ROMA, PIO IX RICORDATO A SAN LORENZO AL VERANO


Ogni anno il 7 febbraio sempre più partecipato dai devoti del Beato Pontefice Pio IX, come da numerosi enti culturali ed organizzazioni di apostolato religioso caritativo e sociale.

fb10021aUna solenne Concelebrazione Eucaristica cantata, che ha avuto luogo ieri 7 febbraio 2017, nella basilica di S. Lorenzo al Verano (ove il beato Pontefice per decisione testamentaria ha voluto essere sepolto accanto al primo martire romano), è stata presieduta da S.E. Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto Norcia, con il Postulatore della causa di canonizzazione del Beato Pontefice, S.E. Mons. Carlo Liberati Arcivescovo emerito Prelato del Santuario della Madonna del Rosario di Pompei e S.E. Mons. Giuseppe Orlandoni Vescovo Emerito di Senigallia.

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Sua Santità Papa Francesco e S.E. Rev.ma Symeon Katsinas Archimandrita Vicario del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli in Italia e Malta.

Presente l’Arcivescovo-Prelato di Loreto S.E. Mons. Giovanni Tonucci, la comunità francescana cappuccina di San Lorenzo fuori le mura, sodali e accademici dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX con il Cappellano Capo Rev. Arciprete Don Ettore Capra e fra’ Marco Galdini, o.f.m.capp. Numerosi i fedeli provenienti da Roma, Spoleto, Norcia, Senigallia, Imola, Gaeta, Pompei, Napoli; dalle Diocesi Suburbicarie di Roma, Viterbo, Rieti, Terni, Orte; dalle province terremotate dell’Italia Centrale e dell’Abruzzo; la Rev.da Sr. Giuseppina Testa segretaria della Postulazione della Causa; S.E. Fra’ Giacomo Dalla Torre Del Tempio di Sanguinetto Gran Priore di Roma del S.M.O. di Malta; Cav.Gr.Cr. Avv. Prof. Roberto Saccarello Delegato di Tuscia e Sabina del S.M.O. di Malta e del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio, il quale ha accompagnato una trentina di cavalieri; Don Antonio Calvo Priore di Spagna della Real Cofradía de Sao Teotonio, da Santander; S.E. Rev.ma Symeon Katsinas Archimandrita Vicario del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli in Italia e Malta; Dott.ssa Caterina Comino direttrice dell’Archivio storico di Norcia; Comm. Dott. Rodolfo Romolo Ricottini, primario ospedaliero, Gr.Uff. Avv. Prof. Ernesto Liccardi Medici, Nob. Dr. Antonino Lazzarino De Lorenzo; l’alfiere dell’Istituto Pio IX Cav. Dott. Andrea Raneri,  la Prof.ssa Tatiana Ciobanu e numerosi esponenti delle comunità cristiano ortodosse in Roma: Rumena, Moldava, Russa, Greca, Bulgara, Serba, Ukraina e Georgiana. Il musicologo Cav. M° Massimiliano Pulvano Guelfi magister delle musiche sacre e del Coro salesiano “S. Maria Ausiliatrice” della Parrocchia S. Giovanni Bosco di Roma, diretto da Don Luigi Ullucci, che ha animato il Pontificale per la prima volta.pontificale-pio-ix-2017-cripta-fra-marco

Il cerimoniale diretto dal Presidente dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX Conte Cav.Gr.Cr.Prof. Fernando Crociani Baglioni, con il vessillo storico di Papa Mastai Ferretti; il servizio d’onore all’altare e sull’abside veniva espletato dai Cavalieri dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio di Tuscia e Sabina, dai sodali e accademici dell’Istituto Pio IX e dai volontari del Soccorso cinofili della Protezione Civile di Spoleto, guidati dal Sig. Dante Rossi, fortemente impegnati e benemeriti nelle recenti operazioni di intervento nelle zone terremotate e colpite dal maltempo dell’Italia Centrale.pontificale-pio-ix-2017

Beato Pio IX 

Nato a Senigallia, nelle Marche, nel maggio del 1792 in una famiglia della nobiltà locale, Giovanni Maria Mastai Ferretti divenne sacerdote nel 1819, compiendo poi diverse esperienze pastorali a stretto contatto con i giovani in grandi istituti dell’allora Roma pontificia.
Vissuta una esperienza di Missione per alcuni anni in Cile, fu nel 1827 nominato Arcivescovo di Spoleto per poi passare al servizio della Diocesi di Imola nel 1833, ricevendo qui la berretta cardinalizia.

La elezione a Papa avvenne nel 1846, per quello che sarebbe divenuto il più lungo pontificato della storia, in anni di grandi cambiamenti politici e sociali.

Attento alle attività Missionarie, uomo dell’Eucaristia proclamò nel 1854 il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria. A presiedere la liturgia sulla sua tomba – che il Beato Pio IX volle al Verano – S.E. Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo Prelato Emerito di Pompei, postulatore della causa, insieme al Vescovo Emerito di Senigallia Mons. Giuseppe Orlandoni e a tanti pellegrini provenienti da Senigallia e da altre parti d’Italia per un Pontefice che, significativamente, volle beatificare San Govanni Paolo II nel grande Giubileo del 2000.

pontificale-pio-ix-2017-basilica-san-lorenzo-fuori-le-muraIl Postulatore della Causa, Sua Ecc. Mons. Carlo Liberati, ricorda alcuni tratti della spiritualità del Papa dell’Immacolata:

 “La radice della sua spiritualità mariana sta anzitutto nella sua stessa famiglia, specialmente nella formazione avuta dalla sua piissima madre Caterina Solazzi in Mastai Ferretti. Il proposito di farsi sacerdote, e la sua consacrazione davanti alla immagine della Madonna della Speranza nella cattedrale di Senigallia, confermano questa sua speciale devozione.

Compiuti gli studi classici, dal 1803 al 1808, nel collegio dei Nobili di Volterra, diretto dai padri Scolopi, e completati a Roma con quelli accademico-ecclesiastici, il giovane Mastai venne ordinato Sacerdote il 10 aprile 1819.

Nel 1827 a soli 35 anni di età, fu nominato arcivescovo di Spoleto e nel 1832 fu trasferito a Imola.

Eletto Papa nel conclave del 1846, dopo la morte di papa Gregorio XVI, Pio IX dall’agosto 1846 al 14 marzo 1848 attuò grandi riforme dello Stato Pontificio, ispirate dalla sua carità verso tutti, ma quando  gli giunsero forti pressioni perché inviasse proprie truppe al fronte, il 29 aprile 1848, con la famosa Allocuzione Non semel  mise in evidenza la particolare posizione del Papa che, come capo della Chiesa universale, non poteva mettersi in guerra contro nessuno e tanto meno contro uno Stato cattolico.

A causa dei moti insurrezionali a Roma, il 24 novembre 1848 il pontefice partì nottetempo, vestito da semplice sacerdote, con destinazione Gaeta. Qui Pio IX, sempre convinto della verità dell’Immacolata Concezione, fece studiare la “questione” e interpellò i Vescovi di tutta la Chiesa, indicendo pubbliche preghiere per avere da Dio la luce che gli occorreva. Nell’enciclica Ubi primum nullis esprimeva la sua gioia per i voti positivi dell’episcopato cattolico in favore di tale dogma.

L’8 dicembre 1854 proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione con la bolla Ineffabilis Deus, tradotta in 400 lingue e dialetti. Quattro anni dopo nel 1858, fatto unico nella storia della Chiesa Cattolica, la Vergine Santissima, a Lourdes, a Bernadette che Le chiedeva: «Chi siete? Come vi chiamate, Signora?», rispose sorridente: «QUE SOY ERA IMMACULADA COUNCEPCIOU».

La giovane veggente partì correndo e ripeté continuamente, durante il cammino, queste parole che lei non comprendeva. Parole che invece impressionarono e commossero il parroco di Lourdes, l’Abbé Peyramale, il quale diventerà il protettore e difensore di Bernadette e assertore del dogma dell’Immacolata. Questa verità da Pio IX solennemente proclamata racchiude in germe tutto il disegno del Pontefice. Lo “spirito del secolo” diffuso dall’illuminismo, dalla massoneria e dai negatori di Dio, afferma che l’uomo è legge assoluta per l’uomo.

Benedizione di Pio IX in piazza San Pietro, ca. 1865 (Lazio. Immagini dalle Collezioni Alinari, Alinari, 2004, n. 16)

Benedizione di Pio IX in piazza San Pietro, ca. 1865. (Lazio. Immagini dalle Collezioni Alinari, Alinari, 2004, n. 16)

Pio IX, con il dogma dell’Immacolata, afferma invece che l’uomo è ferito dal peccato fin dalla sua origine e che Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, morto e risorto, è l’unico Salvatore dell’uomo e del mondo”, conclude Mons. Liberati.

Al termine della solenne Concelebrazione Eucaristica, la Postulazione della Causa ha ringraziato tutti i presenti: la comunità francescana cappuccina di San Lorenzo fuori le mura; i soccorritori e i volontari; il coro, gli ordini cavallereschi; gli enti e sodalizi cattolici impegnati per la riuscita del Pontificale ogni anno sempre più partecipato dai devoti, ortodossi e cattolici, del Beato Pontefice Pio IX, come da numerosi enti culturali ed organizzazioni di apostolato religioso caritativo e sociale.

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Segretario generale dell’Istituto Pio IX

Roma, 8 febbraio 2017

P.s.

Vivissimi ringraziamenti per le foto a: Federico Carabetta, Manfredi Ferrari Liccardi Medici, Antonio Calvo, Roberta M.M., Federica Pasandoro.

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La Chiesa Ortodossa di Moldavia, a 25 anni dall’indipendenza


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Chiesa Ortodossa di Chisinau (foto: internet)

Un quadro sul ruolo della Chiesa ortodossa nella Repubblica di Moldova da parte di Vitalie Sprinceana, sociologo e giornalista per Platzforma.md

Il fenomeno religioso in Moldavia sembra essere pieno di contraddizioni: se prima dell’indipendenza il paese era ufficialmente ateo, poco dopo circa il 90% della popolazione si dichiarava di fede ortodossa. Le ultime ricerche rivelano invece una crescente disaffezione verso la Chiesa, eppure quest’ultima è capace di dare vita a poderose manifestazioni (come i cortei anti-LGBT). Il richiamo ai valori religiosi gioca un ruolo importante a livello politico, se prendiamo ad esempio il Partito Socialista. Abbiamo chiesto al giornalista e sociologo Vitalie Sprinceana come si spiegano tali contraddizioni e come si riflettono nella società moldava.

“Inizierei con una proposizione paradossale: affermare che prima dell’indipendenza la Moldavia fosse una nazione atea non significa dire che non fosse una nazione religiosa.

Da una parte infatti l’interpretazione del marxismo compiuta dall’Unione Sovietica aveva caratteristiche strutturali molto simili a quelle di una religione. Basti pensare al modo in cui il potere si autolegittimava e al modo in cui la sua ideologia spiegasse qualsiasi dinamica storica o sociale. Dall’altra parte, la religione vera e propria, intesa come insieme di pratiche e culti condivisi, è riuscita a conservarsi all’interno del corpo sociale anche sotto il periodo del dominio sovietico. In tal senso la ‘resilienza’ della campagna moldava ha giocato un ruolo fondamentale: il rito battesimale veniva praticato clandestinamente durante le ore notturne, a volte attraverso le frequenze di Radio Free Europe era possibile captare delle funzioni ortodosse dalla Francia, etc.

Ecco perché quello che è successo negli anni ’90, con la quasi totalità della popolazione che è tornata a proclamarsi ortodossa, non è così spettacolare come può sembrare a prima vista. Un senso di religiosità molto vivo e diffuso era ancora presente in Moldavia e si è semplicemente canalizzato nell’istituzione ecclesiastica, che in quel momento non era più bandita od ostacolata da parte dello stato. D’altronde, sempre negli anni ’90, si è verificata un’esplosione di spiritualità alternativa (addirittura sulle televisioni nazionali c’era un programma condotto da due sensitivi molto popolari all’epoca): ciò che i sociologi chiamano ‘desiderio di mistero’.

Tuttavia, se le continuità con il passato sono molte è altrettanto vero che con il crollo dell’Unione Sovietica la situazione è mutata, e non di poco. Innanzitutto, bisogna domandarsi se la Chiesa Ortodossa di oggi sia ancora la stessa istituzione che il comunismo ha combattuto negli anni ’50. Ora l’accento è molto più spostato sulla responsabilità e sulla religiosità individuali piuttosto che sul sentimento di collettività com’era un tempo. Gli stessi approcci al culto da parte dei cittadini sono di gran lunga più variegati e maggiormente spostati verso la sfera del privato che in passato. Poi, come accennavo, il fatto di essere stata perseguitata durante l’Unione Sovietica (cosa comunque parzialmente vera, poiché a un certo punto si è arrivati a un compromesso) ha permesso alla Chiesa di godere subito dopo l’indipendenza di forte legittimità e ampio prestigio presso la società.

In quel momento il senso di disorientamento della popolazione ha fatto sì che la Chiesa Ortodossa potesse diventare il punto di riferimento simbolico di molti valori (la solidarietà, la connessione con il passato e i propri antenati, una visione di comunità collettiva non nazionalistica…). In poche parole, la Chiesa è diventata sinonimo di tradizione e questo la rende all’oggi l’istituzione in cui il popolo moldavo ripone ancora la maggiore fiducia, ricavando da essa anche un senso e una promessa di stabilità che non può trovare altrove.

Ecco che allora – a mio modo di vedere – la religione in Moldavia è una sorta di ‘moneta di scambio simbolico’ molto potente, che fornisce legittimità a varie interazioni sociali. Se infatti andiamo ad analizzare più nel profondo, vediamo come questo paese si dichiara e sembra più religioso di altri nella stessa area, ma i numeri di chi frequenta effettivamente le funzioni sono invece simili alle regioni contigue. La religione in Moldavia, insomma, gioca un ruolo più grande della religione stessa.

Proprio per questo credo che non sia così influente a livello politico. Le relazioni con i partiti e con alcuni dei loro esponenti ci sono, chiaramente, ma sono magari dettati dal ‘timore’ piuttosto che dalla volontà di voler far approvare una particolare agenda. La Chiesa Ortodossa ha senz’altro partecipato a tutto il processo di redistribuzione di beni economici post-indipendenza ed è rimasta invischiata in casi di corruzione o illeciti. Per questo deve intrattenere buoni rapporti con il ceto dirigente per evitare episodi che possano minare la sua credibilità.”

Fonte: http://www.balcanicaucaso.org/aree/Moldavia/Abecedario-moldavo-C-come-CHIESA-ORTODOSSA-175984

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Giubileo dell’Associazione IRFI onlus e chiusura della Porta Santa di San Pietro


Roma, Città del Vaticano – Il 20 novembre si chiude il Giubileo Straordinario della Misericordia: Papa Francesco chiuderà la Porta Santa nella Basilica di San Pietro. Decennale della fondazione di IRFI onlus.

porta-santa-chiusuraPer celebrare il X anniversario della sua fondazione, l’Associazione “Italia Romania Futuro Insieme”, invita: membri, benefattori,  assistiti e fruitori, amici e collaboratori della IRFI onlus, a prendere parte, con Sua Santità Papa Francesco, alla celebrazione di chiusura della Porta Santa a San Pietro e conclusione del Giubileo della Misericordia, che avrà luogo nella Basilica di San Pietro, domenica, 20 novembre 2016, alle ore 10:00, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo.

Il 20 novembre, il Giubileo Straordinario chiuderà solo relativamente all’evento storico dell’Anno Santo, perché la Misericordia va oltre ogni confine, come ci insegna Papa Francesco.

Per ritirare i pass di ingresso, si prega di contattare il cell. 3201161307.

L’appuntamento è fissato alle ore 8:30, ai limiti della piazza San Pietro. Il  nostro gruppo viene distinto da bandiere e bandierine di Romania e Italia. irfi4

2006 – 2016: Associazione “Italia Romania Futuro Insieme”, decennale della fondazione 

Nata a Roma il 3 novembre 2006, quale risultato di un continuo e costante impegno umanitario, sociale, culturale, religioso nel segno dell’ecumenismo, dialogo e solidarietà, della formazione, educazione e ricreazione, nell’ambito della comunità romano-cattolica romena a Roma; l’Associazione IRFI onlus annovera tra i suoi membri giovani, donne e uomini romeni e italiani, ma anche di altre nazionalità.

Numerose sono le attività di volontariato e le iniziative educative, socio-culturali, di orientamento, di assistenza e supporto in favore delle persone bisognose, famiglie, ragazze madri, giovani e bambini, realizzate dall’associazione, in collaborazione con enti, istituzioni, strutture pubbliche e private, associazioni italiane e romene.

Al fine di accantonare pregiudizi e stereotipi, l’impegno della IRFI è stato e continua ad essere quello di promuovere la dignità umana in ogni persona, un’immagine positiva del fenomeno migratorio, dell’idea di una comune Patria Europea e rinforzare la comunicazione fra le comunità locali ed i cittadini comunitari e immigrati. Rivolgere quindi l’attenzione verso chi quotidianamente o saltuariamente si confronta con la realtà delle comunità romene, per favorire uno stile o atteggiamento interculturale come la disponibilità al dialogo, al rispetto reciproco, al bene comune e al cambiamento delle proprie mappe valoriali in una logica di solidarietà, di co-crescita.

Simona Cecilia Crociani Baglioni 

https://futuroinsieme.wordpress.com/

Opere di misericordia corporali

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1) Dare da mangiare agli affamati e 2) dare da bere agli assetati

Queste due prime opere di misericordia corporale sono complementari e si riferiscono all’aiuto che dobbiamo dare in cibo e altri beni a chi più ne ha bisogno, a coloro che non hanno l’indispensabile per poter mangiare ogni giorno.

Gesù, come dice il vangelo di san Luca, raccomanda: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto» (Lc 3, 11).

3) Ospitare i pellegrini

Anticamente, dare ospitalità ai viaggiatori era una questione di vita o di morte, dati i disagi e i rischi dei viaggi. Oggi non è più così. Ma potrebbe comunque accaderci di ricevere qualcuno in casa nostra, non per semplice ospitalità verso un amico o un familiare, ma per un vero caso di necessità.

4) Vestire gli ignudi

Quest’opera di misericordia tende a venire incontro a una necessità fondamentale: il vestito. Spesso ci viene richiesta la raccolta di indumenti che si fa nelle parrocchie o in altri centri di assistenza. Nel momento di donare i nostri indumenti, è bene pensare che possiamo dare cose per noi superflue o che non ci servono più, ma anche qualcosa che ci è ancora utile.

Nella lettera di Giacomo veniamo incoraggiati a essere generosi: «Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?» (Gc 2, 15-16).

5) Visitare gli infermi

Si tratta di una vera assistenza ai malati e agli anziani, sia in ciò che riguarda l’aspetto fisico, sia facendo loro compagnia per un po’ di tempo.

L’esempio migliore della Sacra Scrittura è quello della parabola del buon samaritano, che si prese cura del ferito e, non potendo continuare a occuparsene direttamente, lo affidò alle cure di un altro, pagando di tasca propria (cfr. Lc 10, 30-37).

6) Visitare i carcerati

Consiste nel far visita ai carcerati, dando loro non soltanto un aiuto materiale ma un’assistenza spirituale, perché possano migliorare come persone e correggersi, magari imparando a svolgere un lavoro che possa essere loro di aiuto quando sarà terminato il periodo di detenzione…

Invita anche ad adoperarsi per liberare gli innocenti e chi è stato sequestrato. Anticamente i cristiani pagavano per liberare gli schiavi o si offrivano in cambio di prigionieri innocenti.

7) Seppellire i morti

Cristo non aveva un luogo dove posare il capo. Un amico, Giuseppe d’Arimatea, gli cedette la propria tomba. Non soltanto, ma ebbe il coraggio di presentarsi a Pilato e di chiedergli il corpo di Gesù. Partecipò anche Nicodemo, che aiutò a seppellirlo (Gv 19, 38-42).

Seppellire i morti sembra un ordine superfluo, perché, di fatto, tutti vengono seppelliti. Però, per esempio, in tempo di guerra può essere una necessità pressante. Perché è importante dare una degna sepoltura al corpo umano? Perché il corpo umano è stato dimora dello Spirito Santo. Siamo “tempio dello Spirito Santo” (1 Cor 6, 19).

Fonte: Cosa sono le opere di misericordia?

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Voci della fede. Riflessioni di tre autori romeni sul Concilio Vaticano II


Un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche e storiche sulla ricezione del Concilio Vaticano II

La vastissima bibliografia sul Concilio Vaticano II si è da poco arricchita di un nuovo titolo, edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Curato da Gabriel-Vasile Buboi, Mihail Constantin Banciu e da Bogdan Tătaru-Cazaban, quest’ultimo ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, Voci della fede. Riflessioni sul Concilio Vaticano II (pag. 96; € 14,00) raccoglie i testi delle conferenze tenute da illustri studiosi nelle sale del pontificio Collegio “Pio romeno”, vera “accademia romena sul Gianicolo”, che ha quale missione il sostegno della formazione dei giovani sacerdoti della Chiesa greco-cattolica di Romania e che è stato, lungo gli anni, un punto d’incontro tra oriente e occidente.voci-della-fede

Non un libro di storia, né un commento dei documenti del Concilio Vaticano II, quanto un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche, storiche sulla ricezione del Concilio e soprattutto sulle esigenze spirituali del nostro tempo.

Davanti ad un prestigioso uditorio – formato da rappresentanti della Santa Sede, del mondo accademico, religioso e diplomatico (docenti e studenti delle istituzioni di educazione pontificie, sacerdoti, ambasciatori e altri) – quattro eminenti oratori hanno illustrato le svariate sfaccettature delle proiezioni del Concilio Vaticano II nel mondo odierno. Quattro saggi di grande spessore scientifico, che testimoniano dell’impronta profonda lasciata dall’evento che ebbe a svolgersi mezzo secolo addietro.

Gli incontri sono stati promossi dell’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede insieme al pontificio Collegio “Pio romeno” in seguito all’indizione dell’Anno della fede da parte di Benedetto XVI con la bolla Porta fidei.

Il pontificio Collegio “Pio romeno” ha rappresentato, sin dalla sua fondazione, negli anni ’30 del secolo scorso, un rilevante punto di riferimento, uno spazio di spiritualità romena nel cuore di Roma, per diventare in seguito, dagli anni ’90, un luogo della memoria e contemporaneamente della rinascita di una Chiesa che ha sofferto il martirio durante il periodo comunista. Grazie alla collaborazione della Congregazione per le Chiese orientali questo luogo di formazione è potuto diventare anche un luogo di incontro, di comunicazione della storia e della ricchezza spirituale dell’oriente cristiano.

Il primo saggio, del cardinale Leonardo Sandri, illustra la parte che le Chiese orientali hanno avuto nella preparazione del grande rinnovamento nella vita della Chiesa Cattolica promosso dal Concilio. Attraverso il Vaticano II è stata riscoperta, a livello universale, la tradizione dell’Oriente cristiano, professata tanto dalle Chiese ortodosse quanto da quelle orientali cattoliche; una tradizione definita dalla liturgia, dalla spiritualità patristica, dal monachesimo e dall’arte dell’icona. Cosicché, il Concilio Vaticano II ha reintegrato ciò che faceva già parte della vita, poco conosciuta, delle Chiese orientali e ha aperto un ponte di comunicazione con tutto l’Oriente cristiano, specialmente con le Chiese ortodosse, come risulta dai decreti Orientalium Ecclesiarum ed Unitatis Redintegratio.

Il secondo intervento, di mons. Jean-Louis Bruguès, archivista e bibliotecario di santa romana Chiesa, propone un tema che, oltre ad essere celebrativo, offre una prospettiva sottile e attuale allo stesso tempo, nel quale si può scoprire l’accoratezza del suo pensiero teologico e filosofico sul modo in cui il grande evento del Concilio costituisce il riferimento fondamentale per il futuro della Chiesa Cattolica e dei suoi rapporti con la società contemporanea.

Mons. Vincenzo Paglia, presidente del pontificio Consiglio della famiglia, nel terzo dei contributi che compongono il volume affronta un tema particolarmente caro a tutte le Chiese, quello della famiglia, che resta il luogo della trasmissione della vita e ugualmente della fede.

Infine, la conferenza di Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, offre una suggestiva accollata da papa Paolo VI a papa Francesco. Quale conoscitore del magistero di Paolo VI Vian offre un ritratto affascinante di quello che fu Giovanni Battista Montini, “intellettuale appassionato e rigoroso”, “testimone della verità cristiana”.

di Giuseppe Merola – Fonte: http://www.farodiroma.it

voci-della-fedeRiflessioni sul Concilio Vaticano II

A cura di Bogdan Tataru-Cazaban, Gabriel-Vasile Buboi e Mihail Constantin Banciu

Data di pubblicazione: 16/06/2016

Pagine: 94

Prezzo: € 14,00

Language: It

Isbn: 978-88-209-9830-1

Brossura

http://www.libreriaeditricevaticana.va

Sabato 17 ottobre 2015 si è tenuta nell’Aula Paolo VI la Commemorazione del 50° Anniversario del Sinodo dei Vescovi, organismo istituito dal Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 con il Motu proprio Apostolica Sollicitudo. In maniera particolarmente significativa, la celebrazione è avvenuta proprio duirante lo svolgimento di un’Assise sinodale, la XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dal tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Il presente volume raccoglie i documenti che si riferiscono alla Commemorazione del 50° Anniversario, ma anche alcuni testi significativi in relazione al Sinodo dei Vescovi. Nella Prima parte vengono presentati tutti gli interventi tenuti durante la Commemorazione. Si riportano l’Introduzione del cardinale Lorenzo Baldisseri, la Relazione commemorativa del cardinale Cristoph Schönborn e le Testimonianze dai cinque Continenti: per l’Europa, il cardinale nichols; per l’Africa, Sua Eccellenza mons. Madega Lebouakehan; per l’America, il cardinale Ezzati Andrello; per l’Asia, Sua Beatitudine Sako; per l’Oceania il cardinale Mafi. Infine, viene riportato il Discorso che il Santo Padre Francesco ha pronunciato a conclusione e a coronamento della Commemorazione. Nella Seconda parte si trovano alcuni interventi di particolare rilevanza dei Papi che si sono succeduti al governo della Chiesa in questi cinquant’anni di storia: Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.

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Romania, Don Bosco 20 anni a Costanza e Bacau (Video)


L’incontro con i salesiani che hanno un obiettivo chiaro: andare incontro ai giovani a rischio e stimolare il cambiamento sociale.

 

 

Pacche sulle spalle, strette di mano, sorrisi e una porta sempre aperta per accogliere chi è in difficoltà. È  la Romania dei salesiani che vanno incontro ai ragazzi a rischio e si fanno padri, fratelli, amici per i bambini ospitati nelle case famiglia e per i giovani in cerca di se stessi e dei loro potenziali. 

Da 20 anni sul territorio rumeno a partire dalla loro prima presenza a Costanza, sul mar Nero, fino ad arrivare a Bacau nella regione della Moldova rumena nel nordest, con l’incoraggiamento del vescovo di Bucarest che aveva intuito quanto la forza e la concretezza del carisma salesiano potesse dare grandi risultati tra i giovani di Costanza e delle zone più povere del paese.dbosco

A Costanza il padre salesiano che guida la comunità è don Sergio Bergamin, un uomo dal forte carisma che sa accogliere anche solo con lo sguardo e ti fa sentire subito a casa. L’uomo che ha saputo donare gioia e stabilità a tanti giovani privi di riferimenti familiari e sociali diventati vittime della strada. Ha saputo costruire, con la collaborazione dei suoi confratelli e dei volontari del centro salesiano, una rete di fiducia e di scambio con le famiglie dei quartieri più disagiati della città. Obiettivo: andare incontro ai giovani e ai loro bisogni e mettere in evidenza i loro talenti, rendendo protagonista la comunità locale del cambiamento necessario alla crescita e alla realizzazione di ciascuno.

Anche don Vinci la pensa così e, a Bacau, è il responsabile del centro salesiano che accoglie giovani senza distinzioni di credo e di provenienza sociale nell’oratorio, nel doposcuola e nelle attività dell’estate ragazzi che coinvolgono una larga fetta di ragazze e ragazzi della zona. Qua le opportunità di svago e i luoghi di incontro giovanile sono quasi nulli e la casa di don Bosco è diventata un ritrovo importante per i giovani che hanno voglia di mettersi in gioco con attività formative e ricreative. Piccole presenze che stanno crescendo negli anni e sono ormai riconoscibili sul territorio perché godono della stima della popolazione e hanno conquistato il cuore dei più giovani. Due missioni proiettate all’integrazione e alla crescita degli uomini e delle donne di domani.

Vedi anche:donboscobacau

Oratorio Salesiano «Don Bosco» Bacău, Romania

Romania, vent’anni di presenza salesiana

ROMA, INSIEME PER LA SOLIDARIETÀ AL CONCERTO NELL’ANNO DELLA MISERICORDIA


L’Associazione IRFI onlus “Italia Romania Futuro Insieme aderisce all’iniziativa promossa dalla CARITAS DI ROMA, e invita associati ed amici dell’associazione a partecipare all’evento-spettacolo nell’Anno della Misericordia: canti, danze e musiche a sostegno della solidarietà. Il ricavato della serata è devoluto all’acquisto di un automezzo opportunamente attrezzato per il trasporto dei disabili che spesso devono essere sottoposti a cure mediche, controlli ed esami clinici esterni alla struttura in cui vivono. 4nuovo BANNER 700X280

Il giorno martedì 15 novembre 2016 alle ore 20.30, all’Auditorium Parco della Musica

Viale Pietro de Coubertin, 30

CONCERTO NELL’ANNO DELLA MISERICORDIA

Spettacolo di canti, danze e musiche per la solidarietà con la partecipazione di artisti che si alterneranno sul palco per una serata speciale.

Hanno finora dato la propria adesione: Ambrogio Sparagna, Gianni Aversano, Raffaello Simeoni, Anna Rita Colaianni e il Coro Popolare.

Altri ancora se ne aggiungeranno! Aspettiamo altre adesioni a giorni.

Per approfondimenti e aggiornamenti CLICCA QUI

Il ricavato della serata è devoluto all’acquisto di un automezzo opportunamente attrezzato per il trasporto dei nostri Ospiti disabili che spesso devono essere sottoposti a cure mediche, controlli ed esami clinici esterni alla struttura in cui vivono.

I partecipanti sono invitati a versare un’offerta possibilmente non inferiore a 15 euro.

Per informazioni e prenotazioni:

Tel. 06 888 15 120.

E-mail: donazioni@caritasroma. it

COME PUOI DONARE

In contanti

Presso l’Ufficio Fondi e Donazioni, Via Casilina Vecchia 19 (angolo Piazza Lodi).

Orari: dal lunedì al venerdì ore 9.00 – 16.30 orario continuato

Mediante Bonifico Bancario intestato a  Caritas Roma – ONLUS

IBAN: IT 50 F 07601 03200 0010219 45793–  Causale: Concerto nell’anno della Misericordia

Si prega di inviare minuta dell’avvenuto bonifico a donazioni@caritasroma.it 

Carta di credito  – CLICCA QUI

Indicare il nominativo, un recapito telefonico e il numero di biglietti acquistati.

SI RICORDA INOLTRE CHE PER LE DONAZIONI MEDIANTE BONIFICO E CARTA DI CREDITO E’ PREVISTA LA DETRAIBILITA’ FISCALE.

Romania, vent’anni di presenza salesiana


(ANS – Costanza, Romania) – Spirito di vero oratorio salesiano, riconoscenza dalla Chiesa locale, dalla società e dalla popolazione, insieme a piccoli segni di un carisma che si va radicando: sono stati questi i tratti salienti della presenza salesiana in Romania e Moldavia, che il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha potuto conoscere nella sua visita a Costanza, a motivo dei 20 anni dell’opera.romania

di Gian Francesco Romano

Don Á.F. Artime è giunto a Costanza nella serata di venerdì 30 settembre, in contemporanea con l’inizio del fine-settimana di celebrazioni organizzato dai ragazzi del locale Movimento Giovanile Salesiano; appena giunto ha ricevuto un caloroso saluto dai giovani rumeni, alcuni dei quali vestiti in abiti tradizionali, e anche da una piccola delegazione di ragazzi ungheresi, accompagnati da una Figlia di Maria Ausiliatrice, giunti appositamente per incontrare il X Successore di Don Bosco. Dopo il primo benvenuto, la serata è terminata con il pensiero della “buona notte”, offerto da don Silvio Zanchetta, Delegato di Pastorale Giovanile dell’Ispettoria Italia-Nord Est – da cui dipendono le presenze in Romania e Moldavia.

Al mattino di sabato, accompagnato dal suo Segretario, don Horacio López, il Rettor Maggiore ha potuto conoscere la realtà della presenza salesiana a Costanza: un’opera autenticamente salesiana, senza parrocchia, senza una scuola, ma con un oratorio-centro-giovanile in cui Salesiani e ragazzi giocano insieme, un centro diurno che offre sostegno scolastico ai ragazzi, una casa famiglia che si occupa dei minori più bisognosi, dei laboratori professionali e informatici che danno agli allievi opportunità per il futuro.

Successivamente ha avuto luogo un momento celebrativo per l’anniversario, intitolato “Don Bosco ieri e oggi in Romania”: attraverso video e testimonianze è stato ripercorso il cammino compiuto nei 20 anni; i ragazzi del centro di Bacau si sono esibiti in spettacoli artistici ispirati al Vangelo e trasposti nella realtà odierna; e il Nunzio Apostolico in Romania e Moldavia, mons. Miguel Maury Buendía, e vari funzionari dell’amministrazione locale impegnati nei contesti giovanili, hanno ringraziato pubblicamente i Salesiani per il loro operato.

Nel pomeriggio, dopo aver incontrato i Salesiani delle 3 presenze in Romania e Moldavia, ha avuto luogo l’eucaristia presieduta dal neo-sacerdote salesiano rumeno Bogdan Baies. Don Á.F. Artime ha predicato l’omelia e, sull’esempio di santa Teresa del Bambino Gesù, di cui ricorreva la festa, ha invitato tutti i fedeli ad essere sempre radicati in Cristo.

Nella mattinata di domenica 2 ottobre, dapprima il Rettor Maggiore ha incontrato il personale e i collaboratori delle tre presenze salesiane, incoraggiandoli e ringraziandoli; quindi ha concelebrato l’Eucaristia presieduta da mons. Ioan Robu, arcivescovo di Bucarest – colui che richiese 20 anni fa la presenza dei Salesiani a Costanza. Il presule nell’occasione ha sottolineato con forza la sua riconoscenza verso i Figli di Don Bosco, per aver donato tutto, senza chiedere nulla.

Fonte: ANS

ITALIA-ROMANIA. RAI1: UNA VOCE PER PADRE PIO


Conduce Alessandro Greco con la partecipazione di Gigi D’Alessio. RomaniaPadre Victor Tudor, in origine di fede ortodossa, che dopo il miracolo di guarigione subìto da sua madre, si è convertito al cattolicesimo.una voce padre pio

23/07/2016 – 20:35 – Sabato 23 luglio andrà in onda l’edizione numero 17 di “Una voce per Padre Pio” su Rai1 alle 20.35, dalla Piazza SS. Annunziata di Pietrelcina, in provincia di Benevento, Terra Natale di Padre Pio e culla della Spiritualità. Condotto da Alessandro Greco con la partecipazione straordinaria di Gigi D’Alessio, “Una Voce per Padre Pio”, nato nel 2000 da un’idea di Enzo Palumbo, racconta storie di vita e di fede, esperienze di devozione ma anche solidarietà, fratellanza e, su tutto, la vita e le opere del grande Santo di Pietrelcina. “Una Voce Per Padre Pio” riunisce, per l’occasione, i grandi nomi della musica e dello spettacolo: Anna Tatangelo, Fausto Leali, Stadio, Attilio Fontana, Clizia Fornasier, Dear Jack, Dolcenera, Sal Da Vinci, Giulia Luzi, Francesco Gabbani, Chiara Grispo, Piero Mazzocchetti, Cesare Bocci, Michele Placido, Lina Sastri. Oltre alla musica, ci sarà spazio per momenti di approfondimento sulla figura di Padre Pio: da Monsignor Orazio Piazza, vescovo di Sessa Aurunca che parlerà delle similitudini tra Padre Pio e Papa Francesco a Padre Enzo, sui luoghi “sacri” di Pietrelcina, culla di spiritualità. Da Padre Marciano Morra, amico di Padre Pio e confratello del Convento dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo, a Padre Victor Tudor, in origine di fede ortodossa, che dopo il miracolo di guarigione subìto da sua madre, si è convertito al cattolicesimo. Ad arricchire il programma non mancheranno le testimonianze di Orazio Pennelli, pronipote di Padre Pio e di alcuni miracolati, ma ci saranno anche tanti contributi da parte di artisti del calibro di Lino Banfi. Enzo Palumbo racconterà i progetti realizzati in Costa D’Avorio nell’arco dei questi anni, a partire dagli ultimi: una casa famiglia, due villaggi per bambini diversamente abili, un orfanotrofio. Anche l’edizione 2016 sarà legata ad una Campagna di Raccolta Fondi a sostegno dei progetti che l’Associazione “Una Voce Per Padre Pio Onlus”, da anni, porta avanti con grande determinazione. Quest’anno gli impegni sono su tre fronti: a favore della costruzione di un Ospedale dei Poveri; per il mantenimento di un orfanotrofio e di un villaggio per bambini diversamente abili “Les Anges de Padre Pio”, appena inaugurato, e per l’edificazione di una casa famiglia per l’assistenza ai bimbi HIV positivi, “Maison le paradis de Padre Pio” – nell’ambito del progetto “Padre Pio pour l’Afrique”.

Sul palco, la grande Orchestra “I Suoni del Sud” diretta dal Maestro Alterisio Paoletti. Le coreografie sono Angelo Parisi. Autori del programma sono Gianluca Guida, Ivano Balduini e Cristina Serra. La regia della trasmissione sarà curata da Fabrizio Guttuso Alaimo.

Fonte: http://www.ufficiostampa.rai.it/

ANCORA UN MIRACOLO DI S. PIO

Padre Victor: “Il tumore è sparito senza operazione”

La commovente storia di un’intera parrocchia ortodossa convertitasi al cattolicesimo dopo la prodigiosa guarigione della madre del prete locale

padre_victor_il_tumore_e_sparito_senza_operazione_Guarita dal tumore senza alcun intervento medico. L’incredibile storia di Lucrezia Tudor inizia nel 2002 a Pesceana, Contea di Vâlcea, nella Romania centro-meridionale. La settantunenne signora rumena, madre di due figli, uno sacerdote ortodosso, l’altro affermato pittore, da tempo avvertiva continui dolori al petto, aveva la febbre alta e violenti colpi di tosse con fiotti di sangue. I molti dottori che aveva l’avevano visitata non erano stati in grado di formulare una diagnosi precisa, sino a che, dopo aver girato un numero imprecisato di ospedali, una TAC svelò l’arcano. La diagnosi fu spaventosa: tumore al polmone sinistro. A quel punto la famiglia al completo si riunì per cercare di capire cosa si potesse fare; decisero di interpellare i migliori specialisti della Romania, ma questi non poterono che confermare la diagnosi. “Anzi, scoprirono che oramai l’80% del polmone era compromesso; ci dissero che qualsiasi intervento chirurgico sarebbe stato inutile”, raccontano i familiari.

Il figlio prete, Victor, disperato, decise allora di interpellare il fratello Mariano, che vive in Italia e che vanta amicizie altolocate, compreso un notissimo oncologo medico personale di Bill Gates. “Faccia arrivare sua madre a Roma e tenterò di tutto per salvarla”, rispose il professore. Ma anche il luminare non poté che con fermare la diagnosi dei colleghi rumeni; non solo, nel frattempo le condizioni dell’anziana signora erano peggiorate: la febbre aveva raggiunto i 40 gradi e la donna non riusciva a reggersi in piedi. In aereo fu costretta a viaggiare su una barella. “Quando il medico la visitò, si spaventò delle sue condizioni critiche”, ricordano i figli; “e, dopo gli opportuni esami, il dottore affermò che qualsiasi operazione era fuori discussione. Qualsiasi intervento sarebbe stato inutile, le metastasi erano troppo numerose”. A quel punto il medico si limitò a prescrivere degli antidolorifici, per sedare i dolori che sarebbero stati lancinanti soprattutto in punto di morte. “Nostra madre però era serena”, ha raccontato padre Victor; “sapeva tutto ed accettò il suo triste destino. Con Mariano decidemmo che sarebbe rimasta a Roma, per essere più vicina all’ospedale”. E fu in quel momento che accadde l’incredibile.

Spiega padre Victor: “Mio fratello si occupa di arte sacra e stava lavorando per una chiesa vicino l’aeroporto di Guidonia; un giorno noi lo accompagnammo e mentre mia madre girava per l’edificio sacro, rimase affascinata davanti ad una statua di Padre Pio; da quel giorno fece amicizia con lui.Conversava per ore con la statua del Santo, come se fosse una persona viva, confidandogli tutto della sua vita, della sua famiglia e della sua malattia”. Quale non fu la meraviglia dei figli e dei medici quindici giorni dopo quando, dopo una nuova TAC, scoprirono che la massa tumorale era miracolosamente scomparsa! La donna, che era di religione ortodossa, aveva chiesto a Padre Pio un aiuto ed il santo l’aveva ascoltata.

“La guarigione prodigiosa di mia madre, compiuta da Padre Pio a favore di una donna ortodossa, mi colpì molto”, racconta padre Victor; “cominciai a leggere la vita del santo italiano. Raccontai ai miei parrocchiani quanto era accaduto. Tutti conoscevano mia madre e tutti sapevano che era andata in Italia per tentare un intervento chirurgico ma che era poi tornata a casa guarita senza che nessun medico l’avesse operata. Fu così che, nella mia parrocchia, si cominciò a conoscere e ad amare Padre Pio. Leggevamo tutto quello che potevamo trovare su di lui. La sua santità ci conquistava. Intanto, anche altri ammalati della mia parrocchia ricevettero grazie straordinarie da padre Pio. Tra la mia gente si diffuse un grande entusiasmo e, a poco a poco, decidemmo di diventare cattolici per essere più vicini al Padre”.

Il passaggio dalla Chiesa ortodossa a quella cattolica ha richiesto una lunga trafila giuridica. Ma padre Victor e i suoi parrocchiani non si sono scoraggiati. Anzi, hanno persino raccolto i soldi per la costruzione di una chiesa dedicata a S. Pio; alla posa della prima pietra erano presenti l’arcivescovo Metropolita di Fagaras, Lucian Muresan, e Alba Julia dei Romeni, cioè la massima autorità della Chiesa greco-cattolica in Romena. “Al termine della cerimonia”, racconta padre Victor, “il metropolita ha voluto conoscere mia madre, miracolata da S.Pio, e ha posato per una foto con lei”.

Fonte: qui.

Il miracolo di Padre Pio su una donna rumena

La protagonista è la madre di don Victor, un sacerdote rumeno, il quale ha raccontato la straordinaria esperienza.

La signora Lucrezia Tudor aveva un tumore maligno, con svariate metastasi su tutto il corpo. I dottori erano ovviamente poco fiduciosi e le avevano dato poche settimane di vita. La forza della preghiera l’ha salvata. Il giornalista Francesco Dora, della nota rivista settimanale Grand Hotel, ci porta a conoscenza di un evento straordinario verificatosi in Romania. Don Victor Tudor è un sacerdote, in origine di fede ortodossa, che dopo il miracolo di guarigione subìto da sua madre, si è convertito al cattolicesimo. Addirittura, il prete in questione ha fatto costruire nella cittadina di Pesceana (contea di Valcea) la primissima chiesa rumena dedicata al Santo Padre Pio da Pietrelcina. Questa storia ha del surreale e dell’incredibile, sembra davvero uscita da un romanzo fantasy.

Una storia straordinaria, con un bellissimo lieto fine

A raccontarcela pazientemente è lo stesso don Victor il quale ha esordito: “Tutto iniziò 13 anni fa, mia madre all’epoca aveva 71 anni e stava molto male. I medici non riuscivano a formulare una diagnosi precisa e quindi dovette passare diversi ospedali prima di comprendere la sua reale malattia. Poco dopo, mia madre iniziò a tossire sangue ed a provare forti dolori, con tanto di febbre alta. Tornammo in ospedale, le fecero un’ulteriore tac ed il risultato fu sconcertante, un tumore al polmone sinistro”. A questo punto la famiglia di don Victor si riunì tutta, per decidere sul da farsi, furono interpellati i migliori specialisti rumeni, i quali non poterono fare altro che confermare la diagnosi. I medici inoltre affermarono che la situazione era più grave di quanto si fosse previsto: l’80 percento del polmone già compromesso e l’esclusione di qualsiasi intervento chirurgico per l’anziana signora. Il povero Victor, disperato, decise di affidarsi all’aiuto di suo fratello Mariano. Mariano è un artista e vive e lavora a Roma, è solito frequentare amicizie famose, tra queste un importante oncologo, medico peraltro di Bill Gates.

Lui accettò di visitare la donna e fu fissato un appuntamento. Purtroppo le condizioni erano intanto peggiorate, la madre di Victor e di Mariano aveva la febbre a 40 gradi e non riusciva a reggersi in piedi. In aereo fu costretta a viaggiare su una barella. Quando il medico in questione iniziò a visitarla, si spaventò delle condizioni critiche di Lucrezia. Dopo gli opportuni esami, il dottore affermò che qualsiasi operazione era fuori discussione. “Qualsiasi intervento sarebbe stato inutile-ha raccontato Victor-le metastasi erano troppo numerose”. L’unica soluzione era un palliativo, degli antidolorifici, giusto per alleviare i dolori prima della morte. Nonostante tutto, la signora Lucrezia era serena, sapeva tutto ed accettò stoicamente il suo triste destino. Alla fine Victor e Mariano decisero, che la loro amata mamma sarebbe rimasta a Roma, per essere più vicina all’ospedale per le terapie. Fu proprio in Italia che Lucrezia conobbe il Frate di Pietrelcina. A spiegarcelo è sempre lo stesso don Victor: “Mio fratello si occupa di arte sacra e stava lavorando per una chiesa vicino l’aeroporto di Guidonia, un giorno noi lo accompagnammo e mentre mia madre girava per l’edificio sacro, rimase affascinata davanti ad una statua di Padre Pio, da quel giorno fece amicizia con lui”. La signora Lucrezia conversava per ore con la stua del Santo, confidandogli tutto, della sua vita, della sua famiglia e della sua malattia. Dopo la nuova tac, l’evento miracoloso: la massa tumorale era scomparsa!
Fonte: qui.
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ROMA. STUDENTI ROMENI E MOLDAVI RIUNITI IN PREGHIERA A SAN VITALE


Celebrazione a fine anno accademico, presieduta dal cappellano della Comunità Romena di Rito Latino in Roma.

San-Vitale_20160616 (3)Nella cornice paleocristiana di „Santi Vitale e Compagni martiri in Fovea” al Quirinale,  restaurata dal Pontefice Sisto IV, nell’Anno Santo 1475, e poi abbellita dal fior fiore del Barocco romano durante tutta la Rinascenza.

Il culmine di questo Giubileo della Misericordia del 2016, è stato celebrato dalle confessioni cristiane di lingua romena. Romeni e moldavi, romano-cattolici, ortodossi, greco-cattolici, nelle loro componenti giovanili e studentesche. Si sono riuniti in preghiera comunitaria di ringraziamento, a conclusione dell’anno accademico nelle università pontificie e pubbliche della Roma universale: Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino “Angelicum”, Sapienza Università degli Studi di Roma e Roma Tre.

La Messa cantata, giovedì 16 giugno 2016, è stata presieduta dal Rev. Dott. Don Isidor Iacovici, destando speciale raccoglimento e partecipazione, con coro ed organo a cura di Eduard Pal e Cristina Calarasu.

Organizzata dai borsisti del Progetto “Studio Realtà” della Facoltà di Scienze Sociali dell'”Angelicum”.

Il celebrante è stato complimentato dai presenti per il recente Dottorato di ricerca in Teologia, conseguito al “Teresianum” Pontificia Facoltà Teologica, con una monumentale tesi su “Il vescovo Anton Durcovici (1888-1951) testimone di Cristo. La testimonianza fino al martirio durante il comunismo in Romania”.San-Vitale_20160616 (7)

A seguire, i complimenti ai neo laureati ed agli studenti, specialmente impegnati nel campo del dialogo tra le confessioni cristiane e l’Ecumenismo nell’Europa Orientale, come specificatamente nella diaspora romena e moldava.  San-Vitale_20160616 (17)

Conferiti loro alcuni attestati di benemerenza dal Presidente dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX Prof. Fernando Crociani Baglioni.

La serata si concludeva con una àgape fraterna, che rammentava a tutti gli intervenuti e alle loro famiglie, lo spirito di fratellanza, di amicizia, solidarietà e collaborazione. Che unisce ed anima romeni e moldavi nella diaspora, nel comune destino di ricreare in Roma,  centro e cuore del Cristianesimo, faro di riferimento di tutte le nazioni latine, i presupposti della rinascita di migliori condizioni di vita, di studio e di lavoro, per l’avvenire della Patria comune, a ripartire dalle giovani generazioni.San-Vitale_20160616 (18)

Piacevole e benedicente la presenza del Rev. Mons. Pierpaolo Felicolo del Vicariato di Roma, Direttore Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni.

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Poziţia Bisericii Ortodoxe Tradiţionale faţă de Marele Sinod al Ecumeniștilor


COMUNICAT AL BISERICII ORTODOXE TRADIȚIONALE AUTOCEFALE (BISERICA ORTODOXĂ AȘEZATĂ LA DREAPTA PASCALIE DUPĂ SFANTUL CALENDAR IULIAN)*

MihailMESAJ  de trezvie și credincioșie  în <<Dreapta mărturisire de credință>>  a Adevăratelor Biserici Ortodoxe
† Duminica Samarinencei, 16/29 mai 2016

Învățătura sănătoasă a Sfinților Apostoli,   a Sfinților Părinți și a Sinoadelor  și așa numitul Mare Sinod al Ecumeniștilor

Adevărata Ortodoxie în fața ereziei Ecumenismului sincretist

A. Introducere: Poziția critică și pregătirea

Iubiți frați și împreună slujitori în Hristos,
Iubiți fii în Domnul și în adevărata Ortodoxie,

 1. Noi, care ne-am învrednicit, din mila și iubirea de oameni a Mântuitorului nostru Iisus Hristos, să slujim mica turmă a Adevăratei Biserici, ne rugăm din adâncul inimii noastre pentru întărirea voastră în „Învățătura sănătoasă” a Sfinților Apostoli, a Sfinților Părinți și a Sfintelor Sinoade, și vă îmbrățișăm în lumina Învierii și a curatei noastre Credințe.
2. Pe parcursul acestor zile, cu Harul lui Dumnezeu și ajutorul Născătoarei de Dumnezeu, păstori din Grecia, Rusia și România și reprezentanți ai Adevăraților Creștini Ortodocși din toată lumea, ne-am adunat împreună pentru a participa la evenimentul cu adevărat special, al includerii, în mod oficial, în Calendarul Sfinților Ortodocși a Mărturisitorului Ierarh Hrisostom de Florina (Kavuridis, +1955) și, cu această ocazie, a consfătuirii noastre, să vă adresăm câteva cuvinte de pace, mângâiere, întărire și înștiințare.
3. Considerăm acest lucru necesar, pentru că peste trei săptămâni este anunțată convocarea, de către ecumeniști, adică a așa-numitelor Biserici oficiale, a „Sfântului și Marelui Sinod” (numit de ei), pregătit de peste zeci de ani, a cărui autoritate este deja contestată foarte puternic chiar și de teologii inovatori, specialiști, clerici și laici, care au conștientizat pe deplin că ecumenismul constituie o pan-erezie eclesiologică atât în faptă, cât și în teorie.
4. Desigur, înainte de convocarea acestui „Sinod” al ecumeniștilor și înainte de hotărârile lui finale, nu putem să exprimăm niciun cuvânt definitiv și decisiv. Cu toate acestea, putem menține o atitudine critică față de acest „Sinod” și să ne pregătim pentru ceea ce va urma, atât timp cât sunt bine cunoscute și bine întemeiate atât începutul, evoluția, etapele și transformările lui, bazele și elementele lui structurale, precum și persoanele care au lucrat sistematic mai mult de un secol în vederea realizării acestui „Sinod”, însă fără respectarea condițiilor lăsate de Sfinții Părinți și de Sfintele Sinoade ale adevăratei Ortodoxii.

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ROMENI IN ITALIA. I VECCHI CREDENTI

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B. Formă și esență: nu „Sfântul și Mare Sinod”

Iubiți frați și împreună slujitori în Hristos,
Iubiți fii în Domnul și în adevărata Ortodoxie,

1. În primul rând, acest „Sinod” al ecumeniștilor nu poate fi numit și considerat „Sfânt”, pentru că nu există nicio perspectivă de a ratifica Sinoadele Ecumenice și Pan-Ortodoxe precedente, ci a programat să stabilească legi împotriva acestora, atât timp cât – după cum este bine cunoscut – diverse recursuri pentru ca acesta să recunoască Sfinții de la al VIII-lea și al IX-le Sinod Ecumenic au fost respinse, pentru a nu nemulțumi pe heterodocșii de Apus și, în acest fel, ecumeniștii neagă în faptă continuarea Sfintei Tradiții și „canonul de aur”, după cuvintele Sfântului Benedict de Lerin: „Id teneamus quod ubique, quod semper, quod ab omnibus creditum est”, adică: „aceasta ținem, ceea ce pretutindeni, ceea ce dintotdeauna, ceea ce de toți a fost crezut”
2. Mai mult, pe baza tematicii și a textelor pentru aprobarea finală de către acest „Sinod” al ecumeniștilor rătăciți, se evidențiază că acest așa-numit Mare Sinod nu va fi și nu este posibil să fie considerat Mare nici după formă, nici după esență; dimpotrivă va fi mic și nesemnificativ, după cuvintele Mântuitorului nostru (Mat. V, 19) și cu siguranță se va abate de la hotarele adevăratei conștiințe ortodoxe.
3. Din punct de vedere formal, acest Sinod nu va fi Mare, în ceea ce privește numărul de reprezentanți, pentru că – pe baza regulamentului – acesta va constitui în cele din urmă o Reuniune largă a primaților, bazată pe un principiu de reprezentare potrivit căruia fiecare Biserică locală va avea doar un singur vot, lucru de neconceput pentru un adevărat Sinod Bisericesc al Sfintei noastre Tradiții.
4. În acest fel, acest Sinod al ecumeniștilor inovatori nu îndeplinește condițiile unui Sinod cu adevărat tradițional, pentru că duhul autentic sinodal al Ortodoxiei, care exprimă esența Ortodoxiei, cere totalitatea episcopilor, în numele credincioșilor creștini din fiecare eparhie, să dea mărturie despre experiența Bisericii, încât – după eclesiologia Ortodoxă – episcopul reprezintă la un Sinod Biserica locală de sub el, iar autoritatea acestei slujiri întreite (slujirea Tainelor, a învățăturii și a administrării), constituie și adeverește credința nezdruncinată atât a acestuia (episcopului), cât și a clerului și credincioșilor săi în Adevărul Evanghelic, adică în Ortodoxia adevărului și a vieții.
5. Acest sistem reprezintativ este în esență un sistem anti-sinodal, pentru că exclude participare la Sinod a acelor episcopi care ar fi exprimat dezacordul lor față de teoria și practica ecumenismului luptător împotriva Bisericii, și în același timp, în mod evident, urmărește evidențierea părerii unui număr foarte mic de reprezentanți preselectați, ca și cum ar fi o exprimarea a unui acord pan-ortodox.
6. În esență, acest Sinod de pseudo-învățători ecumeniști nu va fi Mare, din moment ce subiectele cu care se va ocupa nu sunt nici mari, nici principale, nici mântuitoare, ci mai degrabă mici și nesemnificative, neesențiale și fără îndoială, cu o perspectivă lumească. Acesta nu relevă, pe de o parte, nicidecum o Biserică vie, care își urmează calea în mijlocul diferitelor provocări ale vieții contemporane, iar pe de altă parte o lume lovită mortal de iubirea de slavă, iubirea de bani și iubirea de plăcere, adâncită din ce în ce mai mult în confuzie și în lipsa de sens a vieții.
7. Un adevărat Mare și Sfânt Sinod al Adevăratei Ortodoxii ar fi trebuit astăzi să se ocupe cu atenție nu cu teme care se înțeleg de la sine și s-au soluționat deja îndeajuns și complet de Tradiția Evanghelică și Canonică (nunta, postul, pacea și împăcarea popoarelor etc.), ci cu teme foarte serioase și actuale de credință – dogmă și viață – morală, în legătură cu periculoasele eresuri contemporane, diferitele rătăciri și influențe ideologice, care erodează în mod treptat, constant și de multe ori pe nesimțite societatea creștină în mod special, astfel încât acestea:
să anuleze Evanghelia mântuirii (erezia varintului ecumenism inter-creștin și inter-religios, relativizarea adevărului, atotcuprinderea eclesiologică – comprehensivness – laicizarea, mișcăr sincretiste de tip New Age);
să combată duhul evanghelic (bioetica, denaturarea antropologică, teorii social-economice) și, în sfârșit,
să propovăduiască „altă evanghelie, decât aceea care ni s-a vestit și am primit-o”, (o teologie academică, scolastică, filozofică și ecumenică ș.a.).
8. Acest „Sinod” este mic și nesemnificativ pentru că trădează nădejdea lumii și așteptarea căutătorilor bine intenționați ai adevărului și vieții, prin intermediul învățăturii ei anti-ortodoxe despre Biserică, conform căreia multe și variate comunități religioase eretice de Răsărit și Apus, care au falsificat în diferite moduri vestea Evangheliei, se presupune că sunt incluse în limitele canonice și harismatice ale Uneia, Sfinte, Sobornicești și Apostolicești Biserici, și în cele din urmă pune clădirea zidită de Dumnezeu a Uneia și Singurei Biserici în locul și în legătură de egalitate și în paralelă cu așa-numitele religii ale lumii, desființând în acest fel chemare misiunii evanghelice adresată heterodocșilor și celor de altă credință la pocăință, întoarcerea și integrarea lor în Unul și Singurul ei Trup.
9. Alte dovezi ale absenței Duhului Sfânt de la pregătire așa-numitului Mare Sinod al diverșilor ecumeniști abătuți este faptul că textele care sunt promovate pentru a fi aprobate, nu sunt pătrunse de suflarea vie și dătătoare de viață a cuvântului evanghelic și patristic, și nici nu sunt inspirate de mărturia în Hristos, purtătoare de nădejde și reînnoioare a Duhului Sfânt, Mângâietorului.
10. Temele și textele acestui Sinod nu introduc numi concepții noi și eretice, ci introduc, de asemene, un mod nou și fără temei, literalmente secularist și la cel mai scăzut nivel, adresându-se lumii conform canoanelor unui limbaj birocratic, ideologic, profesionist, rece și rigid, și desigur, într-un climat de introversiune nesănătos.
Oare acest lucru ar fi așteptat ca Glas al Dumnezeului cel Viu, omul contemporan dezorientat, care se sufocă și suferă de depresie și de moarte spirituală într-o civilizație neo-păgână?

* * *

 C. Retrospectivă istorică: Calea apostaziei

Iubiți frați și împreună slujitori în Hristos,
Iubiți fii în Domnul și în adevărata Ortodoxie,

1. Ar trebui însă să se sublinieze faptul că poziția critică de dinainte și în cele din urmă respingerea din partea Adevăratei Ortodoxii a așa-numitului Sfânt și Mare Sinod al ecumeniștilor decăzuți și caracterizarea lui ca mic și nesemnificativ și desigur ca un pseudo-sinod, nu se datorează numai pe principiul reprezintativ, precum și pe tematologia și textele lui, ci în primul rând și în mod, ci în primul rând și în mod fundamenal pe persoanele și decursul ei istoric, care datează de la începuturile sec. XX, și întotdeauna în legătură cu preistoria atât a Sincretismului, cât și cu nașterea și desfășurarea contemporanei pan-erezii a Ecumenismului, a cărei începuturi își au/caută urmele în gnosticismul sincretist, care a fost condamnat sinodal de către Biserică.
2. Este bine cunoscut faptul că așa-numită Mișcare Ecumenică, în sensul colaborării dintre diverse confesiuni creștine, sub pretextul de a sluji lumea împreună, având ca scop final unirea acestora, a apărut pentru prima dată pe la mijlocul sec. al XX-lea în lumea protestantă a Occidentului, pregătind astfel terenul în diferite moduri pentru cooperarea ecumenică a tuturor creștinilor. Ea (ME) a fost exprimată în mod instituțional prin formarea unei Organizații pan-creștine, membrii căreia nu vor vorbi adevărul în dragostea Credinței Ortodoxe, dar vor lucra în mod sincretitst în contextul unei iubiri și slujiri lumești.
3. Exact în acest moment critic intră în modul cel mai oficial în evenimentele ecumenice Patriarhia de Constantinopol și ia inițiative care constituie cu adevărat o inovație și anulează complet canoanele exacte și termenul exact al învățăturii credinței, al „formei de dreptar” apostolic (Rom. VI, 17).
4. La începutul sec. al XX-lea, când un climat inovator era deja răspândit în Biserica din Constantinopol, Patriarhul Ioachim al III-lea a trimis celorlalte Biserici Ortodoxe Locale două Enciclici Sinodale (1902 și 1904), prin intermediul cărora a pus problema relațiilor, precum și a unirii Bisericilor Ortodoxe <<în prezent și în viitor>>, <<cu cele două mari ramuri ale creștinismului, adică cu Biserica de Apus (Occidentală) și Biserica Protestanților>>. De asemenea, se propun moduri de netezire a căii spre unirea creștină universală, și în cele din urmă face un îndemn de a se grăbi unirea în special cu vechii catolici și anglicanii, pe care îi caracterizează ca „disidenți” (non-conformiști în limbajul anglican), și nu ca creștini rupți de la Una și Singura Vie; prin urmare căzuți, dar ca stând în credință, chiar dacă pentru moment nu sunt în comuniune cu Ortodoxia.
5. În aceste două Enciclici se reflecă în mod clar teoria anglicană a ramurilor și în acestea se găsesc rădăcinile și cele dintâi roade atât ale implicării Ortodocșilor, în practică și în teorie, în Mișcarea Ecumenică protestantă, cât și în așteptatul Mare Sinod al preudo-învățătorilor ecumeniști.
6. În luna ianuarie 1920, în Constantinopol, prin intermediul Proclamației Patriarhale, a „întemeierii hărții mișcărilor ecumenice contemporane”, se declară deja în mod oficial și într-un mod fără precedent, deschis și cu „capul descoperit”, pan-erezia ecumenismului, deoarece recunoaște în principal diferitele erezii nu „ca eretice și străine de adevăr, ci ca rudenii și casnice în Hristos și împreună moștenitoare ale făgăduinței lui Dumnezeu în Hristos”. De asemenea, propune, în presupusul folos „al întregului trup al Bisericii”, în cadrul căruia se înțeleg ortodocșii și heterodocșii, întemeierea unei „Comuniuni a Bisericilor”, care s-a realizat în cele din urmă, după cum bine este cunoscut, în 1948, odată cu formarea așa-numitului Consiliu Mondial al Bisericilor.
7. La bazele Confederației inter-creștine propusă de Proclamația din 1920 se află cele trei concepții eretice principale ale ecumenismului: teologia baptismală, sincretismul dogmatic și perspectiva secularistă. Aceste concepții eretice se găsesc de atunci în centrul Mișcării Ecumeniste și, prin intermediul acestora, ortodocșii ecumeniști au sentimentul că aparțin unei noi fraternități ecumenice și dobândesc o nouă auto-conștiință eclesiologică.
8. O consecință directă a Proclamației Patriarhale din 1920 a fost schimbarea calendarului în 1924, deoarece Proclamația ecumenică a propus, printre altele, acceptarea „unui Calendar comun pentru sărbătorirea în același timp a marilor sărbători creștine de toate Bisericile”. Această schimbare a fost precedă de așa-numitul Congres Pan-Ortodox din Constantinopol (10.5 – 8.6.1923), participanții căruia, sub inovatorul-modernistul-francmasonul patriarh Meletie Metaxakis, aveau conștiința că constituiau „membrii frăției pan-creștine” și urmăreau schimbarea calendarului, încât să se realizeze „apropierea celor două lumi creștine de Răsărit și Apus”. Este cunoscut faptul că în numele acestei apropieri, în cele din urmă s-a rupt lunga și sfințita unitate sărbătorească liturgică a Ortodocșilor.
9. Enciclicile din 1902 și 1904, Enciclica din 1920 și Congresul Pan-Ortodox din 1923, precum și Comisia preliminară din 1930 (Sfânta Mănăstire Vatoped, Sfântul Munte), sunt considerate unitare, cu o perspectivă ecumenistă și referindu-se la Marele Sinod. Ele constituie „manifestări ale unei politici bisericești pe un interval lung de timp” ale Patriarhiei de Constantinopol, iar tematologia lor este axa principală a unui plan, care a fost descris în mod concret la Conferința Pan-Ortodoxă din Rodos (1961 – Prima Conferință, 1963 – A doua Conferință, 1964 – A treia conferință) și în Geneva (1968 – A patra Conferință).
10. Nu trebuie să se uite faptul că Marele Sinod al Ecumeniștilor inovatori, care a fost pregătit de mult timp, are în mod incontestabil ca bază Enciclica din 1920. Acest lucru s-a hotărât și a fost declarat în tematologia primei conferințe (Rodos – 1961): „Ortodoxia și Mișcarea Ecumenică: a. Prezența și participarea Bisericii Ortodoxe la Mișcarea Ecumenică în duhul Enciclicii din 1920”. Această Enciclică anti-ortodoxă constituie, după cum s-a subliniat, „o epistolă a Patriarhului Meletie Metaxakis”.
11. Recunoașterea programată a eclesiologității Comunităților eretice de Apus și de Răsărit de așa-numitul Mare Sinod nu este scopul urmărit de ecumeniști, în lupta lor împotriva Bisericii, pentru că aceasta a fost deja declarată, acceptată la un nivel colectiv și pan-ortodox, trăită netulburat și în mod intenționat de aproape un secol, iar acum pur și simplu va fi legiferată sinodal. În acest fel, erezia polimorfistă a Ecumenismului va fi dogmatizată într-un mod foarte concret, după cum prevede litera și duhul Enciclicii din 1920: „Bisericile lui Hristos de pretutindeni care constituie împreună Noua Frăție Ecumenică nu se privesc una pe alta ca fiind necunoscute și străine, ci ca rude, alcătuind zidirea lui Hristos și fiind împreună moștenitoare, unanime și părtașe la făgăduința lui Dumnezeu în Hristos”.

* * *

D. Epilog: Persistența în ceea ce ni s-a propovăduit și am primit

Iubiți frați în Hristos și fii iubiți în Domnul,

1. Ne rugăm ca Acoperământul de neînvins al Maicii Domnului să nu îngăduiască o astfel de decădere a așa-numitelor Biserici oficiale, și toți ecumeniștii rătăciți și căzuți, să se întoarcă cu umilință și pocăință la cale Sfinților noștri Părinți și să nu participe la un Sinod prost conceput, sau mai bine și mai exact la un Congres Ecumenic, în duhul Sinodului II de Vatican al Catolicismului pan-eretic (1962-1965).
2. Frații noștri bine intenționați, clerici și laici, care încă se găsesc în comuniune cu păstorii lor inovatori, cu toate că au o cunoștință clară despre abaterile dogmatice și canonice ale pan-ereticului Ecumenism, mai ales monahii aghioriți (din Sfântul Munte), este timpul să părăsească întunericul și minciuna eresurilor și să intre în lumina și adevărul curatei Ortodoxii, pentru că „dacă spun că au împărtășire cu Dumnezeu și umblă în întuneric, mințesc și nu săvârșesc adevărul” (I Ioan 1,6).
3. Clerul și poprul Adevăratelor noastre Biserici Ortodoxe din diferite țări, insuflețiți de mucenici și mărturisitori, au fost întâistătători de la începutul apariției Ecumenismului anti-bisericesc, luptând „lupta cea bună”. Au păstrat Credința nevătămată și adevărată a Sfinților noștri Părinți, suferind arșița și gerul prigoanelor. Astăzi, având în vedere punctul culminant al apostaziei sincretiste, simt nevoia să mulțumească Mântuitorului nostru Iisus Hristos, pentru că i-a învrednicit să rămână fermi și neclintiți în „Învățătura sănătoasă” a Sfinților Apostoli, a Sfinților Părinți și a Sfintelor Sinoade, adică în „Mărturisire dreaptă a credinței” și să o mărturisească în cuvânt și în faptă.
4. Fiii Adevăratei Ortodoxii rămân statornici fără de nicio înclinația în Tradiția insuflată de Dumnezeu a Bisericii și transmit continuu „strălucitul și cuviinciosul nostru Canon al Tradiției noastre”, după cuvintele Sfântului Clement al Romei și sunt gata, când timpul o cere, să repete în mod colectiv, într-un Sinod Autentic și Anti-Ecumenist, ceea ce au făcut în trecut, în Sinoadele Locale, adică cuvintele apostolice:

„Chiar dacă un înger din cer vă va vesti altă Evanghelie decât aceea pe care v-am vestit-o, să fie anatema!…Dacă vă propovăduiește cineva altceva decât ceea ce ați primit, să fie anatema!” (Gal. I, 9-10)

SEMNEAZĂ
MITROPOLITUL PRIMAT (LOCȚIITOR DE PATRIARH) MIHAIL AVACUM

FIȚI TARI ÎN CREDINȚĂ!

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