Questione arabo-israeliana. Quale dibattito?


isrIn seguito ai più recenti interventi israeliani sulla striscia di Gaza e alla nuova richiesta del Regno Unito, e non solo, di riconoscere uno stato palestinese, si è tornato a parlare della questione medio-orientale. La faccenda è stata infinite volte strumentalizzata dalle parti in causa, spesso ben oltre il limite della decenza. Chi naviga spesso su internet come me si sarà spesso imbattuto in video, siti o scritti altamente fuorvianti, se non puramente fantasiosi e menzogneri, che non fanno altro che avvelenare ulteriormente il dibattito e istigare all’antisemitismo i meno informati sulla vicenda. Tali elementi non fanno che evidenziare quello che probabilmente è il maggior problema di Internet in generale: la falsificazione di molti fatti storici accertati e documentati, o addirittura una loro interpretazione sulla base delle cosiddette teorie del complotto, facilmente reperibili navigando sul web.

Questo intervento non ha alcuna pretesa di affermare o negare il diritto a Israele di esistere e più in generale di parteggiare per l’una o l’altra causa, ma semplicemente di riflettere sulle principali ragioni storiche dello stato attuale, indispensabili per comprendere la situazione. Per fare ciò si potrebbe partire da alcune delle stesse interpretazioni e teorie che circolano negli ambienti antisemiti, commentandole possibilmente senza paraocchi ideologici.israele-palestina-150x150

Molto spesso si sente dire che gli ebrei si sono appropriati di una terra che non gli appartiene, niente di più falso:
E’ indispensabile innanzitutto ricordare che nella zona che comunemente viene chiamata Palestina non ci fu mai uno stato autonomo arabo, si sono invece susseguiti stati autonomi ebraici (come il Regno di Israele) antecedenti all’invasione di Gerusalemme da parte di Tito e in seguito alle conquiste da parte dell’ impero ottomano e poi britannico.
L’ intenzione dell’ impero britannico in seguito al secondo dopoguerra non fu quella di consegnare la Palestina agli ebrei, ma di dare la maggior parte di quel territorio agli arabi palestinesi e solo un quinto circa di esso agli ebrei (stiamo parlando del 20% di un territorio grande quanto il New Jersey), nulla di insensato, considerando che a quell’epoca una percentuale di ebrei viveva ancora lì, seppur piccola. Nonostante gli squilibri di partizione gli ebrei accettarono, anche se non di buon grado, mentre gli arabi non solo si rifiutarono, ma diedero immediatamente inizio a una nuova guerra santa con lo scopo di sterminare una volte per tutte gli ebrei. ”Miracolosamente”, i componenti di cinque eserciti arabi (Egitto, Giordania, Iraq, Libano e Siria) vennero sconfitti dopo un anno di guerra da un piccolo stato che a quei tempi di certo non vantava la forza militare e strategica che avrebbe ottenuto anni dopo. Le dichiarazioni di alcuni leader arabi passati e presenti seminano ogni dubbio sulle reali intenzioni degli stati arabi di perseguire guerre sante contro ebrei e non solo.

Si dice che anche quello ebraico è e fu un fanatismo di tipo religioso, poiché i sionisti credevano di fondare Israele sulla base di rivendicazioni e diritti divini, e anche questo è falso: I sionisti che contribuirono alla nascita di Israele nel 1948 non solo erano una minoranza tra gli ebrei in generale, ma erano per la maggior parte socialisti e agnostici che avevano rifiutato la visione biblica e messianica della terra promessa.

– Di quale stato palestinese parliamo?
Furono gli stessi primi ministri israeliani a offrire in diverse occasioni uno stato indipendente ai palestinesi (tre volte negli ultimi dieci anni), e furono gli stessi leader arabi a rifiutare sistematicamente questa offerta, quindi di cosa stiamo parlando? La verità che molti ignorano è che la storia del ”povero popolo palestinese vittima di Israele” non è altro che una strumentalizzazione puramente di propaganda da parte dei paesi e leader jihadisti, che hanno tutto l’ interesse a lasciare lo stato di cose invariato; la storia è molto chiara in tal proposito: non fu mai fondato uno stato palestinese quando l’ Egitto occupò Gaza o quando Israele restituì il Sinai qualche anno dopo la guerra dei sei giorni, e gli esempi non sono certo finiti.

Zuhayr Muhsin, leader storico dell’ OLP, nel 1977 diede una dichiarazione a dir poco emblematica:
”Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno Stato palestinese è solamente un mezzo per continuare la nostra lotta per l’unità araba contro lo Stato d’Israele. In realtà oggi non c’è differenza tra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Oggi parliamo dell’esistenza di un popolo palestinese per ragioni politiche e strategiche poiché gli interessi nazionali arabi richiedono che venga assunta l’esistenza di un distinto “popolo palestinese” da opporre al sionismo. Per ragioni strategiche la Giordania, che è uno stato sovrano con confini ben definiti, non può vantare diritti su Haifa e Jaffa mentre io, come palestinese, posso sicuramente farlo. Nel momento in cui i nostri diritti saranno riconosciuti non attenderemo nemmeno un minuto per unire la Palestina alla Giordania”

Tutto ciò che è successo negli anni dopo non fa che corroborare questa tesi.
E’ innegabile che i nemici di Israele abbiano solo da guadagnarci a lasciare i palestinesi non solo senza una terra, ma anche di infrastrutture di minima decenza. Le ingenti risorse dei governi palestinesi (che non si limitano solo ad aiuti umanitari, a dispetto di quello che sostengono alcuni) sono oggi spesi per acquistare armamenti e macchinari per costruire i cosiddetti tunnel della morte per raggiungere Israele.

Nessuna di queste riflessioni viene fatta in molte parti del Web citate all’ inizio. E’ a dir poco assurdo che nell’ era di Internet, dove si può trovare in pochi secondi qualsiasi informazione riguardante qualsiasi cosa, ci siano ancora dibattiti, per fare un esempio tra i più classici, sulla veridicità dei cosiddetti Protocolli dei savi di Sion (riconosciuto da molti come la prima opera moderna di letteratura cospirativa), pubblicati nel 1903 in Russia come documenti segreti riguardanti le intenzioni del popolo ebraico di impadronirsi del mondo. Riconosciuti come falsi già dai primi tempi successivi alla pubblicazione, ottengono ancora oggi ampia visibilità in Medio Oriente e in altri ambienti antisemiti, che cercano di dimostrare cospirazioni ebraiche di vario tipo.
Naturalmente vi sono teorie cospirative formulate anche di recente: il più valido degli esempi è la falsa notizia rilasciata dopo l’ attentato alle Twin Towers del 2001, secondo la quale i 4.000 ebrei che lavoravano al World Trade Center non si presentarono quel giorno poiché avvertiti dal Mossad, consapevole (se non colpevole) dell’ attacco. In realtà il Jerusalem post aveva rilasciato un’iniziale stima di più di 300 ebrei rimasti uccisi cinque giorni prima della notizia.

Il politologo Angelo Panebianco ha recentemente pubblicato un articolo sul Corriere della sera in cui parla di “complicità occidentali”, ovvero di un antisemitismo che “preferisce mimetizzarsi, mostrarsi interessato alla causa palestinese”, e di come gli attuali simpatizzanti di regimi totalitari, che comprendono i neo-nazisti greci, i simpatizzanti di Putin in Italia e gli aspiranti jihadisti in Europa, disprezzino Israele in quanto società analoga all’ Occidente, e quindi rappresentante di elementi come il materialismo, l’ individualismo e l’ elogio del libero mercato.

La deriva di un nuovo antisemitismo mascherato da antisionismo è più che evidente e dimostrato dai numerosi attentati e attacchi vandalici a danno di luoghi di culto ebraici, che rappresentano appunto la religione ebraica, e non il sionismo, essendo esso nato solo alla fine del diciannovesimo secolo.
Insomma, come scrive infine Panebianco, la storia sembra ripetersi. Si spera che la situazione possa non sfociare nuovamente in tragedia.

Eugenio Di Castro

Roma, 8 novembre 2014

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