di Cotnari fa parte del rinomato gruppo dei vigneti europei situati al limite Nord di cultura economica della vite: la sua latitudine (45-50°), infatti, è la stessa dei vigneti Tokaj (Ungheria), Rheingau (Germania), Champagne (Francia).

Il marchio Cotnari S.A.

Oggi la compagnia Cotnari S.A. possiede circa 1700 ettari di vite, di cui approssimativamente 1300 sono messi a frutto. I vini bianchi provenienti da queste viti sono puramente di origine romena (non ci sono semi importati, la regione essendo forse l’unica in Romania ad aver conservato la sua formula autoctona iniziale di produzione) e portano i seguenti nomi: Grasă de Cotnari, Frâncuşă, Fetească Albă, Tămâioasă Românească. In più, negli ultimi anni l’azienda si sta muovendo verso la produzione di vini rossi e rosé ed è per questo che coltiva 105 ettari per il Fetească Neagră e 40 ettari per il Busuioacă de Bohotin. Annualmente, la Cotnari raggiunge i 7.5 milioni di litri di vino D.O.C.
Il Grasă de Cotnari (13° gradazione alcolica) è il vino miglior venduto in Romania già dal 2009, avendo vinto 50 medaglie d’oro ai concorsi internazionali e decine di medaglie a quelli nazionali. L’azienda, invece, ha cumulato complessivamente 150 medaglie d’oro nell’ultimo decennio. Per maggiori dettagli, consultare il sito ufficiale  http://www.cotnari.ro/  (romeno e inglese).

Autore: Ana-Maria Baghiu

20 aprile 2013

Muro Lucano (PZ), Oggi inaugurazione mostra “Personaggi e costumi nelle dimore storiche lucane”


Organizzata dall’Associazione Dimore Storiche Italiane, sarà ospitata dal 20 aprile al 19 maggio nel Museo Archeologico Nazionale di Muro LucanoSantArcangelo

 

All’inaugurazione, che si terrà oggi, 20 aprile alle ore 11, prenderanno parte il sindaco Gerardo Mariani, il Presidente dell’Adsi (Associazione Dimore Storiche Italiane) avv. Francesco Scardaccione ed il Direttore del Museo dott. Salvatore Pagliuca.

 Intervistato da Simona C. Farcas,  l’avv. Francesco Scardaccione presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane anticipa per Futuro Insieme alcuni nomi di personaggi raffigurati nella mostra “i quali abitarono le dimore storiche lucane, le restaurarono, e furono protagonisti della storia pubblica o privata delle rispettive famiglie di appartenenza.”

 Francesco Scardaccione, curatore della pagina fb Sant’Arcangelo Com’eraè uno studioso di scienze storiche ed ausiliarie della storia. Autore insieme a Carlo Cudemo del volume Famiglie nobili e notabili di Basilicata tra il XVI e il XIX secolo, testo autorevole per tutti gli studiosi di scienze storiche in area meridionale. Oggi altresì molto impegnato e ad alti livelli nella tutela delle dimore storiche nel Sud d’Italia, così come in una primaria attività di promozione agricola, turistica, di allevamento d’eccellenza  e  nel campo degli sport equestri, sempre a tutela dei valori naturalistici e della salvaguardia dell’ambiente nella sua originaria  Basilicata.

Dopo il libro, la mostra: chi sono e cosa riservano al visitatore i personaggi storici lucani?

“La mostra consente di vedere sguardi, vestiti, righe e pance che sono il ritratto di un’epoca. Personaggi tra il XVIII ed il XX secolo per la prima volta raccolti in un unica mostra. Francesco Arcieri, Annibale Berlingieri, Giovanni Di Giura, Cesare Donnaperna, Prospero Fortunato, Luigi Martuscelli, Domenico Piccininni, Raniero Pipponzi, Francesco Scardaccione, Vincenzo Schiavone Panni, Michele Spaziante…  

Famiglie Nobili, Gentilizie e Notabili che comunque hanno dato un contributo di rilievo alla Basilicata. Ecco alcuni cognomi dei 38 pannelli di personaggi appertenuti a varie famiglie tra cui: i nob. Amodio, i nob. Martuscelli, i Pipponzi, i Nob. Latronico, i Nob. Panni, i B.ni Arcieri, i M.si Berlingieri, i B.ni Di Giura, p.ssa Caracciolo, i Lordi, i M.si Donnaperna, i B.ni Fittipaldi, i Nob. Fortunato, i B.ni Piccininni, i B.ni Scardaccione, i Schiavone Panni, i Spaziante, i M.si Venusio ecc..”.

Scardaccione F. e Cudemo C., Raccolta delle famiglie nobili e notabili di Basilicata, tra il XVI e il XIX secolo, Erreci edizioni.
Il volume, che è stato ufficialmente presentato a Roma dal Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni, nell’aula magna dei Piceni in piazza San Salvatore in Lauro lo scorso 13 luglio 2005, è il frutto delle ricerche compiute dagli avvocati Francesco Scardaccione e Carlo Cudemo, e vanta la prefazione del Senatore Prof. Giampaolo D’Andrea, docente di storia moderna all’Università di Basilicata.

scardaccione

L’opera si apre con alcune interessanti riflessioni di tipo storico e sociologico sul concetto di nobiltà nel periodo preso in esame e -in particolare- con riferimento al ceto nobile in Basilicata, regione che finora era sfuggita ad indagini sistematiche sull’argomento. Dalle stesse emergono chiaramente i criteri seguiti dagli Autori nel selezionare le famiglie da includere nel loro studio, che vengono distinte in nobili, gentilizie e notabili, fornendo per identificare queste ultime categorie dei precisi indici, ciò che è senz’altro lodevole, in quanto se da un lato il concetto di famiglia nobile appare sufficientemente preciso, il concetto di notabilità appare per converso decisamente più sfumato, e passibile di fraintendimenti. Al riguardo, tuttavia, si ritiene che sarebbe stato auspicabile un maggiore approfondimento circa la legislazione borbonica, in particolare per quanto riguarda la nobiltà derivante dall’ammissione alle piazze nobili, con una chiara elencazione delle città lucane nelle quali vi era la separazione dei ceti, rimandando per ciascuna di esse agli atti sovrani con cui tale separazione è stata concessa o riconosciuta.
L’elencazione delle singole famiglie e dei loro più insigni esponenti occupa più di trecento pagine, offrendo al lettore e -soprattutto- al ricercatore un ricco repertorio di quelli che, per usare le parole del Cudemo, possono sembrare “illustri notabili sconosciuti”, che però hanno fatto spesso la storia della loro regione e dello stato di cui sono stati sudditi. Seguono infine in appendice alcuni schemi genealogici.
Gli Autori offrono la loro ricerca in forma sintetica e con la seria apertura scientifica di chi vuole integrare ed emendare eventuali errori od omissioni. È proprio accogliendo questo invito che segnaliamo come l’opera sarebbe enormemente arricchita da un approfondimento bibliografico che illustrasse le fonti, quanto meno le principali, dalle quali sono state attinte le notizie riportate nelle schede di ciascuna famiglia, in modo da offrire a chi voglia imbattersi in nuove e più specifiche ricerche un saldo appiglio. Similmente l’opera troverebbe il suo coronamento nella blasonatura degli stemmi delle famiglie trattate, dove noti, con l’indicazione della relativa fonte (pubblici monumenti, documenti, concessioni ecc.). Al riguardo e comunque, si ritiene che da una seconda auspicata edizione dovrebbe essere stralciato il capitolo relativo alla normativa araldica e ciò per due ragioni: la prima è che essa si riferisce ad un’epoca diversa da quella presa in esame nel corpo principale dell’opera; la seconda, è che essa merita in ogni caso una trattazione più sistematica ed approfondita, per la quale sembra sufficiente fare rinvio alla più autorevole dottrina, anche per lasciare spazio alla parte veramente originale dell’opera.

 

Roma, 9 maggio: LUMSA, Il Career Day 2013. Incontro tra il mondo del lavoro e delle professioni con gli studenti.


Il Career Day 2013.

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Il 9 maggio torna l’appuntamento con il Career Day della LUMSA. L’edizione 2013 dell’evento organizzato per far incontrare il mondo del lavoro e delle professioni con nostri studenti laureandi e laureati, sarà un momento importante per riflettere sulle dinamiche del mercato del lavoro e per conoscere i possibili sentieri per inserirsi dopo la laurea. Il Career Day si svolgerà  presso il complesso Giubileo, in via di Porta Castello 44 a Roma.

Quest’anno l’Ateneo propone ai giovani che verranno al Career Day 2013 un incontro/tavola rotonda cui parteciperanno alcuni laureati LUMSA di qualche anno fa. Questi ex-studenti sono a tutt’oggi inseriti ad alto livello negli organici di primarie aziende nazionali e  per gli studenti e i neolaureati l’occasione di  conoscerli, scambiarsi le rispettive esperienze, valutare possibili convergenze in ambito lavorativo sarà una opportunità davvero da non perdere.

Programma
Le attività inizieranno dalle ore 9.00. Sono previsti:
– Saluti del Magnifico Rettore prof. Giuseppe Dalla Torre.
– Consegna dei premi per le migliori tesi di laurea.
– Relazione “L’occupazione dei laureati in Italia”, del prof. Mario Pollo – Referente di Ateneo per l’Orientamento.
– Tavola rotonda “Dalla LUMSA al lavoro: percorsi di realizzazione umana e professionale”.

Modera: 
Gianluca Teodori – Responsabile News – Radio Dimensione Suono S.p.A.,

Intervengono:
Elisabetta Panzeri – Talent acquisition department -Trovolavoro.it, Corriere della Sera.
Alessandro Cellamare – Responsabile Marketing e Comunicazione Interna – Ferrari S.p.A.
Filippo Maria Grasso – Responsabile Relazioni Istituzionali Europa , Africa, Medio Oriente e India. Sede di Rappresentanza di Roma – Pirelli & C. S.p.A.
Massimiliano Lenzi – Giornalista e autore televisivo.
Antonino Callea – Psicologo del lavoro, docente in Psicometria, Dipartimento di Scienze Umane, LUMSA.

– Apertura degli stand delle aziende accreditate con la possibilità di colloqui con i recruiters.

Aziende accreditate:
UBI Banca -Trovolavoro.it, Corriere della Sera – IKEA – Robert Bosch S.p.A. – Garante per la protezione dei dati personali – Decathlon – BNL  Gruppo BNP PARIBAS – Top Legal – JobAdvisor – Abercrombie & Fitch – Birra Peroni – EF Internatinal Language Schools – Soft Strategy – Orange – Randstad.

La locandina del Career Day 2013 

 

ROMA 12 MAGGIO 2013, ITALIA E ROMANIA INSIEME ALLA MARCIA PER LA VITA


Federazione delle Associazioni dei Romeni in Italia e “Italia Romania Futuro Insieme” hanno aderito alla 3′ Marcia Nazionale per la Vita 

marcia

Arrivederci al 12 maggio 2013,
per la III marcia nazionale per la vita, a Roma
(preceduta, l’11 maggio 2013, dal grande convegno sulla vita).

 

La Marcia per la Vita è il segno dell’esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell’utilitarismo e dell’individualismo esasperato, sulla legge del più forte.

Con la Marcia per la Vita intendiamo:

– affermare la sacralità della vita umana e perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso;

– combattere contro qualsiasi atto volto a sopprimere la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata e inalienabile.

Per questo:

– chiamiamo a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per difendere il diritto alla vita come primo dei principi non negoziabili, iscritti nel cuore e nella ragione di ogni essere umano e -per i cattolici – derivanti anche dalla comune fede in Dio Creatore;

– esortiamo ogni difensore della vita a reagire, sul piano politico e culturale, contro ogni normativa contraria alla legge naturale, e contro ogni manipolazione mediatica e culturale che la sostenga. E qualora ci si trovi nella impossibilità politica di abolire tali leggi per mancanza di un consenso popolare sufficiente, ci si impegna a denunciarne pubblicamente l’intrinseca iniquità, che le rende non vincolanti per le coscienze dei singoli.

La terza edizione della marcia sarà a Roma, centro della cristianità e del potere politico. Le strade della capitale sono state attraversate, anche recentemente, da numerosi cortei indecorosi e blasfemi; il nostro corteo vuole invece affermare il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull’egoismo.

L’iniziativa sarà una “marcia” e non una processione religiosa e come tale aperta anche ai pro life non credenti e a tutti i gruppi che potranno partecipare con i loro simboli ad esclusione di quelli politici.

E’ previsto inoltre un convegno, sempre a Roma, l’11 maggio, sulla vita a cui hanno già dato la loro adesione personalità conosciute del mondo pro life italiano.

Alex & Matteo Farcas alla Marcia Nazionale per la Vita

Alex & Matteo, bambini romeni nati in Italia, in  Marcia per la Vita 2012

Abbiamo però bisogno dell’aiuto di tutti!

–  Con la preghiera, che smuove le montagne (1 Cor. 13,2) e vince ogni difficoltà

–  Con la costituzione, in ogni città italiana, di centri locali che ci aiutino sul piano organizzativo (fotocopiando e diffondendo materiale, organizzando pullman per venire a Roma, preparando striscioni, bandiere, cartelli…)

–  Con il sostegno economico che può moltiplicare le nostre possibilità. Si può versare un contributo sul conto corrente postale allegato oppure tramite bonifico bancario a:

  • Comitato per la Marcia Nazionale per la Vita :
    Banca Etruria,
    Iban: IT26 M053 9003 2170 0000 0092 314
    Bic: ARBAIT33134

Chiunque volesse aiutare e per qualsiasi informazione scrivere a:
info@marciaperlavita.it, oppure telefonare a : 06-3233370 / 06-3220291

ITALIA & ROMANIA IMPREUNĂ LA MARŞUL PENTRU VIAŢĂ

Duminică, 12 mai 2013, ora 9
ROMA
Colosseum

 „Marşul pentru Viaţă” este un eveniment care se desfăşoară anual şi în România (concomitent, în mai multe oraşe),  în jurul datei de 25 martie (sărbătoarea „Buna Vestire”), de asemenea,  în alte țări cum ar fi USA, Franța, Italia…

La Roma s-a organizat anul trecut 2012 pe 13 mai a II-a ediție a „Marşului pentru Viaţă”, căreia i s-a alăturat Primarul Romei Gianni Alemanno şi multe personalităţi din lumea civilă, politică şi religioasă; din partea comunității româneşti din Italia erau prezenți membrii Asociației ”Italia-Romania Futuro Insieme”,  în frunte cu Preşedintele ei, doamna Dr. Simona Cecilia Farcaş.  Luând cuvântul, alături de ceilalţi reprezentanţi ai delegaţiilor străine, doamna Dr. Simona Cecilia Farcaş a spus:   “Toți cei care participăm la „Marşul pentru Viaţă” dorim să afirmăm că viaţa este un dar de la Dumnezeu, indisponibil, adică, care nu poate fi folosit după voie, şi că nu rămânem indiferenţi in faţa  ”genocidului avortului, care durează de 55 de ani şi a înregistrat OFICIAL mai mult de 22.000.000 de victime in România“.

La ediția a III-a 2013 a „Marşului pentru Viaţă”, au aderat diferite Asociaţii şi Mişcări pentru viaţă formate din italieni  şi străini, printre care Luci dell’Est (Lumini din Est), Federaţia Asociaţiilor Românilor în Italia şi Asociaţia “Italia Romania Futuro Insieme” (Italia România un Viitor Impreună).

Vezi şi  „Marşul pentru Viaţă” 2012 – o sărbătoare a vieţii ; http://marsulpentruviata.blogspot.it/.

 

Muro Lucano (PZ), Mostra “Personaggi e costumi nelle dimore storiche lucane”, dal 20 aprile al 19 maggio


 L’inaugurazione, il  20 aprile 2013 alle ore 11, nel Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano ( via Seminario 6). Un viaggio nel tempo tra volti di personaggi illustri della Basilicata.

Organizzata dall’ associazione Dimore Storiche Italiane sarà ospitata dal 20 aprile al 19 maggio prossimo  nel Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano una mostra sui personaggi illustri e sui costumi nelle dimore storiche lucane.

SantArcangelo

Un viaggio nel tempo tra i volti dei nostri antenati di Basilicata. La mostra su “Personaggi illustri e Costumi nelle Dimore Storiche Lucane” – organizzata dall’Associazione Dimore Storiche Italiane – sarà ospitata dal 20 aprile al 19 maggio nel Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano. All’inaugurazione, che si terrà il 20 aprile alle ore 11, prenderanno parte il sindaco Gerardo Mariani, il Presidente dell’Adsi (Associazione Dimore Storiche Italiane) avv. Francesco Scardaccione ed il Direttore del Museo dott. Salvatore Pagliuca.

SantArcangelo

Per il sindaco Mariani “un pezzo della storia lucana sarà in mostra nel cuore del Marmo Platano Melandro, nel Museo Archeologico di Muro Lucano. La Città di Muro Lucano è onorata di ospitare una mostra di così elevato pregio culturale nonché storico sui personaggi illustri e sui costumi nelle dimore storiche lucane. Una mostra che valorizza ancor di più il nostro passato che va tramandato necessariamente ai giovani. Sento il dovere di ringraziare il Presidente dell’Adsi, il Direttore del Museo e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata”. “E’ stato per noi un onore avere la disponibilità del sindaco  – si legge nella nota dell’Adsi- d effettuare un intervento in occasione dell’inaugurazione, fornendoci così un importante contributo di esperienza e di idee, atteso che il Comune di Muro Lucano è tra quelli che risultano esser meglio tenuti e restaurati nella nostra bellissima Regione”.

Muro Lucano (PZ), Italy

Muro Lucano (PZ)

 L´ADSI Associazione Dimore Storiche Italiane ha tra i suoi scopi, proprio la valorizzazione ed il recupero degli immobili storici d’Italia, soprattutto sotto il profilo culturale ed artistico. Particolarmente interessante l´esposizione dei pannelli sui quali si potranno ammirare i volti di decine di personaggi che hanno dimorato in immobili di particolare rilevanza storico-artistica, attualmente sottoposti a vincolo monumentale, di proprietà di soci.

La mostra, che avrà inizio con gli interventi dell´Avv. Francesco Scardaccione Presidente della Sezione Basilicata dell´ADSI, del Direttore del Museo dott. Salvatore Pagliuca e del Sindaco di Muro Lucano Dott. Gerardo Mariani, rientra nell’ambito degli eventi e delle attività culturali programmate dall’ADSI per l´anno 2013.

Vedi http://www.murolucano.eu/

Orizzonti culturali/Sacro, tradizione, esoterismo: nuove prospettive nell’ermeneutica di Mircea Eliade


 Dalla rivista online www.orizzonticulturali.it  edita da Afrodita Cionchin, estrapoliamo la notizia di una recente pubblicazione su Mircea Eliade, firmata da Constantina Raveca Buleu. In italiano (traduzione leggermente ritoccata da Giovanni Casadio) e nell’originale romeno.  

Eliade

Che Mircea Eliade abbia mostrato una certa prudenza riguardo alle interferenze della sua opera scientifica con l’esoterismo «tradizionale», precauzione dettata anche dalla relazione intellettuale intrattenuta con René Guénon (il principale esponente del concetto di Tradizione nell’ambito della modernità) e con Julius Evola, non ha impedito a molti studiosi di far rientrare lo stesso Eliade nel campo dell’esoterismo. «Perché il mondo della Massoneria accorda tanta importanza a Mircea Eliade? Perché, anche in campo massonico, è visto come una figura di riferimento?» – si domanda Giovanni Casadio, citato da Giancarlo Seri nell’introduzione al volume AA.VV., Mircea Eliade, Le forme della Tradizione e del Sacro, curato da Giovanni Casadio e Pietro Mander, uscito nel 2012 presso le Edizioni Mediterranee a Roma, sintesi dei lavori di un congresso del 2007, organizzato a Perugia dal Rito Antico di Memphis e Misraïm, in collaborazione con l’associazione Accademia dei Filaleti. Considerata come un’opportunità ideale di collaborazione tra il mondo accademico e gli interessi degli iniziati, la celebrazione dell’opera di Mircea Eliade per il centenario della sua nascita gode degli interventi di alcuni prestigiosi intellettuali italiani come Grazia Marchianò, Pietro Angelini, Enrico Montanari, Roberto Scagno, Giovanni Casadio, Pietro Mander, Carlo Prandi e Guido Ravasi.

Lo studio di Pietro Angelini, Eliade, De Martino e il problema dei poteri magici parte con un’archeologia dell’investigazione dei poteri magici negli studi di Mircea Eliade, insistendo sullo sviluppo del soggetto nelle Tecniche dello Yoga, libro recensito subito dopo l’uscita (1948) da Ernesto de Martino, nella prestigiosa rivista di Raffaele Pettazzoni, «Studi e Materiali di Storia delle Religioni», e continua con una dettagliata analisi dell’evoluzione del pensiero di de Martino sulla magia in analogia con le idee di Mircea Eliade. L’interesse dello studioso italiano per l’interpretazione eliadiana del rito come uscita dalla storia e per gli studi consacrati alle tecniche di controllo dei poteri magici si manifesta in un’epoca di sospetto nei confronti del «caso Eliade», un «caso» diventato controverso e politicamente non desiderabile per via dell’intervento consolare del nuovo governo comunista insediatosi in Romania dopo la Seconda Guerra Mondiale. In quest’atmosfera, de Martino si schiera dalla parte di Buonaiuti e di Tucci, pubblica nelle loro riviste estratti dagli studi di Eliade e, con l’appoggio di Pavese, propone nel 1948 a Einaudi la traduzione italiana delle Tecniche dello Yoga, apparsa in ritardo e in sordina nel gennaio del 1952, con una prefazione che, aldilà dell’accento posto sull’idea dell’abolizione della storia e sulla gestione dei poteri magici, accentua il suo distacco dal pensiero di Mircea Eliade, – poiché il nucleo principale della disgiunzione è l’antistoricismo – sullo sfondo del cambiamento registrato nella concezione dello studioso italiano «dal magismo etnologico alla magia intesa come problema prevalentemente storico-religioso». La seconda parte dello studio di Pietro Angelini isola diacronicamente le convergenze e le divergenze tra le posizioni di Eliade e de Martino relative al problema della realtà dei poteri magici, preparando il terreno per l’analisi del modo critico in cui le teorie de Il Mondo magico, volume del 1948 di de Martino, sono state recepite da Mircea Eliade nelle recensioni pubblicate nelle riviste «Critique»e «Revue de l’histoire des religions», punto in cui Angelini sanziona l’inconsistenza dell’analogia operata dallo studioso romeno tra idealismo storico di de Martino e l’idealismo «magico» di Evola, discute l’influenza del pensiero rivale di Croce nel discorso di de Martino, e segue il modo in cui questa ricezione intacca il dialogo intellettuale tra Eliade e de Martino.

In un discorso dinamico e accattivante, condito con suggestioni esoteriche, in Mircea Eliade visto da Mircea Eliade,Giovanni Casadio presenta la biografia e l’inventario degli scritti dello studioso romeno, sottolineando elementi eccezionali (come il fatto che è l’unico storico delle religioni menzionato nelle opere di due papi: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) e si sofferma sul periodo compreso nelle pagine del Diario portoghese (10 febbraio 1941-13 febbraio 1945), volume considerato da Casadio come «il più importante tra i diari d’Eliade», per il suo carattere di documento genuino, non censurato prima della pubblicazione, anche se sono ormai note le inclinazioni di Eliade nel costruirsi con cura «il personaggio» in funzione dei posteri. Giovanni Casadio insiste, comunque, soprattutto sul contenuto del diario, sulle riflessioni essenziali presenti in esso, sulla comprensione di due delle successive opere dell’autore (Trattato di storia delle religioni, rispettivamente Il mito dell’eterno ritorno) e sui pensieri generati dal momento storico nefasto che attraversava il popolo romeno e dalla malattia di Nina, moglie di Eliade, tragedie, queste, interpretate nei termini della corrispondenza tra il macrocosmo – mondo e microcosmo – e l’uomo, riflessi di una «polarità derivata da una tradizione» familiare di Eliade (quella indiana) ātman-brahman. L’incursione ermeneutica di Giovanni Casadio nell’universo rivelato dal diario portoghese trova la propria equivalenza con una sottile analisi comparativa delle riflessioni di Eliade che riguardano l’eros e l’amore, ma anche con una coraggiosa decifrazione della sessualità dello scrittore romeno dall’economia della sua vita psichica, con stimolanti digressioni psicologiche, filosofiche ed esoteriche, da cui non poteva mancare il concetto di Julius Evola proveniente dalla Metafisica del sesso. Vi si aggiunge un’interessante prospettiva sulla relazione tra eros e agape, rapportata alla crisi religiosa nella vita di allora di Eliade, costruita sulla logica del valore sacrificale della sofferenza e della morte di Nina, essendo il percorso interpretativo finalizzato nella prospettiva soteriologica di un «Eliade intimo», nel contesto della superiorità e della preminenza dell’Amore. Tuttavia, l’equazione è capovolta da Casadio nella configurazione del profilo politico di Eliade, in cui l’odio è dominante, e il risultato non è la realizzazione «del processo di integrazione – metabolizzazione» dei suoi legami, «trasformati in un’ipostasi vampiresca», con la Guardia di Ferro.

L’esigenza metodologica di Pietro Mander trasforma il suo intervento, L’Assirologia ed Eliade, in un attento esame del contributo che il campo dell’assirologia può ricevere dallo «studio interdisciplinare combinato con la fenomenologia eliadiana o con ricerca storico-religiosa»; mentre la sua sfumata polemica nei confronti degli altri specialisti del settore evolve in uno studio del recupero della scuola panbabilonista, che compara l’opera di Mircea Eliade e con quella di Simo Parpola.

Sulla linea tangenziale del pensiero di Eliade con le riflessioni di altri specialisti delle religioni si inscrive anche lo studio firmato da Grazia Marchianò, L’ordine sacro del cosmo: l’imperativo smarrito. Posizioni a confronto Eliade – Zola – Culianu, raffinata interpretazione del modo in cui tre generazioni di studiosi hanno reagito a un secolo «profano». Lo studio inizia con la tesi di Mircea Eliade riguardo ai due modi di essere del mondo – l’homo religiosus tradizionalmente integrato in un cosmo sacro e l’io storico moderno inserito in un cosmo dissacrante – e con la sua teoria riguardante la presenza camuffata del sacro nel mondo moderno; continua con l’intransigente tesi di Elémire Zolla, secondo cui «le forme della tradizione e il senso del sacro» – che hanno cominciato a degradarsi esponenzialmente a partire dal XVIII secolo – «una volta espiantati dall’orizzonte del soggetto storico, si sono dissolti». L’ultima parola appartiene a Ioan Petru Culianu, nel cui pensiero domina – precisa l’autrice – «una configurazione frattale», dove il mito e la storia (reale o virtuale) «si interseca e si interaziona in un sistema che si autogenera continuamente».

Menzionato in più saggi raccolti in questo volume, Julius Evola rappresenta il complemento di una relazione intellettuale che Mircea Eliade ha mantenuto sporadicamente in più decenni. Queste implicazioni sono analizzate impeccabilmente da Enrico Montanari in Eliade ed Evola, Aspetti di un rapporto ,,sommerso”. In apparenza secondario nel perimetro dei legami dello studioso romeno con gli intellettuali italiani, specialmente nel periodo interbellico, la presenza di Evola nell’economia della formazione intellettuale di Eliade (specialmente nell’accezione evoliana del «pensiero tradizionale») si rivela – dice l’autore – difficilmente ricostruibile a causa delle testimonianze parziali, dovute alla perdita della metà eliadiana della corrispondenza tra i due, come anche a causa della sovrapposizione dell’immagine di Evola su quella di Giovanni Papini, figura assolutamente di grande fascino per il giovane Eliade. Una prima testimonianza della storia dei rapporti tra Eliade ed Evola è rappresentata da una lettera mandata dal pensatore italiano a Calcutta, nel 1930, una lettera che si concentra sulle tradizioni che si conservano in alcuni centri spirituali dell’India. Secondo Enrico Montanari, almeno due tra gli studi di Eliade degli anni ’20 sono elaborati sulla scia delle idee tradizionaliste di Evola (Magia e ricerche meta-psichiche,1926, e Magia e metapsichica, 1927). Entrambi trattano l’autentica valorizzazione dei fenomeni meta-psichici in rapporto con le interpretazioni «riduzioniste», avanzate dalla scienza ufficiale nel campo psicologico, folcloristico ecc. Su un piano speculativo superiore, l’autore rileva che un’altra convergenza con le idee evoliane ha luogo sotto il segno «dell’amoralismo eroico», presente nella prosa giovanile di Eliade, che sarà prolungato successivamente, almeno in apparenza, nei rapporti esegetici e politici tra i due. «In apparenza», perché – considera Enrico Montanari – negli anni in cui Eliade recensisce Revolta contra lumii moderne [La rivolta contro il mondo moderno] di Evola (1934), quest’ultimo viene a Bucarest per incontrare Corneliu Zelea Codreanu (1938, incontro reso possibile grazie alla mediazione di Eliade); dopo di allora, inizia un allontanamento, che si intensificherà nel tempo e che si convertirà, da parte dell’autore romeno, in un inasprimento nei confronti del «pessimismo» dei tradizionalisti. In modo simmetrico, il «“magismo” iniziale come progetto di costruzione dell’“Individuo Assoluto”» è sostituito, nel pensiero di Eliade, con un interesse «culturale» per il tema che, pur non trascurando «una visione primordiale del mondo», egli rifiuta di equiparare con «le basi metafisiche della “Tradizione”».

Il dibattito intellettuale generato dall’homo religiosus costituisce il punto di partenza della studio di Carlo Prandi, Tempo del mito e tempo del moderno in Mircea Eliade, un viaggio ermeneutico che accentua, da una parte, la superiorità del sacro nell’opera del pensatore romeno, specificando il rapporto tra il sacro, la cultura primitiva e «l’eterno ritorno», e dall’altro, il cristianesimo come «una religione dell’uomo moderno, dell’uomo storico, che ha scoperto simultaneamente la libertà personale e il tempo continuo».

All’incrocio tra la teoria del sacro e le tradizioni esoteriche si colloca lo studio di Guido Ravasi, La struttura iniziatica dell’opus, Il simbolismo metallurgico-biologico nella considerazione eliadiana dell’alchimia. Si tratta di un’investigazione meticolosa e solidamente armata dal punto di vista esegetico, che commenta non solo il background delle considerazioni di Eliade a proposito dell’opera dell’alchimista – il quale, puntando sulla trasformazione del metallo in oro, «seguiva il proprio perfezionamento» –, ma riguarda anche le relazioni simboliche in cui sono implicati gli elementi alchemici, «le strutture mentali» che stanno alla base delle pratiche metallurgiche e alchemiche, «la solidarietà cosmobiologica» identificata nel mondo immaginario dell’alchimista e nel modo in cui egli tratta la materia come organismo vivente, cioè «la cosmosoteriologia alchemica», la cronologia cromatica, il linguaggio alchemico e, soprattutto, la morte e la rinascita iniziatica intesa come mutamento del regime ontologico.

Affrontando la selva impenetrabile della «foresta filosofica» delle interpretazioni dedicate a Mircea Eliade, Roberto Scagno denuncia, in Eliade e il Giudeo-Cristianesimo, gli stereotipi e gli eccessi ermeneutici (come quelli di Daniel Dubuisson) generati dalla disputa tra i detrattori e i difensori di Eliade, «l’interpretazione ideologica deviata» che mettono in ombra – considera l’autore – «i nodi teorici del pensiero» di Eliade, cioè il rapporto tra la cultura arcaica e la cultura moderna, la nozione di archetipo e «il suo statuto ambiguo tra platonismo e junghismo e morfologia», la nozione di homo religiosus, il rapporto tra il mito vivo e la tradizione giudeo-cristiana, la relazione tra la tradizione esoterica, l’iniziazione e l’ermeneutica. Esaminati anche da Carlo Pradi, i mutamenti del quadro della concezione ciclica del tempo (in cui Eliade si avvicina strutturalmente al giudaismo e al cristianesimo, religioni che favoriscono il tempo continuo e sostengono che gli avvenimenti storici hanno un senso attraverso loro stessi, nella misura in cui sono determinate dalla volontà di Dio) ritornano in maniera sfumata nello studio di Roberto Scagno, con attenti rilievi che riguardano il rapporto tra il messianismo e la storia, e il regime «del terrore della storia» nella concezione dell’autore romeno. Andando contro «la vulgata» di un Eliade «neopagano», lo studioso italiano si sofferma sulle nozioni eliadiane di «cristianesimo cosmico» e isola, dalle pagine del Diario portoghese, di cui è stato in Italia il curatore nel 2009, le testimonianze della religiosità di Mircea Eliade, filtrate anche attraverso l’interpretazione data da Ioan Petru Culianu «dell’irriconoscibilità del miracolo», considerata dall’autore come una formula eliadiana «affascinante e produttiva», che catalizza sia le contraddizioni che le tensioni interiori dell’uomo e insieme dello studioso Mircea Eliade.

Oltre all’elogio tributato all’opera di Mircea Eliade e alla sua influenza nel XX secolo, tutti i saggi raccolti in questo volume si propongono di chiarire aspetti sconosciuti o insufficientemente trattati del pensiero eliadiano, cercano di approfondire aspetti discussi dall’esegesi e di oltrepassare i limiti della sua «oscura» legenda, facendo appello a documenti originali, così come appaiono nel complesso dossier dei legami spirituali che il pensatore romeno ha intrattenuto con lo spazio culturale italiano.

Constantina Raveca Buleu Traduzione dal romeno di Iuliana Boghean (n. 4, aprile 2013, anno III)

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