1 Maggio: Da ”volontari” e invisibili (testimonianze di lavoratori sfruttati e/o scartati)


di Simona Cecilia Farcas*

Abstract: Da “volontari” e invisibili… i lavoratori migranti diventano visibili per via della pandemia da Covid-19. I raccoglitori stagionali agricoli non sono i soli a sperimentare l’umiliazione del lavoro sommerso, ma anche coloro i quali, per anni, e soprattutto nei mesi della pandemia, lavorano in Italia in prima linea, non nei campi agricoli, bensì nei servizi di pubblico soccorso. Privi di assicurazione sanitaria e contratto di lavoro. Ma semplici volontari. Cosa si stanno perdendo i romeni in Italia? Attraverso i racconti delle loro esperienze lavorative, sia positive che negative, emerge quanto essi, quali cittadini europei in un paese ospitante, siano consapevoli dei loro diritti sociali e si impegnino per garantirsi la dignità umana di lavoratori migranti.

Key words: lavoratori invisibili, testimonianze, braccianti, romeni, COVID-19, dignità umana, diritti umani, Unione europea.

  1. Lavoro: lo sfruttamento della persona e la manodopera a basso costo

A distanza di quasi 15 anni dall’ingresso della Romania nell’Unione Europea (1 gennaio 2007), decidere di andare a lavorare come braccianti all’estero, risulta una scelta obbligata per numerosi padri e madri di famiglia: una decisione sofferta, ma necessaria per intere famiglie.[1] Si dà il caso che dei 1.800 lavoratori stagionali, impegnati nei 17.000 ettari di campi di una cooperativa nell’Emilia Romagna, gli stranieri sono il 60-70%  e la maggior parte sono romeni.[2]

In pieno lockdown, nella primavera del 2020, a stagione iniziata e dopo la firma di eccezionali accordi tra i governi dei Paesi membri dell’UE, importatori (Occidente) ed esportatori (principalmente i paesi dell’Est, ma anche il Nord Africa[3]) di manodopera a basso costo. Con speciali voli charter ad hoc masse di braccianti furono trasportati in modo organizzato, avvalendosi degli intermediari, i cosiddetti ‘caporali’, in Germania e Gran Bretagna[4], come in Spagna[5], Italia[6] e Austria[7], i lavoratori stagionali, gli Erntehelfer, ossia, gli operai del raccolto.[8]

Gli operai dell’Est partono in gruppi controllati e sono soggetti a visite mediche all’arrivo, devono vivere e lavorare separatamente dagli altri lavoratori per due settimane ed indossare indumenti protettivi. Al momento dell’arrivo, lo stato rilascia un permesso di soggiorno ai braccianti, che vengono quindi assunti dalle aziende agricole con un normale contratto di lavoro a termine gestito dai sindacati agricoli. Il tutto è stato documentato dal programma tv Rai Est Ovest in un servizio andato in onda domenica 19 aprile, che mostra centinaia di stagionali al momento dell’imbarco a Cluj (Romania) su un aereo diretto a Düsseldorf. Anche il giornale britannico Daily Mail, la scorsa settimana, ha riportato della partenza da Bucarest di alcuni voli charter per “importare” braccianti romeni.[9]

Da invisibili, i problemi dei lavoratori stranieri sono diventati visibili nel 2020, scoppiata  la pandemia.[10] Dopo la partenza di 16.000 romeni per lavoro nei campi dei paesi occidentali, con i voli charter, ad aprile 2020, è salito in primo-piano ‘un problema completamente ignorato finora dall’Unione Europea’, ossia, ‘lo sfruttamento dei lavoratori stagionali dalla Romania e altri stati dell’Est-Europa’.[11]    

A maggio 2020, il Bundesministerium für Arbeit und Soziales, [Ministero federale del lavoro e degli affari sociali], finanziò la pubblicazione di una Broschüre di 32 pagine, nelle varie lingue (croato, polacco, bulgaro, ungherese e russo), un opuscolo che informava sui ‘diritti’ dei lavoratori stagionali in Germania, quando i braccianti dell’Est stavano già lì.[12] Un riassunto della stessa Broschüre con le ‘misure e regolamenti importanti per i lavoratori stagionali in agricoltura, silvicoltura e orticoltura’[13], aggiornato al 21 maggio 2021, è tradotto anche in lingua romena.[14] Specie dopo il contagio da coronavirus nei mattatoi tedeschi, a luglio del 2020, quando mille operai romeni risultarono infetti da Covid-19.[15]

Arrivati nel «campo di lavoro» con i voli charter, ai braccianti veniva sottratto il passaporto.[16] Senza il documento di identità, essi si vedono anche minacciati, aggrediti con la violenza fisica e verbale, da parte di caporali con metodi mafiosi.[17] Numerose le testimonianze di lavoratori migranti, ridotti in schiavitù, sulle pagine della stampa romena e, in molti casi, anche della stampa internazionale: vulnerabilità, sfruttamento, violenza a danno dei lavoratori, e non solo stagionali, soprattutto donne, hanno dunque riempito le pagine dei giornali, in Romania come in Germania, Spagna[18] e Italia, anche prima della pandemia da Covid-19.[19]

La figura del ‘caporale’[20], ossia, il reclutatore di manodopera dall’estero a basso costo, per conto dell’imprenditore occidentale, è capillare nel ‘sistema’ del lavoro stagionale. Caporale e imprenditore, mettono in moto un meccanismo che la Dottrina Sociale della Chiesa definisce e condanna quali «strutture di peccato»[21], che «impediscono il pieno sviluppo degli uomini e dei popoli»[22]. Da persona, in queste «strutture», il lavoratore straniero è esclusivamente una «forza lavoro», privato dei suoi diritti umani per la durata della stagione. [23]  Altresì, trattato da ‘scarto’ alla fine del raccolto nei campi, poi buttato via come un qualcosa che non ti serve più. È la testimonianza di una madre che, insieme ai suoi due figli, si trovavano a lavorare nei campi di Knoblauchsland, in Germania, nel 2020: «Vediamo esattamente quanto sia pericoloso il sistema: quando l’imprenditore pensa di non aver più bisogno delle persone o si è stancato di loro, li scaccia senza esitazione alcuna. Ecco la “busta paga”: solo un pezzo di carta come ricevuta, 300 euro a settimana: 300 euro per 50 ore di lavoro».[24] Qualche caso di sfruttamento nei campi tedeschi arrivò anche al Parlamento europeo.[25]

In Italia, un «osservatorio sulle notizie riguardanti lo sfruttamento lavorativo»[26] raccoglie periodicamente le principali notizie dei quotidiani locali e nazionali, in tema di sfruttamento lavorativo, per ogni Comune. Queste notizie vanno a comporre, ogni anno, a partire dal 2018, un archivio[27] con le ‘mappe dello sfruttamento lavorativo’. I casi di sfruttamento dei lavoratori nei vari settori: agricolo, tessile e altri settori, quali edilizia, commercio, logistica, ecc., sono indicati con appositi «segnaposto» di colore diverso, a seconda del settore di segnalazione di abusi.[28] È rilevante, come evidenziato dalla mappa per l’anno 2020, che lo «sfruttamento lavorativo nel settore agricolo» sia prevalente nel Sud Italia, mentre il Centro-Nord, rileva un numero maggiore di casi di sfruttamento nel settore tessile, edilizia, commercio e logistica, oltre al settore agricolo[29].

In conclusione, mentre in Romania il salario minimo è di Euro 460, in Belgio è di Euro 1625; in Germania, il salario minimo, è di Euro 1584, come in UK (Euro 1583).[30] Se non ci fosse un divario così ampio in termini di ‘salario minimo in Europa’, è auspicabile che tanti fenomeni di sfruttamento delle persone e di violazione dei diritti umani, se non del tutto eliminati, potrebbero ridursi considerevolmente.

2. Il caporalato, un fenomeno da combattere

Il fenomeno del caporalato è spesso associato alla criminalità organizzata o alle mafie, ma è molto di più. È un sistema di intermediazione di manodopera nel quale il mediatore detrae in modo illegale una quota del salario del lavoratore regolarmente assunto da terzi. Dopo che nell’estate e autunno del 2015, alcune persone persero la vita nei campi agricoli del Sud Italia, anche la stampa ufficiale si occupò delle «drammatiche condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri, ma anche italiani, e stimolato un dibattito pubblico sulla questione del caporalato», che è diventato subito «priorità assoluta» del governo italiano dell’epoca, il quale annunciò «una serie di azioni finalizzate alla lotta contro il caporalato».[31] Secondo Perrotta (2015), misure di tipo repressivo e azioni simili volte a dissuadere «gli agricoltori dall’assumere i braccianti ricorrendo al caporalato» sarebbero destinate a «non cogliere il bersaglio»[32], ovvero, a non migliorare le condizioni di lavoro dei braccianti né tanto meno a colpire concretamente il fenomeno del caporalato:

In molte zone del Sud Italia, i caporali forniscono – naturalmente a pagamento – servizi indispensabili per le aziende agricole e per gli stessi braccianti: il trasporto nei campi e in altri luoghi (negozi, ospedali ecc.), la supervisione del lavoro, il reperimento e la gestione dell’alloggio, la fornitura di cibo e acqua, talvolta anche il viaggio dal Paese d’origine. Si pensi alla raccolta del pomodoro da industria, per la quale, laddove non è meccanizzata, è necessario organizzare e trasportare in tempi brevissimi decine di squadre composte ciascuna da 20-30 operai. I caporali sono gli unici a fornire squadre efficienti, economiche e disciplinate. A voler confiscare il prodotto del reato, bisognerebbe sequestrare forse la metà dei due milioni di tonnellate di pomodori da industria raccolti nel Sud.[33]

            I lavoratori migranti vivono in una condizione di debolezza. L’orario di lavoro impedisce loro di dedicarsi alla cura di sé stessi, dei propri cari: «quando, dopo un turno di dodici ore torno a casa, vado subito a dormire e spesso mi rialzo quando è l’ora di tornare al lavoro»[34], testimonia la ‘volontaria’ da noi intervistata. Emerge quindi la necessità di un nuovo approccio nel mondo del lavoro.

Per quanto riguarda i sezonieri [braccianti, lavoratori stagionali][35] che partono dalla Romania, si dà per scontato che essi siano informati a monte in materia di diritti e doveri. Il Ministero del Lavoro romeno lo fa puntualmente.[36] In Italia, tuttavia, essi dimostrano di conoscere sommariamente le norme relative al rispetto dei diritti sul lavoro[37]. A marzo 2021, al termine di un’importante inchiesta giornalistica[38] sulle condizioni dei romeni ‘lavoratori stagionali nei pressi di Nürnberg, nel tenimento di Knoblauchsland  in Germania[39]’, è risultato che ancora ‘non esiste un piano di protezione per i lavoratori stagionali a cominciare dalla Romania [corsivo originale in romeno]’[40].  

Le rappresentanze diplomatiche della Romania[41] nei vari paesi dell’UE, aggiornano continuamente i propri siti internet con le novità normative in materia di tutela dei lavoratori, supportate dalla stampa in lingua romena, che informa periodicamente sulle ‘condizioni di lavoro, salario, diritti, assicurazione sanitaria’[42]. L’Ambasciata di Romania in Italia, oltre a firmare ‘un accordo per l’arrivo in Italia di 15.000 lavoratori stagionali romeni’[43] con l’allora ministro Bellanova, come riportato dalla stampa, pubblicò anche una sorta di ‘guida’ in lingua romena[44], per i lavoratori, a seguito del Decreto «Cura Italia» del marzo 2020. È evidente, pertanto, come, alla luce dei grandi cambiamenti globali in atto, non sia più possibile pensare di poter continuare ad accettare che i lavoratori migranti siano trattati non da persone, ma solo in termini di semplice «manodopera a basso costo da impiegare nei lavori manuali a bassa produttività che caratterizzano l’agricoltura, l’edilizia e il terziario privato dei servizi alla persona»[45]. Se fino a qualche anno fa «il ricorso a una manodopera più ricattabile», quali i lavoratori stagionali, potete far «aumentare la quota di profitto imprenditoriale, attraverso un aumento dei livelli di sfruttamento espresso da una compressione dei diritti e del Salario», ma soprattutto «un allungamento della giornata lavorativa e un aumento del carico di lavoro»[46], durante il periodo della pandemia da Covid-19, come emerge dalle interviste realizzate per questo studio, vi è una certa consapevolezza da parte degli stessi migranti in merito ai loro diritti e doveri di migranti lavoratori. Ciò, tuttavia, non è sufficiente a tutelarli:

 In agricoltura è estremamente difficile ottenere contratti di lavoro stabili che mettano al riparo dal rischio di perdere il permesso di soggiorno. Inoltre, i braccianti stagionali sono vulnerabili perché spesso vivono in “ghetti” immersi nelle campagne, il che rende i caporali indispensabili per qualsiasi spostamento. Occorrerebbero allora politiche per la casa e per l’accoglienza dei braccianti nei centri abitati e, contemporaneamente, un potenziamento dei trasporti pubblici, anche verso i luoghi di lavoro.[47]

In conclusione, l’informazione sulle condizioni di lavoro, salario, diritti, assicurazione sanitaria, etc., come la conoscenza e la consapevolezza stessa dei propri diritti e doveri nell’Unione Europea, non è sufficiente se il lavoratore, stagionale e non, incappa nel ‘caporalato’, fenomeno deprecabile, con ‘connotati mafiosi e schiavistici’, da contrastare e combattere. …(continua a leggere il contributo di Simona Cecilia FARCAS, Da “volontari e invisibili (testimonianze), in Invisible migrant workers and visible human rights, SZANISZLÓ I. V.(curatore), Angelicum University Press, Roma, 2021, pp. 269-286.


[1] ELENA STANCU, O istorie despre muncitori sezonieri, exploatare și vulnerabilitate. Trei muncitori sezonieri români au fost dați afară de fermierul german pentru care lucrau în Nürnberg. Povestea lor nu este doar despre exploatare, ci despre sărăcia și lipsa de educație care i-au făcut vulnerabili, «Teleleu», Febbraio 15, 2021, https://teleleu.eu/o-istorie-despre-muncitori-sezonieri-exploatare-si-vulnerabilitate/

[2] MICAELA CAPPELLINI, Lavoratori stagionali, allarme per il Coronavirus. Troppe incertezze sulla riapertura delle campagne a primavera. «IlSole24Ore», Febbraio 5, 2021, https://www.ilsole24ore.com/art/lavoratori-stagionali-allarme-il-coronavirus-ACFXD0MB

[3] ANSA, Covid: 142 lavoratori stagionali arrivati a Pescara dal Marocco. Grazie a Coldiretti lavoreranno per salvare raccolti italiani, Aprile 25, 2021, https://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2021/04/19/covid-142-lavoratori-stagionali-arrivati-a-pescara-dal-marocco_84ca8e89-ec15-44a7-879a-5b012e6eb674.html

[4] OANA ȚENTER, Exploatarea din farfurie. Cum muncesc românii la fermele din Marea Britanie, «Scena9», Maggio 15, 2021, https://www.scena9.ro/article/muncitori-sezonieri-pandemie-exploatare-migratie

[5] MIRELA IONELA ACHIM, „Bun venit în iad!”. Lucrătorii sezonieri, mulți români, sunt trataţi ca nişte sclavi în fermele beneficiare de fonduri europene: „Sunt mai protejate animalele” (VIDEO), Aprile 12, 2021, https://www.b1.ro/stiri/externe/bun-venit-in-iad-lucratorii-sezonieri-multi-romani-sunt-tratati-ca-niste-sclavi-in-fermele-beneficiare-de-fonduri-europene-sunt-mai-protejate-animalele-video-337701.html.

[6] CĂTĂLIN DUMITRESCU, După Germania, și Italia cheamă românii la lucru. Zilierii noștrii nu vor mai fi sclavi pe plantații, Marzo 12, 2021, https://www.capital.ro/dupa-germania-si-italia-cheama-romanii-la-lucru-zilierii-nostrii-nu-vor-mai-fi-sclavi-pe-plantatii.html

[7] ZIARUL ROMÂNESC AUSTRIA, Fermierii austrieci plătesc zboruri charter pentru a aduce muncitori români: 122 de sezonieri băgați în carantină, Febbraio 5, 2021, https://ziarulromanesc.at/fermierii-austrieci-platesc-zboruri-charter-pentru-a-aduce-muncitori-romani-122-de-sezonieri-bagati-in-carantina/

[8] ITALIAFRUIT NEWS, Voli charter per «importare» braccianti, Maggio 1, 2021, http://www.italiafruit.net/dettaglionews/54358/lapprofondimento/voli-charter-per-importare-braccianti

[9] Ivi.

[10] ELENA STANCU, “Mulți fermieri germani n-au nicio problemă să se comporte ca niște boieri cu muncitorii sezonieri.”, «Teleleu», Febbraio 5, 2021, https://teleleu.eu/multi-fermieri-germani-n-au-nicio-problema-sa-se-comporte-ca-niste-boieri-cu-muncitorii-sezonieri/.

[11] HARVESTING SOLIDARITY, Work during the pandemics, Maggio 15, 2021, https://harvestingsolidarity.com/work-during-the-pandemics/ .  

[12] DGB-PROJEKT „FAIRE MOBILITÄT“, Ihre Rechte als Erntehelfer in Deutschland, Berlin, Deutscher Gewerkschaftsbund, 2020, Febbraio 6, 2021, http://www.fair-arbeiten.eu.

[13] Cfr. BUNDESMINISTERIUM FÜR ERNÄHRUNG UND LANDWIRTSCHAFT, SARS-CoV-2-Arbeitsschutzstandard, Marzo 3, 2021, https://www.bmas.de/SharedDocs/Downloads/DE/Arbeitsschutz/sars-cov-2-arbeitsschutzstandard.pdf?__blob=publicationFile&v=1.

[14] BUNDESMINISTERIUM FÜR ERNÄHRUNG UND LANDWIRTSCHAFT, Condiţii-cadru pentru lucrătorii sezonieri din agricultură în timpul pandemiei COVID-19 (actualizat: 21.05.2021), Maggio 30, 2021, https://www.bmel.de/SharedDocs/Downloads/DE/_Landwirtschaft/rahmenbedingungen-saisonarbeitskraefte-rum%C3%A4nisch.pdf?__blob=publicationFile&v=3.

[15] MIRELA IONELA ACHIM, art. cit.

[16] ELENA STANCU, O istorie despre muncitori sezonieri, exploatare și vulnerabilitate, «Teleleu», Febbraio 15, 2021, https://teleleu.eu/o-istorie-despre-muncitori-sezonieri-exploatare-si-vulnerabilitate/

[17] Ivi.

[18] ELENA STANCU, Istoria din câmpurile de căpșuni din Spania este istoria noastră, a românilor, Febbraio 5, 2021, https://teleleu.eu/istoria-din-campurile-de-capsuni-din-spania-este-istoria-noastra-a-romanilor/

[19] ANDRADA TEODORESCU, Muncitori români, sclavi în viile din Italia: „Dacă vrei să câștigi bani, trebuie să lucrezi până piși sânge”, «Newsromania», Aprile 30, 2021, https://newsromania.net/italia/muncitori-romani-sclavi-in-viile-din-italia-daca-vrei-sa-castigi-bani-trebuie-sa-lucrezi-pana-pisi-sange/

[20] DOMENICO PERROTTA, Lavoro. Lo sfruttamento va oltre il caporalato, Maggio 1, 2021, il Mulino “Rivista di Cultura e di politica”, 2015, https://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:2984.

[21] GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, Maggio 15, 2021, https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html.

[22] GIOVANNI PAOLO II, op. cit.

[23] ELENA STANCU, O istorie despre muncitori sezonieri, exploatare și vulnerabilitate, «Teleleu», Febbraio 15, 2021, https://teleleu.eu/o-istorie-despre-muncitori-sezonieri-exploatare-si-vulnerabilitate/.

[24] Ivi.

[25] EUROPEAN PARLIAMENT, Exploitation of Romanian farmworkers in Germany, «Parliamentary questions», 6 July 2020, Febbraio, 11, 2021, https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2020-003997_EN.html.  Cfr. la risposta data l’8 settembre 2020, per conto della Commissione Europea, da parte di Mr. Schmit, Febbraio, 11, 2021, https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2020-003997-ASW_EN.html.

[26] OSSERVATORIO INTERVENTI TRATTA, Osservatorio sfruttamento lavorativo 2020, Maggio 5, 2021, https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2020/.

[27] Cfr. OSSERVATORIO INTERVENTI TRATTA, Osservatorio sfruttamento lavorativo 2018, Maggio 5, 2021,  https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2018/. E Osservatorio sfruttamento lavorativo 2019, Maggio 5, 2021,  https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2019/.

[28] OSSERVATORIO INTERVENTI TRATTA, Osservatorio sfruttamento lavorativo 2020, Maggio 5, 2021, https://www.osservatoriointerventitratta.it/osservatorio-sfruttamento-lavorativo-2020/.

[29] Ivi.

[30] HARVESTING SOLIDARITY, op.cit.

 [31] DOMENICO PERROTTA, art. cit.

[32] Ivi.

[33] DOMENICO PERROTTA, art. cit.

[34] Intervista nostra, cit.

[35] Traduzione nostra.

[36] MINISTERUL MUNCII ȘI PROTECȚIEI SOCIALE, Maggio 15, 2021, mmuncii.ro.

[37] Intervista nostra, cit.

[38] TELELEU, Românii suportă abuzurile din străinătate pentru că nimeni nu i-a învățat în țară că au drepturi, Maggio 10, 2021, https://teleleu.eu/romanii-suporta-abuzurile-din-strainatate-pentru-ca-nimeni-nu-i-a-invatat-in-tara-ca-au-drepturi/.

[39] Ivi.

[40] Ibidem.

[41] AMBASADA ROMÂNIEI ÎN ITALIA, Maggio 15, 2021, roma.mae.ro; AMBASADA ROMÂNIEI ÎN REPUBLICA AUSTRIA, Condiţii de muncă în Austria, Maggio 15, 2021, viena.mae.ro;  AMBASADA ROMÂNIEI ÎN REPUBLICA FEDERALĂ GERMANIA, Informații utile pentru lucrătorii sezonieri în domeniul agricol din Germania, Maggio 15, 2021, berlin.mae.ro

[42] EVZ, Condiții de muncă pentru sezonieri în Austria: salariu, drepturi, protecție medicală, Aprile 23, 2021, https://evz.ro/conditii-de-munca-pentru-sezonieri-in-austria-salariu-drepturi-protectie-medicala.html; ZIARUL ROMÂNESC AUSTRIA, Sezonierii din agricultură în Austria: salariul, programul și alte drepturi, Febbraio 11, 2021, https://ziarulromanesc.at/sezonierii-din-agricultura-in-austria-salariul-programul-si-alte-drepturi/

[43] G4MEDIA, Agricultorii italieni: România trimite 15.000 de muncitori sezonieri pe câmpurile din regiunea Veneto/ Ordonanța militară numărul 7 permite zboruri charter pentru transportul muncitorilor sezonieri, Aprile 10, 2020, https://www.g4media.ro/agricultorii-italieni-romania-trimite-15-000-de-muncitori-sezonieri-pe-campurile-din-regiunea-veneto-ordonanta-militara-numarul-7-permite-zboruri-charter-pentru-transportul-muncitorilor-sezoni.html

[44] AMBASADA ROMÂNIEI ÎN ITALIA, Informații utile pentru muncitorii români din Italia, în contextul epidemiei de Covid-19 Material realizat de Ambasada României în Italia, pe baza prevederilor Decretului Lege ”Cura Italia” nr. 18/17.03.2020 Martie 2020, Febbraio 1, 2021,

[45] DOMENICA FARINELLA, SEBASTIANO MANNIA, Migranti e pastoralismo. Il caso dei servi pastori rumeni nelle campagne sarde. «Meridiana», 88, Roma, Viella, 2017, pp. 175-196, Febbraio 11, 2021, https://www.jstor.org/stable/90011292

[46] DOMENICA FARINELLA, SEBASTIANO MANNIA, art. cit.

[47] DOMENICO PERROTTA, art. cit.

*L’autrice è nata in Romania, vive a Roma dal 1993, dove ha studiato Ragioneria, Lingue e Letterature Straniere, Lettere, Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Licenziata (Laurea Magistrale) in Scienze Sociale (Economia e Management), attualmente dottoranda. Si occupa di politica, economia, sociologia, filosofia, educazione ed ecologia integrale con “approccio volontaristico”. E’ ideatrice fondatrice di IRFI – Italia Romania Futuro Insieme, Associazione di volontariato per una patria europea comune (2006).

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Tel. +39 320 1161307

E-mail: crociani.baglioni@gmail.com

Roma, Angelicum: Inizia il 16 marzo il Corso di “Etica economica e responsabilità sociale di impresa”


Scade domani, 1° marzo, il termine ultimo per le iscrizioni al corso “Etica economica e responsabilità sociale d’impresa” della Prof.ssa Helen Alford. Le lezioni cominciano il 16 marzo e si tengono ogni venerdì pomeriggio dalle 14:30 alle 17:15, all’Angelicum, Pontificia Università San Tommaso d’Aquino di Roma.

 

La Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino di Roma “Angelicum”, promuove un corso di “Etica economica e responsabilità sociale d’impresa”, che si terrà in modalità semi-intensiva il venerdì pomeriggio dalle 14.30 alle 17.15 a partire dal 16 marzo, fino al 25 maggio, presso la sede di Roma, largo Angelicum 1. Sono 24 ore di corso, la docente è la prof.ssa Helen Alford.

La proposta formativa parte da una riflessione sul linguaggio e sui suoi valori sottostanti, in un percorso che a partire dall’etica economica e degli affari, si interroga sui beni comuni, i diritti umani e il ruolo delle imprese. I contributi del Confucianesimo e dell’Islam, così come del pensiero sociale cristiano, vengono illustrati e valorizzati, al fine di costruire e facilitare processi e azioni concrete per il raggiungimento degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) promossi dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030.

La scadenza delle iscrizioni è il 1 marzo 2018. Il costo è di 350,00 Euro.

Prof.ssa Helen Alford

Informazioni e iscrizioni: dott.ssa Marina Russo, email: fass@pus.it , tel. 06.6702416

 

La Prof. ssa Helen Alford O.P. è  autrice di numerosi studi e pubblicazioni; è vice Rettore dell’Angelicum; vice Decano della Facoltà di Scienze Sociali e direttore del Master Universitario in Management e Responsabilità Sociale d’Impresa organizzato dalla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino – Angelicum (www.angelicum.org) Roma.

 

La democrazia in crisi e le sirene autoritarie



Pubblichiamo l’articolo “La democrazia in crisi e le sirene autoritarie”, di Guido Rossi – Il Sole 24 Ore, 5 ottobre 2014.

L’attuale disordine mondiale mostra contraddizioni evidenti e crescenti. Il capitalismo autoritario risulta vincente su quello liberaldemocratico, tradito ormai dalla globalizzazione del mercato e da uno sviluppo tecnologico dirompente. Globalizzazione e tecnologia hanno via via trasformato il capitalismo di produzione in un capitalismo finanziario: un’arena nella quale la creazione di valore nei beni prodotti ha ceduto alla speculazione basata sul debito, sia privato che pubblico.
Dalla guerra fredda in poi il costituzionalismo democratico ha interrotto il suo cammino: gli Stati europei vanno perdendo identità, le loro istituzioni fondamentali si dileguano in poteri tribali alla fine traballanti, spesso nel segno di impossibili autonomie. La soluzione, infine, di una salvifica federazione europea sta svanendo negli umori di un elettorato che in larga misura la aborre, con grande rumore mediatico. È così che la troika (Ue, Bce, Fmi), imponendo una rigorosa austerità, si è eretta a governo di fatto dell’Europa, pur priva di ogni legittimazione democratica.
Non per caso è stato sufficiente che il presidente della Bce (dai poteri limitati) si sia pronunciato sulla drammatica situazione di un’economia ristagnante e in un sol giorno le borse europee sono crollate. Dal punto di vista politico, intanto, la Germania insiste nelle sue pretese egemoniche e tende a svilire ogni tentativo di governo collegiale all’interno dell’Unione europea.
Non meno critica appare, per altri versi, la situazione della democrazia americana. Qui il presidente Obama è palesemente accusato di violare la costituzione per aver scatenato la recente guerra contro l’Isis senza l’approvazione del Congresso. Altrettanto inquietanti e rovinose si erano rivelate le decisioni della Corte Suprema nel caso Citizen United del 2010 e ancor più in quello McCutcheon del 2 aprile 2014, già da me qui commentate, che avevano deciso che ogni tipo di contributo a uomini, organizzazioni, o partiti politici da parte delle grandi società non possono essere né regolati, né limitati, in quanto protetti dal primo emendamento della Costituzione americana. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha legalizzato definitivamente la corruzione politica e il governo statunitense – come ha sottolineato lo stesso ex giudice John Paul Stevens – ha mutato la sua natura: da governo dei cittadini a governo delle corporation. Il parallelo è lecito: sia in Europa, sia negli Stati Uniti il potere delle democrazie ha abdicato agli interessi del denaro e dei potentati economici.
A ciò va aggiunta la invadente globalizzazione della Nato, la più estesa organizzazione guidata dagli Stati Uniti: ormai una forza di polizia mondiale basata su uno strapotere militare, minaccioso ea dubitativamente lecito. È un potere che ha tolto ogni funzione alle Nazioni Unite – forse ormai inadeguate – e alla loro istituzionale vocazione pacifista. È così che la storia della globalizzazione della Nato, dalla Jugoslavia al Kosovo, dall’Afghanistan alle variegate guerre al terrorismo, ha alimentato devastanti operazioni belliche, brutalmente alternative ad un ordine mondiale democratico.
In concorrenza alle democrazie occidentali un blocco di capitalismo autoritario si sta costituendo fra Russia e Cina. I recenti accordi tra Vladimir Putin e Xi Jin Ping hanno sancito e celebrato precise, ben al di là di un semplice trattato economico sul gas. Si tratta in verità di un’alleanza di Stati autoritari, con una popolazione di circa un miliardo e seicento milioni di persone, nel territorio che va dai confini della Polonia al Pacifico e dal circolo artico alla frontiera afghana, compresi altri Stati come ad esempio la Corea del Nord, la Georgia, l’Armenia.
Mentre il binomio “capitalismo – democrazia” è ideologicamente degenerato in “capitalismo – mercato”, creando povertà e disuguaglianze, le élite politiche si sono via via indebolite con le loro istituzioni, dando vita alla lenta, evanescente riduzione dei poteri dello Stato, sempre più sostituiti dall’impero del mercato.
Laddove invece, nella Repubblica Popolare Cinese e nella Russia di Putin, i modelli di Stati dominanti sono ancora estremamente vitali, pur nella loro varietà, un forte interesse comune nei confronti sia della politica estera che della politica interna li unisce e li aggrega. Per la politica estera basterà ricordare il loro identico voto nel Consiglio di Sicurezza e nel sostegno a dittature sanguinarie come quella della Siria, nonché il loro comune risentimento nei confronti di un ordine mondiale imposto dagli Stati Uniti. Per la politica interna, la strategia economica appare identica nell’assicurare i benefici di un’integrazione globale ed una notevole apertura nei confronti di una modernizzazione, che avvenga nell’identico controllo ideologico sulla popolazione e nella repressione dei dissidenti.
L’economia russa e quella cinese sono aperte alle pressioni dell’economia globale, ma l’allocazione delle ricchezze è determinata non già dalle forze irrazionali e sovente oscure del mercato, ma dagli apparati centrali di uno Stato nelle mani di un’organizzazione politica centrale, di oligarchie di comando, dirette da un Presidente e dai suoi fedeli subordinati. Incredibilmente eguale e scambievole è l’esaltazione del Capo, tant’è che uno dei maggiori best seller nelle librerie cinesi è la biografia di: “Putin il grande”.
La libertà del mercato capitalista consente a tali élite di mantenere il potere, poiché la libertà privata a livello individuale, di comprare e vendere, di ereditare e muoversi ed arricchirsi, da un lato facilita la crescita economica che il completo controllo dello Stato non potrebbe garantire, ma dall’altro diminuisce la domanda delle libertà pubbliche e politiche da parte dei cittadini.
Il nuovo capitalismo autoritario porta con sé un fascino che sta altresì seducendo le élite politiche di vari Paesi africani, sudamericani ed asiatici, presentando l’alternativa a uno sviluppo economico moderno, nella crescita senza democrazia e nel progresso senza libertà politica. È così che il fascino dell’autoritarismo scivola spesso in una sorta di apprezzamento o passione per i tiranni, magari nella veste di esperti, costantemente comunque indifferenti al destino dei diritti umani.
Un evento completamente nuovo si sta peraltro verificando ad Hong Kong, dove una protesta pacifista, dominata dagli studenti che si identificano nell’organizzazione “Occupy Central”, sta chiedendo le dimissioni del reggente della città, dal 1997 sotto la sovranità cinese come speciale regione amministrativa, ma con un proprio riconosciuto sistema legale. I dimostranti, protagonisti di quella che viene chiamata “Umbrella revolution”, chiedono elezioni popolari per la nomina del reggente, attualmente scelto da un Comitato di membri legati a Pechino e una maggior partecipazione democratica nella vita politica e sociale.
Il comportamento del governo cinese è ancora estremamente incerto.
La conclusione, peraltro, sembra a questo punto quantomeno paradossale. Negli Stati autoritari serpeggia crescente una nuova spinta verso i diritti umani di libertà politica, mentre negli Stati liberali la democrazia è addirittura considerata un fenomeno sorpassato, tanto da non essere, come ha correttamente rilevato nel suo recente libro William Easterly, (“The Tyranny of Experts: Economics, Dictators, and the Forgotten Rights of the Poor”) neppure menzionata dallo statuto della Banca mondiale tra i suoi peraltro nobili scopi. Se la concorrenza fra capitalismo autoritario e quello liberale dovesse improvvisamente svolgersi sul terreno della conquista e difesa dei diritti umani, piuttosto che sul predominio mercantile e militare, l’attuale globalizzazione senza regole troverebbe finalmente un suo destino di civiltà.

Link all’articolo originale

C’è o non c’è un pauroso deficit di democrazia in Italia?


dirittiumani1
Se la “Open Society Institute di George Soros è sempre più preoccupata per la situazione dei diritti umani in Italia”, come leggiamo in un comunicato, figurarsi noi di futuro insieme, che, accanto a giornalisti romeni, da qualche tempo, incessantemente, stiamo tirando segnali d’allarme in ogni direzione! Magari questa volta qualcuno ci ascolterà…

Sono stata invitata ad esprimere il mio punto di vista durante un incontro organizzato a Roma con una delegazione della Fondazione Soros su atteggiamenti del governo italiano che possono definirsi razzisti e xenofobi nei confronti di cittadini romeni, su atteggiamenti del governo che possono definirsi razzisti e xenofobi nei confronti delle minoranze (compresi i Rom e altri), su criminalizzazione delle violazioni di legge in materia di immigrazione e, in generale, il ricorso alla penalizzazione di violazioni amministrative per i romeni.
L’aumento della percentuale di popolazione carceraria romena in attesa di processo, e la lunghezza dei procedimenti in materia penale e civile e dei suoi effetti sul diritto ad un processo equo, sono temi che verranno trattati da un avvocato romeno.
Tutto questo in un contesto in cui l’opinione pubblica in modo efficace è formata attraverso la televisione, che è o di Stato o sotto il controllo della società di proprietà dal primo ministro in qualità di privato.
Il problema della sistematica non applicazione da parte dell’Italia delle sentenze della corte europea dei diritti dellì’uomo (e in parte anche della Corte di Giustizia europea), le cui centinaia di sentenze contro l’Italia rimangono completamente disattese.

L’Open Society, in consultazione con i propri contatti in Europa e di Washington, hanno individuato il prossimo vertice del G8 come un importante momento di visibilità per questi potenziali problemi, e hanno organizzato una missione in Italia, per incontrare gli esperti ed alcuni altri, tra cui rappresentanti di associazioni dei romeni in Italia, che possono fornire informazioni ed idee su questi temi, e di aiutare le imbarcazioni di una strategia per portare questi problemi in primo piano l’attenzione del pubblico internazionale.

Tra i romeni in Italia, mi sento in dovere di ricordare qui il grosso contributo di Andi Radiu , giornalista di Gazeta Romaneasca e corrispondente di Evenimentul Zilei, che sul suo blog e su Realitatea din Italia sta pubblicando dati importanti e utili per questo prezioso incontro.

Se siete a conoscenza di cittadini europei che hanno subìto ingiustizie di ogni genere in Italia o avete qualcosa da dire a proposito dei temi sopra elencati, siete pregati di scrivere a simona.farcas@ymail.com

Grazie.

In visita ai detenuti romeni del carcere romano di Regina Coeli


clicka sull’immagine per vedere il video dell’incontro con i giornalisti di Rita Bernadini al termine della sua visita ai detenuti del carcere romano di Regina Coeli insieme a Simona Farcas e Massimiliano Iervolino.
Incontro con i giornalisti di Rita Bernadini al termine della sua visita ai detenuti del carcere romano di Regina Coeli insieme a Simona Farcas e Massimiliano Iervolino

Il giorno di Natale, 25 dicembre 2008, ho accompagnato Rita Bernardini, deputata Radicali/PD e Membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, e Massimiliano Iervolino, delegato per i diritti umani della Provincia di Roma, al carcere di Regina Coeli, dove vi risiedono, ahimé, circa 200 detenuti romeni.
E’ la prima volta che faccio visita a detenuti in un carcere italiano… Mi sentivo emozionata perché mi trovavo a due passi dal Presepe di Piazza San Pietro, e stavo per incontrare alcuni miei connazionali, il giorno di Natale, giorno in cui i romeni, per tradizione, scelgono di passarlo in famiglia, festeggiare la nascita di Gesù Bambino, giorno in cui, per regolamento del carcere, nemmeno i familiari possono fare visita ai loro cari, quindi ero emozionata e contenta di passare qualche ora con loro, rinchiusi, ascoltarli…senza giudicare, senza pregiudizi.

Quale migliore occasione per compiere un gesto umano, di solidarietà?! Portare a quelle persone, che non so e non giudico il motivo per cui si trovino lì dentro, un sorriso, una parola nella loro lingua madre, la mia disponibilità ad ascoltarli.

Qualche giorno prima avevo appreso da una intervista all’ambasciatore romeno in Italia che “nelle carceri italiane vi sono 2800 detenuti (romeni), di cui 805 con condanna defintiva, mentre il resto, arrestati in attesa di sentenza”.
Riportiamo la traduzione dell’intervista rilasciata all’agenzia di stampa AGERPRES:

L’ambasciatore comunica che, in base all’accordo bilaterale in vigore, solo una decina possono essere espulsi e rimandati in Romania senza il proprio consenso.

”Le autorità italiane desiderano la stipulazione di un accordo bilaterale in cui non vi sia più la neccessità del consenso da parte del detenuto. Ciò che abbiamo convenuto è che lavoreremo su casi individuali, discuteremo e prenderemo decisioni di comune accordo per ogni caso. Sono poche, solo alcune decine, le persone che possono essere espulse e rimpatriate in Romania. Per il resto, il rimpatrio è possibile solo con l’accordo esplicito di ogni detenuto. Ho già detto questo anche durante una trasmissione tv italiana, in primavera, durante la quale siamo stati contestati un po’ , però abbiamo dimostrato di avere ragione”, ha affermato l’ambasciatore Rusu.

Egli ha precisato che in presente la collaborazione giudiziaria tra Romania e Italia in questo senso è regolata dalla Convenzione di Strassburgo del 1983, che regola il trasferimento delle persone condannate e l’accordo bilaterale specifico riguardante il trasferimento delle persone condannate a cui sono state atribuite misure d’espulsione.

I delinquenti romeni sono stati recentemente informati dall’Ambasciata di Romania a Roma su diritti e doveri, mediante una lettera inviata in carcere, sia in romeno che in italiano.

”La comunità ci ha informati che i romeni detenuti nelle carceri italiane non sanno con chi parlare, a chi rivolgersi per risolvere i propri problemi, quindi abbiamo deciso di inviare loro una lettera in romeno ed in italiano per informarli sui propri diritti e doveri e sulle modalità con cui possono rivolgersi al Consolato. E’ stato difficile, il progetto è partito a giugno, le 2.800 lettere circa sono state inviate e ora stanno arrivando le risposte. E’ interessante il fatto che riceviamo risposte sul foglio della lettera che abbiamo inviato noi, i detenuti hanno girato il foglio e hanno scritto le loro richieste”, risponde l’ambasciatore.

Il Ministro della Giustizia di Bucarest ha due magistrati di collegamento presso il Ministero omologo in Italia, che si occupano insieme ai consoli dei casi dei romeni detenuti. L’Ambasciatore Rusu ha voluto sottolineare che anche in altri stati, come Gran Bretagna, Francia o Germania, hanno magistrati di collegamento presso le autorità giudiziarie italiane.

L’impressione al termine della visita, durata circa quattro ore, è stata quella di aver visto un film drammatico… le condizioni quasi scandalose in cui vivono i detenuti: freddo, finestre rotte, docce mal-funzionanti, ammassati in quattro-cinque nella cella…e nella mia mente, mentre passavo sui lunghi corridoi, celle piene da una parte e dall’altra, visi pallidi e tristi dietro le sbarre…pensavo che nella vita, ogni persona dovrebbe, prima di agire, visitare il luogo in cui o per sbaglio o per disgrazia potrebbe finirci, dentro, per capire che l’uomo niente è, non è onnipotente…

Cresce in Europa l’onda del razzismo, che minaccia di travolgere anche la Spagna



Il coro degli zingari da “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi

Secondo i dati dell’Osservatorio scolastico sulla convivenza, in Spagna due ragazzi su tre non vorrebbero avere un Rom compagno di banco, mentre uno su due non vorrebbe sedersi accanto a un ebreo

L’intolleranza in Europa cresce ogni anno. Se in Italia praticamente la totalità della popolazione è ostile ai Rom e gli episodi di discriminazione e violenza razziale si susseguono ormai a un ritmo quotidiano, mentre crescono gli episodi di omofobia e antisemitismo, la Spagna, spesso considerata un esempio di rispetto delle minoranze nell’Unione europea, assiste a propria volta al riaffiorare di fantasmi inquietanti. Esteban Ibarra, presidente del Movimento contro l’intolleranza, denuncia da qualche tempo un atteggiamento di ostilità, da parte delle Istituzioni e della cittadinanza, verso i migranti, i gitani e gli ebrei. L’ideologia razzista è radicata anche nella penisola iberica e l’esempio italiano, purtroppo, rappresenta un modello per gli intolleranti. Recentemente l’Osservatorio scolastico della convivenza ha pubblicato gli esiti di un’indagine presso i più giovani cittadini spagnoli, che sono inquietanti. Dalla ricerca a campione, risulta, fra l’altro, che due adolescenti su tre non vorrebbero avere un Rom come compagno di banco, mentre un ragazzo su due rifiuterebbe di sedersi, a scuola, acanto a un coetaneo ebreo. “E’ un momento difficile per i Diritti Umani in Europa,” ha dichiarato Ibarra, “dovesi assiste a una crescita sensibile del razzismo e della xenofobia, fenomeni che spesso sono sostenuti da alcune forze politiche, che fanno della xenofobia una bandiera”.

info@everyonegroup.com

PETIZIONE “PER UNA CARTA DEI POPOLI ROM”

Firma anche tu la Petizione

La Commissione Europea ha messo a punto un documento dedicato alla popolazione Rrom in Europa e ai gravi problemi di integrazione di natura socio-economica e sanitaria.

Il documento della Commissione Europea dedicato alla popolazione Rrom, come ha spiegato il commissario al Fondo Sociale Vladimir Spidla, prenderà in considerazione in modo trasversale tutte le politiche europee che possono venire in aiuto a questa popolazione che nella sua grande maggioranza vive nella povertà estrema. E questo non è accettabile.

Chiediamo a tutti gli uomini e le donne di buona volontà di partecipare a una Petizione per una “Carta dei Popoli Rrom” che riconosca identità e diritti, per promuovere legalità e integrazione, contro ogni forma di degrado e violenza.

I nomadi vivono spesso in condizioni di abbandono e miseria inaccettabili, rischiano di scomparire e di essere colpiti da pesanti discriminazioni per combattere questa deriva dobbiamo riconoscere il loro ruolo storico, culturale e spirituale incardinato in una modalità di vita che è semplicemente “diversa”. Non dobbiamo cancellare la loro umanità, ma riconoscere il diritto ad avere servizi, formazione e lavoro per vivere nella società civile con proprie modalità. Essi possono essere “architetti della gioia”.

Vi invitiamo a firmare la Petizione affinché istituzioni e autorità si impegnino a chiedere alla Unione Europea e alla istituzioni dei Paesi di origine di elaborare un testo che fissi regole e principi dei “cittadini senza territorio”.
Guarda il video
Firma anche tu la Petizione

Promotori:
Associazione Irfi Onlus
Comincia l’Italia

* * *
ciao a Tutti, allego la lettera che ho inviato al Presidente Napolitano sulla proposta di legge n. 733 (decreto sicurezza) che sarà votato il 17 e il 18 gennaio al Senato. Invito altre associazioni, nonchè la stessa federazione, a riprenderla e a inviarla al Presidente Napolitano che in questo momento è l’unico che può fare qualche cosa. sarebbe meglio inviarla prima del 10 gennaio.fatemmi sapere, Carlo Berini

SUCAR DROM
http://www.sucardrom.eu
Protocollo n. 1/SD/IT
del 2 gennaio 2009

Alla cortese attenzione
Presidente della Repubblica

Egregio Presidente, Le scrivo per chiedere il Suo diretto intervento su di una proposta di legge che è attualmente in discussione in Parlamento, il disegno di legge n. 733 “disposizioni in materia di sicurezza”. Questa proposta sarà discussa e votata il 17 e il 18 gennaio prossimi al Senato.
Sono molte le misure, contenute nel provvedimento, che mi vedono critico ma una, in particolare, mi spaventa: la modifica della Legge 24 dicembre 1954, n. 1228. L’articolo 16 del disegno di legge n. 733, così recita
1. All’articolo 1 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, dopo il primo comma e` inserito il seguente:
«1-bis. L’iscrizione anagrafica e` subordinata alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie».
Questo norma, se approvata, cambierà radicalmente la legislazione anagrafica italiana perché oggi l’iscrizione anagrafica di un Cittadino è di fatto vincolata a soli due criteri: la volontà del Cittadino e l’accertamento da parte degli Uffici comunali dell’effettiva presenza dello stesso Cittadino.
Tale impostazione è stata ribadita più volte da diversi Organi dello Stato, segnalo la Circolare del Ministro dell’Interno n. 8 del 29 maggio 1995 “precisazioni sull’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, di cittadini italiani” ma anche le Circolari del Ministero dell’Interno sul “problema dei nomadi”, a partire dalla Circolare MI.A.CEL. n. 17/73 del 11.10.1973 pos. 15900.2.22 prot. 7063.
In particolare metto in risalto il passaggio della Circolare n. 8 del 29 maggio 1995 secondo cui:
“…il concetto di residenza, come affermato da costante giurisprudenza e da ultimo dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte con sentenza depositata il 24 giugno 1991, è fondato sulla dimora abituale del soggetto sul territorio comunale, cioè dall’elemento obiettivo della permanenza in tale luogo e soggettivo di avervi stabile dimora, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle relazioni sociali, occorre sottolineare che non può essere di ostacolo alla iscrizione anagrafica la natura dell’alloggio, quale ad esempio un fabbricato privo di licenza di abitabilità ovvero non conforme a prescrizioni urbanistiche, grotte, alloggi in rulottes… In pratica la funzione dell’anagrafe è essenzialmente di rilevare la presenza stabile, comunque situata, di soggetti sul territorio comunale, né tale funzione può essere alterata dalla preoccupazione di tutelare altri interessi, anch’essi degni di considerazione, quale ad esempio l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica, per la cui tutela dovranno essere azionati idonei strumenti giuridici, diversi tuttavia da quello anagrafico”.
Detta lettura è confermata anche dalla Giurisprudenza della Cassazione Sezioni Unite (sent. 19.06.2000 n. 449) la quale ha precisato che
“l’ordinamento delle anagrafi della popolazione residente e relativo regolamento di esecuzione…configura uno strumento giuridico – amministrativo di documentazione e di conoscenza, che è predisposto nell’interesse sia della pubblica amministrazione, sia dei singoli individui. Sussiste, invero, non soltanto l’interesse dell’amministrazione ad avere una relativa certezza circa la composizione e i movimenti della popolazione…, ma anche l’interesse dei privati ad ottenere le certificazioni anagrafiche ad essi necessarie per l’esercizio dei diritti civili e politici e, in generale, per provare la residenza e lo stato di famiglia (v. particolarmente gli artt. 29 e 31 del regolamento n. 136/58).
Inoltre, tutta l’attività dell’ufficiale d’anagrafe è disciplinata dalle norme sopra richiamate in modo vincolato, senza che trovi spazio alcun momento di discrezionalità. In particolare, sono rigidamente definiti dalle norme del citato regolamento (artt. 5 – 9) i presupposti per le iscrizioni, mutazioni e cancellazioni anagrafiche, onde l’amministrazione non ha altro potere che quello di accertare la sussistenza dei detti presupposti”.
Nell’articolo 16 del disegno di legge n. 733 per la modifica della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 si parla esclusivamente di “immobili”, implicitamente escludendo a priori dal poter ottenere l’iscrizione anagrafica chi vive in roulotte, in camper, in una carovana o una casa mobile (beni mobili). Ma soprattutto si pone come requisito essenziale le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie.
Come già molti hanno rilevato la maggior parte forse degli alloggi, non risponde ai requisiti richiesti semplicemente perché si tratta di immobili costruiti prima che diventasse necessario il certificato di abitabilità. Ma è sicuro che una roulotte, un camper o una casa mobile non rispondono ai questi requisiti.
Chi sarà colpito da questa norma? Le famiglie sinte e rom che vivono nei cosiddetti “campi nomadi”, le famiglie sinte e rom che vivono in terreni privati e le famiglie dello spettacolo viaggiante.
Migliaia di Cittadini italiani che, se questa norma diventasse legge, saranno nella condizione di perdere non solo il diritto di voto ma tutta una serie di diritti legati indissolubilmente all’iscrizione anagrafica (i documenti come la patente di guida, le licenze per le attività lavorative, l’assistenza sanitaria,…).
Questo fatto è, secondo il mio giudizio, incomprensibile perché cadrebbe il fondamento del nostro essere Stato repubblicano e di fatto si impedirebbe a migliaia di Italiani l’esigibilità dei diritti fondamentali, come quello di voto, sanciti dalla nostra Costituzione.
Per queste ragioni chiedo a nome dell’associazione Sucar Drom un Suo intervento diretto sul Governo italiano e sul Parlamento perché sia corretta questa proposta di legge. Rimango a disposizione per incontrarLa con una delegazione di Sinti e di Rom per meglio approfondire questa e altre problematiche, a partire dal riconoscimento dello status di minoranze storiche linguistiche (Legge 482/1999).
Colgo l’occasione per augurare a Lei, alla Sua famiglia e ai Suoi collaboratori i più sinceri auguri di un Felice Anno Nuovo

il Segretario
Carlo Berini

ROMANIA, Roșia Montană Gold Corporation: Prendono oro, portano cianuro, violando i diritti umani


http://www.vajont.info/romania/marcoPaolini.wav  0

FONTE originale: “Il Diario” settimanale, 2006.  Riportato integralmente dal sito  vajont.info

– foto e testo di Paolo Stefanini, da Rosia Montana

Prendono oro, portano cianuro

Una società mineraria canadese estrarrà ogni anno 20-30 tonnellate di metallo, immettendone 15.600 di veleno nell’ambiente.
Per creare consenso ha comprato tutto: case, giornali e coscienze


0Rosia Montana è un nome che non dice molto, per ora. Ma che in futuro potrebbe risuonare come un Vajont[una Stava sarebbe piu’ pertinente, nota di Tiziano dal Farra] o una Chernobyl. In questa vallata della Romania, non lontano dalla città di Alba Iulia, si progetta infatti un lago artificiale capace di contenere 250 milioni di tonnellate d’acqua contaminata al cianuro. Una vera bomba ambientale, se si considera che il bacino di decantazione della miniera «Aurul» di Baia Mare, che nel 2000 rilasciò cianuro nel fiume Somes e da lì, di affluente in affluente, in un tragico dòmino, avvelenò il corso del Danubio fino al delta, era 70 volte più piccolo.
0Quantità che bastarono, però, a creare danni economici ingenti alla Romania e alle nazioni confinanti e guasti ecologici ancora più seri, con una morìa di pesci senza precedenti e due milioni e mezzo di persone a lungo senza acqua potabile.
Ma Rosia Montana non è solo un lago al cianuro. Il progetto per la più grande miniera a cielo aperto d’Europa prevede anche la distruzione di interi villaggi: 1.800 edifici in tutto, tra cui otto chiese e undici cimiteri (tanto che, in passato, il patriarcato romeno-ortodosso ha scomunicato il progetto, definendolo blasfemo); importanti scavi archeologici, e un sistema di gallerie estrattive risalenti alla dominazione romana. Tutto questo con oltre duemila persone da mandar fuori casa e risistemare altrove.

La storia è iniziata quando una società a capitale misto romeno-canadese ha fatto dei sondaggi, calcolato di poter estrarre almeno 250 tonnellate d’oro e 1.350 d’argento dal sottosuolo di Rosia Montana e si è aggiudicata, per appena tre milioni di dollari, i diritti di sfruttamento minerario, rilasciati con eccessiva precipitazione dal governo romeno. Secondo la multinazionale, per ogni tonnellata di minerale della zona ci sarebbe poco più d’un grammo d’oro. Una quantità tanto ridotta che l’unica tecnologia che abbia una logica economica è il «lavaggio chimico». Ogni giorno circa 70 mila tonnellate di minerale grezzo scavato sarebbero lavate con almeno 43 tonnellate di cianuro, per separare il metallo nobile dallo scarto. Con un risultato annuo di 25-30 tonnellate d’oro immesse sul mercato e 15.600 tonnellate di cianuro immesse nell’ambiente.0

Far East.

Attraversando certe aree rurali della Transilvania sembra che qui il comunismo abbia ottenuto solo un risultato etnografico: preservare un’arretratezza secolare. I monti Apuseni, poi, sono una zona di miniere e minatori nella quale la situazione è andata persino peggiorando dopo la rivoluzione del 1989, col progressivo smantellamento di un settore, come quello estrattivo, sostenuto artificialmente dal passato regime. Rosia Montana è ancora un gradino più in basso: qui la decadenza era iniziata da decenni, già durante l’era socialista. Nell’antica Alburnus Maior, dal sottosuolo sfruttato sin dai tempi in cui l’impero romano si spinse alla conquista della Dacia, non si trovava infatti più oro in quantità sufficiente per dare profitti.
Adesso il villaggio assomiglia a uno di quegli avamposti del Far West abbandonati dopo l’esaurimento dei filoni estrattivi: solo con meno fascino e più spazzatura. E poi, in molte case, pur fatiscenti, c’è vita. Il paese non è fantasma, e vi si consuma da anni il conflitto tra i resistenti che non vogliono lasciare le proprietà e la potente macchina organizzativa della multinazionale: la “Rosia Montana Gold Corporation”, per tutti, qui, semplicemente, la “Rmgc”. 

La Corporation ha, per così dire, i suoi ‘ministeri’.
All’inizio del paese, sulla sinistra, quello dei trasporti, con i fuoristrada parcheggiati in file ordinate. Poco oltre, un ufficio chiave, diviso in due sottosezioni: la ‘negoziazione immobiliare’ e gli ‘acquisti immobiliari’. Poi, in centro, tra le strade fangose del borgo, ci sono il «ministero» dell’archeologia, quello della geologia, quello delle risorse umane. Ognuno di questi edifici ha fuori la grande insegna della Rmgc, per niente sobria: il mondo in giallo su un planisfero azzurro. Con tutte le sue decine di uffici, la multinazionale sembra sostituirsi in pieno allo Stato. Ma due sono i simboli più inquietanti del potere di chi ha comprato la terra sotto i piedi degli abitanti del villaggio. Il primo è il numero impressionante di cartelli blu sulle case. Vi sta scritto, in romeno, a caratteri maiuscoli gialli: «Proprietà della Rosia Montana Gold Corporation».
GalleriaLa Rmgc pressa psicologicamente e offre un contentino. Alla fine, convince. Spende poche migliaia di euro ed entra in possesso delle case. C’è chi sogna la macchina, chi spera di rifarsi una vita altrove; i più sono disoccupati da anni. E molti cedono. L’impressione è che se un Golia così forte si mette contro tanti piccoli Davide, non c’è fionda che tenga. E poi la Rmgc offre soldi pure per i ruderi, e li fa propri. Anche se sono edifici storici, vincolati dalle Belle arti. Il cartello blu è ormai sulla maggioranza delle case, e anche sulle stalle, le rimesse della legna, i pollai.
Il secondo simbolo inquietante è quello che, proseguendo nella metafora, potremmo chiamare il ‘ministero dell’informazione’.
Si trova nella piazza centrale, anch’essa sterrata e contornata da edifici fatiscenti. Il nome vero è «Centro d’informazione per la comunità». Inutile puntare agli uffici commerciali, a quelli direzionali, a quelli tecnici. Da ogni parte la risposta è la stessa: per parlare con qualcuno ci vuole un appuntamento e non è agevole prenderlo. E poi, tutto quello che ci direbbero, ce lo diranno meglio al Centro d’informazione per la comunità.

Tutto buono, tutto perfetto.

All’ingresso tre bandiere: la romena, l’europea, e la canadese. Dentro, un museo dell’indottrinamento.
Il mondo della Rmgc è meraviglioso. Tutto fila alla perfezione: nessun problema ambientale, case più belle altrove, lavoro per tutti, ricchezza. Viene distribuito il settimanale “Ziarul de Apuseni”, un tabloid di otto pagine che accanto alle notizie sportive e di cronaca è un instancabile mezzo propagandistico a favore della miniera. Ma nel campo della stampa, la Rmgc ha fatto ben altri sforzi. Scopriamo che ha acquistato negli anni i principali quotidiani locali della regione di Alba Iulia: prima “Uniria”, poi “Informatia”, infine anche “Monitorul”. Il modo migliore per far parlare bene di sé dai giornali, insomma: diventarne l’editore.

È una strategia abituale della Corporation farsi le cose in casa. Per esempio si è fatta una ‘Ong’ – un’organizzazione non governativa – la ‘Pro Rosia Montana’. Strano: un’organizzazione che si chiama «pro» qualcosa, ed è a favore della distruzione di quel ‘qualcosa’. Raccoglie infatti le firme per far radere al suolo il villaggio.
E si è fatta anche il sindacato, «Vittoria dei minatori»: chi vuole lavorare deve iscriversi al sindacato, che però è dei padroni. Proprio dagli uffici del sindacato esce una responsabile del ‘Centro d’informazione’, per invitarci a uscire; è l’ora di chiusura. Spiega che è poco utile prendere appuntamento con qualcuno, se non si ha una buona preparazione nel campo geologico e non si può discutere alla pari di questioni tecniche. Le chiediamo allora di dirci cosa pensa la popolazione locale della Rmgc. Sorride e risponde, spiazzante: «Cosa pensa la gente di Rosia Montana può trovarlo sul nostro cd-rom».

0Rosia Montana è davvero un posto sgangherato: non c’è una sola casa, una sola strada, una sola staccionata in sesto.
Eppure, tra questa gente fiaccata e impoverita da una disoccupazione endemica c’è chi resiste al progetto della Rmgc e, con orgoglio, ha attaccato alla casa un cartello che sembra il negativo degli altri. Lo sfondo qui è giallo e la scritta blu: «Questa proprietà non è in vendita». C’è anche sulla casa di Cristian Ciura, uno dei pochi giovani del paese. Ha 18 anni, e solo per questo non è ancora partito. Ma quando avrà finito la scuola non avrà altra scelta: qui non c’è lavoro, e neppure ad Abrud, la cittadina a fondovalle.
Ha una passione per il body building, di quelle giovanili che assomigliano a una fissazione; qualche progetto sensato e qualche altro stupido, come arruolarsi nella Legione straniera, e un amore complicato per Raluca, fata dagli occhi verdi e dai capelli rossi.
Ci accompagna da Eugen Cornea, detto ‘Zeno‘, il vicepresidente dell’associazione “Alburnus Maior”, quella che si oppone alla distruzione del villaggio e al grande buco per il quale sarebbero necessari dieci o quindici anni di scavo al ritmo di 20 tonnellate d’esplosivo al giorno. Zeno Cornea è l’anima di questa ong (che raggruppa circa 300 famiglie), assieme al presidente Eugen David e a Stephanie Roth, una svizzera trentaquattrenne che, dopo esser stata per anni a capo di un giornale ecologista a Londra, si è trasferita sulle montagne romene pur di contrastare quello che ritiene essere «il più grave rischio che l’intero ecosistema europeo sta correndo». Il 18 aprile di quest’anno la sua caparbietà è stata ricompensata dalla giuria californiana del Goldman Prize, un prestigioso riconoscimento ambientalista.

GalleriaZeno sta accompagnando le mucche al pascolo, quando arriviamo.
È un ex topografo, che conosce ogni piega del territorio di Rosia Montana e ogni buco scavato dall’uomo in più di duemila anni di estrazioni. Ed è un tipo deciso, che ama farsi capire con parole schiette. «Perché siamo contro la Rmgc? Perché vogliamo fare un po’ come ci pare della nostra terra. Invece quando c’era Ceausescu, i comunisti dicevano: noi vi diamo le scuole, gli ospedali, il lavoro, ma voi dovete fare quello che pare a noi. Questi sono venuti e ci hanno detto lo stesso: che dovevamo fare come pareva loro. E senza neppure darci il lavoro, le scuole e gli ospedali». La promessa tradita di lavoro ha prodotto il maggiore disincanto: «All’inizio avevano parlato addirittura di 25 mila posti di lavoro, per via dell’indotto. Adesso dicono ‘tra 336 e 558’. In verità non hanno creato lavoro, ma solo chiacchiere. Per lavorarci devi vendergli l’anima, iscriverti al loro sindacato, firmare le loro petizioni a favore della distruzione del villaggio e poi ti fanno contratti di massimo un mese. E la gente viene da Abrud, da Bucium, da venti chilometri lontano, mica solo da Rosia Montana». Poi Zeno articola la sua critica, dalle questioni ambientali a quelle di conservazione del patrimonio artistico e archeologico. «L’uso di 250 mila tonnellate di cianuro è una follia già in sé», afferma, «e quanto alla diga, che sarebbe alta 180 metri, non sono state fatte prove antisismiche e non hanno tenuto in considerazione le piogge torrenziali che colpiscono la zona da una quindicina d’anni e che potrebbero far esondare l’invaso, specie in caso di frana. Senza contare che il terreno qui è tutt’altro che impermeabile, e potrebbero esserci infiltrazioni di cianuro nelle falde».

È vestito da lavoro, camicione grigio e stivali di gomma («e non scrivete nelle didascalie che è il nostro costume tradizionale», ci scherza su), ma parla con grande competenza e decisa precisione: «Non possiamo permettere che siano distrutte o rovinate le uniche miniere di epoca romana così conservate: ben 25 chilometri di gallerie, tra cui alcune rarissime di forma trapezoidale. E neppure che siano ignorate le leggi di tutela architettonica: ci sono 40 edifici protetti dalle Belle arti, e alcuni sono stati messi sotto tutela dall’Unesco. Ma la Rmgc non si è fatta scrupoli e ha persino danneggiato un mausoleo del II° secolo d. C.».
Quando gli diciamo che la Rmgc sostiene che non distruggerà tutto e anzi restaurerà alcuni edifici superstiti per farne un polo turistico, avvia a ridere grasso. «Non hanno proprio il senso del ridicolo», dice, continuando a sghignazzare, «un lago al cianuro, una valle squassata da centinaia di esplosioni al giorno e attraversata da un viavai di camion e ruspe. Sì, proprio un bel posto per farsi una vacanza».

Capitalismo reale.

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La Rosia Montana Gold Corporation è una joint-venture tra la Minvest, una società romena con una quota di partecipazione statale, e la canadese Gabriel Resources Ldt. In realtà quest’ultima, tramite il consueto gioco delle scatole cinesi, possiede una società quasi omonima, registrata offshore alle Barbados, che a sua volta ne controlla un’altra sempre dal nome simile e sempre registrata offshore, ma a Jersey. Ed è quest’ultima a detenere l’80 per cento del pacchetto azionario della Rmgc. Tramite la European Goldfields Ltd, creata nel 2000 (e le sue controllate, tutte con sede alle Barbados), la Gabriel Resources rientra poi nel controllo anche di una fetta del restante 20 per cento.
Non solo al governo di Bucarest restano soltanto gli spiccioli (secondo alcuni economisti, lavorerebbe addirittura in perdita), ma – cosa più importante – il complesso organigramma societario e le numerose compagnie registrate nei paradisi fiscali renderebbero di fatto irrintracciabili i responsabili nel caso di un futuro incidente.
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Zeno Cornea e gli altri della ‘Alburnus Maior’ iniziano a sospettare persino che tutta la vicenda possa essere una mèra, gigantesca, speculazione finanziaria del tipo ‘prendi i soldi e scappa’. «Ho lavorato 30 anni in miniera e me ne intendo. E se vado a parlare con questi della Rmgc vedo che sono esperti di Borsa, ma che di estrazioni non sanno un bel niente». La Gabriel Resources vende azioni da un lustro, con l’obiettivo di capitalizzare 437 milioni di dollari per l’avvio dei lavori. Ma quella cifra è ancora una chimera (si stima che siano stati raggiunti con l’investimento dei risparmiatori stranieri 55 milioni di dollari, il 12 per cento del totale). Anche perché nel 2002 la Banca mondiale ha ritirato il suo appoggio di 100 milioni di dollari, ritenendo il progetto troppo rischioso, i piani di fattibilità poco trasparenti e valutando contrario al diritto internazionale e ai diritti dell’uomo il piano di spostamento della popolazione.

I nomi dietro l’operazione non sono certo una garanzia. La dirigenza iniziale era una specie di rimpatriata di pregiudicati. Negli anni, dopo vari attacchi della stampa, la società si è data un aspetto più pulito, tramite dimissioni pilotate e nuove nomine. Ma vediamoli, questi soci fondatori.
– Il patron della Gabriel Resources era Frank (Vasile) Timis, un romeno emigrato in Canada, incarcerato due volte in Australia per possesso di eroina in quantità commerciali.
– Vicepresidente e responsabile per la salvaguardia ambientale era Bruce Marsh, che ricopriva lo stesso ruolo nella miniera di Freeport in Papua Nuova Guinea, dove gli scarti tossici venivano scaricati nei fiumi e hanno provocato la scomparsa della fauna ittica e la morte di quattro persone.
– Ai rapporti con la comunità locale stava Michael Steyn, che in Ghana, quando lavorava per la “Tarkwa Goldmine”, aveva fatto uso di milizie private per «convincere» i più riottosi a lasciare le loro terre, ed è stato accusato di gravi violazioni dei diritti umani e di distruzioni e danneggiamenti di proprietà.
0– Adesso a capo della società c’è Oyvind Hushovd (nella foto), mentre in Romania il direttore responsabile delle operazioni della Rmgc è dal 2003 Richard Hill, coadiuvato da una serie di nomi nuovi, puliti. Ma resta il sospetto che i fondatori siano solo un passo dietro le maschere delle nuove facce presentabili.

Politici ambigui.

In tutto questo, l’atteggiamento delle istituzioni romene, che hanno la responsabilità di aver svenduto la terra, è stato ambiguo. I governi hanno tergiversato, e criticato con ipocrisia il progetto senza però contrastarlo. Sia quando c’erano i socialisti di Adrian Nastase che quando, dalla fine del 2004, sono andati al potere i democratici. Anzi, Traian Basescu, prima di diventare presidente della Repubblica, ancora sindaco di Bucarest, era un entusiasta sostenitore della miniera.
«Ora non è più così», rassicura Zeno, «ha preso una posizione più prudente. Il fatto è che quando qualcuno arriva qui per farsi un’idea, lo prendono in consegna quelli della Rmgc e lo portano al Centro informazioni. E tutti si bevono la loro propaganda. Hanno addirittura ottenuto riconoscimenti e premi dalle tre più prestigiose organizzazioni democratiche del dopo rivoluzione».

In effetti la Rmgc ha un approccio totalitario alla comunicazione. Ma oltre ai grandi investimenti per la propaganda e l’attività di lobby, si è giovata in Romania della legislazione inadeguata, della corruzione dilagante, della facilità di stravolgere le leggi, imbrogliare le carte, aggirare i divieti. Adesso le maggiori speranze di chi le si oppone sono rivolte a Bruxelles, perché l’UE ha leggi più severe e il Parlamento europeo ha già mandato un paio di segnali importanti al Paese che si appresta a diventare un nuovo membro, parlando ufficialmente di «profonda preoccupazione» e di «grave minaccia per l’ambiente» a proposito di Rosia Montana.

Zeno è ottimista, adesso. «Vinceremo noi, per la nostra coerenza. Quelli della Rmgc hanno rivoltato troppe frittate». Non si sa se vinceranno davvero, o se la miniera al cianuro si farà, alla fine, con le buone o con le cattive; col suo enorme impatto ambientale e il rischio di spaventosi incidenti. Ma Zeno fa già progetti per il futuro, vuole che qui si investa in attività non inquinanti: «Già adesso vengono i turisti, ma le potenzialità non sono sfruttate. Non c’è solo il museo sotterraneo delle gallerie romane, ma anche nove laghi, e due riserve ambientali: la ‘Piatra Corbului’ e la ‘Despicata’».

Ma Rosia Montana è in uno stato di tale desolazione, di rovina, con neppure un ristorante aperto (l’unico rimasto serve una sola portata: alcool), col torrente usato come discarica e i vicoli pieni di immondizia, che pare un sogno bello, ma di un’ingenuità commovente trasformarla in un resort per i turisti occidentali. E davvero si capisce, girando tra le sue strade malmesse, nel suo panorama tutto pantano e ruggine, perché la Rmgc sia riuscita a dividere la popolazione, a prenderla per il collo, ad acquistare case per tremila euro, a convincere un centinaio di persone ad accettare il cosiddetto ‘resettlement‘.
E perché ci sia davvero qualcuno, e non solo chi si riconosce nell’associazione fantoccio “pro Rosia Montana”, che vede nella distruzione del villaggio, della storia, della natura locale, l’unica scommessa, pur costosissima, rimasta ai minatori dei monti Apuseni. Del resto alle ultime elezioni, come sbandiera la Rmgc sul suo sito internet, il sindaco favorevole al progetto (il socialista, con vizi da miliardario, Virgil Narita) ha preso oltre il 90 per cento, e il candidato della ‘Alburnus Maior’ meno del nove.

Riuscirà a tornare?

È disincantato anche il giovane Cristian, con le sue pareti di casa ricoperte di campioni del body building. A forza di odiare la Rmgc ha finito per odiare pure Rosia Montana. E mentre osserviamo il villaggio dall’alto di una croce di legno sulla montagna, quasi due ore dopo il colloquio con Zeno, confessa che a lui, e agli altri giovani, non interessa poi molto di come vada a finire. Che sono solo stanchi della situazione, delle bugie della Rmgc, delle visite fugaci dei politici, di un villaggio in cui l’inverno è neve, la primavera fango e l’estate polvere.
«Tanto ce ne dovremo andare lo stesso. Qui lavora forse il dieci per cento della gente, il resto passa le giornate ad ascoltare musica e bere birra. E chi lavora, lavora per 50 euro al mese e anche meno. Quindi, se di un posto così vogliono farne un buco, facciano pure».
Poi si guarda le mani, e guarda il paese.
«No, non è vero. Voglio andarmene, ora. Voglio lavorare in Italia. Ma non voglio che vinca la Rmgc. Mi piacerebbe tornare qui, quando saro’ vecchio».

Scarica questo articolo in formato PDF universale (2,1 megabytes).Altro articolo – patetico, ipocrita, laido – connesso a questo tema. Predicare bene, razzolando malissimo: leggiti../cinaVicina.html, che a un certo punto punta a questa pagina.

Data l’ipocrisia del personaggio e quello che concretamente fa, è mia convinzione che il sindaco di Longarone abbia tutte le carte in regola per farsi assumere da Rgmc come presidente honoris causa della “Pro Rosia Montana” o candidarsi a prossimo sindaco di Alba Iulia. Come direbbe Stefanini nell’articolo, ha …”una faccia presentabile” (io lo definirei diversamente). E un incarico o due in piu’ non fanno certo paura a uno che di cariche pubbliche – e almeno altrettante facce di tolla – ne sfoggia già diverse.

Tiziano Dal Farra


Sito web RGMC: www.rmgc.ro/

Sito web Gabriel Resources: www.gabrielresources.com/s/Home.asp

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I sogni d’Oro di Rosia Montana : http://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/I-sogni-d-Oro-di-Rosia-Montana-99724

Salviamo Rosia Montana dagli avvoltoi! : http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2006/11/salviamo-rosia-monatana-dagli-avvoltoi.html

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 IL PROGETTO “ROSIA MONTANA” TRA RISCHI E BENEFICI
di Mihaela Ilie: http://www.spaziomotori.it/progetto_rosia_montana.htm

Rosia Montana, la maledizione dell’oro :  http://www.presseurop.eu/it/content/article/48741-rosia-montana-la-maledizione-delloro

IL SILENZIO È D’ORO: http://catrafuse.wordpress.com/2010/01/31/il-silenzio-e-doro/

Articoli in inglese: http://www.pasthorizonspr.com/index.php/archives/05/2011/romaian-government-urged-to-save-rosia-montana-from-destruction

Articoli in romeno: http://voxpublica.realitatea.net/gotiu