Scuze, dar eu nu sunt Charlie!


Dumnezeu să-l ierte pe Charlie, Dumnezeu să-i odihnească pe toţi cei care şi-au pierdut viaţa, dar aş prefera să fiu scutit de fraze de gen “nous sommes tous Charlie” şi de apeluri la unitate, între creştini şi liberali fără busolă, în jurul valorilor europene adică, altfel spus, în jurul unicei valori europene care este libertatea nihilistă de a denigra orice principiu şi valoare, începând cu propria tradiţie şi terminând cu exigenţele minimale ale ospitalităţii, în numele autodeterminării pure.

Calea de mijloc

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Ca şi în perioada ce a urmat publicării iniţiale a caricaturilor ce îl ridiculizau pe fondatorul religiei musulmane, şi în urma evenimentelor tragice de astăzi, aud tot felul de comentarii ce trădează stupizenie, superficialitate vinovată şi deci o incapacitate de a înţelege natura situaţiei, altminteri extrem de grave (mai ales dacă ţinem cont că recentele atacuri au loc într-o Uniune Europeană care se clatină din temelii pe fondul crizei economice şi a ascensiunii diverselor radicalisme, inclusiv cele de extremă dreaptă, cărora li se dă astfel şi mai multă apă la moară), cu care ne confruntăm. Comentarii de gen: aceste caricaturi ar trebui să amuze, nu să stârnească ura sau, zeiţa raţiune şi morala naturală ne dictează să răspundem la caricatură tot cu o caricatură, nu cu gloanţe şi ură, şi tot felul de poezii d-astea repetate de toţi oamenii înţelepţi şi responsabili care ne guvernează şi ne informează. În realitate…

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ROMENI IN ITALIA. I VECCHI CREDENTI


I Vecchi Credenti (Starovjery) hanno origine da uno scisma (raskol) dei fedeli dell’antica tradizione russa alle riforme liturgiche promosse sotto il patriarca Nikon (1605-1681, patriarca dal 1652 al 1667). Tali riforme, mirate ad armonizzare la tradizione liturgica e innografica russa con quella delle altre Chiese ortodosse, e imposte con la forza da una Chiesa che al tempo mirava al predominio sull’ecumene ortodosso, hanno creato in ampi strati del mondo russo sospetti di contaminazione con l’occidente “eterodosso”. Al proprio interno, i Vecchi Credenti hanno subito un’ulteriore suddivisione fra “sacerdotali” (popovzy) e “asacerdotali” (bespopovzy). I primi ritengono la Chiesa russa “nikoniana” pericolosamente minacciata da influenze innovatrici, ma pur sempre veicolo di grazia, tanto da accettarne i sacramenti, sia pure con molte riserve. I secondi, ritenendo la Chiesa ormai irrimediabilmente compromessa, hanno abbandonato ogni tentativo di ricostruire una gerarchia e una vita sacramentale.

Il più antico e consistente gruppo di Vecchi Credenti sacerdotali è la Concordia (soglas) di Bielaja Krinitza (ovvero “Fontana bianca”, dal nome del paese della Bucovina dove fu ricostituita – nel 1846 –, dopo quasi due secoli di clandestinità, una gerarchia episcopale di rito antico). La Concordia vanta un gran numero di fedeli in Russia (forse sull’ordine dei milioni, anche se le statistiche su questo settore del mondo ortodosso sono particolarmente difficili) e più di cinquantamila fedeli in Romania, dove ha una metropolia autonoma con sede nella città di Braila. Da quest’ultima diramazione (frutto dell’emigrazione di Vecchi Credenti dalla Russia nei secoli XVII e XIX), ha avuto luogo una ulteriore emigrazione – tuttora in corso – verso alcuni paesi dell’America e dell’Europa occidentale, fra cui l’Italia.

Una comunità di diverse centinaia di persone si è stabilita in Piemonte, facendo di Torino il centro di maggiore presenza di Vecchi Credenti in tutta l’Europa occidentale. Qui è stata creata la prima parrocchia ortodossa di Rito Antico in Italia, retta dal 2004 da Padre Savelij Makarov.

La Concordia di Bielaja Krinitza è formalmente in stato di scisma rispetto all’ecumene delle Chiese ortodosse, ma si tratta di una distanza che tende a ridursi nel tempo: benché sia vietata la concelebrazione tra membri del clero, i Santi Sinodi della Chiesa russa patriarcale e della Chiesa russa all’estero hanno sollevato negli anni 1970 l’anatema, e hanno concesso l’amministrazione dei sacramenti ai Vecchi Credenti in stato di necessità. Nei confronti degli altri ortodossi, i Vecchi Credenti di Romania, detti Lipoveni, sono su posizioni di minore ostilità rispetto alla loro controparte russa, e si mantengono in buoni rapporti con il Patriarcato di Romania.

L’antico rito russo ha numerose particolarità cultuali, la maggior parte delle quali sfugge a chi non ha esperienza di lingua slavonica ecclesiastica. Una delle caratteristiche più appariscenti è l’uso di fare il segno della croce estendendo due dita (l’indice e il medio, leggermente incrociati), invece che tre dita (pollice, indice e medio, come d’uso nella maggioranza delle Chiese ortodosse attuali). Nella loro fedeltà alle forme rituali pre-nikoniane, i Vecchi Credenti hanno salvaguardato gran parte del patrimonio ecclesiale russo dalle occidentalizzazioni effettuate nel secolo XVIII (soprattutto in campo iconografico e musicale). Oggi, un grande interesse per i Vecchi Credenti percorre tutta l’ortodossia russa contemporanea, che riconosce il bisogno di rettificare alcuni abusi settecenteschi con una maggiore fedeltà alla propria tradizione.

B.: Per un’introduzione generale sui Vecchi Credenti in italiano, si veda Hans-Dieter Dopmann, Il Cristo d’Oriente, trad. it., ECIG, Genova, 1994, pp. 77-91. Per la comunità torinese, cfr. Luigi Berzano – Andrea Cassinasco, Cristiani d’Oriente in Piemonte, L’Harmattan Italia, Torino 1999.