Roma, Joint Diploma in Ecologia Integrale: testimoni di un evento permanente


Roma, Giovedì, 27 ottobre 2022 alle ore 15:30 presso la Pontificia Università Gregoriana, Piazza della Pilotta – 4, si terrà la cerimonia di Consegna dei Diplomi agli studenti che nell’A.A. 2021-2022 hanno conseguito il Joint Diploma in Ecologia Integrale. Sei tra i migliori studenti riceveranno, inoltre, il Premio Adriana Ripandelli.

Il Joint Diploma in Ecologia Integrale (JDEI) è un’iniziativa congiunta delle Università e degli Atenei Pontifici di Roma per diffondere la visione e la missione della Laudato si‘. Il Joint Diploma, giunto alla VII edizione, si svolge nel corso di un anno accademico, sotto la direzione del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ed è diviso in sei moduli, corrispondenti ai sei capitoli della Laudato si’. Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale partecipa attivamente al progetto del Joint Diploma con il Comitato Consultivo presieduto dal Cardinale Peter Turkson e alcuni funzionari insegnano alcuni dei moduli.

La Pontificia Università Gregoriana prosegue – congiuntamente alle Pontificie Università di Roma – nell’impegno formativo lanciando ogni anno una nuova edizione del Joint Diploma in Ecologia Integrale. Questo percorso di studi, annuale e aperto a tutti, promuove il messaggio dell’enciclica per generare consapevolezza, incoraggiando e sostenendo i suoi partecipanti nell’avvio di iniziative personali e comunitarie per la cura della nostra Casa Comune.

Il Joint Diploma si svolge nell’arco di un anno accademico (novembre 2022 – giugno 2023). Ognuno dei sei moduli è diviso in due sottotitoli per coprire tutte le aree connesse alle attuali sfide ecologiche – dalla teologia alla filosofia, dall’economia alle tematiche socio-culturali e politiche, dall’analisi scientifica alla fede e alla spiritualità.

Per facilitare gli spostamenti e la partecipazione attiva degli studenti, le lezioni si svolgono nelle sei università pontificie situate al centro di Roma: inaugurazione – Pontificia Università Gregoriana; primo modulo – Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, Angelicum; secondo modulo – Pontificia Università della Santa Croce; terzo modulo – Pontificia Università Urbaniana; quarto modulo – Pontificio Ateneo Regina Apostolorum; quinto modulo – Pontificia Università Lateranense; sesto modulo – Pontificia Università Antonianum.

Oltre alle lezioni, si richiede che gli studenti partecipino al Convegno e al Laboratorio previsto.

Destinatari e requisiti

Il Joint Diploma si rivolge agli studenti delle varie facoltà pontificie e degli istituti superiori di scienze religiose; ai membri dei vari ordini religiosi e congregazioni; ai sacerdoti della diocesi di Roma. Il Joint Diploma è aperto altresì ai laici: catechisti, operatori pastorali nelle varie parrocchie, animatori di gruppi giovanili, volontari, operatori sociali e culturali, mediatori interculturali e della comunicazione, e a quanti sono interessanti a crescere nella consapevolezza della cura della Casa Comune.

È richiesta una laurea di primo livello o anche un diploma di scuola superiore.

Tasse di Iscrizione

La tassa di iscrizione è di € 100 per gli studenti già iscritti a una facoltà pontificia che aderisce all’iniziativa, e di € 320 per gli esterni. La sede amministrativa-accademica del Joint Diploma è presso la Segreteria Generale della Pontificia Università Gregoriana (Piazza della Pilotta, 4 – 00187 Roma – Tel. 06.67011).

Date e orari

Le lezioni si terranno il secondo giovedì di ogni mese dalle ore 15.00 alle 18.15. Gli studenti devono inoltre partecipare a una Tavola rotonda e a un Laboratorio ai fini della ricerca sui temi della Laudato si’, nonché scrivere una breve Tesina su uno dei temi trattati durante le lezioni. Il Joint Diploma si conclude con l’esame finale (Lectio coram).

Titolo di studio certificato

Ai candidati che avranno completato con successo il percorso sarà conferito Joint Diploma in Ecologia Integrale, firmato dal Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università e Atenei Pontifici aderenti all’iniziativa della Alleanza Laudato si’ per la cura della Casa Comune.

Invito A.A. 2022/2023: Joint Diploma in Ecologia Integrale

Ascoltare l’Oriente – La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa ortodossa orientale


Nel percorso del cammino sinodale (2021-2023) avviato da Papa Francesco nella Chiesa cattolica, PRO ORIENTE e l’ISTITUTO DI STUDI ECUMENICI dell’Angelicum organizzano a Roma, dal 2 al 5 novembre 2022, presso la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino (Largo Angelicum, 1), un ciclo di conferenze internazionali al fine di far conoscere le tradizioni sinodali delle diverse Chiese ortodosse orientali e dell’Est.

Per partecipare all’evento, è necessario registrarsi. Tutte le informazioni, https://www.pro-oriente.at/en/dates/international-conference-orthodoxy-synodality

Roma, Angelicum. “Creazione e Cura”: Convegno annuale del Programma STRONG 2022


Sabato 22 Ottobre 2022, ore 9:45-13:00, “Create & Care – Creazione e Cura. Insiders’ Perspectives”: presentazione della ricerca 2022.

La Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino “Angelicum” in Roma e l’associazione Adjuvantes onlus organizzano Sabato 22 Ottobre ore 9:45-13:00, Largo Angelicum, 1 il Convegno Annuale del programma STRONG.

Il Programma STRONG, di cui l’Associazione IRFI – Italia Romania Futuro Insieme è partner, offre borse di studio e servizi di orientamento per cittadini migranti e nuove generazioni di italiani.

Verranno presentati la metodologia e i risultati della ricerca 2022, realizzata dagli studenti della Facoltà di Scienze Sociali dell’Angelicum, in collaborazione con Università Cattolica di Croazia. In particolare, gli studenti del programma STRONG racconteranno come alcuni gruppi di giovani considerati vulnerabili sono riusciti a cambiare i loro stili di vita ispirandosi all’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.

L’evento sarà trasmesso anche in Live streaming su YouTube di Adjuvantes Onlus .

Roma, Angelicum: La vita di fede dei Beati Tit Liviu Chinezu e Ioan Suciu


Due icone angeliche: Beati, Vescovi e Martiri (Angelicum ex-alunni)

Il 20 Ottobre 2022, dalle 16:30 alle 18:30, nell’Aula Minor della Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino, si terrà l’evento Due icone angeliche: Beati, Vescovi e Martiri (Angelicum ex-alunni). La Vita di Fede del Beato Tito Liviu Chinezu e del Beato Ioan Suciu.

Due icone angeliche: Beati, Vescovi e Martiri (Angelicum ex-alunni)

La Vita di Fede del Beato Tito Liviu Chinezu e del Beato Ioan Suciu

20 Ottobre 2022, ore 16:30-18:30

Aula Minor – Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino

Programma

16:30 – Parola di Benvenuto del Rettore Magnifico fr. Thomas Joseph White, O.P.

[Moderatore fr. Benedict Croell, O.P.]

16:40 – L’intervento di Sua Beatitudine Lucian Cardinale Muresan, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Rumena Unita con Roma

16:50 – L’intervento di Sua Eminenza Marcello Cardinale Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi

17:05 – L’intervento di Sua Eminenza Leonardo Cardinale Sandri, Prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali

17:20 – L’intervento di Pr. Vasile Man, Postulatore della causa di beatificazione

17:30 – Trasmissione del Film: “Sette Testimoni per la Piccola Roma”

18:25 – Parola Conclusiva di P. Justin Schembri, O.P., Professore Facoltà di Teologia e Mater Ecclesiae

Seguirà un ricevimento

POSTER (PDF) 

FOTO

Maggiori informazioni e galleria foto, al link: https://angelicum.it/it/event/romanian-martyrs/

Italia-Romania. Iași, Vernisaj DONNA – Femeia, emoție și culoare


Muzeul Municipal “Regina Maria” din Iași, a găzduit, la Galeriile „Dumitru I. Grumăzescu”, în perioada 20-23 iulie 2022, expoziția de artă plastică ,,DONNA – Femeia, Emoție, Culoare, Viață”, a Oanei Alina Poleacec, artistă din Italia.

Iași (România), 24 august 2022. Asociația IRFI Italia Romania Futuro Insieme , din Italia, a participat la cea de a XV-a ediție a Conferinței Internaționale UNIFERO, la Iași, în cadrul căreia s-a organizat Vernisajul expoziției de artă plastică ,,DONNA – Femeia, Emoție, Culoare, Viață”, protagonistă fiind artista Oana Alina Poleacec, de la Milano (Italia). Inaugurarea vernisajului a avut loc în data 21 iulie 2022, în Muzeul Municipal “Regina Maria” Iași, la Galeriile D. I. Grumăzescu.

Artista Oana Alina Poleacec, Expoziție la Muzeul Municipal “Regina Maria”, Galeriile D. I. Grumăzescu, Iași

În continuare, apăsând pe următorul link https://www.facebook.com/muzeis/videos/5217221854993557/ , veți putea urmări câteva momente de la inaugurarea vernisajului, mulțumind totodată, pentru prezentare, doamnei dr. Aurica Ichim, managerul Muzeului Municipal „Regina Maria” Iași, și prof. Smaranda Livescu, președintele UNIFERO, în fotografie, alături de artista Oana Alina Poleacec.

”Operele de artă prezentate la această expoziție fac parte din proiectul DONNA – Femeia, emoție și culoare”, ne-a explicat doamna Poleacec. ”Un proiect care vrea să aducă omagiu tuturor femeilor, în mod special, victimelor violenței și abuzurilor în toate formele sale: femeia copilă, mamă, bunică, iubită, amantă, vulnerabilă, puternică, ambițioasă,  fricoasă, frumoasă, timidă… Pe parcursul vieții, femeia poate “îmbrăca” diverse “măști”; de aceea spun că o femeie poate avea o mie de fețe care ascund dedesubt epave sau comori. Noi suntem ființe poliedrice, iar această capacitate ne permite să fim ceea ce alegem să fim. Uneori suntem ceea ce ne învață viața sau ceea ce ne cere societatea să fim în unele situații sau momente diverse ale vieții. Aici se naște o întrebare: Știm oare cine suntem? Pe unde și sub câte ”fețe” ne-am ascuns, pierdut, abandonat?”, a spus artista. ”Reușim să rămânem conectați cu natura, cu semenii noștri, sau mai ales cu noi înșine? În aceste opere am păstrat aceeași “față”. Cu ajutorul tehnicii mixte și al culorilor, privitorul are spațiu să-și creeze propria trăire. Ar putea chiar încerca să simtă ceea ce artistul a adus în prim plan pe chipul din fiecare tablou. Probează  “masca” pe care o ai în față timp de un minut; imaginează-ți cum ar fi să ai în față acum chipul mamei, bunicii, surorii sau prietenei tale!? Suntem legați cu toții de un fir invizibil: unii îi spunem sânge, alții viață, eu IUBIRE și RESPECT!”, a încheiat Oana Alina Poleacec. 

 

Contact: OANA ALINA POLEACEC, Milano, Italia. Tel. 3498292247 . E-mail:costiuc_oana@yahoo.com

Muzeul Municipal “Regina Maria”, Galeriile D. I. Grumăzescu, Iași
Muzeul Municipal “Regina Maria”, Galeriile D. I. Grumăzescu, Iași

Iași, un Muzeu închinat Reginei Maria a României

Muzeul Municipal “Regina Maria”, Galeriile D. I. Grumăzescu

Muzeul Municipal „Regina Maria” Iașihttps://muzeulmunicipalreginamariaiasi.ro/

Regina Maria a rămas, în conștiința tuturor românilor, drept o întruchipare a curajului în realizarea marilor idealuri ale țării și a jertfei neobosite pentru cei aflați în suferință. Marele Război a fost, într-adevăr, pagina ei de istorie, pe care a scris-o așa cum i-au dictat conștiința și inima, în termenii compasiunii și ai sacrificiului pentru aproapele său.

Puțini sunt conducătorii de stat care și-au schimbat, la nevoie, însemnele puterii cu modesta uniformă medicală. Regina se înscrie în rândurile monarhilor care au pus mai presus ființa țării decât propria ființă și care, prin puterea exemplului, au devenit modele de vitejie pentru toți cei căzuți în deznădejde. Cei au avut șansa de a o cunoaște au afirmat că regina a fost una din marile protagoniste ale veacului al XX-lea.

La apusul vieții, Nicolae Iorga i-a conturat, în cuvinte puține, dar profunde, unul dintre cele mai reprezentative portrete: ,,Cineva a cării umbră o simțeai pretutindeni. În grădina Cotrocenilor, pe care ea a iubit-o așa de mult și în care e pentru totdeauna așa de prezentă, încât, la trecerea iute a trăsurii ți se pare că stă să apară înaltă și sprintenă, cercetând toată zarea cu luminoșii ochi albaștri așa de poruncitori. Și tot așa, între acei ostași de cari i-a fost legată, ei, urmașa atâtor viteji și domni de oaste, sufletul întreg și pe cari nu odată i-a învăluit cu privirea ei ocrotitoare, mândră de ce au făcut soțul și fiul ei ca să asigure prin ei țara pe care adânc a iubit-o”. (N. Iorga, ,,Oamini cari au fost”, vol . IV, București, Fundația pentru Literatură și Artă ,,Regele Carol al II-lea”, 1939, p. 33.).

Suverana a rămas în conștiința vie a contemporanilor și a posterității drept regina-soldat, regina-mamă și ocrotitoarea orfanilor. A militat pentru înființarea Crucii Roșii și a orfelinatelor, vindecând astfel cea mai dureroasă rană pe care războiul a produs-o, aceea de a fi lăsat mulți copii orfani. A fost, în același timp, un diplomat abil. Iubindu-și țara, a susținut, la finalul Marelui Război, în clipa în care granițele Europei erau retrasate, cauza României Mari.

Toate aceste fapte explică de ce, în vara anului 1938, întreaga țară a fost pătrunsă de îndurerata veste a trecerii sale spre veșnicie. În paginile ziarelor din România și din străinătate s-au așternut rânduri dintre cele mai frumoase, care luau forma aducerii aminte a rolului pe care Regina l-a avut în făurirea României Mari. În presa ieșeană s-au scris articole despre perioada refugiului și despre legătura pe care suverana a avut-o cu Iașul: ,,Regina Maria a fost mult legată sufletește de orașul nostru. Aici și-a petrecut cele mai grele momente din glorioasa-i viață și de aceea n-a dat uitării orașul de capitală a Moldovei” ( ,,Opinia”, 20 iulie 1938).

Faptele-i mari o situează printre ctitorii de țară, o țară pe care a iubit-o și a binecuvântat-o: ,,Te binecuvântez, iubită Românie, țara bucuriilor și durerilor mele, frumoasă țară care ai trăit în inima mea și ale cărei cărări le-am cunoscut toate. Frumoasă țară pe care am văzut-o întregită, a cărei soartă mi-a fost îngăduit să o văd împlinită. Fii tu îmbelșugată fii tu mare și plină de cinste să stai veșnic falnică printre națiuni, să fii cinstită, iubită și pricepută”. (Testamentul Reginei Maria, redactat la Balcic, 29 iunie 1933).

Sursa: pagina fb a Muzeului Municipal „Regina Maria” Iași, https://www.facebook.com/muzeis/

Expoziția DONNA, Muzeul Municipal “Regina Maria”, Galeriile D. I. Grumăzescu, Iași
Expoziția DONNA, Muzeul Municipal “Regina Maria”, Galeriile D. I. Grumăzescu, Iași

Tropea, Dalla parte degli ultimi: Convegno organizzato dalla Fondazione don Mottola


Il 29 giugno del 1969 ritornava alla casa del Padre il Beato don Francesco Mottola da Tropea, fondatore dell’Istituto degli oblati e oblate del Sacro Cuore. Tropea custodisce l’antica icona della Madonna di Romania, tanto venerata dal beato Mottola.

Nell’ambito dei festeggiamenti in onore del Beato don Francesco Mottola, il 29 giugno 2022, solennità dei santi Pietro e Paolo e anniversario del pio transito del sacerdote tropeano, si è svolto un importante convegno interdisciplinare, organizzato dalla Fondazione don Mottola, presieduta dal prof. Paolo Martino.

Il convegno, dal titolo “Dalla parte degli ultimi. La scelta del Beato Don Francesco Mottola” è stato coordinato dalla Vicepresidente della Fondazione Don Mottola, Antonella Marincola con la partecipazione di personalità ecclesiastiche e civili e devoti del Beato Mottola. Ad ospitare l’evento, la Casa Madre degli Oblati del Sacro Cuore, in via Via Abate Sergio a Tropea, la stessa in cui Don Mottola accolse in ginocchio i “nuju du mundu”: i poveri, gli ultimi, gli scartati – come gli chiama Papa Francesco.

Dopo i saluti iniziali delle autorità e dei rappresentanti degli Oblati del Sacro Cuore, hanno preso la parola i relatori del convegno.

Don Francesco Sicari, Fratello Maggiore dei sacerdoti Oblati del Sacro Cuore, ha spiegato che “tenere insieme contemplazione e azione è tenere uniti l’altare e la strada. Don Mottola ha scelto di stare con gli ultimi. La sua non fu solo una scelta morale, o una dimensione umana, ma perché comprese che negli ultimi si concretizza l’incontro con Cristo di cui egli fece esperienza nella preghiera”. Per il beato Mottola “la questione sociale è una questione mistica, è una questione teologica”, conclude Don Sicari.

Don Pasquale Russo è intervenuto proprio sulla scelta di Don Mottola di stare dalla parte degli ultimi nella “Tropea nei primi anni del Novecento”: portando la croce non solo sua, ma anche e soprattutto quella dei “nuju du mundu” di cui si fece carico. “Con Francesco Mottola ho avuto un rapporto molto bello, mi ha trattato come un figlio”, confessa don Pasquale.

L’intervento del linguista e glottologo Paolo Martino, Professore Onorario  presso il dipartimento di Scienze umane dell’Università LUMSA, si è concentrato sul tema “Solidarietà, misericordia e carità nel lessico di don Mottola”. Una lezione scientifica, quella del Prof. Martino, il quale ha spiegato come la ricerca scientifica deve avere novità, incremento di conoscenza, metodo, verità e sintesi. Dalla biografia del Mottola sappiamo che il sacerdote tropeano, nel 1942, perse la parola. “Quindi, smette di comunicare?”, si domanda Martino. “Al contrario. Non si comunica solo con la parola”, replica. Ma, a che serve una lingua? “La risposta è sempre la stessa: serve per comunicare. Ma c’è un’altra funzione della lingua, più importante: serve per pensare, per categorizzare. Se non avessimo una lingua materna, i pensieri girerebbero nella testa come un magma. Ecco perché i contenuti variano da lingua a lingua.” Martino ha spiegato la differenza tra linguaggio, lingua e linguaggi, tra “linguaggio apofantico” e “lingua performativa” etc. E’ vero che “si parla con la bocca, ma anche con gli occhi, con i gesti, col silenzio: che è il più eloquente della parola”, afferma Martino che, entrando nello specifico spiega che la parola, per don Mottola, è un fiore: “togliamo dagli altari dell’anima i fiori finti dell’anima”.

La Parola

E’ fiore che nasce da noi: dalla nostra sostanza umana in comunione con l’Infinito, come il fiore delle piante che à in sé l’umore della terra – della sua terra – e i colori del sole. E’ la sintesi suprema di uno sforzo vitale il fiore della pianta, che in primavera, quando il sole più arde raggiunge la sua esuberanza espressiva: mille e mille fiori! Senza unità di vita, esuberanza di vita, di vita umana, che è carne e sangue, intelligenza e volontà: nessuna parola è vera parola; senza comunione con l’Infinito nessuna parola – perché ogni parola è risplendenza, sia pure tenue, della Parola eterna nella carne umana.
Un decreto della S. Congregazione dei Riti, à tolto i fiori finti dagli Altari, su cui s’immola il Verbo incarnato – togliamo dagli altari dell’anima, dove abita la Trinità, tutti i fiori finti delle parole, che non son vita. Ne verrebbe fuori una montagna di ciarpame più alta certamente dell’Everest.

(Sac. Francesco Mottola OSC)

“La parola è una parabola.”, spiega Martino. Gesù parlava per parabole per far comprendere la Parola di Dio. Da cui, per esempio, in romeno, deriva il termine “palavragiu” (it. ciarlatore), in senso negativo, si dice di colui che parla molto e senza senso dicendo cose di scarsa importanza (cf. DEX).

Paolo Martino ha chiarito nel suo intervento l’importanza della “cultura” per don Mottola, per il quale “il cristiano non sfoggia cultura umana, ma attua in silenzio la Carità, poema dell’amore”. Mottola amò usare frasi in latino nei suoi scritti. Con stile poetico, esprime concetti seri. “Perché usa frasi in latino?”, si domanda Martino: “Il latino, lingua materna dell’Europa”, secondo A. Meillet (Esquisse d’une histoire de la langue latine (Hachette, 1928). “Il latino è la forma mentis dell’Europa.”, afferma Paolo Martino, concludendo con un’esposizione etimologica magistrale dei termini ‘solidarietà’, ‘misericordia’ e ‘carità’ nel lessico di don Mottola.
L’intervento di Rocco Pititto dell’Università di Napoli ha avuto un taglio filosofico, ricco, intenso, a tratti commovente. Il tema “Farsi prossimo: una rilettura della parabola del buon Samaritano alla scuola di Don Mottola”, ha suscitato molta attenzione da parte del pubblico presente. La domanda è: “chi è il nostro prossimo?”, afferma Pititto, in quanto “Gesù non risponde personalmente alla domanda, ma con la parabola spiega ciò che ognuno deve intendere: Vai e fai pure tu lo stesso.”

Mediante il racconto della parabola, Gesù risponde al suo interlocutore, e indirettamente a noi credenti, “mostrando” la persona del Padre suo nell’atto di prendersi cura dell’uomo, protagonista della parabola, dove cura diventa sinonimo di custodia e di difesa, di premura e di sollecitudine, di rammendo del corpo e dell’anima di quell’essere dell’uomo, che si presenta allo sguardo d’altri nella sua fragilità, depredato e abbandonato morente sul ciglio di strada di una periferia del mondo.

La domanda sorge spontanea: chi è il soggetto della parabola? Pititto spiega come “L’uomo, creatura di Dio, si trova, spesso anche per colpe non sue, in grave pericolo di vita. Solo Dio lo può salvare dalla morte, non importa se l’uomo lo cerchi, o meno. ”

L’immagine scelta per la locandina del convegno è un graffito, che ripropone la scena principale della parabola del “buon Samaritano”. La stessa scena che i pellegrini in cerca della spiritualità di Don Mottola trovano su una parete della Cappella della “casa della carità” di Tropea, dove si è tenuto il convegno stesso. Fu don Mottola a volere il graffito, afferma Pititto: “Il samaritano è ripreso nell’atto del suo chinarsi sull’uomo derubato e malridotto dai suoi aggressori. Più che di un chinarsi dell’uno sull’altro, il graffito dà l’idea di un abbraccio fraterno tra due esseri umani, che si cercano, s’incontrano e si riconoscono fratelli. È l’inizio di un camminare insieme, una promessa di fedeltà per entrambi carica di futuro, che, intanto, restituisce al povero giudeo la sua dignità.” In poche parole, la parabola del buon Samaritano altro non è che “il manifesto del buon cristiano”. E “come il samaritano, il sacerdote di Tropea è andato in soccorso di chiunque avesse avuto bisogno di lui, chi di uno sguardo, chi di un sorriso, chi di una parola, chi di una abitazione”, conclude Prof. Pititto. Le parole della parabola, Don Mottola le ha “interiorizzate nel profondo della sua anima per essere realizzate nel contesto della nostra contemporaneità. Egli si è calato, per questo, nei panni del samaritano, facendosi carico dei bisogni e delle attese dei poveri del mondo e degli ultimi.” Ecco la lezione più profonda che possiamo imparare da Don Mottola oggi. Dice Pititto: “Un cristianesimo vissuto si realizza solo nella consapevolezza della comune sofferenza che lega in comunione Dio e l’uomo. Gesù – come scrive don Mottola – soffre “in tutti i sofferenti del mondo”: L’altra sera, nella mia cameretta, povera, ma riparata e raccolta, pensavo angosciosamente a Gesù sofferente in tutti i sofferenti del mondo e sentivo il rimorso tenace di un cristianesimo così poco vissuto. (cf. F. MOTTOLA, Itinerarium mentis, in ID., Opera omnia degli scritti di don Francesco Mottola, V, a cura di P. Gheda, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000).

E, con un accorato appello, il Prof. Rocco Pititto conclude: “Il male può essere contrastato solo mediante l’amore. Il soggetto della cura del samaritano attende di essere salvato. Egli non può morire per mano dei nemici di Dio. Siamo noi credenti a dover lottare contro il male, nella assoluta consapevolezza che su tutte le nostre inadeguatezze si stende il dono della grazia di Dio. Dio si unirà a noi nel nostro sforzo di costruire una città più vivibile e a misura d’uomo. Sta qui la lezione di vita di don Mottola, che ritorna oggi ancora più attuale.”

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas ha presentato “L’economia carismatica nell’opera di Francesco Mottola”, citando i maggiori economisti interessati al paradigma dell’economia civile, come alcune tra le maggiori figure carismatiche consapevoli che la dimensione spirituale sia parte integrante ed integrale dell’agire economico. Crociani Baglioni sostiene che i tempi siano maturi per agire concretamente promuovendo “un’economia che abbia la persona umana come fine. La persona umana deve ritornare protagonista ed artefice del proprio futuro, poiché, così come è impostata oggi, possiamo dirlo forte e chiaro, con le parole di Papa Francesco (2013): “questa economia uccide!”. Uccide soprattutto nella sua degenerazione nel capitalismo finanziario selvaggio.”  Dunque, quale economia alternativa all’homo œconomicus? “Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio (Prima Lettera di Pietro, v.10).” Essendo il giorno della festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo, ci si domanda: “Qual è l’invito di Pietro? È quello di vivere il proprio dono (charisma) come servitori (diakonia) diventando amministratori (oìkonòmoi) della Grazia (4,10).”, afferma Crociani Baglioni. […] Come cristiani siamo chiamati a mettere la grazia, il dono ricevuto, le virtù buone, in circolo a beneficio di tutti. Ciò che abbiamo a disposizione sono doni da custodire e amministrare bene, cioè, fare fruttificare, in modo che il di più, l’interesse, vada consapevolmente per il bene comune, a beneficio di tutti. Come cristiani – afferma Crociani Baglioni – siamo chiamati, dunque, a diventare ‘economi’, ‘amministratori’ della multiforme grazia di Dio che si esprime anche mediante i carismi.” Don Mottola rispose a questa chiamata, mettendo il suo carisma in modo radicale a servizio degli ultimi:  “Noi siamo i contemplativi della strada, perché è dalla contemplazione che procede l’Apostolato: se fallissimo a questa meta, a tutte le mete falliremmo. La sostanza della nostra concezione è crucisegnata. Un asse verticale che sale dalla terra al Cielo, e solo a questo patto allarga le braccia a tutto il mondo e lo conquista.“, come egli scrisse nell’editoriale Parva Favilla 19 del 1952. “Perché sia carismatica – sostiene Crociani Baglioni – l’economia ha bisogno di persone pronte a donare se stesse reciprocamente; persone disposte a ri-scrivere nuove pagine di storia.” Dunque, “contemplazione e azione”: per don Mottola agire, è frutto della contemplazione.”, continua Simona Cecilia Crociani Baglioni. Come? “Dicendo, anzitutto, ‘No alla cultura dello scarto’ – con Papa Francesco – prendendosi cura gli uni degli altri ed insieme degli ultimi, dei “nuju du mundu”, come dice Don Mottola, che per loro istituì le “Case della Carità”, continua Crociani Baglioni. “Quest’opera sociale fondata dal Mottola – le Case della Carità – si inserisce perfettamente nel paradigma dell’economia civile e carismatica, che è un paradigma tipicamente italiano, come sostengono Stefano Zamagni, Luigino Bruni ed altri economisti civili, i quali fanno risalire le sue origini ad Antonio Genovesi, ma le cui radici si possono scorgere già in S. Francesco d’Assisi e ancor prima in S. Benedetto da Norcia. […] L’opera sociale di Don Mottola, con le case di carità, rientra in un tipo di economia che possiamo definire carismatica, poiché nasce non da interessi personali; nasce non da un desiderio di fare profitto o di massimizzare il profitto. La Casa di Carità nasce dal carisma spirituale di Francesco Mottola, che può a buon diritto essere annoverato tra i carismatici fondatori di economia della cura. L’opera sociale del Mottola fonda il proprio agire sullo stesso principio che anima l’economia carismatica: il principio di gratuità, ovvero di oblazione, da cui gli Oblati del Sacro Cuore. Sono esperienze che danno spazio a delle forme di gratuità. Ciò non significa fare le cose gratis.” Crociani Baglioni ha spiegato quindi la differenza tra “gratuità” e “gratis” alla luce del paradigma civile dell’economia, evidenziando che un approccio economico in senso classico del termine (il modello dell’homo oeconomicus), non sia più sostenibile oggi, proprio a causa delle risorse limitate. E’ il motivo per cui la politica ha cessato di svolgere il suo ruolo primario, di dirimere le relazioni internazionali con il dialogo, lasciando così spazio alle armi. Come nel caso del conflitto in atto. “Persona, casa, comunità: Elementi di economia civile nell’opera di Francesco Mottola” è il titolo della tesi di Licenza in Scienze Sociali alla Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino in Urbe, in cui, attraverso un approccio interdisciplinare, Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas spiega proprio l’urgenza di cambiare rotta, non solo in economia.

Al termine del convegno, Vittoria Saccà ha illustrato le motivazioni per le quali la Fondazione ha consegnato il Premio don Mottola, giunto alla XXXIª Edizione, che è stato consegnato da S. E. Mons. Attilio Nostro Vescovo di Mileto–Nicotera–Tropea.

Coordina il Convegno, Antonella Marincola Vicepresidente della Fondazione don Mottola di Tropea
S. E. Mons. Attilio Nostro Vescovo di Mileto–Nicotera–Tropea e Vittoria Saccà
Antonella Marincola e Paolo Martino durante il convegno
Prof. Rocco Pititto durante il convegno
D. Marafiotti è intervenuto con il tema “Don Francesco Mottola: una santità per tutti.

Prima festa liturgica del Beato don Francesco Mottola – Tropea: https://www.vibonesiamo.it/wordpress/2022/06/14/prima-festa-liturgica-del-beato-don-francesco-mottola-tropea/

LA MINACCIA E LA DIFESA ALL’EUROPA. COME LA PENSAVAMO NEL 1983


Expresia sovietică «aktivnyje meroprijatija» de ieri este înlocuită astăzi cu „operațiunea militară specială a Rusiei”.

EUROITALIA news

Ahi, amica Francia, quanto è costato il tuo orgoglio all’Europa!

Riproponiamo lo studio di Roberto Cestelli, pubblicato su Buletin européen 1983/8-9.

Euromissili
o
Pax Sovietica?

LA TERZA VIA: LA DIFESA DALLO SPAZIO

Le nazioni dell’Europa Occidentale possiedono, nel loro insieme, le installazioni industriali più vaste e più avanzate deI mondo, la loro popolazione complessiva è superiore a quella degli USA e dell’URSS, il loro prodotto nazionale lordo globale è più alto di quello degli Stati Uniti ed almeno il doppio di quello sovietico.
Il controllo dell’Europa Occidentale darebbe a chi lo conquistasse risorse industriali, tecniche ed umane che la controparte non potrebbe in nessun modo controbilanciare.
L’Europa occidentale è la chiave di volta deI sistema di equilibrio della pace mondiale.
Lo ha ben chiaro l’Unione Sovietica che della conquista dell’Europa, di cui vorrebbe impadronirsi distruggendola il meno possibile, ha fatto l’obiettivo prioritario deI suo più vasto disegno di dominare il…

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Roma, la Vergine Maria Madre di Dio “Domina Romae”. Itinerario mariano di Ildefonso Schuster


Dom Ildefonso Schuster (abate della Basilica di San Paolo fuori le mura) pubblicò nel 1919 la prima edizione del suo Liber Sacramentorum. Nel tomo VIII, Schuster dedica due capitoli ai “Santuari di Nostra Signora nella Roma medioevale”, alle “Immagini della Vergine SS. nella devozione romana” e delinea un interessante itinerario mariano. L’autore indica un elenco, di alcuni, tra i più insigni santuari mariani nei quali, un tempo, al dì stabilito si esponeva l’immagine della Vergine Maria alla pietà dei fedeli.

Itinerario mariano di Dom Ildefonso Schuster

  1. Santa Maria Maggiore
    Dove: P.za di Santa Maria Maggiore (Rione Esquilino)
    Da vedere: Cappella Borghesiana
  2. Santa Maria della Colonna | Basilica di San Pietro in Vaticano
    Dove: Piazza San Pietro (Rione Borgo)
    Da vedere: Cappella della Madonna della Colonna
  3. Santa Maria in Portico
    Dove: Piazza di Campitelli, 9 (Rione Sant’Angelo)
    Informazioni utili: la chiesa fu costruita per volontà del Senato, del Popolo Romano e di Alessandro VII per onorare il voto della città liberata dalla peste del 1656 e per questo motivo accolse l’antica immagine taumaturgica di Santa Maria in Portico
  4. Santa Maria Addolorata | Chiesa San Marcello al Corso
    Dove: Piazza San Marcello al Corso, 5 (Rione Trevi)
    Da vedere: Cappella della Madonna dei Sette Dolori
  5. Santa Maria degli Angeli e dei Martiri alle Terme
    Dove: Piazza della Repubblica (Rione Castro Petrorio)
    Informazioni utili: è la chiesa dove si svolgono tutte le cerimonie ufficiali della Repubblica Italiana
  6. Santa Maria in Aquiro
    Dove: Piazza Capranica (Rione Colonna)
    Da vedere: il quadro della “Vergine con il Bambino e S.Stefano” risalente al XIV secolo
  7. Santa Maria in Ara Coeli
    Dove: Scala dell’Arce Capitolina, 12 (Colle del Campidoglio)
    Assolutamente da vedere: la Cappella dedicata al Bambino dell’Aracoeli
  8. Santa Maria Auxilium Christianorum | Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso
    Dove: Via del Corso, 437 (Rione Campo Marzio)
    Da vedere: Cappella dedicata a Maria, Aiutante dei cristiani (“Maria Auxilium Christianorum”)
  9. Santa Maria in Traspontina
    Dove: Via della Conciliazione, 14c (Rione Borgo)
    Informazioni utili: sede dell’Ordine dei fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo 
  10. Santa Maria in Campo Marzio
    Dove: Piazza in Campo Marzio, 15 (Rione Campo Marzio)
    Da vedere: sull’altare maggiore l’immagine della Madonna avvocata, del XII o XIII secolo
  11. Santuario della Madonna del Miracolo | Basilica Santa Andrea delle Fratte
    Dove: Via di Sant’Andrea delle Fratte, 1 (Rione Colonna)
    Informazioni utili: in questo luogo l’avvocato francese di origine ebrea Alphonse Marie Ratisbonne vide la Vergine Maria il 20 gennaio 1842
  12. Santa Maria in Cosmedin
    Dove: Piazza della Bocca della Verità, 18 (Rione Ripa)
    Informazioni utili: nell’antichità era conosciuta anche con il nome di Santa Maria in Schola Græca
  13. Santa Maria delle Grazie, alla Consolazione
    Dove: Piazza della Consolazione, 84 (Rione Campitelli)
    Da vedere: Edicola con l’immagine della “Madonna delle Grazie” opera di Niccolò Berrettoni, risalente al 1658: definita “Consolatrix Afflictorum“.
  14. Santa Maria in via Lata
    Dove: Via del Corso, 306 (Rione Pigna)
    Da vedere: l’icona della Vergine avvocata del XIII secolo alla quale si attribuiscono diversi miracoli
  15. Santa Maria ai SS. Cosma e Damiano
    Dove: Via dei Fori Imperiali, 1 (Rione Campitelli)
    Da vedere: icona della fine del XIII secolo della Madonna con Bambino in trono, posta sull’altare maggiore. E’ detta anche Madonna di San GregorioMadonna della Salute o Madonna del Saluto.
  16. Santa Maria della Luce | Chiesa San Salvatore in Corte
    Dove: Via della Luce (Rione Trastevere)
    Da vedere: sull’altare maggiore l’immagine della Madonna della Luce legata a vari eventi miracolosi.
  17. Santa Maria ai Monti
    Dove: Via della Madonna dei Monti, 41 (Rione Monti)
    Da vedere: l’altare maggiore opera di Giacomo Della Porta che contiene l’immagine miracolosa della “Vergine con il Bambino” detta anche la “Madonna dei Monti”.
  18. Santa Maria al Nome di Maria, nel Foro Traiano
    Dove: Foro Traiano, 89 (Rione Trevi)
    Da vedere: sull’altare maggiore l’immagine della Vergine con Bambino dipinta su legno (scuola romana secolo XII).
  19. Santa Maria della Concezione | Chiesa di San Lorenzo in Damaso
    Dove: Piazza della Cancelleria, 1 (Rione Parione)
    Da vedere: l’icona bizantina della Madonna Avvocata detta anche Madonna di Grottapinta (XII secolo) proveniente dalla Chiesa di San Salvatore in Arco (oggi demolita).
  20. Santa Maria del Parto | Chiesa Sant’Agostino
    Dove: Via della Scrofa, 80 (Rione Sant’Eustachio)
    Da vedere: la statua della Madonna del Parto e il dipinto “La Madonna dei Pellegrini” di Caravaggio
  21. Santa Maria del Perpetuo Soccorso | Chiesa di Sant’Alfonso all’Esquilino
    Dove: Via Merulana, 26 (Rione Esquilino)
    Assolutamente da vedere: l’icona della Madre del Perpetuo Soccorso di scuola cretese
  22. Santa Maria ai SS. Domenico e Sisto
    Dove: Largo Angelicum, 1 (Rione Monti)
    Da vedere: nella terza cappella del lato nord la Madonna col bambino di Benozzo Gozzoli, allievo di Beato Angelico
  23. Santa Maria della Pietà | Chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro dei Bergamaschi
    Dove: Piazza Colonna (Rione Colonna)
    Informazioni utili: la chiesa prese il nome di Santa Maria della Pietà dall’immagine che si trova sopra il portale
  24. Santa Maria del Popolo
    Dove: Piazza del Popolo, 12 (Rione Campo Marzio)
    Da vedere: l’icona bizantina della Madonna del Popolo sull’altare maggiore
  25. Santa Maria del Rosario | Chiesa Santa Maria sopra Minerva
    Dove: Piazza della Minerva, 42 (Rione Pigna)
    Da vedere: la “Cappella dell’Annunziata” opera del Maderno e l’immagine dell’Annunciazione di Antoniazzo Romano
  26. Santa Maria della Pace
    Dove: Arco della Pace, 5 (Rione Ponte)
    Da vedere: altare realizzato da Carlo Maderno con l’immagine della “Madonna col Bambino”
  27. Santa Maria della Salute | Chiesa di Santa Maria Maddalena
    Dove: Piazza della Maddalena, 53 (Rione Colonna)
    Informazioni utili: la chiesa rappresenta uno degli esempi di arte rococò a Roma.
  28. Santa Maria della Strada, al Gesù
    Dove: Via degli Astalli, 16 (Rione Pigna)
    Da vedere: Cappella della Madonna della Strada
  29. Santa Maria della Speranza, ai Cappuccini
    Dove: Via Vittorio Veneto, 27 (Rione Ludovisi)
    Da vedere: il dipinto dell’Arcangelo Michele che caccia Lucifero di Guido Reni, la Natività di Giovanni Lanfranco, il San Francesco riceve le stimmate del Domenichino e la Trasfigurazione di Mario Balassi
  30. Santa Maria in Trastevere
    Dove: Piazza di Santa Maria in Trastevere (Rione Trastevere)
    Da vedere: la Cappella della Madonna della Clemenza
  31. Santa Maria in Vallicella
    Dove: Via del Governo Vecchio, 134 (Rione Ponte)
    Da vedere: dipinto che raffigura una Madonna con Bambino e due angeli, detta Madonna della Vallicella (XIV secolo)

Maggiori informazioni su https://www.saralessandrini.it/itinerario-mariano/

È stato proclamato beato da papa Giovanni Paolo II il 12 maggio 1996.

1 Maggio: Da ”volontari” e invisibili (testimonianze di lavoratori sfruttati e/o scartati)


di Simona Cecilia Farcas*

Abstract: Da “volontari” e invisibili… i lavoratori migranti diventano visibili per via della pandemia da Covid-19. I raccoglitori stagionali agricoli non sono i soli a sperimentare l’umiliazione del lavoro sommerso, ma anche coloro i quali, per anni, e soprattutto nei mesi della pandemia, lavorano in Italia in prima linea, non nei campi agricoli, bensì nei servizi di pubblico soccorso. Privi di assicurazione sanitaria e contratto di lavoro. Ma semplici volontari. Cosa si stanno perdendo i romeni in Italia? Attraverso i racconti delle loro esperienze lavorative, sia positive che negative, emerge quanto essi, quali cittadini europei in un paese ospitante, siano consapevoli dei loro diritti sociali e si impegnino per garantirsi la dignità umana di lavoratori migranti.

Key words: lavoratori invisibili, testimonianze, braccianti, romeni, COVID-19, dignità umana, diritti umani, Unione europea.

  1. Lavoro: lo sfruttamento della persona e la manodopera a basso costo

A distanza di quasi 15 anni dall’ingresso della Romania nell’Unione Europea (1 gennaio 2007), decidere di andare a lavorare come braccianti all’estero, risulta una scelta obbligata per numerosi padri e madri di famiglia: una decisione sofferta, ma necessaria per intere famiglie.[1] Si dà il caso che dei 1.800 lavoratori stagionali, impegnati nei 17.000 ettari di campi di una cooperativa nell’Emilia Romagna, gli stranieri sono il 60-70%  e la maggior parte sono romeni.[2]

In pieno lockdown, nella primavera del 2020, a stagione iniziata e dopo la firma di eccezionali accordi tra i governi dei Paesi membri dell’UE, importatori (Occidente) ed esportatori (principalmente i paesi dell’Est, ma anche il Nord Africa[3]) di manodopera a basso costo. Con speciali voli charter ad hoc masse di braccianti furono trasportati in modo organizzato, avvalendosi degli intermediari, i cosiddetti ‘caporali’, in Germania e Gran Bretagna[4], come in Spagna[5], Italia[6] e Austria[7], i lavoratori stagionali, gli Erntehelfer, ossia, gli operai del raccolto.[8]

Gli operai dell’Est partono in gruppi controllati e sono soggetti a visite mediche all’arrivo, devono vivere e lavorare separatamente dagli altri lavoratori per due settimane ed indossare indumenti protettivi. Al momento dell’arrivo, lo stato rilascia un permesso di soggiorno ai braccianti, che vengono quindi assunti dalle aziende agricole con un normale contratto di lavoro a termine gestito dai sindacati agricoli. Il tutto è stato documentato dal programma tv Rai Est Ovest in un servizio andato in onda domenica 19 aprile, che mostra centinaia di stagionali al momento dell’imbarco a Cluj (Romania) su un aereo diretto a Düsseldorf. Anche il giornale britannico Daily Mail, la scorsa settimana, ha riportato della partenza da Bucarest di alcuni voli charter per “importare” braccianti romeni.[9]

Da invisibili, i problemi dei lavoratori stranieri sono diventati visibili nel 2020, scoppiata  la pandemia.[10] Dopo la partenza di 16.000 romeni per lavoro nei campi dei paesi occidentali, con i voli charter, ad aprile 2020, è salito in primo-piano ‘un problema completamente ignorato finora dall’Unione Europea’, ossia, ‘lo sfruttamento dei lavoratori stagionali dalla Romania e altri stati dell’Est-Europa’.[11]    

A maggio 2020, il Bundesministerium für Arbeit und Soziales, [Ministero federale del lavoro e degli affari sociali], finanziò la pubblicazione di una Broschüre di 32 pagine, nelle varie lingue (croato, polacco, bulgaro, ungherese e russo), un opuscolo che informava sui ‘diritti’ dei lavoratori stagionali in Germania, quando i braccianti dell’Est stavano già lì.[12] Un riassunto della stessa Broschüre con le ‘misure e regolamenti importanti per i lavoratori stagionali in agricoltura, silvicoltura e orticoltura’[13], aggiornato al 21 maggio 2021, è tradotto anche in lingua romena.[14] Specie dopo il contagio da coronavirus nei mattatoi tedeschi, a luglio del 2020, quando mille operai romeni risultarono infetti da Covid-19.[15]

Arrivati nel «campo di lavoro» con i voli charter, ai braccianti veniva sottratto il passaporto.[16] Senza il documento di identità, essi si vedono anche minacciati, aggrediti con la violenza fisica e verbale, da parte di caporali con metodi mafiosi.[17] Numerose le testimonianze di lavoratori migranti, ridotti in schiavitù, sulle pagine della stampa romena e, in molti casi, anche della stampa internazionale: vulnerabilità, sfruttamento, violenza a danno dei lavoratori, e non solo stagionali, soprattutto donne, hanno dunque riempito le pagine dei giornali, in Romania come in Germania, Spagna[18] e Italia, anche prima della pandemia da Covid-19.[19]

La figura del ‘caporale’[20], ossia, il reclutatore di manodopera dall’estero a basso costo, per conto dell’imprenditore occidentale, è capillare nel ‘sistema’ del lavoro stagionale. Caporale e imprenditore, mettono in moto un meccanismo che la Dottrina Sociale della Chiesa definisce e condanna quali «strutture di peccato»[21], che «impediscono il pieno sviluppo degli uomini e dei popoli»[22]. Da persona, in queste «strutture», il lavoratore straniero è esclusivamente una «forza lavoro», privato dei suoi diritti umani per la durata della stagione. [23]  Altresì, trattato da ‘scarto’ alla fine del raccolto nei campi, poi buttato via come un qualcosa che non ti serve più. È la testimonianza di una madre che, insieme ai suoi due figli, si trovavano a lavorare nei campi di Knoblauchsland, in Germania, nel 2020: «Vediamo esattamente quanto sia pericoloso il sistema: quando l’imprenditore pensa di non aver più bisogno delle persone o si è stancato di loro, li scaccia senza esitazione alcuna. Ecco la “busta paga”: solo un pezzo di carta come ricevuta, 300 euro a settimana: 300 euro per 50 ore di lavoro».[24] Qualche caso di sfruttamento nei campi tedeschi arrivò anche al Parlamento europeo.[25]

In Italia, un «osservatorio sulle notizie riguardanti lo sfruttamento lavorativo»[26] raccoglie periodicamente le principali notizie dei quotidiani locali e nazionali, in tema di sfruttamento lavorativo, per ogni Comune. Queste notizie vanno a comporre, ogni anno, a partire dal 2018, un archivio[27] con le ‘mappe dello sfruttamento lavorativo’. I casi di sfruttamento dei lavoratori nei vari settori: agricolo, tessile e altri settori, quali edilizia, commercio, logistica, ecc., sono indicati con appositi «segnaposto» di colore diverso, a seconda del settore di segnalazione di abusi.[28] È rilevante, come evidenziato dalla mappa per l’anno 2020, che lo «sfruttamento lavorativo nel settore agricolo» sia prevalente nel Sud Italia, mentre il Centro-Nord, rileva un numero maggiore di casi di sfruttamento nel settore tessile, edilizia, commercio e logistica, oltre al settore agricolo[29].

In conclusione, mentre in Romania il salario minimo è di Euro 460, in Belgio è di Euro 1625; in Germania, il salario minimo, è di Euro 1584, come in UK (Euro 1583).[30] Se non ci fosse un divario così ampio in termini di ‘salario minimo in Europa’, è auspicabile che tanti fenomeni di sfruttamento delle persone e di violazione dei diritti umani, se non del tutto eliminati, potrebbero ridursi considerevolmente.

2. Il caporalato, un fenomeno da combattere

Il fenomeno del caporalato è spesso associato alla criminalità organizzata o alle mafie, ma è molto di più. È un sistema di intermediazione di manodopera nel quale il mediatore detrae in modo illegale una quota del salario del lavoratore regolarmente assunto da terzi. Dopo che nell’estate e autunno del 2015, alcune persone persero la vita nei campi agricoli del Sud Italia, anche la stampa ufficiale si occupò delle «drammatiche condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri, ma anche italiani, e stimolato un dibattito pubblico sulla questione del caporalato», che è diventato subito «priorità assoluta» del governo italiano dell’epoca, il quale annunciò «una serie di azioni finalizzate alla lotta contro il caporalato».[31] Secondo Perrotta (2015), misure di tipo repressivo e azioni simili volte a dissuadere «gli agricoltori dall’assumere i braccianti ricorrendo al caporalato» sarebbero destinate a «non cogliere il bersaglio»[32], ovvero, a non migliorare le condizioni di lavoro dei braccianti né tanto meno a colpire concretamente il fenomeno del caporalato:

In molte zone del Sud Italia, i caporali forniscono – naturalmente a pagamento – servizi indispensabili per le aziende agricole e per gli stessi braccianti: il trasporto nei campi e in altri luoghi (negozi, ospedali ecc.), la supervisione del lavoro, il reperimento e la gestione dell’alloggio, la fornitura di cibo e acqua, talvolta anche il viaggio dal Paese d’origine. Si pensi alla raccolta del pomodoro da industria, per la quale, laddove non è meccanizzata, è necessario organizzare e trasportare in tempi brevissimi decine di squadre composte ciascuna da 20-30 operai. I caporali sono gli unici a fornire squadre efficienti, economiche e disciplinate. A voler confiscare il prodotto del reato, bisognerebbe sequestrare forse la metà dei due milioni di tonnellate di pomodori da industria raccolti nel Sud.[33]

            I lavoratori migranti vivono in una condizione di debolezza. L’orario di lavoro impedisce loro di dedicarsi alla cura di sé stessi, dei propri cari: «quando, dopo un turno di dodici ore torno a casa, vado subito a dormire e spesso mi rialzo quando è l’ora di tornare al lavoro»[34], testimonia la ‘volontaria’ da noi intervistata. Emerge quindi la necessità di un nuovo approccio nel mondo del lavoro.

Per quanto riguarda i sezonieri [braccianti, lavoratori stagionali][35] che partono dalla Romania, si dà per scontato che essi siano informati a monte in materia di diritti e doveri. Il Ministero del Lavoro romeno lo fa puntualmente.[36] In Italia, tuttavia, essi dimostrano di conoscere sommariamente le norme relative al rispetto dei diritti sul lavoro[37]. A marzo 2021, al termine di un’importante inchiesta giornalistica[38] sulle condizioni dei romeni ‘lavoratori stagionali nei pressi di Nürnberg, nel tenimento di Knoblauchsland  in Germania[39]’, è risultato che ancora ‘non esiste un piano di protezione per i lavoratori stagionali a cominciare dalla Romania [corsivo originale in romeno]’[40].  

Le rappresentanze diplomatiche della Romania[41] nei vari paesi dell’UE, aggiornano continuamente i propri siti internet con le novità normative in materia di tutela dei lavoratori, supportate dalla stampa in lingua romena, che informa periodicamente sulle ‘condizioni di lavoro, salario, diritti, assicurazione sanitaria’[42]. L’Ambasciata di Romania in Italia, oltre a firmare ‘un accordo per l’arrivo in Italia di 15.000 lavoratori stagionali romeni’[43] con l’allora ministro Bellanova, come riportato dalla stampa, pubblicò anche una sorta di ‘guida’ in lingua romena[44], per i lavoratori, a seguito del Decreto «Cura Italia» del marzo 2020. È evidente, pertanto, come, alla luce dei grandi cambiamenti globali in atto, non sia più possibile pensare di poter continuare ad accettare che i lavoratori migranti siano trattati non da persone, ma solo in termini di semplice «manodopera a basso costo da impiegare nei lavori manuali a bassa produttività che caratterizzano l’agricoltura, l’edilizia e il terziario privato dei servizi alla persona»[45]. Se fino a qualche anno fa «il ricorso a una manodopera più ricattabile», quali i lavoratori stagionali, potete far «aumentare la quota di profitto imprenditoriale, attraverso un aumento dei livelli di sfruttamento espresso da una compressione dei diritti e del Salario», ma soprattutto «un allungamento della giornata lavorativa e un aumento del carico di lavoro»[46], durante il periodo della pandemia da Covid-19, come emerge dalle interviste realizzate per questo studio, vi è una certa consapevolezza da parte degli stessi migranti in merito ai loro diritti e doveri di migranti lavoratori. Ciò, tuttavia, non è sufficiente a tutelarli:

 In agricoltura è estremamente difficile ottenere contratti di lavoro stabili che mettano al riparo dal rischio di perdere il permesso di soggiorno. Inoltre, i braccianti stagionali sono vulnerabili perché spesso vivono in “ghetti” immersi nelle campagne, il che rende i caporali indispensabili per qualsiasi spostamento. Occorrerebbero allora politiche per la casa e per l’accoglienza dei braccianti nei centri abitati e, contemporaneamente, un potenziamento dei trasporti pubblici, anche verso i luoghi di lavoro.[47]

In conclusione, l’informazione sulle condizioni di lavoro, salario, diritti, assicurazione sanitaria, etc., come la conoscenza e la consapevolezza stessa dei propri diritti e doveri nell’Unione Europea, non è sufficiente se il lavoratore, stagionale e non, incappa nel ‘caporalato’, fenomeno deprecabile, con ‘connotati mafiosi e schiavistici’, da contrastare e combattere. …(continua a leggere il contributo di Simona Cecilia FARCAS, Da “volontari e invisibili (testimonianze), in Invisible migrant workers and visible human rights, SZANISZLÓ I. V.(curatore), Angelicum University Press, Roma, 2021, pp. 269-286.


[1] ELENA STANCU, O istorie despre muncitori sezonieri, exploatare și vulnerabilitate. Trei muncitori sezonieri români au fost dați afară de fermierul german pentru care lucrau în Nürnberg. Povestea lor nu este doar despre exploatare, ci despre sărăcia și lipsa de educație care i-au făcut vulnerabili, «Teleleu», Febbraio 15, 2021, https://teleleu.eu/o-istorie-despre-muncitori-sezonieri-exploatare-si-vulnerabilitate/

[2] MICAELA CAPPELLINI, Lavoratori stagionali, allarme per il Coronavirus. Troppe incertezze sulla riapertura delle campagne a primavera. «IlSole24Ore», Febbraio 5, 2021, https://www.ilsole24ore.com/art/lavoratori-stagionali-allarme-il-coronavirus-ACFXD0MB

[3] ANSA, Covid: 142 lavoratori stagionali arrivati a Pescara dal Marocco. Grazie a Coldiretti lavoreranno per salvare raccolti italiani, Aprile 25, 2021, https://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2021/04/19/covid-142-lavoratori-stagionali-arrivati-a-pescara-dal-marocco_84ca8e89-ec15-44a7-879a-5b012e6eb674.html

[4] OANA ȚENTER, Exploatarea din farfurie. Cum muncesc românii la fermele din Marea Britanie, «Scena9», Maggio 15, 2021, https://www.scena9.ro/article/muncitori-sezonieri-pandemie-exploatare-migratie

[5] MIRELA IONELA ACHIM, „Bun venit în iad!”. Lucrătorii sezonieri, mulți români, sunt trataţi ca nişte sclavi în fermele beneficiare de fonduri europene: „Sunt mai protejate animalele” (VIDEO), Aprile 12, 2021, https://www.b1.ro/stiri/externe/bun-venit-in-iad-lucratorii-sezonieri-multi-romani-sunt-tratati-ca-niste-sclavi-in-fermele-beneficiare-de-fonduri-europene-sunt-mai-protejate-animalele-video-337701.html.

[6] CĂTĂLIN DUMITRESCU, După Germania, și Italia cheamă românii la lucru. Zilierii noștrii nu vor mai fi sclavi pe plantații, Marzo 12, 2021, https://www.capital.ro/dupa-germania-si-italia-cheama-romanii-la-lucru-zilierii-nostrii-nu-vor-mai-fi-sclavi-pe-plantatii.html

[7] ZIARUL ROMÂNESC AUSTRIA, Fermierii austrieci plătesc zboruri charter pentru a aduce muncitori români: 122 de sezonieri băgați în carantină, Febbraio 5, 2021, https://ziarulromanesc.at/fermierii-austrieci-platesc-zboruri-charter-pentru-a-aduce-muncitori-romani-122-de-sezonieri-bagati-in-carantina/

[8] ITALIAFRUIT NEWS, Voli charter per «importare» braccianti, Maggio 1, 2021, http://www.italiafruit.net/dettaglionews/54358/lapprofondimento/voli-charter-per-importare-braccianti

[9] Ivi.

[10] ELENA STANCU, “Mulți fermieri germani n-au nicio problemă să se comporte ca niște boieri cu muncitorii sezonieri.”, «Teleleu», Febbraio 5, 2021, https://teleleu.eu/multi-fermieri-germani-n-au-nicio-problema-sa-se-comporte-ca-niste-boieri-cu-muncitorii-sezonieri/.

[11] HARVESTING SOLIDARITY, Work during the pandemics, Maggio 15, 2021, https://harvestingsolidarity.com/work-during-the-pandemics/ .  

[12] DGB-PROJEKT „FAIRE MOBILITÄT“, Ihre Rechte als Erntehelfer in Deutschland, Berlin, Deutscher Gewerkschaftsbund, 2020, Febbraio 6, 2021, http://www.fair-arbeiten.eu.

[13] Cfr. BUNDESMINISTERIUM FÜR ERNÄHRUNG UND LANDWIRTSCHAFT, SARS-CoV-2-Arbeitsschutzstandard, Marzo 3, 2021, https://www.bmas.de/SharedDocs/Downloads/DE/Arbeitsschutz/sars-cov-2-arbeitsschutzstandard.pdf?__blob=publicationFile&v=1.

[14] BUNDESMINISTERIUM FÜR ERNÄHRUNG UND LANDWIRTSCHAFT, Condiţii-cadru pentru lucrătorii sezonieri din agricultură în timpul pandemiei COVID-19 (actualizat: 21.05.2021), Maggio 30, 2021, https://www.bmel.de/SharedDocs/Downloads/DE/_Landwirtschaft/rahmenbedingungen-saisonarbeitskraefte-rum%C3%A4nisch.pdf?__blob=publicationFile&v=3.

[15] MIRELA IONELA ACHIM, art. cit.

[16] ELENA STANCU, O istorie despre muncitori sezonieri, exploatare și vulnerabilitate, «Teleleu», Febbraio 15, 2021, https://teleleu.eu/o-istorie-despre-muncitori-sezonieri-exploatare-si-vulnerabilitate/

[17] Ivi.

[18] ELENA STANCU, Istoria din câmpurile de căpșuni din Spania este istoria noastră, a românilor, Febbraio 5, 2021, https://teleleu.eu/istoria-din-campurile-de-capsuni-din-spania-este-istoria-noastra-a-romanilor/

[19] ANDRADA TEODORESCU, Muncitori români, sclavi în viile din Italia: „Dacă vrei să câștigi bani, trebuie să lucrezi până piși sânge”, «Newsromania», Aprile 30, 2021, https://newsromania.net/italia/muncitori-romani-sclavi-in-viile-din-italia-daca-vrei-sa-castigi-bani-trebuie-sa-lucrezi-pana-pisi-sange/

[20] DOMENICO PERROTTA, Lavoro. Lo sfruttamento va oltre il caporalato, Maggio 1, 2021, il Mulino “Rivista di Cultura e di politica”, 2015, https://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:2984.

[21] GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, Maggio 15, 2021, https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html.

[22] GIOVANNI PAOLO II, op. cit.

[23] ELENA STANCU, O istorie despre muncitori sezonieri, exploatare și vulnerabilitate, «Teleleu», Febbraio 15, 2021, https://teleleu.eu/o-istorie-despre-muncitori-sezonieri-exploatare-si-vulnerabilitate/.

[24] Ivi.

[25] EUROPEAN PARLIAMENT, Exploitation of Romanian farmworkers in Germany, «Parliamentary questions», 6 July 2020, Febbraio, 11, 2021, https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2020-003997_EN.html.  Cfr. la risposta data l’8 settembre 2020, per conto della Commissione Europea, da parte di Mr. Schmit, Febbraio, 11, 2021, https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2020-003997-ASW_EN.html.

[26] OSSERVATORIO INTERVENTI TRATTA, Osservatorio sfruttamento lavorativo 2020, Maggio 5, 2021, https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2020/.

[27] Cfr. OSSERVATORIO INTERVENTI TRATTA, Osservatorio sfruttamento lavorativo 2018, Maggio 5, 2021,  https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2018/. E Osservatorio sfruttamento lavorativo 2019, Maggio 5, 2021,  https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2019/.

[28] OSSERVATORIO INTERVENTI TRATTA, Osservatorio sfruttamento lavorativo 2020, Maggio 5, 2021, https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2020/.

[29] Ivi.

[30] HARVESTING SOLIDARITY, op.cit.

 [31] DOMENICO PERROTTA, art. cit.

[32] Ivi.

[33] DOMENICO PERROTTA, art. cit.

[34] Intervista nostra, cit.

[35] Traduzione nostra.

[36] MINISTERUL MUNCII ȘI PROTECȚIEI SOCIALE, Maggio 15, 2021, mmuncii.ro.

[37] Intervista nostra, cit.

[38] TELELEU, Românii suportă abuzurile din străinătate pentru că nimeni nu i-a învățat în țară că au drepturi, Maggio 10, 2021, https://teleleu.eu/romanii-suporta-abuzurile-din-strainatate-pentru-ca-nimeni-nu-i-a-invatat-in-tara-ca-au-drepturi/.

[39] Ivi.

[40] Ibidem.

[41] AMBASADA ROMÂNIEI ÎN ITALIA, Maggio 15, 2021, roma.mae.ro; AMBASADA ROMÂNIEI ÎN REPUBLICA AUSTRIA, Condiţii de muncă în Austria, Maggio 15, 2021, viena.mae.ro;  AMBASADA ROMÂNIEI ÎN REPUBLICA FEDERALĂ GERMANIA, Informații utile pentru lucrătorii sezonieri în domeniul agricol din Germania, Maggio 15, 2021, berlin.mae.ro

[42] EVZ, Condiții de muncă pentru sezonieri în Austria: salariu, drepturi, protecție medicală, Aprile 23, 2021, https://evz.ro/conditii-de-munca-pentru-sezonieri-in-austria-salariu-drepturi-protectie-medicala.html; ZIARUL ROMÂNESC AUSTRIA, Sezonierii din agricultură în Austria: salariul, programul și alte drepturi, Febbraio 11, 2021, https://ziarulromanesc.at/sezonierii-din-agricultura-in-austria-salariul-programul-si-alte-drepturi/

[43] G4MEDIA, Agricultorii italieni: România trimite 15.000 de muncitori sezonieri pe câmpurile din regiunea Veneto/ Ordonanța militară numărul 7 permite zboruri charter pentru transportul muncitorilor sezonieri, Aprile 10, 2020, https://www.g4media.ro/agricultorii-italieni-romania-trimite-15-000-de-muncitori-sezonieri-pe-campurile-din-regiunea-veneto-ordonanta-militara-numarul-7-permite-zboruri-charter-pentru-transportul-muncitorilor-sezoni.html

[44] AMBASADA ROMÂNIEI ÎN ITALIA, Informații utile pentru muncitorii români din Italia, în contextul epidemiei de Covid-19 Material realizat de Ambasada României în Italia, pe baza prevederilor Decretului Lege ”Cura Italia” nr. 18/17.03.2020 Martie 2020, Febbraio 1, 2021,

[45] DOMENICA FARINELLA, SEBASTIANO MANNIA, Migranti e pastoralismo. Il caso dei servi pastori rumeni nelle campagne sarde. «Meridiana», 88, Roma, Viella, 2017, pp. 175-196, Febbraio 11, 2021, https://www.jstor.org/stable/90011292

[46] DOMENICA FARINELLA, SEBASTIANO MANNIA, art. cit.

[47] DOMENICO PERROTTA, art. cit.

*L’autrice è nata in Romania, vive a Roma dal 1993, dove ha studiato Ragioneria, Lingue e Letterature Straniere, Lettere, Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Licenziata (Laurea Magistrale) in Scienze Sociale (Economia e Management), attualmente dottoranda. Si occupa di politica, economia, sociologia, filosofia, educazione ed ecologia integrale con “approccio volontaristico”. E’ ideatrice fondatrice di IRFI – Italia Romania Futuro Insieme, Associazione di volontariato per una patria europea comune (2006).

Contatti:

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Papa Francesco: “Onora il padre e la madre e avrai vita lunga sulla terra”


Il Papa chiede di onorare gli anziani prendendosi cura di loro (20 aprile 2022).

“Per favore, custodire i vecchi!”: lo ha chiesto Papa Francesco nell’udienza di questa mattina, ricordando durante la catechesi che occorre sempre onorare gli anziani, perché loro sono testimonianza della nostra storia e delle nostre famiglie.

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Vi proponiamo il brano della canzone di Claudio Baglioni, “I vecchi”:

I vecchi sulle panchine dei giardini
Succhiano fili d’aria a un vento di ricordi
Il segno del cappello sulle teste da pulcini
I vecchi mezzi ciechi
I vecchi mezzi sordi…

I vecchi che si addannano alle bocce
Mattine lucide di festa che si può dormire
Gli occhiali per vederci da vicino
A misurar le gocce
Per una malattia difficile da dire…

I vecchi, tosse secca che non dormono di notte
Seduti in pizzo a un letto a riposare la stanchezza
Si mangiano i sospiri e un po’ di mele cotte
I vecchi senza un corpo
I vecchi senza una carezza…

I vecchi un po’ contadini
Che nel cielo sperano e temono il cielo
Voci bruciate dal fumo
E dai grappini di un’osteria…
I vecchi, vecchie canaglie
Sempre pieni di sputi e consigli
I vecchi senza più figli
E questi figli che non chiamano mai…

I vecchi che portano il mangiare per i gatti
E come i gatti frugano tra i rifiuti
Le ossa piene di rumori
E smorfie e versi un po’ da matti
I vecchi che non sono mai cresciuti…

I vecchi, anima bianca di calce in controluce
Occhi annacquati dalla pioggia della vita
I vecchi soli come i pali della luce
E dover vivere fino alla morte
Che fatica…

I vecchi, cuori di pezza
Un vecchio cane e una pena al guinzaglio
Confusi inciampano di tenerezza
E brontolando se ne vanno via…
I vecchi invecchiano piano
Con una piccola busta della spesa
Quelli che tornano in chiesa lasciano fuori bestemmie
E fanno pace con Dio…

I vecchi, povere stelle
I vecchi, povere patte sbottonate
Guance raspose arrossate
Di mal di cuore e di nostalgia…
I vecchi sempre tra i piedi
Chiusi in cucina, se viene qualcuno
I vecchi che non li vuole nessuno
I vecchi da buttare via…

Ma i vecchi… i vecchi
Se avessi un’auto da caricarne tanti
Mi piacerebbe un giorno portarli al mare
Arrotolargli i pantaloni
E prendermeli in braccio tutti quanti…
Sedia, sediola… oggi si vola…
E attenti a non sudare…