Shoah, Regina Elena di Romania, madre del re Michele I, salvò ebrei dalla deportazione


Regina Mama Elena si printul Mihai

Regina Madre Elena e i principe Michele 

27 gennaio 2013. Giorno della Memoria. In questa giornata non si può dimenticare e non ricordare la figura di Elena di Grecia e Danimarca, Principessa di Parma e Regina di Romania. Terzogenita del Re Costantino I di Grecia e di Sofia di Prussia. Il 10 Marzo 1921 sposò Carlo futuro Re di Romania; da questa unione nacque Michele I attuale capo della casa reale romena.

 Regina Elena fu reggente al trono romeno dal 1927 al 1930 e successivamente sempre accanto al figlio Michele quando quest’ultimo ascese al trono e fino al 31 Dicembre 1947 quando, dopo una umiliante perquisizione, la famiglia reale fu costretta a lasciare il suolo romeno per l’esilio.

Un episodio che dimostra la particolare umanità di questa donna è anche legato alla storia italiana e alla tragica sorte di Mafalda di Savoia. Infatti, nel settembre del 1943, alla firma dell’armistizio con gli alleati, i tedeschi organizzarono il disarmo delle truppe italiane. Badoglio e il Re Vittorio Emanuele III ripararono al Sud, ma Mafalda , partita per Sofia per assistere la sorella Giovanna, il cui marito Boris III di Bulgaria era in fin di vita , non venne messa al corrente dei pericoli che poteva incorrere una volta rientrata in Italia. Durante il viaggio di ritorno verso l’Italia, la Regina Elena di Romania fece fermare appositamente il convoglio reale (a Sinaia) per offrire protezione a Mafalda di Savoia cercando di farla desistere dal rientrare in Italia. Mafalda decide di non accettare l’offerta e volle proseguire per la penisola e per il suo triste destino.

Non di meno fu il suo atteggiamento nei confronti della comunità ebraica romena, negli anni difficili  del regime di Antonescu; la regina madre Elena si adoperò per la salvezza di migliaia di ebrei, in particolar modo assieme a Traian Popovici, sindaco di Cernăuți (oggi Chernivtsi in Ucraina), la deportazione della locale comunità ebraica e protesse anche coloro che erano stati deportati dal regime nella Trasnistria.

Per questo comportamento nel 1993 , undici anni dopo la morte, la Regina Madre di Romania, Elena di Grecia è stata insignita del titolo di “Giusta fra i popoli “ dallo Stato di Israele e il suo nome figura nel monumentale Yad Vashem di Gerusalemme assieme agli altri 60 Romeni che si adoperarono per salvare gli ebrei negli anni bui dell’odio antisemita. ( vedi articolo completo di  Marco Baratto su infooggi.it ).

Regina Elena di Romania

Regina Elena di Romania

 La storia dell’Olocausto in Romania – Deportazione in Transnistria

 […]

Gli ebrei stimati dalle autorità in Bucovina e Bessarabia ammontavano a circa 185.000. Di questi 10.000 vennero uccisi nei pogrom, 7.000 morirono nei campi di transito per la fame, il tifo e i maltrattamenti, altri 10.000 vennero eliminati quando già erano stati trasferiti dall’altra parte del Dniester. Al 1° settembre 1941 ne rimanevano 156.000.
Le operazioni di deportazioni concordate con i tedeschi comportarono lo spostamento forzato di 118.847 ebrei che riuscirono ad attraversare vivi il Dniester mentre altri 17.577 morirono durante la traversata. Secondo i calcoli delle autorità romene rimanevano in Bucovina e Bessarabia al 20 maggio 1942 19.576 ebrei.
 […]
A Cernauti si ingaggiò una lotta per salvare il maggior numero di ebrei. Il protagonista di questo tentativo di salvataggio fu il sindaco della città Traian Popovici che, insieme alla regina madre Elena cercò di fermare le deportazioni da Cernauti. I disperati tentativi di Popovici riuscirono a impedire – per una parte solo momentaneamente – la partenza di 20.000 persone.
Nel mezzo delle deportazioni Wilhelm Filderman, capo della Comunità ebraica romena scrisse una disperata lettera ad Antonescu per implorare la cessazione delle deportazioni. Gli giunse soltanto una lunga risposta sprezzante. Leggi tutto l’articolo: La storia dell’Olocausto in Romania – Deportazione in Transnistria (OLOKAUSTOS).
Il libro

“A seguito delle deportazioni e delle uccisioni che li accompagnarono, la Regina Madre di Romania, la Regina Elena, fece ripetuti sforzi per far sì che gli ebrei fossero riportati indietro dagli estremi pericoli dei campi di lavoro e di concentramento nei quali erano stati internati. […] Quando apprese dell’invocazione di aiuto da parte dei deportati, immediatamente mandò loro del cibo – mentre più di un terzo dei deportati moriva di fame. Nell’ottobre del 1942, quando ancora un altro gruppo di ebrei era in procinto di essere deportato, uno di loro, il famoso filologo romeno Barbu Lazareanu, chiese a un ben noto medico, Victor Gomoiu, di aiutarlo. Il medico conosceva la Regina Elena e si rivolse a lei. Si racconta che la regina disse a suo figlio Mihai, che era succeduto a suo padre come re, che avrebbe lasciato il Paese se questa nuova deportazione avesse avuto luogo. Mihai assicurò il rilascio degli ebrei.” (pag. 238). (Informazioni fornite da Pearl Fichman, lettera all’autore, 19 marzo 2001.) Tratto dal  Libro I giusti. Gli eroi sconosciuti dell’olocausto, di Martin Gilbert, Citta Nuova, 2007, pp. 236-238.

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Come Pio XII salvò gli ebrei di Romania


Attraverso l’opera del nunzio Andrea Cassulo

Il 7 aprile 1944 Alexandru Safran gran rabbino di Romania scriveva una lettera ad Andrea Cassulo nunzio apostolico nel Paese danubiano dal 1936 al 1947, esprimendogli la sua “gratitudine rispettosa” per quanto era stato fatto da Papa Pio XII, e per il suo personale impegno di incaricato diplomatico “in favore degli ebrei di Romania e di Transnistria” durante la persecuzione nazista.

Papa Pacelli con Mons. Andrea Cassulo

Papa Pacelli con Mons. Andrea Cassulo

Una frase alludeva esplicitamente all’azione esercitata dal nunzio apostolico nell’autunno del 1942: “Nelle ore più difficili che noi, ebrei di Romania abbiamo passato – diceva Safran – l’appoggio generoso della Santa Sede tramite la vostra alta personalità è stato decisivo e salutare”.

Il concetto sarebbe stato ribadito con forza da Safran in un’intervista rilasciata al giornale “Mântuirea” il 27 settembre 1944: “I passi di sua Eccellenza sono stati decisivi nei frangenti più pericolosi della nostra vita. Quando la situazione pareva ormai senza speranza il suo prestigioso intervento poneva fine alla sciagura che si annunciava. Due anni fa, durante quelle giornate terribili – proseguiva il rabbino Safran – (…) l’atteggiamento di Sua Eccellenza, con la sua alta autorità morale, ci ha salvato. Con l’aiuto di Dio egli è riuscito a far cessare le deportazioni. Non dimenticherò mai il tenore drammatico delle mie discussioni con Sua Eccellenza in quei giorni d’autunno – sottolineava infine Safran. “Coraggio, coraggio” erano le parole che mi rivolgeva mentre ci separavamo”.

Alexandru Șafran

Alexandru Șafran

L’articolo uscito su “Mântuirea” fu spedito dallo stesso monsignor Cassulo in Segreteria di Stato all’attenzione di monsignor Domenico Tardini, segretario per gli Affari Ecclesiastici Straordinari. Il testo era accompagnato dal seguente appunto: “Le dichiarazioni pubbliche fatte da Safran potranno servire per documentare l’interesse paterno del Sommo Pontefice riguardo a quanti soffrono senza distinzione di nazionalità e di credo”.

Nell’inverno del 1944, del resto, lo stesso Pio XII aveva fatto pervenire la somma di 1.350.000 lei per i deportati ebrei in Transnistria, somma che il 5 febbraio 1944 veniva inviata tramite il segretario generale del ministero degli Affari esteri di Romania Davidescu al Presidente della Centrale degli ebrei. Il gesto dimostrava al governo romeno che gli ebrei del paese non erano totalmente abbandonati, rinforzava le loro speranze e li incoraggiava a lottare per la sopravvivenza.
Queste e molte altre notizie sono tratte dal volume Alexandre Safran et la Shoah inachevée en Roumanie. Recueil de documents (1940-1944) (Bucuresti, Asefer, 2010) scritto dallo storico Carol Iancu dell’Università Paul Valery di Montpellier, direttore dell’Ecole des Hautes Etudes du Judaisme de France.
Il libro è stato presentato lo scorso 13 ottobre a Bucarest in occasione della solenne consegna delle Medaglie “Dr. Alexandru Safran”: un prestigioso riconoscimento organizzato dalla Federazione delle comunità ebree di Romania. Tra i premiati di quest’anno risalta per l’appunto la medaglia alla memoria al nunzio apostolico Andrea Cassulo che è stata consegnata all’attuale nunzio in Romania monsignor Francisco-Javier Lozano.

La Medaglia “Dr. Alexandru Safran” porta dunque il nome di un’indiscussa personalità del mondo ebraico europeo – gran rabbino di Romania dal 1940 al 1947 e poi gran rabbino di Ginevra dal 1948 al 1998. Si tratta di un’onorificenza che viene assegnata a persone o istituzioni che si siano distinte per iniziative e opere a favore degli ebrei di Romania.
Dal volume citato, come si vede, emerge in tutta la sua statura morale la figura del nunzio Andrea Cassulo che, come altri rappresentanti della Santa Sede in Europa e altrove, durante la tragedia della seconda guerra mondiale, e di fronte alle persecuzioni antisemite dei nazisti, seppero mostrare il vero volto della Santa Sede eseguendo fedelmente le direttive di Pio XII.
Ventitré anni fa lo storico Ion Dumitriu-Snagov, nel suo volume La Romania nella diplomazia vaticana, 1939-1944 (Roma, Pontificia Università Gregoriana, 1987), aveva già menzionato alcune delle vicende ora ricordate più estesamente da Iancu, sottolineando che “la diplomazia vaticana – e qui citava tanto monsignor Cassulo quanto monsignor Angelo Rotta, nunzio apostolico a Budapest – non ebbe soltanto l’onere di difendere la popolazione romena contro l’offensiva di sterminio nella Transilvania settentrionale disposta da Miklós Horthy. Essa agì in un modo molto più esteso con una tacita complicità tanto governativa che di massa per proteggere i profughi polacchi e la popolazione ebrea di Romania e di Ungheria assicurando i trasporti terrestri e marittimi (…) con il coinvolgimento del regime militarista di Antonescu per una efficace opposizione agli ordini di Hitler e per eludere la rete delle SS che sorvegliavano all’interno il Paese”.
Dumitriu-Snagov inoltre osservava che “il panorama dell’epoca dev’essere completato considerando le condizioni di minaccia indiretta dalle quali era circondata la Città del Vaticano dalle autorità fasciste e dalla situazione di guerra in Italia sotto i bombardamenti degli Alleati per meglio capire le possibilità delle rispettive collaborazioni”.
Innumerevoli quindi sono le citazioni e i riferimenti a monsignor Cassulo nel presente studio di Carol Iancu. Ma come osserva lo stesso monsignor Lozano, incredibilmente ancora oggi si tende a trascurare o a minimizzare l’opera diplomatica della Santa Sede in favore degli ebrei. Quasi nessuno, per esempio, sembra rilevare la circostanza che proprio la notte prima che il presidente romeno Ion Antonescu annullasse la partenza di un treno carico di ebrei romeni da deportare in Polonia lo stesso Antonescu avesse avuto un incontro con il nunzio apostolico Cassulo.

Così, prendendo la parola per ringraziare la Federazione delle comunità ebree di Romania, del prestigioso riconoscimento assegnato alla memoria del suo predecessore, monsignor Lozano ha tra l’altro tenuto a dire: “Quello che la Santa Sede desidera e apprezza nel caso della Shoah – come in altri casi simili – è che la verità sia sempre rispettata e che i documenti siano valutati in quello che contengono”. Con ciò il nunzio ha evidentemente voluto alludere alla campagna diffamatoria e calunniosa – non di rado viziata dal pregiudizio ideologico, se non da aperta malafede – che da decenni viene mossa contro Pio XII e che ancora persiste, a proposito dei cosiddetti “silenzi” e del presunto antisemitismo di Papa Pacelli negli anni della seconda guerra mondiale.

Autore: Raffaele Alessandrini
(Fonte: L’Osservatore Romano – 5 novembre 2010)