Centenario di Iosif Constantin Dragan. Mecenate e benefattore: aiutò le vittime di guerre e povertà


Il 20 giugno 1917 nasceva a Lugoj in Romania Iosif Constantin Dragan (moriva a Palma di Maiorca, il 21 agosto 2008, all’età di 91 anni).

Dopo essersi laureato in Diritto a Bucarest si trasferì in Italia nel 1940 grazie ad una borsa di studio concessagli dall’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest.

Conseguita la seconda laurea a Roma, in Scienze Politiche, egli intuì le grandi potenzialità del Gas di Petrolio Liquefatto (GPL), prodotto poco conosciuto nel dopoguerra. Si distinse da subito nelle attività imprenditoriali, fondata in Italia la ButanGas Spa, negli anni successivi estese la propria attività in vari paesi dell’Europa.

Quale esponente della diaspora rumena in Occidente, considerati gli eventi che investirono la Romania nel dopoguerra (invasione sovietica, instaurazione del regime comunista, totalitarismo, fuga di molti intellettuali nell’Europa Occidentale e nelle Americhe), cui seguì una condizione di soggezione all’egemonia sovietica e di sottosviluppo, si prodigò anzitutto per l’aiuto materiale e morale che offrì ai suoi connazionali in Italia; nonché per tutte le attività culturali che segnarono il rinsaldare l’amicizia storica tra la Romania, l’Italia e le altre nazioni latine.

Fu antesignano dell’erezione dell’Unione Europea.  Nel 1967 , diede vita alla Fondazione Europea Dragan, un’organizzazione culturale e accademica su scala continentale. Attraverso la quale passarono come docenti di corsi e master, conferenzieri ed animatori di grandi eventi di cultura e d’arte, illustri nomi della politica, statisti, capi di stato e di governo, diplomatici, ministri, scienziati, militari, storici ed operatori dell’informazione. Dando così un forte impulso alla formazione del movimento europeista e di una coscienza europea, sopratutto tra i giovani.

Già prima, nel 1950, il Prof. Dragan avviò le prime iniziative europeistiche, con la pubblicazione del Bulletin européen (il primo numero è del 15 marzo 1950, in lingua francese).  Ha dato inoltre origine a molteplici attività internazionali: università private come l’Università Europea Dragan in Romania, la Golden Age University a Milano;  corsi di specializzazione post-universitari, attività editoriali, un centro di Cibernetica e l’Associazione Europea per gli studi di Bio-Economia, la creazione di riviste specializzate, la collaborazione con l’Associazione Geo-archeologica, la realizzazione del Centro di Ricerche Storiche di Venezia, il Centro Europeo di Studi Traci, il CERMA (Centro Europeo di Ricerche Mediche Applicate), l’organizzazione di cicli di conferenze e simposi internazionali su aree tematiche culturali e scientifiche diverse: storia, scienze politiche, beni culturali, medicina, archeologia, diritto umanitario, cooperazione giuridica internazionale, scienze umane, dialogo tra le religioni, bioeconomia e altre.

Conseguì le massime onorificenze italiane e di numerose nazioni europee. Tra cui la  Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana  e la Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte . Nonché numerose lauree honoris causa e cittadinanze onorarie da università e città romene.

A testimonianza di tanta generosità e meriti umanitari, sia quale mecenate che come benefattore. Dal 1969, come narra  il  Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni, allora giovanissimo, militando nella Guardia Palatina d’Onore di Sua Santità, a capo di un gruppo romano di apostolato missionario, insieme al Colonnello Dott. Gabriele Marrone. I quali si prodigavano nel raccogliere e selezionare per patologie,  da medici e farmacisti, come dai primari ospedali romani,  farmaci e materiali sanitari da destinare alle missioni in Africa e nel Medio Oriente.

Il gruppo di giovani volontari cattolici si avvalsero delle vaste relazioni, pubbliche, private e professionali, nonché delle personali donazioni del Prof.  Iosif Constantin Dragan, per poter trasferire tali e tanti materiali di aiuto sanitario, sopratutto salvavita, a titolo gratuito a destinazione. Furono donati e distribuiti a tonnellate, per anni, a missioni, ospedali, scuole, dispensari, parrocchie. Anche in Palestina, da poco uscita dalla guerra del 1967, tramite i Francescani della Custodia di Terra Santa.

La biblioteca della nostra Associazione Italia Romania Futuro Insieme, ha ricevuto recentemente la donazione di un cospicuo quantitativo di libri e opere scientifiche di grande pregio, dalla Golden Age Dragan University di Milano; emanazione della Fondazione Europea Dragan istituita dallo stesso Prof. Giuseppe Costantino Dragan. Cui va nel centenario della nascita, la gratitudine nostra e di tutti i romeni d’Italia.

Associazione IRFI “Italia Romania Futuro Insieme”

Roma, 20 giugno 2017

 

Il romeno d’Italia, un messaggio di grande attualità per vivere meglio

 

Roma, presentazione volume sui Testimoni della fede in Europa centro-orientale sotto il regime comunista


Quanti sono i martiri nei paesi comunisti ? L’8 marzo, ore 17:30, sarà presentato a Roma, in Gregoriana, l’ampio volume (1.250 pagine) con oltre cinquanta contributi sulle forme di persecuzione inflitte ai cristiani nei paesi a regime comunista, in odio alla fede. 

Beato Anton Durcovici (17 maggio 1888 – 10 dicembre 1951)

Dopo due anni di preparazione, sarà presentato ai lettori un nuovo volume della collana Storia della Chiesa in Europa centro-orientale dal titolo: Testimoni della fede. Esperienze personali e collettive dei cattolici in Europa centro-orientale sotto il regime comunista . Nel libro sono presentate diverse forme delle persecuzioni della Chiesa nei paesi del blocco sovietico, governati dal regime comunista, e nello stesso tempo la coraggiosa, spesso eroica, testimonianza della fede di alcuni cattolici.

Il volume, a cui hanno collaborato una cinquantina di autori, sarà presentato mercoledì 8 marzo alle ore 17:30 presso l’Aula Magna della Gregoriana dal Cardinale Angelo Amato SDB, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e da Mons. Tomo Vukšić, Ordinario militare in Bosnia ed Erzegovina. Sarà presente il Curatore della collana prof. Jan Mikrut , dalla Romania, il prof. Fabian Doboș dell’Università di Iași e il Coro della Chiesa di San Girolamo dei Croati di Roma.

In Romania il regime comunista cercò di cancellare il sentimento della monarchia e di ridurre l’influenza dei più importanti personaggi del paese: il re Michele fu esiliato, i capi dei partiti politici, gli scienziati che si opponevano al nuovo regime, i vescovi cattolici, furono arrestati. Il progetto del nuovo Stato prevedeva diverse tappe: l’integrazione dell’armata romena nel blocco sovietico; il rafforzamento dell’unico partito; la promulgazione della Costituzione nell’aprile 1948. La battaglia del regime comunista era indirizzata contro la Chiesa cattolica.

I cattolici di rito latino e di rito bizantino fecero una convinta resistenza per mezzo secolo e per questo l’obiettivo immediato della persecuzione divenne la Chiesa greco-cattolica. Il regime imprigionò tutti i vescovi greco-cattolici. Numerosi vescovi e sacerdoti di rito latino furono prima incarcerati e poi esiliati. In Transilvania, sul modello sovietico, nel 1948 fu distrutta la Chiesa greco-cattolica.  Continua a leggere…  http://www.osservatoreromano.va/it/news/testimoni-della-fede-ita

 

Dalla prefazione del Cardinale Christoph Schönborn

«Il libro è dedicato a molte, grandi e spesso sconosciute figure di cristiani del XX secolo: tra loro molti sacerdoti e religiosi, perseguitati come “pericolosi oppositori” dei sistemi totalitari. Ma anche innumerevoli, coraggiosi laici si contano dopo la fine della Seconda guerra mondiale tra gli oppositori dei regimi comunisti».

 

PONTIFICIA UNIVERSITA’ GREGORIANA

presentazione del volume
“TESTIMONI DELLA FEDE. Esperienze personali e collettive dei cattolici in Europa centro-orientale sotto il regime comunista”
a cura di Jan Mikrut, per la collana: Storia della Chiesa in Europa centro-orientale

Programma:
Saluto del Magnifico Rettore della Pontificia Università Gregoriana, P. Nuno da Silva Gonçalves S.J.

Intervengono:
S. Eminenza il Cardinale Angelo Amato SDB, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi
S. Eccellenza Mons. Tomo Vukšić, Vescovo militare in Bosnia ed Erzegovina
Prof. Jan Mikrut, Pontificia Università Gregoriana

Partecipazione musicale del: Coro della Chiesa di San Girolamo dei Croati di Roma

Modera: P. Marek Inglot S.J., Decano della Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa

Per informazioni: Segreteria della Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa Tel. 06 6701.5107 • E-mail: storiaebeni@unigre.ithttp://www.unigre.it/eventi • Piazza della Pilotta, 4 – 00187 Roma

ROMA, PIO IX RICORDATO A SAN LORENZO AL VERANO


Ogni anno il 7 febbraio sempre più partecipato dai devoti del Beato Pontefice Pio IX, come da numerosi enti culturali ed organizzazioni di apostolato religioso caritativo e sociale.

fb10021aUna solenne Concelebrazione Eucaristica cantata, che ha avuto luogo ieri 7 febbraio 2017, nella basilica di S. Lorenzo al Verano (ove il beato Pontefice per decisione testamentaria ha voluto essere sepolto accanto al primo martire romano), è stata presieduta da S.E. Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto Norcia, con il Postulatore della causa di canonizzazione del Beato Pontefice, S.E. Mons. Carlo Liberati Arcivescovo emerito Prelato del Santuario della Madonna del Rosario di Pompei e S.E. Mons. Giuseppe Orlandoni Vescovo Emerito di Senigallia.

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Sua Santità Papa Francesco e S.E. Rev.ma Symeon Katsinas Archimandrita Vicario del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli in Italia e Malta.

Presente l’Arcivescovo-Prelato di Loreto S.E. Mons. Giovanni Tonucci, la comunità francescana cappuccina di San Lorenzo fuori le mura, sodali e accademici dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX con il Cappellano Capo Rev. Arciprete Don Ettore Capra e fra’ Marco Galdini, o.f.m.capp. Numerosi i fedeli provenienti da Roma, Spoleto, Norcia, Senigallia, Imola, Gaeta, Pompei, Napoli; dalle Diocesi Suburbicarie di Roma, Viterbo, Rieti, Terni, Orte; dalle province terremotate dell’Italia Centrale e dell’Abruzzo; la Rev.da Sr. Giuseppina Testa segretaria della Postulazione della Causa; S.E. Fra’ Giacomo Dalla Torre Del Tempio di Sanguinetto Gran Priore di Roma del S.M.O. di Malta; Cav.Gr.Cr. Avv. Prof. Roberto Saccarello Delegato di Tuscia e Sabina del S.M.O. di Malta e del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio, il quale ha accompagnato una trentina di cavalieri; Don Antonio Calvo Priore di Spagna della Real Cofradía de Sao Teotonio, da Santander; S.E. Rev.ma Symeon Katsinas Archimandrita Vicario del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli in Italia e Malta; Dott.ssa Caterina Comino direttrice dell’Archivio storico di Norcia; Comm. Dott. Rodolfo Romolo Ricottini, primario ospedaliero, Gr.Uff. Avv. Prof. Ernesto Liccardi Medici, Nob. Dr. Antonino Lazzarino De Lorenzo; l’alfiere dell’Istituto Pio IX Cav. Dott. Andrea Raneri,  la Prof.ssa Tatiana Ciobanu e numerosi esponenti delle comunità cristiano ortodosse in Roma: Rumena, Moldava, Russa, Greca, Bulgara, Serba, Ukraina e Georgiana. Il musicologo Cav. M° Massimiliano Pulvano Guelfi magister delle musiche sacre e del Coro salesiano “S. Maria Ausiliatrice” della Parrocchia S. Giovanni Bosco di Roma, diretto da Don Luigi Ullucci, che ha animato il Pontificale per la prima volta.pontificale-pio-ix-2017-cripta-fra-marco

Il cerimoniale diretto dal Presidente dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX Conte Cav.Gr.Cr.Prof. Fernando Crociani Baglioni, con il vessillo storico di Papa Mastai Ferretti; il servizio d’onore all’altare e sull’abside veniva espletato dai Cavalieri dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio di Tuscia e Sabina, dai sodali e accademici dell’Istituto Pio IX e dai volontari del Soccorso cinofili della Protezione Civile di Spoleto, guidati dal Sig. Dante Rossi, fortemente impegnati e benemeriti nelle recenti operazioni di intervento nelle zone terremotate e colpite dal maltempo dell’Italia Centrale.pontificale-pio-ix-2017

Beato Pio IX 

Nato a Senigallia, nelle Marche, nel maggio del 1792 in una famiglia della nobiltà locale, Giovanni Maria Mastai Ferretti divenne sacerdote nel 1819, compiendo poi diverse esperienze pastorali a stretto contatto con i giovani in grandi istituti dell’allora Roma pontificia.
Vissuta una esperienza di Missione per alcuni anni in Cile, fu nel 1827 nominato Arcivescovo di Spoleto per poi passare al servizio della Diocesi di Imola nel 1833, ricevendo qui la berretta cardinalizia.

La elezione a Papa avvenne nel 1846, per quello che sarebbe divenuto il più lungo pontificato della storia, in anni di grandi cambiamenti politici e sociali.

Attento alle attività Missionarie, uomo dell’Eucaristia proclamò nel 1854 il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria. A presiedere la liturgia sulla sua tomba – che il Beato Pio IX volle al Verano – S.E. Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo Prelato Emerito di Pompei, postulatore della causa, insieme al Vescovo Emerito di Senigallia Mons. Giuseppe Orlandoni e a tanti pellegrini provenienti da Senigallia e da altre parti d’Italia per un Pontefice che, significativamente, volle beatificare San Govanni Paolo II nel grande Giubileo del 2000.

pontificale-pio-ix-2017-basilica-san-lorenzo-fuori-le-muraIl Postulatore della Causa, Sua Ecc. Mons. Carlo Liberati, ricorda alcuni tratti della spiritualità del Papa dell’Immacolata:

 “La radice della sua spiritualità mariana sta anzitutto nella sua stessa famiglia, specialmente nella formazione avuta dalla sua piissima madre Caterina Solazzi in Mastai Ferretti. Il proposito di farsi sacerdote, e la sua consacrazione davanti alla immagine della Madonna della Speranza nella cattedrale di Senigallia, confermano questa sua speciale devozione.

Compiuti gli studi classici, dal 1803 al 1808, nel collegio dei Nobili di Volterra, diretto dai padri Scolopi, e completati a Roma con quelli accademico-ecclesiastici, il giovane Mastai venne ordinato Sacerdote il 10 aprile 1819.

Nel 1827 a soli 35 anni di età, fu nominato arcivescovo di Spoleto e nel 1832 fu trasferito a Imola.

Eletto Papa nel conclave del 1846, dopo la morte di papa Gregorio XVI, Pio IX dall’agosto 1846 al 14 marzo 1848 attuò grandi riforme dello Stato Pontificio, ispirate dalla sua carità verso tutti, ma quando  gli giunsero forti pressioni perché inviasse proprie truppe al fronte, il 29 aprile 1848, con la famosa Allocuzione Non semel  mise in evidenza la particolare posizione del Papa che, come capo della Chiesa universale, non poteva mettersi in guerra contro nessuno e tanto meno contro uno Stato cattolico.

A causa dei moti insurrezionali a Roma, il 24 novembre 1848 il pontefice partì nottetempo, vestito da semplice sacerdote, con destinazione Gaeta. Qui Pio IX, sempre convinto della verità dell’Immacolata Concezione, fece studiare la “questione” e interpellò i Vescovi di tutta la Chiesa, indicendo pubbliche preghiere per avere da Dio la luce che gli occorreva. Nell’enciclica Ubi primum nullis esprimeva la sua gioia per i voti positivi dell’episcopato cattolico in favore di tale dogma.

L’8 dicembre 1854 proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione con la bolla Ineffabilis Deus, tradotta in 400 lingue e dialetti. Quattro anni dopo nel 1858, fatto unico nella storia della Chiesa Cattolica, la Vergine Santissima, a Lourdes, a Bernadette che Le chiedeva: «Chi siete? Come vi chiamate, Signora?», rispose sorridente: «QUE SOY ERA IMMACULADA COUNCEPCIOU».

La giovane veggente partì correndo e ripeté continuamente, durante il cammino, queste parole che lei non comprendeva. Parole che invece impressionarono e commossero il parroco di Lourdes, l’Abbé Peyramale, il quale diventerà il protettore e difensore di Bernadette e assertore del dogma dell’Immacolata. Questa verità da Pio IX solennemente proclamata racchiude in germe tutto il disegno del Pontefice. Lo “spirito del secolo” diffuso dall’illuminismo, dalla massoneria e dai negatori di Dio, afferma che l’uomo è legge assoluta per l’uomo.

Benedizione di Pio IX in piazza San Pietro, ca. 1865 (Lazio. Immagini dalle Collezioni Alinari, Alinari, 2004, n. 16)

Benedizione di Pio IX in piazza San Pietro, ca. 1865. (Lazio. Immagini dalle Collezioni Alinari, Alinari, 2004, n. 16)

Pio IX, con il dogma dell’Immacolata, afferma invece che l’uomo è ferito dal peccato fin dalla sua origine e che Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, morto e risorto, è l’unico Salvatore dell’uomo e del mondo”, conclude Mons. Liberati.

Al termine della solenne Concelebrazione Eucaristica, la Postulazione della Causa ha ringraziato tutti i presenti: la comunità francescana cappuccina di San Lorenzo fuori le mura; i soccorritori e i volontari; il coro, gli ordini cavallereschi; gli enti e sodalizi cattolici impegnati per la riuscita del Pontificale ogni anno sempre più partecipato dai devoti, ortodossi e cattolici, del Beato Pontefice Pio IX, come da numerosi enti culturali ed organizzazioni di apostolato religioso caritativo e sociale.

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Segretario generale dell’Istituto Pio IX

Roma, 8 febbraio 2017

P.s.

Vivissimi ringraziamenti per le foto a: Federico Carabetta, Manfredi Ferrari Liccardi Medici, Antonio Calvo, Roberta M.M., Federica Pasandoro.

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La Chiesa Ortodossa di Moldavia, a 25 anni dall’indipendenza


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Chiesa Ortodossa di Chisinau (foto: internet)

Un quadro sul ruolo della Chiesa ortodossa nella Repubblica di Moldova da parte di Vitalie Sprinceana, sociologo e giornalista per Platzforma.md

Il fenomeno religioso in Moldavia sembra essere pieno di contraddizioni: se prima dell’indipendenza il paese era ufficialmente ateo, poco dopo circa il 90% della popolazione si dichiarava di fede ortodossa. Le ultime ricerche rivelano invece una crescente disaffezione verso la Chiesa, eppure quest’ultima è capace di dare vita a poderose manifestazioni (come i cortei anti-LGBT). Il richiamo ai valori religiosi gioca un ruolo importante a livello politico, se prendiamo ad esempio il Partito Socialista. Abbiamo chiesto al giornalista e sociologo Vitalie Sprinceana come si spiegano tali contraddizioni e come si riflettono nella società moldava.

“Inizierei con una proposizione paradossale: affermare che prima dell’indipendenza la Moldavia fosse una nazione atea non significa dire che non fosse una nazione religiosa.

Da una parte infatti l’interpretazione del marxismo compiuta dall’Unione Sovietica aveva caratteristiche strutturali molto simili a quelle di una religione. Basti pensare al modo in cui il potere si autolegittimava e al modo in cui la sua ideologia spiegasse qualsiasi dinamica storica o sociale. Dall’altra parte, la religione vera e propria, intesa come insieme di pratiche e culti condivisi, è riuscita a conservarsi all’interno del corpo sociale anche sotto il periodo del dominio sovietico. In tal senso la ‘resilienza’ della campagna moldava ha giocato un ruolo fondamentale: il rito battesimale veniva praticato clandestinamente durante le ore notturne, a volte attraverso le frequenze di Radio Free Europe era possibile captare delle funzioni ortodosse dalla Francia, etc.

Ecco perché quello che è successo negli anni ’90, con la quasi totalità della popolazione che è tornata a proclamarsi ortodossa, non è così spettacolare come può sembrare a prima vista. Un senso di religiosità molto vivo e diffuso era ancora presente in Moldavia e si è semplicemente canalizzato nell’istituzione ecclesiastica, che in quel momento non era più bandita od ostacolata da parte dello stato. D’altronde, sempre negli anni ’90, si è verificata un’esplosione di spiritualità alternativa (addirittura sulle televisioni nazionali c’era un programma condotto da due sensitivi molto popolari all’epoca): ciò che i sociologi chiamano ‘desiderio di mistero’.

Tuttavia, se le continuità con il passato sono molte è altrettanto vero che con il crollo dell’Unione Sovietica la situazione è mutata, e non di poco. Innanzitutto, bisogna domandarsi se la Chiesa Ortodossa di oggi sia ancora la stessa istituzione che il comunismo ha combattuto negli anni ’50. Ora l’accento è molto più spostato sulla responsabilità e sulla religiosità individuali piuttosto che sul sentimento di collettività com’era un tempo. Gli stessi approcci al culto da parte dei cittadini sono di gran lunga più variegati e maggiormente spostati verso la sfera del privato che in passato. Poi, come accennavo, il fatto di essere stata perseguitata durante l’Unione Sovietica (cosa comunque parzialmente vera, poiché a un certo punto si è arrivati a un compromesso) ha permesso alla Chiesa di godere subito dopo l’indipendenza di forte legittimità e ampio prestigio presso la società.

In quel momento il senso di disorientamento della popolazione ha fatto sì che la Chiesa Ortodossa potesse diventare il punto di riferimento simbolico di molti valori (la solidarietà, la connessione con il passato e i propri antenati, una visione di comunità collettiva non nazionalistica…). In poche parole, la Chiesa è diventata sinonimo di tradizione e questo la rende all’oggi l’istituzione in cui il popolo moldavo ripone ancora la maggiore fiducia, ricavando da essa anche un senso e una promessa di stabilità che non può trovare altrove.

Ecco che allora – a mio modo di vedere – la religione in Moldavia è una sorta di ‘moneta di scambio simbolico’ molto potente, che fornisce legittimità a varie interazioni sociali. Se infatti andiamo ad analizzare più nel profondo, vediamo come questo paese si dichiara e sembra più religioso di altri nella stessa area, ma i numeri di chi frequenta effettivamente le funzioni sono invece simili alle regioni contigue. La religione in Moldavia, insomma, gioca un ruolo più grande della religione stessa.

Proprio per questo credo che non sia così influente a livello politico. Le relazioni con i partiti e con alcuni dei loro esponenti ci sono, chiaramente, ma sono magari dettati dal ‘timore’ piuttosto che dalla volontà di voler far approvare una particolare agenda. La Chiesa Ortodossa ha senz’altro partecipato a tutto il processo di redistribuzione di beni economici post-indipendenza ed è rimasta invischiata in casi di corruzione o illeciti. Per questo deve intrattenere buoni rapporti con il ceto dirigente per evitare episodi che possano minare la sua credibilità.”

Fonte: http://www.balcanicaucaso.org/aree/Moldavia/Abecedario-moldavo-C-come-CHIESA-ORTODOSSA-175984

Giubileo dell’Associazione IRFI onlus e chiusura della Porta Santa di San Pietro


Roma, Città del Vaticano – Il 20 novembre si chiude il Giubileo Straordinario della Misericordia: Papa Francesco chiuderà la Porta Santa nella Basilica di San Pietro. Decennale della fondazione di IRFI onlus.

porta-santa-chiusuraPer celebrare il X anniversario della sua fondazione, l’Associazione “Italia Romania Futuro Insieme”, invita: membri, benefattori,  assistiti e fruitori, amici e collaboratori della IRFI onlus, a prendere parte, con Sua Santità Papa Francesco, alla celebrazione di chiusura della Porta Santa a San Pietro e conclusione del Giubileo della Misericordia, che avrà luogo nella Basilica di San Pietro, domenica, 20 novembre 2016, alle ore 10:00, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo.

Il 20 novembre, il Giubileo Straordinario chiuderà solo relativamente all’evento storico dell’Anno Santo, perché la Misericordia va oltre ogni confine, come ci insegna Papa Francesco.

Per ritirare i pass di ingresso, si prega di contattare il cell. 3201161307.

L’appuntamento è fissato alle ore 8:30, ai limiti della piazza San Pietro. Il  nostro gruppo viene distinto da bandiere e bandierine di Romania e Italia. irfi4

2006 – 2016: Associazione “Italia Romania Futuro Insieme”, decennale della fondazione 

Nata a Roma il 3 novembre 2006, quale risultato di un continuo e costante impegno umanitario, sociale, culturale, religioso nel segno dell’ecumenismo, dialogo e solidarietà, della formazione, educazione e ricreazione, nell’ambito della comunità romano-cattolica romena a Roma; l’Associazione IRFI onlus annovera tra i suoi membri giovani, donne e uomini romeni e italiani, ma anche di altre nazionalità.

Numerose sono le attività di volontariato e le iniziative educative, socio-culturali, di orientamento, di assistenza e supporto in favore delle persone bisognose, famiglie, ragazze madri, giovani e bambini, realizzate dall’associazione, in collaborazione con enti, istituzioni, strutture pubbliche e private, associazioni italiane e romene.

Al fine di accantonare pregiudizi e stereotipi, l’impegno della IRFI è stato e continua ad essere quello di promuovere la dignità umana in ogni persona, un’immagine positiva del fenomeno migratorio, dell’idea di una comune Patria Europea e rinforzare la comunicazione fra le comunità locali ed i cittadini comunitari e immigrati. Rivolgere quindi l’attenzione verso chi quotidianamente o saltuariamente si confronta con la realtà delle comunità romene, per favorire uno stile o atteggiamento interculturale come la disponibilità al dialogo, al rispetto reciproco, al bene comune e al cambiamento delle proprie mappe valoriali in una logica di solidarietà, di co-crescita.

Simona Cecilia Crociani Baglioni 

https://futuroinsieme.wordpress.com/

Opere di misericordia corporali

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1) Dare da mangiare agli affamati e 2) dare da bere agli assetati

Queste due prime opere di misericordia corporale sono complementari e si riferiscono all’aiuto che dobbiamo dare in cibo e altri beni a chi più ne ha bisogno, a coloro che non hanno l’indispensabile per poter mangiare ogni giorno.

Gesù, come dice il vangelo di san Luca, raccomanda: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto» (Lc 3, 11).

3) Ospitare i pellegrini

Anticamente, dare ospitalità ai viaggiatori era una questione di vita o di morte, dati i disagi e i rischi dei viaggi. Oggi non è più così. Ma potrebbe comunque accaderci di ricevere qualcuno in casa nostra, non per semplice ospitalità verso un amico o un familiare, ma per un vero caso di necessità.

4) Vestire gli ignudi

Quest’opera di misericordia tende a venire incontro a una necessità fondamentale: il vestito. Spesso ci viene richiesta la raccolta di indumenti che si fa nelle parrocchie o in altri centri di assistenza. Nel momento di donare i nostri indumenti, è bene pensare che possiamo dare cose per noi superflue o che non ci servono più, ma anche qualcosa che ci è ancora utile.

Nella lettera di Giacomo veniamo incoraggiati a essere generosi: «Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?» (Gc 2, 15-16).

5) Visitare gli infermi

Si tratta di una vera assistenza ai malati e agli anziani, sia in ciò che riguarda l’aspetto fisico, sia facendo loro compagnia per un po’ di tempo.

L’esempio migliore della Sacra Scrittura è quello della parabola del buon samaritano, che si prese cura del ferito e, non potendo continuare a occuparsene direttamente, lo affidò alle cure di un altro, pagando di tasca propria (cfr. Lc 10, 30-37).

6) Visitare i carcerati

Consiste nel far visita ai carcerati, dando loro non soltanto un aiuto materiale ma un’assistenza spirituale, perché possano migliorare come persone e correggersi, magari imparando a svolgere un lavoro che possa essere loro di aiuto quando sarà terminato il periodo di detenzione…

Invita anche ad adoperarsi per liberare gli innocenti e chi è stato sequestrato. Anticamente i cristiani pagavano per liberare gli schiavi o si offrivano in cambio di prigionieri innocenti.

7) Seppellire i morti

Cristo non aveva un luogo dove posare il capo. Un amico, Giuseppe d’Arimatea, gli cedette la propria tomba. Non soltanto, ma ebbe il coraggio di presentarsi a Pilato e di chiedergli il corpo di Gesù. Partecipò anche Nicodemo, che aiutò a seppellirlo (Gv 19, 38-42).

Seppellire i morti sembra un ordine superfluo, perché, di fatto, tutti vengono seppelliti. Però, per esempio, in tempo di guerra può essere una necessità pressante. Perché è importante dare una degna sepoltura al corpo umano? Perché il corpo umano è stato dimora dello Spirito Santo. Siamo “tempio dello Spirito Santo” (1 Cor 6, 19).

Fonte: Cosa sono le opere di misericordia?

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Voci della fede. Riflessioni di tre autori romeni sul Concilio Vaticano II


Un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche e storiche sulla ricezione del Concilio Vaticano II

La vastissima bibliografia sul Concilio Vaticano II si è da poco arricchita di un nuovo titolo, edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Curato da Gabriel-Vasile Buboi, Mihail Constantin Banciu e da Bogdan Tătaru-Cazaban, quest’ultimo ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, Voci della fede. Riflessioni sul Concilio Vaticano II (pag. 96; € 14,00) raccoglie i testi delle conferenze tenute da illustri studiosi nelle sale del pontificio Collegio “Pio romeno”, vera “accademia romena sul Gianicolo”, che ha quale missione il sostegno della formazione dei giovani sacerdoti della Chiesa greco-cattolica di Romania e che è stato, lungo gli anni, un punto d’incontro tra oriente e occidente.voci-della-fede

Non un libro di storia, né un commento dei documenti del Concilio Vaticano II, quanto un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche, storiche sulla ricezione del Concilio e soprattutto sulle esigenze spirituali del nostro tempo.

Davanti ad un prestigioso uditorio – formato da rappresentanti della Santa Sede, del mondo accademico, religioso e diplomatico (docenti e studenti delle istituzioni di educazione pontificie, sacerdoti, ambasciatori e altri) – quattro eminenti oratori hanno illustrato le svariate sfaccettature delle proiezioni del Concilio Vaticano II nel mondo odierno. Quattro saggi di grande spessore scientifico, che testimoniano dell’impronta profonda lasciata dall’evento che ebbe a svolgersi mezzo secolo addietro.

Gli incontri sono stati promossi dell’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede insieme al pontificio Collegio “Pio romeno” in seguito all’indizione dell’Anno della fede da parte di Benedetto XVI con la bolla Porta fidei.

Il pontificio Collegio “Pio romeno” ha rappresentato, sin dalla sua fondazione, negli anni ’30 del secolo scorso, un rilevante punto di riferimento, uno spazio di spiritualità romena nel cuore di Roma, per diventare in seguito, dagli anni ’90, un luogo della memoria e contemporaneamente della rinascita di una Chiesa che ha sofferto il martirio durante il periodo comunista. Grazie alla collaborazione della Congregazione per le Chiese orientali questo luogo di formazione è potuto diventare anche un luogo di incontro, di comunicazione della storia e della ricchezza spirituale dell’oriente cristiano.

Il primo saggio, del cardinale Leonardo Sandri, illustra la parte che le Chiese orientali hanno avuto nella preparazione del grande rinnovamento nella vita della Chiesa Cattolica promosso dal Concilio. Attraverso il Vaticano II è stata riscoperta, a livello universale, la tradizione dell’Oriente cristiano, professata tanto dalle Chiese ortodosse quanto da quelle orientali cattoliche; una tradizione definita dalla liturgia, dalla spiritualità patristica, dal monachesimo e dall’arte dell’icona. Cosicché, il Concilio Vaticano II ha reintegrato ciò che faceva già parte della vita, poco conosciuta, delle Chiese orientali e ha aperto un ponte di comunicazione con tutto l’Oriente cristiano, specialmente con le Chiese ortodosse, come risulta dai decreti Orientalium Ecclesiarum ed Unitatis Redintegratio.

Il secondo intervento, di mons. Jean-Louis Bruguès, archivista e bibliotecario di santa romana Chiesa, propone un tema che, oltre ad essere celebrativo, offre una prospettiva sottile e attuale allo stesso tempo, nel quale si può scoprire l’accoratezza del suo pensiero teologico e filosofico sul modo in cui il grande evento del Concilio costituisce il riferimento fondamentale per il futuro della Chiesa Cattolica e dei suoi rapporti con la società contemporanea.

Mons. Vincenzo Paglia, presidente del pontificio Consiglio della famiglia, nel terzo dei contributi che compongono il volume affronta un tema particolarmente caro a tutte le Chiese, quello della famiglia, che resta il luogo della trasmissione della vita e ugualmente della fede.

Infine, la conferenza di Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, offre una suggestiva accollata da papa Paolo VI a papa Francesco. Quale conoscitore del magistero di Paolo VI Vian offre un ritratto affascinante di quello che fu Giovanni Battista Montini, “intellettuale appassionato e rigoroso”, “testimone della verità cristiana”.

di Giuseppe Merola – Fonte: http://www.farodiroma.it

voci-della-fedeRiflessioni sul Concilio Vaticano II

A cura di Bogdan Tataru-Cazaban, Gabriel-Vasile Buboi e Mihail Constantin Banciu

Data di pubblicazione: 16/06/2016

Pagine: 94

Prezzo: € 14,00

Language: It

Isbn: 978-88-209-9830-1

Brossura

http://www.libreriaeditricevaticana.va

Sabato 17 ottobre 2015 si è tenuta nell’Aula Paolo VI la Commemorazione del 50° Anniversario del Sinodo dei Vescovi, organismo istituito dal Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 con il Motu proprio Apostolica Sollicitudo. In maniera particolarmente significativa, la celebrazione è avvenuta proprio duirante lo svolgimento di un’Assise sinodale, la XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dal tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Il presente volume raccoglie i documenti che si riferiscono alla Commemorazione del 50° Anniversario, ma anche alcuni testi significativi in relazione al Sinodo dei Vescovi. Nella Prima parte vengono presentati tutti gli interventi tenuti durante la Commemorazione. Si riportano l’Introduzione del cardinale Lorenzo Baldisseri, la Relazione commemorativa del cardinale Cristoph Schönborn e le Testimonianze dai cinque Continenti: per l’Europa, il cardinale nichols; per l’Africa, Sua Eccellenza mons. Madega Lebouakehan; per l’America, il cardinale Ezzati Andrello; per l’Asia, Sua Beatitudine Sako; per l’Oceania il cardinale Mafi. Infine, viene riportato il Discorso che il Santo Padre Francesco ha pronunciato a conclusione e a coronamento della Commemorazione. Nella Seconda parte si trovano alcuni interventi di particolare rilevanza dei Papi che si sono succeduti al governo della Chiesa in questi cinquant’anni di storia: Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.

Romania, Don Bosco 20 anni a Costanza e Bacau (Video)


L’incontro con i salesiani che hanno un obiettivo chiaro: andare incontro ai giovani a rischio e stimolare il cambiamento sociale.

 

 

Pacche sulle spalle, strette di mano, sorrisi e una porta sempre aperta per accogliere chi è in difficoltà. È  la Romania dei salesiani che vanno incontro ai ragazzi a rischio e si fanno padri, fratelli, amici per i bambini ospitati nelle case famiglia e per i giovani in cerca di se stessi e dei loro potenziali. 

Da 20 anni sul territorio rumeno a partire dalla loro prima presenza a Costanza, sul mar Nero, fino ad arrivare a Bacau nella regione della Moldova rumena nel nordest, con l’incoraggiamento del vescovo di Bucarest che aveva intuito quanto la forza e la concretezza del carisma salesiano potesse dare grandi risultati tra i giovani di Costanza e delle zone più povere del paese.dbosco

A Costanza il padre salesiano che guida la comunità è don Sergio Bergamin, un uomo dal forte carisma che sa accogliere anche solo con lo sguardo e ti fa sentire subito a casa. L’uomo che ha saputo donare gioia e stabilità a tanti giovani privi di riferimenti familiari e sociali diventati vittime della strada. Ha saputo costruire, con la collaborazione dei suoi confratelli e dei volontari del centro salesiano, una rete di fiducia e di scambio con le famiglie dei quartieri più disagiati della città. Obiettivo: andare incontro ai giovani e ai loro bisogni e mettere in evidenza i loro talenti, rendendo protagonista la comunità locale del cambiamento necessario alla crescita e alla realizzazione di ciascuno.

Anche don Vinci la pensa così e, a Bacau, è il responsabile del centro salesiano che accoglie giovani senza distinzioni di credo e di provenienza sociale nell’oratorio, nel doposcuola e nelle attività dell’estate ragazzi che coinvolgono una larga fetta di ragazze e ragazzi della zona. Qua le opportunità di svago e i luoghi di incontro giovanile sono quasi nulli e la casa di don Bosco è diventata un ritrovo importante per i giovani che hanno voglia di mettersi in gioco con attività formative e ricreative. Piccole presenze che stanno crescendo negli anni e sono ormai riconoscibili sul territorio perché godono della stima della popolazione e hanno conquistato il cuore dei più giovani. Due missioni proiettate all’integrazione e alla crescita degli uomini e delle donne di domani.

Vedi anche:donboscobacau

Oratorio Salesiano «Don Bosco» Bacău, Romania

Romania, vent’anni di presenza salesiana

ROMA, INSIEME PER LA SOLIDARIETÀ AL CONCERTO NELL’ANNO DELLA MISERICORDIA


L’Associazione IRFI onlus “Italia Romania Futuro Insieme aderisce all’iniziativa promossa dalla CARITAS DI ROMA, e invita associati ed amici dell’associazione a partecipare all’evento-spettacolo nell’Anno della Misericordia: canti, danze e musiche a sostegno della solidarietà. Il ricavato della serata è devoluto all’acquisto di un automezzo opportunamente attrezzato per il trasporto dei disabili che spesso devono essere sottoposti a cure mediche, controlli ed esami clinici esterni alla struttura in cui vivono. 4nuovo BANNER 700X280

Il giorno martedì 15 novembre 2016 alle ore 20.30, all’Auditorium Parco della Musica

Viale Pietro de Coubertin, 30

CONCERTO NELL’ANNO DELLA MISERICORDIA

Spettacolo di canti, danze e musiche per la solidarietà con la partecipazione di artisti che si alterneranno sul palco per una serata speciale.

Hanno finora dato la propria adesione: Ambrogio Sparagna, Gianni Aversano, Raffaello Simeoni, Anna Rita Colaianni e il Coro Popolare.

Altri ancora se ne aggiungeranno! Aspettiamo altre adesioni a giorni.

Per approfondimenti e aggiornamenti CLICCA QUI

Il ricavato della serata è devoluto all’acquisto di un automezzo opportunamente attrezzato per il trasporto dei nostri Ospiti disabili che spesso devono essere sottoposti a cure mediche, controlli ed esami clinici esterni alla struttura in cui vivono.

I partecipanti sono invitati a versare un’offerta possibilmente non inferiore a 15 euro.

Per informazioni e prenotazioni:

Tel. 06 888 15 120.

E-mail: donazioni@caritasroma. it

COME PUOI DONARE

In contanti

Presso l’Ufficio Fondi e Donazioni, Via Casilina Vecchia 19 (angolo Piazza Lodi).

Orari: dal lunedì al venerdì ore 9.00 – 16.30 orario continuato

Mediante Bonifico Bancario intestato a  Caritas Roma – ONLUS

IBAN: IT 50 F 07601 03200 0010219 45793–  Causale: Concerto nell’anno della Misericordia

Si prega di inviare minuta dell’avvenuto bonifico a donazioni@caritasroma.it 

Carta di credito  – CLICCA QUI

Indicare il nominativo, un recapito telefonico e il numero di biglietti acquistati.

SI RICORDA INOLTRE CHE PER LE DONAZIONI MEDIANTE BONIFICO E CARTA DI CREDITO E’ PREVISTA LA DETRAIBILITA’ FISCALE.

Romania, vent’anni di presenza salesiana


(ANS – Costanza, Romania) – Spirito di vero oratorio salesiano, riconoscenza dalla Chiesa locale, dalla società e dalla popolazione, insieme a piccoli segni di un carisma che si va radicando: sono stati questi i tratti salienti della presenza salesiana in Romania e Moldavia, che il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha potuto conoscere nella sua visita a Costanza, a motivo dei 20 anni dell’opera.romania

di Gian Francesco Romano

Don Á.F. Artime è giunto a Costanza nella serata di venerdì 30 settembre, in contemporanea con l’inizio del fine-settimana di celebrazioni organizzato dai ragazzi del locale Movimento Giovanile Salesiano; appena giunto ha ricevuto un caloroso saluto dai giovani rumeni, alcuni dei quali vestiti in abiti tradizionali, e anche da una piccola delegazione di ragazzi ungheresi, accompagnati da una Figlia di Maria Ausiliatrice, giunti appositamente per incontrare il X Successore di Don Bosco. Dopo il primo benvenuto, la serata è terminata con il pensiero della “buona notte”, offerto da don Silvio Zanchetta, Delegato di Pastorale Giovanile dell’Ispettoria Italia-Nord Est – da cui dipendono le presenze in Romania e Moldavia.

Al mattino di sabato, accompagnato dal suo Segretario, don Horacio López, il Rettor Maggiore ha potuto conoscere la realtà della presenza salesiana a Costanza: un’opera autenticamente salesiana, senza parrocchia, senza una scuola, ma con un oratorio-centro-giovanile in cui Salesiani e ragazzi giocano insieme, un centro diurno che offre sostegno scolastico ai ragazzi, una casa famiglia che si occupa dei minori più bisognosi, dei laboratori professionali e informatici che danno agli allievi opportunità per il futuro.

Successivamente ha avuto luogo un momento celebrativo per l’anniversario, intitolato “Don Bosco ieri e oggi in Romania”: attraverso video e testimonianze è stato ripercorso il cammino compiuto nei 20 anni; i ragazzi del centro di Bacau si sono esibiti in spettacoli artistici ispirati al Vangelo e trasposti nella realtà odierna; e il Nunzio Apostolico in Romania e Moldavia, mons. Miguel Maury Buendía, e vari funzionari dell’amministrazione locale impegnati nei contesti giovanili, hanno ringraziato pubblicamente i Salesiani per il loro operato.

Nel pomeriggio, dopo aver incontrato i Salesiani delle 3 presenze in Romania e Moldavia, ha avuto luogo l’eucaristia presieduta dal neo-sacerdote salesiano rumeno Bogdan Baies. Don Á.F. Artime ha predicato l’omelia e, sull’esempio di santa Teresa del Bambino Gesù, di cui ricorreva la festa, ha invitato tutti i fedeli ad essere sempre radicati in Cristo.

Nella mattinata di domenica 2 ottobre, dapprima il Rettor Maggiore ha incontrato il personale e i collaboratori delle tre presenze salesiane, incoraggiandoli e ringraziandoli; quindi ha concelebrato l’Eucaristia presieduta da mons. Ioan Robu, arcivescovo di Bucarest – colui che richiese 20 anni fa la presenza dei Salesiani a Costanza. Il presule nell’occasione ha sottolineato con forza la sua riconoscenza verso i Figli di Don Bosco, per aver donato tutto, senza chiedere nulla.

Fonte: ANS

ITALIA-ROMANIA. RAI1: UNA VOCE PER PADRE PIO


Conduce Alessandro Greco con la partecipazione di Gigi D’Alessio. RomaniaPadre Victor Tudor, in origine di fede ortodossa, che dopo il miracolo di guarigione subìto da sua madre, si è convertito al cattolicesimo.una voce padre pio

23/07/2016 – 20:35 – Sabato 23 luglio andrà in onda l’edizione numero 17 di “Una voce per Padre Pio” su Rai1 alle 20.35, dalla Piazza SS. Annunziata di Pietrelcina, in provincia di Benevento, Terra Natale di Padre Pio e culla della Spiritualità. Condotto da Alessandro Greco con la partecipazione straordinaria di Gigi D’Alessio, “Una Voce per Padre Pio”, nato nel 2000 da un’idea di Enzo Palumbo, racconta storie di vita e di fede, esperienze di devozione ma anche solidarietà, fratellanza e, su tutto, la vita e le opere del grande Santo di Pietrelcina. “Una Voce Per Padre Pio” riunisce, per l’occasione, i grandi nomi della musica e dello spettacolo: Anna Tatangelo, Fausto Leali, Stadio, Attilio Fontana, Clizia Fornasier, Dear Jack, Dolcenera, Sal Da Vinci, Giulia Luzi, Francesco Gabbani, Chiara Grispo, Piero Mazzocchetti, Cesare Bocci, Michele Placido, Lina Sastri. Oltre alla musica, ci sarà spazio per momenti di approfondimento sulla figura di Padre Pio: da Monsignor Orazio Piazza, vescovo di Sessa Aurunca che parlerà delle similitudini tra Padre Pio e Papa Francesco a Padre Enzo, sui luoghi “sacri” di Pietrelcina, culla di spiritualità. Da Padre Marciano Morra, amico di Padre Pio e confratello del Convento dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo, a Padre Victor Tudor, in origine di fede ortodossa, che dopo il miracolo di guarigione subìto da sua madre, si è convertito al cattolicesimo. Ad arricchire il programma non mancheranno le testimonianze di Orazio Pennelli, pronipote di Padre Pio e di alcuni miracolati, ma ci saranno anche tanti contributi da parte di artisti del calibro di Lino Banfi. Enzo Palumbo racconterà i progetti realizzati in Costa D’Avorio nell’arco dei questi anni, a partire dagli ultimi: una casa famiglia, due villaggi per bambini diversamente abili, un orfanotrofio. Anche l’edizione 2016 sarà legata ad una Campagna di Raccolta Fondi a sostegno dei progetti che l’Associazione “Una Voce Per Padre Pio Onlus”, da anni, porta avanti con grande determinazione. Quest’anno gli impegni sono su tre fronti: a favore della costruzione di un Ospedale dei Poveri; per il mantenimento di un orfanotrofio e di un villaggio per bambini diversamente abili “Les Anges de Padre Pio”, appena inaugurato, e per l’edificazione di una casa famiglia per l’assistenza ai bimbi HIV positivi, “Maison le paradis de Padre Pio” – nell’ambito del progetto “Padre Pio pour l’Afrique”.

Sul palco, la grande Orchestra “I Suoni del Sud” diretta dal Maestro Alterisio Paoletti. Le coreografie sono Angelo Parisi. Autori del programma sono Gianluca Guida, Ivano Balduini e Cristina Serra. La regia della trasmissione sarà curata da Fabrizio Guttuso Alaimo.

Fonte: http://www.ufficiostampa.rai.it/

ANCORA UN MIRACOLO DI S. PIO

Padre Victor: “Il tumore è sparito senza operazione”

La commovente storia di un’intera parrocchia ortodossa convertitasi al cattolicesimo dopo la prodigiosa guarigione della madre del prete locale

padre_victor_il_tumore_e_sparito_senza_operazione_Guarita dal tumore senza alcun intervento medico. L’incredibile storia di Lucrezia Tudor inizia nel 2002 a Pesceana, Contea di Vâlcea, nella Romania centro-meridionale. La settantunenne signora rumena, madre di due figli, uno sacerdote ortodosso, l’altro affermato pittore, da tempo avvertiva continui dolori al petto, aveva la febbre alta e violenti colpi di tosse con fiotti di sangue. I molti dottori che aveva l’avevano visitata non erano stati in grado di formulare una diagnosi precisa, sino a che, dopo aver girato un numero imprecisato di ospedali, una TAC svelò l’arcano. La diagnosi fu spaventosa: tumore al polmone sinistro. A quel punto la famiglia al completo si riunì per cercare di capire cosa si potesse fare; decisero di interpellare i migliori specialisti della Romania, ma questi non poterono che confermare la diagnosi. “Anzi, scoprirono che oramai l’80% del polmone era compromesso; ci dissero che qualsiasi intervento chirurgico sarebbe stato inutile”, raccontano i familiari.

Il figlio prete, Victor, disperato, decise allora di interpellare il fratello Mariano, che vive in Italia e che vanta amicizie altolocate, compreso un notissimo oncologo medico personale di Bill Gates. “Faccia arrivare sua madre a Roma e tenterò di tutto per salvarla”, rispose il professore. Ma anche il luminare non poté che con fermare la diagnosi dei colleghi rumeni; non solo, nel frattempo le condizioni dell’anziana signora erano peggiorate: la febbre aveva raggiunto i 40 gradi e la donna non riusciva a reggersi in piedi. In aereo fu costretta a viaggiare su una barella. “Quando il medico la visitò, si spaventò delle sue condizioni critiche”, ricordano i figli; “e, dopo gli opportuni esami, il dottore affermò che qualsiasi operazione era fuori discussione. Qualsiasi intervento sarebbe stato inutile, le metastasi erano troppo numerose”. A quel punto il medico si limitò a prescrivere degli antidolorifici, per sedare i dolori che sarebbero stati lancinanti soprattutto in punto di morte. “Nostra madre però era serena”, ha raccontato padre Victor; “sapeva tutto ed accettò il suo triste destino. Con Mariano decidemmo che sarebbe rimasta a Roma, per essere più vicina all’ospedale”. E fu in quel momento che accadde l’incredibile.

Spiega padre Victor: “Mio fratello si occupa di arte sacra e stava lavorando per una chiesa vicino l’aeroporto di Guidonia; un giorno noi lo accompagnammo e mentre mia madre girava per l’edificio sacro, rimase affascinata davanti ad una statua di Padre Pio; da quel giorno fece amicizia con lui.Conversava per ore con la statua del Santo, come se fosse una persona viva, confidandogli tutto della sua vita, della sua famiglia e della sua malattia”. Quale non fu la meraviglia dei figli e dei medici quindici giorni dopo quando, dopo una nuova TAC, scoprirono che la massa tumorale era miracolosamente scomparsa! La donna, che era di religione ortodossa, aveva chiesto a Padre Pio un aiuto ed il santo l’aveva ascoltata.

“La guarigione prodigiosa di mia madre, compiuta da Padre Pio a favore di una donna ortodossa, mi colpì molto”, racconta padre Victor; “cominciai a leggere la vita del santo italiano. Raccontai ai miei parrocchiani quanto era accaduto. Tutti conoscevano mia madre e tutti sapevano che era andata in Italia per tentare un intervento chirurgico ma che era poi tornata a casa guarita senza che nessun medico l’avesse operata. Fu così che, nella mia parrocchia, si cominciò a conoscere e ad amare Padre Pio. Leggevamo tutto quello che potevamo trovare su di lui. La sua santità ci conquistava. Intanto, anche altri ammalati della mia parrocchia ricevettero grazie straordinarie da padre Pio. Tra la mia gente si diffuse un grande entusiasmo e, a poco a poco, decidemmo di diventare cattolici per essere più vicini al Padre”.

Il passaggio dalla Chiesa ortodossa a quella cattolica ha richiesto una lunga trafila giuridica. Ma padre Victor e i suoi parrocchiani non si sono scoraggiati. Anzi, hanno persino raccolto i soldi per la costruzione di una chiesa dedicata a S. Pio; alla posa della prima pietra erano presenti l’arcivescovo Metropolita di Fagaras, Lucian Muresan, e Alba Julia dei Romeni, cioè la massima autorità della Chiesa greco-cattolica in Romena. “Al termine della cerimonia”, racconta padre Victor, “il metropolita ha voluto conoscere mia madre, miracolata da S.Pio, e ha posato per una foto con lei”.

Fonte: qui.

Il miracolo di Padre Pio su una donna rumena

La protagonista è la madre di don Victor, un sacerdote rumeno, il quale ha raccontato la straordinaria esperienza.

La signora Lucrezia Tudor aveva un tumore maligno, con svariate metastasi su tutto il corpo. I dottori erano ovviamente poco fiduciosi e le avevano dato poche settimane di vita. La forza della preghiera l’ha salvata. Il giornalista Francesco Dora, della nota rivista settimanale Grand Hotel, ci porta a conoscenza di un evento straordinario verificatosi in Romania. Don Victor Tudor è un sacerdote, in origine di fede ortodossa, che dopo il miracolo di guarigione subìto da sua madre, si è convertito al cattolicesimo. Addirittura, il prete in questione ha fatto costruire nella cittadina di Pesceana (contea di Valcea) la primissima chiesa rumena dedicata al Santo Padre Pio da Pietrelcina. Questa storia ha del surreale e dell’incredibile, sembra davvero uscita da un romanzo fantasy.

Una storia straordinaria, con un bellissimo lieto fine

A raccontarcela pazientemente è lo stesso don Victor il quale ha esordito: “Tutto iniziò 13 anni fa, mia madre all’epoca aveva 71 anni e stava molto male. I medici non riuscivano a formulare una diagnosi precisa e quindi dovette passare diversi ospedali prima di comprendere la sua reale malattia. Poco dopo, mia madre iniziò a tossire sangue ed a provare forti dolori, con tanto di febbre alta. Tornammo in ospedale, le fecero un’ulteriore tac ed il risultato fu sconcertante, un tumore al polmone sinistro”. A questo punto la famiglia di don Victor si riunì tutta, per decidere sul da farsi, furono interpellati i migliori specialisti rumeni, i quali non poterono fare altro che confermare la diagnosi. I medici inoltre affermarono che la situazione era più grave di quanto si fosse previsto: l’80 percento del polmone già compromesso e l’esclusione di qualsiasi intervento chirurgico per l’anziana signora. Il povero Victor, disperato, decise di affidarsi all’aiuto di suo fratello Mariano. Mariano è un artista e vive e lavora a Roma, è solito frequentare amicizie famose, tra queste un importante oncologo, medico peraltro di Bill Gates.

Lui accettò di visitare la donna e fu fissato un appuntamento. Purtroppo le condizioni erano intanto peggiorate, la madre di Victor e di Mariano aveva la febbre a 40 gradi e non riusciva a reggersi in piedi. In aereo fu costretta a viaggiare su una barella. Quando il medico in questione iniziò a visitarla, si spaventò delle condizioni critiche di Lucrezia. Dopo gli opportuni esami, il dottore affermò che qualsiasi operazione era fuori discussione. “Qualsiasi intervento sarebbe stato inutile-ha raccontato Victor-le metastasi erano troppo numerose”. L’unica soluzione era un palliativo, degli antidolorifici, giusto per alleviare i dolori prima della morte. Nonostante tutto, la signora Lucrezia era serena, sapeva tutto ed accettò stoicamente il suo triste destino. Alla fine Victor e Mariano decisero, che la loro amata mamma sarebbe rimasta a Roma, per essere più vicina all’ospedale per le terapie. Fu proprio in Italia che Lucrezia conobbe il Frate di Pietrelcina. A spiegarcelo è sempre lo stesso don Victor: “Mio fratello si occupa di arte sacra e stava lavorando per una chiesa vicino l’aeroporto di Guidonia, un giorno noi lo accompagnammo e mentre mia madre girava per l’edificio sacro, rimase affascinata davanti ad una statua di Padre Pio, da quel giorno fece amicizia con lui”. La signora Lucrezia conversava per ore con la stua del Santo, confidandogli tutto, della sua vita, della sua famiglia e della sua malattia. Dopo la nuova tac, l’evento miracoloso: la massa tumorale era scomparsa!
Fonte: qui.