SANGALLI (CONFCOMMERCIO): SE CHIUDONO LE IMPRESE CHIUDE L’ITALIA


Maggio 2010 - Auditorium Presentazione R.ETE. Imprese Italia

Maggio 2010 – Auditorium Presentazione R.ETE. Imprese Italia

(AGENORD) – Roma, 12 giugno 2013 – Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha aperto questa mattina i lavori dell’Assemblea Generale di Roma. Sangalli, tra l’altro, ha osservato che: “La missione fondamentale del Governo al servizio dell’Italia e dell’ Europa, sembra a noi chiarissima: agire con tempestività e agire in profondità”. “Agire con tempestività: per dare risposte alle tante emergenze di un’Italia dove l’area del disagio occupazionale riguarda ormai 9 milioni di persone, dove i consumi sono tornati ai livelli del 2000 e gli investimenti pubblici a quelli del 2003 e dove – già solo nel primo trimestre di quest’anno – hanno chiuso i battenti più di 40mila imprese.

Ma agire anche in profondità: in Europa e in Italia, serve davvero un Patto di stabilità più “intelligente”. “Con grandi sacrifici fatti dalle famiglie, dai lavoratori e dalle imprese – ha ricordato il presidente – siamo riusciti a chiudere la procedura di infrazione in sede europea. Bisogna ora procedere con una contrattazione serrata, a livello europeo, per ottenere più margine di manovra a favore degli investimenti pubblici qualificati e per il rilancio degli investimenti privati”. “Quanto al nostro Patto di stabilità interno, è tempo di una sua compiuta revisione: per mobilitare anche gli investimenti degli enti locali e per procedere nell’azione di sblocco del pagamento dei crediti delle imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni. L’obiettivo del pagamento di questi crediti per quaranta miliardi, tra il 2013 e il 2014, va assolutamente conseguito e va confermato l’impegno all’avvio di una seconda fase. Una seconda fase che consenta di procedere al compiuto pagamento – e si tratta ancora di decine di miliardi – dell’intero stock storico di questi crediti, anche attraverso il concorso della Cassa Depositi e Prestiti”. Secondo Sangalli, questo “è un punto fondamentale: sarebbe intollerabile vedere ancora che, a fronte dell’efficienza dei meccanismi di riscossione, le pubbliche amministrazioni risultano inaffidabili nel pagare quanto dovuto”.

Quindi il presidente di Confcommercio ha affrontato l’annosa questione delle riforme Il tempo del Governo “di servizio” sia allora l’occasione per far avanzare le riforme e dell’agenda delle cose da fare. “E’ un’agenda che parla di fisco: della necessità cioè di ridurre la pressione fiscale che in questi anni, come tutti sappiamo, ha raggiunto livelli record. E si può ridurre la pressione fiscale solo bonificando la spesa pubblica, rivedendo il perimetro stesso della funzione pubblica, adottando la metodologia dei costi e dei fabbisogni standard e avanzando nell’azione di contrasto e recupero di evasione ed elusione, mettendone a frutto i risultati a vantaggio dei contribuenti in regola. Insieme, servono dismissioni decise di patrimonio immobiliare pubblico: per abbattere il debito e per liberare risorse preziose per la crescita”. E’ un’agenda – quella che ricordavo – che parla poi di riforma della pubblica amministrazione, di liberalizzazioni ancora necessarie e di semplificazioni più che mai necessarie”. “I temi di cui si discute ancora oggi non sono novità: la flessibilità in entrata su cui si è intervenuti a gamba tesa, sottovalutando il nostro allarme, ha prodotto risultati che sono sotto gli occhi di tutti; bisogna anche affrontare il nodo del costo del lavoro, che ha visto nuovi recenti incrementi anche su istituti, quali l’apprendistato, che si volevano promuovere. Sul costo pesano, in modo poderoso, adempimenti e procedure che gravano sulle imprese e sulla stessa gestione dei rapporti di lavoro. Occorre semplificare. Stiamo parlando di cifre a sei zeri, è un tema ineludibile.

Nel drammatico contesto attuale, si profila la scadenza a fine anno del Contratto nazionale del terziario, della distribuzione e dei servizi sottoscritto da Confcommercio che interessa oltre due milioni e 600mila dipendenti. E’ ovvio che il prossimo confronto non potrà incanalarsi in un percorso tradizionale, ogni passaggio potrebbe essere quello che rischia di decretare la fine di altre aziende”.  “Altrettanto tempestivamente va scongiurato l’ulteriore aumento dell’Iva di un punto”. Sangalli ha poi parlato della valorizzazione della risorsa turismo del “combinato disposto” tra turismo e cultura, che merita, anche sul piano della governance, di essere ascritto tra le grandi questioni del sistema-Paese. “Perché il nostro turismo genera oggi circa il 9% del Pil italiano e avrebbe tutte le potenzialità per raddoppiare il suo contributo Ed è vero che siamo quinti nella classifica mondiale degli arrivi internazionali ma potremmo tranquillamente ambire al podio. Ma non si può certamente pensare di fare tutto questo se sul turismo italiano non si investe seriamente. Perché il turismo non è un campo d’azione residuale che, grazie alla storia e alla natura del Paese, può vivere “di rendita”. “Scelte coraggiose servono, allora – ha concluso Sangalli – per ridurre il costo del credito e il prelievo fiscale, a partire da quello sul lavoro, il costo della bolletta energetica e le tasse occulte della burocrazia e della corruzione, i costi della logistica e quelli derivanti dai ritardati pagamenti, dai ritardi della giustizia civile e dai ritardi di una Pubblica Amministrazione che invece può e deve essere riformata. Costi che vanno abbattuti, affinché fare impresa in Italia, non significhi farlo nonostante tutto. Senza impresa non c’è né crescita né occupazione e se chiudono le imprese chiude l’Italia”.

SANGALLI, IL TERZIARIO AL CENTRO DELLA RISPRESA ITALIANA


Assemblea Generale  2011 di Confcommercio

Assemblea Generale 2011 di Confcommercio (Foto: confcommercio.it)

Roma, 23 giugno 2011, Assemblea della Confcommercio Imprese per l’Italia, Auditorium della Conciliazione.

Le difficoltà del settore che negli ultimi anni ha avvertito in modo sensibile gli effetti della crisi economica, potranno essere superate attraverso un’adeguata valorizzazione delle rilevanti risorse professionali e imprenditoriali di cui esso dispone, cosi da innalzare i livelli di produttività e di occupazione rispetto a quelli attuali. E’ convinzione condivisa che ai pubblici poteri competa favorire e assecondare il conseguimento dell’obiettivo di uno sviluppo sostenibile, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese anche a carattere familiare, che rappresentano una componente essenziale del sistema economico nazionale, grazie al patrimonio di flessibilità, creatività e spirito di sacrificio che le caratterizza. ….. In questa prospettiva è  importante proseguire nella collaborazione…delle imprese del settore ai fini di una più efficace  interlocuzione con le istituzioni e per contribuire ad elaborare un progetto comune di sviluppo economico per il nostro paese…”. Le nobili parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano hanno acceso l’entusiasmo del’Assemblea che in piedi intonava l’inno di Mameli. Assolutamente inconsueto quanto toccante il pathos che si levava dai presenti in una assemblea Confcommercio. Forti i riferimenti del Presidente Carlo Sangalli al 150° anniversario dell’unità d’Italia, ed allo spirito patriottico repubblicano degli imprenditori del terziario italiano. Pronti a compiere i loro doveri e sacrifici verso il bene pubblico rilanciando l’impresa, senza piagnistei… Contrasto all’evasione, all’elusione e al debito pubblico, agli sprechi, alle mafie e alla criminalità organizzata. Federalismo istituzionale e  fiscale, riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale; snellimento delle province, perequazione e solidarietà. Sangalli concludeva: “è tempo di decidere e di fare, è tempo di responsabilità per una società più attiva e per i giovani”. Scroscianti gli applausi dell’Assemblea, presente mezzo Governo col sottosegretario Letta, Gasparri, La Russa, Meloni, Romani, e tutte le parti sociali.

Simona C. Farcas

 Relazione del Presidente Carlo Sangalli

Pag. 17: “Il miglioramento del sistema educativo – della scuola, dell’Università, dei processi di formazione professionale e di formazione continua – è un punto di importanza capitale nel tempo dell’economia della conoscenza.

Lo è per una società più attiva. Lo è per i giovani.

E lo è anche per affrontare la sfida storica dell’immigrazione e della giusta e necessaria integrazione degli immigrati proprio a partire dalla formazione e dal lavoro.”

Pag. 27: “C’è bisogno di responsabilità e di unità tra le parti sociali: c’è ed ancora di più ne occorre.  …

Della responsabilità che occorre, ho trovato una bellissima definizione in un passaggio della lettera che l’Avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, scrisse alla moglie Anna, qualche anno prima di essere ucciso.

Scriveva Ambrosoli: “Ricordi i giorni dell’UMI, le speranze mairealizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non di un partito”.

In nome dello Stato e non di un partito: colga la politica questa sfida.

Lo faccia, la politica, con quella sobrietà di comportamenti, che è così vitale per la credibilità e per la dignità delle istituzioni, e dunque anche contenendo i suoi costi, soprattutto in una stagione in cui si chiede a tutto il Paese di stringere la cinghia.

Risponda a questa sfida, la politica, riconoscendo la comune responsabilità repubblicana di agire per recuperare il tempo perduto e per ridare all’Italia tutta, a partire dai suoi giovani, fiducia nel futuro.

Responsabilità repubblicana significa scegliere di lavorare insieme per  il bene dell’Italia.
Per affrontare e risolvere contraddizioni e difficoltà che vengono da lontano. Per affrontare e vincere nuove sfide.

Se così sarà, non abbiamo dubbi: con responsabilità ed unità, le imprese, i lavoratori, gli italiani ce la faranno.

Ce la faranno: in nome dell’Italia.”

(EUROITALIA – ROMA, 24 GIUGNO 2011)