Roma, Requiem per Otto d’Austria presieduto da S.Em. Christoph Card. Schönborn


Solenne Requiem presieduto da S.Em. Christoph Card. Schönborn

per L.L.A.I.R. Arciduca Otto von Österreich e Arciduca Felix von Österreich

Martedì 24 gennaio 2012, alle ore 19.30 nella Chiesa di S. Maria dell’Anima – Roma

ITALIA LAVORO/Per uscire dalla crisi l’Europa punta sulla formazione


http://italia-lavoro-news.mag-news.it/nl/italialavorospa_link_1378.mn?mnq=GgK.BN.I.fa7q(€UROITALIA – ROMA, 21 marzo 2011). La crisi ha bruciato milioni di posti di lavoro: secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, il mondo conta ora 34 milioni di disoccupati in più rispetto al 2007, all’inizio della crisi finanziaria. Di poco inferiore la stima del direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn. In Europa la disoccupazione è in lieve diminuzione (a gennaio i disoccupati erano poco più di 23 milioni), dopo il massimo toccato a ottobre, ma la ripresa appare stentata, anche perché i paesi europei non possono realizzare politiche economiche espansive di entità simile a quelle degli Stati Uniti: i vincoli del patto di stabilità sono stringenti.

Tuttavia, dovendo far fronte a una vera e propria emergenza sociale, i maggiori paesi europei sono riusciti comunque a reperire tra le pieghe dei bilanci risorse tali da invertire il trend. Le politiche del lavoro hanno assorbito una quota importante di queste risorse: la Spagna, il paese che ha più sofferto la crisi e il cui tasso di disoccupazione ha superato il 20%, ha investito lo 0,53% del Pil in incentivi e l’1,84% in politiche passive del lavoro; significative le percentuali della Francia (rispettivamente 0,6% e 1,2%), mentre relativamente basse sono quelle del Regno Unito (0,5% e 0,05%). Una strada percorsa da molti paesi (ad esempio Francia, Germania e Paesi Bassi) è stata quella della riduzione dell’orario di lavoro: aziende e sindacati si sono accordati per diminuire le ore di lavoro e le retribuzioni, e in qualche Stato, come Germania e Svezia, i lavoratori hanno usufruito di un contributo pubblico per integrare il salario decurtato; anche il nostro paese tradizionalmente utilizza uno strumento di questo tipo (la cassa integrazione) e il governo ne ha esteso l’impiego anche ad alcuni settori non industriali. Un’altra via è aumentare il reddito disponibile dei lavoratori attraverso la riduzione del prelievo fiscale, del carico contributivo e l’aumento degli assegni familiari o di altri trasferimenti (Francia, Germania e Paesi Bassi).

La Spagna è stata tra i grandi paesi quello che più ha puntato su politiche rivolte alle imprese: bonus contributivi a favore di datori di lavoro per nuove assunzioni; bonus di 1.500 euro per l’assunzione a tempo indeterminato di disoccupati con figli a carico e bonus pari al 100% dei contributi assicurativi e previdenziali (per un massimo di tre anni) per datori di lavoro che assumono un disoccupato da almeno tre mesi. È difficile però valutare l’efficacia di queste misure: queste potrebbero essere un “peso morto”, come rileva anche il Rapporto della Fondazione di Dublino, poiché le aziende in molti casi avrebbero comunque assunto, a prescindere dall’esistenza o meno di questi incentivi. Secondo lo stesso rapporto le misure che sembrano aver meglio risposto alla crisi sono quelle incentrate sulla formazione, sia rivolte ai disoccupati (ad esempio le misure di accompagnamento in Francia, quelle di coaching per disoccupati che avviino attività in proprio in Germania), sia rivolte ai lavoratori di specifici settori, come in Spagna.

Da notare come la crisi abbia costituito l’occasione per alcuni paesi, tradizionalmente generosi in fatto di ammortizzatori sociali, di sposare la logica del workfare: nei Paesi Bassi sono state rafforzate le misure di attivazione per l’inserimento lavorativo dei giovani tra 18 e 27 anni ed eliminati i sussidi di disoccupazione per chi non dimostra di cercare attivamente lavoro. Per sconfiggere la crisi sarà necessario che la strategia Europa 2020 produca gli effetti desiderati. Gli Stati europei hanno elaborato i programmi nazionali di riforma: se questi saranno realizzati e il meccanismo di controllo della Commissione sarà effettivamente sanzionatorio, le probabilità di riprendere un sentiero di crescita in grado di far uscire l’Europa dalla crisi sono alte. Se invece i discorsi programmatici saranno lettera morta, non resterà che sperare nella locomotiva cinese e nelle magnifiche sorti e progressive.

Fonte: Italia Lavoro Informa