Formazione online sul tema dello sfruttamento sessuale e della tratta di esseri umani


Tratta di persone e sostegno alle vittime

Percorso di formazione dello sfruttamento sessuale e della tratta di esseri umani 

“Tratta di persone e sostegno alle vittime” è il  percorso di formazione sul tema dello sfruttamento sessuale e della tratta di esseri umani organizzato dalla Diocesi di Roma per le realtà ecclesiali.

L’iniziativa prenderà il via lunedì 11 gennaio 2021, vedrà due moduli formativi per otto incontri complessivi, si svolgerà sulla piattaforma Zoom e si concluderà il prossimo 26 aprile.

Per partecipare al corso è necessario iscriversi attraverso questo modulo online.

Il corso è stato presentato dall’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vicegerente della diocesi, con una lettera inviata alle parrocchie e alle diverse realtà ecclesiali.

Tutti noi ci rendiamo conto di quanto è grande il fenomeno della prostituzione nella nostra città, coinvolgendo donne, uomini e minori. Tuttavia non tutti sono informati di quanto questo fenomeno nasconda dietro la tratta di esseri umani ed un enorme giro di denaro legato alle organizzazioni criminali.

“La tratta di esseri umani è una piaga nel corpo dell’umanità contemporanea, una piaga nella carne di Cristo. È un delitto contro l’umanità” (Papa Francesco, Discorso Del Santo Padre ai partecipanti alla Conferenza Internazionale sulla Tratta delle Persone Umane, 10 aprile 2014), perché porta inevitabilmente all’annientamento della libertà e della dignità della persona e disumanizza chi la compie e chi ne usufruisce. Prosegue infatti il Papa: “Chi si macchia di questo crimine reca danno non solo agli altri, ma anche a sé stesso”

Il percorso formativo della Diocesi nasce con il contributo di diverse realtà che da anni operano a Roma in favore delle vittime di tratta e che da quasi un anno si sono riunite in un coordinamento diocesano: Caritas, USMI, Comunità di sant’Egidio, Slave No More, Papa Giovanni XXIII, Arché e le quattro unità di volontari che tutte le settimane scendono in strada per incontrare le ragazze. La volontà comune è quella di “fare rete” per condividere esperienze, competenze e linee di pensiero e per metterle al servizio di tutti.

Questo percorso di formazione vuole prefiggersi diversi scopi:

riconoscere che il fenomeno della tratta di esseri umani a scopo sessuale esiste, è enormemente diffuso nella nostra città, e non può lasciarci indifferenti. Nel primo blocco del percorso formativo saranno date informazioni del fenomeno e testimonianze personali di chi negli anni se n’è occupato in modo diretto;

fornire strumenti operativi che facilitino la relazione con le vittime di tratta e abilitino al servizio di strada. Si parlerà dei percorsi che portano alla fuoriuscita dallo sfruttamento, all’accoglienza e al pieno recupero di una identità fisica, psicologica e spirituale perduta, che si affranchi anche dalla stigmatizzazione e dall’isolamento sociale;

promuovere una efficace sensibilizzazione dell’intera comunità cristiana e civile della nostra città riguardo a tutto ciò che è legato al fenomeno della tratta. Questa parte del percorso si propone di raccontare come dietro le persone che siamo abituati a vedere in strada ci sia troppo spesso una storia di violenza che inizia molto lontano nello spazio e nel tempo (un viaggio fatto di illusioni, di ricatti, di abusi, di annientamento fisico e psicologico).

Il percorso formativo è rivolto a tutti, non solo agli “addetti ai lavori” (operatori e volontari di unità di strada e delle strutture di accoglienza), ma a chiunque voglia capire meglio questo fenomeno e intenda contribuire all’opera di sensibilizzazione. La partecipazione può essere utile in particolare a chi opera in gruppi parrocchiali giovanili e agli insegnanti di religione, per affrontare il tema dell’educazione alla sessualità; agli operatori dei centri d’ascolto parrocchiali, per avere nuovi strumenti di comprensione di chi, vittima di tratta in tempi di COVID, si rivolge con maggior frequenza alle parrocchie per avere aiuti di vario genere.

L’intero percorso infine, vuole fornire l’occasione di un accompagnamento spirituale ai diversi operatori e volontari che quotidianamente si occupano di farsi prossimi alle tante vittime di tratta. Il primo e fondamentale passo che porta al recupero di una vita spezzata è quello di riscaldarla dell’amore di Dio, che da schiavi ci fa figli e fratelli e che restituisce vita a chi pensava di averla persa per sempre.

Ringrazio il coordinamento pastorale che ha organizzato questo percorso formativo e vi raccomando la partecipazione.

                                                           + Gianpiero Palmieri

Tratta di persone e sostegno alle vittime.

Percorso di formazione per realtà ecclesiali che agiscono nel territorio della Diocesi di Roma.
Due moduli, otto incontri (quindicinali) dall’11 gennaio al 26 aprile 2021

Accedi al modulo online: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScA7iM6IS_Derp5PeDnyWbaVeO20A-JV4qjacEfFsaysvZHpQ/viewform

Fonte: http://www.caritasroma.it/2021/01/tratta-di-persone-e-sostegno-alle-vittime/

Appartenenza culturale e identità dei romeni


“I romeni hanno iniziato la loro storia come “enclave latina alle porte dell’Oriente” oppure come “isola di latinità in un mare slavo” e sono sempre rimasti in un’ampia regione di interferenze e di vari influssi. Questa regione è stata spesso minacciata nella propria stabilità ed esistenza, da occidente e da oriente, da nord e da sud. Le minacce hanno talvolta assunto forme distruttive o dissolventi, pericolose per l’identità dei romeni. I gravi pericoli dal sud e dal nord, così come quelli dall’ovest sono stati più anticamente annichiliti, allontanati, neutralizzati, quando è stato possibile, tramite il contributo dei romeni e dei loro vicini, ma soprattutto grazie all’evoluzione dei rapporti internazionali. Molto più persistenti, più incalzanti, più dolorosi e più gravi sono stati i pericoli provenienti dall’oriente, a partire dalle migrazioni per finire con i carri armati sovietici portatori del comunismo. Da più di un millennio, i romeni hanno vissuto con l’ossessione della minaccia dell’Oriente. Perciò, dalla loro polivalente eredità identitaria, hanno coltivato piuttosto la propria componente occidentale.” (Ioan-Aurel Pop, I romeni e il ricordo di Roma).

In Romania, “la gente per decenni ha vissuto con fatica, che non consiste solo nello sforzo fisico: è anche sofferenza interiore, se si tratta di una fatica imposta, di un disagio inferto. Milioni di persone hanno vissuto facendo la fila in negozi e tirando la cinghia, ma senza rassegnazione, con la coscienza, giorno dopo giorno, che non trovare carne o detersivo non fosse fatalità, ma fosse, piuttosto, come ricevere uno schiaffo, un altro aspetto di quella violenza che impediva di esprimere le proprie idee e la propria fede.

 Si sarebbero potuti rassegnare tutti. Molti l’hanno fatto. Ma molti altri hanno resistito, continuando a obbedire solo alla propria coscienza, rifiutando i compromessi, quelli che avrebbero garantito una vita più facile, un livello sociale più elevato, la sicurezza per la propria famiglia. Sono stati in piedi dentro la fatica, come le betulle dei boschi russi, che si piegano senza spezzarsi

 È questa la gente che, in Polonia come in Cecoslovacchia o in Romania e in Unione Sovietica, ha abbattuto i regimi, cominciando subito ad aggirarsi laboriosa tra le macerie dei muri mettendo insieme le pietre per costruire edifici più degni. Questa gente, con la sua fede, ha mantenuto viva la dimensione umana che  l’ideologia tende a sopprimere,  la dimensione più umile e allo stesso tempo più fiera, che si esprime nel fare la spesa, nel preparare da mangiare, nel vincere il sonno, la sera, per parlare con i bambini e trasmettere loro le proprie idee e non quelle del partito.

Ma come è potuto accadere che il marxismo, che sta all’origine di questi regimi basati sulla paura, abbia potuto affascinare a lungo, in Occidente, generazioni di giovani ?” (Antonio Maria Baggio, Etica ed economia. Verso un paradigma di fraternità. Città Nuova, 2005, p. 63).

“Per capire la potenza, la fascinazione del marxismo dobbiamo tenere presente che il marxismo è la prosecuzione del progetto giacobino, che durante la rivoluzione francese cercò di portare alle estreme conseguenze l’idea di eguaglianza, sacrificando la libertà. […] Il marxismo fu la più forte tra le dottrine illiberali, quella che ha affascinato di più gli spiriti perché si è presentato come il socialismo scientifico;” (Luciano Pellicani, Economia e civiltà, I, p. 6). 

In questa felice sintesi Georges Castellan traccia la storia complessa e travagliata del popolo romeno, che lo storico G.I. Bratianu non esitava a definire “un enigma e un miracolo storico”. A partire dalle origini romane si snodano così le vicende di questo grande popolo che, anche quando è stato costretto a subire quattro secoli di “protettorato” ottomano, oppure, in anni recenti, quando la Romania era un satellite dell’impero sovietico, non ha inteso rinunciare alla propria identità, e persino durante la paranoica dittatura di Ceausescu ha voluto e saputo rimanere ostinatamente europeo. Oggi, i romeni, unico popolo neolatino dell’area balcanica, sono finalmente in Europa. Grazie al lucido saggio di Castellan il tormentato percorso di questi ‘fratelli separati’ ci diviene più familiare.

Bibliotecă românească în Italia / Biblioteca in lingua romena

Università Angelicum, Roma. “Identità e appartenenza culturale”: l’evento annuale del Programma STRONG


La Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino “Angelicum, con il supporto di Adjuvantes Onlus, organizza l’evento annuale del Programma STRONG, che coinvolge studenti stranieri della Facoltà di Scienze Sociali (FASS), tra cui romeni e moldavi, i quali vivono e lavorano a Roma.

Dopo la presentazione della ricerca “Identità e appartenenza culturale“, condotta dal Prof. A. Urso, saranno consegnati i diplomi del Corso in Management delle organizzazioni del terzo settore.

 

Sabato 24 ottobre 2020, dalle ore 10:00 alle 13:30

Pontificia Università San Tommaso d’Aquino in Urbe

Largo Angelicum, 1 – Aula 2

Evento online: https://www.facebook.com/events/1060844411008035/

Live streaming su youtube di Adjuvantes Onlus.

 

Programma

  • 10:00 Benvenuto e presentazione del programma STRONG (Helen Alford)
  • 10:15 Presentazione della ricerca 2020 (Antonino Urso)
  • 10:30 Metodologia di ricerca e elaborazione dei dati (Chiara Artemisia)
  • 10:50 Testimonianze degli studenti (Saif Abouabid, Olena Komisarenko, Susana Mamani, Mariia Vatseba)
  • 11:30 Pausa
  • 11:45 Presentazione dei nuovi studenti del programma STRONG (Helen Alford)
  • 12:00 Discussione e testimonianze dei partner del programma (Cristiano Colombi)
  • 13:00 – 13:30 Consegna dei diplomi del Corso in Management delle Organizzazioni del Terzo Settore 2019-2020 (Francesca Zagni)

 

 

Eugen Coșeriu: Identitatea limbii şi a poporului nostru


Acţiunea „moldovenistă” sovietică s-a prezentat totdeauna şi explicit ca având în primul rând un scop politic, în aparenţă generos şi nobil: acela de a afirma şi a promova identitatea naţională specifică a poporului moldovenesc dintre Prut şi Nistru (şi de dincolo de Nistru). E adevărat că scopul a fost în primul rând, ba chiar exclusiv, politic.

Dar de generozitate, nobleţe, naţionalitate etc. nu poate fi vorba dacă ţinem seama de premisele reale ale acestei acţiuni şi de sensul în care ea a înţeles identitatea (anume ca neidentitate).

Identitatea unui popor nu se afirmă negându-i-o şi suprimându-i-o. Nu se afirmă identitatea poporului „moldovenesc” din stânga Prutului separându-l de tradiţiile sale autentice – reprezentate în primul rând de limba pe care o vorbeşte –, desprinzându-l de unitatea etnică din care face parte, tăindu-i rădăcinile istorice şi altoindu-l pe alt trunchi ori în vid. Aceasta nu e afirmare, ci, dimpotrivă, anulare a identităţii naţionale, istorice şi culturale, a poporului „moldovenesc”: e ceea ce în Republica Moldova se numeşte, cu un neologism binevenit, „mancurtizare”. Şi „mancurtizarea” e genocid etnico-cultural.

Din punct de vedere politic, promovarea unei limbi „moldoveneşti” deosebite de limba română, cu toate urmările pe care le implică, este deci un delict de genocid etnico-cultural, delict nu mai puţin grav decât genocidul rasial, chiar dacă nu implică eliminarea fizică a vorbitorilor, ci numai anularea identităţii şi memoriei lor istorice.
Ni se spune însă că, cel puţin pentru o parte din „moldovenişti”, problema limbii nu s-ar mai pune în aceşti termeni, ci numai ca o chestiune de nume: se ştie şi se recunoaşte că limba română şi limba moldovenească sunt una şi aceeaşi limbă şi se propune numai să se numească cu două nume diferite („română” în România „moldovenească” în Republica Moldova).
Dar şi această versiune „discretă” e lipsită de fundament. Limba română n-a fost niciodată numită – şi nu se poate numi – „română” sau „moldovenească”, fiindcă român, românesc şi moldovean, moldovenesc nu sunt termeni de acelaşi rang semantic (moldovean, moldovenesc se află la nivelul termenilor muntean, oltean, bănăţean, ardelean, maramureşean, pe când român, românesc e termen general pentru toată limba română istorică şi pentru limba română comună şi literară); a fost numită cândva, mai ales de străini, „moldavă sau valahă”, ceea ce nu e acelaşi lucru. Şi, în lingvistică, moldovenesc, cu privire la limbă, se aplică numai unui grai (în cadrul dialectului dacoromân) a cărui arie nu coincide cu Moldova (deşi cuprinde o mare parte din ea); dar limba „moldovenească”, fiind identică cu limba română, nu poate fi identică cu acest grai şi nu trebuie confundată cu el. Pe de altă parte, „moldoveni” nu sunt numai locuitorii băştinaşi din Republica Moldova, ci şi locuitorii Moldovei „mici” din dreapta Prutului, şi românii bucovineni; şi aceştia nu numesc limba lor comună şi literară „moldovenească”, ci „română” sau „românească”. Singurul argument care se prezintă în favoarea denumirii duble e că aceeaşi limbă se vorbeşte în două state diferite. Dar nu e un argument valabil. Limba germană nu se numeşte „austriacă” în Austria şi cea engleză nu se numeşte „australiană” în Australia, „statouniteană” (?) în Statele Unite etc. Pe lângă aceasta, limba română nu se vorbeşte numai în România şi în Republica Moldova, ci şi în afara graniţelor acestor ţări, şi ne întrebăm, dacă se admite denumirea dublă, cum ar trebui să se numească limba vorbită de românii din Ucraina, din Ungaria, din Serbia, din Bulgaria.
Pe de altă parte, denumirea dublă duce la aceleaşi confuzii ca şi teoria celor două limbi diferite şi poate implica aceleaşi urmări cât priveşte identitatea etnică şi culturală a vorbitorilor…
A promova sub orice formă o limbă moldovenească deosebită de limba română este, din punct de vedere strict lingvistic, ori o greşeală naivă, ori o fraudă ştiinţifică; din punct de vedere istoric şi practic, e o absurditate şi o utopie; şi, din punct de vedere politic, e o anulare a identităţii etnice şi culturale a unui popor şi, deci, un act de genocid etnico-cultural.


Eugeniu Coșeriu

Sursa:  Revista Limba Română

 

 

 Vezi și Eugeniu Coșeriu, Despre așa-zisa „limba moldovenească”, în Diacronia

Roma, 11 marzo: Convegno su «Appartenenza ed Identità»


Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, Aula 11 – Largo Angelicum 1 – 00184 Roma, Italia. 

Venerdì 11 marzo 2016, ore 9,00 – 18,00.
La Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università San Tommaso e l’Istituto di Alta Formazione di Roma organizzano l’evento formativo:
Convegno su «Appartenenza ed Identità»
Promosso da AIPCCG (Associazione Italiana Psicoterapia Cognitivo Comportamentale di Gruppo) e COIRAG (Confederazione delle Organizzazioni Italiane di Ricerca sulla Analitica sui Gruppi) —
Venerdì 11 marzo 2016
ore 9,00 – 18,00
Aula 11
Pontificia Università San Tommaso d’Aquino
Largo Angelicum 1
00184 Roma, Italia
Modalità per l’iscrizione
La partecipazione al Convegno è gratuita con registrazione di NOME, COGNOME, ED EMAIL (E NUMERO di MATRICOLA  PER GLI STUDENTI) .  I posti sono limitati quindi preghiamo di registrarsi al più presto.

PROGRAMMA

Ore 9.00          Saluto delle Autorità: Rettore della Pontificia Università San Tommaso, Decano Facoltà di Scienze Sociali, Rappresentante Ordine degli Psicologi, Direttore Istituto di Alta Formazione, Presidente Associazione Italiana Psicoterapia Cognitivo Comportamentale di Gruppo, Presidente COIRAG (Confederazione delle Organizzazioni Italiane di Ricerca sulla Analitica sui Gruppi) e del rappresentanti degli Enti Pubblici patrocinanti.
Ore 9.20          Antonino Urso (Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università San Tommaso)
“Appartenenza ed Identità — importanza dell’Appartenenza al Gruppo: Perdita del Senso di Appartenenza — Perdita del Senso di Vita (Martin Barò e la Psicologia Sociale)”
Ore 9.40          Paolo Marinelli (COIRAG – Confederazione delle Organizzazioni Italiane diRicerca sulla Analitica sui Gruppi)
“Dalla Psicoanalisi individuale alla Psicoanalisi di Gruppo”
Ore 10.00        Giorgio C. Cavalletto (Direttore Didattico della “Scuola quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia: Scuola di Analisi Transazionale SIFP” di Roma, membro della Commissione Deontologica dell’Ordine degli Psicologi del Lazio)
“Il Gruppo nell’Analisi Transazionale”
Ore 10.20        Paolo Meazzini (già presidente AIAMC – Associazione di Analisi e Modificazione del Comportamento, associazione storica dei comportamentisti italiani nata nel 1977, e ordinario di Psicologia Clinica e con elementi di Psicoterapia Individuale, Facoltà di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma)
“Dalla Psicoterapia Cognitivo Comportamentale individuate alla Psicoterapia Cognitivo Comportamentale di Gruppo”
Ore 10.40        Break
Ore 11.00        Francesco Compagnoni (prof. ordinario di Bioetica della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino)
“Etica e Psicologia: la Deontologia nella Psicoterapia”
 Ore 11.20        Pietro Stampa (vice Presidente e Coordinatore della Commissione Deontologica dell’Ordine degli Psicologi del Lazio)
“Deontologia professionale e Psicoterapia di Gruppo”
Ore 11.40        Franco Moroso della Rocca (Magistrato in quiescenza, collabora con il Consiglio Superiore della Magistratura, del quale è stato Membro effettivo (1986/90), per le difese d’ufficio in materia disciplinare, Consulente giuridico dal 2006 della Commissione Deontologica dell’Ordine degli Psicologi del Lazio)
Deontologia professionale e Psicoterapia di Gruppo, passaggi problematici e aree critiche”
 Ore 12.00        Presentazione del libro dell’editore Anicia: “La Psicoterapia di Gruppo: l’approccio cognitivo comportamentale” (a cura di A. Urso) e incontro dibattito con gli Autori su “Confronto tra Psicoterapia di Gruppo e Psicoterapia individuale: problematiche cliniche, di efficacia e deontologiche”. Coordina MariaLori Zaccaria (già Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio), partecipano gli Autori e i Presentatori: G.C. Cavallero, P. Cinque, P. Cruciali, T. Di Bonito, P. Marinelli, P. Meazzini, A. Urso e gli esperti di Deontologia: F. Compagnoni, F. Morozzo della Rocca e P. Stampa.
Ore 13.00        Pausa
 Ore 15.00        Alejandro Crosthwaite (Decano Facolta di Scienze Sociali – Pontificia Università San Tommaso d’Aquino)
“Appartenenza e Comunità Religiosa (Appartenenza alla Comunità Domenicana ad 800 anni dalla fondazione)”
Ore 15.20        Paolo Cruciani (Università LUMSA, Roma)
“Appartenenza ed Identità nel Gruppo Psicoanalitico”
 Ore 15.40        Teresa Di Bonito (Istituto Mater Ecclesiale –  Facoltà di Teologia della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino)
 “Appartenenza ed Identità in Famiglia”
Ore 16.00        Testimonianze: Esperienze di Appartenenza in Famiglia, in Comunità Studentesca, in Gruppi Politici, in Comunità Religiosa (Religiosi e Religiose), in Gruppo Terapeutico.
Ore 17.00        Incontro Dibattito su “Identità e Appartenenza: dal Gruppo Famiglia al Gruppo di Psicoterapia”. Coordina Marco Longo (Presidente COIRAG – Confederazione delle Organizzazioni Italiane di Ricerca sulla Analitica sui Gruppi), partecipano gli Autori ed i Presentatori del libro “La Psicoterapia di Gruppo: l’approccio cognitivo comportamentale” di Antonino Urso: G.C. Cavallero, P. Cinque, P. Cruciali, T. Di Bonito, P. Meazzini, P. Marinelli, A. Urso, M.L. Zaccaria.
Ore 18.00        Termine lavori