Bombardamento di Alfedena, il Prof. Crociani Baglioni relatore alla commemorazione


1943  –  8 ottobre  –  2013 : Tavola Rotonda “Storie per tramandare la Storia 

Alfedena, 11 Gennaio 2014 –  Alla celebrazione del 70° anniversario dell’inutile bombardamento anglo-americano sulla cittadina dell’Alto Sangro, che non uccise né il Feld-Maresciallo Kesselring, né alcun militare germanico, ma sterminò una quarantina di civili di Alfedena,

Alfedena, 11 Gennaio 2014. Nella foto: Prof. Fernando Crociani Baglioni e il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura, a sn.
Alfedena, 11 Gennaio 2014. Nella foto, a dx, il Prof. Fernando Crociani Baglioni e il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura, a sx.

il prof. Fernando Crociani Baglioni esordisce l’11 gennaio 2014 nella sala consiliare di Alfedena:  “Questa mattina Alfedena ha preso commiato da Mons. Camillo Lombardi. Oggi questo convegno storico rende più lieve il lutto cittadino, in quanto don Camillo fu artefice della ricostruzione di Alfedena; della comunità parrocchiale, della chiesa, come dello spirito degli alfedenesi martoriati dalla guerra !

Mons. Camillo Lombardi

Mons. Camillo Lombardi

Stiamo qui a ricordare la ferocia consumata la notte dell’8 ottobre 1943 contro questa popolazione civile inerme.

Nessuno comprese il ‘senso’ dei bengala lanciati dalla Royal Air Force sul paese dell’Alto Sangro, mezz’ora prima del lancio delle bombe da mezza tonnellata di tritolo. Un triste annuncio di morte e distruzione .  40 le vittime civili, almeno 200 i feriti, mutilati, dissanguati… questo il bilancio dell’attacco aereo inglese. Dopo 2 settimane quella popolazione, razziati gli uomini atti al lavoro coatto, fu sfollata dai tedeschi , su autocarri, verso Avezzano.

Ma anche sul capoluogo marsicano continuarono ad avventarsi le incursioni aeree anglo-americane. Il numero delle vittime salì, anche per denutrizione, malattie, fame, freddo e stress. Il contributo di sangue e lacrime reso da Alfedena è inenarrabile.

Rendiamo omaggio a tante sofferenze. Anche la mia famiglia materna ne fu coinvolta, in quanto si trovarono bloccati in Alfedena dall’annuncio dell’armistizio l’8 settembre 1943.”  Delle tre case di proprietà, la famiglia Brunetti, con 5 figli, pernottava in quella rimasta pressoché immune da danni, a borgo Veroli 6. Quella su largo della chiesa (attuale Largo Don Filippo Brunetti) fu disintegrata, e quella di via corone contigua alla congrega, era dalla famiglia stessa non abitata, e adibita a deposito di viveri.

il  Prof. Fernando Crociani Baglioni storico - giornalista, durante il suo intervento. A dx nella foto, Dott. Lucio Zagari; a sx, Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena

il Prof. Fernando Crociani Baglioni storico – giornalista, durante il suo intervento. A dx nella foto, Dott. Lucio Zagari; a sx, Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena

Prof. Fernando Crociani Baglioni

Prof. Fernando Crociani Baglioni

Fuggiti in montagna, il primo figlio Emilio Brunetti, studente universitario di Medicina, poi medico chirurgo, all’epoca congedato da allievo ufficiale, fu catturato dai tedeschi.  Ma nottetempo, da un campo in Castel di Sangro, mentre i soldati sonnecchiavano riuscì a fuggire, e attraverso le campagne riuscì a raggiungere il campo degli alfedenesi sfollati in montagna e i suoi familiari.

Furono condotti in Avezzano, abitarono in una villetta in campagna, prestata a mio nonno da un commilitone della grande guerra 1915-18. Ivi attesero l’occasione per rientrare a Roma, a febbraio 1944; mentre la capitale era ancòra sotto i bombardamenti americani e le razzie di uomini per le strade operate dai tedeschi.

L’incubo cessò il 4 giugno 1944 con quella che – entrati in Roma gli anglo-americani – chiamano liberazione, ma che noi continuiamo a chiamare la salvezza di Roma.

In fine l’appello alla pace, evocando il motto di Pio XII: OPUS IUSTITIAE PAX, la pace è opera della giustizia !

Programma

Locandina della Tavola Rotonda

Il Comune di Alfedena (L’Aquila) ha organizzato l’11 Gennaio 2014 una Tavola Rotonda di presentazione  della Mostra in atto nel Museo Civico della cittadina altosangrina celebrativa del 70° Anniversario del bombardamento.

La testimonianza del Dott. Lucio Zagari

La testimonianza del Dott. Lucio Zagari

Dopo il saluto del Sindaco Ing. Massimo Scura, hanno preso inoltre la parola il Prof. Cosimo Savastano, storico dell’arte, il Prof. Giuseppe Pardini dell’Università del Molise e il Prof. Gennaro Onofrio già docente di Letteratura Europea; l’imprenditore Dott. Lucio Zagari, ha dato una commovente testimonianza raccontando la storia e odissea della sua famiglia, perseguitata in quanto per parte materna di origine ebraica.  Ha moderato l’Arch.  Gabriella Melone, Assessore al Turismo e Cultura del Comune di Alfedena. Molti gli interventi e le testimonianze del pubblico di ogni età.

 11 Gennaio 2014, ore 17: Tavola rotonda,  presentazione del catalogo Mostra-Museo e proiezione documentario “Storie per tramandare la Storia”.

11 Gennaio 2014, ore 17: Tavola rotonda, presentazione del catalogo Mostra-Museo e proiezione documentario “Storie per tramandare la Storia”.

Video: Nobile Donna Dedé Manti De Amicis in “Storie per tramandare la storia”,  nel 70° Anniversario del bombardamento di Alfedena. Con il patrocinio del Comune di Alfedena.

Gli orfani d’amore e il gran cuore di Dedé

A più di 80 anni assiste gli anziani e le ragazzine senza famiglia, dividendosi tra Alfedena e Roma.
Una vita spesa tra l’impegno per gli altri, il teatro e la grande passione per Vittorio, suo compagno di vita per più di mezzo secolo.

E’ bella Dedé. Perché è luminosa. E’ come se avesse dentro un faro che accende la sua vita e quello che c’è intorno. Che non è poco, perché tra passato e presente ne porta di cose sulle spalle. A cominciare dagli anni, 79, vissuti intensamente oggi come nel periodo della guerra sempre con la stesso slancio. Adele De Amicis è una singolare figura di donna che si divide tra Alfedena (in provincia dell’Aquila) e Roma, perché le sue vite parallele si snodano in due posti differenti, amati allo stesso modo perché in entrambi c’è qualcuno che ha bisogno di lei e conta su di lei. Gli anziani in Abruzzo e le bambine senza famiglia nella capitale: sono queste le emergenze d’amore di cui si occupa quest’anziana signora, che si consegna con generosità e un’energia invidiabile a chi ne ha bisogno. Ad Alfedena affianca il personale della Rsa “San Pietro” nel prendersi cura degli ospiti e organizzando per loro momenti di svago con diverse attività, mentre a Roma è diventata un punto di riferimento per le suore carmelitane dell’Istituto S. Giuda Taddeo, una struttura che accoglie bambine abbandonate alla nascita o afflitte da disagi familiari. “Alle mie giovani e piccole amiche insegno dizione e recitazione – racconta – perché credo che il teatro rappresenti una grande ricchezza, affina l’animo, e ci rende più duttili. Io l’ho scoperto in età adulta, e mi ha dato tanto. Ecco perché desidero che le mie ragazze imparino a conoscerlo e amarlo da giovanissime”. Lei non lo dice, ma non rappresenta solo un punto di riferimento culturale per loro, perché è lì pronta a raccogliere e soddisfare le piccole necessità di queste figliolette, che gioiscono come tutte le coetanee per un gioco o uno swatch.
E con gli anziani di Alfedena, invece, che c’entra questa ragazza che veleggia verso gli ottanta? “La rsa è un po’ come la mia seconda casa – aggiunge – dove vado più volte al giorno per dare una mano al personale, per fare compagnia agli ospiti, ascoltare e se serve consolare: le persone sole, per di più avanti negli anni e lontane dai propri affetti, possono condividere un’angoscia più con una coetanea che con gli assistenti, e quindi offro loro il mio conforto, oltre che preoccuparmi di rappresentare al personale determinate esigenze magari non colte appieno. Ho la fortuna di avere ancora energia e autonomia, e desidero spenderla per chi ne può trarre giovamento”. E’ una questione di cuore, di sentire. Che può capire solo chi è sulla stessa frequenza e intercetta la lunghezza d’…amore di Dedè, che sta bene ed è se stessa solo quando riesce a declinare il suo verbo preferito: fare. E’ l’essenza della sua vita, che dice essere un grande dono di cui gioire. E che non sia sempre facile lei lo sa bene, perché di prove, durissime, ne ha avute eccome, nel passato remoto e in quello prossimo, ma guai a lasciarsi piegare. Darsi per vinta no, non le viene proprio, e meno male. Perché la sua ribellione è anche creativa. E permette di riempire i vuoti. Adesso se n’è inventata un’altra per soffrire meno l’assenza del marito, Vittorio Manti, scomparso qualche anno fa: raccogliere e pubblicare le sue lettere d’amore. Glie ne aveva scritte 350, molte delle quali negli anni della guerra, quando lui, federale fascista, sperimentò alterne fortune, da potente a perseguitato, ma sempre sostenuto dal desiderio di poter condividere la sua vita con lei. Ci riuscì, e hanno trascorso insieme 57 anni: “Ho vissuto con lui con lui la più meravigliosa delle vite – confida Dedè – e la ripercorro rileggendo quelle lettere e rivedendo gli acquerelli dipinti per me”. Anche i quadri di Vittorio sono raccolti nel libro, che tratteggia un uomo e una donna diversissimi eppure complementari, due parti di un unicum che ha attraversato indenne il tempo e le avversità. Scrive Vittorio: “In questo contatto d’anime un senso di fierezza mi prende nel sentire che sei come ho sempre voluto e pensato la mia donna, e come vorrei fossero molte donne italiane…. Io ti amo, piccola creatura del mio cuore, e sento che mi sei compagna in questo mio travaglio, e che lo sarai ancora di più quando cammineremo e costruiremo insieme….”. Aveva ragione lui: era il 1944, e non sapeva ancora che avrebbe vissuto oltre mezzo secolo accanto a quella donna. Non si sbagliava, era lei quella giusta che gli avrebbe regalato una bella storia. Come quelle, piccole, che oggi continua a regalare a chi capita nella sua orbita. Fonte: http://liciacaprara.wordpress.com/2011/05/03/gli-orfani-d%E2%80%99amore-e-il-gran-cuore-di-dede/

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5 commenti su “Bombardamento di Alfedena, il Prof. Crociani Baglioni relatore alla commemorazione

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