Famiglie, disuguaglianze e sofferenza sociale nello spazio urbano. Un caso: Roma.


Il  secondo appuntamento del ciclo di incontri “A due voci” si terrà mercoledì 11 dicembre alle ore 17.30 presso l’Auditorium Carlo Caffarra dell’Istituto Teologico Giovanni Paolo II, Piazza San Giovanni in Laterano, 4 – Città del Vaticano.

COMUNICATO STAMPA
Famiglie, disuguaglianze e sofferenza sociale nello spazio urbano. Un caso: Roma. Il  secondo appuntamento del ciclo di incontri A due voci del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II

 

Città del Vaticano, 3 dicembre 2019 – Famiglie, disuguaglianze e sofferenza sociale nello spazio urbano. Un caso: Roma è il tema del secondo incontro del ciclo A due Voci organizzato dalla Cattedra Gaudium et spes del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.

Il secondo di questi appuntamenti si terrà mercoledì 11 dicembre alle ore 17.30 presso l’Auditorium Carlo Caffarra dell’Istituto.

Dopo il dialogo tra Costanza Miriano e Nurhayati Marman dell’Associazione Nahdlatul Ulama sul tema Donne, fedi e modernità, è la volta di altri due protagonisti: Salvatore Monni, professore di Economia dello sviluppo presso l’Università Roma Tre e coautore del volume “Le mappe della diseguaglianza” (Donzelli editore) e Massimo De Carolis, professore di Filosofia politica presso l’Università di Salerno.

L’incontro sarà un’occasione per riflettere sulla nuova dimensione dello spazio urbano come ambito di convivenza plurale e di incontro tra culture, fedi e tradizioni differenti. In modo particolare permetterà di dialogare su l’insorgere di nuove forme di diseguaglianza economica e sociale all’interno della stessa città.
Il caso specifico attorno al quale si svilupperà il confronto tra i due ospiti e i partecipanti all’incontro sarà Roma. Quello della Capitale è infatti uno scenario in cui la segmentazione sociale e la separazione tra quartieri e zone urbanistiche sono fenomeni in forte espansione. Tanto le istituzioni politiche e sociali che le comunità credenti (chiese, parrocchie, comunità) sono direttamente interpellate da queste trasformazioni.

Interverrà S.E. Mons. Giampiero Palmieri, Vescovo Ausiliare di Roma e moderatore dell’incontro sarà Vincenzo Rosito, filosofo politico e Docente Ordinario di “Storia e cultura delle istituzioni familiari” presso lo stesso Istituto.

L’incontro si inserisce nelle attività della Cattedra Gaudium et spes e vuole essere un’occasione di dialogo e confronto tra l’Istituto e le realtà sociali ed ecclesiali della città di Roma.

Con il ciclo di incontri A due Voci, la Cattedra Gaudium et spes desidera creare spazio aperto di confronto e di dialogo sui temi di maggiore attualità, per riflettere sulle crescenti complessità del tempo presente.

press@istitutogp2.it – www.istitutogp2.it

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STEFANO ZAMAGNI: FINANZA ED ETICA. IN DIALOGO PER LA DIFESA E LA PROMOZIONE DELL’UOMO


Oeconomicae et pecuniariae quaestionis (OPQ) è un documento – reso di dominio pubblico il 17 maggio 2018 – originale e intrigante.

Originale per il taglio espositivo, e soprattutto perché è la prima volta che la Congregazione per la dottrina della fede – la cui competenza copre anche le questioni di natura morale – interviene su una materia di dottrina sociale della Chiesa.

Il lavoro congiunto tra Congregazione e dicastero per il servizio dello Sviluppo umano integrale è già di per sé qualcosa che non può passare inosservato e che lascerà il segno.

OPQ è poi un contributo intrigante per il modo e per lo spessore con cui affronta una tematica che, come quella della nuova finanza, è oggi al centro delle preoccupazioni della Chiesa e della società in generale. (Papa Francesco ha approvato il documento che entra pertanto nel magistero ordinario).

Come recita il sottotitolo (“Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario” – corsivo aggiunto), non ci troviamo di fronte ad una sorta di esortazione apostolica o ad un testo di taglio pastorale. Piuttosto, vi si legge un’analisi, scientificamente fondata, delle cause remote dei disordini e dei guasti che l’architettura dell’attuale sistema finanziario va determinando. Non, dunque, una mera descrizione, sia pure puntuale e accurata, degli effetti generati da una nuova finanza diventata, nel corso degli ultimi decenni, autereferenziale, finalizzata cioè a se stessa, anziché servire il bene comune.

Descrivere per curare

Si legge al n. 5: «La recente crisi finanziaria poteva essere l’occasione per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria, neutralizzandone gli aspetti predatori e speculativi (sic!) e valorizzandone il servizio all’economia reale. Sebbene siano stati intrapresi molti sforzi positivi… non c’è stata però una reazione che abbia portato a ripensare quei criteri obsoleti che continuano a governare il mondo».

A scanso di equivoci, è bene precisare che il documento non parla affatto contro la finanza, di cui riconosce la rilevanza e anzi la necessità. E non potrebbe essere diversamente, se si considera che la finanza moderna nasce entro l’alveo del pensiero economico francescano – la prima banca in senso proprio viene fondata a Perugia nel 1462 come Monte di Pietà.

Esso prende piuttosto posizione nei confronti di una realtà efficacemente descritta dal seguente dato: nel 1980, l’insieme degli attivi finanziari a livello mondiale era pressoché eguale al prodotto interno lordo (Pil) sempre mondiale. Nel 2015, la prima variabile era diventata dodici volte superiore alla seconda. Parlare di elefantiasi dell’attività speculativa è quasi un eufemismo.

Il punto centrale dell’argomento sviluppato nel documento è l’affermazione del principio secondo cui etica e finanza non possano continuare a vivere in sfere separate. Ciò implica il rigetto della tesi del NOMA (Non Overlapping Magisteria) per primo formulata in economia nel 1829 da Richard Whateley, cattedratico all’Università di Oxford e vescovo della Chiesa Anglicana.

Secondo questa tesi, la sfera dell’economia va tenuta separata sia dalla sfera dell’etica sia da quella della politica, se si vuole che l’economia ambisca a vedersi riconosciuto lo statuto di disciplina scientifica. E così è stato, almeno fino a tempi recenti, quando si è cominciato a parlare, con Amartya Sen e altri, di economia e etica.

Non c’è bisogno di essere esperti della materia per comprendere come, a partire da una simile premessa di valore, si sia potuti arrivare alla nuova finanza, il cui motto è: «ciò che è possibile fare per ottenere un risultato utile, lo si deve fare».

Si osservi che la nuova finanza non ha tanto a che fare con i tradizionali contratti finanziari (azioni, obbligazioni, ipoteche ecc.) quanto piuttosto con flussi di cassa (alimentati da profitti, pagamenti di interessi ecc.) che vengono combinati tra loro per creare ogni tipo di prodotto finanziario – in particolare, i famigerati derivati.

Prof. Stefano Zamagni (Foto: D. Macak)

Hobbes – Genovesi

I paragrafi 7-12 di OPQ si soffermano con grande incisività a descrivere come, dall’accettazione del principio del NOMA, sia derivato l’accoglimento dell’assunto antropologico (di ascendenza hobbesiana) dell’homo homini lupus, posto a fondamento della figura dell’homo oeconomicus. Se penso che l’altro sia per me un potenziale lupo famelico, potrò mai fidarmi di lui e potrò mai astenermi dall’imbrogliarlo a mio vantaggio in una qualche transazione finanziaria se ciò può avvenire al riparo della legge?

Ben diverso è l’assunto antropologico da cui parte il paradigma dell’economia civile – fondato da Antonio Genovesi nel 1753 a Napoli – che, rifiutando esplicitamente il NOMA, riconosce che «homo homini natura amicus» (l’uomo è, per natura, amico dell’altro uomo).

Seconda novità di rilievo del documento è la rilevanza attribuita al principio della responsabilità adiaforica (indifferenziata), di cui quasi mai si fa cenno. Il par. 14 recita: «Ad li là del fatto che molti operatori siano singolarmente animati da buone e rette intenzioni, non è possibile ignorare che oggi l’industria finanziaria, a causa della sua pervasività e della sua inevitabile capacità di condizionare e di dominare l’economia reale, è un luogo dove gli egoismi e le sopraffazioni hanno un potenziale di dannosità della collettività che ha pochi eguali».

È questo un esempio notevole di struttura di peccato, come la chiamò, per primo nella dottrina sociale della Chiesa, Giovanni Paolo II nella sua Sollicitudo rei socialis (1987).

Non è il solo operatore di borsa, o banchiere o uomo d’affari ad essere responsabile delle conseguenze delle azioni che pone in atto – il che è ovvio ed è noto almeno dai tempi di Aristotele. Anche le istituzioni economiche – cioè le regole del gioco economico – se costruite su premesse di valore contrarie ad un’etica amica dell’uomo, possono generare danni enormi a prescindere dalle intenzioni di coloro che in esse operano.

Per meglio comprendere la ragione di ciò, conviene fissare l’attenzione su tre caratteristiche specifiche della nuova finanza.

La prima è l’impersonalità dei contesti di mercato, la quale oscura il fatto che, da qualche parte, vi è sempre un qualcuno sull’altro lato dell’affare. Disponiamo oggi di tanta evidenza empirica che mostra come più distante è il decisore dall’impatto della sua attività su altri, meno forte è il suo senso di responsabilità sociale.

La seconda caratteristica è la complessità della nuova finanza che fa sorgere problemi di agentività indiretta: il principale (cioè colui che prende la decisione) si riconosce moralmente disimpegnato nei confronti delle azioni poste in essere dal suo “ingegnere finanziario”, cioè dall’esperto cui affida il compito di disegnare un certo prodotto finanziario. A sua volta, quest’ultimo si mette il cuore in pace perché convinto di eseguire un ordine. Accade così che ognuno svolge il suo ruolo; ognuno separa la propria azione dal contesto generale, rifiutandosi di voler accettare che, anche se solo amministrativamente, era parte dell’ingranaggio.

Infine, la nuova finanza tende ad attrarre le persone meno attrezzate dal punto di vista etico; persone cioè che non hanno scrupoli morali e soprattutto molto avide. (Osservo che tale caratteristica è stata di recente avanzata da Richard Posner, economista e giurista famoso della celebre scuola di Chicago!).

Riusciamo così a comprendere perché il problema non risiede unicamente nella presenza di poche o tante mele marce; ma è sulla stessa cesta delle mele che si deve intervenire.

Un esempio per chiarire il punto. Se le regole del gioco finanziario permettono che talune banche possano assumere dimensioni tali da poter poi essere in grado di “ricattare” il sistema secondo quanto bene reso dall’espressione “too big to fail” (troppo grandi per fallire), non ci si può stupire né stracciare le vesti se questo alla fine accade. Con il che i vari regolatori – cioè le Autorità di controllo – dovranno limitarsi a far sentire la loro voce e a usare la loro frusta sugli operatori finanziari di piccola e media dimensione – come è appunto accaduto nella recente crisi.

Le grandi banche d’affari – quelle che hanno causato la crisi – non solamente hanno finito col ricevere fondi pubblici, ma oggi continuano a comportarsi come negli anni precedenti lo scoppio della crisi (salvo piccole correzioni o qualche multa).

In borsa si “gioca”?

Di un ultimo punto – per evidenti ragioni di spazio – intendo qui dire. Il documento in questione prende definitiva ed esplicita posizione contro la tesi della doppia moralità – purtroppo diffusa anche tra alcune organizzazioni di tipo finanziario che dichiarano di ispirarsi alla dottrina sociale della Chiesa.

Per capire di che si tratta, conviene partire dal saggio di Albert Carr, Is business bluffing ethical?, pubblicato sulla prestigiosa Harvard Business Review del 1968. È questo il saggio che, più di ogni altro, ha guidato fino ad oggi la riflessione etica nel mondo degli affari.

Vi si legge che l’uomo d’affari di successo dev’essere guidato da «un diverso insieme di standars etici», poiché «l’etica degli affari è l’etica del gioco [d’azzardo], diversa dall’etica religiosa».

Assimilando il business al gioco del poker, il noto economista americano conclude che «gli unici vincoli di ogni mossa nel business sono la legalità e il profitto. Se qualcosa non è illegale in senso stretto (sic!) ed è profittevole, allora è eticamente obbligante che l’uomo d’affari lo realizzi».

Non ci sarebbe bisogno di commentare se non fosse che ancor’oggi la più parte di coloro che operano nella finanza si comportano secondo tale linea di pensiero – anche se non hanno il coraggio di riconoscerlo. Ed infatti quasi mai il saggio di Carr viene citato.

Il suo senso ultimo è quello di dare ali al rovesciamento della celebre regola aurea: «Fai agli altri quello che non vorresti che gli altri facciano a te». (D’altro canto, non è forse vero che, nel poker, il giocatore deve barare al suo avversario, facendogli credere di avere in mano la carta che non ha? Riusciamo così a capire perché, nel linguaggio corrente, si continui a parlare di «giocare in borsa»).

Certo, vi sono stati studiosi che hanno cercato di difendere il principio della doppia moralità argomentando che la legge vigente riflette i canoni morali prevalenti nella società e dunque il rispetto della legge già sussumerebbe il rispetto della norma morale. Non ho qui lo spazio per dimostrare l’infondatezza razionale di argomentazioni del genere. Mi basta solo ricordare che Auctoritas non veritas facit legem – principio base di tutto il positivismo giuridico da Kelsen in poi.

I paragrafi dal 22 al 34 di OPQ si soffermano sul faciendum: che fare per cercare di invertire la situazione?

Parecchie le proposte – tutte realizzabili, se si volesse – che vengono avanzate. Dal sostegno a istituti che praticano la finanza non speculativa, come le Banche di credito cooperativo, il microcredito, l’investimento socialmente responsabile, alle tante forme di finanza etica – già oggi i fondi etici intermediano il 20% circa degli investimenti finanziari a livello mondiale. Dalla chiusura della finanza off-shore – vera e propria forma di cannibalismo economico di chi, con i credit default swaps, specula sul fallimento altrui – alla regolamentazione dello shadow-banking (banche ombra che operano al di fuori di ogni quadro normativo ufficiale).

L’obiettivo da perseguire è quello di assicurare un’effettiva biodiversità bancaria e finanziaria. (Mi piace qui ricordare sia il recente Standard Ethics Rating con cui vengono valutate e classificate banche e altri intermediari finanziari rispetto all’indicatore ESG – Environment, Social, Governance – sia la nascita di ERIN – European Responsible Investment Network – che già nel 2016 ha amministrato oltre 23 trilioni di dollari).

Di speciale interesse è, inoltre, la proposta di affiancare ai consigli di amministrazione delle grandi banche comitati etici costituiti da persone moralmente integre oltre che competenti – così come già accade nei grandi policlinici.

A tale riguardo, mi piace fare parola della decisione presa nell’aprile 2015 dalla Dutch Banking Association (l’Associazione di tutte le banche olandesi) di esigere dai dipendenti delle banche (circa 87.000 persone) il giuramento del banchiere, stilato sulla falsariga del giuramento ippocratico per i medici. Il giuramento consta di otto impegni specifici. Ne indico solamente un paio: «Prometto e giuro di mai abusare delle mie conoscenze»; «Prometto e giuro di svolgere le mie funzioni in modo etico e con cura, adoperandomi di conciliare gli interessi di tutte le parti coinvolte: clienti, azionisti, occupati, società».

Si opera dunque a favore di tutte le classi di stakeholder e non solamente di quella degli azionisti. Sarebbe bello se sull’esempio dell’Olanda – un paese non certo sprovveduto né arretrato in ambito finanziario – anche l’Italia volesse ripercorrerne le tracce.

Civitas-urbs

Delle tre principali strategie con le quale si può cercare di uscire da una crisi di tipo entropico – come è l’attuale – e cioè quella rivoluzionaria, quella riformista, quella trasformazionale, il documento OPQ sposa – in linea con il magistero di papa Francesco – la terza.

Si tratta di trasformare – non basta riformare – interi blocchi del sistema finanziario che si è venuto formando nell’ultimo quarantennio per riportare la finanza alla sua vocazione originaria: quella di servire il bene comune della civitas che – come ci ricorda Cicerone – è la «città delle anime», a differenza dell’urbs che è la «città delle pietre».

È questa la strategia che vale, ad un tempo, a scongiurare il rischio sia di utopiche palingenesi sia del misoneismo, che è l’atteggiamento tipico di chi detesta la novità e osteggia il nuovo.

Pubblicato in SETTIMANA-NEWS, 29 maggio 2018

Vedi anche:

Zamagni: Paolo VI e le strutture di peccato

 

Roma, 15 anni dalla visita di San Giovanni Paolo II in Romania


Quindici anni fa, il 7 maggio 1999, Papa Giovanni Paolo II arrivava in Romania: la prima visita di un Papa in Romania e nello stesso tempo prima visita di un Sommo Pontefice in un paese dove i fedeli sono a maggioranza ortodossi. Oggi, alle 18.30, a Roma, nella Basilica dei Santi Bonifacio ed Alessio all’Aventino, l’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta organizzerà un evento celebrativo per la ricorrenza del 15° anniversario della visita in Romania di San Giovanni Paolo II. L’evento prevede la presenza di Sua Eminenza Reverendissima Card. Angelo Sodano, Decano del Sacro Collegio e Sua Eminenza Reverendissima Mons. Iosif, Arcivescovo e Metropolita ortodosso romeno dell’Europa Occidentale e Meridionale. E’ previsto la visione del filmato (15′) Ut unim sint. La visita di Giovanni Paolo II in Romania (7-9 maggio 1999).  Ad omaggiare San Giovanni Paolo II con un recital straordinario, il quartetto d’archi “ConTempo di Bucarest.

15 ani de la vizita Sfântului Ioan Paul al II-lea în România

Ambasada României pe lângă Sfântul Scaun organizează în data de 5 iunie, orele 18.30, în Bazilica Sfinților Bonifaciu și Alexie din Roma, un eveniment dedicat aniversării a 15 ani de la vizita istorică a Papei Ioan Paul al II-lea în România. Evocarea primei vizite a unui Episcop al Romei într-o țară majoritar ortodoxă va fi tema discursurilor inaugurale susținute de Eminența Sa Cardinalul Angelo Sodano, Decanul Colegiului Cardinalilor, Secretar de Stat emerit, Înaltpreasfinția Sa Iosif, mitropolitul ortodox român pentru Europa Occidentală și Meridională, și de ambasadorul României. Programul cuprinde vizionarea documentarului „Ut unum sint”, realizat de TVR, și concertul Cvartetului ConTempo dedicat Sfântului Ioan Paul al II-lea, canonizat pe 27 aprilie 2014. Evenimentul este realizat în colaborare cu Institutul Cultural Român, Episcopia Ortodoxă Română a Italiei și TVR.

Fonte / sursa: http://vatican.mae.ro/

VATICANO, BENEDETTO XVI NEI RITRATTI DEL CELEBRE ARTISTA ROMENO STEFAN POPA POPA’S


Ştefan Popa Popa’s, ritratto di Giovanni Paolo II

Ştefan Popa Popa’s, ritratto di Giovanni Paolo II

Pubblicato l’album “Papi, Santi… Illustri”  del mondo cattolico realizzati da Ştefan Popa Popa’s: 265 immagini dei papi accanto a manoscritti celebri. Romeno, cattolico romano, ritrattista di fama internazionale,  Ştefan Popa Popa’s è un prestigioso artista contemporaneo di grande esuberanza culturale.

Il Prof.  Giorgio Cegna, direttore di Uniglobus University e Gran Cancelliere della Confederazione Internazionale dei Cavalieri Crociati, lo descrive così: “Popami ha colpito perché è una persona che raccoglie tutti i lati positivi che un artista dovrebbe possedere: desiderio di cercare, consapevolezza che deve ancora trovare, modestia ed un grande cuore. Popa si entusiasma quando un’idea nuova lo scuote, quand o una proposta lo carica… quello è il momento in cui diventa generoso, si sacrifica e si dà totalmente, graffiando i suoi fogli, facendo ritratti, donandoli ai fruitori».
Citeste si:
ISBN: 8890590351 ISBN 13: 9788890590351

ISBN: 8890590351
ISBN 13: 9788890590351

Albumul Papei Benedict al XVl-lea, realizat de Ştefan Popa Popa’s

www.popa-popas.ro

http://www.bookiseala.ro/

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MASSIMO SANSOLINI, “IO, SEDIARIO PONTIFICIO”: UNA VITA ACCANTO AI PAPI GIOVANNI PAOLO II E BENEDETTO XVI


La presentazione del nuovo volume di Massimo Sansolini Io, sediario pontificio“,  edito dalla Libreria Editrice Vaticana, ha avuto luogo lunedì, 23 aprile 2012 presso la  Sala Marconi della Radio Vaticana, in Piazza Pia – Città del Vaticano. Presente il mondo cattolico e la società romana, l’aristocrazia, diplomazia e stampa internazionale.

Sono intervenuti S.E. Mons. Piero Marini, Presidente del Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali e S.E. Mons. Paolo De Nicolò, Reggente della Casa Pontificia, i quali hanno reso testimonianza di una vita trascorsa al servizio dei Romani Pontefici a stretto contatto con i laici addetti ai Sacri Palazzi Apostolici.

Il volume, che raccoglie le testimonianze e i ricordi del Grand’Uff. Massimo Sansolini, (Sediario Pontificio dal 1964) ripercorre i momenti più significativi della sua vita accanto a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. È una sorta di diario in cui l’Autore permette a tutti i lettori, di rivivere, attraverso i suoi ricordi, gli intensi attimi del trasferimento delle spoglie del Beato Giovanni Paolo II dal Palazzo Apostolico alla Basilica Vaticana e alle grotte. Ma di forte suggestione sono anche le pagine in cui vengono descritti i momenti degli incontri, durante le udienze pontificie, generali e private, come fu per mezzo secolo nella sua carriera di servizio volontario, tra Papa Wojtyła e il regnante Benedetto XVI, con gli ammalati, come fu con Paolo VI e Giovanni Paolo I. Il volume è inoltre corredato da numerose immagini, fornite dal Servizio Fotografico dell’Osservatore Romano, che documentano gli episodi narrati da Sansolini.

“Il ruolo del sediario pontificio ha alle spalle una grande tradizione: sono tra coloro più vicini al Papa, che vivono con il Pontefice quasi quotidianamente, come ricorda mons. Paolo De Nicolò, reggente della Casa Pontificia:

“Chi sono i sediari? Non c’è più la sedia gestatoria. Ma nonostante i sediari pontifici di numero e soprannumero, non portino più a spalla, non significa che non rimanga una specie di ‘mistica della sedia’. I sediari pontifici hanno un contatto quotidiano con il Santo Padre. Questo stabilisce una specie di ‘cognatio spiritualis’, una sorta di parentela spirituale”.

Giovanni Paolo II e Massimo Sansolini

Giovanni Paolo II e Massimo Sansolini



Fedeltà al proprio dovere e un grande amore per l’istituzione del Papato, è ciò che emerge dal libro, capace, però, anche di suscitare nel lettore immagini, ricordi ed emozioni comuni, nonché di ravvivare la fede personale nel mistero pasquale di Cristo morto e Risorto, come non manca di sottolineare mons. Piero Marini, presidente del Comitato per i Congressi eucaristici internazionali:

“La lettura di questo libro ha suscitato in me tanti ricordi. A un anno dalla Beatificazione di Giovanni Paolo II, ho ancora negli occhi, la folla immensa di fedeli che partecipava, l’immagine di questo velo bianco che si alzava sull’immagine di Giovanni Paolo II, l’applauso immenso, le parole di Papa Benedetto: “Ecco, il giorno atteso è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore. Giovanni Paolo II è Beato”. Ma soprattutto, questo libro ha suscitato in me, le immagini della sofferenza, perché Massimo ci ha fatto, in qualche modo, rivivere il momento dei funerali di Papa Giovanni Paolo II”.”
(Fonte: Radio Vaticana)

“Felicitazioni vivissime al padrino di battesimo di mio figlio; a colui che in famiglia chiamiamo affettuosamente ” il compare Massimo ” –  commenta il Conte Crociani Baglioni, antica Guardia Palatina d’Onore di Sua Santità – ….. in ogni senso “massimo”….di raffinatezza, eleganza, signorilità, cultura… ma soprattutto di carità cristiana e umanità; che trasfonde nel servizio da 48 anni ! già a quattro romani pontefici… insomma un’istituzione vivente dei sacri palazzi apostolici, e da mezzo secolo…sempre puntualmente sollecito verso i malati, gli anziani, i bambini, alle sterminate udienze pontificie generali come in quelle private. Una grande testimonianza storica vivente, da un punto di osservazione il più privilegiato per un cristiano militante, un uomo di fede salda e profonda, nonché un artista e un professionista di grande talento (fu Massimo Sansolini a disegnare la nuova e attuale divisa dei sediari pontifici, succedendo alla cinquecentesca damascata di disegno michelangiolesco – n.d.r.), al servizio del più alto dei troni, della più nobile delle cause: per la Chiesa e per il Papa, il Vicario di Cristo ! Congratulazioni vivissime compare Massimo, per questa ulteriore fatica e testimonianza che rendi alla storia della Chiesa Romana, e che ti rende ulteriore alto onore.  Ad multos Annos !”.

Il Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni, fraterno congiunto di Massimo, unitamente al fratello di questi Maurizio Sansolini presente con la famiglia all’evento, ricorda con forte emozione – così già nel suo libro di storia familiare – come in queste meste giornate di commemorazione dei romani delle tristi vicende dell’Urbe nella Seconda Guerra mondiale, come la famiglia Sansolini, con il Cav. Ercole (sediario pontificio di Leone XIII e di San Pio X), ebbe ad offrire alla libertà della Patria in olocausto, il sacrificio di Alfredo e Adolfo Sansolini, zii paterni di Massimo, nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944.  Famiglia romana di nobili tradizioni religiose, civili e patriottiche.

Con le rappresentanze del Patriziato romano e della Famiglia pontificia ecclesiastica e laica, erano presenti numerosi i Gentiluomini di Sua Santità, le Antiche Guardie Nobili e Guardie Palatine d’Onore, Bussolanti e Mazzieri, gli Addetti di Anticamera, i Sediari,  numerosi prelati e officiali della Segreteria di Stato, della Curia Romana, della Prefettura della Casa Pontificia, del Vicariato e delle Prefetture dell’Urbe, coi più anziani parroci romani, gli Abati delle Abbazie, i Canonici delle Basiliche romane, i religiosi, le suore. In prima fila l’Aristocrazia romana con la  Principessa Borghese, il Principe Don Sforza Ruspoli, il Principe Don Carlo Massimo, il Principe Prof. Avv. Ernesto Liccardi Medici, le massime autorità dello Stato Città del Vaticano e della Famiglia Pontificia; il Colonnello Daniel Anrig  Comandante della Guardia Svizzera e il Decano dell’Anticamera Pontificia, il Vice Comandante della Gendarmeria Vaticana, rappresentanti dei Tribunali della Rota Romana col Rev. Don Fabrizio Turriziani Colonna, del Circolo San Pietro con il Comm. Mario Catalano,  dell’Associazione Santi Pietro e Paolo in Vaticano, dell’Arciconfraternita di Sant’Anna de’ Parafrenieri e degli addetti ai Sacri Palazzi Apostolici con il Comm. Stefano Zauli, della Radio Vaticana, che ospitava nella sua Sala Marconi, delle università pontificie romane con la Prof.ssa Cristina Mandosi e delle organizzazioni del volontariato sociale cattolico, del SMO di Malta, dell’Ordine del Santo Sepolcro, degli ordini cavalereschi della Chiesa e delle loro organizzazioni di Apostolato religioso e sociale, delle Arciconfraternite storiche romane con Mons. Natalino Zagotto.

Conduttore dell’evento il giornalista Orazio Coclite, il quale ha letto e commentato alcuni brani del volume con la sua celebre maestria, nota nel mondo con Radio e Tv Vaticana.

Presente con la stampa romana e internazionale la Dott.ssa Simona Cecilia Farcas Presidente dell’Associazione Italia-Romania Futuro Insieme, anche in rappresentanza delle  comunità cattoliche dell’Europa Orientale.

S.E.Mons. Paolo De Nicolò e S.E. Mons. Piero Marini

S.E.Mons. Paolo De Nicolò e S.E. Mons. Piero Marini

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Titolo del Libro: Io, sediario pontificio

Autore :  Massimo Sansolini

Editore: Libreria Editrice Vaticana

Data di Pubblicazione:  2012

Pagine: 150

ISBN-10: 882098685X  / ISBN-13: 9788820986858

 

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La Provincia di Latina in viaggio verso la memoria


(€UROITALIA – LATINA, 11.02.2011). In occasione della giornata della memoria del 27 gennaio 2011, anche quest’anno la provincia di Latina con capofila il comune di Cisterna di Latina ha organizzato il viaggio della memoria, nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau in concomitanza delle cerimonie per la commemorazione delle vittime dell’Olocausto, con lo scopo, di far conoscere alle nuove generazioni una delle tragedie più grandi della seconda guerra mondiale.

Al viaggio hanno partecipano oltre alle autorità dei vari comuni, 300 studenti scelti tra le terze medie di tutte le scuole della provincia. Esattamente 16, i comuni partecipanti quest’anno a questa sorta di pellegrinaggio nei luoghi del dramma umano in cui l’uomo è stato al tempo stesso vittima e suo stesso carnefice: Aprilia, Cisterna, Cori, Formia, Latina, Itri, Maenza, Minturno, Pontinia, Prossedi, Roccagorga, Sabaudia, Sezze, Sonnino, Sperlonga, San Felice. Il viaggio è iniziato domenica 23 gennaio quando dal centro di Cisterna di Latina alle ore 19 i 300 ragazzi sono partiti per questi 9 giorni verso la storia e si è concluso lunedì 31 gennaio. La prima tappa prevista, dopo una notte in pullmann è stata in Friuli alle Foibe di Basovizza dove gli studenti con il supporto di una guida hanno visto e osservato dal vivo le testimonianze di quella che è stata un’altra grande tragedia e follia del secolo scorso. Dal Friuli si è poi partiti alla volta della Slovenia per una visita della splendida capitale Lubiana e poi partenza verso Vienna dove si è arrivati in serata. La mattina dopo visita di Vienna e delle sue bellezze storiche e culturali e nel pomeriggio partenza per Cracovia dove si è arrivati nella serata di martedì. E mercoledì il viaggio verso Auwschitz-Birkenau che ha colpito profondamente tutti i ragazzi e gli accompagnatori e che ha loro permesso di apprendere gli orrori della Seconda guerra mondiale non soltanto dai libri ma attraverso l’esperienza diretta, così da imprimersi, in modo indelebile, nella loro mente e nella loro anima.

Durante l’evento la delegazione, ha reso omaggio alle tante migliaia di vittime dell’olocausto nazista con una corona di fiori in rappresentanza della Provincia di Latina. “C’è stata grande commozione tra i ragazzi che hanno partecipato all’evento – ha dichiarato il sindaco di Cisterna di Latina, Antonello Merolla – , in particolare all’arrivo di alcuni sopravvissuti che hanno deposto delle candele sul monumento eretto sopra le camere a gas. Successivamente, sullo stesso, i nostri ragazzi e gli amministratori hanno posto dei fiori e sostato qualche istante per rivolgere una preghiera o una riflessione”. Altre importanti tappe per la formazione dei ragazzi sono state, Wadowice, città natale di Papa Giovanni Paolo II, e la visita alle miniere di Salgemma di Wielicka, le più antiche d’Europa e tuttora in funzione, inserite dal 1978 dall’Unesco nel Patrimonio mondiale dell’umanità. Per non parlare della splendida Cracovia dove i partecipanti hanno soggiornato per 5 giorni ammirando tutte le bellezze che offre questa città piena di storia e di fascino. Sempre a Cracovia, sono state fatte visite sia nel quartiere ebraico che nel ghetto di Cracovia e nella fabbrica di Oskar Schindler resa famosa dall’omonimo film.

“E stata’ un’esperienza personale fortissima – ha detto il Sindaco Antonello Merolla – che tutti dovrebbero provare. Quest’anno ho partecipato per tutto il viaggio al fianco dei ragazzi partendo e rientrando in autobus con loro. Un viaggio di oltre 20 ore che in qualche misura già dà conto dell’esperienza di sofferenza vissuta dai deportati. Ringrazio l’ex sindaco Mauro Carturan di essere stato, sette anni fa, promotore di questa importante iniziativa che Cisterna si onora di organizzare ogni anno per tutti i ragazzi della nostra provincia”.

Sono fiero del comportamento tenuto dai nostri ragazzi durante quello che è stato un vero e proprio viaggio che ha loro permesso di visitare e toccare con mano i luoghi dell’orrore della guerra con lo scopo di promuovere la cultura della pace. Quello che abbiamo affrontato è un tema delicato, importante, una ferita ancora aperta nell’umanità. Non è una gita scolastica e neppure di piacere. E’ un viaggio che ha richiesto sacrifici per affrontarlo con due giorni in pullman per andare ed altrettanti per tornare. Ma questo sacrificio dà ancora più forza e importanza a questa esperienza. I ragazzi che hanno partecipano sono stati scelti dai loro professori perché meritevoli e portavoce dell’esperienza presso i loro compagni. E’ uno sforzo notevole a cui ogni anno andiamo incontro, gestendo trecento ragazzi tredicenni in giro per l’Europa. Perché come è noto la visita non si limita ai campi di concentramenti di Auschwitz e Birkenau ma anche alle Foibe, a Oswiecim, ed altri luoghi importanti per la formazione dei nostri giovani. Peraltro farò dono al Sindaco di Oswiecim, nota come la Città della Pace, di una copia del libro del nostro compianto cittadino Rinaldo Rinaldi, a dimostrazione che quelle tragiche vicende riguardano anche la nostra città”. Ringrazio tutti gli accompagnatori, sia amministratori che docenti e genitori, che hanno condiviso con i ragazzi momenti a volte duri, soprattutto nella visita ai campi di sterminio dove ho visto solcare qualche volto da una lacrima. Ringrazio il Presidente Cusani, l’assessore provinciale Bianchi e il presidente della Commissione cultura della Provincia Carturan per aver dato ancora una volta la possibilità a Cisterna di essere ente capofila di questa importante iniziativa. Per i ragazzi, vedere con i propri occhi quanto letto sui libri è stato un grande impatto emotivo che, ne sono certo, ha dato modo di formare il loro carattere e arricchirli culturalmente. Li ho visti con assoluta attenzione ascoltare le guide e con gli occhi immersi ad immaginare le scene raccontate. Sinceramente il primo pensiero di oggi, appena sceso dall’autobus a Cisterna è stato quello che dovrò attendere un intero anno prima di poter nuovamente condividere emozioni altrettanto forti che i ragazzi di Cisterna e della nostra provincia mi hanno saputo dare nelle scorse giornate”. (La Starza Maria Pia)

Prosegue il cammino ecumenico della Chiesa. Christodoulos ricevuto da Benedetto XVI. Intervista al Vescovo Agathanghelos di Fanarion.


Storica visita dell’Arcivescovo ortodosso di Atene al Papa

Impegno comune per la piena unità attraverso la difesa della vita e delle radici cristiane

La prima visita di un Arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia a un Papa in Vaticano, Sua Beatitudine Christodoulos, si è convertita in un passo importante per superare la divisione tra ortodossi e cattolici.
L’incontro si è concluso con la firma di una dichiarazione comune da parte dei leader religiosi nella quale si riafferma la collaborazione di ortodossi e cattolici in particolar modo nella difesa della vita e nel recupero delle radici cristiane dell’Europa.
In realtà non si trattava della prima visita dell’Arcivescovo greco in Vaticano. Sua Beatitudine Christodoulos si era infatti incontrato con il Cardinale Joseph Ratzinger, allora Decano del Collegio Cardinalizio, in occasione delle esequie di Giovanni Paolo II, l’8 aprile del 2005.
Al termine dell’incontro, anche i componenti del seguito dell’Arcivescovo di Atene hanno fatto il loro ingresso nella biblioteca privata del Papa per ascoltare entrambi i discorsi.
Per primo ha preso la parola Benedetto XVI per constatare che “oggi, le nostre relazioni si riannodano lentamente, però profondamente e con una preoccupazione di autenticità”.
“Ci offrono l’opportunità di scoprire tutta una nuova gamma di espressioni spirituali piene di significato e un impegno reciproco. Rendiamo grazie a Dio”, ha riconosciuto.
Dopo aver ricordato i grandi passi compiuti nelle relazioni tra cattolici e ortodossi greci, a partire dalla visita in Grecia effettuata da Giovanni Paolo II, nel maggio del 2001, Benedetto XVI ha invitato a rivolgere “il nostro sguardo verso il futuro”, per affrontare “un immenso campo nel quale potrà crescere la nostra collaborazione reciproca e pastorale”.
“Cattolici e ortodossi sono chiamati a offrire il proprio contributo culturale e soprattutto spirituale”, ha aggiunto.
In particolare, “hanno il dovere di difendere le radici cristiane del continente [europeo], che lo hanno forgiato attraverso i secoli, e permettere così che la tradizione cristiana continui a manifestarsi e a operare con tutte le sue forze a favore della salvaguardia della dignità della persona umana, del rispetto delle minoranze, prestando attenzione per evitare una uniformazione culturale che correrebbe il rischio di perdere immensi ricchezze della civiltà”.
Allo stesso tempo, ha assicurato, “è necessario lavorare per salvaguardare i diritti dell’uomo, che comprendono il principio di libertà individuale, in particolare, la libertà religiosa: questi diritti devono essere promossi e difesi nella Unione Europea e in ciascun paese membro”.
Nel suo discorso, Sua Beatitudine Christodoulos ha affrontato praticamente gli stessi temi sollevati dal Papa.
“Rechiamo visita all’eminente teologo e professore universitario, all’investigatore assiduo del pensiero greco antico e dei Padri greci d’Oriente; però anche al sognatore dell’unità dei cristiani e della cooperazione delle religioni per assicurare la pace del mondo intero”, ha riconosciuto all’inizio.
Christodoulos ha poi considerato che la sua visita offre l’opportunità di “intraprendere una nuova tappa nel cammino comune delle nostre Chiese per affrontare i problemi del mondo attuale”.
L’Arcivescovo ha garantito al Papa il suo impegno a “superare gli ostacoli dogmatici che si oppongono al cammino dell’unità nella fede”, fino a che ortodossi e cattolici giungeranno all’ “unità piena”, e potranno “ricevere la comunione al Corpo e al Sangue prezioso del Signore nello stesso Calice della Vita”.
In questo senso, l’Arcivescovo di Atene ha confidato nel lavoro della Commissione Mista Internazionale incaricata del dialogo tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica, che si è riunita lo scorso mese di settembre a Belgrado, riprendendo i lavori interrotti dopo la Sessione plenaria tenutasi a Baltimora (Stati Uniti), nel luglio 2000.
Prima dell’udienza con il Papa, Sua Beatitudine Christodoulos, ha visitato la Basilica di San Pietro ed ha pregato di fronte alla Tomba di Giovanni Paolo II e degli altri Papi.
Nella sera, ha partecipato alla solenne celebrazione nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, durante la quale ha ricevuto in dono dalla Chiesa di Roma due anelli della catena che, seconda la tradizione, legavano l’apostolo Paolo.
Il regalo era stato preparato per volontà di Giovanni Paolo II in occasione di questa visita che il rappresentante ortodosso non aveva potuto realizzare a causa delle condizioni di salute del Papa polacco successivamente deceduto.

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Seguono interviste a monsignor Dimitrios Salachas dell’Esarcato apostolico greco-cattolico di Atene e al Vescovo Agathanghelos di Fanarion

L’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Sua Beatitudine Christodoulos, farà visita a Benedetto XVI e alla Chiesa di Roma dal 13 al 16 dicembre prossimi. L’arcivescovo era già stato a Roma per i funerali di Giovanni Paolo II – riferisce una nota della Sala Stampa vaticana – “ma è la prima volta che il Primate della Chiesa Ortodossa di Grecia si reca in visita ufficiale al Papa e alla Chiesa di Roma”. Il Papa lo riceverà nella mattinata di giovedì 14 dicembre. Con una cerimonia nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, sarà consegnata all’arcivescovo parte della preziosa Catena della prigionia di San Paolo, che si conserva in quella Basilica. Il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Grecia, nella sessione del 3 novembre scorso, aveva espresso la propria gioia per la realizzazione di questa visita, “i cui frutti – era stato sottolineato – saranno positivi”.

“L’arcivescovo – aggiunge la Sala Stampa vaticana – sarà ricevuto con calorosa fraternità ecclesiale e con l’onore dovuto al suo rango di Primate della Chiesa Ortodossa di Grecia”. Si ricorda quindi che “nel 2001 Giovanni Paolo II, nel suo pellegrinaggio sulle orme di San Paolo, si era recato all’Aeropago di Atene dove, dopo una cerimonia, era stata firmata una Dichiarazione comune con l’arcivescovo Christodoulos”. Il Santo Padre era stato ricevuto nella sede del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Grecia. “Negli anni seguenti – sottolinea la nota – vi è stato uno scambio di visite fra una Delegazione del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Grecia venuta a Roma, e una Delegazione del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani recatasi ad Atene. A queste iniziative sono seguiti altri fraterni e intensi contatti fra la Chiesa di Roma e la Chiesa Ortodossa di Grecia”.

Venerdì 15 dicembre, Christodoulos visiterà la chiesa di San Teodoro Megalomartire, attribuita all’uso liturgico della comunità greca-ortodossa di Roma, e proseguirà con il pellegrinaggio alla Basilica di San Clemente per la visita della tomba di San Cirillo. Alle 10.45 ci sarà la visita della Basilica di San Giovanni in Laterano, seguita da una visita alla Pontificia Università Lateranense, per la cerimonia di conferimento di un dottorato “honoris causa” in diritto civile e canonico. Nel pomeriggio sarà la volta della visita della Basilica di Santa Maria Maggiore, seguita dal pellegrinaggio alle catacombe di Priscilla. Sabato 16 dicembre, ultimo giorno del viaggio, sarà dedicato alla visita al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

Le visite alla Chiesa di san Teodoro megalomartire del VII secolo e alla basilica di san Clemente, dove è posta la tomba di san Cirillo, hanno aperto oggi la penultima giornata del viaggio dell’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Christodoulos, a Roma. A san Teodoro, chiesa attribuita ad uso liturgico della comunità greca-ortodossa di Roma, l’arcivescovo ha incontrato l’esarca dell’Europa settentrionale, il metropolita Gennadios di Italia, attraverso il quale ha salutato “tutte le comunità ortodosse di Venezia, Trieste, Milano, Genova, Torino, Bologna, Parma, Pavia, Rimini, Reggio, Padova, Ferrara e Firenze” ringraziandolo per l’ospitalità cordiale e donandogli un pettorale episcopale ed una croce. Successivamente Christodoulos si è recato nella chiesa di san Clemente dove ha sostato in preghiera sulla tomba di san Cirillo del quale ha ricordato l’attività missionaria condotta con il fratello Metodio. “Con la loro opera ed il loro contributo – ha detto –, l’invenzione di un alfabeto, hanno aiutato i popoli balcanici a svilupparsi conformemente ai principi ecclesiali, alla tradizione e alla spiritualità del cristianesimo orientale”.

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Su questa visita e le sue conseguenze ecumeniche, ZENIT ha interpellato monsignor Dimitrios Salachas, dell’Esarcato apostolico greco-cattolico di Atene, che insegna Diritto Canonico a Roma, ed è consultore della Congregazione per le Chiese orientali, del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, e di altri organismi della Curia Romana.

Alcuni – e non tanti – anni fa era poco probabile una visita dall’Arcivescovo ortodosso di Atene dal Papa. Che cosa sta cambiando, anche dopo il Papa ad Istanbul?

Mons. Salachas: A mia conoscenza, l’intenzione dell’Arcivescovo Christodoulos di visitare il Papa era già maturata durante gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II, ai cui funerali aveva partecipato personalmente.

Infatti punto di partenza di una nuova epoca istaurata nei rapporti tra la Chiesa di Roma e la Chiesa ortodossa di Grecia è stato proprio il pellegrinaggio giubilare, nel maggio 2001, del Papa Giovanni Paolo II in Grecia “sulle orme di San. Paolo”, e la firma di una Dichiarazione comune sull’Areopago di Atene tra il Papa Giovanni Paolo II e l’Arcivescovo Christodoulos, con la quale si impegnavano per una fraterna collaborazione e una comune testimonianza per la salvaguardia dell’identità cristiana del Continente Europeo.

Seguirono, nel marzo 2002, la visita alla Santa Sede di una Delegazione del Santo Sinodo della Chiesa di Grecia, e nel febbraio 2003, la visita di una Delegazione della Santa Sede guidata dal Cardinale Walter Kasper alla Chiesa di Grecia, e la partecipazione di rappresentanti della Santa Sede in diverse iniziative indette dalla Chiesa di Grecia a livello internazionale ed ecumenico.

La visita del Papa Benedetto XVI a Costantinopoli è intervenuta a consolidare la decisione già presa da mesi dall’Arcivescovo di visitare la Chiesa di Roma ed incontrare il suo Vescovo per riaffermare l’impegno assunto con la Dichiarazione sull’Areopago di Atene nel 2001.

In alcuni ambienti cattolici si ritiene che uno dei principali problemi per l’unità dei cristiani sia l’unità delle Chiese Ortodosse tra di loro. Come sono i rapporti tra i grandi Patriarcati e specialmente con il Patriarcato Ecumenico?

Mons. Salachas: L’unità e la comunione tra le Chiese Ortodosse – ciascuna delle quali si regge sinodalmente e gode di una autonomia amministrativa interna – non si manifesta allo stesso modo in cui si verifica nella Chiesa Cattolica, dove il Romano Pontefice, come autorità suprema della medesima Chiesa, costituisce il fondamentale criterio dottrinale e canonico di comunione ecclesiale. Il Patriarcato Ecumenico è stato nel corso dei secoli ed è ancora oggi la prima Sede tra le 16 Chiese ortodosse di tradizione bizantina (9 Patriarcati, 7 Chiese autocefale nazionali e autonome).

La Chiesa Ortodossa nel suo insieme è composta dalla piena comunione di Patriarcati e di Chiese nazionali autonome, unite nella fede ortodossa definita dai primi Concili ecumenici e regolate dai sacri canoni degli stessi Concili, che si reggono internamente in modo autonomo secondo i propri statuti sinodalmente emanati, salva restando la precedenza nell’ordine e nell’onore tra esse basata su criteri di origine storico-canonica. I Patriarchi delle Chiese Ortodosse, anche se posteriori nel tempo gli uni agli altri, sono tutti uguali quanto a dignità patriarcale, salva restando la precedenza di onore tra di loro.

L’ordine di precedenza tra le antiche Sedi patriarcali delle Chiese Ortodosse è che in primo luogo viene la Sede Costantinopolitana, dopo di essa quella Alessandrina, poi l’Antiochena e quindi quella Gerosolimitana.

La precedenza tra tutti gli altri Patriarchi e Capi delle Chiese Ortodosse è ordinata secondo l’antichità della Sede patriarcale o arcivescovile. Il Patriarca di Costantinopoli, che sin dal secolo V° porta il titolo di “ecumenico”, è in Oriente il primo nell’ordine e nell’onore tra i Patriarchi e Capi ortodossi.

Questa prerogativa, sebbene non sia di indole giuridica ma solamente onorifica, poiché ogni Chiesa ortodossa è governata in modo autonomo e sinodale, tuttavia comporta una funzione di sintonia e sinergia di comunione panortodossa, di iniziativa, di coordinamento, di azione comune a livello panortodosso, dopo previa consultazione e accordo con tutte le altre Chiese Ortodosse. Quindi il Patriarcato di Costantinopoli gode di una preminenza di onore tra le Chiese Ortodosse e i loro Capi.

In questo senso una Chiesa Ortodossa locale è canonica nella misura in cui è in comunione con la Chiesa-Madre di Costantinopoli e con tutte le altre Chiese Ortodosse. Problematiche e tensioni interne contingenti tra le varie Chiese Ortodosse di vario genere (mai di indole dottrinale, ma piuttosto talvolta etnico e canonico-giurisdizionale) ci sono state nel passato e ci sono talvolta ancora oggi, ma ciò non è stata mai una causa di rottura di comunione canonica ecclesiale o di scismi.

L’unità dell’Ortodossia viene manifestata in modo speciale liturgicamente nella celebrazione in circostanze solenni della Divina Liturgia in ogni Patriarcato e Chiesa, in cui vengono commemorati tutti i Patriarchi e i Capi delle Chiese Ortodosse, secondo l’antichità della Sede patriarcale o arcivescovile, a cominciare dal Patriarca Ecumenico.

Come cattolico greco e specialista in diritto orientale, non crede che il fatto che i cattolici in Grecia abbiano alcuni problemi – non riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa Cattolica – possa rallentare il buon rapporto ecumenico ad alto livello?

Mons. Salachas: E’ vero che il problema del riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa Cattolica da decenni preoccupa i cattolici in Grecia con gravi conseguenze pratiche. Infatti durante la visita in Vaticano del Presidente della Repubblica Ellenica, Sig. Karolos Papoulias, il 28 gennaio 2005, è stato affrontato questo problema.

Il Presidente, accompagnato dal ministro dell’Educazione e degli Affari religiosi, Sig.ra Ghiannakou, si è impegnato decisamente per una giusta e rapida soluzione di questo problema al fine di dare alla Chiesa Cattolica in Grecia uno statuto giuridico appropriato e riconosciuto.

Attualmente il Ministero ha istituito una commissione mista per studiare una possibile soluzione del problema. Si cerca una soluzione nel contesto della Costituzione e dell’ordinamento giuridico in vigore della Repubblica Ellenica. Non mancano le difficoltà in questa linea, ma si spera che ben presto la commissione potrà giungere alla soluzione auspicata.

Il Papa Benedetto XVI, ricevendo il 30 ottobre scorso i Vescovi cattolici della Grecia, in visitaad limina, ha espresso la speranza che con pazienza e nel rispetto delle legittime procedure, sarà possibile giungere, grazie all’impegno di tutti, all’auspicata intesa. Non penso, perciò, che questo problema possa rallentare il buon rapporto ecumenico ad alto livello tra le Chiese.

Il problema non riguarda infatti la Chiesa Ortodossa, ma è di esclusiva competenza del governo, il quale, oltre all’obbligo di garantire il diritto costituzionale della libertà religiosa di ogni cittadino e di ogni religione, è tenuto a rispondere alle interpellanze della Comunità Europea, di cui la Grecia è membro. Non penso che la Chiesa Ortodossa voglia rallentare questo processo.


Vescovo della Chiesa ortodossa di Grecia parla dei rapporti tra la sua Chiesa e quella cattolica. Intervista al Vescovo Agathanghelos di Fanarion
Włodzimierz Rędzioch
, su Zenit 14 dicembre 2006

Il Vescovo Agathanghelos di Fanarion, è il Direttore generale dell’organizzazione “Apostoliki Diaconia”, che nella Chiesa Ortodossa di Grecia si occupa delle missioni, della formazione dei seminaristi e dell’attività editoriale.

L’ “Apostoliki Diaconia” aiuta le altre Chiese, specialmente in Africa e in Asia, finanzia la formazione dei seminaristi nei Paesi poveri, costruisce le chiese e gli ospedali, pubblica i libri nelle lingue locali (non soltanto i libri religiosi ma anche gli opuscoli che riguardano la salute per esempio la prevenzione delle malattie tropicali).

Nella primavera di quest’anno, il Vescovo Agathanghelos con una delegazione greco-ortodossa è venuto in visita a Roma per conoscere meglio la tradizione e la cultura della Chiesa cattolica.

Secondo le sue parole è importante scoprire tutto quello che univa le nostre Chiese nel primo millennio quando non erano ancora divise, conoscersi a vicenda, ascoltarsi e discutere senza pregiudizi. Tutto questo sarà possibile grazie alla preghiera e all’amore vicendevole che può abbattere le barriere della paura.

Come valuta i rapporti tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa di Grecia?

Vescovo Agathanghelos: La visita di Giovani Paolo II in Grecia nel 2001 è stato un momento decisivo nel miglioramento dei rapporti tra le nostre Chiese. Sull’Areopago il Papa incontrò l’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Christodoulos. Negli anni successivi alla visita, cioè da quando presiedo l’ “Apostoliki Diaconia”, abbiamo allacciato i rapporti con la Chiesa cattolica, specialmente con il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. Uno dei frutti della nostra collaborazione è la preparazione di un fac-simile dell’antico e riccamente decorato codice sulle vite dei Santi “Menologue di Basilio II”, che è conservato nella Biblioteca Vaticana. E’ un’opera importantissima perché fu eseguita dopo il periodo dell’iconoclastia. Questo codice segna una svolta nella storia della Chiesa d’Oriente che di nuovo comincia a venerare icone e scopre l’importanza della bellezza.

In occasione della pubblicazione del Codice abbiamo invitato ad Atene il Cardinale Jean-Louis Touran, Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, che portò i saluti da parte di Benedetto XVI. Fu allora che l’Arcivescovo Christodoulos fu invitato a visitare il Vaticano. L’anno scorso abbiamo offerto, tramite la Nunziatura Apostolica ad Atene, borse di studio per 30 cattolici affinché potessero visitare il nostro Paese, imparare la lingua, conoscere la nostra cultura e la tradizione ortodossa. In questo modo i cattolici potevano avvicinarsi all’ “altra parte” della Chiesa con la quale per mille anni “eravamo uno”.

La Chiesa ortodossa greca può servire da esempio per le altre Chiese ortodosse di dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica?

Vescovo Agathanghelos: Credo che ogni uomo di buona volontà possa scoprire il senso di tale dialogo e imparare a dialogare. La collaborazione tre le Chiese non può essere paragonata alle relazioni tra gli Stati. Questa collaborazione ha molti aspetti e uno di questi sono le visite che permettono di sorpassare i pregiudizi. E’ una cosa molto importante specialmente adesso, quando cominciamo la nuova tappa del dialogo tra le nostre Chiese. Voglio sottolineare un fatto: molte Chiese e Patriarcati (Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, Patriarcato di Alessandria, Patriarcato di Gerusalemme, Chiesa di Cipro, Chiesa di Albania) collaborano con noi e nominano i professori di teologia greci per i contatti ecumenici.

La Chiesa cattolica è molto preoccupata di come vanno certe cose nell’Unione Europea, particolarmente per la promozione della nuova visione dell’uomo e della famiglia che contraddice l’antropologia cristiana. La Chiesa ortodossa greca condivide questa preoccupazione?

Vescovo Agathanghelos: Noi abbiamo gli stessi vostri timori. Constatiamo con tristezza che l’Europa, particolarmente quella occidentale, si allontana dal cristianesimo. I politici non riconoscono l’identità del nostro continente che è frutto della nostra storia e che non si può negare. E’ un grosso problema perciò che dobbiamo affrontare collaborando tra di noi.

Ma come convincere i politici dell’UE a rinunciare alle politiche che colpiscono la famiglia se certe Chiese protestanti riconoscono le unioni omosessuali?

Vescovo Agathanghelos: Perciò il dialogo tra le Chiese cattolica e ortodossa è così importante. Ci unisce tantissimo: la tradizione comune, la teologia, la successione apostolica, opinioni circa la bioetica, diritti dell’uomo, pace nel mondo. Per mille anni abbiamo vissuto insieme, per mille anni successivi siamo stati separati. Nel corso della storia sono capitati momenti drammatici, spesso ci siamo sentiti feriti, ma questo non vuol dire che oggi non possiamo vivere come fratelli.

In che modo le nostre Chiese possono opporsi insieme alla politica anticristiana e al processo di secolarizzazione nel mondo occidentale?

Vescovo Agathanghelos: Volevo fare una sola riflessione. Il nostro dialogo teologico può dare la testimonianza di Cristo. Oggi la gente che è in cerca di verità ci chiede: perché siete divisi? Come, essendo divisi, possiamo convincere i nostri fedeli dell’amore di Cristo?