Mons. Leuzzi, “Studiare-Amare-Servire”: i verbi del V Forum Internazionale del Gran Sasso


Concluso con grande successo il V Forum del Gran Sasso (e Partenariato Euro-Africano: IV Conferenza), che si è svolto a Teramo dal 29 settembre al 1 ottobre 2022. L’Università degli Studi di Teramo, d’intesa con la Diocesi di Teramo-Atri, ha ospitato il grande evento. Oltre 400 i relatori, 1500 i partecipanti. Il tema fondamentale affrontato verteva sul dialogo all’insegna di un nuovo rinascimento per l’Europa: il ruolo della ricerca e della formazione.

Cerimonia inaugurale Forum, 29 settembre 2022

Il V Forum del Gran Sasso si è aperto Giovedì 29 settembre alle ore 16.00, nell’ Aula Magna Benedetto Croce dell’UNITE, con la cerimonia inaugurale, presieduta e moderata da S.E. Cesare Mirabelli Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente Comitato Scientifico del Forum e da S.E. Lorenzo Leuzzi Vescovo di Teramo-Atri. A seguire, i saluti delle rappresentanze istituzionali: Comune di Teramo, Provincia di Teramo, Regione Abruzzo e la Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo – Ministero degli Affari Esteri (MAECI).

Mons. Lorenzo Leuzzi, ideatore e realizzatore del Forum annuale, ha espresso parole di speranza per i giovani, ma anche per il mondo della ricerca e della formazione: “ma senza investimenti nella ricerca e formazione, non c’è futuro”. Bisogna investire sui talenti. “Vogliamo costruire un mondo migliore? Studiare, Amare e Servire: sono i tre verbi che devono impegnare la nostra vita e invito tutti voi a tirare fuori il meglio che possedete”, ha esortato Mons. Leuzzi.

Nel suo intervenuto, S.E. l’Arcivescovo Mons. Paul Richard Gallagher Segretario per i rapporti con gli Stati presso la Segreteria di Stato Vaticana, ha fatto riferimento ai cambiamenti epocali in atto e le sfide fondamentali per il continente europeo, inclusa la “solidarietà intergenerazionale”. Riferendosi al conflitto tra Russia e Ucraina, Mons. Gallagher ha ribadito che “ciò che dà coesione e pace alla società è il diritto. Quando però il diritto non ha più alcun contenuto, comunemente riconosciuto, allora esso perde vigore ed emergono violenza e sopruso.” Quale può essere, dunque, la via d’uscita per la pace? “La via della pace – continua l’Arcivescovo Gallagher – passa necessariamente dal ristabilimento della giustizia e dalla riaffermazione del diritto. Tuttavia, bisogna domandarsi su cosa si fonda realmente la giustizia e la pace di cui stiamo parlando, senza la quale il tentativo di dare vita a un rinascimento europeo può essere vana.”

Nella sua Lectio Magistralis, dal titolo “Europa e nuovo umanesimo. Percorsi socio-culturali”, Antonella Sciarrone Alibrandi Prorettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha evidenziato come il tema del nuovo umanesimo sia una questione antropologica. La categoria dell’umano e quindi la dimensione antropologica è esposta al “rischio di disumanizzazione”, anche a causa dell’individualismo estremo, come al “rischio del post-umano o del transumano”, inquietante, per le prospettive che pone, della tecnologia.

E’ intervenuto in collegamento a distanza Antonio Zoccoli Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – INFN e Presidente Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca – ConPER, sul tema “Europa tra ricerca scientifica e tecnologica”.

A conclusione, Maria Cristina Messa Ministro dell’Università e Ricerca (MUR), con un videomessaggio, ha fatto appello “ai valori fondamentali del confronto aperto, che dà il metodo scientifico; della consapevolezza, che può venir fuori da uno studio e da un approfondimento degli argomenti, evitando la superficialità – che è un male dei nostri tempi -. Il Ministro ha evidenziato, inoltre, l’importanza della cultura europea: “La cultura europea non può che trarre giovamento da uno scambio forte di ricerca e di formazione”. L’invito del Ministro, infine, è quello di “seguire gli aspetti internazionali delle università, lavorando intensamente insieme agli altri stati membri, ai programmi europei”. Il Ministro Messa ha concluso ricordando il vantaggio dei finanziamenti europei attraverso il PNRR.

Al termine della Cerimonia inaugurale, è stata presentata la mostra “Itinerari culturali del Consiglio d’Europa”, a cura di Roberta Alberotanza.

A seguire, il video della Cerimonia inaugurale:

Video Cerimonia inaugurale su youtube.

Venerdì, 30 settembre, il Polo didattico S. Spaventa ha ospitato la IV Conferenza per un partenariato accademico euro-africano, con l’obiettivo di investire in ricerca e formazione, costruendo ponti tra Africa ed Europa per un nuovo Rinascimento. Nel pomeriggio, nella Sala Ipogeo di Teramo, si è tenuta la presentazione del volume “La Scienza per la Pace”, presieduta in qualità di moderatore dal Magnifico Rettore dell’Università di Teramo Prof. Dino Mastrocola. Ha concluso S.E. Mons. Lorenzo Leuzzi Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, con un appello accorato al dialogo tra scienza e fede, che non sono in alcuna contraddizione.

12. Letteratura e Scienze umanistiche

Nell’ambito delle 22 sessioni parallele che si sono succedute nella giornata del 30 settembre, studiosi di Letteratura e Scienze umanistiche (sessione 12, aula 6) hanno offerto importanti contributi e spunti di riflessione per un dialogo in favore di un rilancio della cultura umanistica in Europa e per l’Europa. La sessione è stata presieduta e introdotta dal glottologo Paolo Martino Professore onorario dell’Università LUMSA di Roma, il quale ha evidenziato l’importanza dell’eurolessico nella ricerca delle radici per un risorgimento umanistico dell’Europa. Stefano Biancu ha posto la questione se possiamo o no fare a meno dell’umanesimo, argomentando che è fondamentale “riconoscere l’umanità di tutti, anche di chi non appartiene alla nostra civiltà”. Rocco Pititto dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ha presentato i processi formativi nella società della conoscenza, ricordando come la conoscenza oggi non sia più considerata quale bene in sé, un “bene immateriale” da coltivare, ma spesso viene confusa con le competenze (skills). Lia Fava Guzzetta, docente esperta di letteratura all’Università LUMSA, ha evidenziato la necessità e l’importanza di rifondare e ricostruire l’atto di lettura per un rinnovato dialogo culturale in Europa. Simona Cecilia Farcas laureata in Lettere alla LUMSA e dottoranda alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino – Angelicum, è intervenuta con una testimonianza sull’umanesimo di San Tommaso d’Aquino, “umanesimo cristiano di cui gli europei non possono più fare a meno nella ricerca scientifica e nel dialogo all’insegna di un nuovo rinascimento per l’Europa”.

Programma della Sessione 12. Letteratura e Scienze umanistiche

Pool artisti per scuola

Segue il video youtube della Cerimonia conclusiva, V Forum internazionale del Gran Sasso, 1 ottobre 2022.

video V Forum internazionale del Gran Sasso – Cerimonia conclusiva, 1 Ottobre 2022

La cerimonia conclusiva di Sabato 1 ottobre, si è svolta presso il Campus A. Saliceti – Aula Magna B. Croce, presieduta da S.E. Cesare Mirabelli Presidente Comitato Scientifico del Forum, il quale ha moderato gli interventi sul tema “Un nuovo Rinascimento in e per l’Europa: prospettive di impiego”. A seguire, tre Tavole Rotonde: “I Centri Accademici e di Ricerca”, “I Centri Educativi” e “Partenariato euro-africano”.

La prima Tavola Rotonda, “I Centri Accademici e di Ricerca”, aperta con l’intervento di Luciano Saso, Presidente della Rete delle Università delle Capitali d’Europa (UNICA) – Prorettore della Sapienza Università di Roma, il quale, rivolgendosi agli studenti presenti nell’Aula Magna, ha dichiarato: ”Oggi in Italia, in Europa, vivete in un mondo migliore rispetto a quello che avevamo noi qualche anno fa, quando eravamo noi studenti. Quindi, questo è un primo messaggio positivo, perché io credo che tante volte, anche nelle notizie che ascoltiamo nei media, prevalga a volte in maniera forse ingiustificata un certo pessimismo: il mondo è migliore in questa parte del pianeta. Purtroppo, non possiamo dire la stessa cosa per tutto il mondo, che ancora soffre di gravi problemi che in Europa, in qualche modo, si sono ridotti. Dal punto di vista dell’istruzione, il mondo, diciamo dell’istruzione, è molto migliorato in questi ultimi anni. Posso ricordare qualche tappa fondamentale dal mio punto di vista. Una tappa fondamentale fu il 1987, quando nacque il programma Erasmus.” Prima dell’abbattimento del Muro di Berlino, dicembre 1989, quando ancora gli europei erano divisi in due blocchi, impossibilitati a scambiarsi liberamente scienza e conoscenza.

Alessandro Ripani Referente Europeo dello Zooprofilattico, ha ribadito l’importanza geopolitica sanitaria, strategica nel corridoio del Mediterraneo di “allargare ancora di più il raggio di azione di collaborazione in quest’area oggi.” Soprattutto per prevenire “di trovarci malattie che erano confinate nella parte sud dell’Africa e Nord Africa e quindi alle porte dell’Europa”. Da cui “l’importanza della collaborazione continua e duratura”. Altro elemento evidenziato da Ripani, è l’eccessivo riscaldamento del Mediterraneo, rispetto a tutte le altre parti del mondo. “Le alte temperature – sostiene Ripani – possono influenzare la presenza, la crescita, la moltiplicazione degli insetti, che possono trasmettere determinate malattie. E’ dunque un’area esposta al rischio di nuovi virus. Da cui l’importanza del dialogo e della collaborazione tra istituzioni, politica, religione e società, ha concluso Ripani.

Nicola Di Daniele dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – Membro del Comitato Scientifico Centro di Ricerche POC, ha evidenziato quanto la ricerca ci avvicini alla conoscenza. “E senza conoscenza non è possibile curare, quindi, la ricerca è strettamente correlata alla cura”.

La seconda Tavola Rotonda su “I Centri Educativi”, si è aperta con gli interventi di Mons. Guy Selderslagh Presidente della Commissione Europea per l’Insegnamento Cattolico – CEEC, di Francesco Bonini Magnifico Rettore LUMSA e di Caterina Provvisiero Dirigente Scolastico I.I.S. “Di Poppa-Rozzi” – Teramo.

Guy Selderslagh ha evidenziato il modo in cui anche le scuole cattoliche siano pienamente coinvolte nelle sfide della modernità e nelle sfide emergenziali del nostro tempo: ambiente, sostenibilità, dialogo interculturale.

Francesco Bonini ha affermato che “noi ci troviamo di fronte ad una ‘offerta formativa’, sia nelle scuole che nell’università, ormai esuberante. E l’esercizio, che credo siamo chiamati a fare insieme con gli studenti anche, è quello di asciugare, di essenzializzare le cose, le offerte, perché poi possano essere sempre più feconde in questa stagione così complessa. Questo, secondo me, è il tempo delle cose più che delle parole e degli slogan, il tempo delle buone pratiche e del buon governo delle cose. Proprio per affrontare questa stagione di grandi cambiamenti che richiama la necessità dell’essenziale, che richiama la necessità dei fondamenti del processo educativo”. Senza “questo processo fondamentale di consapevolezza dei fondamenti, ecco, non siamo all’altezza di queste sfide”, secondo Bonini. Un’altra considerazione evidenziata da Bonini è legata alla questione dell’orientamento, una delle parole del PNRR e delle sue ricadute sul sistema universitario e formativo. “La parola orientamento – dice Bonini – presuppone dei riferimenti; non si può orientare senza un riferimento. E, quindi, presuppone un ragionamento in ordine a tutte le grandi sfide della democrazia. Perché? Perché noi prestiamo orientamento in un sistema Occidentale. Quindi, orientamento vuol dire l’Oriente, cioè, il sole. Occidentale è la nostra terra, la democrazia. E, quindi, orientare in Occidente significa riappropriarsi e rileggere tutte le cose che sono alla base di quelle grandi istituzioni occidentali che sono l’università, che è nata in Occidente; e le scuole così come siamo stati abituati a vederle dal medioevo in poi.” “Credo che, mentre cerchiamo, come università e come sistema scolastico di attrezzarci convenientemente, per far sì che i nostri studenti possano orientarsi al lavoro e alle professioni – continua Bonini – nello stesso tempo dobbiamo responsabilmente porci insieme con gli studenti la questione di orientarci alla vita democratica e alle nostre istituzioni. E, quindi, la radice pluralista e personalista della democrazia occidentale e del sistema educativo scolastico è la questione del limite. La questione del limite, che è fondamentale quando ragioniamo di educazione. Perché? Perché sennò, andiamo nel darkside, nella faccia nascosta e nera della democrazia, che è il nichilismo. E credo che questo sia un passaggio culturalmente molto importante affidato alla nostra creatività e alla nostra responsabilità”, ha concluso Bonini.

Alla terza Tavola Rotonda sul “Partenariato euro-africano”, sono intervenuti Roberto Colaminè Vice Direttore Generale Cooperazione allo Sviluppo – Ministero degli Affari Esteri – MAECI, Vittorio Calaprice Rappresentante in Italia della Commissione Europea, Paola Pittia Delegato del Rettore per l’Internazionalizzazione – Università degli Studi di Teramo, e altri.

Sen. Marco Marsilio Presidente della Regione Abruzzo, nel suo saluto conclusivo, ha ricordato le sfide attuali che interrogano un confronto aperto tra i paesi dell’Unione Europea, chiamati a decidere in merito all’emergenza energetica. Auspicando una coscienza europea, aperta alla soluzione dei problemi su scala più ampia, di cooperazione, di collaborazione, di solidarietà europea; che parte dalle giovani generazioni e mette insieme le classi dirigenti, gli intellettuali, per una maggiore consapevolezza di un’Europa solidale aperta, anche al resto del mondo, aperta al confronto con il continente africano, per capire la collocazione e il ruolo anche dell’Europa, nel rispetto degli altri, dei continenti a lei vicino e che sono più prossimi. Per quanto riguarda le “minacce” all’Unione Europea, Marsilio considera “che la minaccia peggiore non stia arrivando da quei piccoli e, per certi versi, marginali se non addirittura insignificanti, sul piano economico, paesi dell’Est europeo, alcuni o uno in particolare che viene spesso additato come la pecora nera dell’Europa. Ma dai più grandi, a cominciare dalla Germania, dal più ricco, che impedisce di raggiungere un accordo virtuoso e procede con una punta evidente di egoismo nazionale a fare da solo e a chiedere a tutto il resto dei paesi europei di fare da soli.” Ma, “a che cosa serve l’Unione Europea se dobbiamo fare da soli e affrontare da soli queste sfide?”, chiosa Marsilio.

 I discorsi del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Teramo, Dino Mastrocola, e del Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, Lorenzo Leuzzi, hanno concluso i lavori del V Forum del Gran Sasso, dando appuntamento al prossimo Forum, che si terrà a Teramo dal 28 al 30 settembre 2023 (Anno Berardiano: ricorrerà infatti il nono centenario della morte del santo patrono di Teramo), sul tema “Conoscere per costruire”.

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Teramo, 1 Ottobre 2022

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Invito A.A. 2022/2023: Joint Diploma in Ecologia Integrale


Il Joint Diploma in Ecologia Integrale è un evento permanente. Un’iniziativa congiunta delle Università e degli Atenei Pontifici di Roma per diffondere la visione e la missione della Laudato si’. Il Joint Diploma si svolge nel corso di un anno accademico (la prima edizione è iniziata nell’autunno 2017) ed è diviso in sei moduli, corrispondenti ai sei capitoli della Laudato si’.

Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale partecipa attivamente al progetto del Joint Diploma con il Comitato Consultivo presieduto dal Cardinale Peter Turkson e alcuni funzionari insegnano anche alcuni dei moduli.

L’Associazione IRFI Italia Romania Futuro Insieme di Roma, invita caldamente gli amici e tutte le persone sensibili al cambiamento climatico desiderosi di iscriversi al Joint Diploma in Ecologia Integrale per partecipare attivamente nella testimonianza e nell’impegno a favore della nostra Casa comune.

Tutte le informazioni per l’iscrizione al JDEI, sul sito http://www.unigre.it

Teramo, V Forum Internazionale del Gran Sasso


29 settembre/1 ottobre 2022 – Campus universitario Aurelio Saliceti, Teramo

L’Europa, culla dell’esperienza universitaria, ha bisogno di un rinnovato slancio nella e per la conoscenza per costruire un nuovo sviluppo sociale dei popoli.

Il V forum internazionale del Gran Sasso, si terrà a Teramo – Campus universitario Aurelio Saliceti, nei giorni 29 settembre/1 ottobre 2022, intende promuovere dialogo e condivisione tra le diverse esperienze attualmente proposte nella ricerca e nella formazione dai centri accademici europei.
Il cambiamento d’epoca sollecita le realtà accademiche e di ricerca a individuare tematiche di grande rilevanza culturale per la riscoperta e il rilancio del patrimonio intellettuale europeo idoneo a promuovere un nuovo rinascimento.

Info: http://forumgs.oa-abruzzo.inaf.it/

PROGRAMMA

Giovedì 29 Settembre 2022

ore 16.00/18.30 – Aula Magna Benedetto Croce

Cerimonia inaugurale

Presiede e modera Cesare Mirabelli Presidente Emerito della Corte Costituzionale – Presidente Comitato Scientifico del Forum

16.00 – Saluti

Gianguido D’Alberto Sindaco di Teramo

Diego Di Bonaventura Presidente Provincia di Teramo

Marco Marsilio Presidente Regione Abruzzo

Fabio Cassese Direttore Generale Cooperazione allo Sviluppo – Ministero degli Affari Esteri (MAECI)

16.45 – Presentazione del V Forum Internazionale del Gran Sasso

Dino Mastrocola Magnifico Rettore Università degli Studi di Teramo

Lorenzo Leuzzi Vescovo Diocesi di Teramo-Atri

17.00 – Interviene

Paul Richard Gallagher Segretario per i rapporti con gli Stati presso la Segreteria di Stato Vaticana

17.15 – Lectio Magistralis

Europa e nuovo umanesimo. Percorsi socio-culturali, Antonella Sciarrone Alibrandi  Prorettore Università Cattolica del Sacro Cuore

Europa tra ricerca scientifica e tecnologica, Antonio Zoccoli Presidente Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – INFN e Presidente Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca – ConPER

18.00 – Interviene

Maria Cristina Messa Ministro Università e Ricerca (MUR)

Al termine della Cerimonia inaugurale gli ospiti potranno assistere all’inaugurazione della mostra “Itinerari culturali del Consiglio d’Europa”.

Venerdì 30 Settembre 2022

Ore 9.00/18.00 – Sala delle lauree – Polo Silvio Spaventa

IV CONFERENZA PER UN PARTENARIATO ACCADEMICO EURO-AFRICANO

Investire in Ricerca e Formazione: Ponti tra Africa ed Europa per un nuovo Rinascimento

Ore 18.30 –  Sala Ipogeo di Teramo presentazione del volume “La Scienza per la Pace”

Presiede e modera Dino Mastrocola  Magnifico Rettore dell’Università di Teramo

Conclusioni Mons. Lorenzo Leuzzi Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri

Il volume sarà presentato dai Proff: Brocato, D’Alterio, D’Amico, Ginaldi, Previtali. Al termine della presentazione ci si recherà in Piazza per la “Notte dei Ricercatori”.

Sessioni parallele

Ore 9.00/18.00 – Polo didattico S. Spaventa

SessionePoloAulaOrarioTitoloProgramma
1Spaventa09.00-14.00AGROALIMENTAREClicca
2Spaventa09.00-17.30AMBIENTEClicca
3Spaventa09.30-17.30ARCHEOLOGIA ARTE E MUSEOClicca
4Spaventa09.00-17.30BENI CULTURALIClicca
5Spaventa09.30-17.30COMUNICAZIONEClicca
6Spaventa09.00-18.00DIRITTOClicca
7Spaventa09.00-13.00ECONOMIAClicca
8Spaventa10.00-17.30ECONOMIA E TERRITORIOClicca
9Spaventa09:00-18.00FILOSOFIA POLITICA E DIRITTOClicca
10Spaventa14.30-17.00FORMAZIONEClicca
11Spaventa10.00-17.00INGEGNERIA E INFORMATICAClicca
12Spaventa09:00-13:00LETTERATURA E SCIENZE UMANISTICHEClicca
13Spaventa08.00-18.00MEDICINA E SALUTEClicca
14Spaventa09.00-17.30MUSICAClicca
15Spaventa10.00-18.00POLITICHE SOCIALI E POLITICHE ATTIVE PER IL LAVOROClicca
16Spaventa09.30-16.00PSICOLOGIAClicca
17Spaventa09.00-16.30RICERCA E CULTURA SCIENTIFICAClicca
18Spaventa09.00-18.00SCIENZE DEL TURISMOClicca
19Spaventa09.00-17.30SOCIOLOGIAClicca
20Spaventa09.30-18.00SPORTClicca
21Spaventa10.00-13.00STORIAClicca
22Campus Ruggero BortolamiAula Tesi09.00-16.30VETERINARIAClicca

Sabato 1 ottobre 2022

Università degli Studi di Teramo – Campus A. Saliceti – Aula Magna B. Croce

“Un nuovo Rinascimento in e per l’Europa: prospettive di impiego”

Presiede e modera Cesare Mirabelli Presidente Emerito della Corte Costituzionale – Presidente Comitato Scientifico del Forum

Ore 9.30/13.00 – Università degli Studi di Teramo – Campus A. Saliceti – Aula Magna B. Croce
TAVOLE ROTONDE

9.30/10.30 I Centri Accademici e di Ricerca

Presiede e modera Maurizio Tira Delegato CRUI per gli Affari Internazionali

Intervengono Fr. Michel Jalakh Vice Presidente Federazione Università Cattoliche Europee – FUCE

Luciano Saso Presidente della Rete delle Università delle Capitali d’Europa (UNICA) – Prorettore Sapienza Università di Roma

Alessandro Ripani Referente Europeo dello Zooprofilattico

Nicola Di Daniele Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – Comitato Scientifico Centro di Ricerche POC

10.30/11.15 I Centri Educativi
Presiede e modera
Luigi Fiorentino Capo di Gabinetto del Ministro dell’Istruzione – MI

Intervengono
Mons. Guy Selderslagh Presidente della Commissione Europea per l’Insegnamento Cattolico – CEEC

Francesco Bonini Magnifico Rettore LUMSA

Caterina Provvisiero Dirigente Scolastico I.I.S. “Di Poppa-Rozzi” – Teramo

11.15/12.15 Partenariato euro-africano
Presiede e modera Maria Chiara Malaguti Presidente Unidroit

Intervengono

Roberto Colaminè Vice Direttore Generale Cooperazione allo Sviluppo – Ministero degli Affari Esteri – MAECI

Vittorio Calaprice Rappresentante in Italia della Commissione Europea

Webber Ndoro Direttore Generale Centro Internazionale di Studi per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali – ICCROM

Paola Pittia Delegato del Rettore per l’Internazionalizzazione – Università degli Studi di Teramo

CONCLUSIONI

Dino Mastrocola –  Magnifico Rettore Università degli Studi di Teramo
Lorenzo Leuzzi – 
 Vescovo Diocesi di Teramo-Atri

Info: http://forumgs.oa-abruzzo.inaf.it/

Roma, Angelicum: 11 borse di studio alla Facoltà di Scienze Sociali


Corso di Laurea triennale e magistrale in Scienze Sociali o Corso annuale in Management del Terzo Settore. Per migranti (giovani e adulti) e nuove generazioni che desiderano contribuire alla propria crescita personale e della comunità locale! SCADENZA 15 SETTEMBRE 2022

4a edizione del Bando STRONG+ presso l’Angelicum di Roma per l’anno accademico 2022/2023.

Disponibili 11 Borse di studio
Laurea triennale o magistrale in Scienze Sociali
Corso Professionale annuale in Management del Terzo Settore
per cittadini stranieri residenti in Italia
e nuove generazioni (cittadini italiani)
candidature entro il 15 Settembre 2022
Leggi il Bando

Obiettivi:
rafforzamento delle capacità dei cittadini stranieri residenti in Italia e degli Italiani di seconda generazione, giovani ed adulti, perché possano divenire agenti di cambiamento sociale, capaci di promuovere l’inclusione sociale dei migranti nei territori locali promozione e diffusione delle tematiche di “safeguarding” tra le comunità religiose che non hanno ancora avuto modo di riflettere su questa sfida contemporanea per individuare le risposte più opportune.

La borsa di studio consente l’iscrizione al Corso di Laurea triennale o magistrale in Scienze Sociali (https://angelicum.it/it/facolta/scienze-sociali/programmi/) o al Corso annuale in Management del Terzo Settore (https://adjuvantes.it/corsi-e-master/master-ts.html)

Requisiti:
Essere cittadini stranieri residenti in Italia o italiani con background migratorio (nuove generazioni).
Titolo di studio valido per l’accesso al livello accademico richiesto, inclusa la possibilità di riconoscimento dei titoli conseguiti in paesi diversi, e valutazione della compatibilità di esami sostenuti con il percorso formativo richiesto. Non è necessario produrre la traduzione dei titoli esteri.

Per presentare una candidatura:
inviare email a fass@pust.it entro il 15 Settembre 2022 con i documenti seguenti:
Lettera di motivazione personale
CV, completo di dati anagrafici (data e luogo di nascita, CF, residenza) e di contatto (email, telefono)
Titoli di studio: se si desidera una valutazione di precedenti corsi/titoli universitari e/o professionali, produrre anche copia dei titoli, con trascrizione dei corsi sostenuti.
Permesso di soggiorno o carta d’identità e codice fiscale.
Lettera di presentazione di una associazione/realtà attiva sul territorio, in particolare di migranti e/o che opera per l’integrazione e lo sviluppo di persone e comunità di migranti
ISEE.

I colloqui si terranno nei giorni 26-27 Settembre presso la sede universitaria in Roma, Largo Angelicum 1. La graduatoria definitiva sarà diffusa entro il 28 Settembre. Le iscrizioni dovranno avvenire entro il 30 Settembre. Le lezioni inizieranno il 3 Ottobre 2022 per i corsi di laurea, il 22 Ottobre per il Corso in Management delle Organizzazione del Terzo Settore.

Per ulteriori informazioni contattare la segreteria della Facoltà di Scienze Sociali dell’Angelicum: fass@pust.it

Școala de vară ”Eugeniu Coșeriu”, Ediția a VI-a, online, 1-8 Septembrie 2022


Universitatea Babeș-Bolyai din Cluj-Napoca, Facultatea de Litere, organizează, în perioada 1 – 8 septembrie 2022, Şcoala de vară online Actualitatea concepției lui Eugeniu Coşeriu. Ediția a VI-a.

La deschiderea oficială a Școlii de vară Actualitatea concepției lui Eugeniu Coșeriu, Joi, 1 Septembrie 2022, va avea loc prezentarea bursierilor și a participanților. Vor interveni Lucia Cifor, Universitatea Al. Ioan Cuza din Iași cu ”Aspecte ale deontologiei culturii la Eugeniu Coșeriu”, Johannes Kabatek și Cristina Bleorțu, Universitatea din Zürich, Elveția, despre ”Proiectul Über den Strukturalismus hinaus“ – Briefe an Eugenio Coseriu und die Geschichte der Linguistik im 20. Jahrhundert (Swiss National Science Foundation, Fundaţia Naţională de Ştiinţă din Elveţia)”. Și, Eugenia Bojoga, Universitatea Babeș-Bolyai din Cluj-Napoca, despre ”Receptarea operei lui Eugeniu Coșeriu în câteva țări slave: Bulgaria, Federația Rusă, Croația”.
Vineri, 2 septembrie, Araceli López Serena, Universitatea din Sevilla, Spania, despre ”La interrelación entre lingüística y filosofía en Sincronía, diacronía e historia de Eugenio Coseriu”. Oscar Loureda Lamas, Universitatea din Heidelberg, Germania, despre ”Eugenio Coseriu y el estudio del discurso, hoy”. Dina Vîlcu, Universitatea Babeș-Bolyai din Cluj-Napoca, despre ”Elementul religios în limbajul Revoluției din 1989 din perspectiva funcțiilor evocative”. Și Manuel Casado Velarde, Universitatea din Navarra, Spania, despre ”Eugenio Coseriu y Tzvetan Todorov: dos versiones concordantes sobre el discurso”.
Sâmbătă, 3 septembrie 2022, vor interveni Manuela Nevaci, Universitatea din București, Institutul de Lingvistică ”I. Iordan – Al. Rosetti”, Academia Română, despre ”Eugeniu Coșeriu și dialectele limbii române”. Și Cornel Vîlcu, Universitatea Babeș-Bolyai din Cluj-Napoca, despre ”Săritura peste cal – pentru o altă teorie a timpului. Durata în alteritatea mediată lingvistic”.

Luni, 5 septembrie 2022, ora 10.00, vor interveni Jesús Martínez del Castillo, Universitatea din Almeria, Spania, despre ”Eugenio Coseriu en la historia”. Gerda Hassler, Universitatea din Potsdam, Germania, despre ”El origen y el olvido de las tradiciones discursivas: Coseriu y la historia de la lingüística”. Oana Boc, Universitatea Babeș-Bolyai din Cluj-Napoca, despre ”Poezia ca „limbaj absolut” – o discuție din perspectiva normelor limbajului”. Și Elena Ungureanu, Biblioteca B. P. Hasdeu din Chișinău, Rep. Moldova, despre ”Eugenio Coseriu / Eugeniu Coșeriu pe Internet”.

Marți, 6 septembrie 2022, ora 10.00. Vor interveni: Emma Tămâianu-Morita, Universitatea Kindai din Osaka, Japonia, despre ”Text-constitutive devices in the framework of Integral Text Linguistics – With special focus on the case of pluri-semiotic texts [Procedee textual-constitutive în perspectiva Lingvisticii Integrale a Textului – Cu focalizare asupra textelor pluri-semiotice]”. Alessandro Zuliani, Universitatea din Udine, Italia, despre ”Eugenio Coseriu e il ”moldovenismo” come ideologia linguistica”. Giovanni Gobber, Universitatea Catolică din Milano, Italia, ”La pensée linguistique de E. Coseriu et le contexte italien de la première moitié du XXe siècle”. Și Alfredo Matus Olivier, șeful Catedrei de studii umaniste E. Coseriu, Universitatea Santiago de Chile, despre ”Linguistica de Eugenio Coseriu: un paradigma monista y energético”.
Miercuri, 7 septembrie, ora 10.00. Vor interveni: Wolf Dietrich, Universitatea din Münster, Germania, cu o lecție despre ”Eugenio Coseriu, Geschichte der romanischen Sprachwissenschaft, Band 1-4, Bearbeitet und herausgegeben von Wolf Dietrich, Tübingen, Narr Verlag, 2007- 2022”. Floarea Vîrban, Accademia Europea di Firenze, despre ”Identitatea limbii. Considerații lingvistice, filosofice și istorice. Language Identity. Linguistic, Philosophical, and Historical Considerations”. Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas, Roma, Italia, cu o introducere în ”Concepția lui Eugeniu Coseriu despre limbaj și politică”.

Va urma Masa rotundă: ”20 de ani fără Maestru”, la care vor discuta:
Vincenzo Orioles, Universitatea din Udine, Italia
Mircea Borcilă, Universitatea Babeș-Bolyai din Cluj
Eugen Munteanu, Universitatea A. Ioan Cuza din Iași
Ileana Oancea, Universitatea de Vest din Timișoara
Nadia Obrocea, Universitatea de Vest din Timișoara
Ludmila Zbanț, Universitatea de stat din Moldova, Chișinău
Viorica Molea, Universitatea de Stat din Moldova, Chișinău
Vor mai participa șefii Catedrelor de studii umaniste Eugenio Coseriu:
Adolfo Elizaincín, Universitatea din Montevideo, Uruguay,
Alfredo Matus Olivier, Universitatea Santiago de Chile, Chile
Magdalena Viramonte, Universitatea din Cordoba, Argentina
Clemilton Pinheiro, Universitatea Federală Rio Grande do Norde, Natal (Brazilia)

Joi, 8 septembrie 2022, ora 10.00. Vor interveni: Cristina Varga, Universitatea Babeș-Bolyai din Cluj-Napoca, despre ”Eugenio Coseriu. Observații asupra terminologiei și a limbajelor de specialitate”. Lucia Mureșan, Centrul International de Aplicații și Cercetare Transdisciplinar-Integrativă, despre ”Importanța Lingvisticii integrale în dezvoltarea unei noi ontologii”.

Eugenio Coseriu - www.coseriu.de/
Eugenio Coseriu – http://www.coseriu.de/

Firenze, 16-18.09.2022: Festival Nazionale dell’Economia Civile


Il Festival Nazionale dell’Economia Civile torna a Firenze dal 16 al 18 settembre 2022 per parlare di lavoro, persone, cittadinanza attiva, collaborazione tra aziende, istituzioni e terzo settore per uno sviluppo equo e sostenibile.  
In buona compagnia è il tema conduttore di questa edizione e tra gli ospiti Jeffrey Sachs economista e saggista statunitense,  Myriam Dossu D’Almeyda Ministra delle politiche e dell’impiego giovanile del Togo, il Ministro delle infrastrutture delle mobilità sostenibili Enrico Giovannini.
­­­Programma e iscrizioni qui

Firenze, Palazzo Vecchio

Il Festival Nazionale dell’Economia Civile torna nel Salone dei 500

La quarta edizione del FNEC si terrà nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio raccogliendo, sempre nel rispetto delle normative atte a prevenire la diffusione del virus e secondo il Piano Covid-19 stabilito dal Comune di Firenze, cittadini, imprenditori, giovani, organizzazioni per pensare il futuro costruendo il presente, rimettendo al centro la persona e l’ambiente.

In buona compagnia è il tema dell’edizione 2022 che in questa fase di incertezza ci pone l’attenzione sulla crescente domanda di senso del vivere che le persone si pongono rispetto al loro lavoro e alla qualità della vita. Nelle parole di Leonardo Becchetti, Direttore del Festival, dedicate alla scelta di questo tema che riporta il focus sullo “stare” e non sul “fare”.

Leggi QUI l’editoriale del prof. Becchetti.

Parte la sesta edizione della Scuola di Bioetica di Pro Vita & Famiglia


La Scuola di Bioetica si svolgerà sabato 24 e domenica 25 settembre 2022 a Roma, a Villa Aurelia. E’ possibile seguire le lezioni in presenza, oppure in diretta streaming. La sesta edizione della Scuola di Bioetica di Pro Vita & Famiglia si compone di 15 lezioni di alto profilo culturale sui temi cruciali della nostra epoca. Scopri QUI il programma della scuola!

Ecco alcune delle lezioni a cui puoi accedere iscrivendoti alla Scuola di Bioetica:
La legalizzazione della droga: le ragioni del no, Dott. Alfredo Mantovano (Consigliere della Corte di Cassazione e Vicepresidente del “Centro Studi Rosario Livatino”)
La procreazione umana tra natura e tecnologia, Prof. Filippo Boscia (Ginecologo e Presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani)
Le dipendenze secondo San Tommaso d’Aquino, Prof. Roberto Marchesini (Psicologo)
La famiglia come locus bioethicus, Prof.ssa Giorgia Brambilla (Professore Straordinario di Morale della vita presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e Membro del Comitato di Etica Clinica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù)
I vaccini e la pandemia come problemi medici e bioetici, Prof. Mariano Bizzarri (Università La Sapienza, direttore del Systems Biology Group).… e molte altre!

La Scuola di Bioetica ha un costo dell’iscrizione di 97 euro per 15 lezioni di approfondimento culturale, filosofico, medico, scientifico, giuridico, antropologico…Per gli studenti il costo è ridotto a 85 euro. Presentando almeno un altro iscritto, il costo della tua iscrizione è ulteriormente ridotto del 15%.
La Scuola di Bioetica di Pro Vita & Famiglia è accreditata presso l’Ordine dei Medici nazionale (9.1 crediti formativi professionali per medici, biologi, chirurghi e psichiatri) e presso l’Ordine forense di Roma (12 crediti).
Scopri tutte le lezioni che saranno svolte alla Scuola di Bioetica sul sito, cliccando qui.
https://www.provitaefamiglia.it/

O carte după 45 de ani de la revolta minerilor din Valea Jiului


Preluăm un fragment din articolul apărut astăzi în Sens politic, publicația Fundației Corneliu Coposu.

Vă prezentăm mai jos un fragmente din lucrarea Marian Boboc, Revolta muncitorească anticomunistă din Valea Jiului – Lupeni, august 1977. O biografie. Autobiografia lui Constantin Dobre, liderul revoltei din 1977, Editura Universitas, Petroșani, 2022, 676 p.

Din vorbă în vorbă, din august 2020 l-am provocat pe dl. Constantin DOBRE să-și aștearnă pe hârtie viața sa, cu bunele și relele ei. Întâi a refuzat, apoi, cu foarte mare greutate, a acceptat să-și scrie autobiografia. Unul dintre motivele refuzului său are rădăcini în modestie. Am insistat luni în șir atât eu, cât și soția mea Irina. În cele din urmă, l-am convins. S-a apucat de scris. Apoi, iar s-a răzgândit. Până la urmă, a finalizat prima parte a autobiografiei sale, care dă seama de viața sa de la naștere până imediat după 1990, când s-a stabilit în Marea Britanie. 

ph@Revolta minerilor, 1990. (Mediafax)

Întrucât dl. Constantin Dobre a fost liderul revoltei din 1977, mărturia sa are o importanță de netăgăduit din punct de vedere istoric. Aceasta lămurește multe aspecte confuze sau deloc știute ale revoltei, împrăștiind ceața și norii, luminând adevărul istoric. Este o mare șansă, pentru istorie, faptul că dl. Constantin Dobre are o memorie prodigioasă și un condei sprinten. Talentul său narativ m-a uimit de la bun început, de când am început să primesc primele fragmente ale mărturiei. […]

Într-adevăr, copilăria și revolta sunt două momente importante ale vieții sale, cărora d-l Dobre le alocă un spațiu consistent și… suculent. Autorul are nu doar talent de povestitor, ci și mult umor, știind să fie, atunci când e cazul, și sentimental. Nu cade în dulcegării, știind să dozeze „zahărul” amintirilor. 

Impresionantă este și sinceritatea d-lui Constantin Dobre. Dl. Dobre nu face parte din tagma celor care depun mărturie cu jumătate de gură sau a celor care spun adevărul în șoaptă. Din contră, el strigă adevărul, cu bărbăție, chiar și atunci, sau mai ales atunci, când nu-l avantajează întrutotul. Mărturisitorul nu coafează trecutul. El spune adevărul cu multă sete, cu multă sinceritate, ilustrată, acolo unde e cazul, de documente. Poate unora le poate părea cam excesiv acest mod de a apela la documente, însă, să nu uităm, Constantin Dobre este un om al istoriei. În această relatare nu-și mai aparține doar sieși. De aceea, apelează într-una la documente, care să-i certifice afirmațiile/ gesturile/ comportamentul. Cele mai multe documente sunt cele ale dușmanului, în cazul său Securitatea. În momentul când depui mărturie bazându-te pe armele dușmanului și când acesta e perfida Securitate, îți asumi un mare risc. Constantin Dobre e conștient de acest risc. Însă și-l asumă și spun eu câștigă. Securitatea nu a vrut ca revolta de la Lupeni să aibă eroi. Așa cum am arătat în carte, protestatarii au fost transformați în delicvenți de drept comun. Constantin Dobre, din cauza Securității, nu a fost un erou al timpului său. Ba din contră, a fost o victimă a răzbunării comuniștilor și securiștilor. Însă, prin comportamentul ei, Securitatea i-a ridicat piedestal de erou liderului revoltei. Doar o persoană puternică poate băga spaima în oasele unui sistem. Și dl. Dobre a fost un asemenea om. Să nu uităm că în 1977, Constantin Dobre este un bărbat tânăr, are doar 30 de ani. Nu îi pasă că în august 1977 are o soție și un copil de 4 ani. Se sacrifică pentru cauza comună: o viață mai bună pentru mineri și pentru Valea Jiului. Pentru aceasta îl înfruntă, cu un curaj sfidând inconștiența, chiar pe Nicolae Ceaușescu. Regimul nu îi va rămâne dator, îi va distruge viața, va da potențiometrul compromiterii la maxim. Îl va expulza din Valea Jiului, decenii la rând îl va urmări, pas cu pas, îi va asculta cu nesimțire vorbele din locuință și chiar din așternutul conjugal, va lansa cele mai abracadabrante zvonuri despre el, că a murit, că e un trădător. Da, că e un trădător, tocmai el care a avut curajul să îi înfrunte la anchete pe generali și colonei de Securitate. Dl. Dobre prezintă dovezi irefutabile ale netrădării sale. Cei care-l acuză, căci mai sunt destui și acum, nu prezintă nici o dovadă, nici un sfert de document. Unii dintre aceștia sunt persoane onorabile, frecventabile. De aceea e de mirare cum de consimt să participe, și după 45 de ani, la spolierea celui mai important personaj al mișcării anti-comuniste muncitorești din România, cum de fac jocul Securității (culmea, unii dintre ei reactivi la Securitate). După lectura mărturiei d-lui Dobre, aceștia, dacă vor fi onești față de ei înșiși, vor recunoaște că s-au aflat într-o eroare, că s-au lăsat manipulați fără voia lor. Cu siguranță, d-l Dobre, în marea sa generozitate, îi va ierta. Așa cum a avut puterea creștinească să-l ierte chiar pe Nicolae Ceaușescu. 

Mărturia sa răspunde, fără echivoc, multor întrebări ridicate în spațiul public, mai ales în Valea Jiului. 

Dl. Dobre crede că locul autobiografiei sale (partea I) nu poate fi decât într-o carte dedicată revoltei muncitorești anti-comuniste din august 1977 Valea Jiului – Lupeni, pentru că cea mai mare parte a vieții sale este legată ombilical de această mișcare socială. Pentru mine, ca autor al acestui volum, opțiunea sa de a o publica în cartea mea nu e doar foarte onorantă, ci și importantă pentru contribuția la adevărul istoric al unui moment important al istoriei muncitorimii din Valea Jiului. Îi mulțumesc d-lui Dobre, pentru încrederea acordată de-a lungul timpului, pentru colaborarea la această carte, laboratorul acesteia transformându-se într-un adevărat colocviu.

Se tot vorbește despre modele. Prin curajul, comportamentul, demnitatea și faptele sale istorice, domnul Constantin Dobre poate fi un model în societate. Sincer, eu nici acum nu înțeleg de ce dl. Constantin Dobre nu ocupă în societatea noastră și în istoria României, Văii Jiului – în special, locul pe care îl merită din plin: lider incontestabil al revoltei muncitorești anti-comuniste din Valea Jiului. Sper ca după acest volum, lucrurile să intre, cât de cât, pe făgașul lor normal. Continuă…

Vezi și Carte-document privind revolta muncitorească anticomunistă Valea Jiului – Lupeni, august 1977 http://ziarulexclusiv.ro/2022/08/04/carte-document-privind-revolta-muncitoreasca-anticomunista-valea-jiului-lupeni-august-1977-lansata-la-muzeul-mineritului-din-petrosani/

Una nuova biografia di San Benedetto, Patrono d’Europa (e-book gratuito)


In vista della prossima festa di San Benedetto (11 luglio), proponiamo una nuova biografia del Patrono d’Europa. La prima, diffusa dal 2019, è quella celeberrima scritta da S. Gregoria Magno.
Due vite per lo stesso santo? Sì, perché l’importanza di questo santo per la civiltà occidentale è, forse, insuperata.
Questo è un aspetto ben messo in risalto dell’autrice di questa nuova biografia, la Madre Ildegarda Cabitza OSB, fondatrice del monastero di Santa Maria di Rosano (Pontassieve – FI).

Infatti, l’opera che da oggi diffondiamo, presenta la vita di S. Benedetto e ne studia la spiritualità, ma insieme descrive la fisionomia e le caratteristiche dei monasteri nati dall’intuizione e dalla paternità di Benedetto.
Tra le righe, è possibile intravedere la vita di quell’Abbazia che da più di dodici secoli ha avuta il suo inizio sulle rive dell’Arno, da quasi cinquant’anni ha ritrovato la sua giovinezza ad opera della Madre Cabitza e che, a differenza di altre comunità benedettine, è ricchissima di vocazioni.
Già. Perché la fedeltà al carisma del Fondatore paga. Lo zelo nell’osservanza della Regola benedettina è segno di serietà: e questo attira le vocazioni più serie. Infine, per un benedettino, la liturgia è metà della vita: e a Rosano la liturgia è presa seriamente, molto sul serio.
Da questi ed altri aspetti deriva la predilezione per Rosano da parte dei Prelati più devoti a Maria Santissima: il card. Ratzinger, ad esempio, è stato alcune volte a Rosano. Il compianto cardinal Stickler era spessissimo in ritiro costì. Totustuus ha avuto la Grazia di una vocazione monastica indirizzata a Rosano dal card. Biffi.

Madre Cabitza, divenuta abbadessa e guida spirituale, imparò da S. Benedetto i doveri verso le anime che Dio invia nel chiostro: «I monaci, ella dice, sono in realtà degli appassionati cercatori di Dio … anime che fanno faticosamente la via, in una virile ascesa, di liberazione e di purificazione per ricongiungersi al principio della loro vita più alta, a Dio, che aveva creato il primo uomo in una purezza perfetta, così da renderlo capace di intimità (come di amico ad amico … Alle anime che vengono a lui … Benedetto porrà questo quesito fondamentale: se veramente cerchino Dio …»

E fu sull’esempio e secondo lo stile di Benedetto, che la Madre Cabitza concepì la rinascita e la strutturazione stessa dell’Abbazia che fu chiamata a riformare, a guidare, a sostenere con la sua vivissima intelligenza e soprattutto con il suo cuore di madre.

Il nuovo e-book e’ scaricabile
gratuitamente dal sito dei libri:
http://totustuus.cloud/

totustuus.it

Madre Ildegarda Cabitza, OSB

San Benedetto, Fondatore del monachesimo occidentale, e anche Patrono del mio pontificato. Comincio con una parola di san Gregorio Magno, che scrive di san Benedetto: “L’uomo di Dio che brillò su questa terra con tanti miracoli non rifulse meno per l’eloquenza con cui seppe esporre la sua dottrina” (Dial. II, 36). Queste parole il grande Papa scrisse nell’anno 592; il santo monaco era morto appena 50 anni prima ed era ancora vivo nella memoria della gente e soprattutto nel fiorente Ordine religioso da lui fondato. San Benedetto da Norcia con la sua vita e la sua opera ha esercitato un influsso fondamentale sullo sviluppo della civiltà e della cultura europea. La fonte più importante sulla vita di lui è il secondo libro dei Dialoghi di san Gregorio Magno. Non è una biografia nel senso classico. Secondo le idee del suo tempo, egli vuole illustrare mediante l’esempio di un uomo concreto – appunto di san Benedetto – l’ascesa alle vette della contemplazione, che può essere realizzata da chi si abbandona a Dio. Quindi ci dà un modello della vita umana come ascesa verso il vertice della perfezione. San Gregorio Magno racconta anche, in questo libro dei Dialoghi, di molti miracoli compiuti dal Santo, ed anche qui non vuole semplicemente raccontare qualche cosa di strano, ma dimostrare come Dio, ammonendo, aiutando e anche punendo, intervenga nelle concrete situazioni della vita dell’uomo. Vuole mostrare che Dio non è un’ipotesi lontana posta all’origine del mondo, ma è presente nella vita dell’uomo, di ogni uomo.

Questa prospettiva del “biografo” si spiega anche alla luce del contesto generale del suo tempo: a cavallo tra il V e il VI secolo il mondo era sconvolto da una tremenda crisi di valori e di istituzioni, causata dal crollo dell’Impero Romano, dall’invasione dei nuovi popoli e dalla decadenza dei costumi. Con la presentazione di san Benedetto come “astro luminoso”, Gregorio voleva indicare in questa situazione tremenda, proprio qui in questa città di Roma, la via d’uscita dalla “notte oscura della storia” (cfr Giovanni Paolo II, Insegnamenti, II/1, 1979, p. 1158). Di fatto, l’opera del Santo e, in modo particolare, la sua Regola si rivelarono apportatrici di un autentico fermento spirituale, che mutò nel corso dei secoli, ben al di là dei confini della sua Patria e del suo tempo, il volto dell’Europa, suscitando dopo la caduta dell’unità politica creata dall’impero romano una nuova unità spirituale e culturale, quella della fede cristiana condivisa dai popoli del continente. E’ nata proprio così la realtà che noi chiamiamo “Europa”.

La nascita di san Benedetto viene datata intorno all’anno 480. Proveniva, così dice san Gregorio, “ex provincia Nursiae” – dalla regione della Nursia. I suoi genitori benestanti lo mandarono per la sua formazione negli studi a Roma. Egli però non si fermò a lungo nella Città eterna. Come spiegazione pienamente credibile, Gregorio accenna al fatto che il giovane Benedetto era disgustato dallo stile di vita di molti suoi compagni di studi, che vivevano in modo dissoluto, e non voleva cadere negli stessi loro sbagli. Voleva piacere a Dio solo; “soli Deo placere desiderans” (II Dial., Prol 1). Così, ancora prima della conclusione dei suoi studi, Benedetto lasciò Roma e si ritirò nella solitudine dei monti ad est di Roma. Dopo un primo soggiorno nel villaggio di Effide (oggi: Affile), dove per un certo periodo si associò ad una “comunità religiosa” di monaci, si fece eremita nella non lontana Subiaco. Lì visse per tre anni completamente solo in una grotta che, a partire dall’Alto Medioevo, costituisce il “cuore” di un monastero benedettino chiamato “Sacro Speco”. Il periodo in Subiaco, un periodo di solitudine con Dio, fu per Benedetto un tempo di maturazione. Qui doveva sopportare e superare le tre tentazioni fondamentali di ogni essere umano: la tentazione dell’autoaffermazione e del desiderio di porre se stesso al centro, la tentazione della sensualità e, infine, la tentazione dell’ira e della vendetta. Era infatti convinzione di Benedetto che, solo dopo aver vinto queste tentazioni, egli avrebbe potuto dire agli altri una parola utile per le loro situazioni di bisogno. E così, riappacificata la sua anima, era in grado di controllare pienamente le pulsioni dell’io, per essere così un creatore di pace intorno a sé. Solo allora decise di fondare i primi suoi monasteri nella valle dell’Anio, vicino a Subiaco.

Nell’anno 529 Benedetto lasciò Subiaco per stabilirsi a Montecassino. Alcuni hanno spiegato questo trasferimento come una fuga davanti agli intrighi di un invidioso ecclesiastico locale. Ma questo tentativo di spiegazione si è rivelato poco convincente, giacché la morte improvvisa di lui non indusse Benedetto a ritornare (II Dial. 8). In realtà, questa decisione gli si impose perché era entrato in una nuova fase della sua maturazione interiore e della sua esperienza monastica. Secondo Gregorio Magno, l’esodo dalla remota valle dell’Anio verso il Monte Cassio – un’altura che, dominando la vasta pianura circostante, è visibile da lontano – riveste un carattere simbolico: la vita monastica nel nascondimento ha una sua ragion d’essere, ma un monastero ha anche una sua finalità pubblica nella vita della Chiesa e della società, deve dare visibilità alla fede come forza di vita. Di fatto, quando, il 21 marzo 547, Benedetto concluse la sua vita terrena, lasciò con la sua Regola e con la famiglia benedettina da lui fondata un patrimonio che ha portato nei secoli trascorsi e porta tuttora frutto in tutto il mondo.

Nell’intero secondo libro dei Dialoghi Gregorio ci illustra come la vita di san Benedetto fosse immersa in un’atmosfera di preghiera, fondamento portante della sua esistenza. Senza preghiera non c’è esperienza di Dio. Ma la spiritualità di Benedetto non era un’interiorità fuori dalla realtà. Nell’inquietudine e nella confusione del suo tempo, egli viveva sotto lo sguardo di Dio e proprio così non perse mai di vista i doveri della vita quotidiana e l’uomo con i suoi bisogni concreti. Vedendo Dio capì la realtà dell’uomo e la sua missione. Nella sua Regola egli qualifica la vita monastica “una scuola del servizio del Signore” (Prol. 45) e chiede ai suoi monaci che “all’Opera di Dio [cioè all’Ufficio Divino o alla Liturgia delle Ore] non si anteponga nulla” (43,3). Sottolinea, però, che la preghiera è in primo luogo un atto di ascolto (Prol. 9-11), che deve poi tradursi nell’azione concreta. “Il Signore attende che noi rispondiamo ogni giorno coi fatti ai suoi santi insegnamenti”, egli afferma (Prol. 35). Così la vita del monaco diventa una simbiosi feconda tra azione e contemplazione “affinché in tutto venga glorificato Dio” (57,9). In contrasto con una autorealizzazione facile ed egocentrica, oggi spesso esaltata, l’impegno primo ed irrinunciabile del discepolo di san Benedetto è la sincera ricerca di Dio (58,7) sulla via tracciata dal Cristo umile ed obbediente (5,13), all’amore del quale egli non deve anteporre alcunché (4,21; 72,11) e proprio così, nel servizio dell’altro, diventa uomo del servizio e della pace. Nell’esercizio dell’obbedienza posta in atto con una fede animata dall’amore (5,2), il monaco conquista l’umiltà (5,1), alla quale la Regola dedica un intero capitolo (7). In questo modo l’uomo diventa sempre più conforme a Cristo e raggiunge la vera autorealizzazione come creatura ad immagine e somiglianza di Dio.

All’obbedienza del discepolo deve corrispondere la saggezza dell’Abate, che nel monastero tiene “le veci di Cristo” (2,2; 63,13). La sua figura, delineata soprattutto nel secondo capitolo della Regola, con un profilo di spirituale bellezza e di esigente impegno, può essere considerata come un autoritratto di Benedetto, poiché – come scrive Gregorio Magno – “il Santo non poté in alcun modo insegnare diversamente da come visse” (Dial. II, 36). L’Abate deve essere insieme un tenero padre e anche un severo maestro (2,24), un vero educatore. Inflessibile contro i vizi, è però chiamato soprattutto ad imitare la tenerezza del Buon Pastore (27,8), ad “aiutare piuttosto che a dominare” (64,8), ad “accentuare più con i fatti che con le parole tutto ciò che è buono e santo” e ad “illustrare i divini comandamenti col suo esempio” (2,12). Per essere in grado di decidere responsabilmente, anche l’Abate deve essere uno che ascolta “il consiglio dei fratelli” (3,2), perché “spesso Dio rivela al più giovane la soluzione migliore” (3,3). Questa disposizione rende sorprendentemente moderna una Regola scritta quasi quindici secoli fa! Un uomo di responsabilità pubblica, e anche in piccoli ambiti, deve sempre essere anche un uomo che sa ascoltare e sa imparare da quanto ascolta.

Benedetto qualifica la Regola come “minima, tracciata solo per l’inizio” (73,8); in realtà però essa offre indicazioni utili non solo ai monaci, ma anche a tutti coloro che cercano una guida nel loro cammino verso Dio. Per la sua misura, la sua umanità e il suo sobrio discernimento tra l’essenziale e il secondario nella vita spirituale, essa ha potuto mantenere la sua forza illuminante fino ad oggi. Paolo VI, proclamando nel 24 ottobre 1964 san Benedetto Patrono d’Europa, intese riconoscere l’opera meravigliosa svolta dal Santo mediante la Regola per la formazione della civiltà e della cultura europea. Oggi l’Europa – uscita appena da un secolo profondamente ferito da due guerre mondiali e dopo il crollo delle grandi ideologie rivelatesi come tragiche utopie – è alla ricerca della propria identità. Per creare un’unità nuova e duratura, sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente, altrimenti non si può ricostruire l’Europa. Senza questa linfa vitale, l’uomo resta esposto al pericolo di soccombere all’antica tentazione di volersi redimere da sé – utopia che, in modi diversi, nell’Europa del Novecento ha causato, come ha rilevato il Papa Giovanni Paolo II, “un regresso senza precedenti nella tormentata storia dell’umanità” (Insegnamenti, XIII/1, 1990, p. 58). Cercando il vero progresso, ascoltiamo anche oggi la Regola di san Benedetto come una luce per il nostro cammino. Il grande monaco rimane un vero maestro alla cui scuola possiamo imparare l’arte di vivere l’umanesimo vero.

Papa Benedetto XVI (Udienza Generale 9.04.2008)

Tropea, Dalla parte degli ultimi: Convegno organizzato dalla Fondazione don Mottola


Il 29 giugno del 1969 ritornava alla casa del Padre il Beato don Francesco Mottola da Tropea, fondatore dell’Istituto degli oblati e oblate del Sacro Cuore. Tropea custodisce l’antica icona della Madonna di Romania, tanto venerata dal beato Mottola.

Nell’ambito dei festeggiamenti in onore del Beato don Francesco Mottola, il 29 giugno 2022, solennità dei santi Pietro e Paolo e anniversario del pio transito del sacerdote tropeano, si è svolto un importante convegno interdisciplinare, organizzato dalla Fondazione don Mottola, presieduta dal prof. Paolo Martino.

Il convegno, dal titolo “Dalla parte degli ultimi. La scelta del Beato Don Francesco Mottola” è stato coordinato dalla Vicepresidente della Fondazione Don Mottola, Antonella Marincola con la partecipazione di personalità ecclesiastiche e civili e devoti del Beato Mottola. Ad ospitare l’evento, la Casa Madre degli Oblati del Sacro Cuore, in via Via Abate Sergio a Tropea, la stessa in cui Don Mottola accolse in ginocchio i “nuju du mundu”: i poveri, gli ultimi, gli scartati – come gli chiama Papa Francesco.

Dopo i saluti iniziali delle autorità e dei rappresentanti degli Oblati del Sacro Cuore, hanno preso la parola i relatori del convegno.

Don Francesco Sicari, Fratello Maggiore dei sacerdoti Oblati del Sacro Cuore, ha spiegato che “tenere insieme contemplazione e azione è tenere uniti l’altare e la strada. Don Mottola ha scelto di stare con gli ultimi. La sua non fu solo una scelta morale, o una dimensione umana, ma perché comprese che negli ultimi si concretizza l’incontro con Cristo di cui egli fece esperienza nella preghiera”. Per il beato Mottola “la questione sociale è una questione mistica, è una questione teologica”, conclude Don Sicari.

Don Pasquale Russo è intervenuto proprio sulla scelta di Don Mottola di stare dalla parte degli ultimi nella “Tropea nei primi anni del Novecento”: portando la croce non solo sua, ma anche e soprattutto quella dei “nuju du mundu” di cui si fece carico. “Con Francesco Mottola ho avuto un rapporto molto bello, mi ha trattato come un figlio”, confessa don Pasquale.

L’intervento del linguista e glottologo Paolo Martino, Professore Onorario  presso il dipartimento di Scienze umane dell’Università LUMSA, si è concentrato sul tema “Solidarietà, misericordia e carità nel lessico di don Mottola”. Una lezione scientifica, quella del Prof. Martino, il quale ha spiegato come la ricerca scientifica deve avere novità, incremento di conoscenza, metodo, verità e sintesi. Dalla biografia del Mottola sappiamo che il sacerdote tropeano, nel 1942, perse la parola. “Quindi, smette di comunicare?”, si domanda Martino. “Al contrario. Non si comunica solo con la parola”, replica. Ma, a che serve una lingua? “La risposta è sempre la stessa: serve per comunicare. Ma c’è un’altra funzione della lingua, più importante: serve per pensare, per categorizzare. Se non avessimo una lingua materna, i pensieri girerebbero nella testa come un magma. Ecco perché i contenuti variano da lingua a lingua.” Martino ha spiegato la differenza tra linguaggio, lingua e linguaggi, tra “linguaggio apofantico” e “lingua performativa” etc. E’ vero che “si parla con la bocca, ma anche con gli occhi, con i gesti, col silenzio: che è il più eloquente della parola”, afferma Martino che, entrando nello specifico spiega che la parola, per don Mottola, è un fiore: “togliamo dagli altari dell’anima i fiori finti dell’anima”.

La Parola

E’ fiore che nasce da noi: dalla nostra sostanza umana in comunione con l’Infinito, come il fiore delle piante che à in sé l’umore della terra – della sua terra – e i colori del sole. E’ la sintesi suprema di uno sforzo vitale il fiore della pianta, che in primavera, quando il sole più arde raggiunge la sua esuberanza espressiva: mille e mille fiori! Senza unità di vita, esuberanza di vita, di vita umana, che è carne e sangue, intelligenza e volontà: nessuna parola è vera parola; senza comunione con l’Infinito nessuna parola – perché ogni parola è risplendenza, sia pure tenue, della Parola eterna nella carne umana.
Un decreto della S. Congregazione dei Riti, à tolto i fiori finti dagli Altari, su cui s’immola il Verbo incarnato – togliamo dagli altari dell’anima, dove abita la Trinità, tutti i fiori finti delle parole, che non son vita. Ne verrebbe fuori una montagna di ciarpame più alta certamente dell’Everest.

(Sac. Francesco Mottola OSC)

“La parola è una parabola.”, spiega Martino. Gesù parlava per parabole per far comprendere la Parola di Dio. Da cui, per esempio, in romeno, deriva il termine “palavragiu” (it. ciarlatore), in senso negativo, si dice di colui che parla molto e senza senso dicendo cose di scarsa importanza (cf. DEX).

Paolo Martino ha chiarito nel suo intervento l’importanza della “cultura” per don Mottola, per il quale “il cristiano non sfoggia cultura umana, ma attua in silenzio la Carità, poema dell’amore”. Mottola amò usare frasi in latino nei suoi scritti. Con stile poetico, esprime concetti seri. “Perché usa frasi in latino?”, si domanda Martino: “Il latino, lingua materna dell’Europa”, secondo A. Meillet (Esquisse d’une histoire de la langue latine (Hachette, 1928). “Il latino è la forma mentis dell’Europa.”, afferma Paolo Martino, concludendo con un’esposizione etimologica magistrale dei termini ‘solidarietà’, ‘misericordia’ e ‘carità’ nel lessico di don Mottola.
L’intervento di Rocco Pititto dell’Università di Napoli ha avuto un taglio filosofico, ricco, intenso, a tratti commovente. Il tema “Farsi prossimo: una rilettura della parabola del buon Samaritano alla scuola di Don Mottola”, ha suscitato molta attenzione da parte del pubblico presente. La domanda è: “chi è il nostro prossimo?”, afferma Pititto, in quanto “Gesù non risponde personalmente alla domanda, ma con la parabola spiega ciò che ognuno deve intendere: Vai e fai pure tu lo stesso.”

Mediante il racconto della parabola, Gesù risponde al suo interlocutore, e indirettamente a noi credenti, “mostrando” la persona del Padre suo nell’atto di prendersi cura dell’uomo, protagonista della parabola, dove cura diventa sinonimo di custodia e di difesa, di premura e di sollecitudine, di rammendo del corpo e dell’anima di quell’essere dell’uomo, che si presenta allo sguardo d’altri nella sua fragilità, depredato e abbandonato morente sul ciglio di strada di una periferia del mondo.

La domanda sorge spontanea: chi è il soggetto della parabola? Pititto spiega come “L’uomo, creatura di Dio, si trova, spesso anche per colpe non sue, in grave pericolo di vita. Solo Dio lo può salvare dalla morte, non importa se l’uomo lo cerchi, o meno. ”

L’immagine scelta per la locandina del convegno è un graffito, che ripropone la scena principale della parabola del “buon Samaritano”. La stessa scena che i pellegrini in cerca della spiritualità di Don Mottola trovano su una parete della Cappella della “casa della carità” di Tropea, dove si è tenuto il convegno stesso. Fu don Mottola a volere il graffito, afferma Pititto: “Il samaritano è ripreso nell’atto del suo chinarsi sull’uomo derubato e malridotto dai suoi aggressori. Più che di un chinarsi dell’uno sull’altro, il graffito dà l’idea di un abbraccio fraterno tra due esseri umani, che si cercano, s’incontrano e si riconoscono fratelli. È l’inizio di un camminare insieme, una promessa di fedeltà per entrambi carica di futuro, che, intanto, restituisce al povero giudeo la sua dignità.” In poche parole, la parabola del buon Samaritano altro non è che “il manifesto del buon cristiano”. E “come il samaritano, il sacerdote di Tropea è andato in soccorso di chiunque avesse avuto bisogno di lui, chi di uno sguardo, chi di un sorriso, chi di una parola, chi di una abitazione”, conclude Prof. Pititto. Le parole della parabola, Don Mottola le ha “interiorizzate nel profondo della sua anima per essere realizzate nel contesto della nostra contemporaneità. Egli si è calato, per questo, nei panni del samaritano, facendosi carico dei bisogni e delle attese dei poveri del mondo e degli ultimi.” Ecco la lezione più profonda che possiamo imparare da Don Mottola oggi. Dice Pititto: “Un cristianesimo vissuto si realizza solo nella consapevolezza della comune sofferenza che lega in comunione Dio e l’uomo. Gesù – come scrive don Mottola – soffre “in tutti i sofferenti del mondo”: L’altra sera, nella mia cameretta, povera, ma riparata e raccolta, pensavo angosciosamente a Gesù sofferente in tutti i sofferenti del mondo e sentivo il rimorso tenace di un cristianesimo così poco vissuto. (cf. F. MOTTOLA, Itinerarium mentis, in ID., Opera omnia degli scritti di don Francesco Mottola, V, a cura di P. Gheda, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000).

E, con un accorato appello, il Prof. Rocco Pititto conclude: “Il male può essere contrastato solo mediante l’amore. Il soggetto della cura del samaritano attende di essere salvato. Egli non può morire per mano dei nemici di Dio. Siamo noi credenti a dover lottare contro il male, nella assoluta consapevolezza che su tutte le nostre inadeguatezze si stende il dono della grazia di Dio. Dio si unirà a noi nel nostro sforzo di costruire una città più vivibile e a misura d’uomo. Sta qui la lezione di vita di don Mottola, che ritorna oggi ancora più attuale.”

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas ha presentato “L’economia carismatica nell’opera di Francesco Mottola”, citando i maggiori economisti interessati al paradigma dell’economia civile, come alcune tra le maggiori figure carismatiche consapevoli che la dimensione spirituale sia parte integrante ed integrale dell’agire economico. Crociani Baglioni sostiene che i tempi siano maturi per agire concretamente promuovendo “un’economia che abbia la persona umana come fine. La persona umana deve ritornare protagonista ed artefice del proprio futuro, poiché, così come è impostata oggi, possiamo dirlo forte e chiaro, con le parole di Papa Francesco (2013): “questa economia uccide!”. Uccide soprattutto nella sua degenerazione nel capitalismo finanziario selvaggio.”  Dunque, quale economia alternativa all’homo œconomicus? “Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio (Prima Lettera di Pietro, v.10).” Essendo il giorno della festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo, ci si domanda: “Qual è l’invito di Pietro? È quello di vivere il proprio dono (charisma) come servitori (diakonia) diventando amministratori (oìkonòmoi) della Grazia (4,10).”, afferma Crociani Baglioni. […] Come cristiani siamo chiamati a mettere la grazia, il dono ricevuto, le virtù buone, in circolo a beneficio di tutti. Ciò che abbiamo a disposizione sono doni da custodire e amministrare bene, cioè, fare fruttificare, in modo che il di più, l’interesse, vada consapevolmente per il bene comune, a beneficio di tutti. Come cristiani – afferma Crociani Baglioni – siamo chiamati, dunque, a diventare ‘economi’, ‘amministratori’ della multiforme grazia di Dio che si esprime anche mediante i carismi.” Don Mottola rispose a questa chiamata, mettendo il suo carisma in modo radicale a servizio degli ultimi:  “Noi siamo i contemplativi della strada, perché è dalla contemplazione che procede l’Apostolato: se fallissimo a questa meta, a tutte le mete falliremmo. La sostanza della nostra concezione è crucisegnata. Un asse verticale che sale dalla terra al Cielo, e solo a questo patto allarga le braccia a tutto il mondo e lo conquista.“, come egli scrisse nell’editoriale Parva Favilla 19 del 1952. “Perché sia carismatica – sostiene Crociani Baglioni – l’economia ha bisogno di persone pronte a donare se stesse reciprocamente; persone disposte a ri-scrivere nuove pagine di storia.” Dunque, “contemplazione e azione”: per don Mottola agire, è frutto della contemplazione.”, continua Simona Cecilia Crociani Baglioni. Come? “Dicendo, anzitutto, ‘No alla cultura dello scarto’ – con Papa Francesco – prendendosi cura gli uni degli altri ed insieme degli ultimi, dei “nuju du mundu”, come dice Don Mottola, che per loro istituì le “Case della Carità”, continua Crociani Baglioni. “Quest’opera sociale fondata dal Mottola – le Case della Carità – si inserisce perfettamente nel paradigma dell’economia civile e carismatica, che è un paradigma tipicamente italiano, come sostengono Stefano Zamagni, Luigino Bruni ed altri economisti civili, i quali fanno risalire le sue origini ad Antonio Genovesi, ma le cui radici si possono scorgere già in S. Francesco d’Assisi e ancor prima in S. Benedetto da Norcia. […] L’opera sociale di Don Mottola, con le case di carità, rientra in un tipo di economia che possiamo definire carismatica, poiché nasce non da interessi personali; nasce non da un desiderio di fare profitto o di massimizzare il profitto. La Casa di Carità nasce dal carisma spirituale di Francesco Mottola, che può a buon diritto essere annoverato tra i carismatici fondatori di economia della cura. L’opera sociale del Mottola fonda il proprio agire sullo stesso principio che anima l’economia carismatica: il principio di gratuità, ovvero di oblazione, da cui gli Oblati del Sacro Cuore. Sono esperienze che danno spazio a delle forme di gratuità. Ciò non significa fare le cose gratis.” Crociani Baglioni ha spiegato quindi la differenza tra “gratuità” e “gratis” alla luce del paradigma civile dell’economia, evidenziando che un approccio economico in senso classico del termine (il modello dell’homo oeconomicus), non sia più sostenibile oggi, proprio a causa delle risorse limitate. E’ il motivo per cui la politica ha cessato di svolgere il suo ruolo primario, di dirimere le relazioni internazionali con il dialogo, lasciando così spazio alle armi. Come nel caso del conflitto in atto. “Persona, casa, comunità: Elementi di economia civile nell’opera di Francesco Mottola” è il titolo della tesi di Licenza in Scienze Sociali alla Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino in Urbe, in cui, attraverso un approccio interdisciplinare, Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas spiega proprio l’urgenza di cambiare rotta, non solo in economia.

Al termine del convegno, Vittoria Saccà ha illustrato le motivazioni per le quali la Fondazione ha consegnato il Premio don Mottola, giunto alla XXXIª Edizione, che è stato consegnato da S. E. Mons. Attilio Nostro Vescovo di Mileto–Nicotera–Tropea.

Coordina il Convegno, Antonella Marincola Vicepresidente della Fondazione don Mottola di Tropea
S. E. Mons. Attilio Nostro Vescovo di Mileto–Nicotera–Tropea e Vittoria Saccà
Antonella Marincola e Paolo Martino durante il convegno
Prof. Rocco Pititto durante il convegno
D. Marafiotti è intervenuto con il tema “Don Francesco Mottola: una santità per tutti.

Prima festa liturgica del Beato don Francesco Mottola – Tropea: https://www.vibonesiamo.it/wordpress/2022/06/14/prima-festa-liturgica-del-beato-don-francesco-mottola-tropea/