Romania, elezioni presidenziali del 2014: il 2 novembre (I turno) e il 16 novembre (II turno)


presidenziali2014

E’ partita il 3 ottobre scorso la campagna elettorale per le presidenziali che si terranno il 2 novembre in Romania. La massima carica sarà contesa da 14 candidati: due in rappresentanza di alleanze, otto appoggiati da singoli partiti, e quattro indipendenti.

Il 2 novembre prossimo, i romeni in patria e nel mondo andranno al voto per eleggere un nuovo Presidente per la Romania. Nel Paese saranno allestiti 18.550 seggi elettorali e altri 294 all’estero, di cui 51 in Italia.  Ecco gli indirizzi:

Ecco i 51 seggi elettorali  in Italia

Ecco i 51 seggi elettorali in Italia

I romeni dovranno scegliere chi tra i 14 candidati occuperà la poltrona di Cotroceni per i prossimi 5 anni.   Secondo i sondaggi, la battaglia vera sarà al ballottaggio, previsto per il 16 novembre p.v., dove il premier socialdemocratico  Victor Ponta, sicuro di passare il primo turno, se la vedrà con uno degli sfidanti.

Stando ai sondaggi, il premier Ponta si attesta intorno al 40% delle preferenze, mentre il suo principale sfidante, il sindaco liberale di origine tedesca di Sibiu, Klaus Iohannis, tra il 20% e il 30% . Se, quindi, nessuno dei candidati otterrà il 50% più uno dei voti al primo turno si andrà al ballottaggio, previsto per il 16 novembre.

Oltre a Iohannis (Alleanza Cristiana Liberale – ACL) e Ponta (Partito Social Democratico – PSD), infatti, sono in lizza i candidati indipendenti Monica Macovei (europarlamentare, ex ministro della Giustizia, molto vicina a Băsescu), l’ex premier e attuale presidente del Senato Călin Popescu Tăriceanu, Teodor Meleşcanu e Elena Udrea (esponente del Partito di Băsescu PMP, Mişcarea Populară). Inoltre hanno presentato le firme al Bec (Ufficio Elettorale Centrale) anche il magnate Dan Diaconescu (Partito del Popolo, PP-DD), uno dei candidati della minoranza magiara Kelemen Hunor (UDMR), Szilagyi Zsolt, il secondo rappresentante degli ungheresi di Romania (Partito popolare dei magiari di Transilvania, PPMT), il conservatore Corneliu Vadim Tudor (PRM), Constantin Rotaru (Alternativa Socialista, PAS), William Brânză (Verdi romeni), Mirel Mircea Amariţei (Partito Prodemo) e l’independente Gheorghe Funar.

Chi è Klaus Werner Iohannis, il candidato liberal-popolare che sfiderà il primo ministro Victor Ponta alle elezioni di novembre ?

Sindaco di Sibiu ininterrottamente dal 2000, un centro di insediamento etnico tedesco della Transilvania fin dal Medioevo (di qui il suo nome Hermannstadt), un legame di cui porta segni evidenti nell’architettura gotica.

Leader del Forum democratico dei tedeschi di Romania (Forumul German), uno dei numerosi partiti a base etnica del Paese, Iohannis ha promosso fortemente l’immagine di Sibiu, immettendola nel circuito del turismo europeo fin da quando nel 2007 è stata nominata capitale europea della cultura.

Nella NATO dal 2004, membro dell’Unione Europea dal 2007, la Romania è un crocevia di culture balcaniche, slave e turche, con una presenza tradizionale tedesca. Recentemente la minoranza magiara è stata al centro di polemiche per il discorso che il presidente ungherese Viktor Orban le ha indirizzato lo scorso luglio, divenuto poi una sorta di manifesto di contestazione alla globalizzazione liberaldemocratica.

Klaus Werner Iohannis, membro dello schieramento liberal-nazionale, di genitori tedeschi, luterano e vicino all’ex presidente Crin Antonescu, si presenta con le credenziali di buon amministratore urbano di una piccola città (135mila abitanti), capitale europea della cultura.

Monica Macovei, artefice di molte delle riforme romene nel momento critico in cui veniva messa in discussione l’adesione della Romania all’Ue per i casi di corruzione, corre come indipendente: “Mi sono candidata perché l’establishment politico è diventato un business di cui mi vergogno, perché il mio Paese combatte ancora con la corruzione e la crisi economica. La concorrenza è distorta e le persone e gli imprenditori onesti soffrono”.

Romania: un’anticamera delle presidenziali 2014 ?, di Sorina Soare*

Negli ultimi 25 anni, la Romania ha conosciuto un percorso di democratizzazione più lungo e tortuoso rispetto ad altri paesi della regione, con momenti di crisi e di ricaduta durante tutti gli anni ‘90 in un contesto di forte marasma economico, nazionalismo radicale e polarizzazione estrema (Bunce e Wolchick 2006; Soare 2011). Malgrado i successi collegati all’ingresso nella NATO nel 2004 e nell’UE nel 2007, la situazione politica rimane particolarmente instabile, con ricorrenti scontri istituzionali fra il Presidente, Primo ministro e il Parlamento (2007 e 2012) (Gherghina e Mişcoiu 2013) e, negli ultimi anni, una politica di austerità che ha alimentato tensioni sociali.

L’esito delle elezioni europee svoltesi in Romania conferma l’ondata ascendente del Partito social-democratico (PSD), visibile già nelle elezioni legislative del 2012. Con oltre il 37% dei voti, il PSD e i suoi due piccoli alleati ottengono la metà dei seggi disponibili per la delegazione rumena. Se il vincitore è indiscusso, altrettanto indiscussi sembrano essere i perdenti. Anzitutto, si registra l’uscita di scena dei partiti populisti: nelle precedenti elezioni europee il Partito della Grande Romania aveva avuto 3 seggi nella precedente legislatura. Dopo l’eclatante successo del Partito del Popolo-Dan Diaconescu (PP-DD) alle elezioni legislative del 2012 con il 14,65% dei voti al Senato ed il 13,99% alla Camera, le elezioni europee confermano il cono d’ombra del partito nato e tramontato assieme alla sua tribuna politica – la rete televisiva del suo fondatore (3,67%). Fra i perdenti, si ritrovano anche i due principali esponenti del centro-destra: il PD-L (12,23%) e il PNL (15%). Bisogna tuttavia osservare che dal punto di vista dei numeri, la delegazione liberale (PNL) a Bruxelles cresce (passa da 5 a 6), ma, nell’ottica della sfida diretta con il PSD in vista delle presidenziali della fine dell’anno 2014, un tale risultato è percepito come una sconfitta. Se il neonato Partito Movimento Popolare (PMP) riesce ad ottenere 2 mandati, anche in questo caso il successo è relativo in quanto, in base alle dichiarazioni pre-elettorali, si prevedeva un risultato a due cifre[2]. Infine, come nelle elezioni del 2007 quando il pastore László Tőkés viene eletto con 176.533 (3,44%) voti e nel 2009 la stessa figlia del Presidente Băsescu con 204.280 (4,22%), un altro candidato indipendente riesce ad ottenere dall’inizio della campagna l’attenzione dei media e, infine, anche un ampio appoggio elettorale. Mircea Diaconu, attore di teatro noto, nonché senatore e anche Ministro della Cultura per conto del PNL, si è ritrovato fuori dalle liste del suo partito in seguito a varie vicissitudini giudiziarie e ha deciso di candidarsi da solo. L’impresa della raccolta delle firme necessarie non garantiva affatto il successo senza il supporto economico e logistico del suo vecchio partito. In una campagna low cost, Diaconu ha ricevuto l’appoggio indiretto del Primo ministro e dei social-democratici, ma anche del gruppo Intact Media Group[3]. Privo di un vero programma, il suo discorso è stato incentrato sul contatto diretto con gli elettori e il ripristino del rapporto fra l’Europa e i rumeni, quest’ultimi “visti, ingiustamente, come cittadini di seconda mano”. Lo slogan della sua campagna è stato: “Dico la verità sul nostro Paese!”.I risultati[1]

Tabella 1 – Risultati delle elezioni 2014 per il Parlamento Europeo – Romania
Partito

Gruppo PE

Voti (%)

Seggi

Voti (diff. sul 2009)

Seggi (diff. sul 2009)

Alleanza elettorale Partito Social-democratico + Unione Nazionale per il Progresso della Romania+ Partito conservatore (PSD+UNPR + PC) *

S&D

37,6

16

6,5

5

Partito Democratico Liberale (PD-L)

EPP

12,2

5

-17,5

-5

Partito Nazionale Liberale (PNL)**

ALDE (EPP)

15,0

6

0,5

1

Alleanza Democratica dei Magiari della Romania (UDMR)

EPP

6,3

2

-2,6

-1

Partito Grande Romania (PRM)

NI

2,7

0

-6,0

-3

Mircea Diaconu (cand. indip.)

NI

6,8

1

Partito del Popolo Dan Diaconescu (PP-DD)***

NI

3,7

0

Partito Movimento Popolare (PMP)****

EPP

6,2

2

Altri

9,5

Totale

100,0

32

-1

Affluenza al voto (%)

32,4

4,8

Soglia di sbarramento per ottenere seggi (%)

5%

Nota sul sistema elettorale: Scrutinio proporzionale a liste chiuse, in circonscrizione unica (d’Hondt). Per legge, il numero dei candidati presenti su ciascuna lista può essere di massimo 10 nomi in più rispetto al numero di mandati a disposizione della delegazione rumena nel PE. Soglia di sbarramento per i candidati indipendenti: un numero di voti validi almeno pari al quoziente elettorale nazionale (rapporto tra il totale dei voti espressi e il numero di mandati parlamentari europei disponibili)
Abbreviazioni dei gruppi al Parlamento Europeo: EPP=European People’s Party; S&D=Progressive Alliance of Socialists and Democrats; ALDE=Alliance of Liberals and Democrats for Europe; G-EFA=The Greens–European Free Alliance; ECR=European Conservatives and Reformists; GUE-NGL=European United Left–Nordic Green Left; EFD=Europe of Freedom and Democracy;NI= Non-Inscrits.
Note
* l’UNPR non faceva parte dell’alleanza del 2009, è stato creato nel Marzo 2010
** Secondo le dichiarazioni della direzione PNL e del Presidente del PPE si sono aperte le procedure per l’ingresso nell’EPP.
*** Fondato nel 2011
**** Fondato nel 2014

 La campagna elettorale e i principali attori

In un paesaggio politico in ebollizione, nel maggio 2014, per la terza volta, gli elettori rumeni sono chiamati a votare per il Parlamento europeo. In vista dello scrutinio, si sono registrati 15 partiti ed alleanze elettorali e 8 candidati indipendenti[4]. Se nei manifesti elettorali o nei programmi ufficiali l’Europa è stata un riferimento costante, nei dibattiti la dimensione interna è invece prevalsa. La competizione elettorale è stata marcata, fin dai primi giorni, dalla polarizzazione attorno alla personalità del Presidente in carica, T. Băsescu. Da un lato, si ritrovano i due partiti direttamente collegabili alla carriera politica dell’attuale Presidente della Romania: il Partito Democratico Liberale (PD-L), partito di cui questi era leader prima della sua elezione, e il neonato Partito del Movimento popolare (PMP). Dall’altra parte, ritroviamo il gruppo dei partiti vincitori delle elezioni legislative del 2012, fino a poco tempo fa colleghi di governo: il Partito Social Democratico (PSD), lo storico Partito Nazionale Liberale (PNL), il Partito Conservatore (PC) e l’Unione Nazionale per il Progresso della Romania (UNPR). In una posizione intermedia si ritrova il rappresentante della minoranza magiara della Romania (UDMR), instabile nelle sue alleanze fra i due poli.

Nel contesto delle elezioni europee del 2014, il punto nevralgico di questa polarizzazione sui generisriguarda l’atteggiamento del Presidente T. Băsescu nei confronti del nuovo partito PMP, al quale aderiscono numerosi membri dimissionari del PD-L e il cui capolista è un ex-europarlamentare dello stesso PD-L. Sfruttando l’ampia diffusione di immagini del Presidente fotografato sulle spiagge del Mar Nero con addosso una maglietta elettorale del PMP, la campagna elettorale si trasforma in uno“scontro” arbitrato dalla Corte Costituzionale. Nella richiesta del Primo ministro (PSD) per la messa in stato di accusa del Presidente si menzionava il mancato rispetto della codificazione costituzionale del ruolo del Presidente come mediatore super partes e, in particolare, di quanto previsto dall’articolo 84 che specifica che durante il mandato il Presidente non può essere membro di partito e non può compiere nessun’altra funzione pubblica o privata[5]. Quattro giorni prima del giorno delle elezioni, la Corte costituzionale ha tuttavia ha comunicato che non ha accolto le accuse di parzialità politica formulate dal Primo Ministro.

In parallelo, la campagna elettorale per le europarlamentari si prefigura dall’inizio come una prova in vista delle elezioni presidenziali previste a novembre 2014. In quest’ottica, un altro attore importante è il PNL. Uscito all’improvviso dalla coalizione di governo nel febbraio 2014, il PNL si discosta dal suo ex-partner, il PSD, e la sua campagna elettorale appare anzitutto come l’anticamera di una campagna di più ampio respiro per la candidatura del suo leader alle presidenziali, Crin Antonescu. Tuttavia il fallimento registrato alle elezioni, così come la mossa dello spostamento della delegazione dei liberali dal gruppo ALDE a quello dell’EPP sono interpretate come il preambolo di un avvicinamento al PD-L all’interno di un’unione per la maggioranza presidenziale sul modello francese.

In questo paesaggio elettorale delineato da vari scontri fra persone, emerge anche l’opposizione fondatrice della vita politica postcomunista rumena: ex-comunisti vs anti-comunisti. Quest’ultimo filone è stato utilizzato spesso dal PMP e dal PD-L per distinguersi dal PSD. Significative sono le esortazioni di una delle più note rappresentanti della delegazione rumena al PE, Monica Macovei (PD-L). Per motivare un voto a favore del PD-L, l’eurodeputata critica il tradimento degli interessi dell’Est Europa da parte del social-democratico Martin Schultz – candidato alla Presidenza della Commissione europea – e, più in generale, da parte dei socialisti europei (PSE). Schulz è criticato non soltanto per i sui tentativi di diminuire le tensioni con la Federazione russa, ma anche per aver bloccato inchieste penali di traffico di influenza che pendevano su un eurodeputato, Ovidiu Silaghi (allora PNL, oggi PSD). In base ad un sillogismo abbastanza rudimentale ma simbolico per la retorica anticomunista, votare per le liste PSD equivale a votare contro gli interessi della Romania nella stabilità regionale e a favore di un Presidente della Commissione europea filo-russo[6].

In una posizione relativamente distaccata da quanto detto sopra, ritroviamo il rappresentante della minoranza magiara, la cui costante elettorale è ricollegabile alle caratteristiche del voto etnico. Anche in questo caso, la portata del dibattito elettorale ha, tuttavia, una connotazione domestica. In apertura della campagna elettorale, il presidente UDMR dichiarava simbolicamente che il voto del 25 maggio avrebbe contribuito all’obiettivo di “portare il Südtirol e la Catalogna in Transilvania”[7] ovvero ad un sostegno implicito alle proposte dell’UDMR a favore di autonomia regionale. Aggiungeva, inoltre, “i nostri interessi non possono essere rappresentati che dai magiari (…). Se noi non ci arriviamo (n.a. – nel PE), il nostro posto sarà preso dai Parlamentari rumeni. Si tratta del nostro futuro!”[8]. Ritornano, in coerenza con queste prese di posizione, argomenti europei quali il multilinguismo o il decentramento, ma la portata del discorso è per lo più domestica.

Nella competizione elettorale partecipano anche rappresentanti della famiglia nazional-populista: il Partito Grande Romania (PRM) e il Partito del Popolo – Dan Diaconescu (PP-DD). Piuttosto periferici nel dibattito pubblico, entrambi i partiti promuovono un discorso incentrato sull’unità e la dignità nazionale, la critica dell’establishment e la lotta alla corruzione. Simbolici sono gli slogan del PRM:Votate con i patrioti, non con i mafiosi! Oppure, I patrioti votano PRM!. oppure ancora quello del PP-DD:Il 25 maggio, vota con anima di rumeno!. I risultati elettorali piazzano entrambi i partiti al di sotto della soglia elettorale.

Una visione conclusiva

In sintesi, più che una campagna di idee, più che un confronto su visioni distinte dell’Europa, la campagna elettorale del 2014 si presenta come uno scontro fra persone in vista delle elezioni presidenziali del Novembre 2014. Simbolici sono da questo punto di vista i vari poster con i presidenziabili dei vari partiti, anche se non erano candidati alle elezioni europee. Ritroviamo allora una certa sensazione di déjà vu: elezioni europee poco partecipate ma fortemente influenzate dalle dinamiche politiche nazionali. Tenuto conto della portata per lo più “nazionale” dei dibattiti, i risultati elettorali possono essere interpretati come un voto di fiducia per l’attuale coalizione di governo e una penalizzazione dei due principali esponenti del centro-destra, il PD-L e il PNL. L’onda d’urto dei risultati, infatti, si è fatta sentire immediatamente: la direzione del PNL si è dimessa ed un congresso straordinario è previsto alla fine del mese di giugno. Privo dell’appoggio diretto del Presidente Băsescu, il PD-L dimezza i suoi mandati (5), anche se molto probabilmente il numero complessivo del gruppo rumeno nell’EPP sarà rafforzato anche dai 2 eletti del PMP e dalla manovra del PNL di abbandono di ALDE a favore dei popolari europei. Il successo del PSD, con i suoi due piccoli alleati, riguarda non soltanto il fatto che ottiene la metà dei mandati disponibili, ma anche il fatto che diventa così la più forte delegazione proveniente da un paese postcomunista.

Ricordiamo che la partecipazione alle elezioni è stata in leggero aumento rispetto al 2009 (+ 4,77), ma rimane più bassa rispetto alla media Europea (oltre 10%). Stato Membro dell’UE da ormai 7 anni, la Romania sembra aver interiorizzato ab origine il mancato interesse per le elezioni europee sia a livello della società, sia a livello della classe politica.

Riferimenti bibliografici

Bunce V. & Wolchick S.L. (2006) “Favorable Conditions and Electoral Revolutions”, Journal of Democracy, 17(4): 5-18

Soare, S. (2011), “Bulgaria e Romania, vent’anni dopo: il peso del passato, le sfide del presente”, in Pietro Grilli di Cortona e Orazio Lanza (eds.), Tra vecchio e nuovo regime. Il peso del passato nella costruzione della democrazia, Il Mulino, Bologna, 2011, pp. 203-233.

Reif, K. & Schmitt, H. (1980) “Nine second-order national elections: A conceptual framework for the analysis of European election results”, European Journal of Political Research, 8 (1): 3–44

Gherghina, S. & Miscoiu, S. (2013) “The Failure of Cohabitation: The Institutional Crises in Romania”,East European Politics and Societies, 27 (4): 668-684

Roth F., F. Nowak-Lehmann D. & T. Otter (2013) “Crisis and Trust in National and European Union Institutions. Panel Evidence for the EU, 1999 to 2012”, RSCAS 2013/31 (Robert Schuman Centre for Advanced Studies, European Union Democracy Observatory), 2013,http://cadmus.eui.eu/bitstream/handle/1814/26975/RSCAS_2013_31.pdf?sequence=1

Risorse internet


[1] Disponibili sul sito della Commissione elettorale (Biroul electoral central)

[2] “PSD e la scor maxim. PMP nu e in situatia de a impune prezidentiabilul dreptei. Interviu cu Cristian Preda”, 27 Maggio 2014, http://www.ziare.com

[3] Per una visione più dettagliata si veda l’articolo di M. Bird e S. Candea “Romanian renegate bids for EP seat”, EuObserver, 19 Maggio 2014.

[4] “Proces verbal privind rimanerii definitive a candidaturilor la alegerile pentru membrii din Romania in Parlamentul european din anul 2014”.

[5] Oltre alle fotografie sopracitate è stata indicata anche la dichiarazione del Presidente Băsescu invitato ai dibatti organizzati dalla Fondazione Movimento popolare: “Sappiate che ho una soluzione molto semplice. Votate PMP, perché questo partito nuovo si è proposto di raccogliere il 30% dei voti alle elezioni legislative del 2016. Di sicuro, questo partito è stato nato prima del termine. Come ho già detto, i miei piani e quelli del Prof. Preda erano di creare un partito dopo la fine del mio mandato”. Il testo dell’intervento è disponibile sul sito della presidenza rumena: “Comunicat 17 mai 2014”, http://www.presidency.ro/?_RID=det&tb=date&id=15029&_PRID=lazi

[6] “Monica Macovei: Suntem sub amenintarea Federatiei Ruse; europarlamentarii polonezi si cei din tarile baltice vorbesc despre pregatiri pentru aparare in caz de razboi”, 12 Aprile 2014, Ziarul de Iaşi o “Ce vrea Macovei de la Schulz privind anchetarea lui Silaghi”, HotnewsRo, 22 Maggio 2014.

[7] UDMR si-a lansat candidatii pentru europarlamentare. Kelemen Hunor: “Sa aducem Catalonia in Ardeal”, Mediafax, 29 marzo 2014.

[8] Ibid.

*Sorina Soare si è laureata in Scienze Politichepresso l’Università di Bucarest e ha conseguito un DEA e un dottorato in Scienze Politiche presso l’Université libre de Bruxelles. È ricercatrice presso il Dipartimento di scienze politiche e socialidell’Università degli Studi di Firenze, dove insegna Politica Comparata.

Questo articolo é stato pubblicato il 3 giugno 2014.

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Un commento su “Romania, elezioni presidenziali del 2014: il 2 novembre (I turno) e il 16 novembre (II turno)

  1. La stampa guarda in tasca
    Nel secondo paese più povero dell’Unione europea – con un diffuso problema di corruzione delle istituzioni – la stampa romena ha fatto i conti in tasca ai candidati. La maggior parte di loro gode di una situazione economica fiorente.
    Klaus Iohannis ha intestate a suo nome tre case e tre appartamenti, il secondo posto nel capitolo immobiliare se lo è aggiudicato Monica Macovei, con tre appartamenti e due case, mentre il “bronzo” va a Călin Popescu Tăriceanu con quattro appartamenti e una casa. I “presidenziabili” hanno inoltre terreni, attività economiche e lauti conti in banca.
    Promesse e dichiarazioni
    Il futuro per i cittadini romeni sembra – a dire dei candidati – florido come le loro finanze. Cosa hanno infatti promesso i candidati in cambio di un voto? Victor Ponta, ad esempio, vuole realizzare “la grande unione”, tra la Romania e la sorella Repubblica Moldova: “Mi sento preparato, posso essere il presidente dei romeni, possiamo fare quel grande cambiamento che aspettiamo. Riuscire insieme nella Grande Unione!”. Inoltre – a suo dire – aumenteranno presto stipendi e pensioni (ovviamente).
    Dal canto suo Klaus Iohannis si presenta con un programma dal titolo: ”La Romania della cosa ben fatta” (allusione al proverbiale rigore tedesco e ai suoi anni di gestione di Sibiu, di cui è stato sindaco per 4 mandati di fila). E quindi Iohannis promette: ”Voglio che nel 2018 e 2019 i romeni sentano già di vivere in un paese delle cose ben fatte, un paese occidentale, dove si sentono rispettati e degni”.
    Campagna più scoppiettante sino ad ora la sta conducendo invece Elena Udrea (“la bionda di Cotroceni”, come viene soprannominata perché sostenuta da Băsescu). La Udrea vuole una “Romania bella” e, vestita ogni volta di bianco ma prima con un casco in testa, poi con un cuore rosso sul vestito e infine con uno zainetto sulle spalle promette modernizzazione nella sanità, nel settore delle infrastrutture e infine in quello dello sport. Sempre in tenuta bianca ma con in mano rotoli di progetti promette che sarà il presidente che guiderà il paese in una nuova era.
    Il candidato dell’Unione Democratica dei Magiari Kelemen Hunor rassicura i romeni sul fatto che quando il suo partito parla di autonomia non pensa al separatismo. Piuttosto Hunor ritiene sia necessaria una nuova costituzione in Romania: ”Abbiamo bisogno di una nuova costituzione. Credo in regioni forti, credo nella forza delle comunità di decidere cose importanti che le riguardano”.
    L’indipendente Monica Macovei promette di essere un presidente arbitro e non giocatore – e ne sa qualcosa da ex alleata di Traian Băsescu – e sostiene un Parlamento unicamerale con 300 membri.
    Dan Diaconescu, giornalista e uomo d’affari, candidato del PP-DD (Partito del popolo-Dan Diaconescu) promette stipendi e pensioni a livello Nato per i militari romeni e dice che se diverrà presidente sospenderà l’accordo in atto tra Romania e Fondo monetario internazionale .
    Lo zampino dei servizi
    Come sempre accade in Romania in ogni campagna elettorale che si rispetti anche in questa emerge il ruolo dei servizi segreti. La Securitate, famigerata polizia politica durante il regime di Ceaușescu, non esiste più, ma la sua ombra aleggia sulla politica e società romena.
    Traian Băsescu ha minacciato di rivelare quale tra i candidati alle presidenziali sia stato in passato al soldo dei servizi mentre, negli stessi giorni, un noto giornalista, Robert Turcescu, ha confessato in diretta tv di essere un agente dei servizi militari, ha chiesto scusa ai telespettatori ed ha invocato la grazia divina. Ha poi presentato le sue dimissioni. Ciononostante è molto probabile che presto tornerà a fare il giornalista.
    Su Romaniacurata.ro la politologa Alina Mungiu Pippidi analizza la presenza dei servizi nella stampa. A detta della studiosa il loro ruolo sarebbe quello di “controllare il mercato dell’opinione pubblica, di non permettere ad alcuni leader di avanzare, di manipolare il dibattito su alcuni argomenti chiave, evitando così di riformare il sistema”. Come vengono reclutati? “Spinti dal bisogno, dal ricatto, dalla mancanza di risorse alternative. In molti hanno punti deboli…”.
    Comunque sia, la credibilità della stampa romena è in continua discesa.

    Leggi tutto: http://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/Romania-presidenziali-in-vista-156294

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