Muro Lucano (PZ), Oggi inaugurazione mostra “Personaggi e costumi nelle dimore storiche lucane”


Organizzata dall’Associazione Dimore Storiche Italiane, sarà ospitata dal 20 aprile al 19 maggio nel Museo Archeologico Nazionale di Muro LucanoSantArcangelo

 

All’inaugurazione, che si terrà oggi, 20 aprile alle ore 11, prenderanno parte il sindaco Gerardo Mariani, il Presidente dell’Adsi (Associazione Dimore Storiche Italiane) avv. Francesco Scardaccione ed il Direttore del Museo dott. Salvatore Pagliuca.

 Intervistato da Simona C. Farcas,  l’avv. Francesco Scardaccione presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane anticipa per Futuro Insieme alcuni nomi di personaggi raffigurati nella mostra “i quali abitarono le dimore storiche lucane, le restaurarono, e furono protagonisti della storia pubblica o privata delle rispettive famiglie di appartenenza.”

 Francesco Scardaccione, curatore della pagina fb Sant’Arcangelo Com’eraè uno studioso di scienze storiche ed ausiliarie della storia. Autore insieme a Carlo Cudemo del volume Famiglie nobili e notabili di Basilicata tra il XVI e il XIX secolo, testo autorevole per tutti gli studiosi di scienze storiche in area meridionale. Oggi altresì molto impegnato e ad alti livelli nella tutela delle dimore storiche nel Sud d’Italia, così come in una primaria attività di promozione agricola, turistica, di allevamento d’eccellenza  e  nel campo degli sport equestri, sempre a tutela dei valori naturalistici e della salvaguardia dell’ambiente nella sua originaria  Basilicata.

Dopo il libro, la mostra: chi sono e cosa riservano al visitatore i personaggi storici lucani?

“La mostra consente di vedere sguardi, vestiti, righe e pance che sono il ritratto di un’epoca. Personaggi tra il XVIII ed il XX secolo per la prima volta raccolti in un unica mostra. Francesco Arcieri, Annibale Berlingieri, Giovanni Di Giura, Cesare Donnaperna, Prospero Fortunato, Luigi Martuscelli, Domenico Piccininni, Raniero Pipponzi, Francesco Scardaccione, Vincenzo Schiavone Panni, Michele Spaziante…  

Famiglie Nobili, Gentilizie e Notabili che comunque hanno dato un contributo di rilievo alla Basilicata. Ecco alcuni cognomi dei 38 pannelli di personaggi appertenuti a varie famiglie tra cui: i nob. Amodio, i nob. Martuscelli, i Pipponzi, i Nob. Latronico, i Nob. Panni, i B.ni Arcieri, i M.si Berlingieri, i B.ni Di Giura, p.ssa Caracciolo, i Lordi, i M.si Donnaperna, i B.ni Fittipaldi, i Nob. Fortunato, i B.ni Piccininni, i B.ni Scardaccione, i Schiavone Panni, i Spaziante, i M.si Venusio ecc..”.

Scardaccione F. e Cudemo C., Raccolta delle famiglie nobili e notabili di Basilicata, tra il XVI e il XIX secolo, Erreci edizioni.
Il volume, che è stato ufficialmente presentato a Roma dal Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni, nell’aula magna dei Piceni in piazza San Salvatore in Lauro lo scorso 13 luglio 2005, è il frutto delle ricerche compiute dagli avvocati Francesco Scardaccione e Carlo Cudemo, e vanta la prefazione del Senatore Prof. Giampaolo D’Andrea, docente di storia moderna all’Università di Basilicata.

scardaccione

L’opera si apre con alcune interessanti riflessioni di tipo storico e sociologico sul concetto di nobiltà nel periodo preso in esame e -in particolare- con riferimento al ceto nobile in Basilicata, regione che finora era sfuggita ad indagini sistematiche sull’argomento. Dalle stesse emergono chiaramente i criteri seguiti dagli Autori nel selezionare le famiglie da includere nel loro studio, che vengono distinte in nobili, gentilizie e notabili, fornendo per identificare queste ultime categorie dei precisi indici, ciò che è senz’altro lodevole, in quanto se da un lato il concetto di famiglia nobile appare sufficientemente preciso, il concetto di notabilità appare per converso decisamente più sfumato, e passibile di fraintendimenti. Al riguardo, tuttavia, si ritiene che sarebbe stato auspicabile un maggiore approfondimento circa la legislazione borbonica, in particolare per quanto riguarda la nobiltà derivante dall’ammissione alle piazze nobili, con una chiara elencazione delle città lucane nelle quali vi era la separazione dei ceti, rimandando per ciascuna di esse agli atti sovrani con cui tale separazione è stata concessa o riconosciuta.
L’elencazione delle singole famiglie e dei loro più insigni esponenti occupa più di trecento pagine, offrendo al lettore e -soprattutto- al ricercatore un ricco repertorio di quelli che, per usare le parole del Cudemo, possono sembrare “illustri notabili sconosciuti”, che però hanno fatto spesso la storia della loro regione e dello stato di cui sono stati sudditi. Seguono infine in appendice alcuni schemi genealogici.
Gli Autori offrono la loro ricerca in forma sintetica e con la seria apertura scientifica di chi vuole integrare ed emendare eventuali errori od omissioni. È proprio accogliendo questo invito che segnaliamo come l’opera sarebbe enormemente arricchita da un approfondimento bibliografico che illustrasse le fonti, quanto meno le principali, dalle quali sono state attinte le notizie riportate nelle schede di ciascuna famiglia, in modo da offrire a chi voglia imbattersi in nuove e più specifiche ricerche un saldo appiglio. Similmente l’opera troverebbe il suo coronamento nella blasonatura degli stemmi delle famiglie trattate, dove noti, con l’indicazione della relativa fonte (pubblici monumenti, documenti, concessioni ecc.). Al riguardo e comunque, si ritiene che da una seconda auspicata edizione dovrebbe essere stralciato il capitolo relativo alla normativa araldica e ciò per due ragioni: la prima è che essa si riferisce ad un’epoca diversa da quella presa in esame nel corpo principale dell’opera; la seconda, è che essa merita in ogni caso una trattazione più sistematica ed approfondita, per la quale sembra sufficiente fare rinvio alla più autorevole dottrina, anche per lasciare spazio alla parte veramente originale dell’opera.

 

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