Roma, presentazione volume sui Testimoni della fede in Europa centro-orientale sotto il regime comunista


Quanti sono i martiri nei paesi comunisti ? L’8 marzo, ore 17:30, sarà presentato a Roma, in Gregoriana, l’ampio volume (1.250 pagine) con oltre cinquanta contributi sulle forme di persecuzione inflitte ai cristiani nei paesi a regime comunista, in odio alla fede. 

Beato Anton Durcovici (17 maggio 1888 – 10 dicembre 1951)

Dopo due anni di preparazione, sarà presentato ai lettori un nuovo volume della collana Storia della Chiesa in Europa centro-orientale dal titolo: Testimoni della fede. Esperienze personali e collettive dei cattolici in Europa centro-orientale sotto il regime comunista . Nel libro sono presentate diverse forme delle persecuzioni della Chiesa nei paesi del blocco sovietico, governati dal regime comunista, e nello stesso tempo la coraggiosa, spesso eroica, testimonianza della fede di alcuni cattolici.

Il volume, a cui hanno collaborato una cinquantina di autori, sarà presentato mercoledì 8 marzo alle ore 17:30 presso l’Aula Magna della Gregoriana dal Cardinale Angelo Amato SDB, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e da Mons. Tomo Vukšić, Ordinario militare in Bosnia ed Erzegovina. Sarà presente il Curatore della collana prof. Jan Mikrut , dalla Romania, il prof. Fabian Doboș dell’Università di Iași e il Coro della Chiesa di San Girolamo dei Croati di Roma.

In Romania il regime comunista cercò di cancellare il sentimento della monarchia e di ridurre l’influenza dei più importanti personaggi del paese: il re Michele fu esiliato, i capi dei partiti politici, gli scienziati che si opponevano al nuovo regime, i vescovi cattolici, furono arrestati. Il progetto del nuovo Stato prevedeva diverse tappe: l’integrazione dell’armata romena nel blocco sovietico; il rafforzamento dell’unico partito; la promulgazione della Costituzione nell’aprile 1948. La battaglia del regime comunista era indirizzata contro la Chiesa cattolica.

I cattolici di rito latino e di rito bizantino fecero una convinta resistenza per mezzo secolo e per questo l’obiettivo immediato della persecuzione divenne la Chiesa greco-cattolica. Il regime imprigionò tutti i vescovi greco-cattolici. Numerosi vescovi e sacerdoti di rito latino furono prima incarcerati e poi esiliati. In Transilvania, sul modello sovietico, nel 1948 fu distrutta la Chiesa greco-cattolica.  Continua a leggere…  http://www.osservatoreromano.va/it/news/testimoni-della-fede-ita

 

Dalla prefazione del Cardinale Christoph Schönborn

«Il libro è dedicato a molte, grandi e spesso sconosciute figure di cristiani del XX secolo: tra loro molti sacerdoti e religiosi, perseguitati come “pericolosi oppositori” dei sistemi totalitari. Ma anche innumerevoli, coraggiosi laici si contano dopo la fine della Seconda guerra mondiale tra gli oppositori dei regimi comunisti».

 

PONTIFICIA UNIVERSITA’ GREGORIANA

presentazione del volume
“TESTIMONI DELLA FEDE. Esperienze personali e collettive dei cattolici in Europa centro-orientale sotto il regime comunista”
a cura di Jan Mikrut, per la collana: Storia della Chiesa in Europa centro-orientale

Programma:
Saluto del Magnifico Rettore della Pontificia Università Gregoriana, P. Nuno da Silva Gonçalves S.J.

Intervengono:
S. Eminenza il Cardinale Angelo Amato SDB, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi
S. Eccellenza Mons. Tomo Vukšić, Vescovo militare in Bosnia ed Erzegovina
Prof. Jan Mikrut, Pontificia Università Gregoriana

Partecipazione musicale del: Coro della Chiesa di San Girolamo dei Croati di Roma

Modera: P. Marek Inglot S.J., Decano della Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa

Per informazioni: Segreteria della Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa Tel. 06 6701.5107 • E-mail: storiaebeni@unigre.ithttp://www.unigre.it/eventi • Piazza della Pilotta, 4 – 00187 Roma

Quanti sono i romeni in Italia? Dati IDOS 2016


Antonio RICCI, Centro Studi e Ricerche IDOS, traccia un profilo dei romeni in Italia, alla luce dei dati del Dossier Statistico Immigrazione 2016.2016_romeni_in_italia_idos

 

Una comunità in controtendenza

Il numero dei romeni che vivono in Italia aumenta ancora. Nonostante la prolungata crisi economico-occupazionale attraversata dal nostro Paese, i romeni in Italia si confermano all’inizio del 2016 come la prima comunità straniera, con 1.151.395 di presenze.Si tratta di un aumento apparentemente contenuto, pari a circa 20 mila unità rispetto ai 1.131.839 residenti dell’anno precedente. Tuttavia è invece certamente rilevante se si considera che esso è il risultato essenzialmente del saldo, da una parte, dei nuovi arrivi (stimabili a circa 25mila) e dei nati in Italia (15.796 il dato, ultimo disponibile, al 2014) e, dall’altra, dei ritorni in Romania (sono state 13.518 le cancellazioni anagrafiche nel 2014) e delle acquisizioni di cittadinanza italiana (6.442 il dato, ultimo disponibile, al 2014).

Se si considera che nello stesso periodo la presenza straniera in Italia è aumentata di appena 12 mila unità, appare evidente l’apporto in controtendenza offerto da questa comunità, senza il cui contributo si sarebbe assistito piuttosto ad un calo di diverse migliaia di unità del totale della presenza straniera.

Questa comunità di oltre 1 milione di persone è diffusa sull’intero territorio italiano, con una spiccata prevalenza nelle regioni centro-settentrionali (575.908 nel Nord e 362.755 nel Centro). Roma risulta essere indiscutibilmente la capitale dei romeni in Italia dal punto di vista quantitativo, mentre Torino lo è quanto all’incidenza sull’intera presenza straniera. Nella sola provincia di Roma (178.701) risiedono nel 2015 più cittadini romeni di quanti non ve ne siano in tutto il Mezzogiorno (145.993). Nella provincia di Torino, invece, dove i romeni residenti sono poco più di 100mila (102.077), essi rappresentano la metà della popolazione non italiana (46,0%). Seguono poi importanti province del Settentrione, come quella di Milano (47.564) e con poco più di 30.000 in quelle di Verona e Padova (rispettivamente 30.806 e 30.529).

Le donne romene in Italia, che nel corso del 2015 sono divenute 658.658, si confermano maggioritarie rispetto agli uomini (57,2% del totale). Le donne romene si distinguono per una larga partecipazione al mondo del lavoro, tanto che nel 2015 risultavano occupate almeno un giorno nel corso dell’anno negli archivi Inail 418.058 donne (il 54,5% del totale). Una donna straniera occupata ogni 4 è romena (25,6%). Nonostante ciò, mentre per diversi gruppi sono state proprio le donne a guidare la ripresa occupazionale, nel caso della Romania il tasso di occupazione femminile risulta stazionario, mentre quello di disoccupazione cresce. A parziale compensazione di questo trend si pone invece l’evidente protagonismo delle donne romene nell’imprenditoria, settore economico dove negli ultimi anni si è assistito ad un vero boom di imprese romene trainato dal coinvolgimento femminile (passate da un’incidenza del 13,8% del 2008 al 22,2% del 2015).

L’inserimento nel mondo del lavoro concreto e contraddistinto da tanti sacrifici

La comunità straniera con più occupati in Italia si conferma nel 2015 la Romania, da cui proviene oltre un quinto degli stranieri occupati in Italia (21,5% nel 2015, ossia 767.047 persone, secondo gli archivi Inail). I 70.652 romeni registrati tra i nuovi assunti hanno un’incidenza ancora più alta (quasi il 30%). A questa dinamicità corrisponde tuttavia una frammentazione del percorso lavorativo testimoniata dalla frequenza di più assunzioni ripetute nel corso dello stesso anno, intervallate da periodi di disoccupazione o di inserimento nel mercato del lavoro nero.

Il volume complessivo dei redditi dichiarati dai romeni è pari a 5,6 miliardi di euro, cui corrispondono 624 milioni di euro di Irpef versata.

In termini di qualità del lavoro, nel 2015 più della metà degli occupati romeni svolge un lavoro non adeguato al titolo di studio posseduto, come evidenzia la maggiore concentrazione di questa comunità in lavori meno qualificati, contestualmente al possesso di più elevati titoli di studio.

Per loro, i settori prevalenti di inserimento sono i servizi (422.089, pari al 55,0%) e l’industria (163.346, pari al 21,3%), con punte più alte rispettivamente nei comparti dei servizi alla persona e dell’edilizia. In quest’ultimo comparto i romeni rappresentano il 40% degli addetti stranieri. Settore rifugio in tempo di crisi si è rivelata l’agricoltura, con un numero crescente di occupati: 100.506 romeni, pari al 13,1% del totale dei romeni occupati, di cui 19.125 assunti ex novo nel 2015.

I settori prevalenti di inserimento (edilizia, agricoltura e servizi alla persona) sono anche quelli dove più diffusi sono fenomeni distorsivi  del mercato del lavoro come il lavoro nero, il caporalato e  lo sfruttamento della manodopera straniera: la cronaca dei quotidiani italiani registra frequentemente l’emersione di casi che vedono vittime cittadini romeni in ogni angolo della Penisola, dal ragusano al veronese, dalle Langhe al gallurese.

Altro risvolto negativo della situazione occupazionale è anche il primato dei romeni tra i lavoratori infortunati nel corso del 2015, con 15.368 infortuni, di cui 48 mortali.

Il coinvolgimento imprenditoriale dei romeni in Italia è stato particolarmente stimolato dalla loro intraprendenza e anche dall’interesse a conservare il posto di lavoro in tempo di crisi, ma spesso non è escluso un forte desiderio di ascesa professionale. Sono 48.182 i titolari di imprese individuali gestite da persone nate in Romania, pari ad un decimo di tutte le imprese straniere. Il primo settore è l’edilizia (64,4%), seguita da commercio (11,8%) e sevizi imprese (4,6%).

Un radicamento profondo fondato sulla famiglia

La comunità romena non solo cresce, ma consolida il proprio radicamento in Italia intensificando il carattere familiare della propria presenza. Il numero di bambini romeni iscritti come alunni nelle scuole italiane risulta in costante crescita, arrivando con 157.806 alunni a rappresentare un quinto (19,4%) del totale dei bambini stranieri nell’anno scolastico 2015/2016. Anche per quanto riguarda la continuazione degli studi emerge che, tra i 7.090 studenti romeni iscritti nelle università italiane nell’a.a. 2015/2016, i due terzi sono verosimilmente figli di immigrati avendo conseguito il titolo di maturità direttamente in Italia.

Nonostante l’avvio recente dei flussi (solo dopo il 1990), troviamo tra i romeni un numero consistente di giovani di “seconda generazione”. Secondo i dati Istat tra il 2000 e il 2014 sono nati in Italia complessivamente 136.144 bambini con madre romena e padre romeno o straniero Nel 2013 si è raggiunto il numero massimo con 15.796 nuovi nati romeni in Italia, pari a un quinto del totale dei nati da entrambi i genitori stranieri, scesi a 14.912 nell’anno successivo. A questi si aggiungono gli oltre 5 mila figli nati da coppie miste italo-romene (5.278 nel 2014).

I matrimoni misti italo-romeni celebrati nel 2014 sono stati 2.882, di cui 2.678 tra uomini italiani e donne romene; invece le nozze celebrate fra romeni e coniugi non italiani sono state 954, per lo più con entrambi i coniugi romeni.

Inevitabilmente a fronte di un desiderio così forte di radicamento, risulta elevato anche il numero dei romeni che acquisisce la cittadinanza italiana: secondo Eurostat tra il 2008 e il 2014 sono stati 28.320 i romeni divenuti italiani, di cui 6.442 solo nel 2014.

 

L’impatto della migrazione sul Paese di origine

Secondo le Nazioni Unite, tra il 2010-2015, la Romania ha perso 437.000 abitanti, come risultato del saldo tra chi se ne è andato all’estero e chi è arrivato dall’estero (questi ultimi 136mila nel 2014, soprattutto cittadini romeni rimpatriati e solo in 1 caso su 10 nuovi stranieri immigrati). Nel 2015 risultano 3.408.118 i cittadini romeni che vivono al di fuori del paese dove sono nati, pari cioè ad 1 romeno ogni 6 abitanti in patria (17,5%). A sua volta la grande comunità romena in Italia rappresenta un terzo di tutti gli emigrati romeni all’estero (33,8%) e incide per ben il 5,9% rispetto alla popolazione nazionale.

Per effetto dell’emigrazione presente e passata, della diminuzione del tasso di fecondità e della popolazione in età attiva, e di altre variabili le previsioni demografiche Onu stimano un drastico declino della popolazione complessiva, destinata a passare dai 19.511.000 del 2015 ai 15.207.000 del 2050: nel futuro più o meno vicino della Romania si affaccia pertanto un destino simile a quello dell’Italia, che tra gli anni ’70 e ’80 si è trasformata da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione stabile.

Negli ultimi anni la Romania sta conoscendo un andamento economico soddisfacente, come confermato dagli indicatori macroeconomici, anche grazie al contributo diretto e indiretto dei suoi migranti. Questi, infatti, da una parte hanno contribuito alla diminuzione del numero dei disoccupati in loco facilitando a quelli rimasti la ricerca di un posto di lavoro. Dall’altra parte essi hanno favorito lo sviluppo del Paese attraverso quelle che si possono definire rimesse finanziarie e sociali.

Le prime, le rimesse economiche, sono quantificate da Banca d’Italia pari a 848 milioni in partenza dall’Italia per la Romania, pari ad oltre un terzo del totale ricevuto dalla Romania (2,55 miliardi di euro secondo la Banca Mondiale). Se le rimesse inviate in Romania da tutte le parti del mondo incidono per l’1,7% del Pil nazionale, da sole quelle dall’Italia incidono per lo 0,6% del Pil. I dati non tengono conto dei numerosi canali informali esistenti tra due Paesi tanto vicini e quanto facilmente connessi, così come non viene computato quanto transita attraverso gli istituti di moneta elettronica.

L’elevata mobilità e le forme di esistenza transazionali, così come i ritorni fisici (tra 2008 e 2014 le cancellazioni di cittadini romeni dalle anagrafi italiane sono state ben 67.076), favoriscono inoltre il trasferimento di un bagaglio di esperienze e saperi non formali da spendere in modo più o meno inconsapevole e che insieme alle rimesse finanziarie costituiscono un volano di sviluppo importante per la Romania (le cosiddette rimesse sociali).

Conclusioni

Non mancano i problemi tanto nei percorsi di integrazione in Italia quanto in quello di reinserimento per chi decide di tornare in patria. Tuttavia, ad una prima analisi delle evidenze statistiche la comunità romena in Italia, che in questi anni di crisi nonostante le partenze si è consolidata forte di un notevole spirito di resilienza, si conferma come una potenziale risorsa tanto per l’Italia quanto per la Romania secondo la più tradizionale formula del “triple win”.

Oggi, più che mai, sembra importante accompagnare le analisi quantitative delle statistiche disponibili con unasurvey che coinvolga e interpelli i diretti interessati, affinché dal connubio di analisi quantitative e qualitative possano emergere migliori elementi di comprensione del presente da utilizzare per governare i processi futuri e trasformare quella che è una risorsa potenziale in un potente strumento di sviluppo per entrambi i Paesi. Partendo da questa prospettiva il Centro Studi e Ricerche IDOS è disponibile a fornire la propria collaborazione per una nuova ricerca sui romeni in Italia che permetta la comprensione delle caratteristiche intrinseche di questa comunità e che, senza trascurare di affrontare i problemi, ne valorizzi gli aspetti positivi.

Fonte: http://culturaromena.it/

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Voci della fede. Riflessioni di tre autori romeni sul Concilio Vaticano II


Un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche e storiche sulla ricezione del Concilio Vaticano II

La vastissima bibliografia sul Concilio Vaticano II si è da poco arricchita di un nuovo titolo, edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Curato da Gabriel-Vasile Buboi, Mihail Constantin Banciu e da Bogdan Tătaru-Cazaban, quest’ultimo ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, Voci della fede. Riflessioni sul Concilio Vaticano II (pag. 96; € 14,00) raccoglie i testi delle conferenze tenute da illustri studiosi nelle sale del pontificio Collegio “Pio romeno”, vera “accademia romena sul Gianicolo”, che ha quale missione il sostegno della formazione dei giovani sacerdoti della Chiesa greco-cattolica di Romania e che è stato, lungo gli anni, un punto d’incontro tra oriente e occidente.voci-della-fede

Non un libro di storia, né un commento dei documenti del Concilio Vaticano II, quanto un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche, storiche sulla ricezione del Concilio e soprattutto sulle esigenze spirituali del nostro tempo.

Davanti ad un prestigioso uditorio – formato da rappresentanti della Santa Sede, del mondo accademico, religioso e diplomatico (docenti e studenti delle istituzioni di educazione pontificie, sacerdoti, ambasciatori e altri) – quattro eminenti oratori hanno illustrato le svariate sfaccettature delle proiezioni del Concilio Vaticano II nel mondo odierno. Quattro saggi di grande spessore scientifico, che testimoniano dell’impronta profonda lasciata dall’evento che ebbe a svolgersi mezzo secolo addietro.

Gli incontri sono stati promossi dell’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede insieme al pontificio Collegio “Pio romeno” in seguito all’indizione dell’Anno della fede da parte di Benedetto XVI con la bolla Porta fidei.

Il pontificio Collegio “Pio romeno” ha rappresentato, sin dalla sua fondazione, negli anni ’30 del secolo scorso, un rilevante punto di riferimento, uno spazio di spiritualità romena nel cuore di Roma, per diventare in seguito, dagli anni ’90, un luogo della memoria e contemporaneamente della rinascita di una Chiesa che ha sofferto il martirio durante il periodo comunista. Grazie alla collaborazione della Congregazione per le Chiese orientali questo luogo di formazione è potuto diventare anche un luogo di incontro, di comunicazione della storia e della ricchezza spirituale dell’oriente cristiano.

Il primo saggio, del cardinale Leonardo Sandri, illustra la parte che le Chiese orientali hanno avuto nella preparazione del grande rinnovamento nella vita della Chiesa Cattolica promosso dal Concilio. Attraverso il Vaticano II è stata riscoperta, a livello universale, la tradizione dell’Oriente cristiano, professata tanto dalle Chiese ortodosse quanto da quelle orientali cattoliche; una tradizione definita dalla liturgia, dalla spiritualità patristica, dal monachesimo e dall’arte dell’icona. Cosicché, il Concilio Vaticano II ha reintegrato ciò che faceva già parte della vita, poco conosciuta, delle Chiese orientali e ha aperto un ponte di comunicazione con tutto l’Oriente cristiano, specialmente con le Chiese ortodosse, come risulta dai decreti Orientalium Ecclesiarum ed Unitatis Redintegratio.

Il secondo intervento, di mons. Jean-Louis Bruguès, archivista e bibliotecario di santa romana Chiesa, propone un tema che, oltre ad essere celebrativo, offre una prospettiva sottile e attuale allo stesso tempo, nel quale si può scoprire l’accoratezza del suo pensiero teologico e filosofico sul modo in cui il grande evento del Concilio costituisce il riferimento fondamentale per il futuro della Chiesa Cattolica e dei suoi rapporti con la società contemporanea.

Mons. Vincenzo Paglia, presidente del pontificio Consiglio della famiglia, nel terzo dei contributi che compongono il volume affronta un tema particolarmente caro a tutte le Chiese, quello della famiglia, che resta il luogo della trasmissione della vita e ugualmente della fede.

Infine, la conferenza di Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, offre una suggestiva accollata da papa Paolo VI a papa Francesco. Quale conoscitore del magistero di Paolo VI Vian offre un ritratto affascinante di quello che fu Giovanni Battista Montini, “intellettuale appassionato e rigoroso”, “testimone della verità cristiana”.

di Giuseppe Merola – Fonte: http://www.farodiroma.it

voci-della-fedeRiflessioni sul Concilio Vaticano II

A cura di Bogdan Tataru-Cazaban, Gabriel-Vasile Buboi e Mihail Constantin Banciu

Data di pubblicazione: 16/06/2016

Pagine: 94

Prezzo: € 14,00

Language: It

Isbn: 978-88-209-9830-1

Brossura

http://www.libreriaeditricevaticana.va

Sabato 17 ottobre 2015 si è tenuta nell’Aula Paolo VI la Commemorazione del 50° Anniversario del Sinodo dei Vescovi, organismo istituito dal Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 con il Motu proprio Apostolica Sollicitudo. In maniera particolarmente significativa, la celebrazione è avvenuta proprio duirante lo svolgimento di un’Assise sinodale, la XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dal tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Il presente volume raccoglie i documenti che si riferiscono alla Commemorazione del 50° Anniversario, ma anche alcuni testi significativi in relazione al Sinodo dei Vescovi. Nella Prima parte vengono presentati tutti gli interventi tenuti durante la Commemorazione. Si riportano l’Introduzione del cardinale Lorenzo Baldisseri, la Relazione commemorativa del cardinale Cristoph Schönborn e le Testimonianze dai cinque Continenti: per l’Europa, il cardinale nichols; per l’Africa, Sua Eccellenza mons. Madega Lebouakehan; per l’America, il cardinale Ezzati Andrello; per l’Asia, Sua Beatitudine Sako; per l’Oceania il cardinale Mafi. Infine, viene riportato il Discorso che il Santo Padre Francesco ha pronunciato a conclusione e a coronamento della Commemorazione. Nella Seconda parte si trovano alcuni interventi di particolare rilevanza dei Papi che si sono succeduti al governo della Chiesa in questi cinquant’anni di storia: Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.

I libri alle radici dell’Europa


Dal 31 marzo al 22 luglio presso la Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e CorsinianaIn mostra a Roma 180 manoscritti, incunaboli e cinquecentine

Ramon Lull, Llibre de les meravelles Catalogna, ultimo quarto del sec. XV Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 44 A 3 Foto © Accademia Nazionale dei Lincei

Roma. Inaugura domani e rimarrà aperta fino al 22 luglio presso la Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana la mostra «I libri che hanno fatto l’Europa», 180 preziosi pezzi unici latini, romanzi, greci, arabi ed ebraici.Boezio, De Institutione Musica Italia settentrionale, ultimo quarto del sec. XV Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 36 E 8 Foto © Accademia Nazionale dei Lincei
Fa bene, in questa Europa spaventata in cui viviamo, ogni segnale che sottolinea una volta di più la complessità, ricchezza ed eterogeneità delle nostre radici culturali. La mostra presenta opere, con moltissimi capolavori, che da Carlo Magno arrivano a Gutenberg, quindi dalla rinascita carolingia dell’VIII secolo all’invenzione della stampa, traghettando la classicità latino-cristiana dal Medioevo fino all’evo moderno, da cui nascerà l’Europa come la conosciamo.35_70.indd

Curata da Roberto Antonelli, Michela Cecconi e Lorenzo Mainini, pensata anche in vista del XXVIII Congresso internazionale di Linguistica e Filologia romanza che si terrà a Roma dal 18 al 23 luglio, presenta manoscritti, incunaboli e cinquecentine di straordinaria importanza, in buona parte della Corsiniana ma con notevoli prestiti anche dalle altre grandi biblioteche romane, l’Angelica, la Casanatense, la Nazionale e la Vallicelliana, e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana.Volgarizzamento veneto del Roman de Tristan Italia settentrionale, secondà metà del sec. XIV Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 55 K 5 Foto © Accademia Nazionale dei Lincei

Cinque le sezioni: La tradizione classico-cristiana, Verso la nuova cultura europea, La nuova cultura europea, Il primo canone e Verso la Modernità, con testi, video, mappe e supporti mediatici che aiuteranno a collocare le opere nel loro contesto e nel loro percorso storico. Boncompagno da Signa, Boncompagnus Italia, secondo quarto del sec. XIII Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 36 E 1 Foto © Accademia Nazionale dei LinceiSi parte dai testi degli autori latini, dei padri della Chiesa e dalla Bibbia, riprodotti e miniati per secoli dagli amanuensi di un’incredibile rete di monasteri e istituzioni ecclesiastiche, si arriva al fatidico 1467 a Subiaco con la stampa dei primi libri italiani (sant’Agostino, Cicerone e Lattanzio) e all’immediata rivoluzionaria diffusione di questa tecnica in tutto il Paese, che presto troverà in Venezia la sua capitale mondiale. Ingresso gratuito. Roman de la Rose Parigi?, metà del sec. XIV Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 55 K 4 Foto © Accademia Nazionale dei Lincei

di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 30 marzo 2016

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“L’Europa si deve ancora interrogare in maniera profonda sulla propria identità culturale, tanto più in un periodo di grandi contraddizioni, caratterizzato dalla crisi economica, dall’instabilità politica, da guerre e flussi migratori. Visioni isolazionistiche dell’Europa si scontrano con altre più ampie e aperte. La complessità della cultura europea, la sua natura aperta e non univoca, si riflette nella straordinaria pluralità di culture e di libri nei quali è stata trasmessa. Scopo della Mostra è rappresentare materialmente, attraverso alcune opere fondamentali e attraverso l’evoluzione della forma-libro, dalla riforma carolingia alla rivoluzione gutenberghiana, il comune percorso storico-culturale che ha portato dalla cultura e letteratura classicocristiana e mediolatina a quella romanza e moderna e quindi alla cultura europea occidentale. Nella mostra, curata da Roberto Antonelli, Michela Cecconi e Lorenzo Mainini, sono presentati 180 manoscritti e stampe, in gran parte della Biblioteca Corsiniana dell’Accademia dei Lincei e in parte in prestito da altre grandi Biblioteche pubbliche romane (Angelica, Casanatense, Nazionale, Vallicelliana), oltre che dalla collezione della Biblioteca Apostolica Vaticana. Accanto ai manoscritti latini e romanzi, sono esposti anche manoscritti greci, arabi ed ebraici, per illustrare le grandi tradizioni che hanno contribuito a formare la cultura europea. La mostra, organizzata dall’Accademia Nazionale dei Lincei e dal Dipartimento di Studi Europei, americani e interculturali di “Sapienza” Università di Roma in connessione col XXVIII Congresso internazionale di Linguistica e Filologia romanza che si terrà a Roma dal 18 al 23 luglio 2016, intende offrire l’occasione di far conoscere il patrimonio culturale delle biblioteche di Roma ai giovani e al più ampio pubblico, innanzitutto attraverso i libri che appunto, attraverso i secoli, “hanno fatto” gli Europei così come oggi sono. I manoscritti, gli incunaboli e le cinquecentine saranno presentati attraverso 5 sezioni diacroniche, ulteriormente articolate al loro interno (I. La tradizione classico-cristiana: Trivio; Quadrivio; Bibbia; Auctores; I Padri fondatori; II Verso la nuova cultura europea: Enciclopedie; Trattati di scienza; III. La nuova cultura europea: Diritto; Aristotelismo; Agiografia e letteratura didattica; Storiografia; Epica; Romanzo; Lirica; Laudari e sacre rappresentazioni; IV. Il primo canone: Dante; Petrarca; Boccaccio; V. Verso la Modernità). L’esposizione è accompagnata da testi, video, mappe e materiale mediatico che aiutano a collocare le opere nel loro contesto e nel loro percorso storico.

Progetto di allestimento: SNA, Susanna Nobili, Allegra Albani, Fabrizio Furiassi

INFO DI BASE: Sede Biblioteca dell’Accademia nazionale dei Lincei e Corsiniana Palazzo Corsini, via della Lungara 10, Roma

Apertura al pubblico 31 marzo – 22 luglio 2016

Orari Lunedì, mercoledì e venerdì: dalle ore 9.00 alle ore 13.00 martedì e giovedì: dalle ore 9.00 alle ore 17.00

Ultimo ingresso consentito: 1 ora prima della chiusura Sabato e domenica: chiusa

La mostra sarà inoltre aperta ogni prima domenica del mese dalle 10.00 alle 18.00.

Informazioni Andrea Trentini; e-mail trentini@lincei.it; tel. 06 68027337

Ingresso gratuito

Uffici stampa:

Giovanni Anzidei e-mail anzidei@lincei.it; tel. + 39 0668027216

Barbara Notaro Dietrich e-mail b.notarodietrich@gmail.com; cell. +39 3487946585″

Vota il racconto! Due romene finaliste dell’11a edizione del Concorso Nazionale Lingua Madre


Claudia Mariana Mare, Exceptio regulam, Andreea Luminita Dragomir, Le case senza sole.

Sono state proclamate le vincitrici dell’11a edizione del Concorso Nazionale Lingua Madre, il concorso letterario organizzato da Daniela Finocchi con il sostegno del Salone Internazionale del Libro di Torino: un’iniziativa dedicata alle donne straniere che vivono e scrivono in Italia e che hanno scelto l’italiano come lingua per le loro creazioni.

Prima classificata Angela María Osorio Méndez (Colombia) con il racconto Jet lag affettivo. Seconda classificata Claudia Mariana Mare (Romania) con il racconto Exceptio regulam. Terza classificata Michela Mivida Di Meo (Grecia) con il racconto Ston afro, ston afro tis thalassa. Clicca qui per leggere gli incipit dei racconti vincitori.

Ed ecco le vincitrici delle sezioni speciali. Premio Sezione Speciale Donne Italiane: Jacqueline Nieder (Italia). Premio Speciale Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: Luisa Fernanda Guevara (Colombia); Premio Speciale Rotary Club Torino Mole Antonelliana: Dounya Mahboub (Marocco); Premio Speciale Slow Food-Terra Madre: Luisa Zhou (Cina); Premio Speciale Torino Film Festival: Lorena Reci (Albania). Sul blog di Lingua Madre tutti i nomi e biografie delle vincitrici, l’elenco delle finaliste e quello delle selezionate.

Il Salone Internazionale del Libro 2016 ospiterà ogni giorno un evento dedicato al Concorso. La consegna dei premi avverrà lunedì 16 maggio alle ore 13.30 all’Arena Piemonte (Padiglione 1).

Partecipano alla premiazione: Antonella Parigi, Assessora alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte; Cinzia Pecchio, Presidente della Consulta Femminile Regionale del Piemonte; Daniela Ruffino, Vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte con delega alla Consulta Femminile; Giovanna Milella, Presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura; Ernesto Ferrero, Direttore editoriale del Salone Internazionale del Libro; le Rappresentanze diplomatiche dei Paesi d’origine delle vincitrici e i Sindaci delle città di residenza in Italia. Consegna i premi: Francesca Paola Casmiro Gallo, Vincitrice della X edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre. Introduce: Daniela Finocchi, Ideatrice Concorso letterario nazionale Lingua Madre. Letture dell’attrice Francesca Carnevali.

Il Concorso letterario nazionale Lingua Madre vede il sostegno di Salone Internazionale del Libro Torino e Regione Piemonte e si avvale dei patrocini di: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Pubblicità Progresso – Fondazione per la Comunicazione Sociale, We Women for Expo.


Vota i racconti finalisti della Giuria Popolare

Ci sono poi dieci racconti finalisti che concorrono al Premio Speciale Giuria Popolare e possono essere votati da tutti online sul blog di Lingua Madre entro il 30 aprile 2016. Clicca qui per leggerli e decidere il tuo preferito. 

Per votare, basta inviare entro il 30 aprile 2016 un’e-mail all’indirizzo esprimendo una sola preferenza. Oppure si può dare il proprio giudizio tramite le pagine Facebook e Twitter del Concorso Lingua Madre.

Fra tutte le persone che parteciperanno alla votazione, ne verrà estratta a sorte una che riceverà in premio l’ingresso gratuito al Salone Internazionale del Libro 2016 e i volumi del Concorso letterario nazionale Lingua Madre.


Sono aperte le votazioni per il Premio Speciale Giuria Popolare 2016!

Fonte: http://concorsolinguamadre.it/

Claudia Mariana Mare

Claudia Mariana Mare

Claudia Mariana Mare nasce in Romania nel 1989, si trasferisce poi in Italia e si stabilizza a Roma. Si definisce una giornalista mancata e un’aspirante ingegnere, oltre che camaleontica, ironica, curiosa e perennemente in ritardo. Adora progettare, analizzare, pianificare, scarabocchiare, scrivere e colorare. Vede nella scrittura una catarsi, nell’arte una consolazione e nella musica un’anestesia.
Il suo racconto, Exceptio regulam, ha vinto il Secondo Premio (Premio Speciale Consulta Femminile Regionale del Piemonte) della XI edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, con la seguente motivazione: «Per la personalità narrativa che emerge in spunti originali di forma e di stile e la capacità di accennare ed evocare gli eventi noti della storia europea e romena senza cedere a tentazioni didascaliche. L’esperienza soggettiva è occasione di riflessione sull’anno della caduta del muro di Berlino, sulla storia antica e recente della Dacia/Romania, con spunti ironici e sguardo critico rivolti alle occupazioni del passato e all’emigrazione di oggi. Il suo stile fa emergere e riporta chiaramente l’amore per i libri e per la lingua che ha accompagnato la giovane vita dell’autrice, senza tralasciare l’impatto fortemente visivo che affianca la sua narrazione. Il ritmo è serrato e brillante. La nostalgia lascia il posto all’invenzione del futuro, al senso della promessa. In un binomio costituito da monologo e narrazione, il testo spezza ogni pregiudizio sull’incapacità d’integrarsi. Felice la scelta di elementi narrativi che descrivono e testimoniano il melting pot contemporaneo».

Incontro letterario Italia-Romania a Milano, Galleria Spaziotemporaneo


Giornata Mondiale della Poesia 2016. Galleria Spaziotemporaneo Via Solferino, 56 Milano. Martedì 22 marzo ore 18.30 speciale incontro con i poeti Menotti Lerro, Florentina Nita, Paola Pennecchi.

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Cu ocazia Zilei Mondiale a Poeziei, Galeria Spaziotemporaneo care găzduiește expoziția de artă contemporană a artistei Daniela Neneciulescu, Centrul Cultural Italo-Român din Milano și Consulatul General al României din Milano vă invită marți 22 martie 2016, orele 18:30 la o serată literară organizată la Galleria Spaziotemporaneo din Milano, Via Solferino 58 transmite Romanian Global News citând organizatorii.

Cu participarea invitaţilor:
Paola Pennecchi – poetă, director editorial
Daniela Nenciulescu – artistă
Lerro Menotti – scriitor şi publicist
Florentina Niţă – poetă

Daniela Nenciulescu este o artistă de origine română care trăieşte la Milano din 1968. Sculpturile sale în fier şi oţel, de dimensiuni mari sau mai reduse, prind contururi şi forme stilizate de cele mai multe ori din tuburi de metal reciclate, asupra cărora intervine dintr-o singură tăietură, sigură şi profundă. „Aşa de puri, aşa de corodaţi” (Così puri, così corrotti”) se intitulează sugestiv cea mai recentă expoziţiepersonală şi catalogul publicat la Editura Rediviva. Deschiderea cu care abordează provocarea venită din partea materialelor, în care urmează să identifice fascinante entităţi, a purtat-o spre descoperirea a noi forme de exprimare. Tonurile par să se mai fi atenuat în urma întâlnirii cu poezia, tăieturile se practică acum în piele şi carton. La sărbătoarea poeziei ne surprinde şi încântă cu o colecţie de cărţi de artist, fruct al inspiraţiei dintr-o colaborare cu poetele Florentina Niţă şi Paola Pennecchi.
Paola Pennecchi s-a născut la Milano, unde a lucrat mulţi ani ca redactoare, coordonatoare şi consultant editorial. Se numără printre fondatorii Grupului Pubblicità Italia, fiind directorul editorial al secţiei Iniţiative Speciale. În paralel cu activitatea profesională şi pasiunile artistice, scrie dintotdeauna poezie. „Traslochi”(Mutări) se numeşte prima sa colecţie, cu texte în italiană şi engleză, care se îmbină cu artele vizive printr-o colaborare cu artista fotografă Alison Harris. Cartea are o dublă copertă şi două sensuri de lectură, Poezii şi Imagini, care dialoghează în reciprocă autonomie pe o temă comună, fiecare dându-ne propria interpretare artistică.
Florentina Niţă este o poetă şi ziaristă română care trăieşte în Italia de peste cincisprezece ani, unde participă cu entuziasm la manifestările culturale organizate în cadrul comunităţii româneşti şi de care se face ecou prin relatările şi corespondenţele publicate în reviste şi pe bloguri literare. A contribuit cu propriile creaţii literare şi interviuri la realizarea Anuarului Centrului Cultural Italo-Român „Repere culturaleromâneşti în Peninsulă”. Între anii 2011 – 2015 a publicat la edituri din România patru volume de poezie care vor fi prezentate pentru prima oară publicului din Italia cu această ocazie.
Lerro Menotti s-a născut la Omignano în provincia Salerno. Licenţiat în Limbă şiLiterarură Străină, predă Limba şi literatura engleză şi spaniolă în licee. A obţinut un Master of Art în Anglia şi un doctorat de cercetare asupra poeziei contemporane engleze şi spaniole. E reţinut a fi „unul din cei mai interesanţi poeţi ai Europei moderne”. Din 2005 este înscris în registrul ziariştilor publicişti. Conduce colecţia „Poeti Senza Cielo” (Poeţi Fără Cer) a Editurii Genesi din Torino. A publicat mai multe cărţi de poezie, proză, critică literară, eseu, aforisme. Operele sale au fost traduse în engleză, spaniolă, germană şi română. Volumul „Poeme alese”, apărut la Editura Genesi în 2013, este o ediţie bilingvă româno-engleză, în cadrul unui proiect coordonat de Lidia Vianu de la Universitatea din Bucureşti.
Intrarea libera! Sursa: http://www.rgnpress.ro/ 

 

Incontri e scontri di civiltà. Novità in libreria


Tre libri, un comune denominatore: la terra in cui trovano origine le tre religioni monoteiste, la terra in cui le civiltà si incontrano e si scontrano, producendo scintille di violenza, di guerra, ma anche di pace e di dialogo. Il Medio Oriente proietta la sua inquietante ombra sull’Occidente e sull’Europa che rimangono annichiliti e impauriti rispetto alla sfida lanciata dalla storia.
Una miscela esplosiva pronta a deflagrare, prodotta da una inconsapevole o preordinata rinuncia alla propria cultura, alla propria identità, alla storia che ha reso l’Europa la fucina della civiltà occidentale.

Memorie di un angelo custode. Un manuale per chi ha perso la speranzaMemorie di un angelo custode. Un manuale per chi ha perso la speranza
Angelica Edna Calò Livne

Questa è la storia di una donna che da una collina della Galilea, con la presenza costante di un angelo indolente e un po’ pigro, attraverso il teatro e la fantasia, dà speranza e voglia di vivere a gente sparsa per il mondo. Una storia, quella raccontata nel dialogo tra la protagonista del libro Eden e il suo angelo custode, che ripercorre la vita di una donna italiana, romana ed ebrea che giovanissima lascia la vita “tranquilla” di Roma per tornare alle origini della sua cultura, seguendo la voce di un angelo, ebreo di nascita e romano di adozione, che la chiama per dare inizio ad un opera che amalgama e mischia culture e religioni diverse, mettendo insieme ebrei, cristiani, musulmani e drusi. Una storia quella di Eden che impatta in modo evidente con quella della terra in cui abita devastata da una guerra e da una violenza che non sembra avere fine… Una terra che per molti è il ventre e l’origine di ogni forma di B ellezza. La storia di Eden e del suo angelo custode è un viatico che conduce in una dimensione ove tutto è possibile… anche la pace tra i popoli che abitano quel lembo di terra.

Angelica Edna Calò Livne (Roma 1955) è insegnante, educatrice, formatrice, regista, scrittrice, fondatrice e direttrice artistica della Fondazione Beresheet LaShalom – Un inizio per la pace – con sede in Alta Galilea in Israele. Nel 2006 è stata candidata al premio Nobel per la Pace. Ha ricevuto riconoscimenti e premi in ogni parte del mondo per la Sua infaticabile e feconda attività che promuove la pace tra i popoli.

DAL CAPITOLO NONO, LA RICARICA DI ENERGIE: “: Chiudete gli occhi, immaginate un grande cerchio incandescente, bianco, splendente. Il cerchio si avvicina e sentite una voce che vi invita a lasciare dietro di voi il dolore dell’anima, il dolore del corpo, un pensiero che vi turba fin dall’infanzia. Seguite quella voce, appartiene a qualcuno che amate. Vi esorta a mettere da parte il risentimento, la rabbia. Sentite che una sorta di luce si posa su di voi e vi avvolge come un leggerissimo, luminoso, protettivo mantello. È l’unica soluzione per superare qualunque ostacolo: è Amore. Amore puro. Amore con cui rispondere a chi tenta di annullarvi, di dipingervi di colori a voi estranei. Voi siete l’azzurro del mare e del cielo, siete il verde di un germoglio. Voi siete Madre Terra che tutto genera e alimenta. Voi siete roccia, radice, acqua. In voi c’è il fuoco, l’energia vitale che accende l’anima e l’aria pura che colma la vita, che rimargina le ferite, che rigenera e indica l’orizzonte.
[Angelo custode]: Non è che uno se deve scorda’ il male che j’hanno causato, ma d’altra parte nun se po’ neanche vive de rancore e Eden è un canale de pace ma non è una sprovveduta, non è che tutto finisce a tarallucci e vino. La storia non se la scorda
”.


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Le nuove guerre di religioneLe nuove guerre di religione
Miguel Ayuso, Gianfanco Battisti, Giampaolo Crepaldi, Omar Ebrahime, Stefano Fontana, Silvia Scaranari Introvigne

Le guerre di religione sono tornate: le violenze dei califfati in Medio Oriente e in Africa, i pericoli di conflitto tra Paesi sunniti e sciiti, gli attentati terroristici di matrice islamica in Occidente (da Charlie Hebdo al Bataclan), la persecuzione dei cristiani. Oltre alle guerre di religione ci sono poi le guerre alla religione: in molti Paesi occidentali si vuole mettere il Cristianesimo fuori legge. Il ritorno della guerra e della violenza è il tratto caratteristico della fase mondiale attuale. Esso condiziona infatti molti altri aspetti della vita sociale e politica delle nazioni e dei popoli.
Una miscela esplosiva pronta a deflagare prodotta da una inconsapevole o preordinata rinuncia alla propria cultura, alla propria identità, alla storia che ha reso l’Europa la fucina della civiltà occidentale.

AUTORI: Miguel Ayuso, professore all’Università Comillas di Madrid e presidente dell’Unione Internazionale Giuristi Cattolici.
Gianfranco Battisti, professore ordinario di Geografia, Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Trieste.
Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, presidente dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân e della Commissione “Caritas in veritate” del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE).
Omar Ebrahime, saggista, giornalista e membro della Redazione dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân.
Stefano Fontana, saggista, giornalista, direttore dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân.
Silvia Scaranari Introvigne, docente, saggista ed esperta di Islam.



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Settimo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo. Guerre di religione, guerre alla religioneSettimo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo. Guerre di religione, guerre alla religione
a cura di Giampaolo Crepaldi e Stefano Fontana

Il Settimo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo fa una panoramica dettagliata della Dottrina sociale della Chiesa nei cinque continenti e delle più significative esperienze in atto nell’impegno per la giustizia e la pace.
È uno strumento importante per aggiornare il proprio orizzonte di conoscenza e di prospettiva nel campo dei diritti umani e del bene comune. Il Rapporto di quest’anno è incentrato sul tema guerre di religione, guerre alla religione. I redattori del Rapporto sono convinti che il ritorno delle guerre di religione sia il tratto più caratteristico della fase mondiale attuale. Esso condiziona molti altri aspetti della vita sociale e politica delle nazioni e dei popoli. Il Rapporto distingue, e nello stesso tempo collega tra loro, le guerre di religione e le guerre alla religione. Le guerre di religione sono i nuovi califfati che insanguinano il Medio Oriente o l’Africa, le tensioni inasprite tra sciiti e sunniti, gli attentati terroristici che fanno tremare l’Europa, compreso il reclutamento di militanti nei quartieri delle grandi città, le persecuzioni violente dei cristiani. Le guerre alla religione sono invece le discriminazioni che i Paesi occidentali attuano contro il cristianesimo e il tentativo, tramite leggi e politiche, di estirparlo dall’Europa. Il Rapporto documenta ambedue le tendenze e mostra come l’Europa e l’Occidente in generale risultino indeboliti nei confronti delle guerre di religione proprio perché conducono una loro guerra alla religione.

Il Rapporto è frutto della collaborazione di cinque Centri di ricerca: l’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa, il Centro de Pensamiento Social Católico dell’Università San Pablo di Arequipa (Perù), laFundación Pablo VI di Madrid, il CIES-Fundación Aletheia di Buenos Aires e l’Area Internazionale di Ricerca “Caritas in Veritate” della Pontificia Università Lateranense, Roma.

A cura di : Redazione Edizioni Cantagalli

APEL CĂTRE AUTORITĂŢI: Susţineţi Centrul Cultural Italo-Român din Milano !


Biblioteca Centrului Cultural Italo-Român din Milano s-a închis în 2014, fără posibilitate de a mai continua acest proiect.

Violeta Popescu

Violeta Popescu

Mai multe organizații și asociații ale românilor din Italia au făcut apel către autoritățile române pentru susținerea Centrului:  “Este incredibilă şi inacceptabilă situaţia în care se află  Centrul Cultural Italo-Român din Milano condus de doamna prof. Violeta Popescu, cea care promovează încă din 2008 cultura românească din Italia, prin proiecte de o calitate impecabilă, cum ar fi:

– Biblioteca românească din Milano, înfiinţată în 2009, cu un fond de carte de cuprinde peste 4.000 volume. Momentan cărţile au fost depozitate în diferite locuri, unul dintre acestea fiind chiar holul Consulatului General al României din Milano.
 
– Rediviva Edizioni, singura editură românească din Italia, înfiinţată în 2012 şi condusă de scriitoarea Ingrid Beatrice Coman, a publicat până acum circa 30 volume, organizând numeroase prezentări de carte, mostre şi alte evenimente culturale.
 
– Portalul bilingv http://culturaromena.it/ , este o sursă inepuizabilă de informaţii pe teme culturale, primind în ultimii 7 ani vizita a peste 7,5 milioane de persoane dornice să obţină astfel de informaţii.
 
– Cursurile de limba română, ţinute de prof. Valentina Negriţescu de la Universitatea de Studii din Milano, în cadrul bibliotecii centrului cultural, au fost suspendate tot din lipsa unui spaţiu.
Detalii despre proiectele Centrului Cultural Italo-Român din Milano:
 
 
Mulţumim tuturor semnatarilor și susținătorilor acestui apel.”

 

Biblioteca Centrului Cultural Italo-Român din Milano este un proiect de voluntariat al CCIR, inițiat fără niciun sprijin instituțional, fiind singura realitate culturală de acest fel în Milano și împrejurimi și a constituit un important punct de informare, pentru toți cei interesați de contactul cu România și cultura romană până la data închiderii, în anul 2014.

Deschisă in anul 2009, in Via San Vincenzo, apoi in Via Trebbia din Milano, nu s-a reusit gasirea unui spatiu adecvat de conservare a cartilor, umezeala care a pus in pericol volumele si lipsa unei sustineri financiare pentru plata chiriei unui spatiu functional.

De asemenea, nici cursul de limba romana organizat de doamna prof. Valentina Negritescu a fost sistat, acesta functionand in spatiul Bibliotecii.

Anuntam de asmenea pe toti cei interesati in a dona carti (foarte multe initiative venind din partea unor familii de romani si italieni) ca Centrul nu are spatiu adecvat pentru a depozita aceste carti.

In cadrul bibliotecii un rol important l-a avut crearea unei rețele de comunicare și parteneriat cultural cu asociațiile românești  dar și mediul cultural italian, interesat sa intre in contact cu o realitate culturala romaneasca.

În mod specific s-a dat atenție furnizării de materiale didactice pentru italienii care vor să învețe limba română și să cunoască cultură românească, sprijinirea studenților români de la universitățile italiene cu materiale informative necesare întocmirii lucrărilor de licență sau master.

Biblioteca s-a transformat în timp într-un centru de informare comunitară şi intercultuurală prin formarea unui spațiu cultural menit să favorizeze schimburile interculturale româno-italiene.

Multumim tuturor celor care mentin inca contactul cu Centrul Cultural Italo Roman: studenti, elevi, profesori, publicul larg care ne-a fost aproape in anii de activitate ai acestui proiect. 

Toate celelate proiecte ale Centrului Cultural: editura Rediviva, evenimentele editoriale, activitatile culturale vor fi anuntate in cadrul portalului CulturaRomena.it

CCIR, noiembrie 2015
Galerie foto activitati CCIR:

 https://plus.google.com/photos/113295415111355762440/albums/6063431263095986465

Video: https://www.youtube.com/watch?v=vk-LgI9hLJ4

Martiri della Romania


Quella avvenuta in Romania dopo il 1945 ad opera del governo comunista fu una delle più spietate e sanguinose persecuzioni anticattoliche di tutto il secolo scorso. Una pagina che disonora chi la scrisse e che esalta l’eroismo dei molti – vescovi e sacerdoti, soprattutto greco-cattolici – che la subirono senza piegarsi.
caroliLa selvaggia violenza che si dispiegò nelle prigioni comuniste della Romania (senz’altro maggiore rispetto agli altri Paesi dell’Est sovietizzato) ci era nota finora soprattutto grazie alle benemerite ricerche di Cesare Alzati e Giuliano Caroli, fra i pochi studiosi italiani che hanno analizzato a fondo le vicende romene, cioè della «sorella latina d’Oriente», come veniva chiamato nell’Ottocento il Paese danubiano, resosi autonomo negli stessi anni in cui avveniva l’unificazione italiana. Ai loro lavori, fondati sullo studio dei documenti, vanno aggiunte le impressionanti memorie del vescovo Ioan Ploscaru (Catene e terrore, Edb 2013), sopravvissuto a 15 anni di detenzione e spietate torture.cop

Su questa buia vicenda, poco conosciuta ma soprattutto frettolosamente accantonata dalla nostra labile memoria, si aggiunge ora l’analitica ricerca di uno studioso romeno, di confessione ortodossa, che ha studiato a Roma conseguendo il dottorato alla Gregoriana (Cosmin C. Oprea, Tra Roma, Bucarest e Mosca. Cattolici, ortodossi e regime comunista in Romania all’inizio della guerra fredda. 1945-1951, Aracne, pp. 568, euro 30). Oprea ricorda giustamente gli antefatti, accaduti nel ventennio fra le due guerre, non privi di rilievo su ciò che accadde dopo.

Il primo fu lo spettacolare ampliamento territoriale della Romania dopo la prima guerra mondiale, in particolare l’acquisizione della Transilvania, abitata prevalentemente da ungheresi e da cattolici di rito orientale, che caricò un Paese già fragile, fin allora quasi interamente ortodosso, della necessità di gestire due minoranze, una etnica e l’altra religiosa. Il secondo è rappresentato dal concordato con la Santa Sede, stipulato nel 1927 e andato a effetto due anni dopo, che – in un Paese la cui identità era legata all’ortodossia – creò una situazione di privilegio sicuramente anomala per la componente cattolica.

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Papa Pio XII

Dopo la seconda guerra mondiale la Romania, come sappiamo, finì nel blocco sovietico, con la conseguenza che sul suo incerto tessuto sociale si abbatté il ciclone dello stalinismo, ossessionato da due nemici da abbattere ad ogni costo: i valori dello spirito e dell’aldilà, che si opponevano alla costruzione della società comunista, e i poteri «esterni» all’orbita del sistema sovietico, che minacciavano la compattezza oppressiva del potere.
Il cattolicesimo, ancorato a una trascendenza non spiritualistica ma fortemente incarnata nella storia, nonché obbediente a quella centrale internazionale «reazionaria» e «anticomunista» che era la Santa Sede di Pio XII, li rappresentava entrambi. Di qui la lotta senza quartiere contro il cattolicesimo, scatenata in tutte le nazioni situate oltre la cortina di ferro.

Una lotta che in Romania, osserva giustamente Oprea, fu più spietata che negli altri Paesi dell’Est europeo perché la Romania, a maggioranza ortodossa e di cultura fondamentalmente levantina, sembrava offrire meno resistenze che non la Polonia o l’Ungheria o la Cecoslovacchia, dove una più solida tradizione cattolica e strutture sociali meno precarie costituivano ostacoli capaci di impensierire anche il totalitarismo comunista.

Vasile-Aftenie

Vasile Aftenie

Su questo sfondo, nel giro di pochi anni, il regime comunista romeno, guidato dall’Urss, annientò con il metodo del terrore entrambe le componenti del cattolicesimo locale: quella latina e quella di rito orientale, greco-cattolica, che nel 1948 contava 6 diocesi e oltre un milione e mezzo di fedeli. Quest’ultima fu sciolta, privata dei beni e delle chiese e riportata a forza nell’alveo dell’ortodossia con un atto di imperio politico (ottobre 1948) analogo a quello già attuato in Ucraina, mentre i suoi vescovi, incarcerati per il loro rifiuto di staccarsi da Roma, subirono un martirio che rimane scolpito con i colori del sangue nella storia del Novecento. Per uno di loro, Vasile Aftenie, fatto letteralmente a pezzi nella più famigerata delle carceri romene, quella di Văcăreşti, poco fuori di Bucarest, è stato doverosamente avviato il processo canonico che lo porterà sugli altari.

Beato Anton Durcovici (17 maggio 1888 - 10 dicembre 1951)

Beato Anton Durcovici (17 maggio 1888 – 10 dicembre 1951)

In mezzo, fra persecutori e perseguitati, rimase compressa la Chiesa ortodossa, che pagò anch’essa il suo tributo al martirio, ma riuscì a sopravvivere con una serie di compromessi, concessioni e cedimenti – il cui principale artefice fu il patriarca Justinian Marina, perfetto esemplare di collaborazionismo – sui quali questo libro appare davvero troppo indulgente.
La lotta al cattolicesimo coinvolse anche religiosi italiani operanti in Romania (del francescano veneto Clemente Gatti, che esercitava prima in Transilvania e poi a Bucarest, morto in seguito alle spietate torture subite in carcere, è in corso la causa di canonizzazione) e personale della nostra ambasciata, che aveva cercato di coprirli e proteggerli. L’episodio più noto di questa fosca vicenda furono i due processi al personale della Nunziatura, chiusa nel 1950 (due anni prima era stato unilateralmente denunciato il concordato), che ricalcarono il tragico copione già visto in Ungheria con il processo al primate cardinale Mindszenty.
Ma perché tanto odio per il cattolicesimo romano? Un barlume di risposta (anche se non certo di giustificazione) la fornisce un rapporto della polizia segreta romena, la Securitate, riportato dall’autore a pagina 121. Merita di essere letto per intero: «Le possibilità informative del Vaticano, in tutti i Paesi in cui esiste la Chiesa cattolica, sono vaste, soprattutto grazie al fatto che il Sommo Pontefice ha a sua disposizione un intero esercito di preti ben preparati, disciplinati, facilmente manovrabili, non essendo vincolati dalla famiglia o da patrimoni. Ogni sacerdote della Chiesa romano-cattolica è, nello stesso tempo, un agente informativo perfetto del Papa di Roma, che trasmette da ogni angolo del mondo, per mezzo di scaglioni gerarchici, tutti i dati di natura politica, sociale, economica e religiosa che raccoglie dal seno della sua comunità religiosa». La forza politica e informativa dell’organizzazione cattolica, estesa in ogni continente e pericolosa, ieri non meno di oggi, per ogni regime totalitario, non poteva essere descritta meglio.

Autore: Gianpaolo Romanato

Fonte: Avvenire

ROMANIA, LEGGI SUL BUS ? VIAGGI GRATIS !


E’ questa la proposta di un imprenditore romeno amante della lettura, Victor Miron, il quale ha avanzato la proposta di concedere trasporti gratis a chi legge al sindaco, Emil Boc, che ha accettato. Dal 4 al 7 giugno 2015, chiunque abbia letto un libro sui mezzi pubblici di Cluj-Napoca, ha viaggiato gratuitamente.

Citești și circuli gratuit cu CTP – Ideea lui Victor Miron prinde viață la Cluj !

Cluj-Napoca – Victor Miron: “Mi è venuta l’idea di far viaggiare gratis i passeggeri che leggono libri sui mezzi pubblici.

Il nostro sindaco ha postato la mia proposta sulla sua pagina Facebook e il feedback è stato incredibile.

Finalmente, dopo un anno di impegno costante, la mia idea è diventata realtà.

Tra il 4 e il 7 giugno 2015, chiunque abbia letto un libro sul bus ha viaggiato gratuitamente

Credo che sia meglio promuovere la lettura, premiando chi legge, invece di criticare quelli che non lo fanno.”

Promuovere la lettura premiando chi legge (e non criticando chi non lo fa): ecco l’idea che ha spinto la città rumena di Cluj-Napoca a lanciare l’iniziativa Travel by book, regalando, per alcuni giorni, la possibilità di viaggiare gratuitamente a chi saliva a bordo degli autobus locali portando con sé un libro da leggere.
 
Dopo il caso del barbiere americano che incoraggia i bambini a leggere offrendo loro un taglio di capelli gratuito, ecco un’altra storia che mostra come la lettura, oltre ad aprire la mente e a regalare momenti di puro piacere e di evasione, possa anche comportare vantaggi molto più… ‘pratici’, come ad esempio viaggiare gratis sugli autobus della propria città.
 
È accaduto in Romania, grazie all’intuizione di un privato cittadino amante della lettura, Victor Miron. Miron ha avanzato la proposta di concedere trasporti gratis a chi legge al sindaco, Emil Boc, che a sua volta l’ha rilanciata sulla sua pagina Facebook, ottenendo un feedback molto positivo.
 
E così, dal 4 al 7 giugno scorsi, dopo un anno di impegno, lo spunto di Miron è finalmente diventato realtà: tutti coloro che leggevano un libro hanno potuto usufruire gratuitamente dei mezzi pubblici di Cluj-Napoca.
 
 Non pago del successo ottenuto dall’iniziativa, Miron ha anche lanciato, insieme ad alcuni amici, la campagna Bookface, per permettere a chi si fa ritrarre con un libro nell’immagine del proprio profilo Facebook di ottenere sconti in librerie e in altri esercizi commerciali. L’obiettivo di Miron e soci, ora, è raggiungere nientepopodimeno che Mark Zuckerberg e convincerlo ad aderire a Bookface, postando a sua volta una foto con un libro. Che ne dite, ci riusciranno?
 
A cura di Lisa Vagnozzi