Roma, Lectio Magistralis del prof. Gianfranco Fioravanti sul Convivio di Dante


 LUMSA Università Maria SS. Assunta, Borgo Sant’Angelo 13, venerdì 21 c.m. ore 11

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Statue of Dante in the Piazza di Santa Croce in Florence (Photo credit: Wikipedia)

Presso l’aula Magna della sede di Borgo Sant’Angelo 13 a Roma, alle ore 11 del 21 settembre 2012  è prevista la Lectio Magistralis che il prof. Gianfranco Fioravanti, dell’Università di Pisa, terrà sul tema “Il Convivio: una riutilizzazione polemica della cultura universitaria”.  L’introduzione è a cura del prof. Giulio D’Onofrio, Presidente della Società Italiana per lo Studio del Pensiero Medievale (SISPM).

La locandina dell’evento 

“Corrispondenza” privata tra un romeno errante e Dante


Virgil, Dante, and Statius beside the flames o...

Image via Wikipedia

€UROITALIA – MILANO, 21 aprile 2011

Vorrei sognare beato la mia Beatrice. Ma poi esco di casa e scorgo il purgatorio, respiro l’aria greve di chi è indifferente.”

 Volendo contestare il famoso verso  “non ragionar di lor, ma guarda e passa” del Sommo poeta, un giovane romeno milanese di adozione, racconta come “a passare accanto si pianta il deserto e peggio ancora si raccoglie sofferenza.”


Caro Dante ti scrivo…

Ti riconosco i meriti che ben più valorosi di me te ne hanno riconosciuti e te ne riconosco l’incanto che m’invade a leggere i tuoi versi. Ti riconosco questo ed altri vanti ancora, ma te ne privo la vista e l’intelletto di codesti lusinghieri argomenti.

Caro Dante ti scrivo, ti scrivo questi suoni per dirti ch’hai sbagliato di brutto. Hai fatto un buco nell’acqua col tuo ragionar sottile, sapiente… Passavo per strada l’altro giorno e a camminar nel limbo mi pareva. Vedevo gente a capo chino a lamentar silenti suoni, sicché la loro ignavia o meglio indifferenza rendeva cupa l’aria. A camminar tra gente indifferente la luce mi pareva offuscata e il buio un po’ più grigio. E lì che ti ho pensato e ancor di più lodato. Hai azzeccato il tiro, caro mio Danticello. Laddove l’indifferenza imperversa si vive di palude. E non sei andato certo per il sottile. Se penso agli indifferenti all’ambiente e l’inquinamento o il deturpamento che ne consegue. Ed effettivamente con la loro indifferenza producono smog e puzza e invitano a banchetto mosconi e insetti, proprio come tu nel tuo splendido canto descrivi. E ti ho lodato in cuor mio e a voce bisbigliante pensando ai versi in cui dici” questi non hanno speranza di morte e la loro cieca vita è tanto bassa ch’invidiosi sono d’ogni altra sorte” e a vedere la verità il mio intelletto se ne rattrista, ma la conoscenza s’accende. E a ragionare sull’argomento mi perdo. Mi sorge d’istinto la domanda: dove porta codesta ignavia? Tu non lo sai ma io ragionai di questi argomenti. E oggi ci ripenso. Ci sono ignavi per pigrizia ad essi poco si rivolge il mio argomento, si dolgono del peggio evitato, scordando il meglio non capitato. Smettono di abitare la terra su cui poggiano i piedi e si rifugiano nelle capanne dei meno pensieri e delle minori azioni. Si rendono invisibili in una città e diventano sordi di fronte ad un richiamo. La loro presenza in un luogo rende l’aria stagnante come stagnanti lo sono i loro pensieri. Ci sono ignavi invece che poltriscono nella loro ignavia, e mal sopportano le sorti altrui. Sono coloro che pur non facendo niente travasano la realtà in virtuali successi o insuccessi al fine di poter soddisfare la loro invidia. Non conoscono lodi ai vincitori e nulla vogliono sia fatto per il cambiamento. Diventano bestie feroci verso chi desidera il meglio. Sono una forza frenante e contagiosa. Deturpano ogni forma di bello, al fine della salvaguardia della palude. E certamente hai ignorato, caro il mio Dante, i ragionamenti che Aristotele fece sulla yubris. Costui diceva che la bramosia dei cavalli selvaggi come dei ricchi perfidi o dei ragazzi adolescenti andava placata con la forza della legge e dell’insegnamento e non con l’indifferenza. Sicché codesti ignavi, che nulla scelgono e vogliono se non che tutto poltrisca nella non scelta diventano irruenti e crudeli di fronte al cambiamento. E Aristotele diceva ancora che nulla ad essi è meglio che l’insegnamento. Col far codesti ragionamenti voglio contestare il tuo verso infame: “ non ragionar di lor, ma guarda e passa” che a passare accanto si pianta il deserto e peggio ancora si raccoglie sofferenza. A lungo seguii il tuo insegnamento, sicché non ragionai con loro delle cose. Ma vedo intorno a me cotanta virulenza e a seguire poi; il vuoto. Maestro mio accetta codesta mio pianto. Che ad ignorare gli ignavi abbiamo consegnato il mondo agli irruenti. Perché l’indifferenza è madre d’ingiustizia. Perché questa ignavia dona in pasto ai cani il mondo che circonda. E tu e i tuoi nel tempo avete ignorato siffatta gente, e senza ragionar avete consegnato il mondo agli ignavi. La terra resta ferma, voi lì dall’alto del sapere parlate di un mondo di pensieri. Gli ignavi hanno scelto di non andare avanti, e a poltrire in gruppo molti si sono fermati. Ed oggi guardo intorno il mio vicino morto, guardo il cielo cupo, non vedo il purgatorio, non vedo il paradiso, perché mi trovo intorno gente che appare viva, ma in cuore e nella mente non hanno che la morte. Per questo mio maestro, e padre desiato, semmai potrai tornare insegnaci a pensare che se l’ignavia cresce, il mondo assai rallenta. Parlai avo del fatto che questa indifferenza, spezzetta questo mondo dandolo in pasto a belve che voglion dominare, senza nulla cambiare. Siffatta ignavia uccide ogni pensiero di chi si sveglia forte all’alba sognando un cambiamento, di chi prende le palle, per scacciar l’aria greve. Ma come un temporale si trova il fango addosso. Compagno delle notte con cui solgo viaggiare, in su per paradiso o dentro il purgatorio, vieni con meco ora, fammi uscire fuori, da questo ignavo limbo. Semina nelle menti di gente impoltrita, pensieri di speranza, pensieri di futuro. Insegnami a ragionar, di lor che son ignavi. Dammi tu lo strumento per spegnere la sete d’invidia e disprezzo di così tanta gente. Riscrivi questi versi. Cancella il non davanti, che a non ragionare, non resta che l’inferno. Tu che ti sei beato a veder Beatrice, anima questo limbo, facci passare l’inferno, senza che la speranza si perda tra i cerchi. Dicci fermo e convinto che a seguire fatiche si apre il paradiso. Vorrei non ragionare di lor passando accanto. Vorrei sognare beato la mia Beatrice. Ma poi esco di casa e scorgo il purgatorio, respiro l’aria greve di chi è indifferente. Di gente che aspetta al varco gli errori, non per dare supporto, ma per segnare il colpo. Per stenderti a terra perché qualcuno ha scelto. E il mondo a loro piace perché nessuno sceglie.

Ioan Ciprian Farcas

Ioan Ciprian Farcas

Ioan Ciprian Farcas è un romeno in Italia di cui i giornali non parlano spesso…  Da giovane immigrato prima, e da cittadino comunitario poi (la Romania è entrata nell’UE il 1 gennaio 2007), egli acquisisce la consapevolezza che in Italia vi è “una normale straordinarietà di persone e loro azioni che difficilmente emergono nella rete. E nei media”. Dal momento che “c’è un vuoto di rappresentanza di questa normale straordinarietà”, Ioan Ciprian incomincia a scrivere “articoli che riprendono un mio fare cultura e un mio celebrare la cultura fatta da chi ne è affascinato e si prodiga a produrla e a promuoverla”. Nato a Bacău in Romania trentuno anni fa, attualmente vive a Milano. “Sono quindici anni che vivo in Italia e condividere il mio bagaglio di cose apprese e di cose fatte può aiutare altri, può intrattenere e acculturare (anche) altri.”, scrive Ioan Ciprian nel suo blog.

Oltre a scrivere, Ioan collabora con la Caritas Ambrosiana come volontario mediatore linguistico-culturale sin dal 2002; mentre dal 2006 fa il tutor di progetti d’integrazione e recupero scolastico per adolescenti stranieri. Dal 2007 lavora inoltre nel settore socio-pedagogico. Con il racconto La gioia di essere grande si è classificato al primo posto al concorso “Immicreando” del 2007, che ogni anno è organizzato dall’Ufficio per la Pastorale dei Migranti della Diocesi di Milano e dalla Fondazione Ismu. Il coraggio di cogliere un fiore è il suo primo romanzo.


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