VIDEO. Romania, Fernando Crociani Baglioni commemora la “piccola unione”


Il Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni è intervenuto al webinar “L’Unione dei Principati del 1859, un omaggio alla cultura romena”, in presenza di S.E. Liviu-Petru Zăpârțan Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede (Roma, 22 gennaio 2021).

 

Il Principato e il regno di Romania.

Nel marzo 1821 il greco Alexandru Ipsilanti tentò di sollevare i Principati entrando in Moldavia e giungendo fino a Bucarest, mentre una più vasta ribellione, con centro la Valacchia, trovò un capo in Tudor Vladimirescu. Dopo un inizio di intesa i due movimenti entrarono in contrasto e Vladimirescu fu fatto arrestare e decapitare da Ipsilanti, le cui forze furono poi battute dai Turchi. La Porta, tuttavia, temeva che le aspirazioni nazionali greche si saldassero con quelle dei Principati e dopo il 1821 i principi di Moldavia e Valacchia non furono più di nazionalità greca ma autoctoni. A seguito della guerra russo-turca i Principati furono occupati dalla Russia (1828-34) e affidati al governo del generale P.D. Kiselëv.

Nel 1848-49, la rivoluzione nei Principati e in Transilvania, punto più avanzato verso oriente della ‘primavera dei popoli’ del 1848, fu soffocata dalle forze collegate di Austria e Turchia; Valacchia e Moldavia furono occupate dalla Russia dall’autunno del 1853 alla primavera del 1854 e, quindi, dall’Austria. Il movimento di indipendenza si concretò con l’elezione (1859) di Alexandru Ioan Cuza a principe di Moldavia e Valacchia, unificate nel Principato di Romania, soggetto però alla nominale sovranità ottomana. Furono realizzate allora fondamentali riforme: l’incameramento dei beni ecclesiastici; la creazione di una seconda camera, nel quadro di una vera e propria Costituzione che rafforzò l’autorità e le prerogative del capo dello Stato; la creazione di un Consiglio di Stato; la riforma agraria; l’unificazione della legislazione civile, penale e commerciale. Questo complesso di riforme ardite e moderne aveva però toccato troppo a fondo gli interessi dei boiari e della borghesia radicale: a Cuza, rovesciato dal trono e costretto all’esilio (1866), succedette Carlo di Hohenzollern-Sigmaringen, che introdusse una Costituzione che accresceva i poteri del sovrano in senso dispotico, mentre una legge elettorale rigidamente censitaria assicurava il monopolio del potere politico agli esponenti della grande proprietà terriera. (Enciclopedia Treccani).

Con l’elezione di Alexandru Ioan Cuza a principe di Moldavia e di Valacchia, “si aggirò il divieto delle Grandi Potenze alla formazione di un unico stato romeno. La soluzione fu sostenuta dalla Francia di Napoleone III e dal piccolo Regno di Sardegna che con Cavour vedeva nella soluzione della questione nazionale romena un precedente per la soluzione alla questione nazionale italiana. Due anni più tardi le Grandi Potenze riconoscevano la fusione dei due principati nell’unico Principato di Romania (dicembre 1861): esso seguiva di pochi mesi la proclamazione del Regno d’Italia (marzo 1861).”. (A. Pitassio, Corso introduttivo allo studio della storia dell’Europa orientale…, 2000, ed. Morlacchi, p. 151).

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