ALFEDENA E VEROLI RATIFICANO I PATTI TRADIZIONALI DI AMICIZIA E FRATELLANZA


La tradizione è come un torrente d’acqua sotterraneo, che di tanto in tanto,  nel fenomeno carsico riaffiora in superficie, e come un fiume in piena, che impetuosamente scende dai monti, riprende la forza e la spinta ineluttabile,  e proseguendo il suo corso tutto  irresistibilmente travolge.

WP_20140522_04_58_05_ProAlla tradizione religiosa, civile e nel segno della solidarietà è connessa la ripresa dell’antica “Alleanza e Confederazione”,  o come oggi si dice “Amicizia e Fratellanza”, tra Alfedena e Veroli, come fu a partire dal Giubileo del 1350.  E come fu nei secoli successivi, in occasione di terremoti, calamità naturali  ed invasioni. La solidarietà, l’amicizia e fratellanza che sorse e si alimentò  tra le due cittadine dei versanti  abruzzese e ciociaro dell’Appenino, si affermò e consolidò come la forza della tradizione imperitura, come il fiume sotterraneo che la rappresenta. Tant’è che, riportati alla luce dalla Biblioteca Giovardiana di Veroli, i documenti di metà XIX secolo, attestanti il rinnovarsi dell’amicizia tra le due città nei secoli precedenti, nel 1989 e puntualmente, rispettando la cadenza venticinquennale,  solennemente  il 13  luglio 2014 scorso in Alfedena, per la festa della comune patrona Santa Maria Sàlome, il rinnovo  venticinquennale dei Patti di “Alleanza e Confederazione”  fu celebrato, sottoscritto in una pergamena, così come oggi ratificato nello storico palazzo municipale di Veroli,  nella sontuosa  sala consiliare,  ma soprattutto riaffermato nei cuori  commossi degli alfedenesi e dei verolani.

 Con il  Rev.mo Mons. Giovanni Di Stefano Vicario Generale della Diocesi, in rappresentanza di S.E. Rev.ma Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, S.E. Rev.ma l’Abate Ordinario di Casamari  Dom Silvestro Buttarazzi, il Presidente della Provincia di Frosinone avv. Antonio Pompeo, la rappresentanza di Alfedena con il  Sindaco ing. Massimo Scura, concludeva, con il Sindaco  di Veroli avv. Simone Cretaro  , e gli antichi  Sindaci marchese comm. Danilo Campanari  e comm.  prof. Mario Tarquini,  il quale teneva un’ampia, dotta  relazione storica, il rinnovo ed impegno pel futuro di quegli antichi Patti di solidarietà fraterna tra le due popolazioni.

La data tradizionale di festa della comune patrona a Veroli è il 24 maggio. Quest’anno, la ricorrenza è caduta di domenica, segnando il centenario d’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra e commemorando i suoi Caduti. L’omaggio religioso e civile degli alfedenesi alla città  consorella ed alleata è cominciato dunque dal Monumento ai Caduti, deponendo una corona d’alloro. Per continuare nella Sala Consiliare del Municipio. Dove le duplici pergamene di rinnovo dei patti sono state ratificate e sottoscritte e dai pubblici amministratori e  dai rappresentanti della società civile di entrambe le città. Seguiva uno scambio di doni.WP_20140522_08_53_30_Pro

A seguire la Celebrazione nella Basilica concattedrale di S. Maria Sàlome, che custodisce le spoglie della Santa del Calvario e le sue vestigia, così come è proprio del culto che il Basso Lazio e la Diocesi di Frosinone oltre alla città di Veroli, attribuiscono alla santa stessa, madre di San Giovanni e San Giacomo Apostoli,  dal Medioevo, e specificatamente dal ritrovamento dell’urna nel 1209. Si esibivano i cori di musica sacra di Veroli ed Alfedena. Seguiva la processione tradizionale con la statua e le reliquie. In processione i sindaci in fascia tricolore di Alfedena  Ing. Massimo Scura e di Veroli Avv. Simone Cretaro,  con il Presidente della Provincia di Frosinone avv. Antonio Pompeo, con i  Sindaci e gonfaloni scortati di una ventina di Comuni del Frusinate, di Atina e della stessa Alfedena;  gli Abati dei monasteri del territorio,  i parroci  Rev. Canonico e Rettore della Basilica concattedrale Don Angelo Maria Oddi, e Rev. Don  Marco Wielgosz di Alfedena, il clero diocesano e regolare, le associazioni del laicato cattolico e giovanili. In corteo, la rappresentanza con vessillo scortato  del Sovrano Militare Ordine di Malta, guidata dal conte cav.gr.cr. prof. Fernando Crociani Baglioni cav. di grazia e devozione,  con  il comm. prof. Mario Tarquini, in rappresentanza del Delegato granpriorale  marchese cav.gr.cr. Alessandro Bisleti, con cavalieri, dame e volontari del Basso Lazio.  Così la Nobile Confraternita di Santa Maria Sàlome, con la sua sezione spagnola di Bonares in terra di Andalusia, nei costumi tradizionali, con i vessilli,  manti e le insegne confraternali. Le rappresentanze della società civile ciociara e alfedenese al completo,  nei rispettivi costumi tradizionali e con la rappresentanza degli Alpini  di Alfedena con le penne nere.  La banda allietava con il suo repertorio lirico e di musica sacra la solenne processione che percorreva le strade  e piazze della  città di Veroli, addobbata ogni finestra,   destando il plauso dell’intera popolazione.

La giornata di festa religiosa e civile si concludeva con un’ agape fraterna alla galleria La Catena.

Dott.ssa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

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Bombardamento di Alfedena, il Prof. Crociani Baglioni relatore alla commemorazione

ALFEDENA: INAUGURATA LAPIDE A DON MATTEO BRUNETTI, PRELATO EROE

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ALFEDENA, IL PAESE DEI DOTTORI COMMEMORA IL TRENTENNALE DEL TERREMOTO


Domenica 10 agosto 2014, nel Museo Sannitico di Alfedena,  autorità, cittadini ed oriundi del borgo abruzzese hanno commemorato il 30° del disastroso  sisma che colpì la Val di Comino e l’Alto Sangro nel maggio 1984.  La manifestazione  si è svolta nel nuovo complesso  archeologico, con un filmato del 1965, prestato dalla RAI, con cui si presentava il borgo abruzzese con la maggior percentuale su scala nazionale di laureati rispetto alla popolazione.

Fonte foto: www.prolocoalfedena.org

Alfedena, Villa comunale Donna Laura De Amicis. Monumento al selciatore. Fonte foto: http://www.prolocoalfedena.org

 Gli alfedenesi erano all’epoca dediti all’agricoltura, all’allevamento e, se non emigrati all’estero,  all’antico mestiere dei selciatori nell’Agro Romano.  Il fenomeno di “paese dei Dottori” si sviluppò fin dall’8OO e vieppiù nel corso del  ‘900, a motivo della crescente aspirazione di abitanti, molti dei quali emigrati nelle Americhe, volta a ‘far studiare’ i figli, consentendo loro di raggiungere titoli di studio medio-superiori ed universitari,  e relative professioni e carriere, gravitando perlopiù su Roma.  Tanto si dovette allo spirito di emulazione che animò i migliori e più capaci studenti, quanto allo spirito di sacrificio di intere generazioni di lavoratori e padri di famiglia operosi, sagaci ed onesti.

Proiezione video "Alfedena, paese dei Dottori"

Proiezione video “Alfedena, paese dei Dottori”

Come riferito dallo storico e sociologo Prof. Fernando Crociani Baglioni:  “Quando nel 1965 il ceto medio-alto di professionisti, imprenditori ed esponenti del ceto impiegatizio, oriundi di Alfedena ma residenti a Roma,  concentrati nei contigui rioni Aventino-San Saba-Porta San Paolo-Testaccio, che da un trentennio, e poi per mezzo secolo,  si riuniva bisettimanalmente, in una sorta di circolo presso la trattoria “La Villetta” del rione romano Aventino,  confrontando i successi universitari e professionali dei rispettivi figli e nipoti, sorse il quesito di quanti essi fossero. La conta ne censì 83 laureati e 153 diplomati, considerati i 1500 abitanti esclusi gli emigrati tra i quali comunque figuravano giovani in possesso di titoli di studio. Da cui “Alfedena, il paese dei Dottori” , titolo che fu assunto dal servizio televisivo RAI su scala nazionale. Tra gli animatori ricordo il Comm. Peppino Persia Presidente della centenaria Cooperativa selciatori di Alfedena nell’Agro Romano,  mio nonno il Comm. Alfredo Brunetti Sindaco-Revisore dei conti della Cooperativa stessa ed amministratore di numerose imprese del settore,  il Capo-divisione ministeriale Dott. Alberto D’Amico,  il Viceprefetto Dott. Vincenzino Persia, i medici chirurghi Dott. Emilio Brunetti e Dott. Bruno Persia, il dirigente ISTAT Dott. Vincenzo Gigante, i bancari Dott. Pietro Persia, Rag. Teodoro Passarelli e Rag. Ennio Di Filippo,  l’imprenditore Cav. Francesco Nenni, e  la mascotte  Rag. Romeo  Amorosi,  il più giovane del “club”  dei signori alfedenesi  quasi tutti dell’800,  unico tutt’ora   felicemente vivente così come il prelato Mons. Fernando Belli.

I BRUNETTI DI ALFEDENA

Gruppo familiare di Alfedena: Comm. Alfredo Brunetti con il figlio e il nipote, medici chirurghi, Dr.Med. Emilio Brunetti e Dr.Med. Louis Carbone (residente in Erie, USA); e i generi Cav. Ottavio Floris, e P.I. Vittorio Amadei. Foto: Archivio Crociani Baglioni, 1966.

Gruppo familiare di Alfedena: Comm. Alfredo Brunetti con il figlio e il nipote, medici chirurghi, Dr.Med. Emilio Brunetti e Dr.Med. Louis Carbone (residente in Erie, USA); e i generi Cav. Ottavio Floris, e Ing. Vittorio Amadei. Foto: Archivio Crociani Baglioni, 1966.

Il Sindaco dell’epoca Dott. Enrico Marinelli,  dirigente della Cassa del Mezzogiorno,  diede grande impulso a tale immagine del paese, da far apporre cartelli all’entrata e all’uscita del borgo  del Parco nazionale d’Abruzzo, “benvenuti  e arrivederci nel Paese dei Dottori“.   Un paese che subì gli orrori della guerra nel 1943-44,  insistendo sulla Linea Gustav nell’Alto Sangro, con bombardamento, sfollamento. Numerose le vittime civili, di cui si attende in Alfedena  una lapide o cippo commemorativo.

Arch. Corrado Sterpetti

Arch. Corrado Sterpetti

A ruota sorse l’idea di realizzare per Alfedena il Monumento al Selciatore. L’opera in bronzo di un famoso scultore, rappresentando il selciatore che modella il classico ‘sanpietrino’ in pietra basaltica di forma troncopiramidale,  fu sempre iniziativa del ‘circolo della Villetta’.  Ivi raccolte le oblazioni, fu poi inaugurata e benedetta nella Villa comunale Donna Laura De Amicis il 15 agosto 1966.  Vi si  radunarono gli Alpini abruzzesi,  che per il solenne evento,  l’antico Ten. Col. Peppino Persia, affiancato dal Ten. Prof. Pino Amorosi, ebbe cura di convocare, con tutte le autorità religiose, civili e militari di Abruzzo e Molise.”

Alfedena, nel 1984 ebbe a subire la calamità del violento sisma ondulatorio e sussultorio che ne distrusse o lesionò il 90% dell’abitato.  Il secondo filmato della manifestazione del 10 agosto scorso, presentava le fasi più acute della distruzione, dei soccorsi, dei gravi disagi della popolazione terremotata, e poi della graduale ricostruzione delle case negli anni successivi.

ALFEDENA (AQ), “PAESE DI DOTTORI” E BUONA AMMINISTRAZIONE (I)

Il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura.

Il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura.

Numerose le testimonianze. Presenti il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura, l’antico Segretario Comunale Dott. Vincenzo Patitucci, l’antico Sindaco Arch. Corrado Sterpetti, il Prof. Luigi Michetti, l’Arch. Carlo Becchia,  l’Avv. Arturo Manti De Amicis con la Sig.ra Elena De Amicis, Dott. Piero Di Domenico, l’archeologa Dott.ssa Erika Iacobucci, Rag. Angela Spada, etc., riempiendosi l’aula magna del Museo”De Nino”.

©Testo, foto e video a cura di Dott.ssa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Nobile Avv. Arturo Manti De Amicis con l'amico Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

Nobile Avv. Arturo Manti De Amicis con l’amico Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni, esponenti del ceto storico alfedenese.

ALFEDENA (AQ), “PAESE DI DOTTORI” E BUONA AMMINISTRAZIONE (I)


”…se in Italia facessero tutti così, avremmo qualcosa come mille miliardi di Euro a disposizione”.

Intervista al Sindaco che ha portato il Comune di Alfedena (AQ)*, a quasi 200.000 Euro di avanzo di bilancio nel 2012 .

Ing. Massimo Scura, Sindaco di Alfedena. Foto Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas © – Agenzia Euroitalia

Intervista  audio del 2 maggio 2013 e trascrizione a cura di Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas.

ALFEDENA, 19 febbraio 2014  – Parte I

SIMONA CECILIA CROCIANI BAGLIONI FARCAS.  Ingegner SCURA, lei è Sindaco di Alfedena dal 16/05/2011:   brevis verbis, come si riconduce un piccolo comune montano ad avanzo di bilancio in sì breve tempo, dalla vostra amministrazione, a raggiungere quasi 200.000 Euro di avanzo nel 2012. Qual è dunque la vostra formula per ripristinare Alfedena ad amministrazione tanto virtuosa, efficiente e con un così ampio consenso della cittadinanza, emerso anche in occasione del vostro ultimo Consiglio Comunale?

MASSIMO SCURA. Intanto, brevemente i principi generali che hanno informato la nostra azione. Direi che il titolo potrebbe essere, con un pizzico di legittimo orgoglio: ESISTONO ANCHE LE BUONE AMMINISTRAZIONI. Continua a leggere…

via  ALFEDENA (AQ), “PAESE DI DOTTORI” E BUONA AMMINISTRAZIONE (I).

Chiesa Madre di Alfedena. Foto Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas © – Agenzia Euroitalia

Bombardamento di Alfedena, il Prof. Crociani Baglioni relatore alla commemorazione


1943  –  8 ottobre  –  2013 : Tavola Rotonda “Storie per tramandare la Storia 

Alfedena, 11 Gennaio 2014 –  Alla celebrazione del 70° anniversario dell’inutile bombardamento anglo-americano sulla cittadina dell’Alto Sangro, che non uccise né il Feld-Maresciallo Kesselring, né alcun militare germanico, ma sterminò una quarantina di civili di Alfedena,

Alfedena, 11 Gennaio 2014. Nella foto: Prof. Fernando Crociani Baglioni e il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura, a sn.
Alfedena, 11 Gennaio 2014. Nella foto, a dx, il Prof. Fernando Crociani Baglioni e il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura, a sx.

il prof. Fernando Crociani Baglioni esordisce l’11 gennaio 2014 nella sala consiliare di Alfedena:  “Questa mattina Alfedena ha preso commiato da Mons. Camillo Lombardi. Oggi questo convegno storico rende più lieve il lutto cittadino, in quanto don Camillo fu artefice della ricostruzione di Alfedena; della comunità parrocchiale, della chiesa, come dello spirito degli alfedenesi martoriati dalla guerra !

Mons. Camillo Lombardi

Mons. Camillo Lombardi

Stiamo qui a ricordare la ferocia consumata la notte dell’8 ottobre 1943 contro questa popolazione civile inerme.

Nessuno comprese il ‘senso’ dei bengala lanciati dalla Royal Air Force sul paese dell’Alto Sangro, mezz’ora prima del lancio delle bombe da mezza tonnellata di tritolo. Un triste annuncio di morte e distruzione .  40 le vittime civili, almeno 200 i feriti, mutilati, dissanguati… questo il bilancio dell’attacco aereo inglese. Dopo 2 settimane quella popolazione, razziati gli uomini atti al lavoro coatto, fu sfollata dai tedeschi , su autocarri, verso Avezzano.

Ma anche sul capoluogo marsicano continuarono ad avventarsi le incursioni aeree anglo-americane. Il numero delle vittime salì, anche per denutrizione, malattie, fame, freddo e stress. Il contributo di sangue e lacrime reso da Alfedena è inenarrabile.

Rendiamo omaggio a tante sofferenze. Anche la mia famiglia materna ne fu coinvolta, in quanto si trovarono bloccati in Alfedena dall’annuncio dell’armistizio l’8 settembre 1943.”  Delle tre case di proprietà, la famiglia Brunetti, con 5 figli, pernottava in quella rimasta pressoché immune da danni, a borgo Veroli 6. Quella su largo della chiesa (attuale Largo Don Filippo Brunetti) fu disintegrata, e quella di via corone contigua alla congrega, era dalla famiglia stessa non abitata, e adibita a deposito di viveri.

il  Prof. Fernando Crociani Baglioni storico - giornalista, durante il suo intervento. A dx nella foto, Dott. Lucio Zagari; a sx, Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena

il Prof. Fernando Crociani Baglioni storico – giornalista, durante il suo intervento. A dx nella foto, Dott. Lucio Zagari; a sx, Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena

Prof. Fernando Crociani Baglioni

Prof. Fernando Crociani Baglioni

Fuggiti in montagna, il primo figlio Emilio Brunetti, studente universitario di Medicina, poi medico chirurgo, all’epoca congedato da allievo ufficiale, fu catturato dai tedeschi.  Ma nottetempo, da un campo in Castel di Sangro, mentre i soldati sonnecchiavano riuscì a fuggire, e attraverso le campagne riuscì a raggiungere il campo degli alfedenesi sfollati in montagna e i suoi familiari.

Furono condotti in Avezzano, abitarono in una villetta in campagna, prestata a mio nonno da un commilitone della grande guerra 1915-18. Ivi attesero l’occasione per rientrare a Roma, a febbraio 1944; mentre la capitale era ancòra sotto i bombardamenti americani e le razzie di uomini per le strade operate dai tedeschi.

L’incubo cessò il 4 giugno 1944 con quella che – entrati in Roma gli anglo-americani – chiamano liberazione, ma che noi continuiamo a chiamare la salvezza di Roma.

In fine l’appello alla pace, evocando il motto di Pio XII: OPUS IUSTITIAE PAX, la pace è opera della giustizia !

Programma

Locandina della Tavola Rotonda

Il Comune di Alfedena (L’Aquila) ha organizzato l’11 Gennaio 2014 una Tavola Rotonda di presentazione  della Mostra in atto nel Museo Civico della cittadina altosangrina celebrativa del 70° Anniversario del bombardamento.

La testimonianza del Dott. Lucio Zagari

La testimonianza del Dott. Lucio Zagari

Dopo il saluto del Sindaco Ing. Massimo Scura, hanno preso inoltre la parola il Prof. Cosimo Savastano, storico dell’arte, il Prof. Giuseppe Pardini dell’Università del Molise e il Prof. Gennaro Onofrio già docente di Letteratura Europea; l’imprenditore Dott. Lucio Zagari, ha dato una commovente testimonianza raccontando la storia e odissea della sua famiglia, perseguitata in quanto per parte materna di origine ebraica.  Ha moderato l’Arch.  Gabriella Melone, Assessore al Turismo e Cultura del Comune di Alfedena. Molti gli interventi e le testimonianze del pubblico di ogni età.

 11 Gennaio 2014, ore 17: Tavola rotonda,  presentazione del catalogo Mostra-Museo e proiezione documentario “Storie per tramandare la Storia”.

11 Gennaio 2014, ore 17: Tavola rotonda, presentazione del catalogo Mostra-Museo e proiezione documentario “Storie per tramandare la Storia”.

Video: Nobile Donna Dedé Manti De Amicis in “Storie per tramandare la storia”,  nel 70° Anniversario del bombardamento di Alfedena. Con il patrocinio del Comune di Alfedena.

Gli orfani d’amore e il gran cuore di Dedé

A più di 80 anni assiste gli anziani e le ragazzine senza famiglia, dividendosi tra Alfedena e Roma.
Una vita spesa tra l’impegno per gli altri, il teatro e la grande passione per Vittorio, suo compagno di vita per più di mezzo secolo.

E’ bella Dedé. Perché è luminosa. E’ come se avesse dentro un faro che accende la sua vita e quello che c’è intorno. Che non è poco, perché tra passato e presente ne porta di cose sulle spalle. A cominciare dagli anni, 79, vissuti intensamente oggi come nel periodo della guerra sempre con la stesso slancio. Adele De Amicis è una singolare figura di donna che si divide tra Alfedena (in provincia dell’Aquila) e Roma, perché le sue vite parallele si snodano in due posti differenti, amati allo stesso modo perché in entrambi c’è qualcuno che ha bisogno di lei e conta su di lei. Gli anziani in Abruzzo e le bambine senza famiglia nella capitale: sono queste le emergenze d’amore di cui si occupa quest’anziana signora, che si consegna con generosità e un’energia invidiabile a chi ne ha bisogno. Ad Alfedena affianca il personale della Rsa “San Pietro” nel prendersi cura degli ospiti e organizzando per loro momenti di svago con diverse attività, mentre a Roma è diventata un punto di riferimento per le suore carmelitane dell’Istituto S. Giuda Taddeo, una struttura che accoglie bambine abbandonate alla nascita o afflitte da disagi familiari. “Alle mie giovani e piccole amiche insegno dizione e recitazione – racconta – perché credo che il teatro rappresenti una grande ricchezza, affina l’animo, e ci rende più duttili. Io l’ho scoperto in età adulta, e mi ha dato tanto. Ecco perché desidero che le mie ragazze imparino a conoscerlo e amarlo da giovanissime”. Lei non lo dice, ma non rappresenta solo un punto di riferimento culturale per loro, perché è lì pronta a raccogliere e soddisfare le piccole necessità di queste figliolette, che gioiscono come tutte le coetanee per un gioco o uno swatch.
E con gli anziani di Alfedena, invece, che c’entra questa ragazza che veleggia verso gli ottanta? “La rsa è un po’ come la mia seconda casa – aggiunge – dove vado più volte al giorno per dare una mano al personale, per fare compagnia agli ospiti, ascoltare e se serve consolare: le persone sole, per di più avanti negli anni e lontane dai propri affetti, possono condividere un’angoscia più con una coetanea che con gli assistenti, e quindi offro loro il mio conforto, oltre che preoccuparmi di rappresentare al personale determinate esigenze magari non colte appieno. Ho la fortuna di avere ancora energia e autonomia, e desidero spenderla per chi ne può trarre giovamento”. E’ una questione di cuore, di sentire. Che può capire solo chi è sulla stessa frequenza e intercetta la lunghezza d’…amore di Dedè, che sta bene ed è se stessa solo quando riesce a declinare il suo verbo preferito: fare. E’ l’essenza della sua vita, che dice essere un grande dono di cui gioire. E che non sia sempre facile lei lo sa bene, perché di prove, durissime, ne ha avute eccome, nel passato remoto e in quello prossimo, ma guai a lasciarsi piegare. Darsi per vinta no, non le viene proprio, e meno male. Perché la sua ribellione è anche creativa. E permette di riempire i vuoti. Adesso se n’è inventata un’altra per soffrire meno l’assenza del marito, Vittorio Manti, scomparso qualche anno fa: raccogliere e pubblicare le sue lettere d’amore. Glie ne aveva scritte 350, molte delle quali negli anni della guerra, quando lui, federale fascista, sperimentò alterne fortune, da potente a perseguitato, ma sempre sostenuto dal desiderio di poter condividere la sua vita con lei. Ci riuscì, e hanno trascorso insieme 57 anni: “Ho vissuto con lui con lui la più meravigliosa delle vite – confida Dedè – e la ripercorro rileggendo quelle lettere e rivedendo gli acquerelli dipinti per me”. Anche i quadri di Vittorio sono raccolti nel libro, che tratteggia un uomo e una donna diversissimi eppure complementari, due parti di un unicum che ha attraversato indenne il tempo e le avversità. Scrive Vittorio: “In questo contatto d’anime un senso di fierezza mi prende nel sentire che sei come ho sempre voluto e pensato la mia donna, e come vorrei fossero molte donne italiane…. Io ti amo, piccola creatura del mio cuore, e sento che mi sei compagna in questo mio travaglio, e che lo sarai ancora di più quando cammineremo e costruiremo insieme….”. Aveva ragione lui: era il 1944, e non sapeva ancora che avrebbe vissuto oltre mezzo secolo accanto a quella donna. Non si sbagliava, era lei quella giusta che gli avrebbe regalato una bella storia. Come quelle, piccole, che oggi continua a regalare a chi capita nella sua orbita. Fonte: http://liciacaprara.wordpress.com/2011/05/03/gli-orfani-d%E2%80%99amore-e-il-gran-cuore-di-dede/

ALFEDENA, IL PROF. CROCIANI BAGLIONI CELEBRA IL 70° DEL BOMBARDAMENTO


Alfedena , Chiesa madre

Alfedena , Chiesa madre

11 Gennaio 2014, ore 17: Tavola rotonda,  presentazione del catalogo Mostra-Museo e proiezione documentario “Storie per tramandare la Storia”. Per non dimenticare.

Programma

70° Anniversario del bombardamento di Alfedena. Con il patrocinio del Comune di Alfedena

 

1943  –  8 ottobre  –  2013 : “Storie per tramandare la Storia

 Il Comune di Alfedena (L’Aquila) organizza una Tavola Rotonda di presentazione  della Mostra in atto nel Museo Civico della cittadina altosangrina celebrativa del 70° Anniversario del bombardamento.  E’ previsto un panel ricco di relatori tra cui l’Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena, il Prof. Giuseppe Pardini dell’Università del Molise, lo scrittore Simon Pocock, il Prof. Gennaro Onofrio già docente di Letteratura Europea, il  Prof. Fernando Crociani Baglioni storico, giornalista, scrittore.  Modera  Gabriella Melone, Assessore al Turismo e Cultura.

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

Il parterre di studiosi  illustrerà il contesto storico degli avvenimenti decisivi della Seconda Guerra Mondiale sul fronte di guerra italiano e specificatamente sullo scenario della Linea Gustav, stesa a difesa dalle forze dell’Asse sulla linea montuosa che andava dalla foce del Liri attraversando l’Appenino, Montecassino, catena delle Mainarde e della Meta,  corso del Sangro, sino all’Adriatico all’altezza di Ortona.

 

ALFEDENA PRESENTA IL ROMANZO STORICO SUI SANNITI


Un pubblico esclusivo per un’ opera esclusiva,  come merita  VITELIU’  IL NOME DELLA LIBERTÀ, alla presenza del prof. Adriano La Regina, massimo archeologo italiano di livello internazionale.

Nella foto: Arciprete Don Filippo Brunetti ( a sinistra), Onorevole Mansueto De Amicis (a destra), Alfredo Brunetti, di anni 9 (al centro). (Fonte: archivio Crociani Baglioni)

Nella foto, davanti alla Chiesa madre dei Ss. Pietro e Paolo di Alfedena, 1901: Arciprete Don Filippo Brunetti (a sinistra), Onorevole Mansueto De Amicis (a destra), Alfredo Brunetti di anni 9 (al centro). (Fonte: archivio Crociani Baglioni)

Alfedena, 24 agosto 2013 – Il romanzo storico di Nicola Mastronardi, presentato ieri al MUSEO Archeologico A. de Nino di Alfedena.  Ospite d’onore prof. Adriano La Regina, Presidente dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte che ha presentato il libro di Mastronardi partendo da una vera lezione storica sull’Alto Sannio e l’antica Aufidena. Mezzo migliaio di pagine avvincenti Viteliù. Diremmo un romanzo che rende lo spaccato storico della guerra sociale con cui i Romani tentarono di soggiogare i fieri Sanniti e gli altri popoli italici, uniti ai Sanniti dalla comune origine etnica, culturale e linguistica osca (89 a.C.), orgogliosi della propria indipendenza e libertà. Un incubo del passato spinge un vecchio capo guerriero sannita che su di sé sente la sventura del genocidio subito dal suo popolo, e avvertendo il tramonto della vita,  fugge dalla semicattività romana per tornare sulle montagne native dell’Alto Sannio, accompagnato  dal nipote Marzio, sconvolto dalla scoperta della sua vera origine sannita.

La narrazione del loro avventuroso viaggio  conduce a  conoscere la storia, la fierezza e le terre sannite, che costituirono la prima nazione sabellica, Sanniti, Sabini e Safìni, che da VITELIU’, assunse il nome primigenio di ITALIA.  Scomparvero.  Inghiottiti dal diluvio romano. Ma il nome che avevano dato al loro sogno di indipendenza, libertà,  onore e dignità, è rimasto per sempre.

 Il salone della nuova sede museale affollato di pubblico, autorità, intellettuali e giornalisti, assisteva alla proiezione di foto d’epoca di Alfedena e dei singoli reperti archeologici custoditi nel museo. La prima immagine della rassegna di diapositive (qui in alto) ritrae i personaggi, Arciprete Don Filippo Brunetti e On. Mansueto De Amicis (1901), Sottosegretario di Stato e successivamente Senatore del Regno, i quali fomentarono gli scavi archeologici dell’antica Aufidena fin dal 1882, di cui all’opera del prof. Lucio Mariani “AUFIDENA” del medesimo 1901.

Alfedena, 24.8.2013

Fernando Crociani Baglioni

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Nicola Mastronardi , Viteliú. Il nome della libertà

Nicola Mastronardi , Viteliú. Il nome della libertà

Vedi, inoltre : http://viteliu.wordpress.com/2013/08/23/viteliu-ospite-del-museo-archeologico-di-alfedena/

Pagina fb: https://www.facebook.com/ViteliuIlNomedellaLiberta

Otto secoli di storia italica completamente ignorati dai volumi scolastici del Novecento. Per informazioni: http://www.itacalibri.it/it/catalogo/mastronardi-nicola/viteliu.html?IDFolder=144&IDOggetto=42209&LN=IT

40 anni di terremoti in Italia, l’esperienza umana e civile di Fernando Crociani Baglioni


 Pubblichiamo la nota autobiografica del Conte Cav. Gr. Cr. Prof. Fernando Giulio Crociani Baglioni, apparsa nell’intranet di una grande confederazione economica italiana, che costituisce altresì storia e cronaca di molteplici eventi sismici verificatisi dagli anni ’70 ad oggi; che lo videro protagonista in prima linea negli interventi di soccorso alle popolazioni terremotate. La storia del nobile romano Crociani Baglioni, non è solo biografia del personaggio, ma testimonianza di vita anche professionale, oltre che di apostolato religioso e sociale del Cavaliere di Grazia e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta, Addetto al Cerimoniale  del Gran Priorato di Roma, antica Guardia Palatina d’Onore di Sua Santità, professato nell’arco di tutta la sua vita. 

Conte Cav.Gr.Cr.Prof. Fernando Crociani Baglioni

Foto: Conte Cav. Gr. Cr. Prof. Fernando Crociani Baglioni in uniforme da soccorritore del Sovrano Militare Ordine di Malta

Roma, 19 luglio 2012 – Al ritorno dall’Emilia Romagna terremotata, avendo assolto ad una decade di servizio volontario di Protezione Civile al campo di Bomporto, desidero anzitutto porgere in questa sede i miei saluti ed auguri più cordiali, non formali, ai colleghi ed amici 50&Più Enasco e Confcommercio della regione, e delle province di Mantova e Rovigo, colpite dall’immane pubblica calamità.  Saluto i molti colleghi del sistema, i quali si vanno prodigando sul territorio, assistendo le popolazioni colpite e tuttora soggette dopo due mesi al pànico e ai disagi crescenti con le ultime ancora inquietanti scosse.

Mi sia consentito in questo frangente, da anziano collega,  esporVi personali ricordi. Si tratta per me dell’ennesima aspra esperienza nell’arco della mia vita, anche professionale.  Fin dall’aprile 1976, quando in missione ininterrotta all’ufficio Enasco di Treviso,  con il collega cav. Pietro Amendolara, ebbi a trovarmi in prossimità del terremoto del Friuli. La popolazione atterrita dalla vicina catastrofe passava le notti sulle mura medievali della città veneta.

Nell’autunno-inverno 1980 mi trovai in missione, per l’operazione del sistema ‘contrin’, all’ufficio Enasco di Benevento; a ridosso del terremoto dell’Irpinia. In compagnia del collega confederale Gaetano Parrotta, padre di Fabrizio, attuale “commissario confederale per il sisma emiliano“. Partecipai con Gaetano  ai soccorsi prestati da Confcommercio a Lioni e S. Angelo de’ Lombardi, epicentro del sisma, paesi montani rasi al suolo ed innevati. Privi di comunicazioni telefoniche, isolati dalle famiglie, dediti al dovere dell’ora. Intervenni più volte sulle emittenti Tv locali, coordinando con la Prefettura di Benevento i soccorsi . Operammo con gli uffici mobili Enasco (i furgoni Ducato), nelle province di Benevento, Avellino, Caserta e Salerno.  Sorgeva allora, con l’Alto Commissario On. Giuseppe Zamberletti, la Protezione Civile italiana, assumendo lo stesso politico la carica di Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile della Repubblica Italiana. Il Dipartimento ebbe poi a coprirsi di gloria nel mondo, ovunque vi fosse bisogno dell’intervento italiano di soccorso nelle catastrofi naturali.

Arrivo al campo di Bomporto di S.E. l'Arcivescovo di Modena Mons. Antonio LANFRANCHI , 10 luglio 2012: gli Onori Militari.

Arrivo al campo di Bomporto di S.E. l’Arcivescovo di Modena Mons. Antonio LANFRANCHI , 10 luglio 2012: gli Onori Militari (Foto: Dott. Ciro Urselli)

Nel 1979, in Umbria, la Valnerina dei miei antenati fu colpita dal sisma. Vi perdemmo un immobile di famiglia.  Nel 1984 la mia stessa casa materna avìta in Abruzzo, fu disastrata dal sisma della Val di Comìno – Alto Sangro; e resa inabitabile per 23 anni; fino alla sua totale recente  ristrutturazione.  In tale arco di tempo entrai in contatto con la realtà del Dipartimento della Protezione Civile italiana ed i suoi dirigenti politici e tecnici.  Partecipai poi ai soccorsi pel terremoto umbro-marchigiano del 1997, in forza alle strutture del Sovrano Militare Ordine di Malta, di cui sono membro da quarant’anni (Cavaliere di Grazia e Devozione), a Colfiorito, Assisi, Foligno e Spoleto.

Cav. Dott. Alessandro Staffelli e Cav. Dott. Luca Rota, distribuendo giocatoli a tutti i bambini del Campo di Bomporto (MO)

Gli ufficiali medici dei Carabinieri Cav. Dott. Alessandro Staffelli e Cav. Dott. Luca Rota, distribuendo giocatoli a tutti i bambini del Campo di Bomporto (MO)

Un’esperienza questa che mi fu essenziale ed altamente formativa,  dopo un corso di un anno accademico di Primo Soccorso a La Sapienza Università di Roma (Facoltà di Medicina e Chirurgia),  per partecipare ai servizi di soccorso ai pellegrini del Grande Giubileo dell’Anno 2000, a Roma, dove giunsero a milioni  fedeli da tutto il mondo. Seguirono,  dopo anni di servizio nel Cisom – Corpo Italiano Soccorsi del Sovrano Militare Ordine di Malta, i funerali di Giovanni Paolo II nell’aprile 2005, l’elezione e  intronizzazione del nuovo Pontefice Benedetto XVI, con milioni di pellegrini a Roma, cui partecipai prestando innumerevoli servizi anche notturni; prestando numerosi soccorsi a fedeli, personalità come umili pellegrini, colpite da infarti, ictus, fratture gravi, conducendo numerose volte l’ambulanza agli ospedali romani.

Seguì nel 2009 il terremoto dell’Aquila (la notte del 6 aprile, lunedì santo, mi trovavo nella mia casa di montagna, ad Alfedena, che, svegliandomi di soprassalto coi miei familiari,  alle 3,35 tremò, proprio come 25 anni prima). Partii senza indugio, determinato come sempre ; in servizio di Protezione Civile con il Sovrano Militare Ordine di Malta, il “Malteser” – nostro Corpo melitense germanico di soccorso,  e le associazioni d’Arma (Alpini e Carabinieri);  per quattro turni ultrasettimanali di servizio : a Paganica, ad Onna, il villaggio raso al suolo epicentro del sisma,  nonché  ai campi SMOM di Poggio di Roio e San Felice d’Ocre.

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La sismicità del territorio italiano, non solo sulla dorsale appenninica, come il terremoto padano in atto ha dimostrato, mi ha visto coinvolto in prima linea anche in questa ennesima esperienza, che mi ha vieppiù segnato interiormente.
La quasi totalità degli sfollati, in atto 17 mila, che in questa torrida estate affollano le tendopoli di Protezione Civile in Emilia, è costituita da extracomunitari. Non solo in quanto colpiti nelle abitazioni più povere, talora fatiscenti, rese inagibili, pericolanti e destinate a riparazioni e ricostruzioni; ma in quanto parte socialmente più disagiata della popolazione residente, non in grado di provvedersi diversamente. Nell’estate in corso è molto duro e impegnativo pei volontari nei campi, dedicarsi al nutrimento, alloggio, igiene, logistica, vestiario, cure mediche, farmaceutiche e psicologiche degli sfollati d’ogni età .

Photo of Army Parade in Rome, 2 june 2006, Fes...

Photo of Army Parade in Rome, 2 june 2006, Festa della Repubblica Italiana. Special Italian Army military auxiliary corp – Sovrano Militare Ordine di Malta (Photo credit: Wikipedia)

Le nostre squadre di medici, infermieri, farmacisti, odontoiatri, psicologi, soccorritori specializzati, assistenti sociali, ufficiali e soldati del Corpo Militare del Sovrano Militare Ordine di Malta,  tutti volontari e a proprie spese, rendono in questo periodo con gravi sacrifici personali, il massimo al campo S.M.O.M. di  Bomporto (tra ModenaMirandola, epicentro del sisma).

Al punto che, lasciando il campo al termine del turno di servizio,  salutando tra le tende le frotte di bambini maghrebini, ovest-africani ed albanesi, coi quali trascorsi lunghi pomeriggi assolati in attività ludiche,  il  commiato mi lascia ancora una volta nell’anima,  un’esperienza dello spirto, civile ed umana, più che toccante, struggente….

Proprio come l’innocente, angelico  sorriso di quei bimbi.

Fernando Crociani Baglioni

ALFEDENA ONORA GLI ALPINI


 60 ANNI DALLA RICOSTITUZIONE DEL GRUPPO

Sfilata del 2 giugno 2011. Foto: Simona C. Farcas

Sfilata del 2 giugno 2011. Foto: Simona C. Farcas

EUROITALIA – ALFEDENA, 4 settembre 2011 – Avvolta in un immenso tricolore, la cittadina dell’Alto Sangro accoglie in festa il raduno regionale degli Alpini d’Abruzzo e del Molise. 

Si festeggia il 60° anniversario della ricostituzione del gruppo Alpini, che vanta in Alfedena una tradizione quasi secolare dal primo dopoguerra. 

Il momento clou della manifestazione ha visto l’alzabandiera e gli onori al monumento ai Caduti di tutte le guerre, con il saluto alla voce di ogni caduto alfedenese. Onorate altresì  le vittime civili di guerra. Presenti il labaro dell’ Associazione Nazionale Alpini – Abruzzi e il labaro molisano e reatino, il Gonfalone scortato con il Sindaco ing. Massimo Scura, il Generale alpino alfedenese Lombardozzi, il capogruppo Antonio Valeri, gli animatori dei cori ed organizzatori e consiglieri, come il prof. Giuseppe Petrarca, ufficiali superiori e rappresentanze delle altre associazioni combattentistiche e d’arma provenienti  da ogni parte dell’Abruzzo.  Totale la partecipazione della popolazione  all’evento, con l’esposizione di bandiere tricolori su ogni casa.  La tradizione nel suo complesso, e  la tradizione alpina in particolare trova ad Alfedena quel legame  straordinario che unisce le genti di montagna alla loro identità. Questo lo spirito con cui il 3 e 4 settembre Alfedena e l’alto Sangro vivono questo evento.

Dopo la Messa in piazza, solenne è stato il concerto del coro alpino di Isola del Gran Sasso. Ogni gruppo nei rispettivi abiti distintivi, e tutti con la penna nera. 

Alfedena ritrova in questa grande manifestazione la sua vera anima montanara, patriottica, fedele  a sè stessa. Come più non si potrebbe, nella sua storia.

(di Fernando Crociani Baglioni)