«MANUALE DI STILE» Come ci si rivolge al cittadino?


SEMPLIFICAZIONE DEL LINGUAGGIO AMMINISTRATIVO
«MANUALE DI STILE»Come ci si rivolge al cittadino?

di Michele A. Cortelazzo

stileUno dei momenti più critici di ogni operazione di scrittura è l’inizio. Trovare la frase iniziale può essere un dramma; ma una volta che la si è trovata, spesso il resto scorre veloce, se si ha chiara in mente, o su un foglio di carta, l’impalcatura logica del messaggio che si vuole trasmettere. Ma, soprattutto quando si scrive una lettera, c’è un altro blocco iniziale: come rivolgersi al destinatario?
Tradizionalmente gli uffici pubblici si rivolgono ai loro interlocutori (cittadini, utenti, ma anche altri uffici) con forme indirette (ad es. con la perifrasi Signoria Vostra, al plurale Signorie Loro, abbreviati S.V. e SS.LL.); oppure aggirano il problema usando il passivo o evitando di rivolgersi all’interlocutore. Ugualmente l’ufficio parla di sé in terza persona (lo scrivente ufficio; e fa parlare anche il cittadino in terza persona: il sottoscritto) oppure usa l’impersonale.
Dietro queste scelte ci possono essere anche buone ragioni: il fatto che il pubblico dipendente non scrive i suoi testi come singolo, ma come rappresentante di un ente collettivo, oppure il fatto che vuole dimostrare cortesia nei confronti dell’interlocutore. Ma questi buoni propositi si tramutano facilmente in eccessiva distanza e in accentuata spersonalizzazione del contatto tra ente emittente e cittadino ricevente. E qualche volta (o tante volte?) questa distanza è volutamente cercata, non per rispetto del cittadino, ma per marcare la situazione di asimmetria che si crea tra l’ente pubblico, detentore di un potere, e i cittadini, considerati ancora come sudditi.
Chi vuole temperare il carattere asimmetrico del rapporto tra la pubblica amministrazione e cittadini (che comunque esiste) si rivolgerà a un cittadino con il Lei, evitando tanto l’indiretto Signoria Vostra quanto l’arcaico Ella. Una formula diretta, per indicare l’amministrazione che emette il messaggio, è la prima persona plurale, adeguata al carattere collettivo di un ufficio pubblico: il noi è un ottimo sostituto di formule impersonali come «(con la presente) si informa che…». Nel caso di comunicazione tra due uffici si può utilizzare il noi per l’emittente, il voi per il destinatario.
Un altro problema è come appellare l’interlocutore (con il nome, con un titolo ecc.). Tra le diverse soluzioni possibili, la più indicata è quella di rivolgersi ai cittadini con il titolo generico di Signore o Signora, accompagnato, per ragioni di cortesia, dall’aggettivo gentile. Tradizionalmente si è affermata una distinzione tra interlocutori maschi, ai quali si preferiva attribuire l’aggettivo egregio, e interlocutrici femmine, alle quali sole si attribuiva l’aggettivo gentile. In realtà, non c’è alcuna ragione di istituire questa differenza, tra l’altro inutilmente contraria a ogni principio di parificazione tra i sessi. Lo stesso aggettivo può essere usato in lettere collettive (Gentili signore, gentili signori) o in lettere inviate a destinatari per i quali sia pertinente la menzione del titolo di studio (per esempio Gentile dottore o Gentile professoressa nelle comunicazioni di un’amministrazione universitaria o di un ente sanitario). È comunque inopportuno inviare a destinatari singoli lettere con un’intestazione generica (del tipo Gentile signore/a, ma anche Gentile signora/e o Gentile signore/Gentile signora ecc.).
Infine, spesso il firmatario di una lettera o di un manifesto esibisce il suo titolo di studio, anche quando è irrilevante o non pertinente. In questi casi una dimostrazione di modestia è quanto mai opportuna (a cominciare dai sindaci o dagli assessori, che possono essere professori, ingegneri, avvocati, ma quando svolgono il loro ufficio non lo fanno come professori, ingegneri, avvocati, ma come cittadini eletti o nominati per svolgere un servizio a favore della collettività). E comunque, titolo o non titolo, nella firma il nome precede il cognome (quindi Lorenzo Pisani, e non Pisani Lorenzo né, tanto meno, Pisani avv. Lorenzo).

[Più vicini all’interlocutore, «Guida agli Enti Locali», 25 gennaio 2003]

Fonte: maldura.unipd

 

ALFEDENA PRESENTA IL ROMANZO STORICO SUI SANNITI


Un pubblico esclusivo per un’ opera esclusiva,  come merita  VITELIU’  IL NOME DELLA LIBERTÀ, alla presenza del prof. Adriano La Regina, massimo archeologo italiano di livello internazionale.

Nella foto: Arciprete Don Filippo Brunetti ( a sinistra), Onorevole Mansueto De Amicis (a destra), Alfredo Brunetti, di anni 9 (al centro). (Fonte: archivio Crociani Baglioni)

Nella foto, davanti alla Chiesa madre dei Ss. Pietro e Paolo di Alfedena, 1901: Arciprete Don Filippo Brunetti (a sinistra), Onorevole Mansueto De Amicis (a destra), Alfredo Brunetti di anni 9 (al centro). (Fonte: archivio Crociani Baglioni)

Alfedena, 24 agosto 2013 – Il romanzo storico di Nicola Mastronardi, presentato ieri al MUSEO Archeologico A. de Nino di Alfedena.  Ospite d’onore prof. Adriano La Regina, Presidente dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte che ha presentato il libro di Mastronardi partendo da una vera lezione storica sull’Alto Sannio e l’antica Aufidena. Mezzo migliaio di pagine avvincenti Viteliù. Diremmo un romanzo che rende lo spaccato storico della guerra sociale con cui i Romani tentarono di soggiogare i fieri Sanniti e gli altri popoli italici, uniti ai Sanniti dalla comune origine etnica, culturale e linguistica osca (89 a.C.), orgogliosi della propria indipendenza e libertà. Un incubo del passato spinge un vecchio capo guerriero sannita che su di sé sente la sventura del genocidio subito dal suo popolo, e avvertendo il tramonto della vita,  fugge dalla semicattività romana per tornare sulle montagne native dell’Alto Sannio, accompagnato  dal nipote Marzio, sconvolto dalla scoperta della sua vera origine sannita.

La narrazione del loro avventuroso viaggio  conduce a  conoscere la storia, la fierezza e le terre sannite, che costituirono la prima nazione sabellica, Sanniti, Sabini e Safìni, che da VITELIU’, assunse il nome primigenio di ITALIA.  Scomparvero.  Inghiottiti dal diluvio romano. Ma il nome che avevano dato al loro sogno di indipendenza, libertà,  onore e dignità, è rimasto per sempre.

 Il salone della nuova sede museale affollato di pubblico, autorità, intellettuali e giornalisti, assisteva alla proiezione di foto d’epoca di Alfedena e dei singoli reperti archeologici custoditi nel museo. La prima immagine della rassegna di diapositive (qui in alto) ritrae i personaggi, Arciprete Don Filippo Brunetti e On. Mansueto De Amicis (1901), Sottosegretario di Stato e successivamente Senatore del Regno, i quali fomentarono gli scavi archeologici dell’antica Aufidena fin dal 1882, di cui all’opera del prof. Lucio Mariani “AUFIDENA” del medesimo 1901.

Alfedena, 24.8.2013

Fernando Crociani Baglioni

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Nicola Mastronardi , Viteliú. Il nome della libertà

Nicola Mastronardi , Viteliú. Il nome della libertà

Vedi, inoltre : http://viteliu.wordpress.com/2013/08/23/viteliu-ospite-del-museo-archeologico-di-alfedena/

Pagina fb: https://www.facebook.com/ViteliuIlNomedellaLiberta

Otto secoli di storia italica completamente ignorati dai volumi scolastici del Novecento. Per informazioni: http://www.itacalibri.it/it/catalogo/mastronardi-nicola/viteliu.html?IDFolder=144&IDOggetto=42209&LN=IT