Il mistero di Kogaionon, il sacro monte dei daci


Guido Ravasi, Lettura e commento di un’opera paradigmatica*

Dott. Guido Ravasi

Dott. Guido Ravasi

1.
Per motivi legati al mio lavoro, tempo fa mi è capitato di dover leggere, analizzare e poi redigere una sintesi di un libro decisamente curioso. Si tratta di un’opera pubblicata in Romania alcuni anni fa dal titolo di Taina Kogaiononului Muntele Sacru al dacilor [“Il mistero di Kogaionon, il sacro monte dei daci”]. L’autrice è Cristina Panculescu ed è pubblicata dalla Editura Stefan di Bucarest nel 2008.

Quando mi fu affidato questo compito, mi limitai a scrivere una sintesi del libro, evidenziandone i concetti principali. Non aggiunsi alcun commento in quanto, in quel caso, non era richiesto e previsto. Ho poi praticamente dimenticato questo volume per diverso tempo. Oggi invece l’ho rispolverato e, in seguito anche a numerose sollecitazioni esterne, ho deciso di aggiungere un mio commento, del tutto personale, all’opera e di pubblicarlo. Ciò che mi ha spinto a farlo non è il volume in sé o il suo contenuto quanto la proliferazione, ormai abnorme e incontrollata, di opere di questo genere e tenore. Pertanto mi sono deciso a commentare quest’opera non tanto o soltanto in se stessa, ma in quanto rappresentante di un genere di pubblicazioni ormai ampiamente diffuso e che vedo spesso inondare le librerie e suscitare ampio interesse in tanti lettori.

Cristina Panculescu, Taina Kogaiononului - Muntele sacru al dacilor

Cristina Panculescu, Taina Kogaiononului – Muntele sacru al dacilor

Il volume ha la pretesa di chiarire un presunto mistero mai sinora svelato, attraverso l’uso che personalmente ritengo, sempre nel rispetto dell’Autrice, piuttosto disinvolto di diverse discipline scientifiche (dalla archeologia all’astrofisica) e l’accesso a sapienze esoteriche, in un incredibile pot-pourri di dati e informazioni. Questi dati sono tra i più diversi ed eterogeni, non solo per l’appartenenza disciplinare, ma anche per il valore scientifico o pseudoscientifico.
Tutto questo è possibile per il fatto che accanto a citazioni strumentali di studiosi che sono punti di riferimento nel loro campo, si accostano altre citazioni di autori che non hanno alcun spessore accademico. Vi è così un affastellamento di argomentazioni e ragionamenti tra i più diversi che sono funzionali a sostenere tesi tra le più stravaganti presentate come rivelazioni di misteri arcani.
Ho deciso di parlarne non perché io abbia un interesse oppure un’avversione nei confronti di queste tesi, ma perché la loro proliferazione e diffusione è così estesa e imperante che si sentono e si leggono le concezioni più incredibili presentate come la nuova frontiera della scienza e della sapienza (che convergerebbero in una sintesi superiore di origine trascendente).
Il libro che qui commento è solo un esempio di un fenomeno largamente diffuso ed il segno di una grave crisi sociale che si accompagna, in pari tempo, ad una decadenza di carattere culturale. L’opera è paradigmatica di questa crisi e decadenza e cercherò di illustrane i motivi.

2.
Vediamo ora più da vicino cosa contiene quest’opera. L’introduzione al volume prende le mosse citando un’autorità nel campo degli studi di storia della religione: Mircea Eliade (Bucarest 1907 – Chicago 1986). Questo studioso, di origine romena ma che ha passato gli ultimi decenni della sua vita ad insegnare nella prestigiosa università di Chicago, è considerato uno dei più importanti conoscitori di religioni al mondo del secolo scorso.
Cristina Panculescu utilizza anzitutto uno degli scritti giovanili del grande studioso, Cosmologia e alchimia babilonese, pubblicato per la prima volta a Bucarest nel 1937 e, abbastanza recentemente, tradotto anche in lingua italiana.
In questo volumetto, dedicato agli antichi riti e miti legati alla cosmologia e all’alchimia babilonese, Eliade si prende agio, nella prefazione, anche di scrivere incidentalmente del folklore romeno a cui dedicherà altre pagine più significative (soprattutto ne Il folklore come strumento di conoscenza). Eliade in questo libretto si limita a sottolineare, con qualche enfasi, che la Romania ha una preistoria e una protostoria di grande valore e un folclore di importanza incontestabilmente superiore a tutte le altre nazioni europee. La scienza romena – aggiunge Eliade – ha ora l’opportunità e il privilegio unico di valorizzare la spiritualità e la storia segreta del popolo romeno.
È quello che hanno cercato di far in molti, prima e dopo Eliade, ma con scarso successo o addirittura con esiti controproducenti. Vorrei ribadire che Eliade è certamente diventato uno dei più importanti studiosi nel suo campo e i suoi libri sono tuttora oggetto di studio nelle università, ma egli è riuscito ad affermarsi, al di là del suo genio e del suo impegno, anche perché era consapevole di appartenere, secondo le sue stesse affermazioni, ad una cultura minore o provinciale e ha voluto porvi rimedio. In altri termini era conscio che per produrre qualcosa di importante nel campo di studi da lui intrapreso avrebbe dovuto anzitutto innalzarsi al di sopra del proprio ambito culturale di partenza, apprendendo tutta la migliore letteratura scientifica esistente nelle altre lingue (e non certo solo quella pubblicata nella sua lingua madre) per poter così eventualmente pervenire a dei risultati degni di nota in ambito accademico, cosa che fece egregiamente.

Cristina Panculescu, dopo aver utilizzato alcune citazioni ben scelte di Eliade, sviluppa le sue argomentazioni in modo quanto meno curioso. Per sostenere il mistero che riguarda l’antica Dacia l’Autrice ricorre anche ad altre citazioni, come quelle di Busuioceanu che scrive che “nel mondo antico la Dacia era circondata da mistero e su questo si è poi venuto a creare un vero mito”. Del resto, prosegue Panculescu, i daco-geti erano considerati “ermetici” per gli antichi. Il concetto di ermetici si ricollega a Hermes Trismegisto e all’alchimia come vedremo. Ma Panculescu crede di mostrare le sue credenziali dichiarando che il suo studio “utilizza i risultati di una ricerca condotta per anni sui monti Bucegi” e che si avvale della documentazione messa a disposizione dalla mitologia comparata, dalla storia antica, dal folclore e dall’arte antica romena, dalla storia delle religioni, dall’ermeneutica e dalla scienza tradizionale. In effetti, una documentazione proveniente da queste aree disciplinari viene utilizzata: dovremmo aggiungere con fin troppa disinvoltura.
Del resto il fatto che abbia passato degli anni, come dichiara, a studiare sui monti Bucegi, centro della sua indagine, di per sé non dovrebbe significare che abbia svelato un presunto mistero inerente a questi monti. Piuttosto ci sembra ormai chiara, dopo solo alcune pagine, la mancanza di un basilare criterio e scrupolo epistemologico.

Sfinxul din Bucegi, aflat pe platoul Munților Bucegi, la 2216 metri altitudine, măsoară 8 metri în înălțime și 12 metri în lățime.

la Sfinge di  Bucegi

3.
Il tema centrale del libro è il seguente: secondo l’Autrice “è stato dimostrato senza equivoci” nel gennaio del 1986, con studi sul luogo, in concomitanza con la riapparizione della cometa di Halley, che sui monti Bucegi, (quindi in Romania), e nello specifico nell’area della vetta Omu (l’antica montagna che i daci chiamavano “Kogaionon”), “si trova il più importante Centro Energetico Informazionale Naturale del mondo” (corsivi nostri). E Panculescu sottolinea più volte l’aggettivo “naturale”, ossia non artificiale o costruito dall’uomo e dalla tecnica.
Chiedere cosa sia poi esattamente un Centro Energetico Informazionale Naturale (che dovrebbe essere una domanda più che legittima e spontanea) costituisce invero un quesito superfluo, soprattutto perché è una “realtà segnalata da tutte le tradizioni con il nome o, più esattamente, con il concetto di Centro”. È vero che di un Centro (e di Centro del Labirinto) parlano molte mitologie e tradizioni.
Il Centro è un Axis Mundi (Asse del Mondo), ossia la porta che collega la Terra al Cielo, la porta che collega l’uomo all’eternità secondo le mitologie. Tale Centro del Labirinto nella mitologia e nella storia delle religioni non è una pura fantasia ma solo nel senso che corrisponde ad una realtà simbolica, ha una valenza simbolico-iniziatica, come ha ben documentato Eliade nel volume La prova del labirinto. E potemmo aggiungere una dimensione psicologica.
Sostenere che invece questo Centro sia una realtà materiale e identificarla con un monte preciso che avrebbe una particolare “Energia” o “Energia-Informazionale” è un passo ulteriore.
Questa realtà materiale viene individuata dall’Autrice nel centro del santuario principale di Kogaionon. Non è tutto: l’antica montagna sacra dei daci non può che essere individuata per Panculescu che sui Monti Bucegi. Inoltre essa è strutturata in tre livelli: il primo livello è l’antica grotta di Zalmoxis (che viene identificata con la grotta Ialomitei), il secondo livello è il Platoul Babelor (dove si trova la roccia a forma di Sfinge), il terzo livello l’area della vetta Omu che costituisce il Santuario principale. Secondo l’Autrice, gli antenati dei romeni – gli antichi daci – conoscevano questo Centro attraverso le leggi che ne governavano il funzionamento. Panculescu, a testimonianza di ciò, fa ricorso anche ad Erodoto che nel IV libro delle sue Storie afferma che i geti-daci sono “i più valorosi e giusti tra i traci”, così che diventano “immortali”.
4.
La montagna sacra Kogaionon non avrebbe mai cessato la sua attività di centro Energetico-Informazionale, tanto che l’Autrice lo definisce “la più grande Accademia del pianeta”. Peccato che noi non ce ne siamo accorti prima, altrimenti avremmo dato una ben altra impronta alla nostra formazione. Ma anche qui c’è una spiegazione: la coscienza diretta di questa realtà è stata interrotta. Personalmente non ne ho capito bene il motivo. In ogni caso è indubbio che Kogaionon – scrive l’Autrice romena – è stato “il più grande tesoro dei nostri antenati, un grande tesoro nascosto sotto il sigillo del segreto”. Bene: se è segreto non possiamo capire tutto! Del resto si tratta di realtà più grandi di noi perché “le età dell’umanità sono determinate dalle variazioni energetiche-informazionali di questo Centro e tale attività è soggetta alla leggi del ciclo universale. Le leggi che governano questo Centro planetario riguardano le connessioni, il funzionamento e le attività cosmiche e in generale portano alla chiave dei problemi fondamentali rimasti senza risposta della cosmogonia e della cosmologia.”
Moltissime mitologie parlano di un Centro del Mondo che rappresenta il punto di contatto tra Cielo e la Terra, attraverso il quale gli uomini possono salire al Cielo e riconquistare l’immortalità. Il Centro del Mondo, nelle diverse tradizioni può assumere la forma del Monte Cosmico, della Piramide Cosmica, dell’Albero della Vita, Albero Cosmico, Asse del Mondo o Cardini del Mondo. Panculescu si attarda su questa simbologia dell’Axis Mundi ma solo per indentificare un reale Centro del Mondo nella montagna Kogaionon.
Cosmologia e cosmogonia, a questi livelli di conoscenza, naturalmente non possono che pervenire a collegarsi con i saperi antichi. Qui vi è il superamento della divisioni tra scienza e altre forme di sapere.
L’Autrice ha buon gioco (nel Cap. 1 intitolato “Tradizione, simboli e simbolismo tradizionale”) a rispolverare un maestro della Tradizione (rigorosamente in maiuscolo!) come Guenon per applicarlo al suo oggetto. Tutto fa brodo. Del resto Guenon, i cui libri si continuano a ristampare e vendere ancor oggi, ha mostrato (cioè ha parlato, ma spesso in questo ambito parlare significa mostrare e dimostrare, soprattutto se aggiungiamo un po’ di citazioni colte: questo è un criterio da tener presente in questo tipo di letture) dell’esistenza di una Tradizione Universale Primordiale (Conoscenza Sacra, o Scienza per eccellenza) la quale si manifesta attraverso varie rivelazioni o in diverse forme tradizionali. Per Guenon le diverse forme di tradizione sono gli adattamenti della Tradizione Primordiale, che è unica ma si manifesta in seguito in forme diverse. Vi è quindi una Dottrina unica contenuta nella Tradizione Primordiale, che si manifesta in luoghi e tempi differenti e in diverse varianti. Secondo Guenon, i “simboli” sono le manifestazioni di questa Scienza Sacra o Tradizione Primordiale. Pertanto non sono invenzioni, ma manifestazioni di tale Tradizione e come tali esistono in natura, non sono creazioni degli uomini.
L’Autrice poi riprende tutta una serie di concetti correlati: vi sono simboli che hanno forma di immagini (allegorici e geometrici), simboli del suono, simboli dei colori, simboli numerici. Il mistero dei simboli sta nel denominatore comune che è la “vibrazione”.
Il simbolo è una “chiave”, un codice naturale di accesso ad una fonte energetico-informazionale cosmica specifica che ha generato quel simbolo. La comprensione dei simboli può avvenire attraverso la tecniche particolari, come la meditazione, lo yoga ecc. Eliade
5.
Per avallare la sua tesi, Cristina Panculescu ricorre all’astronomia e, nella fattispecie, alle comparse della cometa di Halley nel sistema solare. Questa cometa ha infatti un ciclo di movimento di 76 anni e ha avuto i suoi ultimi due passaggi nel sistema solare e vicino alla terra rispettivamente nel 1910 e 1986. Queste due date per la nostra Autrice sono fondamentali: non solo vi è la comparsa della cometa di Halley nel nostro sistema solare, ma nel 1910 e nel 1986 si verificano due episodi da lei ritenuti importantissimi che danno validità alla sua tesi.
Il primo episodio è costituito dalla pubblicazione del volume di Nicolae Densusianu, Dacia Preistorica. Secondo Panculescu, l’erudito Densusianu dimostrerebbe in quest’opera che la Colonna del Cielo (il Centro o Axis Mundi) si trova nei Carpazi. Inoltre, 76 anni dopo, nel 1986, durante l’ultimo passaggio della Cometa Halley nel nostro sistema solare, sarebbe stato definitivamente e scientificamente identificato questo Axis Mundi più precisamente sui monti Bucegi (che fanno parte dei Carpazi), proprio nel monte Kogaionon.
A parte il fatto che l’enciclopedico volume di Densuşianu è stato pubblicato nel 1913 (non nel 1910), tale opera, secondo il nostro modesto e fallibilissimo parere, non dimostra proprio nulla di scientifico, se non una estrema erudizione e accozzaglia sterminata di dati, fonti e di citazioni che vengono acriticamente assemblati per sostenere tesi precostituite.
Non è il caso qui di svolgere un’analisi anche di questa, mi spiace dirlo, ingloriosa Dacia Preistorica che costituisce un monumento ad un pregiudizio culturale di tipo sciovinistico: basti dire che Nicolae Denşusianu cita praticamente pressoché tutti gli autori antichi e utilizza dati dell’archeologia, del folklore, della mitologia ecc. per valorizzare l’antica civiltà dei Daci, quasi fosse la civiltà originaria.
Chi ha avuto la ventura di dover leggere le oltre 1150 pagine di Dacia Preistorica nell’edizione originaria del 1913 (chi scrive era stato coinvolto negli anni Novanta nella supervisione e cura di un’edizione italiana
poi opportunamente mai pubblicata) senza la presunzione o il pregiudizio che il libro debba di per sé costituire la prova della originarietà (quindi originalità-superiorità) della civiltà geto-daca, si rende conto facilmente che il profluvio dei dati riportati e la sovrabbondanza oceanica delle citazioni è direttamente proporzionale all’insostenibilità delle tesi presentate.
Per un commento spassionato di Dacia Preistorica, non disponibile in edizione italiana, rimando alla seguente recensione (http://www.observatorcultural.ro/Daciatot-mai-preistorica*articleID_1314-articles_details.html) di uno studioso molto serio e promettente come Eugen Ciurtin. Costui ha parlato di “lavoro anche onirico” di Densuşianu e di “trattato fantasmatico” che dà corpo ad una “filosofia della storia azzardata, combinando una preistoria coraggiosa (ma di fatto falsa) con il folklore”.

Nicolae Densuşianu

Nicolae Densuşianu

6.
Seguendo un po’ il metodo di Densuşianu anche se su scala minore (accozzaglia di dati e riferimenti tra i più disparati senza alcun criterio o metodo critico), la nostra Autrice riprende elementi dall’opera di Eliade. Tra questi i suoi studi sul simbolismo alchemico, al mito del Labirinto, sul già citato Axis Mundi o Centro. Sull’alchimia si rieccheggiano tesi eliadiane secondo cui scopo dell’alchimia è la trasmutazione dei metalli per ottenere la “Pietra filosofale”, ma anche questo va inteso in modo simbolico. La formulazione “Solve et coagula” contiene in modo segreto il processo della manifestazione universale, sintetizza il segreto della trasmutazione alchemica. Questa è legata alla trasformazione del mondo, alla rigenerazione legata alla Tradizione mitica Primordiale (per questo l’alchimia è una Scienza sacra che non ha nulla a che vedere con la chimica moderna).
Sull’Axis Mundi o Centro si riportano riferimenti presentati dal Eliade e altri nelle tradizioni cristiana, islamica, ebraica, egizia, greco-romana, induista. Non manca al proposito anche un po’ di numerologia per cui, ad esempio, il numero 17 è il simbolo numerico del funzionamento del Centro in quanto simbolo alfanumerico derivato da “i7” che sarebbe la chiave per decodificare la parola “io”. Il 17 è composto da “i” e da “7” e 7 sono le parti in cui si è divisa la “Tradizione Primordiale” (sempre rigorosamente in maiuscolo). Così “I7” simbolizza la sintesi delle parti in cui si è divisa la Tradizione Primordiale, sintesi che si può realizzare con l’intermediazione del Centro.

Constantin Brâncuşi - Colonna dell'Infinito

Constantin Brâncuşi – Colonna dell’Infinito

In questa accozzaglia di riferimenti e citazioni sul Centro non poteva evitare di richiamare, oltre ad Eliade, un altro grande nome della cultura romena ben noto a livello internazionale: lo scultore Constantin Brancusi. Come non citare la sua Colonna dell’Infinito che rappresenta un Axis Mundi ed è, secondo la Panculescu, “una continuità di Kogaionon”.

In effetti, per questa Autrice, Brancusi avrebbe concepito la sua opera dopo aver “sentito parlare della Colonna del Cielo nei Carpazi dai pastori” e pertanto si sarebbe ispirato alla realtà concreta del Kogaionon, rappresentato anche come Colonna infinita che sostiene il Cielo secondo una credenza arcaica che si collega, sempre secondo Panculescu, una verità inoppugnabile (anche se non sempre chiara, ma piuttosto misteriosa): la realtà secondo cui il Centro Energetico-Informazionale Naturale più importante del pianeta si trova sui Monti Bucegi.
La nostra Autrice, sempre citando gli studi di storia delle religioni di Mircea Elaide, recupera il tema della analogia tra Microcosmo e Macrocosmo che sottende a concezioni presenti nell’alchimia e nello yoga. Ad esempio fa riferimento alla corrispondenza tra i due piani contenuta nella Tabula Smaragdina, un testo classico dell’alchimia.
La legge della corrispondenza tra Macrocosmo e Microcosmo è attribuita, secondo la leggenda, a Hermes Trismegisto e stabilisce che l’uomo è un piccolo universo e, viceversa, l’universo è assimilabile ad un grande uomo. Viene, in altri termini, sancita la corrispondenza tra Uomo e Cosmo. Da qui è facile per Panculescu sostenere che questa corrispondenza non è solo una concezione astratta, una teoria appartenente alla storia delle idee, ma è una realtà concreta che come tale ha applicazioni pratiche: per esempio l’energia cosmica si trova latente nei chakra presenti nel corpo umano e di qui avvalla tutto un filone di medicina alternativa corrispondente.
Gli studi di Eliade sullo yoga mostrano – secondo la interpretazione di Panculescu – come nel corpo, che va inteso come corpo fisico ma anche come corpo più sottile,  l’energia cosmica si trova latente nei chakra e l’energia vitale sotto forma di “spiriti” circola attraverso i canali. Di qui la Panculescu si spinge a sostenere che, proprio seguendo l’analogia tra Microcosmo e Macrocosmo, la Terra – che è un organismo macrocosmico – ha una struttura energetica analoga alla struttura energetica dell’essere umano e quindi i canali sottili e i centri energetici-informazionali (chakra) hanno una corrispondenza con la struttura energetica della Terra. Tutto questo ha costituito l’oggetto proprio di una Scienza Tradizionale in parte oggi perduta: la Geografia Sacra.
I Centri di cui si è parlato come Axis Mundi sono “porte” che danno accesso all’umanità verso l’oceano infinito dell’energia e dell’informazione cosmica. Come nell’alchimia la trasmutazione non si può attuare senza un aiuto divino – dice l’Autrice – così queste porte non possono essere valicate senza lo spirito della Conoscenza Tradizionale, in primo luogo l’amore e la conoscenza di Dio e l’assimilazione delle “Leggi”. Conformemente alla Tradizione, la funzione principale di Hermes Trismegisto è quella di mediatore tra Cielo e Terra. Lo scettro di Hermes rappresenta l’Axis Mundi. In questo vi sarebbe senz’altro una convergenza – sostiene Panculescu – tra la tradizione induista ed ermetica.
7.
La nostra Autrice arriva ad affermare che i Carpazi sono la regione del mondo dove è situato il Centro europeo della più antica cultura sinora conosciuta. Le testimonianze della storia e letteratura antica (riorganizzate e reinterpretate da Nicolae Densusianu) confermerebbero, per Panculescu, questa tesi. Densusianu è il campione della raccolta, interpretazione e organizzazione in una tesi coerente quanto fragile di questa teoria in Dacia Preistorica.
Uno dei punti salienti di questa teoria di Densusianu risiede nel fatto che attribuisce ad Apollodoro di Damasco la collocazione del monte Atlas (Atlante) che sostiene il polo nord del cielo non in Africa, ma nella terra degli “iperborei”, una popolazione di stirpe pelasgica del nord della Tracia o del Danubio meridionale. Gli “iperborei” non sarebbero altro che i daci ovviamente. Densusianu identifica la terra degli iperborei con la terra dei geto-daci, attribuendo peraltro l’intera mitologia degli iperborei al popolo geto-daco.
Secondo la Panculescu, in particolare Densuşianu avrebbe dimostrato che il monumento di pietra della vetta Omu dei monti Bucegi è parte della leggendaria Colonna del Cielo di cui parla la tradizione pre omerica. Questa Colonna è stata considerata il più sacro simbolo religioso del mondo pelasgico.
In questa ricostruzione-invenzione di Geografia Sacra non ci si pone più limiti alle identificazioni. Per cui si può anche “riscontrare l’identificazione assoluta tra il simbolo egiziano (trinità tra Cielo, Aria e Terra) e la Colonna dei Carpazi”. Identità assoluta vi è anche tra la Colonna del Cielo dell’Omu nei Bucegi e la figura il titano Atlas (o Atlante). In altri termini la vetta del monte Omu è il punto culminante del leggendario monte Atlas. Il monte (e titano) Atlas testimonia, come l’Autrice non si stanca di ripetere, il più importante Centro Energetico-Informazionale Naturale del pianeta.
Per Densuşianu, nella tradizione popolare romena (comprensiva delle colinde) si è conservato sino ad oggi sotto il nome di Omul o Omul Mare, i caratteri che aveva Saturno (o Zalmoxis) nella religione antica, a cui si attribuisce il simbolo del potere
sul mondo.
Hermes è originario, in realtà, della Tracia. L’Autrice stabilisce la genealogia di Atlas, rilevando la discendenza da Atlas ad Hermes attraverso Maia (figlia di Atlas e madre di Hermes). Atlas e Hermes sono considerati legislatori, intermediari tra gli uomini e gli dei. Hanno il potere delle chiavi per aprire e chiudere (il passaggio dell’Axis Mundi, tra Terra e Cielo, tra uomini e divino), o il potere alchemico del “Solve et coaugula”.

8.
La localizzazione di Kogaionon corrisponde alle informazioni provenienti dalla Grecia antica. Il Monte Sacro dei daci si è rivelato un grandioso tempio naturale che si sviluppa su tre livelli: 1) il primo livello è la grotta di Zalmoxis – oggi è conosciuta sotto il nome di Pestera Ialomitiei (a 1600 m altitudine); 2) il secondo livello è il Platoul Babelor (altopiano di 2000-2200 m. di altitudine). Per Densuşianu il nome di “Baba” si attribuisce alle divinità nazionale pelasgiche. Qui si trova la Sfinge dei Bucegi, (Sfinxul din Bucegi); 3) il terzo e ultimo livello è l’area della vetta OmuKogaionon era la sede e il santuario di Zalmoxis, e il luogo sacro dei Daci. Naturalmente anche qui si cita la documentazione raccolta e reinterpretata, da Densusianiu.
Tra le fonti principali viene usata la Geografia di Strabone, oltre ad altre fonti e alla tradizione orale. I tre livelli del Kogaionon rimandano ad una struttura tradizionale e mitica di iniziazione. L’iniziazione è strutturata dal simbolismo della morte e della rinascita. Secondo Eliade, la vita dell’uomo stesso può essere definita come una prova iniziatica, una metamorfosi che prevede la morte e nuova nascita (con regressus ad uterum, per es. nella grotta della montagna). Il simbolismo dell’alchimia è, fondamentalmente, un simbolismo iniziatico per la trasformazione dell’umanità.
I geto-daci erano convinti di raggiungere l’immortalità seguendo l’insegnamento di Zalmoxis. Zalmoxis era in grado di conferire l’immortalità. Inoltre, insegnava la presenza di uno “spirito” distinto dal corpo che sopravviveva dopo la morte. A Zalmoxis Platone fa risalire la distinzione della medicina che cura l’anima dalla medicina che cura solo il corpo. La religione di Zalmoxis implicava il concetto di Centro, di Axis Mundi, della Colonna del Cielo. Implicava anche una iniziazione nei cosiddetti “Misteri di Zalmoxis”. Un sacrificio sanguinoso collegato all’iniziazione religiosa che conferisce immortalità.
In questo contesto, Cristina Panculescu inserisce anche le riflessioni sul simbolismo del drago daco. Lo stendardo nazionale dei daci, rappresentato in numerose scene della Colonna di Traiano, era proprio un drago. Il drago daco aveva la testa di lupo e continuava con corpo di serpente.
Il simbolismo del drago è ambivalente. In ogni caso si può collegare il drago daco al simbolismo fondamentale dell’Asse del Centro (tramite l’immagine “i”). Il drago è anzitutto il guardiano dei tesori nascosti, in conformità al simbolismo tradizionale.
Tutti gli attributi simbolici del drago si identificano in funzione del simbolismo del Centro Supremo. Tradizionalmente il drago ha la funzione di mantenere ordine del Mondo, il drago-soma procura immortalità.
Il drago è l’immagine del Centro del Mondo, risolve le opposizioni e unisce i contrari (coincidentia oppositorum). In definitiva il drago si manifesta nel Centro Supremo.
Nel volume vengono inoltre svolti temi relativi al simbolismo del bersaglio e della stella legati a momenti della storia daca e romena (Sarmizegetusa, Stefan cel MareVoivodati, Vlad Tepes) quindi sviluppati temi d’araldica romena nel rapporto con Kogaionon. Nell’Araldica in terra romena si manifestano forme della ruota cosmica, stemmi che rimandano all’Asse Cosmico, Axis Mundi o al Centro (anche per tramite del drago).
9.
Il sesto capitolo del volume è dedicato alla “attività energetico-informativa del Centro e le età degli uomini”. Qui l’Autrice ribadisce concetti che ha presentato numerose volte nel corso del libro: Il Centro del Mondo (Axis Mundi) è il punto di comunicazione tra la Terra e Cielo, esiste una corrispondenza tra il simbolismo del ciclo cosmico e il simbolismo alchemico.
Come ha mostrato Eliade, il ciclo cosmico nelle religioni si connette a quattro fasi che nell’alchimia sono collegato ai colori (nigredo, albedo, xiantosis e rubedo), processo che ottiene la Pietra filosofale, che va interpretata in funzione soteriologica e cosmologica.
Ma le operazioni fondamentali sono due: sintetizzabili nella formula già evidenziata del “Solve et coagula”. Compaiono però anche considerazioni intorno ai cicli cosmici temporali della dottrina induista: durata del ciclo del Mahayuga e del Kaliyuga.

Vlad III di Valacchia, l'impalatore (Vlad Tepes)

Vlad III di Valacchia, l’impalatore (Vlad Tepes)

Nella tradizione induista, le quattro parti di un ciclo completo Mahayuga sono in rapporto con il simbolismo del numeri 4,3,2,1, che corrispondo a precise fasi. Da notare, sempre secondo Panculescu, la corrispondenza della fine del Kaliyuga nell’anno 1986 con il contemporaneo inizio dell’altra fase, Kritayuga, in corrispondenza all’intensificazione dell’attività del Centro: la pellicola fotografica delle fotografie scattate allora mostrano una intensificazione della “Luce del Centro”, con “fiori di Loto da mille petali”, e corrispondono al passaggio della Cometa di Halley. Vi è una corrispondenza tra la comparsa della Cometa di Halley nella storia e nella stessa storia romena – come ricostruisce l’Autrice. Ad esempio il primo anno di dominio di Vlad Tepes (1456) o la comparsa della Stella dei Re Magi corrispondono al transito della Cometa di Halley.
Altre considerazioni che concludono il capitolo 6 sono sviluppate sull’Uroboros, simbolo della manifestazione ciclica e del tempo ciclico, tipico tra l’altro dell’Alchimia.
10.
Il settimo e conclusivo capitolo è intitolato “Cosmologia e cosmogonia”. In questo capitolo la commistione, confusione, assimilazione tra idee appartenenti alla storia delle religioni e della mitologia e concetti scientifici è definitivamente compiuta. Qui Panculescu evidenzia che in tutte le religioni tradizionali la cosmogonia e i miti delle origini costituiscono la “Scienza Sacra”. I miti cosmogonici presenti nelle religioni arcaiche – come ha evidenziato Eliade –rappresentano un “modello esemplare” di realizzazione di tutte le cose. In questo senso la cosmogonia mitica permette di dare origine alle varie realtà (attività, istituzioni ecc.). Il simbolo del Centro è universalmente un buric, un “ombelico” e tutte le strutture dell’universo, cosmiche e macrocosmiche pianeti, stelle, galassie, supergalassie, presentano un Centro proprio, un ombelico da cui hanno origine.
Dal canto suo, Panculescu riprendendo questi dati, afferma che il Centro del Mondo è legato al Polo Celeste attraverso l’Asse del Mondo che non è altro che un’asse della manifestazione universale. Tutte le strutture macrocosmiche dell’Universo sono connesse con il Polo Celeste attraverso questo Asse Cosmico, l’Asse della Manifestazione Universale. La struttura del sistema solare riproduce in scala ridotta
la struttura dell’intero cosmo. Questo schema è valido per tutte le stelle e per tutte le strutture stellari che compongono la nostra galassia e ogni altra galassia.
6524e-sfinxwinterL’Asse del Mondo lega il polo della Terra con il Polo Celeste e collega, attraverso il Centro del Sole, il Centro della galassia e attraverso questo Centro le altre strutture cosmiche.
Ulteriori riflessioni sono dedicate dall’Autrice al concetto di Albero, Scala, Croce. Un altro simbolo tradizionale dell’Asse del Mondo è la Scala e la legge che governa l’universo è simbolizzata dall’Albero Cosmico che è associato al Centro.
L’Albero Cosmico, come ha evidenziato Eliade a cui la Panculescu fa costante riferimento, esiste in molte culture. In realtà è un segreto dell’universo che è corrisponde al segreto della condizione umana. In questo vi è una solidarietà tra la condizione umana e la condizione cosmica. L’Albero e la Croce parlano proprio di questo mistero della morte e della rinascita. L’Albero Cosmico va inteso come ierofania, come manifestazione del Sacro.
Solo recuperando questo senso del Sacro possiamo recuperare una dimensione originariamente autentica. Perché, in effetti, da cosa nasce la nostra crisi profonda?
Conclude la Panculescu che la causa profonda della crisi moderna consiste nel fatto che si è perduto il senso religioso. La crisi moderna è soprattutto una crisi religiosa, esistenziale – come aveva già sostenuto
Eliade – che fa vivere gli uomini contemporanei in una dimensione priva di senso. Per cui, conclude l’Autrice, “la morte esiste perché gli uomini hanno perso il gusto dell’immortalità”. Riaccostandoci nel giusto modo a realtà come quella da lei descritta nel corso dell’intero libro – il sacro monte dei daci – ci si può riappropriare di questa apertura al Sacro. E quindi sconfiggere la “cultura della morte” oggi imperante.
Fin qui la Panculescu. Peccato che per operare questa “apertura”, nelle modalità presentate, si dovrebbe abdicare a qualsiasi senso critico e razionale in una “morte della cultura”. Sono consapevole che la ragione umana sia uno strumento limitato e che l’apertura al senso del mistero vada mantenuta. Ma qui si tratta di rinunciare non tanto e non soltanto alla ragione, con tutti i suoi limiti, ma a qualsiasi buon senso. Per cosa? Per una presunta e dichiarata “Scienza del Sacro”, ossia una presunta “conoscenza superiore” che è, in realtà, un assemblaggio maldestro di concetti tra i più eterogenei, di diversa estrazione e provenienza e di livelli tra i più diversi.
Questa roba oggi abbonda nelle librerie. In tutti i Paesi. Qui io ho voluto fornirvi un esempio di una versione … romena, arricchita dalle varianti locali.

*Pubblicato in Bulletin Européen, nn. 782-783, Luglio-Agosto 2015, pp. 13-23.

Roma, 7 novembre: Giornata di studi dedicata a Mircea Eliade


Ioan Petru Culianu

La biblioteca dell’Accademia di Romania in Roma ospita giovedì 7 novembre, a partire dalle ore 17, una giornata di studi dedicata a Mircea Eliade (Bucarest, 1907 – Chicago, 1986). L’iniziativa, concepita come una tavola rotonda di dibattiti che prendono spunto dalla presentazione di tre novità editoriali riguardanti l’opera di Eliade, prevede la partecipazione di  studiosi ed editori dell’opera dello storico delle religioni romeno, il  più importante del Novecento insieme all’italiano Raffaele Pettazzoni, di cui fu allievo ideale.

I libri

Mircea Eliade. Le forme della Tradizione  e del Sacro, a cura di Giovanni Casadio e Pietro Mander, con una presentazione di Giancarlo Seri, Mediterranee, Roma, 2012.

Il volume rappresenta la pubblicazione degli atti del convegno dedicato a Mircea Eliade in occasione del centenario dalla nascita, svoltosi a Perugia nell’ottobre del 2007. Contiene contributi di Pietro Angelini (“Eliade, De Martino e il problema dei poteri magici”), Giovanni Casadio (“Mircea Eliade visto da Mircea Eliade”), Pietro Mander (“L’assiorologia di Pietro Mander”), Grazia Marchianò (“L’ordine sacro del cosmo. L’imperativo smarrito. Posizioni a confronto Eliade-Zolla-Culianu”), Enrico Montanari (“Eliade ed Evola: aspetti di un rapporto «sommerso»”), Carlo Prandi (“Tempo del mito e tempo del moderno in Mircea Eliade”), Guido Ravasi (“La struttura iniziatica dell’opus. Il simbolismo metallurgico-biologico nella considerazione eliadiana dell’alchimia”) e Roberto Scagno (“Eliade e il Giudeo-Cristianesimo”).

 Mircea EliadeSalazar e la rivoluzione in Portogallo, edizione italiana a cura di Horia Corneliu Cicortaş, postfazioni di Sorin Alexandrescu e Horia Corneliu Cicortaş, Bietti, Milano 2013.

Quella italiana è la seconda traduzione, dopo l’edizione portoghese pubblicata nel 2011, del saggio di storia politica del Portogallo moderno culminante nella figura del professore-primier (1932-1968) Oliveira Salazar, scritto da Mircea Eliade all’inizio del suo soggiorno portoghese e pubblicato nel 1942 a Bucarest. L’edizione italiana contiene, oltre al testo di Eliade, due saggi firmati da  S. Alexandrescu e H.C. Cicortaş.

 Lara SanjakdarIl tempo divoratore. Mircea Eliade, la Tradizione e i cicli cosmici, Ed. Il Cerchio, Rimini 2013.

Si tratta di un rielaborazione della tesi di laurea di una giovane studiosa italiana, che in questo lavoro affronta dettagliatamente il tema del Tempo negli scritti di Mircea Eliade.

Interventi di:

Mihai Bărbulescu
Pietro Angelini 
Giovanni Casadio 
Horia Corneliu Cicortaş 
Pietro Mander 
Lara Sanyakdar 
Roberto Scagno

Sarà presente Adolfo Morganti, console onorario di Romania a San Marino.

Allegati: Mircea Eliade_indice e capitolo Guido Ravasi Eliade

Orizzonti culturali/Sacro, tradizione, esoterismo: nuove prospettive nell’ermeneutica di Mircea Eliade


 Dalla rivista online www.orizzonticulturali.it  edita da Afrodita Cionchin, estrapoliamo la notizia di una recente pubblicazione su Mircea Eliade, firmata da Constantina Raveca Buleu. In italiano (traduzione leggermente ritoccata da Giovanni Casadio) e nell’originale romeno.  

Eliade

Che Mircea Eliade abbia mostrato una certa prudenza riguardo alle interferenze della sua opera scientifica con l’esoterismo «tradizionale», precauzione dettata anche dalla relazione intellettuale intrattenuta con René Guénon (il principale esponente del concetto di Tradizione nell’ambito della modernità) e con Julius Evola, non ha impedito a molti studiosi di far rientrare lo stesso Eliade nel campo dell’esoterismo. «Perché il mondo della Massoneria accorda tanta importanza a Mircea Eliade? Perché, anche in campo massonico, è visto come una figura di riferimento?» – si domanda Giovanni Casadio, citato da Giancarlo Seri nell’introduzione al volume AA.VV., Mircea Eliade, Le forme della Tradizione e del Sacro, curato da Giovanni Casadio e Pietro Mander, uscito nel 2012 presso le Edizioni Mediterranee a Roma, sintesi dei lavori di un congresso del 2007, organizzato a Perugia dal Rito Antico di Memphis e Misraïm, in collaborazione con l’associazione Accademia dei Filaleti. Considerata come un’opportunità ideale di collaborazione tra il mondo accademico e gli interessi degli iniziati, la celebrazione dell’opera di Mircea Eliade per il centenario della sua nascita gode degli interventi di alcuni prestigiosi intellettuali italiani come Grazia Marchianò, Pietro Angelini, Enrico Montanari, Roberto Scagno, Giovanni Casadio, Pietro Mander, Carlo Prandi e Guido Ravasi.

Lo studio di Pietro Angelini, Eliade, De Martino e il problema dei poteri magici parte con un’archeologia dell’investigazione dei poteri magici negli studi di Mircea Eliade, insistendo sullo sviluppo del soggetto nelle Tecniche dello Yoga, libro recensito subito dopo l’uscita (1948) da Ernesto de Martino, nella prestigiosa rivista di Raffaele Pettazzoni, «Studi e Materiali di Storia delle Religioni», e continua con una dettagliata analisi dell’evoluzione del pensiero di de Martino sulla magia in analogia con le idee di Mircea Eliade. L’interesse dello studioso italiano per l’interpretazione eliadiana del rito come uscita dalla storia e per gli studi consacrati alle tecniche di controllo dei poteri magici si manifesta in un’epoca di sospetto nei confronti del «caso Eliade», un «caso» diventato controverso e politicamente non desiderabile per via dell’intervento consolare del nuovo governo comunista insediatosi in Romania dopo la Seconda Guerra Mondiale. In quest’atmosfera, de Martino si schiera dalla parte di Buonaiuti e di Tucci, pubblica nelle loro riviste estratti dagli studi di Eliade e, con l’appoggio di Pavese, propone nel 1948 a Einaudi la traduzione italiana delle Tecniche dello Yoga, apparsa in ritardo e in sordina nel gennaio del 1952, con una prefazione che, aldilà dell’accento posto sull’idea dell’abolizione della storia e sulla gestione dei poteri magici, accentua il suo distacco dal pensiero di Mircea Eliade, – poiché il nucleo principale della disgiunzione è l’antistoricismo – sullo sfondo del cambiamento registrato nella concezione dello studioso italiano «dal magismo etnologico alla magia intesa come problema prevalentemente storico-religioso». La seconda parte dello studio di Pietro Angelini isola diacronicamente le convergenze e le divergenze tra le posizioni di Eliade e de Martino relative al problema della realtà dei poteri magici, preparando il terreno per l’analisi del modo critico in cui le teorie de Il Mondo magico, volume del 1948 di de Martino, sono state recepite da Mircea Eliade nelle recensioni pubblicate nelle riviste «Critique»e «Revue de l’histoire des religions», punto in cui Angelini sanziona l’inconsistenza dell’analogia operata dallo studioso romeno tra idealismo storico di de Martino e l’idealismo «magico» di Evola, discute l’influenza del pensiero rivale di Croce nel discorso di de Martino, e segue il modo in cui questa ricezione intacca il dialogo intellettuale tra Eliade e de Martino.

In un discorso dinamico e accattivante, condito con suggestioni esoteriche, in Mircea Eliade visto da Mircea Eliade,Giovanni Casadio presenta la biografia e l’inventario degli scritti dello studioso romeno, sottolineando elementi eccezionali (come il fatto che è l’unico storico delle religioni menzionato nelle opere di due papi: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) e si sofferma sul periodo compreso nelle pagine del Diario portoghese (10 febbraio 1941-13 febbraio 1945), volume considerato da Casadio come «il più importante tra i diari d’Eliade», per il suo carattere di documento genuino, non censurato prima della pubblicazione, anche se sono ormai note le inclinazioni di Eliade nel costruirsi con cura «il personaggio» in funzione dei posteri. Giovanni Casadio insiste, comunque, soprattutto sul contenuto del diario, sulle riflessioni essenziali presenti in esso, sulla comprensione di due delle successive opere dell’autore (Trattato di storia delle religioni, rispettivamente Il mito dell’eterno ritorno) e sui pensieri generati dal momento storico nefasto che attraversava il popolo romeno e dalla malattia di Nina, moglie di Eliade, tragedie, queste, interpretate nei termini della corrispondenza tra il macrocosmo – mondo e microcosmo – e l’uomo, riflessi di una «polarità derivata da una tradizione» familiare di Eliade (quella indiana) ātman-brahman. L’incursione ermeneutica di Giovanni Casadio nell’universo rivelato dal diario portoghese trova la propria equivalenza con una sottile analisi comparativa delle riflessioni di Eliade che riguardano l’eros e l’amore, ma anche con una coraggiosa decifrazione della sessualità dello scrittore romeno dall’economia della sua vita psichica, con stimolanti digressioni psicologiche, filosofiche ed esoteriche, da cui non poteva mancare il concetto di Julius Evola proveniente dalla Metafisica del sesso. Vi si aggiunge un’interessante prospettiva sulla relazione tra eros e agape, rapportata alla crisi religiosa nella vita di allora di Eliade, costruita sulla logica del valore sacrificale della sofferenza e della morte di Nina, essendo il percorso interpretativo finalizzato nella prospettiva soteriologica di un «Eliade intimo», nel contesto della superiorità e della preminenza dell’Amore. Tuttavia, l’equazione è capovolta da Casadio nella configurazione del profilo politico di Eliade, in cui l’odio è dominante, e il risultato non è la realizzazione «del processo di integrazione – metabolizzazione» dei suoi legami, «trasformati in un’ipostasi vampiresca», con la Guardia di Ferro.

L’esigenza metodologica di Pietro Mander trasforma il suo intervento, L’Assirologia ed Eliade, in un attento esame del contributo che il campo dell’assirologia può ricevere dallo «studio interdisciplinare combinato con la fenomenologia eliadiana o con ricerca storico-religiosa»; mentre la sua sfumata polemica nei confronti degli altri specialisti del settore evolve in uno studio del recupero della scuola panbabilonista, che compara l’opera di Mircea Eliade e con quella di Simo Parpola.

Sulla linea tangenziale del pensiero di Eliade con le riflessioni di altri specialisti delle religioni si inscrive anche lo studio firmato da Grazia Marchianò, L’ordine sacro del cosmo: l’imperativo smarrito. Posizioni a confronto Eliade – Zola – Culianu, raffinata interpretazione del modo in cui tre generazioni di studiosi hanno reagito a un secolo «profano». Lo studio inizia con la tesi di Mircea Eliade riguardo ai due modi di essere del mondo – l’homo religiosus tradizionalmente integrato in un cosmo sacro e l’io storico moderno inserito in un cosmo dissacrante – e con la sua teoria riguardante la presenza camuffata del sacro nel mondo moderno; continua con l’intransigente tesi di Elémire Zolla, secondo cui «le forme della tradizione e il senso del sacro» – che hanno cominciato a degradarsi esponenzialmente a partire dal XVIII secolo – «una volta espiantati dall’orizzonte del soggetto storico, si sono dissolti». L’ultima parola appartiene a Ioan Petru Culianu, nel cui pensiero domina – precisa l’autrice – «una configurazione frattale», dove il mito e la storia (reale o virtuale) «si interseca e si interaziona in un sistema che si autogenera continuamente».

Menzionato in più saggi raccolti in questo volume, Julius Evola rappresenta il complemento di una relazione intellettuale che Mircea Eliade ha mantenuto sporadicamente in più decenni. Queste implicazioni sono analizzate impeccabilmente da Enrico Montanari in Eliade ed Evola, Aspetti di un rapporto ,,sommerso”. In apparenza secondario nel perimetro dei legami dello studioso romeno con gli intellettuali italiani, specialmente nel periodo interbellico, la presenza di Evola nell’economia della formazione intellettuale di Eliade (specialmente nell’accezione evoliana del «pensiero tradizionale») si rivela – dice l’autore – difficilmente ricostruibile a causa delle testimonianze parziali, dovute alla perdita della metà eliadiana della corrispondenza tra i due, come anche a causa della sovrapposizione dell’immagine di Evola su quella di Giovanni Papini, figura assolutamente di grande fascino per il giovane Eliade. Una prima testimonianza della storia dei rapporti tra Eliade ed Evola è rappresentata da una lettera mandata dal pensatore italiano a Calcutta, nel 1930, una lettera che si concentra sulle tradizioni che si conservano in alcuni centri spirituali dell’India. Secondo Enrico Montanari, almeno due tra gli studi di Eliade degli anni ’20 sono elaborati sulla scia delle idee tradizionaliste di Evola (Magia e ricerche meta-psichiche,1926, e Magia e metapsichica, 1927). Entrambi trattano l’autentica valorizzazione dei fenomeni meta-psichici in rapporto con le interpretazioni «riduzioniste», avanzate dalla scienza ufficiale nel campo psicologico, folcloristico ecc. Su un piano speculativo superiore, l’autore rileva che un’altra convergenza con le idee evoliane ha luogo sotto il segno «dell’amoralismo eroico», presente nella prosa giovanile di Eliade, che sarà prolungato successivamente, almeno in apparenza, nei rapporti esegetici e politici tra i due. «In apparenza», perché – considera Enrico Montanari – negli anni in cui Eliade recensisce Revolta contra lumii moderne [La rivolta contro il mondo moderno] di Evola (1934), quest’ultimo viene a Bucarest per incontrare Corneliu Zelea Codreanu (1938, incontro reso possibile grazie alla mediazione di Eliade); dopo di allora, inizia un allontanamento, che si intensificherà nel tempo e che si convertirà, da parte dell’autore romeno, in un inasprimento nei confronti del «pessimismo» dei tradizionalisti. In modo simmetrico, il «“magismo” iniziale come progetto di costruzione dell’“Individuo Assoluto”» è sostituito, nel pensiero di Eliade, con un interesse «culturale» per il tema che, pur non trascurando «una visione primordiale del mondo», egli rifiuta di equiparare con «le basi metafisiche della “Tradizione”».

Il dibattito intellettuale generato dall’homo religiosus costituisce il punto di partenza della studio di Carlo Prandi, Tempo del mito e tempo del moderno in Mircea Eliade, un viaggio ermeneutico che accentua, da una parte, la superiorità del sacro nell’opera del pensatore romeno, specificando il rapporto tra il sacro, la cultura primitiva e «l’eterno ritorno», e dall’altro, il cristianesimo come «una religione dell’uomo moderno, dell’uomo storico, che ha scoperto simultaneamente la libertà personale e il tempo continuo».

All’incrocio tra la teoria del sacro e le tradizioni esoteriche si colloca lo studio di Guido Ravasi, La struttura iniziatica dell’opus, Il simbolismo metallurgico-biologico nella considerazione eliadiana dell’alchimia. Si tratta di un’investigazione meticolosa e solidamente armata dal punto di vista esegetico, che commenta non solo il background delle considerazioni di Eliade a proposito dell’opera dell’alchimista – il quale, puntando sulla trasformazione del metallo in oro, «seguiva il proprio perfezionamento» –, ma riguarda anche le relazioni simboliche in cui sono implicati gli elementi alchemici, «le strutture mentali» che stanno alla base delle pratiche metallurgiche e alchemiche, «la solidarietà cosmobiologica» identificata nel mondo immaginario dell’alchimista e nel modo in cui egli tratta la materia come organismo vivente, cioè «la cosmosoteriologia alchemica», la cronologia cromatica, il linguaggio alchemico e, soprattutto, la morte e la rinascita iniziatica intesa come mutamento del regime ontologico.

Affrontando la selva impenetrabile della «foresta filosofica» delle interpretazioni dedicate a Mircea Eliade, Roberto Scagno denuncia, in Eliade e il Giudeo-Cristianesimo, gli stereotipi e gli eccessi ermeneutici (come quelli di Daniel Dubuisson) generati dalla disputa tra i detrattori e i difensori di Eliade, «l’interpretazione ideologica deviata» che mettono in ombra – considera l’autore – «i nodi teorici del pensiero» di Eliade, cioè il rapporto tra la cultura arcaica e la cultura moderna, la nozione di archetipo e «il suo statuto ambiguo tra platonismo e junghismo e morfologia», la nozione di homo religiosus, il rapporto tra il mito vivo e la tradizione giudeo-cristiana, la relazione tra la tradizione esoterica, l’iniziazione e l’ermeneutica. Esaminati anche da Carlo Pradi, i mutamenti del quadro della concezione ciclica del tempo (in cui Eliade si avvicina strutturalmente al giudaismo e al cristianesimo, religioni che favoriscono il tempo continuo e sostengono che gli avvenimenti storici hanno un senso attraverso loro stessi, nella misura in cui sono determinate dalla volontà di Dio) ritornano in maniera sfumata nello studio di Roberto Scagno, con attenti rilievi che riguardano il rapporto tra il messianismo e la storia, e il regime «del terrore della storia» nella concezione dell’autore romeno. Andando contro «la vulgata» di un Eliade «neopagano», lo studioso italiano si sofferma sulle nozioni eliadiane di «cristianesimo cosmico» e isola, dalle pagine del Diario portoghese, di cui è stato in Italia il curatore nel 2009, le testimonianze della religiosità di Mircea Eliade, filtrate anche attraverso l’interpretazione data da Ioan Petru Culianu «dell’irriconoscibilità del miracolo», considerata dall’autore come una formula eliadiana «affascinante e produttiva», che catalizza sia le contraddizioni che le tensioni interiori dell’uomo e insieme dello studioso Mircea Eliade.

Oltre all’elogio tributato all’opera di Mircea Eliade e alla sua influenza nel XX secolo, tutti i saggi raccolti in questo volume si propongono di chiarire aspetti sconosciuti o insufficientemente trattati del pensiero eliadiano, cercano di approfondire aspetti discussi dall’esegesi e di oltrepassare i limiti della sua «oscura» legenda, facendo appello a documenti originali, così come appaiono nel complesso dossier dei legami spirituali che il pensatore romeno ha intrattenuto con lo spazio culturale italiano.

Constantina Raveca Buleu Traduzione dal romeno di Iuliana Boghean (n. 4, aprile 2013, anno III)

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Per una chimica rispettosa dell’uomo e dell’ambiente



FED

L’Anno internazionale della chimica e l’Unesco: un’occasione per riflettere sul rapporto tra scienza, industria e ambiente

 

a cura di Guido Ravasi. Centro Unesco Milano

(EUROITALIA – Milano, 4 luglio 2011)

2011: Anno internazionale della chimica

Il 2011 è l’Anno internazionale della chimica: lo ha proclamato l’Organizzazione della Nazioni Unite che ha affidato la responsabilità dell’evento all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) e all’Unione internazionale della chimica pura ed applicata (Iupac).

L’Anno 2011, celebrativo delle conquiste della chimica e del suo contributo allo sviluppo del benessere dell’umanità, rappresenta uno degli appuntamenti che le Nazioni Unite hanno creato nell’ambito del decennio dedicato all’educazione allo sviluppo sostenibile (2005-2014).

Di particolare rilievo sono le attività nazionali e internazionali che, sotto l’egida dell’Unesco, si svolgono nel corso di quest’anno e sono incentrate sull’importanza della chimica nella preservazione delle risorse naturali.

Senza dubbio la chimica è fondamentale per la nostra comprensione del mondo e dell’universo.

Le trasformazioni molecolari sono essenziali alla produzione di cibo, medicine, carburante, e innumerevoli manufatti e prodotti. Il 2011 è un’occasione per il mondo per celebrare la chimica e il suo contributo fondamentale alla conoscenza, alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo economico.

La Commissione nazionale italiana per l’Unesco ha in corso un progetto esecutivo per la promozione della conoscenza delle scienze chimiche e dei suoi contributi ai settori dell’economia, della società e all’ambiente.

Le manifestazioni relative all’Anno internazionale della chimica si inseriscono, del resto, nel più ampio programma Uomo e Ambiente dell’Unesco (Mab) che promuove la studio, la ricerca e la collaborazione scientifica e il confronto tra studiosi di tutto il mondo in materia di tutela e gestione degli ecosistemi.

 Per una chimica al servizio dell’uomo e rispettosa dell’ambiente

 Per evitare manifestazioni retoriche va premesso che, come del resto è facilmente constatabile, non sempre l’uso e le applicazioni della chimica sono andate nella direzione di uno sviluppo sostenibile e della difesa dell’ambiente. Usi impropri e irresponsabili della chimica hanno spesso gravemente rovinato l’ambiente e danneggiato l’uomo stesso.

Per questo l’Anno internazionale della chimica deve costituire l’occasione per una seria riflessione sulla chimica e sui suoi usi, non certo il momento per una esaltazione acritica della chimica stessa. In particolare deve costituire l’occasione per la sensibilizzazione, verso l’opinione pubblica oltre che il mondo produttivo, ad un uso della chimica sempre più responsabile e rispettoso dell’ambiente.

Solo in questo contesto la chimica può davvero risultare una risorsa preziosa per uno sviluppo sostenibile, per una crescita della civiltà nella salvaguardia della natura.

 A 100 anni dal Nobel a Marie Curie: l’occasione per riflettere sul contributo scientifico delle donne

 Nel 2011 si celebra anche il centesimo anniversario dell’assegnazione del Nobel per la chimica a Maria Curie: un’opportunità per celebrare il contributo delle donne alla scienza. In precedenza, precisamente nel 1902 la scienziata fu insignita del premio Nobel per la fisica (assieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel). Marie Curie è stata sinora l’unica donna tra i quattro vincitori di più di un Nobel e, insieme a Linus Pauling, l’unica ad averlo vinto in due aeree distinte.

Per questa ragione Marie Curie è senz’altro un caso eccezionale. In realtà, il contributo delle donne in generale all’innovazione scientifca è molto più importante di quello che si riconosca. Si tratta di un contributo essenziale, anche se il più delle volte sottaciuto e non adeguatamente evidenziato. L’Anno internazionale della Chimica è quindi anche l’occasione per riflettere sulla questione del rapporto uomo-donna nel contesto accademico-scientifico. Del resto non va dimenticato che l’Unesco ha anche tra i suoi obiettivi principali proprio quello di promuovere l’uguaglianza tra donne e uomini, in particolare per quel che concerne le carriere accademiche e i meriti scientifici.

 Associazione internazionale delle Società chimiche, Federchimica e Società Chimica Italiana

 L’anno 2011 segna anche il centesimo anniversario della fondazione dell’Associazione internazionale delle Società chimiche (Iacs), cui è succeduta la Iupac (International Union of Pure and Applied Chemistry) alcuni anni dopo. Tutte le iniziative in programma sono disponibili sul sito http://www.chimica2011.it.

Anche Federchimica – la Federazione nazionale dell’industria chimica – è coinvolta nel programma. Federchimica, del resto, ha tra i suoi obiettivi principali l’elaborazione di linee di politica economica industriale, in materia di ecologia e ambiente, di sviluppo e innovazione e di politica energetica. Federchimica svolge costantemente attività di sensibilizzazione e informazione per incrementare la conoscenza della chimica e della sua industria nei confronti della scuola e dell’università, delle istituzioni e dell’opinione pubblica.

Non va dimenticata anche la Società Chimica Italiana (Sci) che ha tra i suoi scopi la promozione dello studio e del progresso della chimica e delle sue applicazioni nel quadro del progresso e del benessere sociale.

Questi obiettivi comportano anche la promozione della cultura della sicurezza a tutti i livelli e la protezione dell’ecosistema e della salute dei cittadini. Obiettivi che si coniugano con le alte finalità perseguite dall’Unesco.

Centro UNESCO Milano

In conformità agli ideali dell’UNESCO, l’attività svolta dal Centro UNESCO Milano, presieduto dal 1986 dal prof. Giuseppe Costantino Dragan, è mirata a diffondere i princìpi della comprensione internazionale, a promuovere la conoscenza e la diffusione dei valori affermati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, a sviluppare iniziative atte a facilitare una migliore conoscenza delle diverse culture.
In particolare, il Centro di Milano realizza cicli di conferenze su tematiche proprie dell’UNESCO, impegnandosi a pubblicare testi e documenti allo scopo di diffondere la cultura come libero movimento di idee, esperienze e comunicazioni tra gli uomini.

Il Centro UNESCO Milano si attiva per la salvaguardia del patrimonio culturale, la conoscenza del Diritto umanitario, la diffusione di uno spirito di pace e tolleranza, lo sviluppo pacifico delle relazioni internazionali e per la divulgazione dei valori fondamentali che stanno alla base dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

Negli ultimi programmi, in particolare, il Centro ha mostrato particolare impegno nel promuovere il dialogo tra le religioni e la conoscenza del patrimonio culturale mondiale dell’umanità.

http://www.fondazionedragan.it/

XXXVI Incontro Internazionale Macroproblemi 2011 – Fondazione Europea Dragan consegnerà le borse di studio intitolate al Prof. Giuseppe Costantino Dragan.


Preservação do meio ambiente!

Image via Wikipedia

€UROITALIA – ROMA, 28 aprile 2011.

Comunicato Stampa e Invito

Mercoledì 4 maggio 2011, ore 15,30

 Biblioteca Nazionale Centrale

Viale Castro Pretorio 105, Roma

XXXVI INCONTRO MACROPROBLEMI 2011

UNA ROAD MAP SULLE PRIORITÀ PER L’AMBIENTE

DISEGNATA DAI GIOVANI 

Tutti i giorni un nuovo allarme sull’ambiente con possibili gravi ricadute sull’umanità viene prospettato da varie fonti: da queste terribili eventualità discende un clima di paura che spesso si trasforma in indifferenza, in quanto ogni essere umano si sente inadeguato non dico a risolvere, ma anche a contribuire ad una soluzione.

 Questo significa sfiducia soprattutto per le nuove generazioni che vorrebbero sperare in un mondo migliore. Da qui la proposta, da parte del gruppo Macroproblemi, di effettuare ricerche nell’anno scolastico 2010/2011, per tracciare una road map delle priorità per l’ambiente che i giovani studenti, guidati dai docenti, rilevano più urgenti a seguito di quanto appreso e del loro impatto sociale.

Scuole e studenti dell’Italia, della Spagna, Turchia, Finlandia, Australia hanno risposto all’appello e con le tecnologie della comunicazione che sentivano più aderenti a quanto intendevano esprimere, Internet, CD Rom, DVD, disegni e manifesti, hanno tracciato una mappa dei problemi più urgenti ed hanno contemporaneamente suggerito le soluzioni che ritengono più idonee.

I risultati di questo lavoro saranno presentati a Roma, con la presenza, ove possibile, degli stessi autori, e saranno resi pubblici con una Mostra Multimediale resa visibile sul sito www.verdegreen.net e sui siti degli Istituti scolastici che hanno partecipato, in Italia e all’Estero.

Quali le priorità evidenziate dai giovani? Dal problema del cibo a quello dell’energia sostenibile, della conservazione della natura e delle foreste, alla consapevolezza di stili di vita più vicini ad una ecologia che tenga conto delle fragilità dell’uomo oltre che quelle della natura.

Gli interventi programmati faranno il punto della situazione sui temi e problemi dell’ambiente e informeranno sui possibili sviluppi così da consentire il proseguimento delle ricerche: aprirà l’evento Eleonora Masini, docente di Previsione Umana e Sociale e di Ecologia Umana con il messaggio di Aurelio Peccei, ancora attuale; seguiranno: Guido Ravasi, Segretario generale della Fondazione Europea Dragan, Fabbisogni energetici, tutela dell’ambiente, sviluppo sostenibile: il lascito imprenditoriale, culturale ed etico di Giuseppe Costantino Dragan; Lorenza Colletti, Corpo Forestale dello Stato, Il 2011 Anno Internazionale delle Foreste; Paolo Vicentini, Esperto temi ambientali, Idee per ricerche sulle tematiche ambientali; Gino Giulio Di Giacomo, Responsabile di Chicza Italia, Green economy: organic chewing-gum biodegradabile; Rosa Mura, Energy Advisor A.I.E.E. Obiettivo Rinnovabili; Armando Finocchi, Responsabile Museo “Casolare 311”, Il valore dell’agricoltura tra tradizioni contadine ed etica ambientale; Laura Bacalini, Responsabile Comunicazione di Explora–Perigeo presenterà un collegamento satellitare dall’Himalaya con la scalata dell’esploratore Davide Peluzzi.

Le targhe Aurelio Peccei 2011 saranno assegnate a: Giuseppe Garibaldi, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, per il suo amore verso la natura. Ritira il Premio il pronipote Giuseppe Garibaldi; a Maurizio Soldini, docente universitario, per il suo impegno a favore della Bioetica.

La Fondazione Europea Dragan è presente con due borse di studio assegnate a Istituti scolastici.

Segue la Mostra Multimediale con i lavori degli studenti.

L’evento si conclude con la PREMIAZIONE DEGLI STUDENTI E DELLE SCUOLE PARTECIPANTI AL CONCORSO MACROPROBLEMI 2011

Scarica il Programma.Macroproblemi 2011 .

Press Release and Invitation

 

Wednesday 4th May 2011, h15.30

 Biblioteca Nazionale Centrale, Viale Castro Pretorio 105, Rome

XXXVI MEETING ON MACROPROBLEMS 2011

A ROAD MAP ON ENVIRONMENTAL PRIORITIES DESIGNED BY YOUNG PEOPLE

 

Every day a new alarm on the environment with possible serious impact on human kind is foreseen by different sources: from these terrible possibilities arises a climate of fear which often turns into indifference since all human beings feel they are unable to solve but also to contribute to a solution.

This means distrust above all for new generations that would want to hope for a better world. Hence comes the proposal made by the Group on Macroproblems to carry out research in the 2010/2011 school year in order to draw a road map of environmental priorities which young students, guided by their teachers, think they are more urgent following what they have learnt and their social impact.

Italian, Spanish, Turkish, Finnish and Australian schools and students have answered the call and through communication technologies which they felt more appropriate to what they intended to express, Internet, CD-Rom, DVD, drawings and posters, they have drawn a map of the most urgent problems and at the same time have suggested the solutions which they think they are more suitable.

The results of this work will be presented in Rome with the presence, where possible, of the authors themselves and will be disseminated through a Multimedia Exhibition on the website www.verdegreen.net and those of the schools which have participated, in Italy and abroad.

What are the priorities highlighted by young people? From the issue of food to that of sustainable energy, from the preservation of nature and forests to the awareness of lifestyles closer to an ecology which takes into account the frailties of human beings and nature.

The scheduled interventions will take stock of the situation on environmental issues and will inform about the possible developments in order to allow the research continuation. Mrs. Eleonora Masini, Professor of Human and Social Forecast and of Human Ecology will open the meeting with the still topical Aurelio Peccei’s message. Further interventions will be made by: Mr. Guido Ravasi, Secretary-General of the European Foundation Dragan, Energy needs, environmental preservation, sustainable development: Giuseppe Costantino Dragan’s entrepreneurial, cultural and ethical legacy; Mrs. Lorenza Colletti, State Corps of Foresters,  2011 International Year of Forests; Mr. Paolo Vicentini, Expert on environmental issues, Ideas for research on environmental issues; Mr. Gino Giulio Di Giacomo, Responsible for Chicza Italia, Green economy: organic biodegradable chewing-gum; Mrs. Rosa Mura, Energy Advisor A.I.E.E. Renewable Objectives; Mr. Armando Finocchi, Responsible for the Museum “Casolare 311”, The value of agriculture between farmers’ traditions and environmental ethics; Mrs. Laura Bacalini, Responsible for Explora–Perigeo Communication will present a satellite connection from Himalaya with the climb of explorer Davide Peluzzi.

The 2011 Aurelio Peccei plaques will be given to: Giuseppe Garibaldi, on the occasion of the 150 years of the Unity of Italy, for his love for nature, the award will be withdrawn by his great-grandson Giuseppe Garibaldi; Mr.  Maurizio Soldini, university professor, for his commitment in favour of Bioethics.

The European Foundation Dragan is present with two scholarships given to schools.

After that there will be a Multimedia Exhibition with the students’ works.The event will end with the PRIZE-AWARDING CEREMONY OF STUDENTS AND SCHOOLS PARTICIPATING IN THE 2011 MACROPROBLEMS.