Centenario di Iosif Constantin Dragan. Mecenate e benefattore: aiutò le vittime di guerre e povertà


Il 20 giugno 1917 nasceva a Lugoj in Romania Iosif Constantin Dragan (moriva a Palma di Maiorca, il 21 agosto 2008, all’età di 91 anni).

Dopo essersi laureato in Diritto a Bucarest si trasferì in Italia nel 1940 grazie ad una borsa di studio concessagli dall’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest.

Conseguita la seconda laurea a Roma, in Scienze Politiche, egli intuì le grandi potenzialità del Gas di Petrolio Liquefatto (GPL), prodotto poco conosciuto nel dopoguerra. Si distinse da subito nelle attività imprenditoriali, fondata in Italia la ButanGas Spa, negli anni successivi estese la propria attività in vari paesi dell’Europa.

Quale esponente della diaspora rumena in Occidente, considerati gli eventi che investirono la Romania nel dopoguerra (invasione sovietica, instaurazione del regime comunista, totalitarismo, fuga di molti intellettuali nell’Europa Occidentale e nelle Americhe), cui seguì una condizione di soggezione all’egemonia sovietica e di sottosviluppo, si prodigò anzitutto per l’aiuto materiale e morale che offrì ai suoi connazionali in Italia; nonché per tutte le attività culturali che segnarono il rinsaldare l’amicizia storica tra la Romania, l’Italia e le altre nazioni latine.

Fu antesignano dell’erezione dell’Unione Europea.  Nel 1967 , diede vita alla Fondazione Europea Dragan, un’organizzazione culturale e accademica su scala continentale. Attraverso la quale passarono come docenti di corsi e master, conferenzieri ed animatori di grandi eventi di cultura e d’arte, illustri nomi della politica, statisti, capi di stato e di governo, diplomatici, ministri, scienziati, militari, storici ed operatori dell’informazione. Dando così un forte impulso alla formazione del movimento europeista e di una coscienza europea, sopratutto tra i giovani.

Già prima, nel 1950, il Prof. Dragan avviò le prime iniziative europeistiche, con la pubblicazione del Bulletin européen (il primo numero è del 15 marzo 1950, in lingua francese).  Ha dato inoltre origine a molteplici attività internazionali: università private come l’Università Europea Dragan in Romania, la Golden Age University a Milano;  corsi di specializzazione post-universitari, attività editoriali, un centro di Cibernetica e l’Associazione Europea per gli studi di Bio-Economia, la creazione di riviste specializzate, la collaborazione con l’Associazione Geo-archeologica, la realizzazione del Centro di Ricerche Storiche di Venezia, il Centro Europeo di Studi Traci, il CERMA (Centro Europeo di Ricerche Mediche Applicate), l’organizzazione di cicli di conferenze e simposi internazionali su aree tematiche culturali e scientifiche diverse: storia, scienze politiche, beni culturali, medicina, archeologia, diritto umanitario, cooperazione giuridica internazionale, scienze umane, dialogo tra le religioni, bioeconomia e altre.

Conseguì le massime onorificenze italiane e di numerose nazioni europee. Tra cui la  Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana  e la Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte . Nonché numerose lauree honoris causa e cittadinanze onorarie da università e città romene.

A testimonianza di tanta generosità e meriti umanitari, sia quale mecenate che come benefattore. Dal 1969, come narra  il  Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni, allora giovanissimo, militando nella Guardia Palatina d’Onore di Sua Santità, a capo di un gruppo romano di apostolato missionario, insieme al Colonnello Dott. Gabriele Marrone. I quali si prodigavano nel raccogliere e selezionare per patologie,  da medici e farmacisti, come dai primari ospedali romani,  farmaci e materiali sanitari da destinare alle missioni in Africa e nel Medio Oriente.

Il gruppo di giovani volontari cattolici si avvalsero delle vaste relazioni, pubbliche, private e professionali, nonché delle personali donazioni del Prof.  Iosif Constantin Dragan, per poter trasferire tali e tanti materiali di aiuto sanitario, sopratutto salvavita, a titolo gratuito a destinazione. Furono donati e distribuiti a tonnellate, per anni, a missioni, ospedali, scuole, dispensari, parrocchie. Anche in Palestina, da poco uscita dalla guerra del 1967, tramite i Francescani della Custodia di Terra Santa.

La biblioteca della nostra Associazione Italia Romania Futuro Insieme, ha ricevuto recentemente la donazione di un cospicuo quantitativo di libri e opere scientifiche di grande pregio, dalla Golden Age Dragan University di Milano; emanazione della Fondazione Europea Dragan istituita dallo stesso Prof. Giuseppe Costantino Dragan. Cui va nel centenario della nascita, la gratitudine nostra e di tutti i romeni d’Italia.

Associazione IRFI “Italia Romania Futuro Insieme”

Roma, 20 giugno 2017

 

Il romeno d’Italia, un messaggio di grande attualità per vivere meglio

 

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Accademia di Romania in Roma: Mostra “La Cultura Cucuteni, dal simbolismo all’arte”


Ceramica e statuette in argilla scoperte nella Provincia di Botosani – Romania  

Lunedì, 19 giugno 2017, ore 18.30, all’Accademia di Romania, Sala Esposizioni (Piazza José de San Martin, 1 – 00197, Roma),  avrà luogo l’inaugurazione della mostra “La Cultura Cucuteni – dal simbolismo all’arte -“. Presenti il prof. Marco Merlini (Roma) e il dr. Aurel Melniciuc (Botosani). La mostra è visitabile dal 19 al 25 giugno 2017.  Ingresso libero.

La Cultura Cucuteni – dal simbolismo all’Arte. La mostra, intitolata “La Cultura Cucuteni – dal simbolismo all’Arte”, è organizzata dal Museo della provincia di Botosani (Romania), in collaborazione con l’Accademia di Romania a Roma e l’Istituto Culturale Romeno, intende presentare la meravigliosa arte della Cultura Cucuteni, illustrando la ceramica e le statuette in argilla scoperte nella Provincia di Botosani – Romania.

Gli artefatti di questa civiltà sono caratterizzati da una vasta gamma di motivi decorativi che gli artisti di questa cultura hanno usato in diverse combinazioni, impiegando solo tre colori (bianco, nero e rosso) in modo da creare risultati spettacolari, considerata l’epoca nella quale sono stati creati. La mostra “La Cultura Cucuteni – dal simbolismo all’Arte” è strutturata in immagini d’alta fedeltà, realizzate in una maniera artistica da fotografi professionisti che collaborano con National Geographic, e corredata da testi in romeno, italiano e inglese, raggruppati in pannelli tipo “roll-up”. Questa mostra non è destinata a focalizzare l’attenzione su informazioni storico-scientifiche e sui dettagli tecnici, ma sul valore artistico dei manufatti in ceramica e dell arte figurativa della cultura Cucuteni.
L’inaugurazione della mostra avrà luogo il 19 giugno 2017, ore 18.30, nella sala espositiva dell’Accademia di Romania a Roma, con interventi del prof. Marco Merlini (Roma) e del dott. Aurel Melniciuc (Museo di Botosani). La mostra è visitabile dal 19 al 25 giugno 2017 presso l’Accademia di Romania, Piazza José de San Martin, 1 – 00197, Roma. Ingresso libero.

Victor Hugo e gli Stati Uniti d’Europa


Per gli Stati Uniti d’Europa, Victor Hugo*

Giorno verrà in cui Francia, Italia, Inghilterra, Germania o non importa quale altra Nazione del continente, senza perdere le loro qualità peculiari e la loro gloriosa individualità, si fonderanno strettamente in una unità superiore e costituiranno la fraternità europea. Giorno verrà in cui le pallottole e le bombe saranno rimpiazzate dai voti, dovuti al suffragio universale dei popoli. Un Senato sovrano sarà per l’Europa quello che il Parlamento è per l’Inghilterra, la Dieta per la Germania, quello che l’Assemblea Legislativa è per la Francia. L’edificio del futuro si chiamerà un giorno Stati Uniti d’Europa. Giorno verrà in cui si vedranno questi due gruppi immensi, gli Stati Uniti d’America, gli Stati Uniti d’Europa, uno di fronte all’altro tendersi la mano attraverso i mari” (Victor Hugo)

Ciò che sta accadendo in Serbia(1)  mostra la necessità degli Stati Uniti d’Europa. Che ai popoli disuniti succedano popoli uniti.

Finiamola con gli imperi assassini. Mettiamo la museruola ai fanatismi e ai dispotismi. Spezziamo i gladi servitori delle superstizioni e i dogmi che hanno la sciabola in pugno.
Niente più guerre, massacri, carneficine; libero pensiero, libero commercio, fratellanza.

È dunque così difficile la pace? La Repubblica d’Europa, la Federazione continentale, non vi è altra realtà politica oltre a questa.

Busto di Hugo all’Assemblea nazionale francese con estratto dal suo discorso del 1849. (Foto: internet)

I ragionamenti lo constatano, gli avvenimenti  anche. Su questa realtà, che è una necessità, tutti i filosofi si trovano d’accordo, e oggi i carnefici aggiungono la loro dimostrazione alla dimostrazione dei filosofi. [ … I. Ciò che le atrocità di Serbia mettono fuori dubbio, è che all’Europa occorre una nazionalità europea, un governo uno, un immenso arbitrato fraterno, la democrazia in pace con se stessa, tutte le nazioni sorelle con Parigi come città e capoluogo, vale a dire la libertà con la luce quale capitale. In una parola, gli Stati Uniti d’Europa.
Là è il fine, là è il porto.

* Pubblichiamo un breve scritto del grande scrittore Victor Hugo (1802-1885). Il testo è del 1876 e ha come titolo originale Per la Serbia. Tale scritto, al di là della circostanza storica precisa (vedi nota 1) avrebbe potuto essere citato come testo appropriato per gli eventi accaduti nella ex Jugoslavia una ventina di anni fa, ma conserva tuttora la sua validità sulla necessità della costituzione degli Stati Uniti d’Europa.

Note:
(1) Nel 1875, la Serbia intervenne in aiuto agli insorti nella sollevazione della Bosnia Erzegovina contro l’Impero Ottomano. La rivolta serba nell’Erzegovina del 1875-1878 fu la più significativa delle rivolte contro il dominio ottomano in questa regione. La sollevazione ebbe origine in seguito ai maltrattamenti della popolazione serbo-ortodossa e cattolica da parte dei governatori ottomani.

Testo: Bulletin européen, 3/2015, 66 n. 778, p. 11.

Roma. Cento anni dopo: Fatima, la grande speranza


Cento anni dopo: Fatima, la grande speranza

Sabato 29 aprile, alle ore 16,00

Auditorio Augustinianum, via Paolo VI, 25 (a fianco al Vaticano) – Roma.

In occasione del Centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima l’Associazione Luci sull’est ha il piacere di invitarvi alla conferenza:
“Cento anni dopo: Fatima la grande speranza”

Interverranno:

S.E. Mons. Giuseppe Verrucchi, arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia

Avv. Gianfranco Amato, Presidente Giuristi per la Vita

Dott.ssa Anca-Maria Cernea, Vicepresidente Medici Cattolici di Bucarest

Modera: Julio Loredo

 

Sarà presente la statua pellegrina della Madonna di Fatima.


“Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa” (Benedetto XVI)

La Chiesa Ortodossa di Moldavia, a 25 anni dall’indipendenza


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Chiesa Ortodossa di Chisinau (foto: internet)

Un quadro sul ruolo della Chiesa ortodossa nella Repubblica di Moldova da parte di Vitalie Sprinceana, sociologo e giornalista per Platzforma.md

Il fenomeno religioso in Moldavia sembra essere pieno di contraddizioni: se prima dell’indipendenza il paese era ufficialmente ateo, poco dopo circa il 90% della popolazione si dichiarava di fede ortodossa. Le ultime ricerche rivelano invece una crescente disaffezione verso la Chiesa, eppure quest’ultima è capace di dare vita a poderose manifestazioni (come i cortei anti-LGBT). Il richiamo ai valori religiosi gioca un ruolo importante a livello politico, se prendiamo ad esempio il Partito Socialista. Abbiamo chiesto al giornalista e sociologo Vitalie Sprinceana come si spiegano tali contraddizioni e come si riflettono nella società moldava.

“Inizierei con una proposizione paradossale: affermare che prima dell’indipendenza la Moldavia fosse una nazione atea non significa dire che non fosse una nazione religiosa.

Da una parte infatti l’interpretazione del marxismo compiuta dall’Unione Sovietica aveva caratteristiche strutturali molto simili a quelle di una religione. Basti pensare al modo in cui il potere si autolegittimava e al modo in cui la sua ideologia spiegasse qualsiasi dinamica storica o sociale. Dall’altra parte, la religione vera e propria, intesa come insieme di pratiche e culti condivisi, è riuscita a conservarsi all’interno del corpo sociale anche sotto il periodo del dominio sovietico. In tal senso la ‘resilienza’ della campagna moldava ha giocato un ruolo fondamentale: il rito battesimale veniva praticato clandestinamente durante le ore notturne, a volte attraverso le frequenze di Radio Free Europe era possibile captare delle funzioni ortodosse dalla Francia, etc.

Ecco perché quello che è successo negli anni ’90, con la quasi totalità della popolazione che è tornata a proclamarsi ortodossa, non è così spettacolare come può sembrare a prima vista. Un senso di religiosità molto vivo e diffuso era ancora presente in Moldavia e si è semplicemente canalizzato nell’istituzione ecclesiastica, che in quel momento non era più bandita od ostacolata da parte dello stato. D’altronde, sempre negli anni ’90, si è verificata un’esplosione di spiritualità alternativa (addirittura sulle televisioni nazionali c’era un programma condotto da due sensitivi molto popolari all’epoca): ciò che i sociologi chiamano ‘desiderio di mistero’.

Tuttavia, se le continuità con il passato sono molte è altrettanto vero che con il crollo dell’Unione Sovietica la situazione è mutata, e non di poco. Innanzitutto, bisogna domandarsi se la Chiesa Ortodossa di oggi sia ancora la stessa istituzione che il comunismo ha combattuto negli anni ’50. Ora l’accento è molto più spostato sulla responsabilità e sulla religiosità individuali piuttosto che sul sentimento di collettività com’era un tempo. Gli stessi approcci al culto da parte dei cittadini sono di gran lunga più variegati e maggiormente spostati verso la sfera del privato che in passato. Poi, come accennavo, il fatto di essere stata perseguitata durante l’Unione Sovietica (cosa comunque parzialmente vera, poiché a un certo punto si è arrivati a un compromesso) ha permesso alla Chiesa di godere subito dopo l’indipendenza di forte legittimità e ampio prestigio presso la società.

In quel momento il senso di disorientamento della popolazione ha fatto sì che la Chiesa Ortodossa potesse diventare il punto di riferimento simbolico di molti valori (la solidarietà, la connessione con il passato e i propri antenati, una visione di comunità collettiva non nazionalistica…). In poche parole, la Chiesa è diventata sinonimo di tradizione e questo la rende all’oggi l’istituzione in cui il popolo moldavo ripone ancora la maggiore fiducia, ricavando da essa anche un senso e una promessa di stabilità che non può trovare altrove.

Ecco che allora – a mio modo di vedere – la religione in Moldavia è una sorta di ‘moneta di scambio simbolico’ molto potente, che fornisce legittimità a varie interazioni sociali. Se infatti andiamo ad analizzare più nel profondo, vediamo come questo paese si dichiara e sembra più religioso di altri nella stessa area, ma i numeri di chi frequenta effettivamente le funzioni sono invece simili alle regioni contigue. La religione in Moldavia, insomma, gioca un ruolo più grande della religione stessa.

Proprio per questo credo che non sia così influente a livello politico. Le relazioni con i partiti e con alcuni dei loro esponenti ci sono, chiaramente, ma sono magari dettati dal ‘timore’ piuttosto che dalla volontà di voler far approvare una particolare agenda. La Chiesa Ortodossa ha senz’altro partecipato a tutto il processo di redistribuzione di beni economici post-indipendenza ed è rimasta invischiata in casi di corruzione o illeciti. Per questo deve intrattenere buoni rapporti con il ceto dirigente per evitare episodi che possano minare la sua credibilità.”

Fonte: http://www.balcanicaucaso.org/aree/Moldavia/Abecedario-moldavo-C-come-CHIESA-ORTODOSSA-175984

TEATRO INDIA PRESENTA ELISABETTA DI WIED. SOTTO FALSO NOME


Roma – Sabato 3 dicembre, ore 18.00 e domenica 4 dicembre, ore 21.00, al Teatro India, la prima nazionale dello spettacolo “Sotto falso nome”, tradotto in italiano da Tatiana Ciobanu. Elisabetta di Wied (Germania 1843 – Romania 1916),  fu principessa di Romania e scrittrice sotto lo pseudonimo di Carmen Sylva.edw

Note di regia

Perché nel 2016 occuparsi di una regina?

Il DNA partecipa alla costruzione del carattere e della personalità di ognuno/a tale che Lui/lei diviene sensibile a mutamenti legati all’ambiente anche sociale, e costruisce eredità dell’individuo unico e inimitabile quale fu Elisabetta de Wied. Intelligente, sensibile, ribelle, volitiva, tentò di muoversi nella rigida struttura aristocratica con tutta la libertà che le fu possibile, come se ognuno di noi potesse dire in ogni situazione “io sono questo, questa”. Non aggiungete altro.

Nel testo ho immaginato che attraversasse epoche e giungesse fino a noi moderna com’era, anzi vicina alla gioventù e, forse, più capace di giocare con ironia, sorridendo alla vita pur nel dolore. Attraverso due frasi che ho scritto su di lei, tento di indirizzare lo sguardo del lettore/spettatore da quel ieri (moti del quarantotto) all’oggi vertiginoso: “ …l’annuncio dell’era che cambiava mi poneva nuove domande sull’umanità, Elena, la Romania, la Germania e l’assetto geo-politico dell’Europa … “ “ … ero come la folata che arriva improvvisa e ti lascia, non più com’eri. lo ero la gioventù …“. Elisabetta scriveva romanzi anche a due mani, poesie, aforismi… sotto lo pseudonimo di Carmen Sylva, mentre manteneva il suo nome per le traduzioni. Poliglotta, attenta al prossimo e alle diversità, ho immaginato che il suo desiderio di essere amata dai romeni e il ruolo di cui era investita, la portarono a privilegiare il romeno anche come lingua madre e creativa. Ironicamente in polemica con le femministe del tempo, si concesse però una fuga da Carol non condividendone alcune scelte, e venne in Italia. Viaggio di cui non vi è fin qui traccia e che, come autrice, ho collocato tra il Nord e il Sud d’Italia, tra città come Venezia e paesini come Ronciglione o Vieste. Il poliglottismo della scrittrice regina viene utilizzato in scena qui e lì a dirci che le lingue con cui dobbiamo convivere e che ci influenzano sono tante e non più pure. In anticipo sui tempi lei capì che dalla crisi della monarchia sarebbe nato un nuovo assetto politico-sociale che avrebbe attinto ai nascenti valori socialisti (1867: pubblicazione de Il Capitale). Sulla vita di Wied (nel 2012), tedesca e sposata a Carol I Hohenzollern-Sigmaringen, trovai articoli di stampa internazionale e chiesi alla poeta moldava Tatiana Ciobanu di aiutarmi nel reperimento di testi della Sylva che Ciobanu mi tradusse simultaneamente. Nel prendere appunti mi sono formata l’idea che, del personaggio, offro nello spettacolo. La regia intreccia da sempre classico e contemporaneo, qui canto-vocalizzi (come sua voce interiore che copre circa due secoli) e movimenti tali da giungere ai giorni nostri (o raggiungerci) con provocazione.
Maria Inversi

 

Prima nazionale

Testo allestimento luci e regia
Maria Inversi

con Valeria Mafera
danzatrice attrice
Virginia Guidi
voce e chitarra
Maria Antonietta Trincucci
assistente alla regia

musiche
Bovio | Brahms| Holiday | Guck | Lauzi | Mozart | Rossini | Schubert | Schumann | Trenet

foto Carlo Christian Spano

ufficio stampa Renata Savo T. 3201915523 rensavo@gmail.com
info Tatiana Ciobanu T. 320213685 | Alfabeti Comuni T. 3389424143 info@alfabeticomuni.it | prenotazioni Teatro di Roma T. 06684000346 |

 

VALERIA MAFERA Diplomata alla “Silvio D’Amico”, successivamente ha frequentato vari seminari di interpretazione (Ivana Chubbuck e Nikolaj Karpo, Francesca De Sapio, Michele Monetta). Studia danza classica per poi specializzarsi nei linguaggi del contemporaneo a N ew York e in Italia con Giorgio Rossi (“Sosta Palmizi”), Sasha Ramos e altri. A teatro è diretta in ruoli primari e non (tra gli altri) da: Mauro Avogadro, Simone Carella, Armando Pugliese, Matteo Garrone, Marco Lucchesi, Renato Giordano, Vanessa Gasbarri e molti altri. Al Cinema e Tv: Togliani, Fineschi, Clemente, Ciccone, Canitano, Ponticelli, Elia e altri. E’ stata scelta per alcune campagne pubblicitarie, tra cui: Regione Lazio e Banca di Roma. Svolge volontariato per la Croce Rossa Italiana.

VIRGINIA GUIDI Diplomata in Canto Lirico, Musica Vocale da Camera presso il Conservatorio S. Cecilia e con lode in una tesi sperimentale in musica elettroacustica; ha maturato studie esperienza nella musica contemporanea e sperimentale. Ha collaborato con: ETI e Accademia Nazionale d’Arte Drammatica S.D’Amico. Si è esibita in Italia e all’estero: Washington, Pechino,New York e inoltre a Roma: Camera dei Deputati, Accademia Filarmonica Romana, Auditorium Parco della Musica, Tecnopolo, GNAM, Macro e MAXXI; Napoli – Arena Flegrea; Catania – Teatro Metropolitan. Ha partecipato a spettacoli musicali su reti televisive nazionali e private e anche in diretta radio. Presente in molti festival tra cui: EMUfest, ArteScienza, Biennale Arte di Venezia 2015. Dal 2013 è direttrice artistica del Festival di Musica Classica Note tra i Calanchi di Bagnoregio (VT).

Fonte: http://www.teatrodiroma.net/doc/4706/elisabetta-di-wied-sotto-falso-nome/

Teatro India

Lungotevere Vittorio Gassman (già lungotevere dei Papareschi)
00146 – Roma
Tel. 06 87752210

Visualizza la mappa

Ingresso di servizio per gli artisti e i disabili: via Luigi Pierantoni, 6

Poco distante dal Teatro è situata la fermata di autobus delle linee
170 (transita per la Stazione Metro B Marconi e fa capolinea alla piazza Venezia)
766 (transita per la Stazione Metro B Basilica San Paolo e fa capolinea alla Stazione di Trastevere)
780 (raggiunge piazza Venezia passando per Viale Trastevere)
781 (arriva dal quartiere Magliana e raggiunge piazza Venezia percorrendo la stessa tratta del 170 da viale Marconi).

Romania, vent’anni di presenza salesiana


(ANS – Costanza, Romania) – Spirito di vero oratorio salesiano, riconoscenza dalla Chiesa locale, dalla società e dalla popolazione, insieme a piccoli segni di un carisma che si va radicando: sono stati questi i tratti salienti della presenza salesiana in Romania e Moldavia, che il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha potuto conoscere nella sua visita a Costanza, a motivo dei 20 anni dell’opera.romania

di Gian Francesco Romano

Don Á.F. Artime è giunto a Costanza nella serata di venerdì 30 settembre, in contemporanea con l’inizio del fine-settimana di celebrazioni organizzato dai ragazzi del locale Movimento Giovanile Salesiano; appena giunto ha ricevuto un caloroso saluto dai giovani rumeni, alcuni dei quali vestiti in abiti tradizionali, e anche da una piccola delegazione di ragazzi ungheresi, accompagnati da una Figlia di Maria Ausiliatrice, giunti appositamente per incontrare il X Successore di Don Bosco. Dopo il primo benvenuto, la serata è terminata con il pensiero della “buona notte”, offerto da don Silvio Zanchetta, Delegato di Pastorale Giovanile dell’Ispettoria Italia-Nord Est – da cui dipendono le presenze in Romania e Moldavia.

Al mattino di sabato, accompagnato dal suo Segretario, don Horacio López, il Rettor Maggiore ha potuto conoscere la realtà della presenza salesiana a Costanza: un’opera autenticamente salesiana, senza parrocchia, senza una scuola, ma con un oratorio-centro-giovanile in cui Salesiani e ragazzi giocano insieme, un centro diurno che offre sostegno scolastico ai ragazzi, una casa famiglia che si occupa dei minori più bisognosi, dei laboratori professionali e informatici che danno agli allievi opportunità per il futuro.

Successivamente ha avuto luogo un momento celebrativo per l’anniversario, intitolato “Don Bosco ieri e oggi in Romania”: attraverso video e testimonianze è stato ripercorso il cammino compiuto nei 20 anni; i ragazzi del centro di Bacau si sono esibiti in spettacoli artistici ispirati al Vangelo e trasposti nella realtà odierna; e il Nunzio Apostolico in Romania e Moldavia, mons. Miguel Maury Buendía, e vari funzionari dell’amministrazione locale impegnati nei contesti giovanili, hanno ringraziato pubblicamente i Salesiani per il loro operato.

Nel pomeriggio, dopo aver incontrato i Salesiani delle 3 presenze in Romania e Moldavia, ha avuto luogo l’eucaristia presieduta dal neo-sacerdote salesiano rumeno Bogdan Baies. Don Á.F. Artime ha predicato l’omelia e, sull’esempio di santa Teresa del Bambino Gesù, di cui ricorreva la festa, ha invitato tutti i fedeli ad essere sempre radicati in Cristo.

Nella mattinata di domenica 2 ottobre, dapprima il Rettor Maggiore ha incontrato il personale e i collaboratori delle tre presenze salesiane, incoraggiandoli e ringraziandoli; quindi ha concelebrato l’Eucaristia presieduta da mons. Ioan Robu, arcivescovo di Bucarest – colui che richiese 20 anni fa la presenza dei Salesiani a Costanza. Il presule nell’occasione ha sottolineato con forza la sua riconoscenza verso i Figli di Don Bosco, per aver donato tutto, senza chiedere nulla.

Fonte: ANS

Milano, românii prezentați într-un volum monografic


Volumul a dedicat și câteva pagini cu rețete specifice fiecărei comunități străine, pentru bucătăria românească autorii menționând o rețetă descrisă de Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaș de la asociația Italia-Romania Futuro Insieme de la Roma.

milano-multietnicaPentru prima oară prezența românească din Milano și Lombardia este consemnată într-un important volum monografic cu titlul: “Milano Multietnica. Scorci e memorie” recent aparut în această vară la editura Meraviglie 206 p., lucrare îngrijităde doi cunoscuți jurnaliști italieni Donatella Ferrario și Fabrizio Pasoli. Milano este deja cunoscut ca un oraș multietnic în care locuiesc cca. 250 000 de străini, originari din 160 de țări, capitala lombardă fiind o metropolă care se înscrie într-o evoluție firească în rândul marilor orașe europene și occidentale. Zi după zi, în opinia celor doi autori, orașul se îmbogațește cu sunetul unor noi limbi, unor noi culturi, unor noi mentalități. Noua realitate căruia nu îi lipsesc multe aspecte problematice, aduce cu sine un enorm potențial din punct de vedere cultural, fără a mai vorbi de o experiență fascinantă pe care o poate avea oricine care vrea sa descopere mapamondul printr-un simplu tur al cartierelor milaneze, care echivalează cu turul lumii într-un singur oraș. Volumul este un mic pas spre a cunoaște și înțelege pe celalalat, pentru aceasta este însănecesar sa faci cunoscut acest fapt, afirmă cei doi jurnaliștiLucrarea monografică este rodul a mai mult de doi ani de muncă a autorilor, care însumează rezultatul a zeci si zeci de întalniri cu persoane aparținând nationalităților prezentate în volum, fiecare povestind experiența lor legată de Milano, reprezentanți de asociații, exponenți ai religiilor, mediatori culturali, cercetători, limitându-se în prezentarea naționalităților mai numeroase de pe teritoriul orașului Milano, careprovin din: Filipine, Egipt, China, Peru, SRI Lanka, România, Ecuador, Ucraina, Maroc, Bangladesh, Armenia, Senegal, Eritrea, etc.

Cu un număr de cca. 15 000 de rezidenți, românii se situează pe locul șase între comunitățile de străini din Milano, în schimb pe teritoriul Lombardiei sunt prezenți 159 626, comunitatea noastră situându-se între grupurile mari deemigranți din regiune.Autorii consideră că românii se integrează foarte repede în Italia datorită afinităților lingvistice, fiind mult predispuși la forme de asociaționism ca o referință principală înspre a păstra rădăcinile culturaleși lingvistice. Comunitatea românească caracterizându-se în acest sens printr-o existență transnațională în care patria de origine coexistă cu noul context social.

Italia este considerată sora mai mare pentru România, afirmă cei doi autori, o caracterizare care în virtutea factorului latinității, face ca românii să se simtă foarte apropiați de această țară. Emigrația românească în Italia are rădăcini vechi încă după primul război mondial, dar despre o emigrație masivă se poate vorbi abia după căderea zidului Berlinului începând cu anul 1990. Dacă în anii 1980 se înregistrau 363 rezidenți români în orașul Milano, în 1995 erau stabiliți 541 ca apoi în 2015 numărul lor să crească la 5 536, iar în 2015 să fie înregistrați cca. 14 798 de romani. Autorii prezintă si o scurtă incursiune istorică a României, marile momente de la 1848 (rolul și influența lui Guseppe Mazzini în Țările Române, prietenia româno-italiană, schimburile culturale care au avut loc în decursul timpului între principatele Romane și Italia), perioada interbelică caracterizată de marile inițiative culturale atât dinspre partea Italiană: deschiderea Institutului Italian de Cultură la București, prezența lui Ramiro Ortiz, catedra de limba română cât și extraordinara strategie diplomaticăculturală venită dinpre partea Statului român în Italia, rolul personalităților Nicolae Iorga si Vasile Pârvan, fondatori ai douămari instituții de cultură cu un rol fundamental atunci și acum în promovarea culturală și artistică românească în Italia. Sunt prezentate personalități italiene precum Luigi Cazzavillan, Giovanale Vegezzi Ruscalla, Ramiro Ortiz care au contribuit la dezvoltarea raporturilor culturale între România și Italia.

În prezent, realitatea culturală românească la Milano este definită în opinia autorilor de fondarea la Milano a unui Centru Cultural italo-român si a primei edituri românești in Peninsulă – Rediviva, care au reușit să valorizeze cultura românească în teritoriu prin dialogul deschis atât cu comunitatea românească, societatea italiană cât și dialogul intercultural dezvoltat cu reprezentanțiiasociațiilor de străini din teritoriu. Un interviu mai lung intitulat Misionarismul cultural între România și Italia este realizat de jurnalista Donatella Ferrario cu Violeta Popescu, interviu care aduce în atenție eforturile și imaginea din punct de vedere cultural pe care o prezintă România și comunitatea de români din Milano, interesul acesteia de a se integra în contextul cultural al orașului, fiind enumerate inițiativele din cadrul bibliotecilor italiene, universități, școli, diferite instituții, fundații și asociații italiene, prezența în cadrul Bookcity Milano, Festivalul de Literatură, Festivalul de Poezie, Zile Interculturale, s.a.

Prezența românilor în Milano, incluzând toate categoriile profesionale (muncitori, ingineri, medici, asistente, îngrijitoare, angajați ai unor diferite firme și companii, până la o importantă elită culturală si artistică (profesori, cercetători, artiști, pictori, muzicieni, balerini etc.) alături de alte comunități de străini, reprezintă o bogăție si o resursă importantă în istoria orașului.

În realizarea și prezentarea României în cadrul acestui volum, a comunității de români din Milano, jurnaliștii italieni Donatella Ferrario și Fabrizio Pesoli, mulțumesc tuturor celor care din comunitatea românească au oferit sprijin informațional, suport, bibliografie, fiind amintit Consulatul General al României la Milano preecum si numele consulului general George Bologan (actual ambasador al României la Roma) căruia autorii îi mulțumesc în mod special pentru suportul acordat,  Centrului Cultural Italo Român și tuturor celor intervievați în decursul întocmirii cărții.

Autorii fac referință în prezentarea tuturor comunităilor, la o listă bibliografică cuprinzând studii, articole, volume apărute atât în limba română cât și în cea italiană. La finalul volumului sunt dedicate câteva pagini cu rețete specifice fiecărei comunități străine, pentru bucătăria românească autorii menționând o rețetă descrisă de Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas de la asociația Italia-Romania Futuro Insieme de la Roma.

Violeta Popescu

Violeta Popescu

Pentru fotografiile publicate în cadrul volumului, autorii mulțumesc Feliciei Chi, videoreporter. Începând din luna septembrie, în mai multe orașe din Italia vor avea loc lansări ale volumului, considerat în urma recenziilor apărute (Corriere della Sera etc.) ca fiind un instrument de referință pentru cine dorește să cunoască dincolo de obișnuitele prezentări, istoria, locul de unde vin, tradițiile acestor comunități.

Sursa:  Cultura Romena, Milano – www.culturaromena.it

7 septembrie 2016

Prof. Nicolae Crețu, Despre valoarea timpului în filmul ”Fata cu ochii verzi”


“Aceasta este problema eternă a omului: Ce faci cu viața ta?!”

  Realizat după un roman al tinereții (”Gaudeamus”, partea a doua a”Romanului adolescentului miop”), filmul ”Fata cu ochii verzi”, în regia lui Mihai Mihăescu, este o alegere excepțională, în care apare de fapt tinerețea autorului Mircea Eliade.

Prof. Nicolae Crețu

Prof. Nicolae Crețu

Ea apare ficționalizată, transferată în imaginar, este tinerețea autorului și a generației lui, o generație cu ambiții mari și personalități mari. O generație, care dacă nu ar fi venit întunericul comunismului, ar fi ridicat România, rămânând în țară și nu plecând în exil, la un nivel competitiv cu orice altă mare cultuă europeană, sau de pe mapamond. Acestea se observă și la lectură și în film, pentru că selecția de text pentru film s-a făcut după mine foarte inteligent. Eu am ”controlat-o”, comparând ce s-a reținut în dialogurile din film și ce este în textul integral al romanului. S-a reținut exact esențialul. Ceea ce mergea pe confruntarea de viziune asupra a ceea ce face fiecare individ cu timpul lui. Aceasta este problema eternă a omului: Ce faci cu viața ta?!

Tatiana Grigore

Tatiana Grigore

            Filmul nu încearcă să transmită spectatorilor vreo teza, vrea morală, ci îi transmite mai ales tensiunea unor întrebări: Cum trăiesc, ce fac, cu cine mă întâlnesc, cu cine stau de vorbă?! Nu merită să te oprești lângă oricine! Realmente e o chestie de timp și de valoarea timpului! El, timpul, nu există decât pentru om, omul a inventat măsurătoarea timpului, pentru că e singura ființă vie, care știe că va muri! Și nu vrea să treacă fără să lase o urmă în lume! Asta apare în film. În primul rând, ceea ce i se întâmplă personajului Mircea, protagonistul al cărui model este categoric tinerețea lui Mircea Eliade, e situarea lui între două iubiri. Cele două fete din film sunt două ipostaze ale feminității complementare și nu în tensiune, sunt cei doi versanți ai feminității! Cu una dintre ele apare într-o secvență de sex, filmată destul de dur, după reacția mea de spectator, dar filmată în spiritul romanului, care reflectă inclusiv duritatea acestor scene. Și aici aș vrea să remarc, că Mircea Eliade a fost unul dintre autorii români, care s-a luptat ca literatura să evite pudibonderia și să aibă curaj să reflecte inclusiv dimensiunea aceasta a sexualității, a erosului carnal! S-a luptat pentru asta și a avut și de suferit, s-a încercat să i se facă un proces, au sărit în apărarea lui scriitorii în frunte cu Sadoveanu de pildă, l-au apărat pentru că literatura trebuie să aibă acces la tot ce este în viață, inclusiv sexul și sexualitatea. Dar ceea ce e interesant ca sens al filmului și al romanului, este că fata pe care acest Mircea din film o iubește, Nișka, și pe care el o iubește cu o iubire mai mare decât dorința erotică, este că ea, la rândul ei, trăiește o tristețe adâncă pentru că nu e ”iubită” de protagonist.

Mircea Eliade

Mircea Eliade

De fapt, pe de o parte, Mircea evită o plafonare a propriei sale existențe, însă nu e numai acest egoism, el are un fel de anticipare a ceea ce ar putea face în viață, nu vrea să-și îngrădească existența de pe acum și mai ales într-un mariaj. Aici transpare dimensiunea de sens în film, care e foarte clară în dialogurile personajelor în general. Cele feminine sunt cu gândul la măritiș, la profesorat, dar nu sunt prea mulțumite de perspectiva aceasta, îi invidiază pe bărbați. E imaginea statutului diferit al femeii și al bărbatului în acest film pentru epoca aceea. Femeia era în general acasă: căminul, copiii… iar bărbatul în lume… Ulise pe mări, Penelopa acasă la războiul de țesut! E frumos însă reversul sugerat de film și de carte: iubirea mare este pentru ea! Dar iubirea aceasta mare nu vrea să fie tratată de către Mircea așa, ca o aventură trecătoare! Tocmai pentru că o iubește, nu vrea să fie ceva carnal între ei!

            Aș vrea să scot în evidență unele procedee, care țin strict de arta filmului. Sugerate de textul romanului, dar care, prin imagine, se realizează fără să fie o transcriere fidelă a textului. Secvențele numeroase cu oglinda: Sunt foarte importante, pentru că oglinda este o metaforă simbolică a acestei nevoi de cunoaștere de sine, care e mai puternică la finalul adolescenței și în zorii primei tinereți. E o răscruce decisivă în viață! De asemenea secvențele care apar în natură: cu frunzele, cu zăpada. Este disponibilitatea aceasta, frăgezimea, prospețimea acestei vârste a tinereții! Un film foarte frumos despre tinerețe, fără să fie cenzurat pudibond – sexul și ce ține de asta – dar în același timp cu o pondere foarte mare intelectuală în dialoguri! Politicul, socialul, credința! Secvențe cum sunt cele filmate în Grădina Botanică, fântâna cu cumpănă… Păi cumpăna aceea este de fapt o săgeată spre cer! Este ceva absolut important pentru dimensiunea metafizică a reflexiei acestei generații! Generație care și-a pus probleme legate de credință, de religie, fără să fie toți înclinați spre istoria religiei, filozofia religiei, ca Mircea Eliade!

            Filmul, între altele, poate trezi în spectatorii tineri de astăzi o mare invidie pentru nivelul spiritualității tineretului de atunci! Astăzi sunt rari cei care au rămas pe o linie de continuitate cu spiritul lui Mircea Eliade! S-au schimbat multe în lume: tehnologiile, superficialitatea, cultura de mase… Sigur, sporește cantitatea, dar scade calitatea!

                        Prof. Nicolae Crețu, critic și istoric literar

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Nicolae Creţu (20 aprilie 1941, Bârlad, judeţul Vaslui) este un critic şi istoric literar. Este fiul Eufrosinei (născută Gociu) şi al lui Neculai Creţu, subofiţer. Urmează cursurile Şcolii generale „Al. I. Cuza” (1948-1955) şi ale Liceului „Gheorghe Roşea Codreanu” (1955-1959) din oraşul natal. În 1964, la încheierea studiilor la Facultatea de Filologie a Universităţii „Al. I. Cuza” din Iaşi, este numit aici asistent la Catedra de literatură română. Specializat în literatura română a secolului al XX-lea şi în teoria literaturii, a cultivat, didactic şi publicistic, abordarea interdisciplinară şi fundamentarea teoretică a discursului critic.

A ţinut cursuri de limbă, literatură şi civilizaţie română la Universitatea „Paul Valery” din Montpellier, Franţa (1976-1979), unde a iniţiat editarea revistei de studii româneşti „Dialogue”, şi la University of Washington din Seattle, Statele Unite, în cadrul Programului Fulbright de schimburi academice internaţionale (1983-1985). Şi-a susţinut doctoratul în 1978, cu teza Construcţie şi semnificaţie în romanul românesc.

În „Iaşul literar”, „Cronica”, „România literară”, „Luceafărul”, „Convorbiri literare”, „Arlechin”, „Analele ştiinţifice ale Universităţii «Al. I. Cuza»”, „Dialogue” (Montpellier), „Dacia literară”, „Anuar de lingvis­tică şi istorie literară” (Iaşi) şi „Timpul” a publicat numeroase eseuri, articole, cronici şi studii.

Apărută în 1982, Constructori ai romanului, carte consacrată lui Liviu Rebreanu, Hortensiei Papadat-Bengescu şi lui Camil Petrescu, rămâne un titlu de referinţă ca lucrare de sinteză asupra artei romanului, studiată din perspectiva naratologiei moderne. Ca director al Editurii Junimea (1990-1994), a sprijinit debutul unor autori tineri. Spirit cu o reală disponibilitate pentru dialog, a conceput şi realizat, la Universitatea ieşeană, cicluri de dezbateri pe teme teoretice şi interdisciplinare şi, sub egida Centrului Cultural Francez din Iaşi, alte manifestări, consacrate unor personalităţi româneşti din exil.

Propunându-şi, în Constructori ai romanului, să studieze manifestările şi importanţa „rolului construcţiei în existenţa estetică a operei”, Creţu analizează resorturile tensiunilor drama­tice şi tragice (Ion, Răscoala),implicaţiile interogaţiei interioare (Pădurea spânzuraţilor, Ultima noapte de dragoste, întâia noapte de război), „anatomia caracterelor” şi „sintaxa imaginarului” (ciclul Hallipilor), poetica „dosarului de existenţe” (Patul lui Procust).

„Construcţia”, concept central, e văzută ca un câmp al solicitărilor (şi tensiunilor) estetice. Figurile de construcţie („amânarea” şi circulari ta tea la Rebreanu, capcanele „analizei” ironice în ciclul Hallipilor, discontinuul şi montajul de joc al perspectivelor la Camil Petrescu) deschid căi de acces spre spiritul operelor: arta rebreniană a denudării esenţelor de sub crusta cenuşiului, „poetica suspiciunii” şi a grotescului ori cea a analizei (şi autoanalizei) intelectualizate şi ardente, la ceilalţi doi autori. Mobilitatea interpretativă, argumentaţia strânsă şi sinteza de reflecţie teoretică se stimulează şi se aprofundează reciproc în Constructori ai romanului.

Opera

Melanges a la memoire de Louis Michel (în colaborare), Montpellier, 1979;
Textes litteraires roumains (în colaborare), Mont­pellier, 1979;
Cunoaştere. Creativitate. Comunicare (în colaborare), Iaşi, 1981;
Constructori ai romanului, Bucureşti, 1982;
Relaţii româno-polone (în colaborare), Iaşi, 1995;
Actes. Journees de la francophonie (în colaborare), I-II, Iaşi, 1996-1998;
O întâlnire astrală. Centenar Lucian Blaga – Ion Barbu (în colaborare), Iaşi, 1997;
Studia antiqua et archaeologica, Iaşi, 1998;
Auteurs europeens du premier XX-e siecle (în colabo­rare), Bruxelles, 2002;
Studii de slavistică (în colaborare), Iaşi, 2002;
Limba şi literatura română în spaţiul etno-cultural daco-românesc şi în diaspora (în colaborare), Iaşi, 2003.

Sursă: http://www.crispedia.ro/Nicolae_Cretu

ÎN PREMIERĂ, “FATA CU OCHII VERZI” LA ROMA

“Gaudeamus” di Mircea Eliade, in libreria

Mircea Eliade, «Gaudeamus»: una poetica dell’«esperienza vissuta»

ITALIA-ROMANIA. RAI1: UNA VOCE PER PADRE PIO


Conduce Alessandro Greco con la partecipazione di Gigi D’Alessio. RomaniaPadre Victor Tudor, in origine di fede ortodossa, che dopo il miracolo di guarigione subìto da sua madre, si è convertito al cattolicesimo.una voce padre pio

23/07/2016 – 20:35 – Sabato 23 luglio andrà in onda l’edizione numero 17 di “Una voce per Padre Pio” su Rai1 alle 20.35, dalla Piazza SS. Annunziata di Pietrelcina, in provincia di Benevento, Terra Natale di Padre Pio e culla della Spiritualità. Condotto da Alessandro Greco con la partecipazione straordinaria di Gigi D’Alessio, “Una Voce per Padre Pio”, nato nel 2000 da un’idea di Enzo Palumbo, racconta storie di vita e di fede, esperienze di devozione ma anche solidarietà, fratellanza e, su tutto, la vita e le opere del grande Santo di Pietrelcina. “Una Voce Per Padre Pio” riunisce, per l’occasione, i grandi nomi della musica e dello spettacolo: Anna Tatangelo, Fausto Leali, Stadio, Attilio Fontana, Clizia Fornasier, Dear Jack, Dolcenera, Sal Da Vinci, Giulia Luzi, Francesco Gabbani, Chiara Grispo, Piero Mazzocchetti, Cesare Bocci, Michele Placido, Lina Sastri. Oltre alla musica, ci sarà spazio per momenti di approfondimento sulla figura di Padre Pio: da Monsignor Orazio Piazza, vescovo di Sessa Aurunca che parlerà delle similitudini tra Padre Pio e Papa Francesco a Padre Enzo, sui luoghi “sacri” di Pietrelcina, culla di spiritualità. Da Padre Marciano Morra, amico di Padre Pio e confratello del Convento dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo, a Padre Victor Tudor, in origine di fede ortodossa, che dopo il miracolo di guarigione subìto da sua madre, si è convertito al cattolicesimo. Ad arricchire il programma non mancheranno le testimonianze di Orazio Pennelli, pronipote di Padre Pio e di alcuni miracolati, ma ci saranno anche tanti contributi da parte di artisti del calibro di Lino Banfi. Enzo Palumbo racconterà i progetti realizzati in Costa D’Avorio nell’arco dei questi anni, a partire dagli ultimi: una casa famiglia, due villaggi per bambini diversamente abili, un orfanotrofio. Anche l’edizione 2016 sarà legata ad una Campagna di Raccolta Fondi a sostegno dei progetti che l’Associazione “Una Voce Per Padre Pio Onlus”, da anni, porta avanti con grande determinazione. Quest’anno gli impegni sono su tre fronti: a favore della costruzione di un Ospedale dei Poveri; per il mantenimento di un orfanotrofio e di un villaggio per bambini diversamente abili “Les Anges de Padre Pio”, appena inaugurato, e per l’edificazione di una casa famiglia per l’assistenza ai bimbi HIV positivi, “Maison le paradis de Padre Pio” – nell’ambito del progetto “Padre Pio pour l’Afrique”.

Sul palco, la grande Orchestra “I Suoni del Sud” diretta dal Maestro Alterisio Paoletti. Le coreografie sono Angelo Parisi. Autori del programma sono Gianluca Guida, Ivano Balduini e Cristina Serra. La regia della trasmissione sarà curata da Fabrizio Guttuso Alaimo.

Fonte: http://www.ufficiostampa.rai.it/

ANCORA UN MIRACOLO DI S. PIO

Padre Victor: “Il tumore è sparito senza operazione”

La commovente storia di un’intera parrocchia ortodossa convertitasi al cattolicesimo dopo la prodigiosa guarigione della madre del prete locale

padre_victor_il_tumore_e_sparito_senza_operazione_Guarita dal tumore senza alcun intervento medico. L’incredibile storia di Lucrezia Tudor inizia nel 2002 a Pesceana, Contea di Vâlcea, nella Romania centro-meridionale. La settantunenne signora rumena, madre di due figli, uno sacerdote ortodosso, l’altro affermato pittore, da tempo avvertiva continui dolori al petto, aveva la febbre alta e violenti colpi di tosse con fiotti di sangue. I molti dottori che aveva l’avevano visitata non erano stati in grado di formulare una diagnosi precisa, sino a che, dopo aver girato un numero imprecisato di ospedali, una TAC svelò l’arcano. La diagnosi fu spaventosa: tumore al polmone sinistro. A quel punto la famiglia al completo si riunì per cercare di capire cosa si potesse fare; decisero di interpellare i migliori specialisti della Romania, ma questi non poterono che confermare la diagnosi. “Anzi, scoprirono che oramai l’80% del polmone era compromesso; ci dissero che qualsiasi intervento chirurgico sarebbe stato inutile”, raccontano i familiari.

Il figlio prete, Victor, disperato, decise allora di interpellare il fratello Mariano, che vive in Italia e che vanta amicizie altolocate, compreso un notissimo oncologo medico personale di Bill Gates. “Faccia arrivare sua madre a Roma e tenterò di tutto per salvarla”, rispose il professore. Ma anche il luminare non poté che con fermare la diagnosi dei colleghi rumeni; non solo, nel frattempo le condizioni dell’anziana signora erano peggiorate: la febbre aveva raggiunto i 40 gradi e la donna non riusciva a reggersi in piedi. In aereo fu costretta a viaggiare su una barella. “Quando il medico la visitò, si spaventò delle sue condizioni critiche”, ricordano i figli; “e, dopo gli opportuni esami, il dottore affermò che qualsiasi operazione era fuori discussione. Qualsiasi intervento sarebbe stato inutile, le metastasi erano troppo numerose”. A quel punto il medico si limitò a prescrivere degli antidolorifici, per sedare i dolori che sarebbero stati lancinanti soprattutto in punto di morte. “Nostra madre però era serena”, ha raccontato padre Victor; “sapeva tutto ed accettò il suo triste destino. Con Mariano decidemmo che sarebbe rimasta a Roma, per essere più vicina all’ospedale”. E fu in quel momento che accadde l’incredibile.

Spiega padre Victor: “Mio fratello si occupa di arte sacra e stava lavorando per una chiesa vicino l’aeroporto di Guidonia; un giorno noi lo accompagnammo e mentre mia madre girava per l’edificio sacro, rimase affascinata davanti ad una statua di Padre Pio; da quel giorno fece amicizia con lui.Conversava per ore con la statua del Santo, come se fosse una persona viva, confidandogli tutto della sua vita, della sua famiglia e della sua malattia”. Quale non fu la meraviglia dei figli e dei medici quindici giorni dopo quando, dopo una nuova TAC, scoprirono che la massa tumorale era miracolosamente scomparsa! La donna, che era di religione ortodossa, aveva chiesto a Padre Pio un aiuto ed il santo l’aveva ascoltata.

“La guarigione prodigiosa di mia madre, compiuta da Padre Pio a favore di una donna ortodossa, mi colpì molto”, racconta padre Victor; “cominciai a leggere la vita del santo italiano. Raccontai ai miei parrocchiani quanto era accaduto. Tutti conoscevano mia madre e tutti sapevano che era andata in Italia per tentare un intervento chirurgico ma che era poi tornata a casa guarita senza che nessun medico l’avesse operata. Fu così che, nella mia parrocchia, si cominciò a conoscere e ad amare Padre Pio. Leggevamo tutto quello che potevamo trovare su di lui. La sua santità ci conquistava. Intanto, anche altri ammalati della mia parrocchia ricevettero grazie straordinarie da padre Pio. Tra la mia gente si diffuse un grande entusiasmo e, a poco a poco, decidemmo di diventare cattolici per essere più vicini al Padre”.

Il passaggio dalla Chiesa ortodossa a quella cattolica ha richiesto una lunga trafila giuridica. Ma padre Victor e i suoi parrocchiani non si sono scoraggiati. Anzi, hanno persino raccolto i soldi per la costruzione di una chiesa dedicata a S. Pio; alla posa della prima pietra erano presenti l’arcivescovo Metropolita di Fagaras, Lucian Muresan, e Alba Julia dei Romeni, cioè la massima autorità della Chiesa greco-cattolica in Romena. “Al termine della cerimonia”, racconta padre Victor, “il metropolita ha voluto conoscere mia madre, miracolata da S.Pio, e ha posato per una foto con lei”.

Fonte: qui.

Il miracolo di Padre Pio su una donna rumena

La protagonista è la madre di don Victor, un sacerdote rumeno, il quale ha raccontato la straordinaria esperienza.

La signora Lucrezia Tudor aveva un tumore maligno, con svariate metastasi su tutto il corpo. I dottori erano ovviamente poco fiduciosi e le avevano dato poche settimane di vita. La forza della preghiera l’ha salvata. Il giornalista Francesco Dora, della nota rivista settimanale Grand Hotel, ci porta a conoscenza di un evento straordinario verificatosi in Romania. Don Victor Tudor è un sacerdote, in origine di fede ortodossa, che dopo il miracolo di guarigione subìto da sua madre, si è convertito al cattolicesimo. Addirittura, il prete in questione ha fatto costruire nella cittadina di Pesceana (contea di Valcea) la primissima chiesa rumena dedicata al Santo Padre Pio da Pietrelcina. Questa storia ha del surreale e dell’incredibile, sembra davvero uscita da un romanzo fantasy.

Una storia straordinaria, con un bellissimo lieto fine

A raccontarcela pazientemente è lo stesso don Victor il quale ha esordito: “Tutto iniziò 13 anni fa, mia madre all’epoca aveva 71 anni e stava molto male. I medici non riuscivano a formulare una diagnosi precisa e quindi dovette passare diversi ospedali prima di comprendere la sua reale malattia. Poco dopo, mia madre iniziò a tossire sangue ed a provare forti dolori, con tanto di febbre alta. Tornammo in ospedale, le fecero un’ulteriore tac ed il risultato fu sconcertante, un tumore al polmone sinistro”. A questo punto la famiglia di don Victor si riunì tutta, per decidere sul da farsi, furono interpellati i migliori specialisti rumeni, i quali non poterono fare altro che confermare la diagnosi. I medici inoltre affermarono che la situazione era più grave di quanto si fosse previsto: l’80 percento del polmone già compromesso e l’esclusione di qualsiasi intervento chirurgico per l’anziana signora. Il povero Victor, disperato, decise di affidarsi all’aiuto di suo fratello Mariano. Mariano è un artista e vive e lavora a Roma, è solito frequentare amicizie famose, tra queste un importante oncologo, medico peraltro di Bill Gates.

Lui accettò di visitare la donna e fu fissato un appuntamento. Purtroppo le condizioni erano intanto peggiorate, la madre di Victor e di Mariano aveva la febbre a 40 gradi e non riusciva a reggersi in piedi. In aereo fu costretta a viaggiare su una barella. Quando il medico in questione iniziò a visitarla, si spaventò delle condizioni critiche di Lucrezia. Dopo gli opportuni esami, il dottore affermò che qualsiasi operazione era fuori discussione. “Qualsiasi intervento sarebbe stato inutile-ha raccontato Victor-le metastasi erano troppo numerose”. L’unica soluzione era un palliativo, degli antidolorifici, giusto per alleviare i dolori prima della morte. Nonostante tutto, la signora Lucrezia era serena, sapeva tutto ed accettò stoicamente il suo triste destino. Alla fine Victor e Mariano decisero, che la loro amata mamma sarebbe rimasta a Roma, per essere più vicina all’ospedale per le terapie. Fu proprio in Italia che Lucrezia conobbe il Frate di Pietrelcina. A spiegarcelo è sempre lo stesso don Victor: “Mio fratello si occupa di arte sacra e stava lavorando per una chiesa vicino l’aeroporto di Guidonia, un giorno noi lo accompagnammo e mentre mia madre girava per l’edificio sacro, rimase affascinata davanti ad una statua di Padre Pio, da quel giorno fece amicizia con lui”. La signora Lucrezia conversava per ore con la stua del Santo, confidandogli tutto, della sua vita, della sua famiglia e della sua malattia. Dopo la nuova tac, l’evento miracoloso: la massa tumorale era scomparsa!
Fonte: qui.