Roma/Monica Marinescu, avvocato: il volto delle donne romene che ce l’hanno fatta


A Bucarest aveva un avviato studio legale, a Roma ha reinventato la sua professione. Oggi è una civilista che offre assistenza legale ai suoi connazionali. “E’ stata dura ma lo rifarei”


Premiazione in Campidoglio: Avv. Monica Marinescu riceve il premio “Roma Capitale delle donne”

Premiazione in Campidoglio: Avv. Monica Marinescu riceve il premio “Roma Capitale delle donne”

Ricominciare da zero, mettere in discussione una carriera, partire per costruire una famiglia. C’è tutto questo nella storia di Monica Marinescu, avvocatessa trentasettenne romena,  che sei anni fa ha deciso di lasciarsi alle spalle un avviato studio legale a Bucarest per raggiungere suo marito a Roma e far nascere la sua bambina in Italia. Un cambiamento radicale fatto di sacrifici e ostacoli, ma anche e soprattutto di soddisfazioni: oggi Monica è un’affermata civilista che offre assistenza legale ai suoi connazionali. “Ho dovuto reinventarmi professionalmente – racconta – mi sono rimessa in gioco affrontando mille difficoltà”.

Premiazione in Campidoglio: Avv. Monica Marinescu riceve il premio “Roma Capitale delle donne” Foto: Copyright © Simona C. Farcas

Premiazione in Campidoglio: Avv. Monica Marinescu riceve il premio “Roma Capitale delle donne” Foto: Copyright © Simona C. Farcas

Arrivata in Italia nel 2006 con il ricongiungimento familiare, ha ottenuto il riconoscimento del suo titolo di studio e l’iscrizione all’albo degli avvocati solo nel 2008, dopo che la Romania è entrata nell’Unione Europea. Superati i problemi burocratici, ha aperto uno studio legale nella Capitale cambiando completamente le prospettive di lavoro. A Bucarest l’ufficio “Marinescu” assisteva grandi e medie aziende in cause di diritto commerciale, a Roma Monica ha iniziato a difendere i suoi connazionali in vertenze di lavoro, affidamenti, sfratti e a volte procedimenti penali. “In Romania lavoravo con gli italiani, in Italia lavoro con i romeni”, spiega. Non è l’unico cambiamento che ha dovuto affrontare, la scelta di trasferirsi in Italia ha stravolto la sua vita professionale. “All’inizio è stata dura, ho attraversato diversi momenti di scoramento, in Romania avevo diversi collaboratori e mi occupavo solamente delle relazioni con i clienti, in Italia ho dovuto ricominciare sbrigando tutto il lavoro da sola”.

Premiazione in Campidoglio: Avv. Monica Marinescu riceve il premio “Roma Capitale delle donne” Foto: Copyright © Simona C. Farcas

Premiazione in Campidoglio: Avv. Monica Marinescu riceve il premio “Roma Capitale delle donne” Foto: Copyright © Simona C. Farcas

Mentre ridisegnava la sua professione di avvocato, Monica ha dovuto fare i conti con il pregiudizio nei confronti degli stranieri. Subito dopo il suo arrivo, l’Italia è scossa dal caso Reggiani, la quarantasettenne uccisa da un romeno nei pressi della stazione Tor di Quinto a Roma. “L’accanimento dei media nei confronti dei miei connazionali non mi ha certo aiutata in un periodo in cui mi sembrava tutto in salita. Molte volte – confida – ho avuto la sensazione di non farcela”. Ma alla fine ce l’ha fatta, tanto che nel 2011 ha ricevuto il premio “Roma Capitale delle donne”, un riconoscimento conferito a 60 eccellenze femminili che si sono distinte nella loro professione e nel ruolo sociale. Monica è stata scelta per rappresentare le donne romene migranti, ed è a loro che l’avvocatessa ha dedicato il premio. “Non mi sento di aver fatto nulla di eccezionale, ci sono tantissime straniere che lavorano e vivono in Italia affrontando ogni giorno mille difficoltà”.

Premiazione in Campidoglio: Avv. Monica Marinescu riceve il premio “Roma Capitale delle donne” Foto: Copyright © Simona C. Farcas

Premiazione in Campidoglio: Avv. Monica Marinescu riceve il premio “Roma Capitale delle donne” . Nella foto, da destra: Dott.ssa Gabriela Floria, Avv. Monica Marinescu e Dott.ssa Simona Cecilia Farcas.  Copyright © Simona C. Farcas

Protagoniste di integrazione e di sviluppo economico, sono oltre due milioni e trecentomila le donne migranti nel nostro paese, quasi la metà del totale secondo il rapporto Caritas/Migrantes dell’ultimo anno. “Per una donna è tutto più complicato – riflette Marinescu – in molti casi sono costrette a lasciare la famiglia nel paese d’origine per andare a lavorare a migliaia di chilometri di distanza. È una violenza, un trauma che ha a volte i figli non riescono a sopportare e molti di loro arrivano anche al suicidio”. Queste eroine del quotidiano scavalcano ogni giorno il doppio muro del pregiudizio in quanto donne e straniere. “In Romania come in Italia ho sempre dovuto  lavorare più degli uomini per dimostrare le mie qualità”, spiega l’avvocatessa che non dimentica la frustrazione dopo che una collega non le ha più rivolto la parola una volta conosciute le sue origini. “Mi sono sentita umiliata e impotente ma per fortuna è stata l’unica reazione di questo genere”.

Di piccoli episodi come questo, Monica potrebbe raccontarne tantissimi. Il suo la lavoro la porta tutti i giorni a confrontarsi con le difficoltà dei suoi connazionali in Italia. Per i romeni non c’è il problema della lingua, molti imparano l’italiano a scuola o guardando la televisione ma restano le difficoltà di inserimento e adattamento. “Per mio marito sarebbe stato più difficile raggiungermi a Bucarest, non conosceva il romeno e aveva già aperto uno studio di consulenza fiscale a Roma”. Così è stata Monica a partire per ricominciare daccapo in un paese straniero “anche perché – dice – forse noi donne siamo più pronte a metterci in gioco”.

Una scelta radicale che oggi senza dubbio rifarebbe, un cambiamento che ha scompigliato il suo senso di appartenenza. “Se qualcuno mi chiede se sono italiana o romena non so come rispondere, direi italo-romena”. Recentemente ha preso anche la cittadinanza italiana “ma – sottolinea – questi sono solo documenti, oggi mi sento adottata dall’Italia, è diventata il mio nuovo genitore”.

Fonte http://www.reporternuovo.it/2012/12/30/punto-e-a-capo-lasciare-tutto-per-raggiungere-litalia-monica-il-volto-delle-donne-romene-che-ce-lhanno-fatta/

Leggi anche Premiazione di “Roma Capitale delle Donne”, insignita l’avvocato Monica Marinescu  

Monica Marinescu: “Ho ricominciato da zero. E ce l’ho fatta”

http://www.stranieriinitalia.it/nuovi_cittadini-monica_marinescu_ho_ricominciato_da_zero_e_ce_l_ho_fatta_13303.html

Roma Capitale delle Donne

ROMA, MUSEO DELLA CIVILTÀ ROMANA, LA NAZIONE ROMENO-MOLDAVA IN FESTA ALL’EUR


Arte e cultura dell’Europa dell’Est a Roma: “LA REPUBBLICA DI MOLDOVA AL 20° ANNIVERSARIO DELLA PROCLAMAZIONE DELL’INDIPENDENZA: CULTURA, TRADIZIONI, FOLCLORE ED ARTE CONTEMPORANEA”

Prof.ssa Donatella Di Cesare, Prof. Paolo Martino, Dott.ssa Tatiana Ciobanu, Dott.ssa Simona Cecilia Farcas

Prof.ssa Donatella Di Cesare, Prof. Paolo Martino, Dott.ssa Tatiana Ciobanu, Dott.ssa Simona Cecilia Farcas

Un grande evento, quello di oggi al Museo della Civiltà Romana, che reca il nome della civilizzazione dei popoli latino-europei:  la Moldova celebra così il ventennale della sua liberazione, dalla caduta del comunismo, e dalla proclamazione della sua indipendenza, dopo mezzo secolo di soggezione al dissolto blocco sovietico, nel segno della fratellanza romena e dell’amicizia fraterna con l’Ucraina, la Polonia, la Slovacchia e  le altre nazioni slave e dell’area carpatico-danubiana e balcanica; così come con  l’Italia ed il mondo latino occidentale.

Intervento di Simona C. Farcas, Prof.ssa Donatella di Cesare (a destra), Dott.ssa Tatiana Ciobanu (a sinistra)

Intervento di Simona C. Farcas, Prof.ssa Donatella di Cesare (a destra), Dott.ssa Tatiana Ciobanu (a sinistra)

Le comuni tradizioni di moldavi e romeni sono state oggi evidenziate dalla esposizione di un repertorio poetico nazionale, patriottico ed irredentistico, dalle dotte conferenze letterarie e linguistiche,  nel nome e nel segno del linguista mondiale romeno Eugen COSERIU, il quale cantò e testimoniò la nostalgia dell’esodo dei romeni nell’emigrazione in Occidente,  fuggendo dall’invasione, dall’oppressione e dalla povertà…

Un concerto di musica, canti e danze tradizionali, nei costumi dell’unica nazione allietava prima del pranzo la giornata conclusiva della manifestazione;  laddove  Fede,  Patria, Amore,  Carità e Solidarietà fanno da argomenti dominanti del vivere comunitario dell’unica nazione latina.

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni. Gruppo folcloristico ,,Arţaraş'' di Roma

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni. Gruppo folcloristico ,,Arţaraş” di Roma

Gli artisti moldavi del gruppo folcloristico ,,Arţaraş” di Roma nei costumi tradizionali, con solisti e musicisti di grande talento si esibivano in “Doine” e interpretazioni del folclore.

S.E. l’Ambasciatore della Repubblica di Moldova in Italia Aurel BĂIEŞU e On. Tetyana KUZYK

S.E. l’Ambasciatore della Repubblica di Moldova in Italia Aurel BĂIEŞU e On. Tetyana KUZYK

Facevano da padrone di casa le autorità di Roma Capitale, la direzione del Museo della Civiltà Romana; e con loro S.E. l’Ambasciatore della Repubblica di Moldova in Italia Aurel BĂIEŞU, e suo Primo Segretario Dott.ssa Liliana VERLAN, la Dott.ssa Ramona RAUS, addetta alle Politiche culturali e rapporti con la communità romena presso l’Ambasciata di Romania nella Repubblica Italiana, i ministeri, enti ed associazioni romene e moldave, quali “Dacia“, “Propatria” e “Italia-Romania Futuro Insieme“, ed altre aderenti al progetto interculturale ed interconfessionale per l’Europa dell’Est, indetto da Roma Capitale.

Prof.ssa Donatella Di Cesare presenta "Storia della Filosofia del Linguaggio" di Eugenio Coseriu. Dott.ssa Simona Cecilia Farcas

Prof.ssa Donatella Di Cesare ricorda il Maestro Eugenio Coseriu e la sua “Storia della Filosofia del Linguaggio”; accanto, Dott.ssa Simona Cecilia Farcas

Ringraziamenti fervidi al Sindaco di Roma Capitale  On. Gianni ALEMANNO, alla consigliera aggiunta dell’Assemblea Capitolina On. Tetyana KUZYK, alla Dott.ssa Franca D’AMORE dell’Assessorato alla Cultura, al Dott. Antonio INSALACO direttore del Museo della Civiltà Romana, alla Prof.ssa Donatella DI CESARE,  Ordinario di Filosofia teoretica presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università “La Sapienza” di Roma , al Prof. Paolo MARTINO, Ordinario  di Glottologia e Linguistica generale presso Libera Università Maria Ss. Assunta “LUMSA” di Roma, al Conte Prof. Fernando CROCIANI BAGLIONI, dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e de l’Académie belgo-espagnole d’Histoire di Bruxelles-Madrid.

S.E. l'Ambasciatore Aurel Baiesu, On. Tetyana Kuzyk, Dott.ssa Franca D'Amore

S.E. l’Ambasciatore Aurel Baiesu, On. Tetyana Kuzyk, Dott.ssa Franca D’Amore

Alla Dott.ssa Tatiana CIOBANU dell’Associazione dei Moldavi in Italia “Dacia”, ideatrice e conduttrice dell’evento nelle successive giornate, nonché al Prof. Vitalie Ciobanu, al direttore artististico del Gruppo folcloristico ,,Arţaraş” di Roma Lidia Bolfosu, va il ringraziamento corale delle comunità presenti e partecipanti alla manifestazione nel suo complesso, testimoniato dagli attestati commemorativi conferiti da Roma Capitale.

Tatiana Ciobanu, Annamaria Ferramosca, Claudia Lupascu, Nina Popescu

Tatiana Ciobanu, Annamaria Ferramosca, Claudia Lupascu, Nina Popescu

La poetessa Annamaria Ferramosca legge poesie di Eminescu, Bacovia, Vieru, Celan, Vasile Garnet e Galaicu-Paun, in traduzione italiana; le prof.sse di Lingua Romena, Claudia Lupascu e Nina Popescu, in originale.

La poetessa Annamaria Ferramosca, legge Eminescu, Bacovia, Vieru, Celan, Vasile Garnet e Galaicu-Paun, in italiano; e le prof.sse Claudia Lupascu e Nina Popescu, in romeno.

La poetessa Annamaria Ferramosca legge poesie di Eminescu, Bacovia, Vieru, Celan, Vasile Garnet e Galaicu-Paun, in traduzione italiana; le prof.sse di Lingua Romena, Claudia Lupascu e Nina Popescu, in originale.

 Gruppo folcloristico ,,Arţaraş'' di Roma

Gruppo folcloristico ,,Arţaraş” di Roma

Nel ringraziare l’Associazione Italia-Romania Futuro Insieme per la partecipazione, l’ideatrice dell’evento Dott.ssa Tatiana Ciobanu, ha aggiunto: “è particolarmente simbolico il fatto che alcuni canti del repertorio selezionati da Lidia Bolfosu per il nostro programma di oggi, siano di Mihaileni, paese che diede i natali a Eugenio Coseriu:  questo per dire che intorno al grande linguista romeno siamo tutti uniti in un cerchio armonioso (“Hora”). E’ quanto ho sempre desiderato – continua la  Ciobanu – di non soffermarci solo alla promozione del folclore, ma di trasmettere e condividere l’intero nostro patrimonio storico-culturale nazionale, una voce che continui il percorso spirituale del popolo romeno, su entrambe le sponde del fiume Prut”.

Artigianato moldavo

Artigianato moldavo

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gruppo folcloristico ,,Arţaraş'' di Roma

gruppo folcloristico ,,Arţaraş” di Roma

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gruppo folcloristico ,,Arţaraş'' di Roma

gruppo folcloristico ,,Arţaraş” di Roma

Testo e foto a cura di Simona Cecilia Farcas

 Vedi anche:

Simona C. Farcas: Eugenio Coseriu, emigrante per intraprendenza

Donatella Di Cesare: vi racconto Eugenio Coseriu

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ROMA CAPITALE, “IL PANE A CHI SERVE”: PARTE IL PROGETTO NEI MUNICIPI IV E XI


Roma, 26 marzo – Prende il via Il pane a chi serve, progetto promosso delle Acli romane con l’Unione Panificatori di Confcommercio Roma e con Roma Capitale. Idea di fondo: recuperare il pane invenduto e distribuirlo a chi ne ha bisogno. Il progetto parte in via sperimentale in due Municipi: IV (Monte Sacro, Val Melaina, Castel Giubileo, Casal Boccone) e XI (Garbatella, San Paolo, Ostiense, parte dell’Appio Latino).

 Hanno immediatamente aderito 14 forni, 7 per ciascuno dei due Municipi. E le associazioni di solidarietà che avranno e distribuiranno il pane raccolto sono 19 (12 nel IV Municipio, 7 nell’XI). Secondo le previsioni Acli, si conta di raccogliere ogni settimana circa mille chili di pane. Obiettivo di lungo termine, estendere il progetto a tutta Roma e raccogliere oltre 9 mila chili di pane a settimana.

The SPQR coat of arms of Rome.

Con Il pane a chi serve, ha detto il sindaco Gianni Alemanno “Roma si dimostra ancora una volta solidale e vicina a chi si trova in difficoltà”.

Fonte: http://www.comune.roma.it

Leggi anche:

PROGETTO ‘IL PANE A CHI SERVE’: ECCO COME RIDURRE GLI SPRECHI

ROMA CAPITALE E AZERBAIGIAN INSIEME PER LA CULTURA: SIGLATO UN ACCORDO


dalla  Fondazione Heydar Aliyev dell’Azerbaigian, 110mila euro per restauro busti Musei Capitolini

Roma-Azerbaijan, firma della dichiarazione d'intenti

Roma, 20 marzo – Firmata in Campidoglio una dichiarazione d’intenti tra Roma Capitale e la Repubblica Azera per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico di Roma Capitale. La collaborazione con l’Azerbaigian nel settore culturale ha già dato origine ad alcune iniziative come la mostra “Azerbaigian, la terra dei fuochi sulla via della seta” al Museo della Civiltà Romana e la collocazione, a Villa Borghese, di un monumento al poeta azero Nizami Ganjavi, donato dalla Repubblica dell’Azerbaigian alla città di Roma.

MEHRİBAN ALİYEVA

FİRST LADY MEHRİBAN ALİYEVA

La prossima iniziativa del programma di cooperazione è sostenuta dalla Fondazione Heydar Aliyev – organizzazione non governativa finalizzata alla protezione del patrimonio culturale nazionale ed estero e presieduta dalla first lady dell’Azerbaigian, Mehriban Aliyeva – che ha deciso di contribuire con una donazione di 110mila euro al restauro di alcuni elementi architettonici e opere esposte nella Sala dei Filosofi del Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini.

La sala raccoglie busti di poeti, filosofi ed oratori dell’antichità greca che in seguito, in età romana e poi nel Rinascimento, hanno decorato biblioteche pubbliche e private, abitazioni, ville e parchi dei facoltosi cultori delle arti e della filosofia. Il restauro riporterà alla piena leggibilità 5 busti a tutto tondo, 1 erma e 23 rilievi su lapidi e interverrà anche sulle cornici marmoree dei due portali di ingresso alla Sala.
L’intervento – che sarà realizzato secondo il progetto e sotto la direzione scientifica della Sovraintendenza Capitolina e della direzione dei Musei Capitolini, con la consulenza dell’Istituto Centrale per il Restauro – inizierà 4 mesi dopo la firma dell’accordo e durerà circa 6 mesi.

Insieme al sindaco, Gianni Alemanno, hanno presieduto alla firma l’Assessore alle Politiche Culturali e Centro Storico Dino Gasperini , il Sovrintendente ai Beni culturali di Roma Umberto Broccoli e il direttore dei Musei Capitolini, Claudio Parisi Presicce. Per l’Azerbaijan, l’Ambasciatore Vaqif Sadiqov – accompagnato dal Primo Segretario d’Ambasciata Nigar Huseynova e dal Funzionario Zaur Farhadov – ha rappresentato la Fondazione Heydar Aliyev, finanziatrice dei lavori.

Fonte: Roma Capitale

MANTOVANO INTERVIENE ALLA CONVENTION DEI CIRCOLI NUOVA ITALIA


Il sindaco di Roma, Alemanno

On. Gianni Alemanno. Image via Wikipedia

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento pronunciato dall’on. Alfredo Mantovano, Sottosegretario all’Interno, esponente della “destra cristiana”, dirigente di Alleanza Cattolica, deputato al Parlamento e Magistrato, il 25 settembre scorso al convegno nazionale dei Circoli Nuova Italia, 23-25.09.2011 – Palazzo dei Congressi – Roma.

I Circoli Nuova Italia fanno capo all’on. Gianni Alemanno, Sindaco di Roma Capitale nonché esponente di alto rilievo del Popolo della Libertà.

 On. Alfredo Mantovano, Sottosegretario all'Interno, esponente della "destra cristiana", dirigente di Alleanza Cattolica, magistrato

On. Alfredo Mantovano, Sottosegretario all'Interno, esponente della "destra cristiana", dirigente di Alleanza Cattolica, magistrato

Più d’uno di coloro che sono intervenuti in questa “tre giorni” di confronto e di dibattito ha esortato, e a ragione, a concentrare l’attenzione sulle pagine dei quotidiani – da qualche mese, ahimè, quelle collocate dopo la decima -, che trattano di questioni importanti e reali, dalla cui corretta impostazione politica dipende molto della vita quotidiana di ciascuno di noi: l’economia, la crescita, lo sviluppo, le questioni istituzionali. Io invece oso occuparmi proprio di ciò che compare nelle prime dieci pagine: non vorrei eludere un tema che, pur presentando aspetti di inammissibile invadenza nella vita privata, non va rimosso considerandolo semplice gossip. Il disagio derivante dalla lettura di quella parte dei quotidiani va affrontato senza trincerarsi in difesa e senza complessi di inferiorità.

 La prendo larga, per giungere rapidamente al punto. Qualche tempo fa, partecipando a una tavola rotonda che aveva per tema il contrasto alla criminalità mafiosa, ho ascoltato la seguente tesi da parte di un docente universitario della mia città: “poiché la mafia ha una struttura familistica, la famiglia è in sé un fattore  di rischio”. Ergo: uno degli strumenti per sconfiggere la mafia è incoraggiare forme di convivenza alternative a quella familiare, lavorando per destrutturare la famiglia tradizionale. Una posizione del genere, che proviene da chi insegna (!) in un luogo qualificato, è emblematica di come possa essere dipinta negativamente una delle ricchezze più significative, anche dal punto di vista economico, che ancora adesso anima il corpo sociale italiano.

 Ma ci sono altri elementi della nostra identità e della nostra tradizione di cui, seguendo una impostazione ideologica simile a quella appena ricordata, come italiani dovremmo vergognarci:

·        la centralità della donna all’interno della famiglia;

·        la cura dell’anziano, che non ha eguali in altre Nazioni occidentali;

·       un senso di solidarietà non astratto. Mentre parliamo, a qualche centinaio di chilometri da noi, a Lampedusa, ci sono medici (italiani) che prestano le primissime cure ai migranti irregolari che scendono ogni giorno dai barconi, e affrontano con generosità malattie che parevano essere scomparse. In tante aree a rischio (penso per tutte a Herat) altri italiani mostrano con coraggio quale è il senso autentico dell’aiuto portato a chi è in grave difficoltà,

·        la propensione al dono;

·        il culto dei Santi, che ha la dimensione laica del legame con il campanile: per il quale ci sentiamo parte più della comunità municipale che di quella provinciale o regionale;

·        da ultimo – non ultimo per importanza – quel che rende l’Italia vessillare, realizzando ciò che Giovanni Paolo II definiva “l’eccezione italiana”: il fatto che da 2000 anni nel cuore dell’Italia ci sia la Sede del Vicario di Cristo. Questo sarebbe veramente il segno più evidente del sottosviluppo nel quale saremmo immersi!

 Ma chi è che legge negativamente gli indici cui prima ho fatto riferimento (la famiglia, la cura dell’anziano, e così via)? Non è un partito nel senso proprio del termine. È un filone ideologico che più d’uno (penso per tutti ad Augusto Del Noce) ha mirabilmente descritto nell’essenza. È quel filone che, pur non essendo un partito, è stato denominato il “partito anti-italiano”. È il partito dei “migliori”, o comunque di coloro che si ritengono “i migliori”.  Il “partito anti-italiano”:

 ·        ha radici nella parte laicista del Risorgimento;

·        attraversa il ‘900 con figure come Gobetti, come Gramsci, come i promotori del Partito d’Azione (una piccola formazione politica, che ha avuto una vita breve, ma ha esercitato una notevole egemonia nella Sinistra);

·        ha come punti di riferimento mediatici quotidiani come la Repubblica , settimanali come l’Espresso e periodici comeMicromega;

·       può contare su punti di forza paraeversivi, come il movimento No Tav (che vuole impedire all’Italia di dotarsi di infrastrutture adeguate), e su punti di forza paraistituzionali: quella fascia della magistratura che pretende di sostituire sé stessa alle scelte della politica;

·        spinge il suo pregiudizio ideologico al punto di fare il tifo perché le agenzie di rating parlino male dell’Italia, in modo che il Centrodestra vada a casa prima!

  Il “partito anti-italiano” non ha soltanto una visione ideologica, ha anche una sua lettura della storia. L’Italia sarebbe un “paese sbagliato”:

 ·        perché i popoli della Penisola hanno a suo tempo rifiutato la riforma luterana, a differenza di altre nazioni europee;

·        perché nel 1799 invece di accogliere i francesi “liberatori” hanno animato le “insorgenze” ovunque, dalla Romagna alla Calabria;

·        perché, soprattutto al Sud, non hanno mostrato – per usare un eufemismo – grande entusiasmo verso il Risorgimento;

·        perché per lunghi anni hanno espresso un robusto consenso al Fascismo, come ha insegnato – fra gli altri – Renzo De Felice;

·        perché nel Dopoguerra hanno impedito alla Sinistra di governare da sola;

·        perché (e siamo ai giorni nostri) continuano – nonostante tutto – a manifestare affetto per la nostra tradizione; e anzi – attraverso le sue istituzioni – provano ad affermarla in Europa quando l’Europa cerca di mortificarci (si pensi alla questione del Crocifisso, ma non solo a essa).

                                                   * *

  C’è un italiano che il “partito anti-italiano” odia profondamente, e che vuole togliersi davanti fin da quando si è affacciato sulla scena politica, 17 anni fa: quest’italiano si chiama Silvio Berlusconi. Convinciamoci, cari amici, che l’odio contro Berlusconi non comincia né si accentua con le escort e con le paginate di intercettazioni: la Sinistra lo ha odiato fin dal 1994, in quanto capo del Centrodestra! Mi rendo conto che, con quello che leggiamo da settimane, dire questo e fare le considerazioni che seguono rischia di essere patetico.

  Non so se è patetico. So che, se proviamo a prendere le distanze dal fango della quotidianità, è paradossalmente vero. È vero, cioè, che Silvio Berlusconi, l’uomo che ha introdotto Drive In nelle tv, l’uomo delle notti di Arcore e delle telefonate osé, proprio lui, è stata la persona che negli ultimi 17 anni ha bloccato il progetto di costruire la Seconda Repubblica su basi azioniste. È stato, cioè, l’uomo che si è opposto alla demolizione dei valori della tradizione nazionale.

  Molti di voi ricordano quel bel film di qualche anno fa, “Sliding doors”. Visto che l’attacco è concentrato soprattutto sul piano etico, proviamo a immaginare – al netto di questioni istituzionali, o di carattere economico e finanziario – come sarebbero andate alcune vicende negli ultimi 18 anni se le porte della metro non si fossero aperte, se cioè non ci fosse stato Berlusconi. Non c’è bisogno di particolari sforzi di fantasia: quale Nazione ha in Europa caratteristiche analoghe a quelle dell’Italia? Se pensiamo, con qualche ragione, che sia la Spagna , facciamo scorrere le immagini dei trailer dei film di Felipe Gonzales e di Luis Zapatero … e poi pensiamo cosa sarebbe stato il nostro film se non fossero esistiti il Centrodestra e Berlusconi.

  Lo dico avendo presenti gli italiani di buon senso, e in particolare i cattolici, dentro e fuori il PDL. A loro mi permetto di domandare: si deve o non si deve al Centrodestra guidato da Berlusconi …

 ·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia non vi è una legge sull’eutanasia, e anzi è prossima all’approvazione una equilibrata legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento? Una legge, la seconda, il cui ispiratore potrebbe essere monsier de la Palisse : colui che un’ora prima di morire era  ancora vivo… e quindi era vietato ammazzarlo. È appena il caso di ricordare che la CEI ha a suo tempo pubblicamente riconosciuto gli sforzi del Governo, e quelli personali del Presidente del Consiglio, che nel febbraio 2009 è giunto alle soglie di un conflitto istituzionale pur di salvare la vita di Eluana Englaro;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia è stata fissata qualche regola sul fronte della biogenetica? Ci meravigliamo che, come è accaduto qualche giorno fa, una coppia abbia un bambino a 130 anni (72 lui, 58 lei), ma dobbiamo anche sapere che ciò accade perché i due sono andati all’estero: se mancassero quelle regole elementari, episodi del genere in Italia costituirebbero non l’eccezione ma l’ordinaria amministrazione;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia esiste una legislazione sulla droga equilibrata e avanzata, che coniuga il necessario rigore con l’altrettanto indispensabile recupero di chi lotta per uscire dalla dipendenza?

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee e a dispetto di quanto vorrebbe imporci l’Unione Europea, in Italia non esiste una legge antiomofobia? E questo non è un limite, ma un vanto per l’Italia! Una legge anti-omofobia determinerebbe una discriminazione al contrario: punire più gravemente un reato che ha come parte offesa una persona che manifesta la sua omosessualità rispetto a una qualsiasi altra persona equivale a introdurre nell’ordinamento il principio secondo il quale l’ostentazione dell’orientamento omosessuale costituisce un valore positivo, da tutelare in modo specifico e con maggiore decisione rispetto ad altri. E spero che alla fine di questo si renda conto anche qualche solerte ministra dell’attuale Governo, fra improvvide sponsorizzazioni di turismi gay e reiterati tentativi di modifiche legislative;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia vi è un effettivo rispetto per la libertà religiosa, qualunque sia la confessione di riferimento, senza tuttavia trascurare il legame indissolubile della nostra tradizione con i simboli del cattolicesimo, a cominciare dal Crocifisso? Per ben tre volte in importanti discorsi pubblici il Santo Padre ha lodato il Governo italiano (sempre quello guidato da Berlusconi) per la decisione di ricorrere alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla presenza del Crocifisso nelle scuole; in altre circostanze il Papa ha ringraziato il Governo per l’impegno in favore dei cristiani vittime di persecuzioni in Pakistan, e altrove. Aggiungo che ha senso che il PDL stia a pieno titolo nel PPE se, come ha fatto l’Italia nell’UE, vi sta non in una posizione subordinata, ma al contrario nella convinzione che l’Europa, come l’Occidente, non esiste senza Roma. Anche questo è stato magistralmente ricordato da Benedetto XVI nel suo recente discorso al Parlamento tedesco, parlando di Gerusalemme, con la fede nel Dio unico, di Atene, con la filosofia dell’essere, e di Roma, col suo diritto, come delle fondamenta della civiltà, dell’Occidente e del continente europeo;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, che hanno nel proprio territorio presenze criminali preoccupanti ma posseggono meno strumenti di noi per affrontarle, in Italia negli ultimi tre anni e mezzo si è dato un contributo alla speranza di tante aree della Penisola – soprattutto, ma non soltanto, al Sud – con un contrasto effettivo all’aggressione mafiosa?

  In tutte queste battaglie vinte (certo, vinte!, alla faccia del disfattismo e della depressione) il “partito anti italiano” è stato sempre schierato in modo militante dall’altra parte. Mentre è drammaticamente paradossale che quanto precede abbia visto come protagonista quell’incarnazione di tutti i mali e di tutti i vizi che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Lungi da me tentare una impropria apologia del Capo del Governo. Il modello di statista (è stato più di uno statista) per me personalmente è l’ultimo Imperatore di Austria e Ungheria, Carlo d’Asburgo: è un modello – non a caso nel 2004 Giovanni Paolo II lo ha beatificato – perché nella sua figura si trovano insieme la grandezza di un Imperatore e la straordinaria coerenza della vita personale. Non voleva la guerra, ha fatto l’impossibile per evitarla, amava l’Italia e ha tentato di concludere con essa la pace, affrontando poi quell’esilio che doveva portarlo alla morte giovanissimo, pur di non tradire la missione che gli era stata affidata: tutto questo, e tanto altro, descrivono le sue doti alla guida dell’Impero. Al tempo stesso, è stato uomo, marito e padre esemplare.

  Francamente non trovo oggi suoi epigoni, neanche in scala. Il panorama attuale offre all’attenzione una tragica scissione; sembra che la scelta debba essere fra chi ha probabilmente una vita personale coerente ma è stato promotore o complice di scelte politiche pessime, e chi invece ha operato decorose scelte politiche sul fronte di quelli che Benedetto XVI chiama i “principi non negoziabili” ma al tempo stesso ha una vita personale discutibile. Non trascuro il peso e l’esemplarietà di un comportamento sobrio per chi ha importanti incarichi istituzionali; non trascuro nemmeno quella robusta parte di responsabilità in capo a chi piazza cimici, si introduce nel privato e sbatte il mostro nelle prime pagine: sarebbe interessante vedere quanti di coloro che oggi fanno a gara nello scagliare la prima pietra continuerebbero a farlo se per mesi o anni fossero sottoposti a ininterrotte intercettazioni telefoniche o ambientali… Ma il giudizio alla fine va portato sui fatti concreti che qualificano un esecutivo e una maggioranza: le leggi e l’azione di governo. Se sono costretto a scegliere fra Romano Prodi, sulla cui condotta privata nessuno può dire nulla, ma che stava introducendo nell’ordinamento italiano i Dico e l’eutanasia, e Silvio Berlusconi, il cui comportamento è illustrato dai media in ogni dettaglio ma sotto il cui governo è accaduto quanto sopra descritto, io non ho il minimo dubbio! 

 E sarei grato alla Sinistra se la smettesse di considerarci minus habentes perché siamo convinti che il tratto poco sobrio del Presidente del Consiglio sia qualcosa di meno grave di una legge che permette di uccidere un disabile. Chiedo soprattutto alla Sinistra di evitare discorsi apparentemente suadenti, del tipo: ma proprio voi che siete  di Destra, con la vostra tradizione e i principi cui vi ispirate, prendete voi l’iniziativa e staccate la spina! In questi tre giorni noi non ci siamo tirati indietro nel formulare proposte e nel chiedere maggiore decisione e forza nell’azione del governo. Ma la Sinistra non può rivolgerci questi inviti:

·        sia perché nella più recente storia italiana ci sono due date che veramente poco simpatiche, in assoluto e per tutti noi; sono due date fra loro strettamente correlate: la prima è il 25 luglio e la seconda è l’8 settembre. E noi non lavoriamo né per una riedizione, con tutto quello che è diverso, del 25 luglio, né per una replica della tragedia dell’8 settembre!

·        sia perché l’ultima cosa che ci si può domandare è di armarci di coltello e di recitare la parte di Bruto, magari anticipando – per essere tempestivi con alcune scadenze – il gesto dalle Idi di marzo alle Idi di ottobre. Può darsi che Bruto appartenga al Pantheon della Sinistra, certamente compare in quello della Sinistra comunista, ma non fa parte ad alcun titolo del Pantheon della nostra comunità!

*   *   *

 Francamente non so quanto dureranno questo governo e questa maggioranza. So che, finché durano, dobbiamo essere consapevoli del lavoro positivamente svolto finora (che non è poco), e dobbiamo essere decisi a continuarlo fino all’ultimo minuto che ci è concesso, nel rispetto della tradizione del nostro popolo.

 Perché così è giusto fare e, con l’aiuto di Dio, così abbiamo il dovere di fare.

CAMPIDOGLIO PROTOMOTECA, GIORNATA SPECIALE PER LE ECCELLENZE FEMMINILI



Premiazione di “Roma Capitale delle Donne”, insignita l’avvocato Monica Marinescu 

€UROITALIA – Roma, 10 giugno 2011 (Simona C. Farcas)

Premiazione di "Roma Capitale delle Donne"

Una schiera di 60 Eccellenze, tutte donne degli ordini e professioni, università e ricerca, forze dell’ordine, integrazione, imprenditoria e manager, moda, mondo cattolico, associazionismo, tutela delle donne contro la violenza, sport e spettacolo.

Con il Sindaco di Roma Capitale on. Gianni Alemanno, i vertici femminili del Campidoglio, on. Lavinia Mennuni, consigliere di Roma Capitale Delegato del Sindaco per le Pari Opportunità e i rapporti col mondo cattolico, on. prof.ssa Isabella Rauti, on. Ramona Badescu,on. Tetyana Kuzyk. In particolare, queste ultime hanno premiato la categoria “Integrazione”, per gratificare professioniste e dirigenti dell’associazionismo e servizi sociali in favore degli immigrati, specialmente delle nazionalità europee comunitarie, come i romeni, ed extracomunitarie, come i marocchini.

 

Da sinistra: avv. Monica Marinescu on. Ramona Badescu, on. Gianni Alemanno, on. Lavinia Mennuni (Foto: Simona C. Farcas)
Da sinistra: avv. Monica Marinescu on. Ramona Badescu, on. Gianni Alemanno, on. Lavinia Mennuni (Foto: Simona C. Farcas)

Prima premiata per tale categoria, l’avvocato Monica Adriana Marinescu, la quale ha ricevuto il Premio di Eccellenza, dal Sindaco di Roma Capitale on. Gianni Alemanno, dall’on. Lavinia Mennuni e dalla stessa massima esponente istituzionale dell’immigrazione romena a Roma, quale consigliere del Sindaco on. Ramona Badescu.

Premiazione di "Roma Capitale delle Donne", avv. Monica Adriana Marinescu (Foto: Simona C. Farcas)

Monica Adriana Marinescu è laureata presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bucarest (1998), ha conseguito un Master in diritto comunitario ed uno in diritto internazionale pubblico presso l’Istituto “Nicolae Titulescu” di Bucarest.

La giovane professionista, nella sua preparazione internazionale, figlia di un ambasciatore di Romania, è iscritta presso l’Ordine degli Avvocati di Bucarest, e presso l’Ordine degli Avvocati di Roma. Vantando un`esperienza giuridica ultradecennale al livello comunitario, esercita la sua professione nei campi del diritto civile, diritto commerciale e diritto del lavoro, in favore della comunità romena in Roma, come in favore del mondo imprenditoriale romano, come già in passato, in Romania, per gli operatori economici italiani nella nazione sorella latina. Madre di famiglia italo-romena, è dedita all’affratellamento culturale delle capitali Roma e Bucarest.

 (Simona C. Farcas)