Roma, Rivoluzione in Europa 1820-23: costituzione e cultura costituzionale nei regni di Spagna, delle Due Sicilie e di Sardegna. Presentato alla LUMSA il libro in tedesco di Jens Späth


 

Revolution in Europa 1820-23 Verfassung und Verfassungskultur in den Königreichen Spanien, beider Sizilien und Sardinien-Piemont di Späth Jens

Revolution in Europa 1820-23
Verfassung und Verfassungskultur in den Königreichen Spanien, beider Sizilien und Sardinien-Piemont
di Späth Jens

E’  stato presentato per la prima volta  davanti ad un pubblico italiano, giovedì, 8 novembre 2012, alle ore 16, nella sede di via Pompeo Magno, 22 della LUMSA Università di Roma, il libro in lingua tedesca di Jens Späth, ricercatore scientifico presso l’Istituto Storico Germanico di Roma, dal titolo “Revolution in Europa 1820–1823. Verfassung und Verfassungskultur in den Königreichen Spanien, beider Sizilien und Sardinien-Piemont (Italien in der Moderne 19)“. Presente l’autore, ha introdotto e moderato Andrea Ciampani.  Sono intervenuti Maria Sofia Corciulo e Marco Meriggi

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Saggio di lettura

  Nel periodo 1999-2000,  Jens Späth visse per un anno a Napoli, dove nacque il suo interesse per la storia dell’Italia meridionale. Tornato  in Germania,  a Heidelberg, si dedicò  agli studi storici della prima metà dell’Ottocento; approfondì in particolare la rivoluzione napoletana del 1820-21. Si laureò a Monaco di Baviera con una tesi in cui ricostruisce da una prospettiva comparata l’evoluzione delle tre rivoluzioni del 1820-23 in Spagna, nel regno delle Due Sicilie e nel regno di Sardegna. Proseguì con il dottorato di ricerca sull’aspetto costituzionale delle tre rivoluzioni qui menzionate, con il  Prof. Dr. Martin Baumeister, unico docente in Germania che si occupasse all’epoca di studi storiografici riguardanti la Spagna e l’Italia. Durante il suo soggiorno romano (dal 2009), presso l’Istituto Storico Germanico,  Späth entra i contatto con alcuni illustri docenti come  Andrea Ciampani (LUMSA), Maria Sofia Corciulo (La Sapienza), Marco Meriggi (Univeristà di Napoli) e Francesco Bonini (LUMSA), i quali hanno dato un prezioso contributo alla pubblicazione del libro del giovane ricercatore tedesco.

A breve pubblicheremo l’audio del Convegno di presentazione del volume.

Prof. Andrea Ciampani

Prof. Andrea Ciampani

 Nell’elogiare l’autore per il suo lavoro, il  prof. Andrea Ciampani ha colto l’occasione per rivolgersi  agli studenti LUMSA presenti in aula, con un’osservazione volta a richiamare la loro attenzione sull’importanza della comprensione dei percorsi di ricerca personale e collettiva. “Quando si avviano degli studi e quando i laureati che aspirano a essere  classe dirigente di un Paese, perché i laureati aspirano a questo e devono aspirare a questo, sanno anche che è nell’itinerario che si scoprono le cose e che le opportunità non vanno lasciate cadere. E’ sempre una storia personale, ma le opportunità di studio, di ricerca, i contatti con gli studiosi vanno coltivati perché la comunità scientifica serve anche a questo: introdurre gli studiosi nella ricerca che si vuole sviluppare”, ha concluso il prof. Ciampani.

La Constitución Política de la Monarquía Española de 1812,conocida popularmente como la Pepa.

La Constitución Política de la Monarquía Española de 1812, conocida popularmente como la Pepa.

 “Tutte le rivoluzioni nel Mediterraneo occidentale nei primi anni 20 dell’Ottocento ebbero un forte legame con la costituzione di Cadice.” Jens Späth

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PIO XII DIFENSORE DEGLI EBREI, SMASCHERATI CALUNNIATORI


Nel suo articolo “Lo storico ebreo Krupp: : la leggenda nera contro Pio XII è alla fine”, Mattia Ferrari  scrive: “Verrà il momento in cui le leggende nere su Pio XII finiranno?

Secondo Gary Krupp, ebreo, storico e fondatore dell’organizzazione Pave The Way Foundation, i tempi sono ormai vicini. Il sito dell’associazione (www.ptwf.org) ha raccolto ormai circa 76000 pagine di materiali originali, oltre alle testimonianze oculari e ai contribuiti di studiosi internazionali di rilievo, che smontano una ad una tutte le leggende nere sul conto di Pacelli.

«Non c’è alcun fondamento documentato nelle loro accuse», ha affermato il ricercatore ebreo. Al contrario, sono parecchie le prove che giocano a favore di Pio XII: dal suo aiuto all’espatrio agli ebrei in fuga dalla Germania, al loro nascondiglio durante la razzia del 16 ottobre del ’43 a Roma, dalle sue trame contro Hitler fino al rischio di essere lui stesso deportato.

 Continua….”

In calce all’articolo di Ferrari, il Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni così commenta e porge ricordi storici familiari e personali:  “Rendo omaggio allo storico GARY KRUPP Presidente di Pave the Way Foundation, Commendatore dell’Ordine Pontificio di S. Gregorio Magno, per la sua straordinaria fatica, raccogliendo 76 mila pagine di documenti, a comprova dei grandi meriti di PIO XII, e smentita delle vergognose calunnie mosse contro Sua Santità, ordite dal KGB in odio all’azione antibolscevica della Chiesa Cattolica Romana.

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

Gary Krupp, storico ebreo, in uniforme di Comm. con placca di S. Gregorio Magno

Gary Krupp, storico ebreo, in uniforme di Comm. con placca di S. Gregorio Magno

Ne invieremo copia in dono all’On. Gianfranco Fini, il quale si abbandonò ad un inaudito attacco alla memoria del Servo di Dio Pio XII; accodandosi così ad una canèa di comunisti, massoni, sionisti estremisti, i quali alimentarono per mezzo secolo le calunnie propagate contro Sua Santità, regnante e da morto, dal KGB.

Ciò nonostante i ringraziamenti solenni, la grata testimonianza e l’omaggio reso dallo Stato d’Israele, fin dalla sua costituzione, al Romano Pontefice Eugenio Pacelli, per la Sua strenua difesa degli israeliti dalla persecuzione nazista. Ricordiamo in particolare il rifugio, l’asilo che la Chiesa Romana, per ordine del Papa, (nelle basiliche, parrocchie e canoniche, monasteri, ospedali e case religiose, zone extraterritoriali) offrì agli israeliti romani dopo la razzìa del 16 ottobre 1943. Ricordiamo l’incursione delle SS del ten.col. Kappler, in spregio del diritto internazionale, nella Basilica e monastero di S. Paolo, dove i Benedettini nascondevano centinaia di ebrei. Pio XII espose così la Sua persona e la Santa Sede al rischio di gravissime ritorsioni, continuando impavido la Sua opera di soccorso e difesa dei perseguitati, coloro che il Beato Giovanni Paolo II chiamò poi “fratelli maggiori”. Onore alla memoria di Pio XII, lo ieratico, Pastor Angelicus, Defensor Civitatis, atteso alla gloria degli Altari.”

Conte Fernando Crociani Baglioni

Conte Fernando Crociani Baglioni

Inoltre, continua Crociani Baglioni, “ricordo quando a Roma, alla Messa di Funerale del nostro Parroco emerito di San Benedetto, Rev. Don GIOVANNI GREGORINI, il paterno direttore spirituale della mia infanzia, adolescenza e giovinezza, un anziano negoziante israelita di via Ostiense, presente con la sua famiglia, volle prender la parola alla fine del rito. ANGELO PAVONCELLO, amico dei miei genitori, rese testimonianza ed eterna gratitudine al Canonico Don GIOVANNI GREGORINI, per esser stato salvato con la sua famiglia, dal caro Parroco, durante l’occupazione tedesca di Roma e l’infuriare delle razzìe delle SS, nascosto nella Canonica di San Benedetto a via del Gazometro. Questo asilo, come in innumerevoli altri casi, nelle basiliche, parrocchie, conventi, case religiose, ma anche nelle private abitazioni di molti laici romani (tra i quali mio nonno di cui ho l’onore di portare il nome, v. mio libro “Labaro e Medagliere”, Ed. Laurum, 2008), fu offerto per volontà di Papa Pio XII, da tutte le strutture del Clero romano. Ciò con grave rischio, sfidando le minacce naziste.”

1 DECEMBRIE, ZIUA MARII UNIRI: LA MULTI ANI ROMANI DE PRETUTINDENI!


Din suma idealurilor unioniste a generaţii de români şi jertfa armatelor române, a rezultat în urmă cu 93 de ani, Marea Unire.

(EUROITALIA – FIRENZE, 27 NOIEMBRIE 2011, de Radu Popa) – Era sfârşitul lui noiembrie 1918 şi, după doi ani de participare activă la luptele Primului Război Mondial,  Armata  Română  pierduse pe câmpurile de luptă 350.000 de ostaşi.  Războiul se sfârşise iar din cenuşa şi rănile deschise pe care acesta le lăsase pe teritoriul României, renăştea dorinţa unei Mari Uniri. Un vis păstrat viu timp de secole ȋn conştiinţa poporului vorbitor de aceeaşi limbă şi purtător al aceloraşi straie, despărţiţi doar de interesele meschine ale unor politici primitive şi expansioniste. Aşa se face că ȋn zorii zilei de 1 Decembrie 1918, pe câmpia de la Alba Iulia erau 100.000 de mii de oameni, veniţi din toate colţurile regiunilor pentru a sărbători  Marea Unire. Perioada interbelică, cu toate neajunsurile ei (criza economică, reconstrucţia după război), rămânând ca una din cele mai frumoase perioade din istoria modernă a României, tocmai pentru faptul că acest eveniment îi marca începutul.

 Izbucnirea celui de-al doilea Război Mondial, găsea proaspătul stat din estul Europei ȋntr-o postură mai mult decât delicată. Pe de-o parte, expansiunea bolşevică, de la graniţa de est iar pe de alta, legătura de sânge a dinastiei regale cu Austria (şi implicit, Germania). După lupte grele pe câmpurile de bătălie,  la data de 23 august 1944,  “pactul cu diavolul” este făcut, regele este obligat să abdice şi România intră sub dictatura comunistă. De atunci, timp de 46 de ani, importanţa zilei de 1 decembrie dispare din calendarele festive. Regimul comunist manifestat screlotic ȋn România de către liderii săi, a aruncat ȋntr-un con de umbră acest stat pentru jumătate de secol. Timp de o jumătate de secol, românii au trecut prin toate atrocităţile specific bolşevice. De la arestări politice până la interceptări ilegale, de la ȋnfometare până la munca forţată. Decenii de crime oribile şi lipsuri de tot felul care, totuşi, nu au putut oprima setea de libertate a românilor.

 Astfel, ȋn decembrie 1989, ȋn România avea loc prima Revoluţie de stat, transmisă ȋn direct la tv. Românii şi-au câştigat prin manifestări şi lupte ȋn stradă, Libertatea! – cu preţul sângelui vărsat al tinerilor revoluţionari asasinaţi mişeleşte. Între primele decizii pe care noul guvern democratic le adopta, se număra şi reinstaurarea zilei de 1 Decembrie ca Zi Naţională a României.

 Peste doar câteva zile, şi pentru al 23-lea an consecutiv de la căderea regimului comunist, batalioanele Armatei Române vor defila ȋn aplauze, salve de tun şi muzică militară pe sub Arcul de Triumf din Bucureşti. Un ceremonial festiv prin care se sărbătoreşte victoria şi reuşita ȋnfăptuirii unui vis de generaţii.

 Se poate spune că Ziua Naţională a României a pătimit alături de poporul care o cinsteşte. Sărbătorită cu fast şi emoţie ȋn vremurile de pace şi prosperitate, ori interzisă ȋn vremurile de oprimare, aceasta a dăinuit ȋn spiritul românilor renăscând asemeni unei Păsări Phoenix, vestitoare a libertăţii. Garanţia libertăţii stând tocmai ȋn faptul că această zi poate fi şi este ȋntâmpinată ȋn fiecare an, cu respectul şi fastul cuvenit. Noi, urmaşi ai strămoşilor care au plătit preţul de sânge pentru existenţa acestei zile ȋn istoria noastră, avem datoria de a le cinsti memoria, an de an, nu doar prin serbarea ei, ci şi prin propăvăduirea importanţei acesteia. Noi, români din românii de odinioară, care au pus mai presus decat orice alt orgoliu, interesul de ţara, avem datoria de a face la fel, nu doar prin acte şi fapte ci prin comportamente care să cinstească memoria strabunilor şi numele ţării ȋn care ne-am născut!

 S-au scris milioane de cuvinte ȋn cinstea acestei zile de 1 Decembrie şi totuşi, fără modestie, putem spune chiar şi după ataţia zeci de ani că, pentru fiecare ȋn parte, 1 Decembrie reprezintă mai mult decât Ziua Marii Uniri. Este ziua ȋn care, ȋn sufletele fraţilor români de pretutindeni s-a aprins flacăra Libertăţii, cea a ȋmpletirii unor destine, flacăra vie a dreptăţii mult aşteptată de secole pe meleagurile noii Românii.

 Fastul acestei zile constă, dincolo de marşul cadenţat al soldaţilor ce defilează pe străzile din fiecare oraş al României, dincolo de fiecare drapel arborat drept semn al Libertăţii, ȋn fiecare trăire intensă  a fiecărui român ȋn parte care va fi alături de fraţii săi, pe străzile din România, pe cele ale Italiei, sărbătorind cu bucurie şi recunoștință, jertfa strămoşilor căzuţi pentru apărarea unui ideal ȋnălţător: UNIREA!

 Acesta este unul dintre puţinele fioruri care, mai presus de etnie, religie, naţionalitate şi sex, ȋncălzeşte fiecare inimă, umezeşte fiecare privire şi ȋntr-un final, ȋnclină ȋn semn de respect, fiecare coloană vertebrală, oricât de dreaptă ar fi ea!

La mulţi ani România! 

8 OTTOBRE: OTTO D’ASBURGO, RICORDATO E ONORATO IN VATICANO


Otto von Habsburg-Lothringen, during an interv...

Otto von Habsburg-Lothringen. Image via Wikipedia

Messa cardinalizia con la società romana, il Corpo Diplomatico e 120 organizzazioni italiane ed internazionali.

 (VATICANO – 03 ottobre 2011, Simona C. Farcas) – La Città Leonina, sabato 8 ottobre 2011, nella sua sovrannaturale e bimillenaria storia annovera ancora una giornata memorabile, che già entra nella storia del XXI secolo.

Un solenne Pontificale di Requiem suffraga nel rito antico “pro Romano Imperatore” l’anima eletta di un uomo eccezionale, semplice e buono, sereno quanto l’esempio di santità ricevuto nel sangue imperiale da suo padre, il Beato Carlo I d’Austria, deciso ed eroico quanto le tragedie del XX secolo imposero alla dignità del suo ruolo e del retaggio cesareo e di difesa della Cristianità; tenace e generoso, anteponendo sempre la salvezza, la libertà, pacificazione e riconciliazione dei popoli europei, al suo stesso personale interesse.

L’Arciduca Otto d’Asburgo, sepolto a luglio nella Cappella viennese dei Cappuccini, riposa accanto a dodici imperatori e diciotto imperatrici, e centodiciotto membri della Casa d’Asburgo. Non fu mai nostalgico del suo trono, ma dedicò tutta la sua esistenza all’ideale di una Europa cristiana unita, nel segno della sua civiltà, avversando tutte le ideologie e regimi totalitari che ne compromisero nel secolo scorso i suoi destini. Mirò sempre avanti, nei suoi contatti con le teste coronate e i potenti, sia nella sua azione culturale che nell’impegno politico nella veste di deputato al Parlamento europeo, eletto per quattro legislature e vent’anni in Baviera. Cadute le tristi misure che comminavano l’esilio per delitto di cognome, cadute le ideologie, il Muro di Berlino, ed infine rovinato il Comunismo nell’Europa Centro-orientale, fu accolto, rispettato e onorato, con la sua famiglia e dinastia, nella sua Austria, in Ungheria, in Croazia, le quali unitamente alla Germania, gli conferirono le rispettive cittadinanze; quasi a voler riparare ai torti ingiustamente inflitti dal novello giacobinismo, che nel XX secolo parve paradossalmente coincidere tra nazionalsocialisti, comunisti e sedicenti democratici, ad una dinastia che ebbe il torto di rappresentare per un millennio l’ecumene cristiano, non solo in Europa, ma nell’intero mondo conosciuto; da quando il suo avo, Carlo V, proclamò di “regnare su un Impero sul quale non tramonta mai il sole” .

Il Cardinale bavarese Walter Brandmüller, il quale gli fu amico in vita, non meno di quanto lo fu l’altro bavarese, Cardinale Joseph Ratzinger, Romano Pontefice felicemente regnante, ne celebra il Pontificale di Requiem, che unisce i romani all’Europa dei popoli, delle piccole e grandi Patrie, che nella loro storia millenaria conobbero le autonomie plurali, le libertà locali, le specificità, le confessioni, la convivenza di etnie, idiomi e culture che riconducono per il XXI secolo alla intramontabile civiltà cristiana.

Il sacro rito si celebra, nella novena di S. Maria del Rosario, detta “della Vittoria“, anche nel ricordo del 440° del trionfo di Lepanto. Quella vittoria degli europei uniti che segnò, nel 1571, la salvezza dell’Europa cristiana, al comando di un altro Asburgo d’Austria, nella memoria di Otto d’Asburgo, verrà ricordata al Vespro al Camposanto Teutonico in Vaticano, presente il Corpo Diplomatico accreditato alla Santa Sede e al Quirinale, e la società romana.

UE:UNA FEMMINISTA ROMENA ISPIRA L’EUROPA


Michaela Miroiu

Michaela Miroiu, Romania
Proprio come Don Chisciotte, anche Michaela Miroiu sembra non smettere mai la ricerca dell’avventura. Professore di filosofia sotto la Dittatura di Ceausescu, dopo il 1989 divenne una delle difenditrici più esplicite dei diritti delle donne in Romania. Miroiu ha detto che durante il dominio sovietico, i libri, i liberi pensatori e la conoscenza sono stati la sua fuga – e ora, sono il combustibile che mantiene acceso il suo percorso. Nonostante il riconoscimento internazionale per la sua ricerca e diverse borse di studio per studiare all’estero, è sempre tornata in Romania, dicendo: “Ho imparato come  fanno gli altri e lo portai con me. “

(€UROITALIA – ROMA, 12.01.2010). Women inspiring Europe: vengono da luoghi diversi come Svezia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Portogallo, Polonia, Bulgaria, Romania, Finlandia e Malta.

Nonostante la loro diversa origine, ogni pagina del calendario racconta una storia che ha un tema ricorrente: la lotta contro la discriminazione femminile. 

Nuovo anno, nuovi calendari.

Calendari di tutti i tipi, fatti da uomini ma soprattutto da donne. Ma questa volta non si tratta del solito “calendario”, nell’accezione particolare con cui è usato il termine per indicare il più delle volte una raccolta di foto di nudo, di donne che mettono in mostra il loro corpo in varie pose per illustrare i dodici mesi in maniera del tutto sessuale e trasgressiva.

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