Cum au dispărut monarhiile din Europa de Est


„După 84 de ani de când am devenit rege, pot spune că cele mai importante lucruri, după libertate și democrație, sunt identitatea și demnitatea.” (M.S. Regele Mihai I, discurs 25.10.2011)

Despre demnitate

V-ați pus vreodată această întrebare? Toată lumea știe că Regele Mihai a fost forțat să abdice la 30 decembrie 1947. De la acest fapt istoric, oamenii, azi, comentează vrute și nevrute.

Acest text nu-și propune să facă apologia monarhiei. Nu este un nou capitol de  dezbatere „Republică” versus „Monarhie”. Este doar o lecție de istorie. Ordinea poveștilor care urmează este aleatoare.

Bulgaria

În 1940, aflată într-o situație comparabil de dificilă cu a României, Bulgaria intră în război alături de Axă. În cazul refuzului, ar fi fost invadată de Germania. În cazul acceptului urma să primească înapoi Cadrilaterul. Evident, a fost aleasă a doua variantă. Regele Boris al III-lea a făcut toate compromisurile pentru a limita efectele potențiale ale războiului asupra țării sale. Mai puțin unul: n-a vrut sub nici o formă să declare război Uniunii Sovietice, lucru care-l scotea din sărite pe Adolf Hitler. Nu intru în detalii, esențial este…

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Cutremur în centrul Italiei, comunicat din partea Ambasada României


seism“În cursul serii de 26.10.2016 și în dimineața zilei de 27.10.2016 au avut loc mai multe cutremure în zona centrală a Italiei, afectând în special localitățile din Provincia Macerata (Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Muccia, Pieve Torina, San Ginesio).

Până la ora 9.00 nu au fost semnalate victime în rândul cetățenilor români și nu a fost solicitat, până în acest moment, sprijin pe telefonul de urgență.

Suntem în permanentă legătură cu autoritățile italiene care au intervenit imediat la fața locului. Nu există informații referitoare la răniți grav, singurele daune serioase înregistrate sunt de natură materială (cladiri avariate, întreruperea furnizării energiei electrice și afectarea unor porțiuni din infrastructura rutieră).

Autoritățile române (Ambasada României la Roma și Consulatul General al României la Bologna) monitorizează situația și sunt pregătite să intervină.

Dacă există cazuri de cetățeni români aflați în dificultate, nu ezitați să apelați la numerele de Urgență al Consulatului General al României la Bologna +39 349 1178220 (Marche) și al Ambasadei României la Roma +39 345 1473935 (Lazio, Umbria, Abruzzo).

De asemenea, contactați în paralel autoritățile locale:
PROTECȚIA CIVILĂ (PROTEZIONE CIVILE) la numărul special 800 840 840.”

fb: Ambasada României în Italia / Ambasciata di Romania in Italia

Ambasadorul României în Italia E.S. George Gabriel BOLOGAN

Ambasadorul României în Italia E.S. George Gabriel BOLOGAN

 

Vezi şi

Quanti sono i romeni in Italia? Dati IDOS 2016

Quanti sono i romeni in Italia? Dati IDOS 2016


Antonio RICCI, Centro Studi e Ricerche IDOS, traccia un profilo dei romeni in Italia, alla luce dei dati del Dossier Statistico Immigrazione 2016.2016_romeni_in_italia_idos

 

Una comunità in controtendenza

Il numero dei romeni che vivono in Italia aumenta ancora. Nonostante la prolungata crisi economico-occupazionale attraversata dal nostro Paese, i romeni in Italia si confermano all’inizio del 2016 come la prima comunità straniera, con 1.151.395 di presenze.Si tratta di un aumento apparentemente contenuto, pari a circa 20 mila unità rispetto ai 1.131.839 residenti dell’anno precedente. Tuttavia è invece certamente rilevante se si considera che esso è il risultato essenzialmente del saldo, da una parte, dei nuovi arrivi (stimabili a circa 25mila) e dei nati in Italia (15.796 il dato, ultimo disponibile, al 2014) e, dall’altra, dei ritorni in Romania (sono state 13.518 le cancellazioni anagrafiche nel 2014) e delle acquisizioni di cittadinanza italiana (6.442 il dato, ultimo disponibile, al 2014).

Se si considera che nello stesso periodo la presenza straniera in Italia è aumentata di appena 12 mila unità, appare evidente l’apporto in controtendenza offerto da questa comunità, senza il cui contributo si sarebbe assistito piuttosto ad un calo di diverse migliaia di unità del totale della presenza straniera.

Questa comunità di oltre 1 milione di persone è diffusa sull’intero territorio italiano, con una spiccata prevalenza nelle regioni centro-settentrionali (575.908 nel Nord e 362.755 nel Centro). Roma risulta essere indiscutibilmente la capitale dei romeni in Italia dal punto di vista quantitativo, mentre Torino lo è quanto all’incidenza sull’intera presenza straniera. Nella sola provincia di Roma (178.701) risiedono nel 2015 più cittadini romeni di quanti non ve ne siano in tutto il Mezzogiorno (145.993). Nella provincia di Torino, invece, dove i romeni residenti sono poco più di 100mila (102.077), essi rappresentano la metà della popolazione non italiana (46,0%). Seguono poi importanti province del Settentrione, come quella di Milano (47.564) e con poco più di 30.000 in quelle di Verona e Padova (rispettivamente 30.806 e 30.529).

Le donne romene in Italia, che nel corso del 2015 sono divenute 658.658, si confermano maggioritarie rispetto agli uomini (57,2% del totale). Le donne romene si distinguono per una larga partecipazione al mondo del lavoro, tanto che nel 2015 risultavano occupate almeno un giorno nel corso dell’anno negli archivi Inail 418.058 donne (il 54,5% del totale). Una donna straniera occupata ogni 4 è romena (25,6%). Nonostante ciò, mentre per diversi gruppi sono state proprio le donne a guidare la ripresa occupazionale, nel caso della Romania il tasso di occupazione femminile risulta stazionario, mentre quello di disoccupazione cresce. A parziale compensazione di questo trend si pone invece l’evidente protagonismo delle donne romene nell’imprenditoria, settore economico dove negli ultimi anni si è assistito ad un vero boom di imprese romene trainato dal coinvolgimento femminile (passate da un’incidenza del 13,8% del 2008 al 22,2% del 2015).

L’inserimento nel mondo del lavoro concreto e contraddistinto da tanti sacrifici

La comunità straniera con più occupati in Italia si conferma nel 2015 la Romania, da cui proviene oltre un quinto degli stranieri occupati in Italia (21,5% nel 2015, ossia 767.047 persone, secondo gli archivi Inail). I 70.652 romeni registrati tra i nuovi assunti hanno un’incidenza ancora più alta (quasi il 30%). A questa dinamicità corrisponde tuttavia una frammentazione del percorso lavorativo testimoniata dalla frequenza di più assunzioni ripetute nel corso dello stesso anno, intervallate da periodi di disoccupazione o di inserimento nel mercato del lavoro nero.

Il volume complessivo dei redditi dichiarati dai romeni è pari a 5,6 miliardi di euro, cui corrispondono 624 milioni di euro di Irpef versata.

In termini di qualità del lavoro, nel 2015 più della metà degli occupati romeni svolge un lavoro non adeguato al titolo di studio posseduto, come evidenzia la maggiore concentrazione di questa comunità in lavori meno qualificati, contestualmente al possesso di più elevati titoli di studio.

Per loro, i settori prevalenti di inserimento sono i servizi (422.089, pari al 55,0%) e l’industria (163.346, pari al 21,3%), con punte più alte rispettivamente nei comparti dei servizi alla persona e dell’edilizia. In quest’ultimo comparto i romeni rappresentano il 40% degli addetti stranieri. Settore rifugio in tempo di crisi si è rivelata l’agricoltura, con un numero crescente di occupati: 100.506 romeni, pari al 13,1% del totale dei romeni occupati, di cui 19.125 assunti ex novo nel 2015.

I settori prevalenti di inserimento (edilizia, agricoltura e servizi alla persona) sono anche quelli dove più diffusi sono fenomeni distorsivi  del mercato del lavoro come il lavoro nero, il caporalato e  lo sfruttamento della manodopera straniera: la cronaca dei quotidiani italiani registra frequentemente l’emersione di casi che vedono vittime cittadini romeni in ogni angolo della Penisola, dal ragusano al veronese, dalle Langhe al gallurese.

Altro risvolto negativo della situazione occupazionale è anche il primato dei romeni tra i lavoratori infortunati nel corso del 2015, con 15.368 infortuni, di cui 48 mortali.

Il coinvolgimento imprenditoriale dei romeni in Italia è stato particolarmente stimolato dalla loro intraprendenza e anche dall’interesse a conservare il posto di lavoro in tempo di crisi, ma spesso non è escluso un forte desiderio di ascesa professionale. Sono 48.182 i titolari di imprese individuali gestite da persone nate in Romania, pari ad un decimo di tutte le imprese straniere. Il primo settore è l’edilizia (64,4%), seguita da commercio (11,8%) e sevizi imprese (4,6%).

Un radicamento profondo fondato sulla famiglia

La comunità romena non solo cresce, ma consolida il proprio radicamento in Italia intensificando il carattere familiare della propria presenza. Il numero di bambini romeni iscritti come alunni nelle scuole italiane risulta in costante crescita, arrivando con 157.806 alunni a rappresentare un quinto (19,4%) del totale dei bambini stranieri nell’anno scolastico 2015/2016. Anche per quanto riguarda la continuazione degli studi emerge che, tra i 7.090 studenti romeni iscritti nelle università italiane nell’a.a. 2015/2016, i due terzi sono verosimilmente figli di immigrati avendo conseguito il titolo di maturità direttamente in Italia.

Nonostante l’avvio recente dei flussi (solo dopo il 1990), troviamo tra i romeni un numero consistente di giovani di “seconda generazione”. Secondo i dati Istat tra il 2000 e il 2014 sono nati in Italia complessivamente 136.144 bambini con madre romena e padre romeno o straniero Nel 2013 si è raggiunto il numero massimo con 15.796 nuovi nati romeni in Italia, pari a un quinto del totale dei nati da entrambi i genitori stranieri, scesi a 14.912 nell’anno successivo. A questi si aggiungono gli oltre 5 mila figli nati da coppie miste italo-romene (5.278 nel 2014).

I matrimoni misti italo-romeni celebrati nel 2014 sono stati 2.882, di cui 2.678 tra uomini italiani e donne romene; invece le nozze celebrate fra romeni e coniugi non italiani sono state 954, per lo più con entrambi i coniugi romeni.

Inevitabilmente a fronte di un desiderio così forte di radicamento, risulta elevato anche il numero dei romeni che acquisisce la cittadinanza italiana: secondo Eurostat tra il 2008 e il 2014 sono stati 28.320 i romeni divenuti italiani, di cui 6.442 solo nel 2014.

 

L’impatto della migrazione sul Paese di origine

Secondo le Nazioni Unite, tra il 2010-2015, la Romania ha perso 437.000 abitanti, come risultato del saldo tra chi se ne è andato all’estero e chi è arrivato dall’estero (questi ultimi 136mila nel 2014, soprattutto cittadini romeni rimpatriati e solo in 1 caso su 10 nuovi stranieri immigrati). Nel 2015 risultano 3.408.118 i cittadini romeni che vivono al di fuori del paese dove sono nati, pari cioè ad 1 romeno ogni 6 abitanti in patria (17,5%). A sua volta la grande comunità romena in Italia rappresenta un terzo di tutti gli emigrati romeni all’estero (33,8%) e incide per ben il 5,9% rispetto alla popolazione nazionale.

Per effetto dell’emigrazione presente e passata, della diminuzione del tasso di fecondità e della popolazione in età attiva, e di altre variabili le previsioni demografiche Onu stimano un drastico declino della popolazione complessiva, destinata a passare dai 19.511.000 del 2015 ai 15.207.000 del 2050: nel futuro più o meno vicino della Romania si affaccia pertanto un destino simile a quello dell’Italia, che tra gli anni ’70 e ’80 si è trasformata da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione stabile.

Negli ultimi anni la Romania sta conoscendo un andamento economico soddisfacente, come confermato dagli indicatori macroeconomici, anche grazie al contributo diretto e indiretto dei suoi migranti. Questi, infatti, da una parte hanno contribuito alla diminuzione del numero dei disoccupati in loco facilitando a quelli rimasti la ricerca di un posto di lavoro. Dall’altra parte essi hanno favorito lo sviluppo del Paese attraverso quelle che si possono definire rimesse finanziarie e sociali.

Le prime, le rimesse economiche, sono quantificate da Banca d’Italia pari a 848 milioni in partenza dall’Italia per la Romania, pari ad oltre un terzo del totale ricevuto dalla Romania (2,55 miliardi di euro secondo la Banca Mondiale). Se le rimesse inviate in Romania da tutte le parti del mondo incidono per l’1,7% del Pil nazionale, da sole quelle dall’Italia incidono per lo 0,6% del Pil. I dati non tengono conto dei numerosi canali informali esistenti tra due Paesi tanto vicini e quanto facilmente connessi, così come non viene computato quanto transita attraverso gli istituti di moneta elettronica.

L’elevata mobilità e le forme di esistenza transazionali, così come i ritorni fisici (tra 2008 e 2014 le cancellazioni di cittadini romeni dalle anagrafi italiane sono state ben 67.076), favoriscono inoltre il trasferimento di un bagaglio di esperienze e saperi non formali da spendere in modo più o meno inconsapevole e che insieme alle rimesse finanziarie costituiscono un volano di sviluppo importante per la Romania (le cosiddette rimesse sociali).

Conclusioni

Non mancano i problemi tanto nei percorsi di integrazione in Italia quanto in quello di reinserimento per chi decide di tornare in patria. Tuttavia, ad una prima analisi delle evidenze statistiche la comunità romena in Italia, che in questi anni di crisi nonostante le partenze si è consolidata forte di un notevole spirito di resilienza, si conferma come una potenziale risorsa tanto per l’Italia quanto per la Romania secondo la più tradizionale formula del “triple win”.

Oggi, più che mai, sembra importante accompagnare le analisi quantitative delle statistiche disponibili con unasurvey che coinvolga e interpelli i diretti interessati, affinché dal connubio di analisi quantitative e qualitative possano emergere migliori elementi di comprensione del presente da utilizzare per governare i processi futuri e trasformare quella che è una risorsa potenziale in un potente strumento di sviluppo per entrambi i Paesi. Partendo da questa prospettiva il Centro Studi e Ricerche IDOS è disponibile a fornire la propria collaborazione per una nuova ricerca sui romeni in Italia che permetta la comprensione delle caratteristiche intrinseche di questa comunità e che, senza trascurare di affrontare i problemi, ne valorizzi gli aspetti positivi.

Fonte: http://culturaromena.it/

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Concorso giornalismo ILO: ‘Rompere gli stereotipi sul lavoro dei migranti’


L’ Ilo- International Labour Organization, ha lanciato il concorso per media a livello mondiale ‘Rompere gli stereotipi sul lavoro dei migranti‘, per individuare esempi di giornalismo sul tema del lavoro dei migranti, nel paese di origine, di transito e di destinazione. Scadenza per l’invio delle proposte 31 ottobre 2016.

Il concorso è rivolto in particolare ai giornalisti che, nel rispetto delle tematiche richieste, potranno proporre testi scritti, video o prodotti multimediali, pubblicati o trasmessi tra il 1 gennaio 2015 e il 31 ottobre 2016.

Tra i criteri considerati per la selezione vi sono l’uso di una terminologia adeguata ed il ruolo che il lavoro giornalistico ha svolto nel contrasto agli stereotipi, alla xenofobia e alla discriminazione.

I  lavori potranno essere presentati nelle lingue: inglese, francese e spagnolo, nel caso si volessero proporre elaborati in altre lingue, saranno accettati alla condizione che l’autore possa tradurli interamente nelle lingue indicate.

Il vincitore sarà annunciato ufficialmente il 18 dicembre 2016, durante laGiornata Internazionale del migrante e riceverà un premio di $ 1.000.

Per partecipare al concorso occorre compilare il modulo di iscrizione on-lineentro il 31 ottobre 2016 .

Per informazioni:
e-mail: Labour-Migration-Media-Competition@ilo.org

www.ilo.org 

ilo

Voci della fede. Riflessioni di tre autori romeni sul Concilio Vaticano II


Un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche e storiche sulla ricezione del Concilio Vaticano II

La vastissima bibliografia sul Concilio Vaticano II si è da poco arricchita di un nuovo titolo, edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Curato da Gabriel-Vasile Buboi, Mihail Constantin Banciu e da Bogdan Tătaru-Cazaban, quest’ultimo ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, Voci della fede. Riflessioni sul Concilio Vaticano II (pag. 96; € 14,00) raccoglie i testi delle conferenze tenute da illustri studiosi nelle sale del pontificio Collegio “Pio romeno”, vera “accademia romena sul Gianicolo”, che ha quale missione il sostegno della formazione dei giovani sacerdoti della Chiesa greco-cattolica di Romania e che è stato, lungo gli anni, un punto d’incontro tra oriente e occidente.voci-della-fede

Non un libro di storia, né un commento dei documenti del Concilio Vaticano II, quanto un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche, storiche sulla ricezione del Concilio e soprattutto sulle esigenze spirituali del nostro tempo.

Davanti ad un prestigioso uditorio – formato da rappresentanti della Santa Sede, del mondo accademico, religioso e diplomatico (docenti e studenti delle istituzioni di educazione pontificie, sacerdoti, ambasciatori e altri) – quattro eminenti oratori hanno illustrato le svariate sfaccettature delle proiezioni del Concilio Vaticano II nel mondo odierno. Quattro saggi di grande spessore scientifico, che testimoniano dell’impronta profonda lasciata dall’evento che ebbe a svolgersi mezzo secolo addietro.

Gli incontri sono stati promossi dell’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede insieme al pontificio Collegio “Pio romeno” in seguito all’indizione dell’Anno della fede da parte di Benedetto XVI con la bolla Porta fidei.

Il pontificio Collegio “Pio romeno” ha rappresentato, sin dalla sua fondazione, negli anni ’30 del secolo scorso, un rilevante punto di riferimento, uno spazio di spiritualità romena nel cuore di Roma, per diventare in seguito, dagli anni ’90, un luogo della memoria e contemporaneamente della rinascita di una Chiesa che ha sofferto il martirio durante il periodo comunista. Grazie alla collaborazione della Congregazione per le Chiese orientali questo luogo di formazione è potuto diventare anche un luogo di incontro, di comunicazione della storia e della ricchezza spirituale dell’oriente cristiano.

Il primo saggio, del cardinale Leonardo Sandri, illustra la parte che le Chiese orientali hanno avuto nella preparazione del grande rinnovamento nella vita della Chiesa Cattolica promosso dal Concilio. Attraverso il Vaticano II è stata riscoperta, a livello universale, la tradizione dell’Oriente cristiano, professata tanto dalle Chiese ortodosse quanto da quelle orientali cattoliche; una tradizione definita dalla liturgia, dalla spiritualità patristica, dal monachesimo e dall’arte dell’icona. Cosicché, il Concilio Vaticano II ha reintegrato ciò che faceva già parte della vita, poco conosciuta, delle Chiese orientali e ha aperto un ponte di comunicazione con tutto l’Oriente cristiano, specialmente con le Chiese ortodosse, come risulta dai decreti Orientalium Ecclesiarum ed Unitatis Redintegratio.

Il secondo intervento, di mons. Jean-Louis Bruguès, archivista e bibliotecario di santa romana Chiesa, propone un tema che, oltre ad essere celebrativo, offre una prospettiva sottile e attuale allo stesso tempo, nel quale si può scoprire l’accoratezza del suo pensiero teologico e filosofico sul modo in cui il grande evento del Concilio costituisce il riferimento fondamentale per il futuro della Chiesa Cattolica e dei suoi rapporti con la società contemporanea.

Mons. Vincenzo Paglia, presidente del pontificio Consiglio della famiglia, nel terzo dei contributi che compongono il volume affronta un tema particolarmente caro a tutte le Chiese, quello della famiglia, che resta il luogo della trasmissione della vita e ugualmente della fede.

Infine, la conferenza di Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, offre una suggestiva accollata da papa Paolo VI a papa Francesco. Quale conoscitore del magistero di Paolo VI Vian offre un ritratto affascinante di quello che fu Giovanni Battista Montini, “intellettuale appassionato e rigoroso”, “testimone della verità cristiana”.

di Giuseppe Merola – Fonte: http://www.farodiroma.it

voci-della-fedeRiflessioni sul Concilio Vaticano II

A cura di Bogdan Tataru-Cazaban, Gabriel-Vasile Buboi e Mihail Constantin Banciu

Data di pubblicazione: 16/06/2016

Pagine: 94

Prezzo: € 14,00

Language: It

Isbn: 978-88-209-9830-1

Brossura

http://www.libreriaeditricevaticana.va

Sabato 17 ottobre 2015 si è tenuta nell’Aula Paolo VI la Commemorazione del 50° Anniversario del Sinodo dei Vescovi, organismo istituito dal Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 con il Motu proprio Apostolica Sollicitudo. In maniera particolarmente significativa, la celebrazione è avvenuta proprio duirante lo svolgimento di un’Assise sinodale, la XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dal tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Il presente volume raccoglie i documenti che si riferiscono alla Commemorazione del 50° Anniversario, ma anche alcuni testi significativi in relazione al Sinodo dei Vescovi. Nella Prima parte vengono presentati tutti gli interventi tenuti durante la Commemorazione. Si riportano l’Introduzione del cardinale Lorenzo Baldisseri, la Relazione commemorativa del cardinale Cristoph Schönborn e le Testimonianze dai cinque Continenti: per l’Europa, il cardinale nichols; per l’Africa, Sua Eccellenza mons. Madega Lebouakehan; per l’America, il cardinale Ezzati Andrello; per l’Asia, Sua Beatitudine Sako; per l’Oceania il cardinale Mafi. Infine, viene riportato il Discorso che il Santo Padre Francesco ha pronunciato a conclusione e a coronamento della Commemorazione. Nella Seconda parte si trovano alcuni interventi di particolare rilevanza dei Papi che si sono succeduti al governo della Chiesa in questi cinquant’anni di storia: Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.

De la Iaşi la Roma, cu “La Fanciulla dagli occhi verdi”


Iaşi, 14.10.2016, de Nicolae Creţu – Ei bine, această Fanciulla… nu e alta decât Fata cu ochii verzi, singurul film artistic gândit şi realizat la Iaşi, în regia şi pe scenariul lui Mihai Mihăescu, profesor de film la UAGE, ecranizare după Gaudeamus, partea a doua din Romanul adolescentului miop, scriere juvenilă a lui Mircea Eliade.

prof. Nicolae Cretu

prof. Nicolae Cretu

La invitaţia regizorului, am făcut parte din micul, dar inimosul şi eficientul desant ieşean implicat în pregătirea, organizarea şi desfăşurarea celor două proiecţii urmate de dialogul cu publicul din Cetatea Eternă: prima la Villa Borghese – Casa del Cinema (24 sept.), a doua, în ziua următoare, la Teatro Lo Spazio, din proximitatea Catedralei San Giovanni in Laterano, ambele – iniţiative ale diasporei româneşti din Capitala Italiei, prin structurile acesteia de reprezentare şi animaţie culturală, conduse de personalităţi competente şi dinamice, realmente capabile să difuzeze valorile noastre, româneşti, peste hotare, la un nivel foarte înalt de calitate şi ţinută a manifestărilor.Foto: Marius Lupu

Italia, o ţară – regină a artelor în general, pe care nu te saturi să o cunoşti în profunzimea dimensiunii ei de matcă fertilă a atâtor creatori de bunuri simbolice, între ei şi mari, uriaşi cineaşti ca Felini, Antonioni, Visconti, găzduia la Casa del Cinema, ceea ce e în sine o mare onoare, alături de o expoziţie închinată regizorului Dino Risi şi actorului Vittorio Gassman, sub genericul Le tracce della cinematografia romena in diaspora, un amplu Festival Internazionale Propatria – giovani talenti rumeni, cu o densă şi variată paletă de filme artistice şi documentare, deschis de filmul ieşean. O sală splendidă, de o sobră eleganţă, dar deloc glacială, aşadar fără nici un fel de impact inhibitor, cum s-a şi văzut în dialogul de după proiecţia prefaţată, din partea gazdelor organizatoare, de cântăreaţa şi actriţa Olga Balan, cu fireştile fraze introductive privind iniţiativa, ideea dominantă şi programul Festivalului. Dacă mai erau câteva locuri rămase neocupate: semn al unui interes deosebit al publicului, nu numai românesc, ci incluzând şi numeroşi italieni, legaţi sau nu, familial, de diaspora noastră, dar toţi dornici să cunoască, receptându-le creativitatea artistică şi, totodată, prezenţa colocvială, tinere talente româneşti, cineaşti şi muzicieni.Foto: Marius Lupu

Întrebările stârnite de film, de relaţia acestuia cu romanul lui Mircea Eliade, cu personalitatea, biografia şi opera acestuia, ca şi de interpretarea actoricească şi viziunea regizorală, de exterioarele ieşene şi din Roma ale filmărilor, de recurenţe semnificante în limbajul de imagini al artei filmului, toate acestea arătau, înainte de toate, o calitate intelectuală foarte ridicată a spectatorilor, familiarizarea profundă şi nuanţată a celor cu care noi, invitaţi ai Festivalului, intram astfel în comunicare. Nicio clipă genul de întrebări banale, mult prea previzibile şi sterile. Dimpotrivă, ilustrări ale dorinţei unor italieni şi români de a înţelege mai bine acea imagine pe care o dau romanul şi filmul despre mentalitatea, preocupările şi proiectele de viaţă ale tineretului din România interbelică. Gama dezbaterii, care a continuat şi după secvenţele ei în plen, alături, asociată cu Cotnari şi Bohotin, privea şi legăturile lui Eliade cu Italia, în special cu Papini şi Tucci, aşa cum imaginile filmate la Roma (Colosseo, Altare della Patria ş.a.), ca şi, mai încărcate de nostalgie, cele din Iaşi (Copou, Golia şi Cetăţuia, Casa Pogor, Grădina Botanică…). O satisfacţie specială ne-a dat nouă, celor veniţi din ţară, buna cunoaştere de către mulţi interlocutori (nu doar conaţionalii din diaspora) a succeselor filmului românesc contemporan. Reversul: regretul că Iaşul (comparativ cu Clujul) nu are o Facultate de Film şi, corelat, un Festival de profil, ambele pe măsura potenţialului Moldovei noastre în materie de actori şi în special regizori de film (Piţa, Visarion, Mungiu, Puiu, Porumboiu), capitol pe care moldovenii de origine îl domină detaşat. Dar poate că aventura/ nebunia frumoasă a lui Mihai Mihăescu şi a studenţilor săi şi interesul real şi viu stârnit acum şi abroad, la Roma, de La Fanciullavor trezi şi uni forţele care să pledeze eficient pentru producţie de filme artistice la Iaşi: instituţii, în frunte cu UAGE şi UAIC, Filiala Iaşi a Academiei Române, oameni de cultură şi lideri politici, solidar, fără tensiuni şi clivaje, nici de orgolii, nici de afiliere partinică. Aşa, de dragul Iaşului şi al Moldovei şi al talentelor pe care le produc, cu energie, inteligent şi eficient bătăios pe un drum al deprovincializării mentalităţilor, din mers, în Cetatea noastră.

ml15Vi se pare o utopie? Dar înainte de înfăptuire, totul este gând, proiect, vis. De ce nu s-ar apela la regizorii de origine moldovenească (în special, dar nu numai la ei) și, prin aceștia, și la colaborări internaționale, pentru cursuri și master classes de regie și actorie de film, de asemenea de scenaristică (poate în colaborare UAGE – Litere, de la UAIC, sau apelând la scriitori scenariști ieșeni, ca de pildă, Florin Lăzărescu)? Mi-ar plăcea să-i văd pe Tatiana Grigore, tânăra actriță primită cu atâta prețuire și căldură la Roma, ca și pe Andrei Sava, George Marici ș.a., din casting-ul Fanciullei, de ce nu, alături și de alții, seniori sau foarte tineri actori, distribuiți în creații cinematografice gândite, puse la cale și realizate la Iași. Ce-ar fi oare chiar atât de „irealizabil”?! Ce anume ne lipsește? Voința, ambiția și orgoliul, bătăioșenia necesară? Sau crede cineva că pasivitatea și resemnarea vor fi compensate, vezi Doamne, de vreun… miracol?dc5

Experiența romană ne-a arătat că se poate, că sunt aprecieri, recunoașteri și așteptări pe măsura prestigiului cultural al Iașului. Dar șansa intrării filmului lui Mihai Mihăescu, pe această cale, a unui Festival organizat de personalități și structuri de propagare culturală ale diasporei românești n-a fost deloc ceva abstract și impersonal. Am întâlnit mulți oameni deschiși la suflet și la minte, români, italieni și de alte neamuri, prezenți la cele două proiecții, de la oameni simpli și inimoși, de pildă fraţii restauratori Claudiu şi Dănuţ Costache de la “L’Antico Moro” din Trastevere, deloc rupți de România, și până la personalități absolut remarcabile și influente în lumea în care trăiesc, începând chiar cu doamnele Cătălina Diaconu, directorul Festivalului, şi Mioara Moraru, preşedinta Asociaţiei Propatria, sau Valeriu Barbu, animatorul unui Cenaclu romănesc, şi Cristian Biru, la lansarea cărţii căruia, “Curs minor de metaforă”, unii dintre noi au asistat. Dialogurile noastre, ale regizorului filmului, alături de Tatiana Grigore și de mine, cu amfitrionii organizatori au continuat încă din prima seară, în prezența Simonei Cecilia Crociani Baglioni și a soțului ei, profesor și istoric, contele Fernando Crociani Baglioni și a gazdelor acelei seri, Vica Farcaș, Magda Elena Aramă și Bianca, fiica sa. Același climat de prietenie și elevație și în casa Elenei și a lui Eduard Dascălu. În ultima mea seară la Roma (ceilalți mai rămâneau două zile acolo) surpriza a fost invitația, căreia i-am răspuns alături de Mihai Mihăescu, de face o vizită familiei italo-române a contelui Valentino Orsolini Cencelli, căsătorit cu actrița româncă Andra, mama a doi copii frumoși și foarte cuminți, Eugenia și Alberto: o vastă locuință nobiliară, plină de tablouri din colecția de artă a cuplului și o cină – dialog alături de încă alți câțiva români, Iulia Bolea și cealaltă fiică a sa, Oana, traducătoarea Tatiana Ciobanu și soțul ei, Vitalie. O seară în cursul căreia s-a vorbit mult despre România și Italia, despre schimburile culturale între cele două țări, încheiată cu o proiecție privată a filmului și conversații despre relația acestuia cu romanul lui Eliade. Și cum aș putea să închei fără să-i amintesc aici și pe ceilalți ieșeni din grupul nostru la Roma, Tudorși Irina Ostafie, Crina și Cristina Iacomi și, last but not least, Cătălin Muscalu, „cameramanul” nostru la toate momentele sejurului activ în Cetatea Eternă? Dar câte alte nume n-ar fi încă de amintit, lăsate acum deoparte din simple limite de spaţiu.

25cEste vreo „Morală” de tras, de dedus, din „aventura” narată mai sus? Da, una simplă ca formulare: Iașul și ieșenii trebuie să îndrăznească!

Nicolae Creţu este profesor doctor în cadrul Facultăţii de Litere, Universitatea “Alexandru Ioan Cuza” din Iaşi, critic şi istoric literar

Sursa: Ziarul de Iaşi

Vezi şi:

Romania, Don Bosco 20 anni a Costanza e Bacau (Video)


L’incontro con i salesiani che hanno un obiettivo chiaro: andare incontro ai giovani a rischio e stimolare il cambiamento sociale.

 

 

Pacche sulle spalle, strette di mano, sorrisi e una porta sempre aperta per accogliere chi è in difficoltà. È  la Romania dei salesiani che vanno incontro ai ragazzi a rischio e si fanno padri, fratelli, amici per i bambini ospitati nelle case famiglia e per i giovani in cerca di se stessi e dei loro potenziali. 

Da 20 anni sul territorio rumeno a partire dalla loro prima presenza a Costanza, sul mar Nero, fino ad arrivare a Bacau nella regione della Moldova rumena nel nordest, con l’incoraggiamento del vescovo di Bucarest che aveva intuito quanto la forza e la concretezza del carisma salesiano potesse dare grandi risultati tra i giovani di Costanza e delle zone più povere del paese.dbosco

A Costanza il padre salesiano che guida la comunità è don Sergio Bergamin, un uomo dal forte carisma che sa accogliere anche solo con lo sguardo e ti fa sentire subito a casa. L’uomo che ha saputo donare gioia e stabilità a tanti giovani privi di riferimenti familiari e sociali diventati vittime della strada. Ha saputo costruire, con la collaborazione dei suoi confratelli e dei volontari del centro salesiano, una rete di fiducia e di scambio con le famiglie dei quartieri più disagiati della città. Obiettivo: andare incontro ai giovani e ai loro bisogni e mettere in evidenza i loro talenti, rendendo protagonista la comunità locale del cambiamento necessario alla crescita e alla realizzazione di ciascuno.

Anche don Vinci la pensa così e, a Bacau, è il responsabile del centro salesiano che accoglie giovani senza distinzioni di credo e di provenienza sociale nell’oratorio, nel doposcuola e nelle attività dell’estate ragazzi che coinvolgono una larga fetta di ragazze e ragazzi della zona. Qua le opportunità di svago e i luoghi di incontro giovanile sono quasi nulli e la casa di don Bosco è diventata un ritrovo importante per i giovani che hanno voglia di mettersi in gioco con attività formative e ricreative. Piccole presenze che stanno crescendo negli anni e sono ormai riconoscibili sul territorio perché godono della stima della popolazione e hanno conquistato il cuore dei più giovani. Due missioni proiettate all’integrazione e alla crescita degli uomini e delle donne di domani.

Vedi anche:donboscobacau

Oratorio Salesiano «Don Bosco» Bacău, Romania

Romania, vent’anni di presenza salesiana

ROMA, INSIEME PER LA SOLIDARIETÀ AL CONCERTO NELL’ANNO DELLA MISERICORDIA


L’Associazione IRFI onlus “Italia Romania Futuro Insieme aderisce all’iniziativa promossa dalla CARITAS DI ROMA, e invita associati ed amici dell’associazione a partecipare all’evento-spettacolo nell’Anno della Misericordia: canti, danze e musiche a sostegno della solidarietà. Il ricavato della serata è devoluto all’acquisto di un automezzo opportunamente attrezzato per il trasporto dei disabili che spesso devono essere sottoposti a cure mediche, controlli ed esami clinici esterni alla struttura in cui vivono. 4nuovo BANNER 700X280

Il giorno martedì 15 novembre 2016 alle ore 20.30, all’Auditorium Parco della Musica

Viale Pietro de Coubertin, 30

CONCERTO NELL’ANNO DELLA MISERICORDIA

Spettacolo di canti, danze e musiche per la solidarietà con la partecipazione di artisti che si alterneranno sul palco per una serata speciale.

Hanno finora dato la propria adesione: Ambrogio Sparagna, Gianni Aversano, Raffaello Simeoni, Anna Rita Colaianni e il Coro Popolare.

Altri ancora se ne aggiungeranno! Aspettiamo altre adesioni a giorni.

Per approfondimenti e aggiornamenti CLICCA QUI

Il ricavato della serata è devoluto all’acquisto di un automezzo opportunamente attrezzato per il trasporto dei nostri Ospiti disabili che spesso devono essere sottoposti a cure mediche, controlli ed esami clinici esterni alla struttura in cui vivono.

I partecipanti sono invitati a versare un’offerta possibilmente non inferiore a 15 euro.

Per informazioni e prenotazioni:

Tel. 06 888 15 120.

E-mail: donazioni@caritasroma. it

COME PUOI DONARE

In contanti

Presso l’Ufficio Fondi e Donazioni, Via Casilina Vecchia 19 (angolo Piazza Lodi).

Orari: dal lunedì al venerdì ore 9.00 – 16.30 orario continuato

Mediante Bonifico Bancario intestato a  Caritas Roma – ONLUS

IBAN: IT 50 F 07601 03200 0010219 45793–  Causale: Concerto nell’anno della Misericordia

Si prega di inviare minuta dell’avvenuto bonifico a donazioni@caritasroma.it 

Carta di credito  – CLICCA QUI

Indicare il nominativo, un recapito telefonico e il numero di biglietti acquistati.

SI RICORDA INOLTRE CHE PER LE DONAZIONI MEDIANTE BONIFICO E CARTA DI CREDITO E’ PREVISTA LA DETRAIBILITA’ FISCALE.

Romania, vent’anni di presenza salesiana


(ANS – Costanza, Romania) – Spirito di vero oratorio salesiano, riconoscenza dalla Chiesa locale, dalla società e dalla popolazione, insieme a piccoli segni di un carisma che si va radicando: sono stati questi i tratti salienti della presenza salesiana in Romania e Moldavia, che il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha potuto conoscere nella sua visita a Costanza, a motivo dei 20 anni dell’opera.romania

di Gian Francesco Romano

Don Á.F. Artime è giunto a Costanza nella serata di venerdì 30 settembre, in contemporanea con l’inizio del fine-settimana di celebrazioni organizzato dai ragazzi del locale Movimento Giovanile Salesiano; appena giunto ha ricevuto un caloroso saluto dai giovani rumeni, alcuni dei quali vestiti in abiti tradizionali, e anche da una piccola delegazione di ragazzi ungheresi, accompagnati da una Figlia di Maria Ausiliatrice, giunti appositamente per incontrare il X Successore di Don Bosco. Dopo il primo benvenuto, la serata è terminata con il pensiero della “buona notte”, offerto da don Silvio Zanchetta, Delegato di Pastorale Giovanile dell’Ispettoria Italia-Nord Est – da cui dipendono le presenze in Romania e Moldavia.

Al mattino di sabato, accompagnato dal suo Segretario, don Horacio López, il Rettor Maggiore ha potuto conoscere la realtà della presenza salesiana a Costanza: un’opera autenticamente salesiana, senza parrocchia, senza una scuola, ma con un oratorio-centro-giovanile in cui Salesiani e ragazzi giocano insieme, un centro diurno che offre sostegno scolastico ai ragazzi, una casa famiglia che si occupa dei minori più bisognosi, dei laboratori professionali e informatici che danno agli allievi opportunità per il futuro.

Successivamente ha avuto luogo un momento celebrativo per l’anniversario, intitolato “Don Bosco ieri e oggi in Romania”: attraverso video e testimonianze è stato ripercorso il cammino compiuto nei 20 anni; i ragazzi del centro di Bacau si sono esibiti in spettacoli artistici ispirati al Vangelo e trasposti nella realtà odierna; e il Nunzio Apostolico in Romania e Moldavia, mons. Miguel Maury Buendía, e vari funzionari dell’amministrazione locale impegnati nei contesti giovanili, hanno ringraziato pubblicamente i Salesiani per il loro operato.

Nel pomeriggio, dopo aver incontrato i Salesiani delle 3 presenze in Romania e Moldavia, ha avuto luogo l’eucaristia presieduta dal neo-sacerdote salesiano rumeno Bogdan Baies. Don Á.F. Artime ha predicato l’omelia e, sull’esempio di santa Teresa del Bambino Gesù, di cui ricorreva la festa, ha invitato tutti i fedeli ad essere sempre radicati in Cristo.

Nella mattinata di domenica 2 ottobre, dapprima il Rettor Maggiore ha incontrato il personale e i collaboratori delle tre presenze salesiane, incoraggiandoli e ringraziandoli; quindi ha concelebrato l’Eucaristia presieduta da mons. Ioan Robu, arcivescovo di Bucarest – colui che richiese 20 anni fa la presenza dei Salesiani a Costanza. Il presule nell’occasione ha sottolineato con forza la sua riconoscenza verso i Figli di Don Bosco, per aver donato tutto, senza chiedere nulla.

Fonte: ANS

Milano, românii prezentați într-un volum monografic


Volumul a dedicat și câteva pagini cu rețete specifice fiecărei comunități străine, pentru bucătăria românească autorii menționând o rețetă descrisă de Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaș de la asociația Italia-Romania Futuro Insieme de la Roma.

milano-multietnicaPentru prima oară prezența românească din Milano și Lombardia este consemnată într-un important volum monografic cu titlul: “Milano Multietnica. Scorci e memorie” recent aparut în această vară la editura Meraviglie 206 p., lucrare îngrijităde doi cunoscuți jurnaliști italieni Donatella Ferrario și Fabrizio Pasoli. Milano este deja cunoscut ca un oraș multietnic în care locuiesc cca. 250 000 de străini, originari din 160 de țări, capitala lombardă fiind o metropolă care se înscrie într-o evoluție firească în rândul marilor orașe europene și occidentale. Zi după zi, în opinia celor doi autori, orașul se îmbogațește cu sunetul unor noi limbi, unor noi culturi, unor noi mentalități. Noua realitate căruia nu îi lipsesc multe aspecte problematice, aduce cu sine un enorm potențial din punct de vedere cultural, fără a mai vorbi de o experiență fascinantă pe care o poate avea oricine care vrea sa descopere mapamondul printr-un simplu tur al cartierelor milaneze, care echivalează cu turul lumii într-un singur oraș. Volumul este un mic pas spre a cunoaște și înțelege pe celalalat, pentru aceasta este însănecesar sa faci cunoscut acest fapt, afirmă cei doi jurnaliștiLucrarea monografică este rodul a mai mult de doi ani de muncă a autorilor, care însumează rezultatul a zeci si zeci de întalniri cu persoane aparținând nationalităților prezentate în volum, fiecare povestind experiența lor legată de Milano, reprezentanți de asociații, exponenți ai religiilor, mediatori culturali, cercetători, limitându-se în prezentarea naționalităților mai numeroase de pe teritoriul orașului Milano, careprovin din: Filipine, Egipt, China, Peru, SRI Lanka, România, Ecuador, Ucraina, Maroc, Bangladesh, Armenia, Senegal, Eritrea, etc.

Cu un număr de cca. 15 000 de rezidenți, românii se situează pe locul șase între comunitățile de străini din Milano, în schimb pe teritoriul Lombardiei sunt prezenți 159 626, comunitatea noastră situându-se între grupurile mari deemigranți din regiune.Autorii consideră că românii se integrează foarte repede în Italia datorită afinităților lingvistice, fiind mult predispuși la forme de asociaționism ca o referință principală înspre a păstra rădăcinile culturaleși lingvistice. Comunitatea românească caracterizându-se în acest sens printr-o existență transnațională în care patria de origine coexistă cu noul context social.

Italia este considerată sora mai mare pentru România, afirmă cei doi autori, o caracterizare care în virtutea factorului latinității, face ca românii să se simtă foarte apropiați de această țară. Emigrația românească în Italia are rădăcini vechi încă după primul război mondial, dar despre o emigrație masivă se poate vorbi abia după căderea zidului Berlinului începând cu anul 1990. Dacă în anii 1980 se înregistrau 363 rezidenți români în orașul Milano, în 1995 erau stabiliți 541 ca apoi în 2015 numărul lor să crească la 5 536, iar în 2015 să fie înregistrați cca. 14 798 de romani. Autorii prezintă si o scurtă incursiune istorică a României, marile momente de la 1848 (rolul și influența lui Guseppe Mazzini în Țările Române, prietenia româno-italiană, schimburile culturale care au avut loc în decursul timpului între principatele Romane și Italia), perioada interbelică caracterizată de marile inițiative culturale atât dinspre partea Italiană: deschiderea Institutului Italian de Cultură la București, prezența lui Ramiro Ortiz, catedra de limba română cât și extraordinara strategie diplomaticăculturală venită dinpre partea Statului român în Italia, rolul personalităților Nicolae Iorga si Vasile Pârvan, fondatori ai douămari instituții de cultură cu un rol fundamental atunci și acum în promovarea culturală și artistică românească în Italia. Sunt prezentate personalități italiene precum Luigi Cazzavillan, Giovanale Vegezzi Ruscalla, Ramiro Ortiz care au contribuit la dezvoltarea raporturilor culturale între România și Italia.

În prezent, realitatea culturală românească la Milano este definită în opinia autorilor de fondarea la Milano a unui Centru Cultural italo-român si a primei edituri românești in Peninsulă – Rediviva, care au reușit să valorizeze cultura românească în teritoriu prin dialogul deschis atât cu comunitatea românească, societatea italiană cât și dialogul intercultural dezvoltat cu reprezentanțiiasociațiilor de străini din teritoriu. Un interviu mai lung intitulat Misionarismul cultural între România și Italia este realizat de jurnalista Donatella Ferrario cu Violeta Popescu, interviu care aduce în atenție eforturile și imaginea din punct de vedere cultural pe care o prezintă România și comunitatea de români din Milano, interesul acesteia de a se integra în contextul cultural al orașului, fiind enumerate inițiativele din cadrul bibliotecilor italiene, universități, școli, diferite instituții, fundații și asociații italiene, prezența în cadrul Bookcity Milano, Festivalul de Literatură, Festivalul de Poezie, Zile Interculturale, s.a.

Prezența românilor în Milano, incluzând toate categoriile profesionale (muncitori, ingineri, medici, asistente, îngrijitoare, angajați ai unor diferite firme și companii, până la o importantă elită culturală si artistică (profesori, cercetători, artiști, pictori, muzicieni, balerini etc.) alături de alte comunități de străini, reprezintă o bogăție si o resursă importantă în istoria orașului.

În realizarea și prezentarea României în cadrul acestui volum, a comunității de români din Milano, jurnaliștii italieni Donatella Ferrario și Fabrizio Pesoli, mulțumesc tuturor celor care din comunitatea românească au oferit sprijin informațional, suport, bibliografie, fiind amintit Consulatul General al României la Milano preecum si numele consulului general George Bologan (actual ambasador al României la Roma) căruia autorii îi mulțumesc în mod special pentru suportul acordat,  Centrului Cultural Italo Român și tuturor celor intervievați în decursul întocmirii cărții.

Autorii fac referință în prezentarea tuturor comunităilor, la o listă bibliografică cuprinzând studii, articole, volume apărute atât în limba română cât și în cea italiană. La finalul volumului sunt dedicate câteva pagini cu rețete specifice fiecărei comunități străine, pentru bucătăria românească autorii menționând o rețetă descrisă de Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas de la asociația Italia-Romania Futuro Insieme de la Roma.

Violeta Popescu

Violeta Popescu

Pentru fotografiile publicate în cadrul volumului, autorii mulțumesc Feliciei Chi, videoreporter. Începând din luna septembrie, în mai multe orașe din Italia vor avea loc lansări ale volumului, considerat în urma recenziilor apărute (Corriere della Sera etc.) ca fiind un instrument de referință pentru cine dorește să cunoască dincolo de obișnuitele prezentări, istoria, locul de unde vin, tradițiile acestor comunități.

Sursa:  Cultura Romena, Milano – www.culturaromena.it

7 septembrie 2016