ROCCA DI PAPA, NORMAN ACADEMY, LE “LECTIO MAGISTRALIS” APRONO L’ANNO ACCADEMICO


(Rocca di Papa, 25 settembre 2011 – Simona C. Farcas) – L’anno accademico  della benemerita istituzione culturale americana, dedita ad iniziative umanitarie e missionarie  in Africa Occidentale, è stato inaugurato a Villa due Pini sul lago di Castelgandolfo, con lezioni di notevole spessore da parte di prestigiosi oratori.

Il  colonnello prof. Gabriele Marrone si è rivolto all’aula magna affollata da  250 accademici e loro familiari,  illustrando e commentando le parole di Sua Santità Benedetto XVI,  recatosi nei giorni scorsi in viaggio pastorale in  Germania, portando  la testimonianza del   magistero  del Romano Pontefice   dinanzi al Bundestag  della sua stessa patria:  “Gli esempi storici  dimostrano che la testimonianza missionaria di una chiesa demondanizzata emerge in modo più chiaro. Liberata dal suo fardello materiale e politico, la chiesa può meglio dedicarsi e in modo autenticamente cristiano al mondo….”.

Seguiva la  lectio magistralis del consigliere del Quirinale prof.  Tito Lucrezio Rizzo, in materia di riforme istituzionali, immunità parlamentare, riforma della legge elettorale, partecipazione autentica dei cittadini alla vita pubblica per  un autentico compimento della democrazia. La conferenza veniva arricchita da esempi storici e  riferimenti di diritto costituzionale ed internazionale di amplissimo rilievo.

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni durante la conferenza, Rocca di Papa, 25 settembre 2011

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni durante la conferenza, Rocca di Papa, 25 settembre 2011

Seguiva la conversazione del  conte prof. Fernando Crociani Baglioni, “Evoluzione nella tradizione”,  commemorando la figura e l’opera dell’arciduca dr. Otto von Habsburg – Lothringen, scomparso lo scorso 4 luglio.  L’oratore metteva in rilievo i meriti del grande europeista, amico di Schuman,  Adenauer e De Gasperi , come già di teste coronate, Pontefici e i potenti della terra, antesignano dell’Unione europea all’insegna dei valori cristiani; e del perfetto principe cristiano,  soccorritore dei perseguitati politici e razziali, nonché fiero avversario, oppositore e perseguitato egli stesso dai totalitarismi del XX secolo fino al loro tracollo. Non nostalgico del suo trono, ma alfiere dell’integrazione politica  della nuova Europa, sulla via dell’autodeterminazione dei popoli, nella libertà, democrazia, tolleranza, immigrazione sostenibile, tutela dell’ambiente,  pacificazione e riconciliazione dei popoli del vecchio Continente, all’insegna della Civiltà Cristiana.

La commemorazione religiosa del defunto Arciduca Otto  avrà luogo con un Pontificale di Requiem presieduto da Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Walter Brandmüller, alla Pontificia chiesa di S. Maria in Camposanto Teutonico in Vaticano, sabato 8 ottobre 2011, alle ore 18,00 (signori: cravatta bianca, decorazioni; dame: abito e velo nero).

Gran Croce al merito accademico all'On. Dr. Alberto Michelini

Gran Croce al merito accademico all'On. Dr. Alberto Michelini

Assegnate a conclusione dello splendido evento, le lauree Honoris Causa della Roger II University – Florida U.S.A. Gambia – Còte d’Hivoire, nelle varie discipline e specializzazioni,  per segnalati meriti, ad operatori dell’informazione,  esponenti della cultura e dell’arte, ed alti ufficiali delle forze armate. Conferito altresì il Premio Capitolino d’Oro, destinato alle personalità particolarmente distintesi per meriti umanitari,  educativi e di servizio all’interesse pubblico, specialmente in favore delle fasce sociali più deboli, i disabili e l’infanzia.

Premio Capitolino D'Oro Comando Carabinieri di Frascati .25 settembre 2011

Premio Capitolino D'Oro Comando Carabinieri di Frascati .25 settembre 2011

Un patto di amicizia e di fraternità


La Costituzione è stata e rimane la mia BIBBIA laica (Carlo A. Ciampi)

"un patto di amicizia e di fraternità"La Costituzione Italiana: un patto di amicizia e di fraternità

Si è concluso con un segnale positivo il primo seminario Romania-Italia “Insieme per la legalità” svoltosi oggi presso la bellissima sala dell’Accademia di Romania in Roma. “Legalità” significa rispetto della carta dei diritti e dei doveri dei cittadini. E’ stata tradotta anche in romeno nel 2007, oltre che in altre lingue, la Costituzione Italiana. Oggi, farò mie le parole dell’ex Ministro della Solidarietà Sociale che pronunciò nell’introduzione alla pubblicazione, adattando il testo per l’occasione.

Per Umberto Terracini, che la firmò insieme a De Gasperi e De Nicola, la Costituzione era dunque “un patto di amicizia e di fraternità”, e cito: «L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore

La firma della Costizione Italiana

La firma della Costizione Italiana

Sono queste le parole che disse nel 1947 per presentare la carta dei diritti e dei doveri, il testo più importante dell’ordinamento giuridico al popolo italiano. Era un’epoca quella, in cui a emigrare erano gli italiani. Andavano negli Stati Uniti, in Germania, in Canada.

Oggi, con tante persone che ogni giorno arrivano in Italia da molte parti del mondo per viverci e adattarsi, questo invito al patto dovrebbe essere ancora valido ed efficace.

Amicizia e fraternità. Stringersi la mano, era rivolto a un popolo che usciva dalla guerra civile. Amicizia e fraternità sono due parole che invitano alla pace, al civile confronto. Che cos’è infatti l’amicizia se non un rapporto tra due o più persone, non necessariamente della stessa nazionalità, sesso, religione, orientamento politico…che si incontrano, si conoscono, condividono realtà, si trasformano reciprocamente, cercando di non imporre mai la propria visione con la forza? Che cos’è la fraternità se non un modo di ricercare ogni giorno, spesso con grande fatica, la pacifica convivenza con i nostri simili?

Pensate un momento al contesto in cui la Costituzione fu varata. “L’Italia era, subito dopo la guerra – continua Ferrero, un paese profondamente diviso, un paese solcato da lacerazioni profonde, contrasti accesi, contrapposizioni frontali per diversità di storia, di geografia, di classi, di culture.”
A me, sinceramente, mi pare l’attuale contesto in cui si trova la comunità romena in Italia. Anche allora, come oggi, c’era da rimediare a situazioni di miseria, di conflitto, di sopraffazione, di sfruttamento e di violenza. C’era bisogno di libertà, di uguaglianza, di pace. Nell’art. 3 della Costituzione italiana leggiamo che la Repubblica ha il compito di togliere, di eliminare, tutti quegli ostacoli economici e sociali che possono impedire l‘uguaglianza dei cittadini. Signori, senza uguaglianza non può esserci libertà. Così come non può esserci pieno sviluppo della persona umana e neanche l’effettiva partecipazione di tutti, uomini e donne, all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, dell’Italia.

Terracini ha detto: “Il destino della nostra Costituzione è affidato, al popolo italiano. Il popolo ne deve essere il realizzatore. Il realizzatore e il custode.” Questo vuol dire che dobbiamo trasformare in pratica di vita, concretezza di gesti, di sentimenti, di aspirazioni, di bisogni, un testo scritto. Una legge, anche la migliore, non vive, non serve se non diventa pratica comune di tutti quanti. Siamo noi che viviamo oggi in Italia, italiani, ma anche comunitari e non comunitari, a dover vigilare perché nessun conflitto possa tornare… Dobbiamo vigilare per non scivolare in una specie di guerra tra i poveri, causa della mancanza dello Stato. Siamo tutti noi che dobbiamo essere vigilenti perchè i razzismi, gli sfruttamenti e le sopraffazioni non si ripresentino, oppure che siano eliminati laddove purtroppo sussistano.

“Si agita qualcosa di diverso e particolare nelle nostre società frantumate e interconnesse. Si agita lo spettro dell’istinto disumano, il facile precipitare nelle zone tenebrose della non ragione. E questo ovunque e a qualunque latitudine.”

Oggi viviamo in una realtà di frammentazione, di solitudine, di complessità sociale, di cambiamento veloce e continuo. Conviviamo ormai con l’incertezza del domani, la precarietà del lavoro, la paura del diverso. Per superare tutto questo non serve rinchiudersi, mettere paletti, escludere, fare campagne mediatiche anti-romene.

Insieme, ed è un invito a tutti, dobbiamo piuttosto rinnovare il patto di convivenza, quello di cui Terracini già parlava nel guardare alla differenza come a una ricchezza, allo scambio come a una risorsa. Oggi l’Italia è più larga; pensate che 625.278 romeni, 90.218 polacchi, 40.163 tedeschi, 33.477 bulgari, 30.803 francesi, 26.448 britannici, 17.354 spagnoli… possono già votare alle elezioni amministrative in Italia e alle europee per i candidati assegnati all’Italia. Tutti noi assieme costituiamo la grande opportunità dell’Italia, la nostra grande opportunità. Tutti i cittadini che vivono qui sono portatori di diritti inviolabili. La Costituzione italiana è chiara su questo. Ed è molto precisa. I diritti inviolabili valgono per tutti, e vengono elencati uno per uno. C’è il diritto alla libera circolazione, tutti hanno diritto a un lavoro, a educare i propri figli, a organizzarsi in sindacati, leggo ancora nella Costituzione.
la_costituzione_non_si_tocca

La democrazia quindi è fatta di diritti, di libertà, di uguaglianza, ma anche di doveri. Da parte di tutti. Per un patto di convivenza civile non abbiamo bisogno di altro. Non c’è bisogno di una nuova Costituzione o di regole specifiche per i comunitari o per gli immigrati non comunitari. Chiunque viva in Italia deve inderogabilmente accettarne il patto di convivenza. E alla base di questo patto c’è, oggi come nel 1947, la Costituzione. Per una convivenza che sia rispettosa delle pari dignità, dei diritti fondamentali d’ogni persona, e dei doveri inderogabili verso l’altro e verso l’intera collettività.

Nel concludere, dobbiamo difendere, promuovere e rilanciare la Costituzione, diffonderla fra i romeni, fra gli italiani che ancora non la conoscano bene, i tedeschi, marocchini, albanesi, congolesi etc.. Possiamo distribuirla nei posti di lavoro, nelle scuole, nei pubblici uffici, nei bar… perché diventi, assieme alla lingua italiana un fattore di convivenza sociale e di contaminazione culturale. La Costituzione è di tutti e per tutti coloro che vivono in Italia. Io sono nata romena, ma mi sento italiana dopo 16 anni vissuti in Italia.

Per costruire l’Italia e gli italiani di domani: che siano nati in Italia o che siano nati fuori dall’Italia, difendiamo la Costituzione Italiana.

Simona C. Farcas
13/03/2009