Studenti romeni in Italia. Ana Maria Gabriela Corozanu: “Mi manchi, mamma”


 

“Mi manchi, mamma”, di Ana Maria Gabriela Corozanu (Liceo Scientifico Statale «Vito Volterra», Ciampino (RM)

Pochi giorni dopo averti abbracciata per l’ultima volta

Ho la sensazione di fluttuare sospesa tra una distesa di sabbia e un sole cocente, di galleggiare in un brodo caldo, denso, paradossalmente impalpabile, ma avvolgente. Mi scopro piacevolmente abbandonata, alla deriva in un mare, in cui non mi sono mai bagnata, ma la cui immagine mi culla. È un flusso caldo, simile a due braccia materne, quelle il cui calore emanato ti scioglie rendendoti molle di fiducia, ti rivitalizza e ti gonfia il petto di un liquido caldo e potente. Non percepisco più il disordine delle cose, gli spostamenti intorno a me invadono la bolla dentro cui viaggio, la deformano fino a sfiorarmi, ma non sono sufficienti a farla scoppiare. Tutto mi risuona distante, appannato, come se non appartenessi più al mio corpo e il mio spirito aleggiasse nella bolla stessa, in attesa di essere riassorbito. E sento di non appartenere né al mio corpo, né al mio spirito e, mentre il tempo si dilata, perde consistenza, e fingo di accettare, di rendermi conto che non posso assistere alla mia vita dall’alto, lasciarmela scivolare addosso, come se mi appartenesse ma il suo evolversi non dipendesse dalle mie scelte, mi rifugio nel pensiero che ci sia tu a vegliare su di me, che le braccia siano le tue, che la sicurezza, il senso di protezione che mi infondi quando mi accompagni, quando semplicemente ti ho a fianco e riconosco il tuo odore di madre, la scia che ti segue in ogni tuo spostamento faccia effetto anche a chilometri di distanza.

Mi manchi, mamma. Mi mancano le tue ali che sono e saranno sempre la mia unica e vera casa.

Qualche settimana dopo aver annusato la tua pelle perl’ultima volta
Vorrei che ci fossi tu a sorreggermi, vorrei abbandonarmi sul tuo petto e riacquistare la percezione della realtà; ma tu non ci sei, non ho più le narici sazie del tuo profumo esotico, profumo di casa e di famiglia, e non ricordo più il tuo respiro tiepido, che si condensa sulle mie guance, sulla mia fronte prima di sussurrarmi la buonanotte, mi sembra di averlo sognato o solo immaginato. È come se mi fossi resettata o avessi archiviato tutta la mia esistenza prima di intraprendere questo viaggio. Mi corrode dall’interno la nostalgia, brucio per la mancanza, l’abbandono del mio vissuto, ma si tratta di un dolore nascosto nei meandri più profondi della mia mente, nei ventricoli del mio cuore, un lamento continuo che non riesco a far esplodere, che mi tormenta perché sento che non appartengo più alla memoria che hai di me, che io non appartengo più a lei ed è difficile prenderne atto. È difficile scollarsi dalla tua persona, rinascere dalle sue ceneri come una fenice. Non distinguo più il giorno dalla notte, il tempo si dilata, si restringe e non sono più in grado di dire quanto tempo è realmente passato da quando ci siamo sussurrate addio con lo sguardo. Questa partenza rappresenta per me, per te, la rottura dell’equilibrio nelle fiabe, parto per trovare il tesoro: un nuovo inizio, una nuova opportunità, il lieto fine della mia, della tua, della nostra fiaba.

Mi manchi, mamma, mi manca l’odore della tua pelle, la consistenza della tua carne, il calore che emanava.

Qualche mese dopo aver incrociato il tuo sguardo per l’ultima volta                                 Mi raggomitolo su me stessa con la testa fra le ginocchia, mentre cerco di nascondermi, di fare pena, di apparire debole, solo un mucchietto di carne ed ossa abbandonato e dimenticato in un angolo di quest’arca, che non è altro che un gommone stracolmo di persone e disperazione, ma che per noi rappresenta l’ultima speranza, l’ultima via di uscita. Sto morendo di freddo, non perché la temperatura sia incredibilmente bassa qua, in mezzo al mare, a poca distanza da quelle terre bollenti e colorate, ma perché ormai credono tutti che io sia solo un corpo esanime… e sto cominciando a crederlo anche io. Se solo sapessero che la mia mente non smette di vomitare pensieri e parole. Mi sto allontanando dal mio albero, dalla mia fonte di ossigeno e annaspo da sola in questo mare sconosciuto.
Mi manchi, mamma. Solo il tuo sguardo severo e al contempo colmo di dolcezza saprebbe destarmi.

Non so quanto tempo è passato
Ho perso il senso di questo viaggio, ogni sforzo mi sembra vano, la meta sembra sempre più lontana e ormai resisto solo perché non posso più tornare indietro. La vita, la speranza, la gioia di un nuovo inizio stanno abbandonando il mio corpo. Il senso di debolezza è contagioso e si espande fra noi compagni di viaggio come una malattia fatale. Mi ripeto che devo farcela, per te, mamma, ma non mi basta: ho bisogno di rianimarmi, rinnovarmi. Avrei bisogno di trattenere il respiro fino a sentir bruciare i polmoni, la faccia congestionata, bollente e pulsante come le vene del collo e, solo a quel punto, avrei sete di vita, sentirei esplodere in me un tentativo disperato di rinascita, uno schizzo tagliente di speranza, di istinto alla sopravvivenza.
Ardente di vita e con il cuore pulsante, avido d’aria, risalirei in superficie per placare quel fuoco, respirerei a pieni polmoni fino ad avere la nausea per la pienezza e assorbirei voracemente la freschezza dell’etere che abbandonerebbe il mio corpo, la mia essenza, con una nuova consistenza, densa delle mie scorie, delle mie impurità e potrei finalmente sentirmi pulita, rinata, depurata.

Mi manchi, mamma. Ormai manca poco, adesso avrei bisogno che tu mi ricordassi che ce la posso fare, che non devo mollare.
È stata la tua mano ad afferrarmi, a salvarmi. La riconoscerei fra mille.

ANA MARIA GABRIELA COROZANU
Liceo Scientifico Statale «Vito Volterra», Ciampino (RM)

 

Pubblicato in La scrittura non va in esilio. Racconti. 2019. A cura di Centro Astalli. Roma, pp. 70-73.

Mi manchi, mamma” è un racconto tragico, in cui l’autrice riesce attraverso un attento e sapiente utilizzo del tema della mancanza della figura materna, a far percepire il dolore, l’abbandono, il tentativo di rinascita, che non è sconfitta ma consapevolezza. È un testo pieno, mai scontato, le emozioni scorrono fluide, senza cadute di tono e senza retorica. Ana Maria Gabriela Corozanu è una giovane “abitata” dai temi trattati, cosicché le sue parole, nel riviverli, esprimono oltre sé stessa l’atemporalità. Già dal titolo – che implica nella sua planimetria distacco e assenza – l’autrice ci invita a salire nell’imbarcazione del suo cuore per vedere l’intimità del suo mondo dall’infanzia al disincanto, fino al tempo della lontananza che è riscoperta di sé e della madre. È uno scrivere materico e stringente, tramato sul tema del moto ondoso del mare e delle cure materne; se fosse un dipinto sarebbe a tinte forti e contrastanti. Infatti i tre quadri narrati, per descrivere i sentimenti di una giovane che abbandona la madre per cercare salvezza, sono dotati di grande mobilità emotiva ma anche di incisività a tratti dura, con un ritmo interno e un incalzare che rendono il racconto degno di nota.

Flavia Cristiano, Direttrice del Centro per il Libro e la Lettura Ministero per i Beni e le Attività Culturali

ROMA: CORSO IAL GRATUITO ”DONNE IMPRENDITRICI E INNOVATRICI CON L’USO DELLE TECNOLOGIE”


Si svolge a Roma il Corso di formazione “DONNE IMPRENDITRICI E INNOVATRICI CON L’USO DELLE TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione)”, organizzato da IAL Nazionale, via Trionfale, 101 (Metro A – Cipro).

La prima edizione del corso si è conclusa con successo il 10 gennaio scorso, avendo visto la partecipazione di donne tra i 20 e 60 anni: italiane, romene e brasiliane, residenti in Italia. Freelance, architette, fotografe, formatrici, organizzatrici di eventi, scrittrici, manager, artiste, designer, impegnate nel terzo settore: donne entusiaste di conoscersi e formarsi; di condividere le proprie idee imprenditoriali in uno spirito di collaborazione, con l’obiettivo di fare rete e sviluppare insieme progetti futuri ecosostenibili, con l’ausilio di strumenti informatici e servizi tecnologici. 

Sono aperte le iscrizioni per le prossime edizioni previste per le seguenti date:

  • 16-17 gennaio 2020, dalle ore 9 alle 15
  • 29-30 gennaio 2020, dalle ore 14 alle 20

Per l’iscrizione è necessario inviare un’e mail a:  e.lechiancole.nazionale@ialcisl.it

Il corso si è posto l’obiettivo di promuovere e migliorare l’occupazione e lo spirito imprenditoriale delle donne attraverso la formazione all’uso di strumenti e servizi tecnologici.
Moduli del corso: imprenditorialità e freelencing; come trovare il giusto datore di lavoro e sicurezza informatica.

DESTINATARI: Donne

ATTESTATO: Verrà rilasciato attestato di partecipazione

MODALITÀ di ISCRIZIONE: l’iscrizione è obbligatoria.

Per l’iscrizione è necessario inviare un’e mail a: e.lechiancole.nazionale@ialcisl.it

INDIRIZZO: IAL, Via Trionfale 101 – 00136 Roma.

 

Dragi românce din Roma, vă invităm să participați la Cursul de formare antreprenorială „Femei în afaceri și inovatoare, cu utilizarea serviciilor TIC (tehnologia informației și comunicării)“, organizat de IAL (Innovazione Apprendimento Lavoro) Roma.
Cursul este gratuit, făcând parte dintr-un proiect european care promovează și arată bunele practici ale femeilor antreprenoare și inovatoare, interesate să utilizeze tot felul de instrumente tehnologice și servicii digitale, pentru a genera oportunități de afaceri și a stimula dezvoltarea de noi soluții alternative în situații de șomaj și antreprenoriat.

Primul grup de femei din Roma cu importante idei de afaceri, a terminat cursul pe 10 ianuarie, 3 dintre care românce, sunt implicate activ în dezvoltarea rețelei de antreprenoare. 

Vă puteți înscrie la curs pentru ediția:

  • 16-17 ianuarie 2020, de la ora 9 la ora 15, sau
  • 29-30 ianuarie 2020, de la ora 14 la ora 20

scriind un e-mail la:  e.lechiancole.nazionale@ialcisl.it

Pentru amănunte în limba română, trimiteți un mesaj whatsapp la: 320 1161307.

Despre ce este vorba?

Proiectul EMPRENDEDORAS INNOVADORAS TIC (EITIC), este un  program european dedicat formării tehnologice a femeilor în contexte de nesiguranță.

Cursurile de formare gratuite sunt organizate în tări precum Italia, Norvegia, România și Spania, în parteneriat cu:

Fundación Cibervoluntarios España

The European Centre for Women and Technology – ECWT Norway

IAL Nazionale – Innovazione Apprendimento Lavoro Italia

Metodo Studii Consultanta Romania 

Cursul își propune să promoveze și să îmbunătățească ocuparea forței de muncă și spiritul antreprenorial al femeilor prin formarea în utilizarea instrumentelor și serviciilor tehnologice.
Module: antreprenoriat și freelencing; cum să găsești angajatorul potrivit; securitatea computerului.

La “IE”, o l’arte di indossare storie. Il 24 giugno all’Accademia di Romania in Roma


La camicia tradizionale romena 2019 celebrata all’Accademia di Romania in Roma. 

Liga Studenților Români din Străinătate, în colaborare cu Accademia di Romania în Roma, organizează evenimentul ”La IE, o l’arte di indossare storie”, ajuns la a V-a ediție, cu ocazia zilei universale a iei, pe 24 iunie la Accademia di Romania.

COMUNICAT DE PRESĂ

Expoziție de Ii și Costume Autentice Tradiționale

„La IE, o l’arte di indossare storie”

24 iunie 2019 Galeria de la Accademia di Romania in Roma

Luni, 24 iunie, începând cu ora 18:30 va avea loc expoziția de ii și costume autentice tradiționale, în Galeria de la Accademia di Romania in Roma. Cu sprijinul Institutului Cultural Român și al Accademia di Romania in Roma și cu patronajul Ambasadei României în Italia, La IE, o l’arte di indossare storie” este felul în care Liga Studenților Români din Străinătate – Filiala Italia își propune să sărbătorească simbolul încă viu al tradiției românești.

În 2013, comunitatea “La Blouse Roumaine” a propus ca 24 iunie – ‘Sânzienele’ – să fie ziua în care lumea întreagă să celebreze Ziua Universală a Iei. Cu acest prilej, la Roma va fi prezentată IA de la nașterea sa până la apariția în celebre opere de artă (La Blouse Roumaine, Matisse) și colecțiile designerilor Yves Saint Laurent și Jean Paul Gaultier.

Evenimentul studenților români din Roma a devenit o tradiție de la prima sa ediție la care au participat mai mult de 150 de persoane. Ia românească nu este doar un articol de îmbrăcăminte, ci o sursă de inspirație care menține viu de câțiva ani dialogul italo-românesc.

În acest an, pentru prima dată, se va crea o expoziție la care oricine va putea participa cu un gest foarte simplu. Studenții LSRS au inițiat o campanie adresată vastei și inimoasei comunități de români din Roma pentru a colabora, împrumutând spre expunere temporară propriile piese de costum tradițional sau cămașă tradițională în cadrul evenimentului La IE, o l’arte di indossare storie”: o expoziție pentru comunitate, creată de comunitate.

În acest context, expoziția reprezintă o oportunitate de comunicare și susținere a tradițiilor și meșteșugurilor românești și încurajează totodată comunitatea tinerilor din Roma să celebreze istoria portului tradițional. În acest fel, bluza românească este, încă o dată, recunoscută ca un simbol internațional al culturii române și o sursă de inspirație.

Programul evenimentului:

– O expoziție de ii și costume autentice tradiționale realizată cu sprijinul comunității de români din Roma și provincie.

– Un moment artistic susținut de corala feminină Arpeggio. Repertoriul include piese populare de Marin Sorescu, Dan Voiculescu, Constantin Arvinte, Ion Vidu.

– O proiecție dedicată Iei si parcursului ei în timp; de la cusăturile ce ascund istoria vieții de la sat ajunse apoi în atentia cercurilor de intelectuali, chiar la Curtea Regala, inspirând mai târziu celebri pictori și designeri străini.

Intrare este gratuită în limita locurilor disponibile.

link eveniment https://www.facebook.com/events/624629791354831/

 

 

La Lega degli Studenti Romeni all’Estero – Filiale Italia, in collaborazione con l’Accademia di Romania a Roma, organizza l’evento „La IE, o l’arte di indossare storie”, giunto alla sua 5a edizione. 
 
COMUNICATO STAMPA
 
Mostra di Ie e Costumi Tradizionali Autentici
 
„La IE, o l’arte di indossare storie”
 
24 giugno 2019 Galleria dell’Accademia di Romania in Roma
 
 
Copertina Ziua Iei 2019.jpg
 
Il 24 giugno, in occasione della Giornata Universale della camicia tradizionale romena, la Lega degli Studenti Romeni all’estero – Filiale Italia e l’Accademia di Romania a Roma, organizzano: “IE, o L’Arte Di Indossare Storie”. L’evento si svolgerà con il patrocinio dell’Ambasciata Romena in Italia e si propone come un’opportunità di conoscere e promuovere un capo d’abbigliamento simbolo della tradizione dell’ artigianato tessile e del costume romeno in Italia.
 
L’evento degli studenti romeni di Roma è diventato una tendenza fin dalla prima edizione alla quale hanno partecipato più di 150 persone. La camicia tradizionale romena non è solo un indumento, ma è diventata anche un simbolo d’ispirazione che accomuna da anni il dialogo italo-romeno.
 
Nel 2013, la comunità “La Blouse Roumaine” ha proposto il 24 giungo – ”Sânzienele” (La Notte delle Fate) – per segnare la prima celebrazione dell’IE romena, con il nome “Giornata Universale dell’IE”. Con questa occasione, verrà presentata la camicia romena: dalla sua nascita nelle varie zone della Romania al suo utilizzo da parte di artisti come Matisse o di designer di alta moda come Yves Saint Laurent o Paul Gaultier
 

Programma dell’evento: 

– La mostra collettiva di Ie e costumi tradizionali autentici realizzata con il sostegno della comunità romena a Roma.

– Un momento artistico eseguito dal coro femminile “Arpeggio”. Il repertorio includerà brani popolari dei compositori Marin Sorescu, Dan Voiculescu, Constantin Arvinte, Ion Vidu.

– Una proiezione dedicata alla IE e al suo percorso nel tempo; dai segni cuciti sulla camicia che raccontano la storia della vita delle donne semplici della campagna, arrivando poi all’attenzione dei circoli intellettuali, anche presso la Corte Reale, ispirando in seguito pittori famosi e designer stranieri.

L’ingresso è gratuito nel limite dei posti disponibili.

link evento https://www.facebook.com/events/624629791354831/

La Lega degli Studenti Romeni all’estero (LSRS Italia) è un’organizzazione non governativa e apolitica che riunisce 12.000 studenti romeni provenienti da tutto il mondo, rappresentati da 36 filiali attive. A febbraio 2015, la nuova squadra rilancia il lavoro della Lega degli Studenti Romeni a Roma. Dopo il successo degli ultimi anni, quest’anno celebreremo la V edizione di questo evento. LSRS è aperta a tutti gli studenti romeni che studiano nella Città Eterna.

Il museo di Oradea dona 700 libri in lingua romena alla Biblioteca di Trento


Biblioteca: il console di Romania dona 700 libri in rumeno
Cerimonia ufficiale per la donazione di 700 volumi, che vanno ad aggiungersi a quelli in lingua rumena già presenti alla biblioteca di via Roma

La Biblioteca di Trento parla, anzi legge, anche romeno. Nella mattinata di giovedì 6 febbbraio presso la sede centrale della Biblioteca comunale il Console onorario di Romania per il Trentino Alto Adige, Maurizio Passerotti e il professor Aurel Chiriac, accompagnati da una piccola delegazione ufficiale formata tra gli altri da padre Ioan Lupăşteanu, hanno consegnato ufficialmente al sindaco Alessandro Andreatta quasi settecento libri in lingua romena, frutto di una donazione del museo della città di Oradea, di cui il professor Chiriac è direttore generale.

“Nell’accettare con gratitudine la generosa donazione, che permette un notevole arricchimento della sezione romena della sede di via Roma, il sindaco ha impegnato il Comune a catalogare e rendere disponibili alla pubblica lettura e prestito i volumi, tra cui molti classici della storia e cultura romena” si legge in una nota del Comune.

Fonte: trentotoday.it

 

Biblioteca Comunale di Trento, Via Roma, 55 .

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Apre a Trento la sezione di libri in lingua romena presso la Biblioteca Comunale

di Violeta Popescu

 

In occasione della Festa Nazionale della Romania,  è stata inaugurata, sabato 2 dicembre 2017, una sezione di libri in romeno, presso la Biblioteca comunale di Trento. L’iniziativa è stata avviata da parte del Consolato Onorario di Romania del Trentino Alto Adige, del console dott. Maurizio Passerotti, che ha voluto fortemente offrire al pubblico romeno, in particolare ai ragazzi romeni nati oppure cresciuti in Italia, libri in lingua materna e soprattutto di creare un punto di riferimento per la comunità romena, che conta un numero significativo di presenze sul territorio. Il primo momento dell’inaugurazione è avvenuto nella bellissima Sala degli Affreschi con i saluti da parte delle autorità romene, presente la dott.ssa Iulia Cupsa Kiseleff da parte del Consolato Generale della Romania a Milano che ha portato il saluto e l’apprezzamento per l’importante iniziativa nei confronti della comunità romena.

Dott. Maurizio Passerotti, promotore del progetto, ha ringraziato per il sostegno da parte della Biblioteca comunale di Trento, che ha accolto l’idea di ospitare e creare questa sezione che riguarda tutta la comunità romena, ma interessa  nello stesso tempo anche gli italiani curiosi di avvicinarci alla cultura romena.

Nell’evento è stato previsto un seminario dal titolo “Strategie attive per stimolare la lettura dei grandi classici” che ha visto la presentazione del corso di lingua, cultura e civiltà romena da parte della docente Mariana Draganoiu e Delia Dumitrica e i risultati dell’insegnamento di questo corso nelle scuole italiane, dove studiano i bambini romeni.

In mattinata sono intervenuti: Alessandro Andreatta, sindaco di Trento, che nella sua parola ha affermato: “mi sento molto legato alla comunità romena che vive nel nostro territorio e siamo orgogliosi di appoggiare e sostenere un progetto che da nascere al dialogo e alla conoscenza”.  Mi auguro – ha aggiunto Robol Andrea, assessore della cultura e biblioteche – che la Biblioteca che ospita questa sezione di libri, diventerà un luogo vissuto per la comunità romena, un punto di riferimento culturale”.

La costituzione della sezione  è frutto di una prima donazione da parte del Centro culturale italo-romeno e la casa editrice Rediviva di Milano. L’apertura di questa sezione di libri in lingua romena è il risultato innanzitutto di un’amicizia esistente tra la Romania e Italia, che ha fatto sempre nascere nel passato e nel presente, importanti atti di cultura e dialogo nel territorio italiano, ha sottolineato la Violeta Popescu. A Milano la casa editrice Rediviva, si fa promotrice della cultura romena in Italia e riproporre traduzioni dei grandi classici romeni in italiano, pubblica autori italiani che scrivono i libri sulla Romania, oppure da un’attenzione particolare alla pubblicazione di libri bilingui romeno-italiani per i bambini  e le famiglie miste italo-romene.

La seconda parte svolta nella sala libri con una bellissima recita messa in scena dai bambini romeni – ha fatto ricordare al pubblico presente, alcuni momenti della Grande Unione della Romania nel 1 dicembre 1918. Indossando i costumi tradizionali,  i bambini romeni guidati e accompagnati dalla docente del corso,  Mariana Draganoiu,  hanno fatto la prova delle conoscenze che tratta la storia della Romania. L’inaugurazione si è conclusa con il taglio del nastro da parte del sindaco Alessandro Andreatta e la console romena, Iulia Cupsa Kiseleff.

Le manifestazioni dedicate alla Festa Nazionale della Romania hanno continuato anche domenica 3 dicembre 2017, presso il Teatro comunale di Pergine Valsugana dove si è svolto l’evento dal titolo “Romania mia”.
Nel Foyer del Teatro e stata esposta la mostra fotografica “Il Tesoro dei Daci” dell’insegnante Matteo Taufer, docente di italiano e greco presso il Liceo Prati e Presidente della filiale del Trentino-Alto Adige dell’associazione di Cultura Classica. La sera il pubblico ha assistito ad un concerto di musica romena e balcanica di “Destrani Taràf” seguita  dalla l’esibizione del gruppo folkloristico romeno cattolico del Trentino-Alto Adige e di cantanti di origine romena.

Gli eventi sono stati organizzati dal Consolato Generale Onorario di Romania per il Trentino-Alto Adige in collaborazione con la Parrocchia di Trento della Chiesa Ortodossa Romena in Italia, l’Associazione Romeni del Trentino-Alto Adige (ARTA-A) e la Parrocchia di Bolzano della Chiesa Greco – cattolica.

V. Popescu

Fonte: CulturaRomena.it

Roma, Bazilica San Vitale: Te Deum pentru România


Ambasada României pe lângă Sfântul Scaun invită credincioșii români la Te Deum-ul pentru România, prezidat de Preasfințitul Părinte Claudiu Lucian Pop, Episcopul Curiei Arhiepiscopiei Majore, delegat din partea Preafericitului Părinte Cardinal Lucian Mureșan, Arhiepiscop Major al Bisericii Române Unite cu Roma, Greco-Catolică care va avea loc duminică, 11 noiembrie 2018, orele 09.30, la Biserica San Vitale din Roma.

Manifestarea are loc în contextul celebrărilor dedicate Centenarului Marii Uniri a României și vizitei ”ad limina Apostolorum” a Conferinței Episcopilor din România.

Sursa: AMBASADA ROMÂNIEI pe lângă Sfântul Scaun şi Ordinul Suveran Militar de Malta

Sursa foto: bru-italia.eu

 ROMENI E IL RICORDO DI ROMA


di Ioan-Aurel Pop*

Il popolo romeno è il più numeroso popolo del sud-est europeo ma è, al contempo, anche il popolo neolatino più orientale, isolato dal grosso della latinità. Come tanti altri popoli, ha due nomi, uno dato da se stesso (romeno) e l’altro (valacco, con varianti) dato dagli stranieri. Succede la stessa cosa anche con il Paese (le Regioni storiche) dei romeni: ciò che i romeni chiamavano genericamente “Ţara Românească” era per ogni straniero la “Valacchia” (con diverse varianti di scrittura e di pronuncia). La romanità, nel tempo, si è espressa nei romeni mediante la lingua e l’origine ma anche tramite i nomi assunti da questo popolo e dalle sue regioni storiche.

La gente comune non si è mai posto, in passato, il problema della dualità valacco / romeno, poiché ha conosciuto relativamente di recente l’esistenza dell’etnonimo valacco o del nome Valacchia. In altre parole, per il popolo il nome di valacco (con i suoi derivati) non esisteva. Mentre per le élites romene le cose erano da tempo chiare.

Ecco ciò che scriveva, verso la fine del XVII secolo, lo storico e uomo politico Miron Costin: Ed essi [i.e. i nomi del popolo romeno] li ho annotati per la più facile comprensione delle denominazioni del popolo e degli altri principati, della Moldavia / Moldova e della Muntenia e dei romeni della Transilvania / Ardeal. Allo stesso modo per questo popolo, di cui scriviamo, di questi principati, il suo nome corretto e più antico è român, cioèrâmlean, erede di Roma. Questo nome <deriva> dalla loro discendenza da Traiano, e finché vissero <i romeni>, fino al loro allontanamento da questi spazi <aperti> e finché vissero sulle montagne, in Maramureş e lungo l’Olt, sempre hanno mantenuto questo nome e lo conservano ancora oggi, e meglio ancora i munteni dei moldavi, poiché loro dicono anche ora Ţara Rumânească, come pure i români di Transilvania / Ardeal. E gli stranieri e i Paesi circostanti hanno dato loro il nome di vlah, da vloh, come abbiamo già detto, <e> questi nomi di valeos, valascos, olah, voloşin sempre dagli stranieri sono dati, a cominciare dall’Italia, che chiamano Vloh. Poi, più tardi, i turchi, dal nome del Signore che per primo piegò il Paese ai turchi, ci chiamano bogdani[1], e i munteni caravlah, mentre i greci ci dicono bogdanovlah, e i munteni vengo chiamati – vlahos. Mentre questo nome, moldovan, deriva dal fiume Moldova, dopo la seconda fondazione di questa Regione, a opera di Dragoş vodă [2] . E i munteni, ovvero quelli della montagna – sono munteni, o quelli dell’Olt – olteni, sicché i leşii (i.e. polacchi)[3] li chiamano molteani. Sebbene tanto negli scritti storici, e negli idiomi degli stranieri, tanto fra di loro, con il passare del tempo e dei secoli, insieme con le innovazioni <i romeni> hanno e acquisiscono anche altri nomi, soltanto però quello che è il nome antico è fondato e radicato, <cioè> rumân, come si vede. Poiché, anche se ci chiamiamo ora moldoveni, non ci chiediamo: “sai il moldavo?”, bensì “sai il romeno?”, vale a dire râmleneşte (la lingua dei discendenti di Roma, n.d.a.); manca poco rispetto a sţis romaniţe, in lingua latina. Rimane, dunque, il nome antico come un fondamento immutabile, quello che in verità si trova alla radice non cambia nonostante il fatto che sia i lunghi periodi sia gli stranieri aggiungano altri nomi. E così succede anche a queste Regioni, e al nostro Paese, alla Moldavia, e alla Muntenia (Ţara Muntenească): il nome corretto tramandato da generazioni è român, come si chiamano tuttora gli abitanti delle Regioni sotto il Regno d’Ungheria, e così i munteni per il proprio paese, come scrivono e rispondono nel loro idioma: Ţara Rumânească[4].

Miron Costin chiarisce così, in maniera abbastanza limpida, l’esistenza dei nomi generali di romeni e di valacchi, delle altre denominazioni regionali e locali (bogdanimoldovenimunteniolteni), nonché del nome di Ţara Românească. Come si può facilmente notare, l’erudito boiaro moldavo usa alternativamente i nomi di rumân român, che rappresentano per lui la stessa identica cosa. Sa che i romeni hanno numerose denominazioni locali, regionali, secondo le province e i “Paesi” in cui vivono, ma anche una denominazione etnica generale, con una forma principale interna (rumân român) e una esterna (vlah). Per lui, ambedue i nomi generali dei romeni sono indubitabilmente legati a Roma e all’Italia, il cui ricordo si è pertanto perpetuato nei secoli.

Sempre in tale direzione hanno poi scritto Dimitrie Cantemir e gli studiosi della corrente culturale illuministica chiamata Scuola Transilvana (Şcoala Ardeleană). I maggiori studiosi romeni hanno sottolineato questi aspetti sin dal XIX secolo, la loro opera essendo continuata, con una molto seria teorizzazione, nel secolo scorso, tramite le opere di Nicolae Iorga[5], Gheorghe Brătianu[6], Şerban Papacostea[7], Adolf Armbruster[8], Vasile Arvinte[9], Eugen Stănescu[10], Ştefan Ştefănescu[11], Stelian Brezeanu[12] e di altri[13]. In altre parole, è stato dimostrato, in base alle fonti, che i romeni, sin dal Medioevo, ebbero, tendenzialmente, due nomi, uno dato loro dagli stranieri (risultato dell’alterità, del contatto con “l’altro”, con il vicino[14]) e un altro dato da loro stessi, tutti e due portando in sé il ricordo di Roma.

Evidentemente alcuni storici meno familiarizzati con la storia medievale e della prima modernità dei romeni e soprattutto con le loro fonti (difficilmente accessibili, dal momento che sono scritte in tante lingue: slavo ecclesiastico, latino, greco, ungherese, lingue orientali, lingue slave ecc.) possono sembrare perfino sorpresi di tale situazione. La circostanza non è però per nulla fuori del comune, anzi, essa è rintracciabile in molti popoli: gli ungheresi chiamano se stessi magyarok (magiari) e non ungheresi, come li chiamano gli stranieri; i greci sono per se stessi elleni, i polacchi sono chiamati dagli altri anche leahi, leşi o lengyelek, i tedeschi sono anche niemtzi, Allemandstedeschinémetek ecc., ma loro chiamano se stessi Deutschen. Analogamente con gli albanesi, i finlandesi, gli irlandesi, gli olandesi e con tanti altri. Un serbo è (era) per un ungherese rác, un slovacco è (era) tót, un italiano – olasz, un romeno – oláh [15] ecc. Il parallelismo tra romeni e ungheresi è il più eloquente, poiché si tratta di popoli vicini, che portavano nomi doppi sin dagli inizi della loro attestazione come popoli compiutamente costituiti nell’Europa centrale e del sud-est (a partire cioè dal IX secolo)[16].

Quanto ai romeni, le antiche testimonianze, risalenti ai secoli XIII-XIV, mettono chiaramente in rilievo questa dualità. Gli autori stranieri indicano irrefutabilmente che, benché esistesse negli ambienti esteri europei e perfino in quelli extra-europei il nome di vlah, i romeni chiamavano se stessi rumâni, termine derivato dal latino romanus, nel ricordo di Roma, denominazione che hanno conservato durante i secoli. La forma rumân è la più antica, ereditata dal latino in base alle specificità della lingua romena, secondo cui la vocale latina “o” interconsonantica si trasforma nel romeno, in determinate condizioni, in “u”. In tal modo nomen diventa numedolor > dureresonare sunarerogationem > rugăciunerogus > rugcolor > culoare ecc. Di conseguenza, era naturale che romanus desse in romeno rumân. Tardi e gradualmente, sotto l’influsso dell’umanesimo, dell’illuminismo (Şcoala Ardeleană / Scuola Transilvana) e del nazionalismo moderno si è sempre più imposta la forma român, attestata per la prima volta in forma scritta nel XVI secolo.

La latinità risiede senza dubbio nel nome dei romeni, è però interessante sapere se i romeni sono stati coscienti (hanno saputo loro stessi) di questa loro radice. Era difficile credere che, dopo tanti secoli dalla conquista romana della Dacia, i romeni avessero conservato non solo il nome, ma anche il ricordo diretto di Roma. Perciò, per molto tempo si è affermato che la romanità dei romeni è stata scoperta dagli umanisti italiani, dai quali sarebbe stata in seguito ripresa, e quindi diffusa, dai cronisti romeni. In tempi relativamente recenti, solo qualche decennio fa (soprattutto grazie a Şerban Papacostea e ad Adolf Armbruster), si è dimostrato che un certo numero di romeni ebbe nel Medioevo coscienza della propria romanità, cioè a dire la convinzione di provenire da Roma, di discendere dai romani, militari, colonizzatori e persino briganti, arrivati al Danubio e ai Carpazi, in Mesia e in Dacia, in uno con la dominazione imposta da alcuni imperatori del primo secolo dell’era cristiana, poi da Traiano e perpetuata dai suoi seguaci[17]. Allo stesso modo, alcuni polacchi sapevano, sempre in quel periodo, che discendevano dai sarmati (mentre altri sapevano di provenire dagli slavi), certi ungheresi che traevano origine dagli unni, alcuni francesi di essere nati dai troiani di Paride ecc. Qualsiasi comunità umana, di ogni luogo e di ogni tempo, si è interessata e si interessa alle origini, cerca e trova risposte in tal senso, alcune reali, altre immaginarie, le più numerose essendo un connubio tra realtà e immaginazione. Non è stato diversamente nel caso dei romeni, nel senso che molti di loro si sono domandati da dove provenissero, e alcuni hanno trovato (tra le altre possibili) anche la risposta, ingenua e spesso esagerata, che tutti i loro avi erano venuti “da Roma”.

Tale idea può essere ripercorsa a partire dall’imperatore (zar) Ioniţă Caloian (cel Frumos / il Bello), dei bulgari e dei valacchi (romeni), nella sua corrispondenza con papa Innocenzo III, attorno all’anno 1200[18] e fin verso la metà del XVI secolo, quando i monaci ortodossi del monastero di Dealu, vicino a Târgovişte, riferivano al padovano Francesco della Valle e ai suoi accompagnatori la storia dell’insediamento degli abitanti in questa regione[19] da parte dell’imperatore Traiano, dai cui antichi coloni discendevano i romeni, che conservano il nome di romanigli usi e la lingua dei romani[20].

La coscienza della romanità si collegava strettamente con la conservazione del nome di romano (romeno). Il mantenimento del nome rumân român (rumeno / romeno), derivato dal latino romanus, per denominare dall’interno l’unico popolo neolatino del sud-est europeo, è impressionante e ha dato occasione a numerosi commentari nel corso del tempo. Si possono trovare molteplici spiegazioni a questo fatto, tra le quali c’è ovviamente l’isolamento dei daco-romani, dei proto-romeni e poi dei romeni in mezzo a popolazioni e popoli diversi, non romanzi (slavi, turanici, ugro-finnici). Durante tutto questo tempo, i popoli neolatini occidentali erano più numerosi e vicini tra loro, il che ha portato anche al bisogno di differenziarsi, di distinguersi tra di loro o di essere identificati dagli altri[21].

Il termine vlah ha un’origine piuttosto oscura, ma la maggior parte degli specialisti concorda sul fatto che esso derivi dal nome dato dagli antichi germani a una tribù celtica romanizzata – Volcae. Questo nome è stato poi ripreso da slavi, bizantini, neolatini, ungheresi ecc. ed è penetrato nelle lingue di cultura del Medioevo (greco, latino, slavo ecclesiastico) e ulteriormente nelle lingue vernacolari, con il senso di comunità latinofona, parlante una lingua romanza[22]. Poiché gli unici parlanti, più numerosi e più diffusi, di lingua neolatina nel Medioevo nella zona centro- e sud-est europea[23] sono stati i romeni, il termine vlah (con le sue varianti) è arrivato in generale a denominare, a partire dalla fine del I millennio, i romeni. In altre parole, data la non esistenza di un altro gruppo neolatino importante nel basso Danubio (sia a nord che a sud del fiume) e nei Carpazi, gli slavi, gli ungheresi, i greci e gli altri popoli hanno finito per riferirsi ai romeni (considerati giustamente romanzi) come vlahi / valacchi[24]. Il fatto, come dicevamo, non è insolito, è però impressionante, poiché i due etnonimi – român vlah /romeno e valacco – hanno, essenzialmente, lo stesso significato, cioè erede della latinità, della romanità. Se si parte dalla differenza tra populus Romanus lingua latina (cioè dalle distinte denominazioni che si riferiscono al popolo e alla lingua), allora è anche possibile sfumare: mentre il termine român rinvia in primis all’origine etnica romana, alla discendenza dai romani, il termine vlah si riferisce innanzitutto al latino, al suo uso. Altrimenti detto, valacco significa, all’origine, latinofono (parlante latino, la lingua proveniente dall’antica Italia), e rumân significa “da Roma”, collegato allo Stato romano e ai romani. In ambedue i casi, come si può notare, il denominatore comune è Roma e la perpetuazione del suo ricordo, tramite l’origine o (e) tramite la lingua.

Il termine rumân român (rumeno / romeno) è evidentemente molto meno attestato nelle fonti antiche, cosa perfettamente naturale: gli stranieri non avevano necessità di usarlo, dal momento che essi ne avevano un altro, per denominare il rispettivo popolo, mentre l’éliteromena, che aveva quale lingua di cultura lo slavo ecclesiastico, utilizzava anch’essa nello scritto i vocaboli adatti a questa lingua, derivati sempre da vlah valah. Quando si è però passati all’uso della lingua romena, a partire dal XVI secolo, nei testi romeni compare solo il termine con cui si autodenominavano i romeni stessi, cioè rumân român (rumeno / romeno). Tuttavia, il fatto che i romeni usassero nel Medioevo la denominazione di rumân per definire se stessi e che esistesse la dualità vlahrumân sono realtà menzionate in Occidente almeno a partire dal XIV secolo.

Così una descrizione del mondo, probabilmente di origine toscana (in un manoscritto della Biblioteca Apostolica Vaticana, valorizzata di recente per la storiografia romena), afferma che nel 1314 circa, nella “provincia”[25] chiamata Ungaria, che era reame (regno, struttura politica), vivevano, oltre agli ungheresi, anche i romeni: In quella medesima provincia sono i Rumeni e i Valacchi, e quali sono due grandi gienerazioni e [h] anno reame e sono paghani[26]. Di conseguenza, l’autore italiano sapeva, all’inizio del XIV secolo, che quelli che venivano denominati valacchi dagli occidentali, chiamavano se stessi români (rumeni), che avevano determinate strutture politiche organizzate (reame) e che non erano “cristiani”, più esattamente non erano “veri cristiani” (cattolici). Erano, in altre parole, “scismatici”. Ci sono ancora esempi nell’epoca, spesso in ambito francescano, là dove i fedeli bizantini erano chiamati, oltre che “scismatici”, anche “eretici” o “pagani”, non essendo collocati tra i “cristiani”[27]. L’autore del testo sa in un certo qual modo, vago e mitico, dei due nomi, di cui fa due “rami” o “popolazioni”, similmente al modo in cui appaiono questi nomi nella leggenda dei fratelli Roman e Vlahata, gli eroi eponimi dei romeni. La stessa dualità di etnonimi, questa volta in latino, si osserva in un noto documento di papa Clemente VI, del 1345, in cui i romeni sono chiamati Olachi Romani.[28] Qui, nella redazione papale, appaiono ambedue i nomi (come nell’esempio precedente), vale a dire tanto quello di vlah (olah), dato dagli stranieri, quanto quello di rumân, dato dai romeni stessi.

Allo stesso modo, in un atto emesso dal principe Stefano Báthory il 6 giugno 1574[29], la fede ortodossa transilvana viene chiamata, in modo sorprendente, romana religio, probabilmente secondo la maniera degli autori umanisti di arcaizzare, cioè di denominare i popoli in base ai loro antenati (reali o immaginari) dell’antichità. Così, “la religione romena” è diventata “la religione romana”, in un paese come la Transilvania, in cui, in quel periodo, al posto del termine “ortodosso” si usava frequentemente quello di valah (olah), e invece di “fede ortodossa” si diceva “fede valacca”[30].

Di recente, è stato segnalato e portato in discussione un altro documento, emesso probabilmente dal re Béla III d’Ungheria fra il 1188-1195 (forse nel 1194), confermato da Béla IV e copiato nel 1417, in cui sono lodati i meriti di un certo conte Narad, “uomo nobile di nazione germanica” (vir nobilis natione Theutonicus), che avrebbe dimostrato, tra l’altro, i suoi atti di fede nei confronti del suo sovrano lottando contro la furia o la pazzia dei bulgari e dei romeni (contra furorem Bulgarorum et Rumenorum)[31]. Il confronto ebbe probabilmente luogo in seguito alla fondazione del Regno valacco-bulgaro, dopo la rivolta dei bulgari e dei valacchi contro i bizantini del 1185-1186. L’identificazione di quei Rumeorum o – come si suppone sia stato nell’originale – Rume<n>orum con i ruteni (del nord) o con i romei (gli abitanti dell’Impero bizantino) è, per ragioni molto fondate, esclusa, sicché la sola ipotesi plausibile è che, intorno all’anno 1194, la cancelleria ungherese abbia utilizzato per i romeni il nome che loro stessi si davano e che era conosciuto in determinati ambienti. Questa sarebbe, fino ad ora, la più antica testimonianza del nome român (rumân) sotto la forma Rumei Rumeni, secondo il modo cioè in cui si denominavano i romeni stessi.

Il contesto non è singolare, soprattutto se teniamo conto del fatto che, sempre allora (è il 1199), papa Innocenzo III scriveva a Ioniţă Caloian, re dei valacchi e dei bulgari, della gloria dei suoi antenati romani. Il modo in cui il monarca valacco ringrazia il sommo Pontefice (ci ha ricondotti al ricordo del sangue e della patria nostra da cui discendiamo), nonché quello in cui il papa scrive a Ioniţă (per stirpe e sembianza sei romano [32] , come il tuo popolo e la tua terra, che dal sangue dei romani trae la propria origine) attestano l’esistenza, già intorno al 1200, di una tradizione riguardo alla discendenza dei romeni dai coloni antichi di quelli dall’Italia (annotata da Giovanni Kinnamos, sui valacchi dell’esercito di Leone Vatatzes)[33]. Tale tradizione circa la romanità dei romeni includeva, a quanto pare, anche la conoscenza del doppio nome di questo popolo del sud-est europeo, cioè del nome di valahi, dato da stranieri e del nome di rumâni, dato dai romeni stessi.

Nel Libellus de notitia orbis (un piccolo trattato di geografia), redatto intorno al 1404 dall’arcivescovo Giovanni di Sultania, questi scrive dei romeni a sud del Danubio: Loro hanno una loro lingua ed <è> quasi come il latino e, a quanto si racconta, discendono dai romani, poiché quando un imperatore romano ha preso sotto il suo dominio quelle regioni […], un gruppo di romani, vedendo che il paese è ricco, vi sono rimasti, sposandovisi. […] Perciò essi dicono con orgoglio di essere romani e questo fatto si evidenzia tramite la loro lingua, poiché loro parlano come i romani[34]. Si tratta qui degli stessi abitanti che, due secoli prima, erano presentati al papa di Roma dal summenzionato Ioniţă cel Frumos (il Bello) quali eredi dei romani. Dal testo dell’arcivescovo, del 1404, risulta che esisteva una tradizione locale (a quanto si raccontadicono con orgoglio di essere romani) riguardo all’origine romana dei valacchi. Aveva analogamente detto nel XII secolo Giovanni Kinnamos: quelli di cui si dice che sono da tempi antichi coloni di quelli venuti dall’Italia[35]. Sempre nel XV secolo, come già Giovanni di Sultania, l’umanista italiano Poggio Bracciolini scriveva che al nord del Danubio c’è una colonia, a quanto si dice, lasciata lì dall’<imperatore> Traiano[36]. Anche in questo caso si tratta dell’annotazione di una tradizione locale (a quanto si dice) e non di una ricerca erudita. Nel 1453, un altro umanista italiano, Flavio Biondo, affermava: … i Valacchi della regione del Danubio […] dimostrano tramite la loro parlata la loro origine romana come una cosa onorevole, <origine> che mettono in evidenza e che invocano[37]. Vale a dire che anche Flavio Biondo, senza ricorrere allo studio degli autori antichi, seppe dai romeni stessi che questi discendevano dai romani.

In queste condizioni, l’affermazione di Niccolò di Modrussa (che ha conosciuto direttamente i romeni), dall’opera De bellis Gothorum, redatta prima del 1473, ha un significato particolare: I romeni portano quale argomento per la loro origine il fatto che, sebbene utilizzino tutti <per iscritto> la lingua della Mesia […], tuttavia parlano fin dalle origini una lingua popolare, che è il latino, il cui uso non l’hanno affatto abbandonato[38]. Qui si nota come certi romeni del XV secolo facessero distinzione tra la lingua della cultura scritta e della Chiesa (lo slavo ecclesiastico) e la lingua parlata dal popolo (il latino), invocando quest’ultima lingua giusto come argomento della loro origine romana.

Altre affermazioni di questo genere diventano d’ora in avanti sempre più frequenti: Poiché essi dicono che sono i soldati di una volta dei romani […] (Jan Laski, vescovo di Gnezno, nel 1514); Popolo guerriero, discendente dai valorosi romani, che hanno fatto sì che tremasse il mondo (Iacob Heraclid Despot, nel 1562); Essi dichiarano di discendere da una colonia romana […] e usano ancora una lingua che assomiglia all’antica lingua di Roma (Giovanandrea Gromo, 1564-1565)[39]. Alcuni Principi romeni, prima del 1600, invocavano l’origine romana del popolo di cui facevano parte i loro soldati, per dare loro coraggio nelle battaglie[40]. Così i romeni non dovettero aspettare Grigore Ureche, del XVII secolo, per sapere che discendevano da Roma, poiché una tradizione multisecolare aveva preceduto le ricerche moderne in questa direzione.

Ci sono anche testimonianze che provano che la lingua parlata dai “valacchi” era da essi chiamata “romeno” (“rumeno”) o persino “rumânească”, secondo l’antico aggettivo romanescus-a-um, della tarda età romana. Del resto, molti autori del tardo Medioevo e del Rinascimento collegano non solo il fondo lessicale della lingua romena, ma anche la sua denominazione usata dai romeni (gli aggettivi romana romanesca o l’avverbio rumuneste) all’origine romana dei romeni. Per questi autori, che sapevano che la lingua si chiamava nei suoi propri territori romana romanesca (e non valaha), era chiaro che anche il popolo che la utilizzava avesse una analoga denominazione, derivata dal latino romanus. Alcuni di loro affermano ciò in modo esplicito nei loro scritti.

Offriamo solo alcuni esempi. Il già menzionato Niccolò di Modrussa scriveva (prima del 1473) che i romeni, allorquando si incontrano con degli stranieri con cui cercano di dialogare, chiedono loro se sanno parlare la lingua romana, e non il valacco[41]. Ovvero i romeni denominavano la propria lingua “română / romena”, forma che non poteva essere resa in latino (dove non esiste la vocale â) se non tramite romana. Tranquillus Andronicus, un dalmata di Traù (il quale ha conosciuto direttamente i romeni di Transilvania, Moldavia e Ţara Românească), scriveva nel 1528 a Jan Tarnowski, comandante supremo dell’esercito polacco, che gli abitanti della vecchia Dacia si sono fusi in un solo corpo, che sono chiamati dagli altri valacchi dal nome del generale Flaccus (come aveva scritto, in modo fantasioso, Enea Silvio Piccolomini), ma che loro ora si dicono romani, anche se non hanno nulla di romano tranne la lingua e persino questa è gravemente alterata ed è mescolata con molte lingue barbare [42]Parlando dei romeni di Ţara Românească, il padovano Francesco della Valle (trovatosi al servizio dell’avventuriero Aloisio Gritti) – conoscitore diretto delle realtà a nord del Danubio negli anni 1532-1534 – scriveva: La loro lingua [i.e. dei romeni] è poco diversa dalla nostra lingua italiana; loro si chiamano nella loro lingua romani, dicendo che sono arrivati da tempi antichissimi da Roma, per stabilirsi in questo paese; e quando qualcuno chiede se qualcuno sa parlare la loro lingua valacca, essi dicono in questo modo: sai il romeno (româneşte)[43] Cioè, sai parlare romeno (româna)[44]poiché la loro lingua si è alterata [45]. L’umanista croato-ungherese Antonius Verancius (Verancsics) evocava anche lui, intorno al 1550, il fatto che i valacchi traggono origine dai romani, che hanno nella loro lingua numerose parole … uguali e con lo stesso significato come in latino e nei dialetti degli italiani e che quando chiedono a qualcuno se sa parlare la lingua valacca dicono: “Sai per caso il romeno (româneşte)[46]?”, oppure <quando chiedono > se è valacco, gli domandano: “se è romeno (român)[47]. Come si può notare, queste testimonianze, risalenti al periodo 1200-1600, attestano senza alcun dubbio che quelli che erano chiamati “valacchi” dagli stranieri chiamavano se stessi “romeni” (rumeni), e alla loro lingua dicevano “romena” (rumână o rumânească), conservando, alcuni di loro, nella mente il ricordo di Roma.

La denominazione di Dacia si è probabilmente perduta, a poco a poco, a livello popolare già alla fine dell’epoca antica (com’è successo, ad esempio, anche nel caso della Gallia). Sotto i romani, il nome di Dacia ha avuto un senso più politico che etnico. Questo nome ha ricevuto, quindi, un serio colpo proprio quando il vecchio regno di Decebal è diventato in gran parte l’omonima provincia romana, poiché non si trattava più, di fatto, della vecchia Dacia, ma di una Romània, divisa poi in più Romaniae [48]. Queste, dopo il ritiro e la caduta di Roma, hanno finito per diventare gradualmente delle entità latine, più grandi o più piccole, collocate e a nord e a sud del Danubio e circondate da popolazioni non-latine. La loro latinità è provata allo stesso tempo dal nome proprio, interno, quello di Romaniae e da quello esterno, dato da stranieri, di Valachiae. Le Romanie o le Valacchie sud-danubiane si sono sempre più ridotte e, in parte, disperse in seguito alla migrazione massiccia degli slavi (dopo il 602) e dopo la formazione dei loro stati.

L’ultimo grande sussulto di una siffatta Valacchia, vale a dire di una vita politica organizzata a livello più alto dai romeni a sud del fiume, ma in alleanza con gli slavi, è stato il Regno Valacco-Bulgaro formato alla fine del XII secolo, sotto la dinastia valacca (valacco-bulgara) degli Asăneşti. Al contrario, a nord del Danubio, i nuclei politici romeni si ergevano a misura che decadeva politicamente e demograficamente la romenità balcanica. Qui, tra il Danubio e i Carpazi Meridionali (ovvero le Alpi della Transilvania, come li chiamavano gli occidentali), si è formato, a cavallo del XIII e XIV secolo, tramite l’unificazione di più Valacchi, il prototipo dello stato romeno medievale, vale a dire la Grande Valacchia o Ţara Românească. I romeni hanno sempre nominato questa grande formazione politica propria – composta da romeni e condotta da romeni – Ţara Rumânilor / Românilor, Ţara Rumânească / Românească e probabilmente, qua e là, perfino Rumânie.

Perciò, grazie a questa sinonimia, nell’epoca dell’emancipazione nazionale, quando si presupponeva che ogni nazione dovesse avere uno stato nazionale che riunisse e difendesse tutti i suoi membri, i romeni avevano da tempo predisposto un nome per il loro paese. Non hanno scelto il nome di Dacia (anche se è stato proposto), perché tale nome, come sopra detto, benché molto antico, si era perduto da tempo nella coscienza pubblica, ed hanno preferito il nome di Rumânia România. Non è stato un nome inventato in quel momento, bensì uno conservato nella memoria collettiva, giunto da una passato remoto, un nome che avevano portato in un modo o nell’altro, a un certo momento, tutte le realizzazioni politiche dei romeni. Era anche il nome che ha avuto in maniera ininterrotta sin dal 1300 la “Ţara Românească”, vale a dire il più antico e prestigioso stato medievale romeno, attorno a cui si è poi costituita l’unità politica del popolo di cui portava il nome.

I romeni hanno iniziato la loro storia come “enclave latina alle porte dell’Oriente” oppure come “isola di latinità in un mare slavo” e sono sempre rimasti in un’ampia regione di interferenze e di vari influssi. Questa regione è stata spesso minacciata nella propria stabilità ed esistenza, da occidente e da oriente, da nord e da sud. Le minacce hanno talvolta assunto forme distruttive o dissolventi, pericolose per l’identità dei romeni. I gravi pericoli dal sud e dal nord, così come quelli dall’ovest sono stati più anticamente annichiliti, allontanati, neutralizzati, quando è stato possibile, tramite il contributo dei romeni e dei loro vicini, ma soprattutto grazie all’evoluzione dei rapporti internazionali. Molto più persistenti, più incalzanti, più dolorosi e più gravi sono stati i pericoli provenienti dall’oriente, a partire dalle migrazioni per finire con i carri armati sovietici portatori del comunismo.

Da più di un millennio, i romeni hanno vissuto con l’ossessione della minaccia dell’Oriente. Perciò, dalla loro polivalente eredità identitaria, hanno coltivato piuttosto la propria componente occidentale. Era chiaro già dai secoli XIV e XV che “la luce” aveva cessato di venire dall’Oriente. Mentre quest’Oriente diventava sempre più abietto, la cultura e la civiltà, sul vecchio fondo del classicismo greco-latino e del cristianesimo, fiorivano in Occidente. L’Occidente è diventato così un modello da seguire. Roma – l’Antica Roma – era parte sostanziale di questo modello ed era divenuta il suo simbolo più eclatante. Da questo legame con Roma – reale e immaginario allo stesso tempo – sono nate l’ideologia e la moderna mitologia nazionale romena. Solo che Roma nei secoli XIII-XIV era cattolica, e il legame con essa era mediato da altri stati cattolici, in particolare dal Regno d’Ungheria. Questo legame era fortemente ostacolato dall’ortodossia dei romeni, dalle pressioni per la loro cattolicizzazione, pressioni che non seguivano sempre la via del convincimento. Tali pressioni di cattolicizzazione portavano, in maniera ingannevole, il sigillo di Roma, ma venivano fatte attraverso il prisma della pressione politico-militare ungherese. Nella mente dei romeni (soprattutto di quelli dominati direttamente dall’Ungheria) il cattolicesimo si sovrapponeva al nome di Ungheria, vale a dire al nome di un oppressore, e quest’ombra si proiettava a volte anche su Roma, dove risiedeva il capo della Chiesa d’Occidente[49].

In questo modo, la fede bizantina e il legame, mediante gli slavi del sud, con la “Nuova Roma” (Costantinopoli), ma anche le tendenze di cattolicizzazione per filiera ungherese erano diventate dei seri ostacoli per la coltivazione del ricordo della prima Roma e della latinità. Tuttavia i romeni avevano Roma non solo nella loro natura, ma anche nel loro nome. Ed erano gli unici detentori di tale “privilegio” – palese testimonianza per ideologi non solo della loro latinità, ma anche, assieme ad essa, della loro origine occidentale. Per tale ragione, i legami con l’Occidente sono stati ripresi in età moderna secondo altri principi, e il nome di Romania – una sorta di Roma trasferita vicino al Danubio, dai Carpazi al Mar Nero – è diventato per i romeni un forte marchio identitario, nato e creato allo stesso tempo, costruito sia dalla storia che dall’ideologia, ma potente e perenne.

Certamente, al consolidamento di questa denominazione generale di Romania hanno tenacemente lavorato – com’è avvenuto nella storia di tutti i popoli – gli intellettuali, gli artigiani del nazionalismo moderno e dell’ideologia nazionale.

Nell’epoca moderna hanno predominato due ideologie nella coscienza politica e pubblica romena, una chiamata autoctonista (che metteva l’accento sull’eredità dacica, tracica, orientale o sud-est europea) e una pro-occidentale (che privilegiava la latinità e l’eredità romana, la civiltà europea dei romeni). Quest’ultima si è rafforzata di continuo, si è sviluppata e ha vinto. In Transilvania, sin dal XVIII secolo, sotto l’impulso della corrente illuministica rappresentata dalla Scuola Transilvana (Şcoala Ardeleană), lo studio della storia destinata agli allievi cominciava con la fondazione di Roma, sicché il passato remoto dei romeni si confondeva con quello dei romani. Nel XVII e nel XVIII secolo, le opere erudite hanno approfondito la latinità dei romeni, con nuovi argomenti linguistici, narrativi e documentari, archeologici, storici, numismatici ecc., consolidando la coscienza interna e internazionale riguardante questo tema. A partire dal XIX secolo, quando è iniziata in maniera cosciente e programmatica la sincronizzazione della civiltà romena con quella occidentale, la latinità dei romeni (rinsaldata tramite la francofonia e la francofilia) è sempre stata in primo piano, è sempre stata evocata e invocata. Su questa latinità si è edificata l’essenza dell’identità romena moderna, raccordata ai valori europei.

Dopo le deviazioni d’interpretazione del passato avvenute nei decenni del regime comunista (1948-1989), da più di vent’anni i più seri storici romeni hanno ripreso la presentazione del passato sotto nuovi auspici. Oggi è sempre più evidente per gli storici e per un ampio pubblico che i romeni hanno avuto una storia normale, come tutti i popoli, con cose buone e cattive, che hanno avuto province storiche diverse e dei nomi regionali, che non sono stati puri e immacolati, che non sono sempre stati unitari e uniformi e che non tutti i loro antenati erano venuti da Roma! Si vede – per molti come una novità – che anche i romeni si erano spostati nel Medioevo e non solo, su distanze minori o maggiori, con i loro greggi o con altre faccende, in tutte le direzioni, spronati da diversi motivi, così come avevano fatto tutti i popoli[50]. Lo spostarsi e lo stanziarsi in spazi distanti hanno reso anche i romeni variegati, diversi fra loro. È stato molto difficile, per vari anni dopo il crollo del comunismo, fare la distinzione tra verità e menzogna, tra realtà e propaganda. Nemmeno oggi, dopo più di due decenni, è facile.

Di conseguenza, sia riguardo al nome sia riguardo all’origine dei romeni, le cose non sono, per tantissimi stranieri, chiare. Molti credono ancora che il nome di romeno e la latinità dei romeni sarebbero il risultato della propaganda nazionale e nazionalista, esacerbato sotto il comunismo. Ma questo è solo un cliché, frutto in gran parte della diffidenza e dell’ignoranza. Alla luce delle testimonianze di cui sopra, è evidente la legittimità dell’uso del nome di romeno (e di Ţară Românească) in parallelo con quello di valacco (e di Valacchia), sin dal momento dell’ingresso nella storia di tutti i popoli romanzi, alla fine del I millennio dell’era cristiana. Quindi, i romeni hanno portato sin dall’inizio due nomi principali, ambedue legittimi. È però oggi naturale che, almeno negli ambienti romeni, sia preferito il nome che si danno i romeni stessi. I neolatini orientali dell’Europa erano, già dai secoli IX e X, per loro stessi “români” (rumâni), e per gli altri “vlahi” (con varianti). Tanto più è giustificato l’uso del nome di romeni per i secoli ulteriori del Medioevo. La denominazione di romeno, adoperata da tutti gli storici romeni per definire il proprio popolo a partire dal Medioevo, non ha nulla a che fare con il nazionalismo, benché sia stata spesso usata in spirito nazionalista. Si tratta solo di una realtà con un’esistenza millenaria e che va correttamente rilevata, in accordo con ciò che testimoniano le fonti storiche. Al pari del nome, la coscienza della latinità della lingua e della romanità del popolo è stata una presenza continua, lungo i secoli, nel pensiero di alcuni romeni. Essa è sempre stata accresciuta, argomentata e talvolta pure esagerata in epoca moderna – tramite gli sforzi coscienti delle élites intellettuali e politiche – preparando la piattaforma progetto per l’integrazione dei romeni e della Romania nelle strutture istituzionali e persino in quelle mentali dell’Europa contemporanea.

NOTE

[1] Si tratta qui non del nome del signore, bensì della dinastia (Bogdani o Bogdăneşti) che ha assoggettato il Paese ai turchi.
[2] La prima fondazione era considerata quella da parte dei romani condotti dall’imperatore Traiano.
[3] Il nome medievale dei polacchi in romeno. Loro chiamavano gli abitanti della Moldavia “valacchi” e quelli del Ţara Românească “multani” o “moltani”, e il Paese “Multana” (perché il nome di “Valacchia” o “Paese Valacco” era già da loro dato alla Moldavia).
[4] Costin 1967, pp. 156-157.
[5] Iorga 1924, pp. 35-50.
[6] Brătianu 1998, pp. 60-64.
[7] Papacostea 1965, pp. 15-24.
[8] Armbruster 1993², pp. 17-51.
[9] Arvinte 1983.
[10] Stănescu 1964, pp. 967-1000.
[11] Ştefănescu 1981, pp. 77-84.
[12] Brezeanu 2002, passim.
[13] Pop 1998, pp. 8-13.
[14] Baumann – Gingrich 2004.
[15] Questi nomi tradizionali, olasz e oláh, dati dagli ungheresi agli italiani e, rispettivamente, ai romeni, dimostrano indubitabilmente la percezione dell’affinità tra i due popoli neolatini da parte della coscienza collettiva ungherese. La stessa singolare somiglianza tra i nomi dati agli italiani e ai romeni si ritrova anche nel caso di molti popoli slavi.
[16] Per lo specifico degli ungheresi si veda, di recente: Engel 2001.
[17] È tuttavia evidente che non questa coscienza – elitaria e debole – è stata decisiva per la perpetuazione del nome di Roma nell’etnonimo “romeno”, ma alcune circostanze storiche, parzialmente evocate in questo studio.
[18] Stănescu 1989, pp. 32-33. Papacostea 1999, pp. 242-243.
[19] Holban 1968, pp. 322-323.
[20] Dopo il XVI secolo, con i grandi cronisti moldavi che hanno scritto in romeno, con Dimitrie Cantemir e poi con la Scuola Transilvana, la coscienza della romanità si impone definitivamente nella mentalità romena.
[21] Come si sa, si sono conservati anche in Occidente degli etnonimi provenienti dal latino romanus, ma solo sporadicamente, nel caso di gruppi più piccoli e isolati, circondati da popolazioni germaniche, come ad esempio i romanci o retoromanzi della Svizzera.
[22] Non ha attinenza, nel caso presente, che talvolta, nel Medioevo e in età moderna, il termine vlah ha avuto, qua e là, anche l’accezione di contadino asservito, di pastore (pecoraio), di servo della gleba o di “scismatico” (ortodosso), come si vedrà oltre.
[23] Non prendiamo qui intenzionalmente in considerazione il piccolo popolo dalmata – nel frattempo scomparso – dei Balcani, vicino agli italiani, collocato lontano dai romeni nord-danubiani e senza rilevanza per il nostro argomento. Del resto, al di là dell’appartenenza alla latinità, i romeni sono il popolo più numeroso del sud-est europeo.
[24] Si veda Djuvara 1996, con le opinioni degli specialisti Cicerone Poghirc, Petre Ş. Năsturel, Matei Cazacu, Neagu Djuvara, Max Demeter Peyfuss, Mihaela Bacu e Matilda Caragiu-Marioţeanu, relative alle denominazioni generali di romeni (con varianti) e valacchi (con varianti), al processo di romanizzazione, ai rapporti dei valacchi dei Balcani con i greci e gli slavi, alla diaspora aromena, agli aromeni e ai nazionalismi balcanici, all’assimilazione dei valacchi ecc.
[25] Il termine di provincia si riferisce probabilmente alla divisione del mondo cristiano (cattolico) in “province ecclesiastiche” operata dalla Curia papale.
[26] Turcuş 2000, p. 6.
[27] Papacostea 1998, pp. 13-136.
[28] Armbruster 1993², pp. 49-51.
[29] De Hurmuzaki 1911, pp. 659-660. Il fatto è tanto più sorprendente dal momento che con romana religio si intende di solito la confessione cattolica; nel caso citato il riferimento è però, senza dubbio, alla fede ortodossa dei romeni transilvani.
[30] In numerose testimonianze dell’epoca, incluse le decisioni della Dieta di Transilvania, gli abitanti del paese sono caratterizzati dal punto di vista religioso come “Christiani” (gli ungheresi, i sassoni, i siculi) e “Valacchi”, essendo evidente che un etnonimo (Valachus) era adoperato per definire l’appartenenza a una confessione (l’ortodossia).
[31] Nagy 1891, n. 5, pp. 9-11; Szentpétery 1923, n. 157, p. 50; si veda Simon 2010, pp. 127-136.
[32] Osserviamo che il sommo Pontefice chiama Ioniţă “romano” e non “valacco”, e dice che i romeni stessi si considerano di origine romana.
[33] Stănescu 1989, pp. 32-33.
[34] Papacostea 1999, pp. 241-242.
[35] Ibidem, p. 242.
[36] Ibidem, p. 243.
[37] Ibidem, pp. 243-244.
[38] Ibidem, p. 245.
[39] Ibidem, pp. 246-247.
[40] Pop 1998, pp. 114-115.
[41] Papacostea 1999, p. 245.
[42] Veress 1914, pp. 242-244 (testo integralmente in latino); Holban 1968, p. 247 (brano tradotto in romeno).
[43] Sti Rominesti?
[44] Sai tu romano?
[45] Holban 1968, p. 322.
[46] Scisne… Romane?
[47] Num Romanus sit. Verancsics 1857, pp. 119-151 (testo integralmente in latino); Holban 1968, p. 403 (brano tradotto in romeno).
[48] La ripresa della denominazione di Dacia si è fatta sotto l’impulso dell’umanesimo, dal di fuori della società romena, tramite la maniera degli autori dell’epoca rinascimentale di arcaicizzare le denominazioni dei luoghi del loro tempo. In questo modo, i Principati Romeni (ma anche la Danimarca!) erano chiamate Dacia, la Francia era Gallia, l’Ungheria diventava Pannonia, la Bulgaria e la Serbia – Mesia ecc. Da queste opere umaniste e post-umaniste anche gli autori romeni hanno resuscitato il nome di Dacia. Dobbiamo ricordare il fatto che Johannes Honterus sulla famosa mappa del XVI secolo apponeva il nome di Dacia sui territori di Transilvania, di Ţara Românească e di Moldavia.
[49] Si veda Pop 2001, pp. 78-90; Idem 1995, pp. 275-284.
[50] Si veda Schmidt – Lauber 2007.
Fonte: http://www.bdnonline.numismaticadellostato.it/apriArticolo.html?idArticolo=51
Ioan-Aurel POP, è presidente dell’Accademia Romenaprofessore e rettore dell’Università Babeș-Bolyai di Cluj-Napoca. Autore e coautore di oltre settanta libri, trattati e manuali e più di cinquecento studi e articoli, tra cui i più recenti sono Cultural Diffusion and Religious Reformation in Sixteenth-Century Transylvania. How the Jesuits Delath with the Orthodox and Catholic Ideas (The Edwin Mellen Press, Lewiston – Queenston – Lampeter, 2014), A Short Illustrated History of the Romanians (Editura Litera, București, 2017). Gli è stato conferito il titolo Doctor Honoris Causa da dieci università della Romania e dell’estero. È membro di alcune accademie e società scientifiche straniere, tra cui l’Accademia europea delle scienze e delle arti di Salisburgo (Austria), l’Accademia nazionale virgiliana di Mantova (Italia), l’Ateneo veneto di Venezia (Italia), l’Accademia europea delle scienze, delle arti e delle lettere di Parigi (Francia). È stato visiting professor presso alcune università degli Stati Uniti, dell’Italia, della Francia, dell’Ungheria e dell’Austria, e direttore dell’Istituto culturale romeno di New York (Usa) e dell’Istituto romeno di cultura e ricerca umanistica di Venezia (Italia). Dal 1993 è direttore del Centro di studi transilvani di Cluj-Napoca dell’Accademia romena.
Vedi anche

Iaşi: Invitaţie la Ziua Socială pentru Studenţi, ediţia a VI-a, 2018


A şasea ediţie a programului de formare pentru mediul universitar “ZSS 2018” – Ziua Socială pentru Studenţi, cu tema: “Sărăcia, binecuvântare sau blestem?” va fi organizată sâmbătă, 24 februarie 2018, în Aula Magna a Institutului Teologic Romano-Catolic “Sfântul Iosif” din Iaşi (Str. Th. Văscăuţeanu, nr. 6).

Organizatori sunt: Oficiul pentru Pastoraţia Universitară al Episcopiei Romano-Catolice de Iaşi, Facultatea de Teologie Romano-Catolică a Universităţii “Al.I. Cuza” din Iaşi, Institutul Teologic Romano-Catolic “Sfântul Iosif” din Iaşi, Asociaţia Studenţilor Catolici din Iaşi şi Parohia Romano-Catolică “Adormirea Maicii Domnului” Iaşi.

Programul formativ oferă universitarilor posibilitatea de a aprofunda importanţa sărăciei, ca virtute, în societate şi în Biserică, plecând de la Biblie şi Tradiţie, ţinând cont şi de viaţa socio-culturală a poporului român.

Program:

  • 9.00: Introducere (Ep. Petru Gherghel)

  • 9.15: Săracii români bogaţi! – Prof. univ. dr. Nicu Gavriluţă (Facultatea de Filosofie şi Ştiinţe Social-Politice, Universitatea “Al.I. Cuza” din Iaşi)

  • 10.00: Sărăcia în Biblie: de la o stare de fapt spre o legislaţie de solidaritate – Lect. univ. dr. pr. Tarciziu Şerban (Facultatea de Teologie Romano-Catolică, Universitatea Bucureşti)

  • 10.45: Pauză

  • 11.00: Trăirea în spiritul sărăciei autentice conduce la comuniune – Pr. Valeriano Giacomelli, Congregaţia “Don Orione” (Bucureşti)

  • 12.00: Sfânta Liturghie

  • 13.00: Prânzul

  • 14.30: Sărăcia: valoare sau non-valoare morală? – Pr. drd. Iosif Tiba (Institutul Teologic Romano-Catolic “Sfântul Iosif” din Iaşi)

  • 15.15: Pauză

  • 15.30: Ateliere de lucru

  • 16:30: Lucrări în plen

  • 17:00: Pauză

  • 17:30: Recital – Corul Juvenes Ecclesiae

  • 18:15: Cina

Participarea este liberă, masa fiind asigurată de către organizatori.

Moderatorul programului şi persoană de contact pentru înscrieri: pr. Fabian Doboş, capelan universitar (tel. 0756/833383; e-mail: fabiandobos@gmail.com).

Oficiul pentru Pastoraţia Universitară Iaşi

Sursa: ercis.ro

Atlanta 2018: World Romanian Council / Consiliul Mondial Român a deschis filială în Italia


Cu sprijinul doamnei Tatiana Ciobanu s-a decis crearea Reprezentanței CMR-Italia, sub conducerea Simonei Cecilia Crociani Baglioni Farcaș.

15 Ianuarie 2018

COMUNICAT DE PRESĂ

În perioada 12-15 ianuarie 2018, a avut loc la Atlanta, Georgia, Conferința World Romanian Council / Consiliul Mondial Român, care s-a desfășurat sub impactul Centenarului Unirii și a coincis și cu evenimentul aniversării nașterii Luceafărului culturii române, Mihai Eminescu.

În cadrul lucrărilor, s-a analizat și situația încordată pe care o provoacă cercurile politice maghiare și, tocmai de aceea, la punctul 5 din Rezoluție, am propus îndreptarea Legii Electorale care în mod eronat exclude organizațiile majorității românești de la procesul electoral în favoarea strict a celor ale minorităților.

Deoarece, exportarea pe plan internațional a disputelor politice interne, mai ales la nivelul Parlamentului Europei, dăunează intereselor naționale și credibilității României, am făcut apel la partidele politice să adopte pe plan extern o atitudine politică unitară de afirmare și apărare a intereselor naționale.

O decizie importantă a fost cea prin care s-a cerut din nou, crearea Circumscripției 44-Basarabia cu deputați exclusiv din Republica Moldova, ca o formă nu numai experimentală și simbolică, dar și intermediară de integrare a reprezentării la nivel național a populației basarabene în cadrul unui viitor Parlament național reîntregit.
Această propunere se află pe linia propunerilor făcute și cu ocazia ședinței de constituire a ”Alianței pentru Centenar” de către 135 de organizații ale societății românești.

Creșterea și transformarea CMR într-o organizație globală a societății românești cu impact în relațiile cu diverse instituții internaționale, se conturează a fi strategia necesară, deoarece, suntem convinși că cel puțin până în 2020, care reprezintă aniversarea centenarului Trianonului, cercurile maghiare din exterior vor face presiune și vor încerca destabilizări în zonele locuite de maghiari și nu numai.

S-a decis ca CMR împreună cu Reprezentanțele și filialele sale să participe la marele marș unionist care va avea loc în luna martie la Chișinău, alături de partenerii noștri din ”Alianța pentru Centenar”.

Din partea Parlamentului României, a participat la Conferință și Președintele comisiei pentru românii de pretutindeni a Camerei Deputaților, domnul deputat Constantin Codreanu, ocazie cu care am încheiat un Protocol de colaborare semnat și parafat, pentru instituționalizarea relațiilor CMR cu un Grup Parlamentar Transpartinic, pentru colaborarea în probleme de interes național.

În cadrul lucrărilor, Smaranda Livescu, care a ocupat funcția de Secretar General încă de la înființarea CMR din 2000-2001, a renunțat la poziție, datorită faptului că activitatea sa ca președintă a importantei organizații pe care o conduce, UNIFERO este foarte solicitantă și, în mod normal, este greu să-și împartă timpul. În locul său, a fost aleasă ca Secretar General, Diana Uscatu, care este membru fondator al CMR, participând la prima ședință de constituire a organizației din Martie 2001.
Dorim să-i mulțumim doamnei Smaranda Cazan-Livescu care și-a îndeplinit funcția cu o rară abnegație și pentru care îi suntem cu toții datori că CMR a putut să renască și să meargă astăzi înainte cu fruntea sus pentru a preda ștafeta unei noi generații de tineri patrioți.
Suntem bucuroși că UNIFERO va continua să colaboreze cu CMR și în calitate de organizație membră, în diverse probleme pe care le-am discutat la acest dublu eveniment, Conferința Anuală CMR și Conferința MidTerm a UNIFERO.

Decizia numirii lui Ion Leașcenco, președintele Blocului Unității Naționale, în funcția de Director al CMR-Basarabia, împreună cu cea a Dianei Uscatu ca Secretar general, face parte din procesul de întinerire a organizației, proces care va continua și la Congresul din Mai.

Simona Cecilia Farcaș

Adunarea Generală a votat validarea lui Iacob Cazacu-Istrati ca Director CMR-Canada și a lui Alexandru Cetățeanu ca Director al Filialei Quebec/Montreal și salută faptul că în Italia s-a decis crearea Reprezentanței CMR-Italia sub conducerea Simonei Cecilia Crociani Baglioni Farcaș, după cum ne-a transmis doamna Tatiana Ciobanu.

Regretăm că Directorul CMR-România, Valentin Bercă s-a retras din motive care țin de activitatea sa profesională, iar pentru dăruirea pe care a depus-o în decursul anului 2017, îi suntem recunoscători și sperăm ca, atunci când timpul îi va permite, să ne ajute cu expertiza sa.
Îi vom suplini lipsa prin girarea temporară a poziției de către Ion Leașcenco, directorul CMR-Basarabia, până când vom găsi candidatul ideal capabil să reprezinte CMR-România la nivelul instituțiilor statului român și europene.

În acest sens, considerăm potrivită o persoană cu notorietate din ”Forumul Civic al Românilor din Covasna, Harghita şi Mureş”, având în vedere că, mai ales în acea zonă din Transilvania, este nevoie de o contrabalansare instituțională a presiunilor inacceptabile cu tentă separatistă din partea organizațiilor civice și politice maghiare.
De aceea, se are în vedere  și mutarea acolo a sediului Reprezentanței CMR-România ca o mișcare simbolică de rezistență și susținere a elementului românesc în acest an al Centenarului.

S-a stabilit ca viitorul Congres al CMR să aibă loc la București în luna Mai și există invitația deputatului Constantin Codreanu, în calitatea sa de Președinte al Comisiei pentru românii din afara granițelor, ca acesta să se desfășoare în clădirea Parlamentului României.

Dorim să mulțumim tuturor celor care prin mesaje ne-au încurajat în desfășurarea celor două conferințe, CMR și UNIFERO.

Și, un gând special de recunoștință și mulțumire avem pentru Părintele George Acsente de la Biserica Sfinții Împărați Constantin și Elena, din Lilburn / Atlanta care a venit în mod special printre participanți pentru a binecuvânta lucrările celor două organizații românești, Consiliul Mondial Român și UNIFERO.

Mircea Popescu
Preşedinte CMR
Atlanta, SUA

 

REZOLUȚIA

 Conferinței Consiliului Mondial Român  Atlanta 2018

       Participanții la Conferința anuală a Consiliului Mondial Român-The World Romanian Council au trecut în revistă și au analizat evoluțiile și problemele apărute în perioada de activitate redusă a organizației dintre 2005 și 2017 și modul în care acestea au afectat viața și spațiul național român, cu precădere cele în curs de desfășurare pentru promovarea Centenarului Marii Uniri, inclusiv pe plan internațional.

S-a desprins concluzia, că în etapa actuală de dezvoltare și de răspândire globală a societății românești și în condițiile evoluțiilor în permanentă schimbare ale relațiilor internaționale, problema națională nu mai poate fi separată de cadrul politic intern sau extern, iar societatea civilă trebuie să-și asume realitatea că nu mai poate face abstracție de implicarea activă în ceeace este politică națională.

Problema națională trebuie să capete prioritate absolută, deoarece, nu putem să ne numim europeni, înainte de a ne afirma ca români. Nu putem îmbrățișa așa zise valori europene cerute și impuse de anumite cercuri, dacă renunțăm cu ușurință la valorile naționale proprii în loc să le impunem pe ale noastre în cadrul general al valorilor europene.

Discuțiile au subliniat că societatea românească are nevoie de afirmarea și consolidarea unei ORGANIZAȚII GLOBALE ROMÂNEȘTI capabilă să dezvolte un ”lobby popular” coordonat prin eforturile conjugate ale Președinției, Parlamentului, Guvernului și ale societății românești, pentru susținerea României, a românilor de pretutindeni și pentru promovarea valorilor naționale și a idealului național al Reîntregirii Patriei.

Se consideră că CMR este un embrion ce trebuie dezvoltat pentru reușita unui asemenea proiect național.

I. PREGĂTIREA CENTENARULUI MARII UNIRI

Prioritate absolută pe care CMR o împărtășește cu partenerii din ”Alianța pentru Centenar”, cei din afara Alianței dar și cu instituții ale statului român este pregătirea aniversării Centenarului Unirii.

Pentru noi, singura finalitate a acțiunilor unioniste este revenirea la întregirea istorică și naturală a poporului român și a teritoriului național și considerăm că punctele de vedere și propunerile pe care le-am adoptat pot și trebuie să fie realizate inclusiv prin voința politică a instituțiilor statului și a partidelor politice de a coopera la nivel național cu societatea românească globală și prin ampla și reponsabila mediatizare a massmediei.

1. Adunarea Generală a CMR propune instituțiilor statului roman, societății românești civice și politice implicarea în implementarea unei ”Doctrine a Vecinătății Apropiate” menită să consolideze procesul apropierii rapide a Basarabiei de standardele europene și implicit a reîntregirii patriei și poporului român prin acțiuni și activități parlamentare, guvernamentale, diplomatice, politico-militare, economice, socio-culturale.

1.1.Parlament (Anexa 1)

– Reamintim solicitarea făcută Parlamentului României, pe care CMR a înaintat-o și în cadrul adunării de constituire a ”Alianței pentru Centenar”, privind înființarea Circumscripției 44-Basarabia cu deputați exclusiv din Republica Moldova, ca o formă nu numai experimentală și simbolică, dar și intermediară de integrare a reprezentării la nivel național a populației basarabene în cadrul unui viitor Parlament național reîntregit.

– Propunem crearea circumscripțiilor electorale în zone cu concentrație mare de cetățeni români: Spania, Italia, America de Nord.

1.2.Guvern

– Propunem înființarea Ministerului Reîntregirii pe model Germania și Korea

1.3. Diplomatic

– Propunem definirea unei doctrine românești a ”Diplomației în tandem” constând în acțiuni diplomatice comune ale României și Republicii Moldova, care să fie unitare în problemele majore, cu accent pe cele privind spațiul comun românesc, cât și complementare în spații mai puțin accesibile pentru celalaltă parte, cum ar fi spațiul CSI.

– Formularea unei politici externe coerente și unitare a factorilor politici pentru a face înțeleasă la nivel european și nord-atlantic, necesitatea și avantajele reîntregirii României prin efort comun internațional pentru asigurarea stabilității politice și a securității la granița estică a UE și NATO.

– Realizarea , prin participarea alături de societatea civilă românească a instituțiilor specializate ale statului român, a unei campanii globale pentru sensibilizarea opiniei publice internaționale asupra tragediei populației românești ca urmare a dezmembrării prin forță a teritoriului național.

1.4. Politico-militar

– Includerea de amendamente în Constituția României prin care revenirea la Patria mamă a unor teritorii înstrăinate să se poată face în mod simplificat, după modelul Art. 23 din Constituția RFG. – (Anexa 1)

– În condițiile unei situații relativ tensionate la granița de Est a Uniunii Europene și NATO și a presiunilor constante asupra Basarabiei, inclusiv prin trupele Rusiei staționate în Transnistria, CMR propune un plan politico-militar de descurajare sub umbrela NATO, cu participarea statelor direct afectate, inclusiv a Republicii Moldova, pe care-l va înmâna domnului deputat Constantin Codreanu pentru a fi prezentat, dacă circumstanțele îi permit, Parlamentului, Guvernului și Președinției pentru a fi studiat, analizat și, eventual, dezbătut în cadrul CSAT. – (Anexa 2).

1.5. Economic

Supunem atenției administrației României și europarlamentarilor români posibilitatea promovării și implementării conceptului ”Euroregiunilor de Integrare” (Anexa 3), ca plan economic de implicare a UE în dezvoltarea unor țări candidate la integrarea în spațiul European, cu precădere economică, așa cum este detaliat în Anexa 3, ”Euroregiunea de Integrare – Prut” cu referire la Basarabia.

1.6. Socio-cultural

– Completarea și modificarea Legii 21 din 1991 a cetățeniei române prin înlocuirea conceptelor de ”redobândire” cu cel de ”recunoaștere” a cetățeniei.

– Acordarea cetățeniei române pe baza apartenenței la filonul cultural român.

– Apărarea drepturilor și valorilor culturale și naționale ale românilor din jurul granițelor și din diaspora prin implicarea responsabilă, nu numai a societății civile, dar mai ales a instituțiilor de resort ale statului.

– Apreciem adoptarea de către Parlamentul României a ”Legii Centrelor Comunitare Românești”, dar cerem ca la conducerea Centrelor să se afle personalități din rândul membrilor comunităților în care sunt create acestea.

2. Dând o înaltă apreciere faptului că ziua de 27 Martie a fost declarată Sărbătoare Națională, solicităm celor două Camere ale Parlamentului României să organizeze pe 27 Martie 2018 o ședință festivă cu invitați internaționali, care să omagiaze începutul mișcării de Întregire a României prin Actul Unirii semnat și ratificat de Sfatul Țării de la Chișinău, desăvârșită prin Marea Adunare Națională de la Alba Iulia din 1 Decembrie 1918.

Prin invitarea ambasadorilor și altor personalități internaționale, Parlamentul, ca instituție reprezentativă a poporului român, va putea sensibiliza comunitatea internațională asupra realității și necesității unui spațiu întregit românesc.

3. În cadrul pregătirii și participării la Olimpiade sau alte competiții internaționale pe echipe, propunem participarea sub forma de echipe unice formate din sportivii din cele două state.

Solicităm Comitetelor Olimpice ale celor două entități românești să caute soluții pentru crearea unei Echipe Olimpice unice România-Republica Moldova.

II. RELAȚII INTERNE

4. Constatând că extinderea la nivel internațional a scandalurilor politice interne aduce prejudicii României, creind pretexte unor forțe din UE pentru a ridica obstacole discriminatorii în obținerea statutului de membru cu drepturi egale UE, solicităm forțelor politice românești să instituie o stare de non-combat și să adopte pe plan extern o atitudine unitară politică de afirmare și apărare a intereselor naționale.

Administrarea unei țări suverane nu poate și nu trebuie să fie impusă din afară, cu atât mai mult în acest an al aniversării a 100 de ani de la realizarea statului național, indivizibil, unitar, suveran și independent.

5. Profitând de dezbinările politice exportate pe plan extern, UDMR, aflată în Parlamentul României, își manifestă atitudinea anti-românească declarând ostilitate față de sărbătorirea Centenarului Unirii în particular și față de întregirea României în mod special, promovând, în schimb, acțiunea revanșardă ”Trianon 100” a statului maghiar.

Presiunile pe care UDMR le face în mod constant în Parlament și în general în viața politică și administrativă a țării se datorează deficiențelor din Legea Electorală care nu acordă dreptul de ”competitor electoral” și altor organizații ale societății civile decât cele ale minorităților.

Adunarea Generală validează proiectul legislativ depus la Parlament privind modificarea Legii Electorale pentru a permite și organizațiilor civice ale majorității românești să capete calitatea de ”competitor electoral” și solicită domnului deputat Constantin Codreanu să-l preia și să-l susțină pentru a-l transforma în ințiativă legislativă.

6. Pentru instituționalizarea unei colaborări eficiente, CMR prin președintele Mircea Popescu a încheiat cu dl. Constantin Codreanu, președintele Comisiei pentru românii de pretutindeni din Camera Deputaților, un Protocol de Colaborare pentru înființarea unui Grup Parlamentar Transpartinic dornic să se implice în desfășurarea de inițiative și acțiuni comune de interes național pe plan intern și internațional. – (Anexa 4).

III. ORGANIZATORICE

7. Consiliul Mondial Român,are o lungă istorie de colaborare cu ”Platforma Unionistă Acțiunea 2012″ căreia îi dă o înaltă apreciere pentru acțiunile unioniste întreprinse și, alături de alte 135 de organizații, CMR este și va fi parte a ”Alianței pentru Centenar” până la obținerea Reîntregirii.

8. Au fost validate cooperările și Protocoalele de colaborare încheiate în 2017:

Câmpul Românesc – Hamilton, Canada (Dumitru Răchițean, pr. Dumitru Ichim);

Asociația Culturală ”Pro Basarabia și Bucovina” – București (Marian Clenciu);

Asociația Strategia Dezvoltării României – Dobrogea / Constanța (Dezideriu Dudaș)

Asociația Revoluționarilor Piața Universității – București (Ion Flueraș)

Associazione Done Romene in Italia – Milano,Italia (Silvia Dumitrache)

Asociația ”Dacia” – Roma, Italia (Tatiana Ciobanu)

Blocul Unității Naționale – Republica Moldova (Ion Leașcenco)

Partidul Revoluției – București – susținere logistică

9. Pentru unele funcții de conducere au fost propuse și aprobate următoarele persoane:

Diana Uscatu – Secretar General CMR

Ion Leașcenco – Director al Reprezentanței CMR-Basarabia și Coordonator pentru filialele CMR ale românilor din jurul granițelor și din vecinătatea apropiată;

Iacob Cazacu-Istrati – Director al Reprezentanței CMR-Canada;

Alexandru Cetățeanu – Director al Filialei CMR-Quebec/Montreal;

Simona Cecilia Farcaș – Director al Reprezentanței CMR-Italia;

– Deoarece domnul Valentin Nicolae Bercă a renunțat la funcția de Director CMR-România, postul a rămas vacant și se vor primi propuneri pentru ocupare.

– Până la ocuparea poziției, Ion Leașcenco va gira temporar acest post, precum și coordonarea filialelor CMR în formare ale românilor din vecinătatea apropiată, dar și din Italia și Spania.

– Atribuțiile și sarcinile Directorilor de Reprezentanțe sau Filiale sunt limitate la nivel local sau, după caz, regional și au totală autonomie financiară și de acțiune în cadrul evenimentelor pe care le inițiază.

– Principalele sarcini ale Directorilor pentru perioada următoare până la Congres sunt:

legalizarea Reprezentanțelor;

extinderea rețelei locale (regionale) de membri și de alianțe locale (regionale).

10. Pentru o mai bună prezență a CMR în spațiul public și în relațiile instituționalizate, s-a decis:

– Comunicările oficiale pentru instituțiile internaționale sau instituțiile statului român se fac doar prin decizia conducerii centrale CMR, trebuie să poarte semnătura președintelui și trebuie să fie parafate cu ștampila oficială.

– Comunicatele pentru mass-media și organizațiile locale care se referă la problemele inițiate de conducerea CMR se pot trimite de către Reprezentanțe/Filiale pentru mediatizare doar cu acceptul conducerii centrale.

11. Pentru evitarea conflictelor de interese care decurg din statutul de membru de partid, pe care l-au căpătat unii dintre membri noștri, s-a decis ca apartenența acestora la CMR să continuie și chiar să fie încurajată primirea de noi membri de partid, dar drepturile acestora să fie limitate doar la dreptul de a vota, nu la deținerea funcțiilor de decizie.

12. Se consideră că prezența în cadrul CMR a membrilor de partid ca persoane fizice poate fi benefică pentru o organizație globală, prin crearea unui Grup de Consultanță Politică Transpartinică care să constituie o punte de comunicare directă cu factorii sau instituțiile politico-administrative și să ajute conducerea CMR în luarea deciziilor.

13. Adunarea Generală a decis ca desfășurarea Congresului CMR să aibă loc la București în zilele de 12-13 Mai 2018, la care, printre altele, se va vota modificarea Statutului și înființarea funcției de Președinte Executiv.

Organizarea Congresului din luna Mai 2018 va fi sarcina Reprezentanței CMR-România.

14. Consiliul Mondial Român va participa, atât la nivel de conducere central cât și prin reprezentanțe și filiale la marșul din Martie 2018 de la Chișinău, alături de ceilalți parteneri din ”Alianța pentru Centenar”.

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Atlanta,  15 Ianuarie 2018

https://mipopescu.wordpress.com/

Vatican, Pr. Isidor Iacovici numit în Consiliul prezbiteral al Diecezei de Roma


Începând cu 29 decembrie 2017, pr. Isidor Iacovici, parohul comunităţii romano-catolice române de la San Vitale şi Grotte Celoni, face parte din Consiliul prezbiteral al Diecezei de Roma. Numirea a primit-o din partea Excelenţei sale Angelo de Donatis, vicarul papei pentru Dieceza de Roma.

Pr. Isidor Iacovici

Această numire reflectă atenţia pe care Dieceza de Roma o arată faţă de fenomenul migraţiei, în general, şi faţă de prezenţa numeroasă şi activă a comunităţii catolice din România, în special. Totodată, datorită acestui semn de consideraţie, preocupările şi întrebările românilor prezenţi la Roma vor avea un ecou şi în discuţiile din cadrul Consiliului.

Prima convocare la care a participat pr. Isidor a avut loc la 8 ianuarie 2018. Tematica a fost aceea a pastoraţiei tineretului, corelată cu chestiunea familiei. S-a subliniat că familiile sunt invitate să ofere generaţiei tinere o mărturie credibilă despre iubirea lui Dumnezeu care este prezent nu doar în biserică, ci şi în momentele de rugăciune din viaţa domestică. S-a dezvoltat acest joc de cuvinte: tinerii au nevoie de familii familiarizate cu Dumnezeu.

Acest mesaj este oglindit şi în textul amintirilor pe care pr. Isidor le oferă în acest an cu ocazia binecuvântării familiilor şi a caselor: părinţii au nobila misiune de a transmite generaţiei tinere valorile credinţei în Dumnezeu pe care le-au primit la sfântul Botez.

* * *

Consiliul prezbiteral, conform can. 495 § 1 din Codul de Drept Canonic, indică un grup de preoţi care, reprezentând clerul diecezei, formează un fel de senat al episcopului. Consiliului îi revine datoria de a-l ajuta pe episcop în conducerea diecezei, ca să fie promovat în cel mai înalt grad binele pastoral al porţiunii poporului lui Dumnezeu încredinţate Episcopului.

Can. 500 menţionează faptul că episcopului diecezan îi revine datoria să convoace Consiliul prezbiteral, să-l prezideze şi să stabilească problemele ce trebuie dezbătute în cadrul lui sau să le accepte pe cele propuse de către membri. Alineatul 2 al aceluiaşi canon specifică: Consiliul prezbiteral are numai vot consultativ; episcopul diecezan să-l audieze în chestiunile de importanţă majoră, însă de consimţământul lui are nevoie numai în cazurile stabilite în mod expres de drept.

Consiliul prezbiteral nu poate niciodată să acţioneze fără episcopul diecezan, căruia îi revine în exclusivitate şi grija de a da publicităţii cele care au fost stabilite conform § 2.

Pr. Iulian Robu – http://ercis.ro/

Îl felicităm pe noul Membru al Consiliului prezbiteral al Diecezei de Roma, pr. Isidor Iacovici, şi îi urăm mult succes în misiunea pe care o desfăşoară, mulţumindu-i pentru munca în Comunitatea romano-catolică  română de la San Vitale şi Grotte Celoni şi contribuţia pe care o aduce Bisericii şi Diecezei de Roma.

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaş

Asociaţia IRFI onlus

DIOCESI DI ROMA – CONSIGLIO PRESBITERALE

Membro della Giunta

Don Isidor IACOVICIRappresentante dei Sacerdoti impegnati nella Cura Pastorale dei Migranti e delle Comunità
Etniche

ITALIA-ROMÂNIA: OFERĂ UN ZÂMBET DE CRĂCIUN – Ediția 2017


Roma – În cadrul proiectului “DĂRUIEŞTE NU RISIPI”, Românii din Roma – RdR Onlus organizează şi în acest an, în perioada 01/12 – 31/12, evenimentul caritabil „ZÂMBET DE CRĂCIUN – ediția a doua 2017”, printr-o strângere de alimente neperisabile şi jucării, destinate copiilor nevoiași din parohia localității Vâlcele, județul Covasna.

 ZÂMBET DE CRĂCIUN – Ediția 2017, participă și tu!

Strângem alimente neperisabile şi jucării destinate Parohiei din localitatea Vâlcele , județul Covasna unde slujește părintele Vasile Antonie Tămaş. Informații la tel. mobil: +39 – 3279866425.

 

Părintele Vasile Antonie Tămaş este inițiatorul unor proiecte de ajutorare pentru românii aflati in dificultate, familii, mame singure cu copii, copii orfani, dintre care amintim proiectul “Un român pentru România”.

Prin acest proiect, Sfinția sa, încurajează mămicile aflate în dificultate să nu avorteze copiii, sau, după ce i-au adus pe lume, să nu îi abandoneze, acordându-le sprijin total pentru salvarea acestora.

„Eu, fiind urmărit de zeci de mii de persoane în mediul virtual, am făcut un videoclip şi am încercat să insuflu conştiinţelor femeilor care vor să avorteze sau să abandoneze copiii necesitatea de a nu face acest lucru, pentru că ţara are nevoie de ei. În ultimii 26 de ani am mai pierdut un popor, pentru că unii dintre semenii noştri au ales să ne văduvească ţara de mulţi viitori ingineri, profesori, muncitori, ciobani, preoţi, care ar fi putut forma un altfel de nucleu spiritual şi social în România. Videoclipul a fost vizualizat de peste 100.000 de români, am primit mii de mesaje de susţinere de la români din ţară şi din diaspora”, a declarat preotul Vasile Antonie Tămaş.
Pe toată durata lunii decembrie voluntarii vă stau la dispoziția tuturor celor care doresc şi aveți posibilitatea să participați .
Pentru amănunte, vă invit să-l contactați pe Dl. Dănuț Costache

Vă invit cu drag să participați la un ZÂMBET DE CRĂCIUN – Ediția 2017! 

Vă mulțumesc tuturor și vă doresc un Advent binecuvântat!

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaș

Accesează direct pe pagina fb:

Zâmbet de Craciun – Ediţia a doua 2017

Organizat de Comunità Romena di Roma-RdR ONLUS

Donațiile vor fi trimise la începutul lunii Ianuarie 2018