Come bere un bicchiere d’acqua…


In una remota notte del 1256, dal pozzo di una stalla di proprietà di un famoso cardinale romano emerse un ritratto di Maria. L’immagine divenne subito oggetto di venerazione e incominciò una ininterrotta storia di grazie e favori speciali concessi per intercessione della Madonna.

[…]

Saziata da Colui che era assetato 

Adina viene dalla Romania, da Timisoara, e ha superato la quarantina. Ogni mattina, dopo aver assistito alla messa, trascorre qualche minuto in preghiera nella cappella del Pozzo. Poi beve un paio di bicchierini d’acqua, esce fuori e si siede in un angolo, sugli scalini d’accesso alla chiesa, proprio sotto la facciata alla cui realizzazione contribuirono Giacomo Della Porta alla fine del Cinquecento e, quasi un secolo dopo, Carlo Rainaldi. Così Adina, rannicchiata nel chiasso del trafficato incrocio di largo Chigi, inizia la sua giornata di mendicanza silenziosa. Conosce bene tutti i parrocchiani e i frequentatori abituali della chiesa, li saluta con un cenno del capo quando entrano e quando escono, e, chissà, forse non si sente straniera in quel posto che di poveri e stranieri ne ha visti passare parecchi. Non soltanto per il fatto che proprio da quelle parti, per un lungo periodo a partire dal VI secolo, fu attivo uno xenodochio, letteralmente “luogo per accogliere gli stranieri”, gli ospiti, i pellegrini. Ma soprattutto perché Roma i poveri e gli stranieri li ha avuti, e li ha, sempre con sé. 

Anche la Samaritana che incontrò Gesù presso il Pozzo di Giacobbe era una “straniera”, e un giorno, Gesù, stanco per il viaggio, le chiese da bere dell’acqua. Poi i ruoli si invertirono, per quella «sete natural che mai non sazia / se non con l’acqua onde la femminetta / samaritana domandò la grazia» (Purg. XXI, 1-3): «Signore, gli disse, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete» (Gv 4, 15). «Quella samaritana presso il pozzo», osserva sant’Agostino, «sentì che il Signore aveva sete, e fu saziata da Colui che era assetato» (naturalmente è più bello l’originale, con una di quelle allitterazioni che Agostino amava utilizzare: «Samaritana illa ad puteum sitientem Dominum sensit, et a sitiente satiata est»): assetato «della fede di quella donna» (Enarr. in ps. 61, 9 e In Io. ev. XV, 11). Fu proprio una scheggia del Pozzo di Giacobbe che il cardinal Capocci fece cadere in quello di Santa Maria in Via: era contento della devozione che incominciò a diffondersi da subito e delle grazie che ben presto fiorirono dalla fontana vivace della sua stalla, e quella reliquia gli sembrò la più appropriata. 

continua

Tratto da  La chiesa di Santa Maria in Via a Roma: La piccola Lourdes nel cuore di Roma

Link: http://www.30giorni.it/articoli_id_20410_l1.htm

Vedi anche Un pozzo di acqua viva nella Chiesa di Santa Maria in Via

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