Sabato 27 aprile 2013, presentazione libro “I paramenti liturgici dell’Abbazia di Farfa” di Cristina Mandosi


I paramenti liturgici dell’Abbazia Benedettina di Farfa. La pianeta: storia e simbologia di Cristina Mandosi

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CRISTINA MANDOSI, I paramenti liturgici dell’abbazia di Farfa – La pianeta: storia e simbologia, Libreria Editrice Vaticana 2013, € 22,00

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Abbazia S. Maria di Farfa – http://www.abbaziadifarfa.it/

Sabato 27 aprile 2013 alle ore 16

sarà presentato il libro di Cristina Mandosi

“I paramenti liturgici dell’Abbazia Benedettina di Farfa. La pianeta: storia e simbologia”

edito dalla Libreria Editrice Vaticana.

Introdurrà il Rev.mo P. Priore Dom Eugenio Gargiulo O. S. B.

Interverranno

P. Einrich Pfeiffer, della Pontificia Università Gregoriana

Sr. Cristina Crociani, del Pontificio Ateneo di S. Anselmo

Don Giuseppe Merola, della Libreria Editrice Vaticana

Concluderà Cristina Mandosi

Il Dipartimento dei Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana ha realizzato nel 2009 un progetto di inventariazione dei paramenti sacri dell’Abbazia di Farfa (sita nel comune di Fara Sabina, in provincia di Rieti), ponendosi l’obiettivo di valorizzare, nell’ambito di uno studio scientifico, un importante patrimonio storico, culturale e religioso.Il volume illustra dunque i paramenti inventariati, facendo cenno all’arte tessile e al linguaggio dei colori liturgici, e fornisce anche una descrizione della Chiesa abbaziale e della storia farfense. Il testo è inoltre corredato dalle foto della Chiesa e di alcuni dei paramenti conservati nell’Abbazia. Uno studio di sicuro interesse per gli appassionati di storia della Chiesa.
Presentazione:
I paramenti liturgici dell’abbazia benedettina di Farfa. La pianeta: storia e simbologia” edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Prendendo spunto da una ricerca che l’autrice ha condotto sugli antichi paramenti liturgici conservati a Farfa con la direzione del Prof. HEINRICH PFEIFFER, uno dei più noti studiosi dell’arte cristiana, Cristina Mandosi ha realizzato un volume che contiene degli elementi utili per valorizzare i paramenti liturgici, spesso trascurati o dimenticati nelle sagrestie, e che invece possono costituire una importante risorsa per sviluppare iniziative culturali e religiose. Il testo propone anche notizie sui tessuti, manifatture, decori e colori tratte da antichi trattati e documenti ecclesiastici per una maggiore comprensione delle sacre vesti. In particolare l’autrice si è soffermata sulla pianeta, veste sacerdotale per eccellenza, proponendo la ricostruzione storica del suo sviluppo e simbologia analizzandone la forma e i decori. Il libro presenta inoltre un catalogo delle più interessanti pianete di Farfa dal seicento al Novecento.
Tutto questo lavoro è nato a seguito della Inventariazione dei Paramenti della abbazia di Farfa che è stata realizzata grazie da un Progetto dei Beni Culturali dell’Università Pontificia Gregoriana al quale Cristina Mandosi ha partecipato insieme ai suoi cari colleghi ed amici Simone Raponi e Giulia Colangeli. Un contributo importante lo ha dato anche don Antonio Campus della diocesi di Alghero-Bosa.Cristina MANDOSI, nata a Perugia, specializzata in beni culturali della Chiesa e giornalista. Diplomata in Scienze Religiose, si è in seguito laureata in Scienze della Comunicazione all’ Università Pontificia Salesiana e in Storia e Beni Culturali della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana, presso la quale è iscritta ad un dottorato di ricerca. Attualmente svolge attività di Direzione Artistica di eventi dedicati alla valorizzazione dell’arte sacra.

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CRISTINA MANDOSI, I paramenti liturgici dell’abbazia di Farfa – La pianeta: storia e simbologia, Libreria Editrice Vaticana 2013, € 22,00

Vino in Romania. Grasa de Cotnari, nobile nettare rumeno


La potete chiamare globalizzazione. Qualcuno in maniera del tutto errata potrebbe definirla quasi un’invasione di campo. Per me è invece un’appagante scoperta, frutto della mia naturale curiosità. Si dice che la curiosità uccise il gatto, ma io non riesco proprio a resistere alla tentazione di scoprire cosa portano in dote altri popoli e altre terre, qual è il loro bagaglio di esperienze, di tradizioni e di storie. Da sempre l’Italia è terra di vini e lo è anche la Francia, così come lo sono la Spagna e il Portogallo, lo è sempre stata la Grecia e le repubbliche balcaniche nate dallo smembramento dell’ex Jugoslavia, soprattutto Slovenia e Croazia, lo è l’Ungheria con il suo Tokaji dal nome ‘scippato’ al nostrano friulano e lo è anche la Romania. Ormai da un bel po’ di anni una vera e propria diaspora ha portato in Italia tanti abitanti di quella che gli antichi romani chiamavano Dacia e che da qualche anno è diventato membro dell’Unione europea, e inevitabilmente con l’allargarsi della comunità rumena in Italia sugli scaffali dei supermercati delle nostre città sono spuntati prodotti tipici di quella terra incastrata tra il Danubio, il Mar Nero e i Carpazi. Nel mio caso quel che più ha attirato la mia attenzione è stata un’insolita bottiglia trasparente con dentro un liquido giallo scarico con un etichetta gialla che recitava: Grasa de Cotnari. Al primo incontro ha vinto la diffidenza, volevo saperne un po’ di più prima di prenderne una bottiglia.

In generale è sempre bene ricordate che la Romania è tra i paesi dalla più lunga tradizione vinicola al mondo (ci sono testimonianze di vino fino a 6000 anni fa, quindi ben precendenti all’Impero Romano) e si spiega facilmente guardando la posizione centrale del paese e direttamente contigua alla Georgia, paese simbolo di origine della Vitis Vinifera. La Romania è terra di vini bianchi, anche dolci muffati con una certa storia e blasone e di promettenti vini rossi a base Merlot e altre uve internazionali. Di recente (1998) è stata istituita una classificazione basata sul modello Europeo con con vini da pasto, vini di qualità superiore (VS), di qualità con denominazione di origine (VSO) e di qualità speciale e grado di qualità (VSOC).

Romania Mappa regioni vinicole

Tornato a casa scopro che il Cotnari è uno dei vini bianchi più buoni della produzione vinicola rumena. Cotnari, il comune della Romania da cui questo vino prende il nome, è ubicato nel distretto di Iaşi (in rumeno Judeţul Iaşi) che si trova nella regione storica della Moldavia. Cercando qualche informazione sulla rete scopro che la zona di Cotnari è assai conosciuta per la sua produzione vinicola, in particolare proprio del Grasa de Cotnari, un vino passito molto apprezzato e molto diffuso, nei secoli scorsi, presso le corti di tutta Europa. In genere è ottenuto da Grasa in purezza (ma spesso viene unito a uve Feteasca), un vitigno leggermente attaccato dalla botrytis cinerea (la cosiddetta muffa nobile) ma che diversamente da altri simili (Tokaj, Sauternes) si mantiene leggero di alcol (circa 13) e soprattutto di gusto, riuscendo quasi ad assomigliare di più ad un corposo moscato che un pesante passito. Questo vino ha un particolare profumo di frutta secca e di spezie dolci e una componente di incenso quasi unica al mondo portata dal vitigno Grasa. Dopo aver tranquillizzato la parte di me più renitente all’acquisto con le informazioni raccolte in rete non resta che soddisfare la curiosità, ormai notevolmente accresciuta, di assaggiare questo vino e procurarsi una bottiglia. cotnari


Non l’ho abbinato a nessun piatto, ma credo che a seconda della temperatura di servizio si sposi bene a diverse circostanze e potete considerarlo un compagno poliedrico. Se volete può essere un dolce compagno per sere d’estate leggere e conviviali, se prima di consumarlo lo lasciate un’ora in frigo potrebbe essere un ottimo partner di piatti a base di pesce o di formaggi a pasta molle e se invece volete gustarlo a temperatura ambiente potrebbe accompagnarvi nel degustare formaggi piccanti a media stagionatura o dessert di varia natura, meglio se crostate di frutta o di ricotta e cioccolato.
L’etichetta della bottiglia acquistata è ovviamente in rumeno ma è abbastanza comprensibile e le informazioni che più ci interessano sono tra le più facili da individuare: il produttore, Cotnari, e l’anno di vendemmia, 2009. Nel bicchiere la Grasa de Cotnari fa subito un bell’effetto: appare di un giallo scarico tendente al dorato, con riflessi verdi molto tenui. Al naso regala profumi abbastanza piacevoli e netti: si avvertono subito la mela e l’uva passa che può richiamare alla lontana un passito, poi via via emerge un lieve odore di noci e una nota di albicocche secche, poi è la volta della noce moscata e della famosa nota di incenso (in verità molto flebile). In bocca la corrispondenza è piena, si avvertono in maniera netta la mela, le albicocche secche, le noci e in chiusura quella nota di incenso, penetrante e persistente. Pur essendo un semidolce non è affatto stucchevole o faticoso, anzi ha una buona acidità che contrasta piacevolmente con gli zuccheri evidenti e invoglia la beva.

In ogni caso, ciò che è sicuro, almeno dal mio personalissimo punto di vista, è che l’incontro con questo vino mette comunque un po’ di curiosità su quelli che sono i vini della Romania e se avete voglia di soddisfare questa curiosità vi suggerisco di andare a leggere questo interessante post  http://www.enotime.it/zooms/d/allombra-del-vampiro#.URll1Vojjqs pubblicato esattamente  due anni fa su enotime.it .

Fonte: https://vinosofiaamoredivino.wordpress.com/2013/02/11/un-incontro-sorprendente-grasa-de-cotnari-nobile-nettare-rumeno/

Vai sul sito http://www.cotnari.ro/

Altri siti:

Romania nel Bicchiere

Niente post sui rumeni e i problemi di integrazione (qui da noi a Firenze direi ampiamente risolti) ma due parole sui vini che ogni volta la nostra mitica lavapiatti Marioara ci porta dalla sua terra: Grasa de Cotnari.

Cotnari – da vino dei nobili nel Medioevo alle medaglie d’oro mondiali

Cotnari – da vino dei nobili nel Medioevo alle medaglie d’oro mondiali“Su una rassegna di vini di Venezia del XV secolo, ‘Grasa de Cotnari’ si trova in cima alla lista, con il prezzo più alto tra i prodotti commercializzati all’epoca” (I. C. Teodorescu).

Eredità storiche

Questa è la storia del vino che proviene dal vigneto datato oltre 2000 anni dai tempi del re geto-daco Burebista, lo stesso vino attestato su un documento ufficiale nel 1250 da Radu Rosetti ed elogiato dal medico di Stefano il Grande, Mateo Muriano, presso il doge di Venezia nel 1502. Apprezzato dallo zar Pietro il Grande durante la sua visita a Iaşi nel 1711 e rinomato come uno dei migliori vini in Europa già nel 1845 in una rassegna a Parigi, il Cotnari ottiene il Diploma di Merito nell’ambito dell’Esposizione Internazionale di Vienna nel 1873 ed il Gran Prix di Parigi nelle Esposizioni Universali degli anni 1889 e 1900. La prima metà del XX secolo (in particolare il periodo tra le due guerre) segna un declino del vino di Cotnari a causa di nuovi e imponenti competitori sul mercato nazionale.

Coordinate geografiche

Il grande vigneto di Cotnari si situa nella regione Iaşi (a 54 km Nord-Est), vicino al comune di Cucuteni (luogo originario della ceramica di Cucuteni, appartenente al Patrimonio Intangibile UNESCO, di cui parleremo nell’articolo all’interno della rubrica „Tradizioni romene”) e presenta una straordinaria eredità monumentale. Aveva sede qui, infatti, la fortezza geto-daca Cătălina – Hallstatt in tedesco (da notare la somiglianza con il latino Catilina) del IV sec. a.C. ed il castello Vlădoianu (1901) fatto costruire dall’ex governatore della Banca Nazionale con materiali importati dall’Italia sulla base di una progettazione planimetrica italiana. Inoltre, troviamo il castello Hodora, chiese e moasteri quattro-cinquecenteschi, laghi da pesca ed il bicentenario parco di riservazione naturale nazionale di Cătălina – Cotnari.
Il vigneto di Cotnari fa parte del rinomato gruppo dei vigneti europei situati al limite Nord di cultura economica della vite: la sua latitudine (45-50°), infatti, è la stessa dei vigneti Tokaj (Ungheria), Rheingau (Germania), Champagne (Francia).

Il marchio Cotnari S.A.

Oggi la compagnia Cotnari S.A. possiede circa 1700 ettari di vite, di cui approssimativamente 1300 sono messi a frutto. I vini bianchi provenienti da queste viti sono puramente di origine romena (non ci sono semi importati, la regione essendo forse l’unica in Romania ad aver conservato la sua formula autoctona iniziale di produzione) e portano i seguenti nomi: Grasă de Cotnari, Frâncuşă, Fetească Albă, Tămâioasă Românească. In più, negli ultimi anni l’azienda si sta muovendo verso la produzione di vini rossi e rosé ed è per questo che coltiva 105 ettari per il Fetească Neagră e 40 ettari per il Busuioacă de Bohotin. Annualmente, la Cotnari raggiunge i 7.5 milioni di litri di vino D.O.C.
Il Grasă de Cotnari (13° gradazione alcolica) è il vino miglior venduto in Romania già dal 2009, avendo vinto 50 medaglie d’oro ai concorsi internazionali e decine di medaglie a quelli nazionali. L’azienda, invece, ha cumulato complessivamente 150 medaglie d’oro nell’ultimo decennio. Per maggiori dettagli, consultare il sito ufficiale  http://www.cotnari.ro/  (romeno e inglese).

Autore: Ana-Maria Baghiu

20 aprile 2013