CARTI PENTRU COPIII DIN SPANIA


 Copil primind carteDE „ZIUA LIMBII ROMANE”

CARTI PENTRU COPIII DIN SPANIA

Indian premiat pentru invatarea limbii romane in timp record

        Duminica 31 August cu ocazia sarbatoririi zilei Limbii Romane, FADERE ( Federatia asociatiilor de romani din Europa) impreuna cu IEH (Institutul Eudoxiu Hurmuzachi) a daruit cate o carte cu poezii sau povesti romanesti, tuturor copiilor care au stiut sa recite o strofa dintr-o poezie in limba romana. Evenimentul a avut loc in fata librariei crestine romanesti din orasul Coslada, Spania in aceeasi zi incepand cu orele 10:00.

      In Spania in acest moment locuiesc un milion de romani care pe langa faptul ca au invatat bine limba spaniola continua sa pastreze ca limba de comunicare intre ei si in familie Limba Romana. Exista si spanioli care datorita faptului ca lucreaza cu romani sau au relatii bune de prietenie cu acestia, au invatat limba romana.

      Raul are 46 de ani si are prieteni romani de 20 de ani. Acum 3 ani si-a facut o prietena romanca. De atunci a inceput sa invete Limba Romana. In acest moment poate deja sa lege o scurta conversatie.

      Suleiman este cetatean indian insa este rezident in Spania de 3 ani. Dupa ce a muncit timp de 2 ani sa invete Spaniola, patronul lui l-a detasat sa lucreze la un Magazin de fructe in orasul Coslada. Datorita faptului ca cei mai multi clienti sunt romani Suleiman a invatat foarte bine romaneste. Recunoaste imediat romanii care intra in magazinul lui si ii saluta in romaneste. De ziua Limbii Romane, Suleiman a primit din partea FADERE o diploma de merit pentru invatarea limbii romane intr-un timp foarte scurt. Suleman

     Tresar de bucurie ori de cate ori nu sunt in Romania si aud vorbindu-se romaneste. Limba romana ramane singurul spatiu virtual unde totii romanii se pot intalni. Recomand tuturor celor care doresc sa apere limba romana sa o faca incepand cu casa lor. Sa nu vorbeasca niciodata cu copiii limba romana amestecata cu limba din tara in care se afla. A declarat Daniel Țecu,  președinte FADERE  Federația asociațiilor de români din Europa.

 Presa FADERE

 

ROMANIA, UN QUARTO DI SECOLO DALLA RIVOLUZIONE


Il Conte Fernando Crociani Baglioni commenta la Diaspora romena in Italia. 

Eforie Nord, Constanța (Romania), 21 agosto 2014. Nell’ambito dell’incontro annuale dei romeni nel mondo, quest’anno definito “Diaspora Estival”, invitato dal Ministero degli Affari Esteri – Dipartimento Relazioni con i Romeni nel Mondo, il Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni ha concesso alcune interviste alle tv nazionali e private romene, esprimendo l’apprezzamento della società civile italiana per la comunità romena, detta la seconda forza lavoro in Italia.

Nella presente intervista realizzata da Alessandro Tesei, il prof. Crociani Baglioni, da storico e sociologo, commenta il fenomeno della Diaspora romena, con particolare riguardo al periodo successivo al 1989.

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Tavolette di Tartaria. La scrittura più antica del mondo?


5370 – 5140 a.C: il primo sistema di scrittura si sviluppò in Transilvania

di Sabina Marineo, giornalista e autrice

Le tavolette di Tartaria: la scrittura più antica del mondo? Pare proprio di sì. Siamo di fronte a qualcosa di sensazionale che riscrive – scusate il gioco di parole – la storia della scrittura. Fino a poco tempo fa si pensava che il sistema più antico di scrittura fosse quello di Sumer, poi i reperti trovati nell’Alto Egitto dal professor Günter Dreyer hanno dimostrato che ancor prima ne esisteva uno egizio. Ma anche questa teoria adesso è sorpassata, dopo che le nuove analisi hanno rivalutato l’importanza delle tavolette di Tartaria.siti_europa2

Ora il primato della spetta alla Vecchia Europa, vale a dire alla cultura del Danubio. Le tavolette furono scoperte già nel 1961 in Romania, appunto nel sito di Tartaria (Turda), in Transilvania, nella valle del Mures. Ma le prime analisi al carbonio 14, eseguite negli anni Sessanta, le datarono  nel III millennio e sembrò quindi che fossero più “giovani” dei reperti con scrittura sumera. Inoltre la somiglianza di alcuni segni tracciati sulle tavolette di Tartaria con alcuni simboli della fase pittografica (e quindi più antica) del sistema sumero portò gli studiosi a postulare una parentela fra le due scritture.

 

Tartaria/Turda in Romania nella valle del Mures, in provincia di Alba. Qui sono state trovate le tavolette con la scrittura più antica del mondo. „Alba in Romania“ von TUBS – Eigenes WerkDiese Vektorgrafik wurde mit dem Adobe Illustrator erstellt.Diese Datei wurde mit Commonist hochgeladen ..Diese Vektorgrafik enthält Elemente die von folgender Datei entnommen oder adaptiert wurden: Romania location map.svg (von NordNordWest). CC BY-SA 3.0

Tartaria/Turda in Romania nella valle del Mures, in provincia di Alba. Qui sono state trovate le tavolette con la scrittura più antica del mondo.
„Alba in Romania“ von TUBS – Eigenes WerkDiese Vektorgrafik wurde mit dem Adobe Illustrator erstellt.Diese Datei wurde mit Commonist hochgeladen ..Diese Vektorgrafik enthält Elemente die von folgender Datei entnommen oder adaptiert wurden: Romania location map.svg (von NordNordWest). CC BY-SA 3.0

Le ultime analisi al C 14 eseguite all’inizio del 2000 e calibrate con l’ausilio della dendrocronologia hanno dimostrato che le tavolette di Tartaria risalgono a un periodo che si estende dal 5370 al 5140 a.C.. Sono più vecchie del sistema di scrittura sumero di circa 2000 anni. Molto interessante è poi il fatto che le tavolette danubiane siano state trovate in una fossa funeraria tutta particolare, insieme con altri oggetti e con dei resti di ossa carbonizzate.Alcuni archeologi ipotizzarono che della gente di Mesopotamia si fosse recata nell’area danubiana in cerca di giacimenti metalliferi. Sappiamo, infatti, che proprio in questa zona della Transilvania sono state scoperte le tracce più antiche di lavorazione del rame (VI millennio a.C.). Così le due culture lontane e differenti sarebbero entrate in contatto. I Sumeri avrebbero esportato il loro sistema arcaico pittografico nella Vecchia Europa. Questa la tesi di allora, che però iniziò a vacillare quando non si riuscirono a decifrare le tavolette di Tartaria servendosi dei pittogrammi sumeri. Oggi l’evidenza ha messo sottosopra la teoria del passato. Il primato passa alle tavolette di Tartaria che, a quanto pare, sono il risultato di uno sviluppo molto più antico e del tutto indipendente da quello sumero.Tartaria

Particolare perché? Perché le ossa appartenevano a una donna di circa 50 anni che soffriva di artrite e però, come ipotizza Haarmann, doveva essere una persona molto influente della comunità agricola, probabilmente una sciamana. Le tavolette farebbero parte, quindi, di un suo corredo magico-religioso e potrebbero contenere delle formule sacre. Ancora una volta viene confermata l’importanza della donna nella società della Vecchia Europa.

Segni di scrittura dappertutto, dalle statuette sacre al vasellame di uso quotidiano

Ma non dobbiamo certo pensare che le uniche tracce del sistema di scrittura del Danubio siano quelle impresse sulle tavolette di Tartaria.  Ciò non basterebbe a conferire a tali simboli un valore linguistico. I segni tracciati sui reperti di terracotta trovati n Transilvania non sono un fenomeno isolato. Appaiono su gran parte dell’oggettistica della cultura Vinca: statuette, vasi, boccali, ciotole, modellini di altari, altri utensili di uso domestico. A chi replica che potrebbero essere semplici ornamenti privi di significato, il linguista Harald Haarmann risponde con un’obiezione categorica:

“Il modo in cui sono state applicate le iscrizioni sulle statuette si differenzia chiaramente dall’ordine delle decorazioni o dei motivi ornamentali. La decorazione ornamentale è caratterizzata da una rigida simmetria, mentre la collocazione di segni di scrittura che esprimano parole non soggiace a nessun principio di simmetria, la sequenza dei segni si orienta in base al contenuto dell’informazione e non alle norme estetiche di motivi ornamentali.”(Geschichte der Sintflut, pagg. 95-96)

Tant’è vero che quattro anni fa il professor Haarmann ha scritto anche un saggio sull’introduzione alla scrittura della cultura danubiana la quale, a suo avviso, presenta due categorie ben evidenti di segni: simboli di carattere pittografico e simboli astratti. Quelli di carattere pittografico raffigurano oggetti animati e inanimati legati alla vita quotidiana della comunità, come parti del corpo umano e animale, piante, utensili, strutture architettoniche, elementi della natura come acqua o sole. I simboli astratti, che costituiscono anche la maggior parte dei segni di scrittura danubiani, si basano in prevalenza sui segni a “v” che sono soggetti a variazioni per mezzo di strisce e punti.

Tavoletta di Tartaria con i segni di scrittura più antica che risalgono al VI millennio a.C. „Tartaria amulet retouched“ von Mazarin07 – Eigenes Werk. CC BY-SA 3.0

Tavoletta di Tartaria con i segni di scrittura più antica che risalgono al VI millennio a.C.
„Tartaria amulet retouched“ von Mazarin07 – Eigenes Werk. CC BY-SA 3.0

Dunque il materiale di studio non manca. Il problema principale riguardo alla decrittazione e alla trascrizione di questo sistema di scrittura, è che fino a oggi non si abbiano a disposizione delle iscrizioni bilingue, di modo da poter fare un raffronto tra i caratteri della Vecchia Europa e quelli di un idioma differente, procedendo quindi alla traduzione dei simboli in questione.I simboli non sono pochi: stiamo parlando di un sistema di scrittura con più di 230 segni. Inoltre più di 1500 iscrizioni sono state identificate sui numerosi reperti della Vecchia Europa. È interessante il fatto che alcuni tipi di segno sembrino corrispondere a una collocazione particolare su certi tipi di oggetti: per esempio, i simboli con una certa forma appaiono sempre e soltanto sul fondo di contenitori, altri invece sul bordo degli stessi, altri ancora si trovano esclusivamente sulle statuette femminili.

Interessante è il fatto che, a differenza della cultura sumera, in cui inizialmente la scrittura fu usata soprattutto per scopi burocratici (ad esempio per compilare liste di merci oppure contrassegnare otri di vino), i segni della cultura danubiana sono impressi esclusivamente su oggettistica sacra. Si tratta, quindi, di simboli sacri. D’altra parte non è da escludersi che anche nelle culture orientali, come la sumera, ci sia stato un primo stadio di scrittura a scopo religioso e che soltanto più tardi i segni siano stati adoperati per uso pratico. Non è detto che l’esigenza di scrivere sia nata per forza da necessità quotidiane, potrebbe invece essere stata legata originariamente al culto. Il fatto che molti studiosi si mostrino restii a considerare uno scenario del genere, non può che ostacolare la decifrazione di eventuali primi stadi di scrittura ancora sconosciuti.

Torniamo alla Vecchia Europa. Facendo un raffronto con altre antiche culture, salta subito all’occhio dell’esperto la somiglianza fra il sistema di scrittura del Danubio e quello della valle dell’Indo. Il più antico dei due è, ovviamente, il sistema della Vecchia Europa, i cui caratteri appaiono sulle tavolette di Tartaria già all’alba del VI millennio e poi su numerosi oggetti della cultura Vinca risalenti alla metà del V. Mentre lo sviluppo della scrittura presso le culture di Harappa e Mohenjo Daro è stato datato, in base agli studi più recenti, nel IV millennio a. C. Però questa somiglianza e il fatto che entrambe le culture si siano sviluppate probabilmente su base ecumenica e non su di una struttura a gerarchica con la presenza di differenti strati sociali e tutto ciò che questi comportano, infittisce il mistero.

Ma fino a quando fu scritta questa lingua sconosciuta del Danubio? Fino a quando fu parlata? Da un’analisi che mette a confronto gli elementi linguistici appartenenti alle lingue protoindoeuropee e quelli derivati dalla lingua della Vecchia Europa che trovarono accesso nel vocabolario indoeuropeo, nonché dall’analisi dei reperti danubiani che riportano segni di scrittura, possiamo dedurre una datazione approssimativa della durata della scrittura (e lingua) della Vecchia Europa. Nella regione centrale dei Balcani fu usata sino al tardo periodo del rame, vale a dire sino al 4400-4000 a. C., mentre nella Grecia settentrionale sopravvisse fino al 3200 a. C.  e nella cultura di Tripolye (Romania/Ucraina) fino al III millennio a. C..

D’altra parte sappiamo che le culture della Vecchia Europa subirono un duro colpo in seguito all’impatto con le tribù protoindoeuropee giunte delle steppe euroasiatiche. Diversi elementi lo provano: tracce evidenti di abbandono improvviso di ampi centri abitati e ben funzionanti della cultura danubiana – come l’avanzato sito di Tripolye in Ucraina – distrutti da incendio; una veloce trasformazione della struttura sociale preesistente da matrifocale a patriarcale con evidenti indizi di cambiamento repentino nelle pratiche funerarie e della nuova stratificazione linguistica, laddove i dialetti indoeuropei sostituirono poco a poco quelli della Vecchia Europa.

Esodo dalla Vecchia Europa e ritorno alle Isole greche

Questa situazione, secondo il professor Haarmann, portò alla migrazione delle genti della Vecchia Europa in altri territori, in cerca di nuovi spazi in cui poter vivere secondo le tradizioni dei loro padri. Non stiamo parlando di intere popolazioni, ovviamente, ma di alcuni clan che si rifiutarono di accettare la religione e il modus vivendi dei nuovi arrivati e preferirono andarsene, emigrando verso il meridione. Perché proprio il meridione? Perché da lì erano venuti i loro antenati che, partendo dall’Anatolia nell’VIII millennio a. C., si erano poi stabiliti in Tessaglia, dove sono stati trovati molti reperti che recano le loro tracce, prima di continuare il lungo viaggio raggiungendo i Balcani e la costa del Mar Nero.

Segni di scrittura Vinca

Segni di scrittura Vinca

A partire dal culto incentrato intorno a una divinità femminile, all’uso di maschere rituali (spesso a forma di uccello), ai simboli sacri dell’uccello e del serpente (ricordiamo le donne-uccello e serpente della cultura danubiana), ai motivi ornamentali di spirali, meandri, doppie asce, all’immagine della dea con il bambino in grembo, al culto dei tori e agli ornamenti sacri con bucranio, alla tradizione di celebrare i riti religiosi in cortili aperti su piattaforme di culto, sino a una particolare tecnologia molto sofisticata della tessitura e della ceramica. E, soprattutto, la traccia principe: il passaggio di molti vocaboli della Vecchia Europa nel vocabolario indoeuropeo del greco antico.Le genti che decisero di abbandonare la valle del Danubio dopo l’arrivo dei Protoindoeuropei, si trasferirono nelle isole dell’Egeo. Infatti proprio qui, nella cultura preistorica delle isole Cicladi e di Creta, si trovano elementi della cultura danubiana risalenti al IV millennio a. C., quindi ad un periodo che corrisponde alla seconda migrazione protoindoeuropea dalle steppe asiatiche ai territori del Danubio. Le tracce di tale transfer di usi e costumi sono molte.

Harald Haarmann ipotizza ormai da anni una parentela fra la scrittura dell’Egeo e quella del Danubio. Il professore scrive: Le testimonianze più antiche dell’uso della scrittura cretese Lineare A giungono da un periodo intorno al 2500 a. C. (…)La tradizione di scrittura della Creta antica ha tratto ispirazione dalla Vecchia Europa non soltanto per quanto riguarda un trasferimento di idee, ma anche per quanto concerne le chiare convergenze fra i due sistemi, le tecniche usate dai due sistemi (linearità, uso dei segni diacritici, ecc.) e il patrimonio di segni adottati. Il sistema Lineare A è costituito da circa 120 segni e più della metà di questi presenta paralleli grafici con i simboli della Vecchia Europa.”(Haarmann, “Das Rätsel der Donauzivilisation”, pag. 245) 

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 Dunque la scrittura delle tavolette di Tartaria non è scomparsa senza lasciare traccia. E nemmeno la lingua della Vecchia Europa. Ancora oggi, nelle nostre lingue derivate da dialetti indoeuropei, vi sono numerosi vocaboli tratti dal quel mondo agricolo ed ecumenico. Anzi, sembrerebbe proprio che la cultura del Danubio abbia apportato l’impulso decisivo alla nascita dello sviluppo culturale che ebbe luogo in epoca preistorica nell’Europa meridionale e nell’Egeo, preparando così il terreno alla formazione del periodo classico dell’Antica Grecia.

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Riguardo i collegamenti fra la cultura della Vecchia Europa e l’Egitto predinastico, vedi il mio saggio

“Prima di Cheope” edito da Nexus Edizioni, 2013.

Fonte:  storia-controstoria.org

– Adevărata poveste a scrisului: TĂRTĂRIA, VADU RĂU, MIERCUREA SIBIULUI 

– Tăblițele de la Tărtăria și boala protocronismului într-un apel patetic către “românii care tac” de conf. dr. Alexandru Diaconescu, profesor de Arheologie şi Istoria Artei Antice la Universitatea Babeş-Bolyai din Cluj

 

ALFEDENA, IL PAESE DEI DOTTORI COMMEMORA IL TRENTENNALE DEL TERREMOTO


Domenica 10 agosto 2014, nel Museo Sannitico di Alfedena,  autorità, cittadini ed oriundi del borgo abruzzese hanno commemorato il 30° del disastroso  sisma che colpì la Val di Comino e l’Alto Sangro nel maggio 1984.  La manifestazione  si è svolta nel nuovo complesso  archeologico, con un filmato del 1965, prestato dalla RAI, con cui si presentava il borgo abruzzese con la maggior percentuale su scala nazionale di laureati rispetto alla popolazione.

Fonte foto: www.prolocoalfedena.org

Alfedena, Villa comunale Donna Laura De Amicis. Monumento al selciatore. Fonte foto: http://www.prolocoalfedena.org

 Gli alfedenesi erano all’epoca dediti all’agricoltura, all’allevamento e, se non emigrati all’estero,  all’antico mestiere dei selciatori nell’Agro Romano.  Il fenomeno di “paese dei Dottori” si sviluppò fin dall’8OO e vieppiù nel corso del  ‘900, a motivo della crescente aspirazione di abitanti, molti dei quali emigrati nelle Americhe, volta a ‘far studiare’ i figli, consentendo loro di raggiungere titoli di studio medio-superiori ed universitari,  e relative professioni e carriere, gravitando perlopiù su Roma.  Tanto si dovette allo spirito di emulazione che animò i migliori e più capaci studenti, quanto allo spirito di sacrificio di intere generazioni di lavoratori e padri di famiglia operosi, sagaci ed onesti.

Proiezione video "Alfedena, paese dei Dottori"

Proiezione video “Alfedena, paese dei Dottori”

Come riferito dallo storico e sociologo Prof. Fernando Crociani Baglioni:  “Quando nel 1965 il ceto medio-alto di professionisti, imprenditori ed esponenti del ceto impiegatizio, oriundi di Alfedena ma residenti a Roma,  concentrati nei contigui rioni Aventino-San Saba-Porta San Paolo-Testaccio, che da un trentennio, e poi per mezzo secolo,  si riuniva bisettimanalmente, in una sorta di circolo presso la trattoria “La Villetta” del rione romano Aventino,  confrontando i successi universitari e professionali dei rispettivi figli e nipoti, sorse il quesito di quanti essi fossero. La conta ne censì 83 laureati e 153 diplomati, considerati i 1500 abitanti esclusi gli emigrati tra i quali comunque figuravano giovani in possesso di titoli di studio. Da cui “Alfedena, il paese dei Dottori” , titolo che fu assunto dal servizio televisivo RAI su scala nazionale. Tra gli animatori ricordo il Comm. Peppino Persia Presidente della centenaria Cooperativa selciatori di Alfedena nell’Agro Romano,  mio nonno il Comm. Alfredo Brunetti Sindaco-Revisore dei conti della Cooperativa stessa ed amministratore di numerose imprese del settore,  il Capo-divisione ministeriale Dott. Alberto D’Amico,  il Viceprefetto Dott. Vincenzino Persia, i medici chirurghi Dott. Emilio Brunetti e Dott. Bruno Persia, il dirigente ISTAT Dott. Vincenzo Gigante, i bancari Dott. Pietro Persia, Rag. Teodoro Passarelli e Rag. Ennio Di Filippo,  l’imprenditore Cav. Francesco Nenni, e  la mascotte  Rag. Romeo  Amorosi,  il più giovane del “club”  dei signori alfedenesi  quasi tutti dell’800,  unico tutt’ora   felicemente vivente così come il prelato Mons. Fernando Belli.

I BRUNETTI DI ALFEDENA

Gruppo familiare di Alfedena: Comm. Alfredo Brunetti con il figlio e il nipote, medici chirurghi, Dr.Med. Emilio Brunetti e Dr.Med. Louis Carbone (residente in Erie, USA); e i generi Cav. Ottavio Floris, e P.I. Vittorio Amadei. Foto: Archivio Crociani Baglioni, 1966.

Gruppo familiare di Alfedena: Comm. Alfredo Brunetti con il figlio e il nipote, medici chirurghi, Dr.Med. Emilio Brunetti e Dr.Med. Louis Carbone (residente in Erie, USA); e i generi Cav. Ottavio Floris, e Ing. Vittorio Amadei. Foto: Archivio Crociani Baglioni, 1966.

Il Sindaco dell’epoca Dott. Enrico Marinelli,  dirigente della Cassa del Mezzogiorno,  diede grande impulso a tale immagine del paese, da far apporre cartelli all’entrata e all’uscita del borgo  del Parco nazionale d’Abruzzo, “benvenuti  e arrivederci nel Paese dei Dottori“.   Un paese che subì gli orrori della guerra nel 1943-44,  insistendo sulla Linea Gustav nell’Alto Sangro, con bombardamento, sfollamento. Numerose le vittime civili, di cui si attende in Alfedena  una lapide o cippo commemorativo.

Arch. Corrado Sterpetti

Arch. Corrado Sterpetti

A ruota sorse l’idea di realizzare per Alfedena il Monumento al Selciatore. L’opera in bronzo di un famoso scultore, rappresentando il selciatore che modella il classico ‘sanpietrino’ in pietra basaltica di forma troncopiramidale,  fu sempre iniziativa del ‘circolo della Villetta’.  Ivi raccolte le oblazioni, fu poi inaugurata e benedetta nella Villa comunale Donna Laura De Amicis il 15 agosto 1966.  Vi si  radunarono gli Alpini abruzzesi,  che per il solenne evento,  l’antico Ten. Col. Peppino Persia, affiancato dal Ten. Prof. Pino Amorosi, ebbe cura di convocare, con tutte le autorità religiose, civili e militari di Abruzzo e Molise.”

Alfedena, nel 1984 ebbe a subire la calamità del violento sisma ondulatorio e sussultorio che ne distrusse o lesionò il 90% dell’abitato.  Il secondo filmato della manifestazione del 10 agosto scorso, presentava le fasi più acute della distruzione, dei soccorsi, dei gravi disagi della popolazione terremotata, e poi della graduale ricostruzione delle case negli anni successivi.

ALFEDENA (AQ), “PAESE DI DOTTORI” E BUONA AMMINISTRAZIONE (I)

Il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura.

Il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura.

Numerose le testimonianze. Presenti il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura, l’antico Segretario Comunale Dott. Vincenzo Patitucci, l’antico Sindaco Arch. Corrado Sterpetti, il Prof. Luigi Michetti, l’Arch. Carlo Becchia,  l’Avv. Arturo Manti De Amicis con la Sig.ra Elena De Amicis, Dott. Piero Di Domenico, l’archeologa Dott.ssa Erika Iacobucci, Rag. Angela Spada, etc., riempiendosi l’aula magna del Museo”De Nino”.

©Testo, foto e video a cura di Dott.ssa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Nobile Avv. Arturo Manti De Amicis con l'amico Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

Nobile Avv. Arturo Manti De Amicis con l’amico Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni, esponenti del ceto storico alfedenese.