“Gli psicopatici ai vertici dell’economia, dell’industria e della politica rovinano società intere”


La chiave per far carriera? Una dose di sana follia

ROMA – C’ è una… follia sana. Anzi utile: per la carriera, addirittura per la società. Indispensabile per diventare un leader. O per dispiegare il talento creativo. Per avere successo, insomma. Non un handicap ma un jolly. Una pazzia benefica, ossimoro di cui sono stati “malati” Churchill e Byron, per dire, Schumann e Napoleone. Una follia in dose minima, non patologia ma “temperamento”. Spiega il professor Mario Maj, presidente della Società italiana di psichiatria, che «non c’ è il bianco e il nero quando si parla di malattia mentale. I cosiddetti folli non sono alieni in mezzo a una popolazione di sani. Piuttosto, esiste un continuum, una larga varietà di grigi”. E all’ inizio di questo spettro di sfumature, troviamo individui che dalla loro modesta pazzia sono stati evidentemente favoriti. Persone con disturbi affettivi o dell’ umore. “Churchill e Napoleone, per esempio, sono casi eclatanti di temperamento ipertimico, forma innocua di mania. Energici, iperattivi, impulsivi, cercano continuamente la novità e il rischio. Li vediamo ogni giorno: sono manager con grande capacità di lavoro, 16 ore al giorno e appena uno scampolo di sonno, abilità non comune di trascinamento nei loro progetti, istrionici, ottimisti, seduttori adrenalinici. Sono imprenditori, avvocati, commercianti… soprattutto leader politici. Se Churchill non fosse stato un ipertimico, magari l’ Inghilterra non sarebbe andata avanti nella guerra. Hanno una marcia in più, ma a volte scivolano nell’ irritabilità o nell’ invadenza». Prevalentemente maschi, su per giù l’8% della popolazione. Poi ci sono i malati sani di disturbi “bipolari”. Tipica, l’oscillazione emozionale , dell’umore e dell’ energia. Altalena di euforia e apatia. Più frequente nelle donne. Siamo sul 6% della popolazione. E’ la “pazzia buona” degli artisti. Degli anticonformisti creativi. Poeti, musicisti soprattutto. Schumann, Byron. Socialmente utile, anche la forma blanda di disturbo ossessivo compulsivo, nota il professor Maj, che con 600 “script” è voce attendibile. «Meticolosità, precisione, minuzia d’ analisi e di calcolo. Eccellente per amministratori e controllori di conti». Ma esiste un “termostato dell’ umore”? Un meccanismo regolatore di queste alterazioni? “No, non esiste, o se esiste – osserva lo psichiatra – il suo funzionamento deve essere parecchio complesso. Non implica un’ unica area cerebrale o una sola tappa metabolica. La genetica molecolare, oggi, ci dice che non c’ è un unico gene responsabile del disturbo bipolare». Se ne discute da domani, a Napoli, al Congresso europeo di Neuropsicofarmacologia. Una curiosità. Se la malattia mentale (grave) è un handicap nell’ evoluzione della specie (nei comportamenti sociali e riproduttivi) come mai la “selezione naturale” non è riuscita a limitarla? Risponde Maj: Forse proprio per questo spettro di sfumature grigie. Perché ci sono disturbi che diventano chance di sopravvivenza, carte vincenti. Perché sotto la punta dell’ iceberg delle patologie c’ è la vastità dei temperamenti. Delle follie buone. Anche queste ci fanno uomini». MARINA GARBESI, La Repubblica,  

Lo psicopatico è al potere della società: “Gli psicopatici, infatti, non sono soltanto i serial killer o i mafiosi che uccidono i figli dei pentiti senza il minimo turbamento (o magari con piacere). La categoria più diffusa tra gli psicopatici si trova, semmai, tra le persone di potere, dalla politica alla finanza, fino all’industria. ”

“Le alte capacità cognitive, di solito, permettono loro di sapere esattamente come devono comportarsi nelle situazioni sociali e, quindi, sono in grado di fingere di provare emozioni ed empatia in caso di sofferenze o problemi degli altri, facendosi così passare per normali. Quasi tutti gli individui affetti da psicopatia hanno presentato seri problemi comportamentali da bambini – come bullismo e vandalismo – spesso con genitori conniventi che li hanno protetti in modo simbiotico. ”

Gli psicopatici dal colletto bianco usano il fascino, l’inganno e la manipolazione perché amano il potere e amano vincere e questo significa che gran parte di loro riuscirà a posizionarsi in cima alla scala sociale, con danni enormi per intere società.”

Uno studio riportato da La Stampa racconta di quanto le persone psicopatiche occupino più facilmente di altre posizioni di potere. “Avete mai incontrato una persona intelligente, affascinante, attenta, egocentrica, grandiosa, con tendenza alla noia, con continuo bisogno di stimoli, ma che non s’interessa al dolore, alla felicità, alle conquiste dell’umanità come vengono presentate nella scienza, nella letteratura e nell’arte? E che, soprattutto, è privo della capacità di accorgersi che gli altri soffrono o provano emozioni? Se avete incontrato una persona del genere, e vi ha ingannato, manipolato, e avete subito dei danni dall’incontro, ebbene, ci sono buone probabilità che abbiate incontrato uno psicopatico.

«Psicopatia» è un termine molto utilizzato dagli psichiatri per definire il disturbo mentale di persone prive di empatia e che non hanno il minimo scrupolo a utilizzare mezzi distruttivi per affermarsi. La sindrome non è inclusa nel «Dsm-5», il manuale internazionale di riferimento degli psichiatri. Una certa scuola di pensiero vorrebbe, infatti, farla coincidere con il disturbo antisociale di personalità. Questo, però, non include i «corporate psychopaths», gli psicopatici di successo che non compiono necessariamente azioni delittuose. Sono persone cresciute in ambienti favorevoli, che hanno potuto sviluppare una notevole competenza sociale e riescono a perseguire i loro fini manipolativi e distruttivi senza dare l’impressione di essere psicologicamente disturbati.

Gli psicopatici, infatti, non sono soltanto i serial killer o i mafiosi che uccidono i figli dei pentiti senza il minimo turbamento (o magari con piacere). La categoria più diffusa tra gli psicopatici si trova, semmai, tra le persone di potere, dalla politica alla finanza, fino all’industria.

Gli psicopatici sostengono che il mondo è fatto di predatori e prede e hanno un’affettività superficiale, ma sono in grado di disperarsi per il danno recato a una loro proprietà, come un incidente all’automobile o la morte del loro cane. Le alte capacità cognitive, di solito, permettono loro di sapere esattamente come devono comportarsi nelle situazioni sociali e, quindi, sono in grado di fingere di provare emozioni ed empatia in caso di sofferenze o problemi degli altri, facendosi così passare per normali. Quasi tutti gli individui affetti da psicopatia hanno presentato seri problemi comportamentali da bambini – come bullismo e vandalismo – spesso con genitori conniventi che li hanno protetti in modo simbiotico.

Jon Ronson è famoso per aver scritto il libro da cui è stato tratto il film «L’uomo che fissa le capre». Dopo aver partecipato a un corso di Robert Hare, considerato il maggiore specialista sul tema, conosciuto in Italia per aver pubblicato «La psicopatia» da Astrolabio, ha approfondito l’argomento e ha scritto un saggio – «Psicopatici al potere», Codice edizioni – nel quale intervista numerose persone affette proprio da questa sindrome: Emmanuel «Toto» Constant, per esempio, leader del gruppo paramilitare Fraph (il Fronte Rivoluzionario Armato per il Progresso di Haiti), creato per terrorizzare i sostenitori del presidente Jean-Bertrand Aristide, mandato in esilio. I membri del Fraph erano in grado di «asportare» la faccia agli oppositori, senza la minima pietà, o di dar fuoco alle loro case, facendo prima entrare le persone dentro (anche i bambini).

Ma i peggiori, secondo Robert Hare, sono gli psicopatici aziendali: «I serial killer rovinano famiglie – spiega – mentre gli psicopatici ai vertici dell’economia, dell’industria e della politica rovinano società intere». Gli psicopatici dal colletto bianco usano il fascino, l’inganno e la manipolazione perché amano il potere e amano vincere e questo significa che una gran parte di loro riuscirà a posizionarsi in cima alla scala sociale, con danni enormi per intere società. Insomma, Hare ritiene che i maggiori problemi dei sistemi politico-economici derivino proprio dal fatto che al potere ci vanno gli psicopatici, che sono così messi nella condizione di creare danni incalcolabili.

Non è difficile essere in buona parte d’accordo, pensando agli effetti rovinosi di certi personaggi ai vertici di banche, industrie o altri gangli vitali delle nazioni, se non addirittura leader di intere nazioni.

MAURILIO ORBECCHI, La Stampa, 23 Aprile 2014

Per una chimica rispettosa dell’uomo e dell’ambiente



FED

L’Anno internazionale della chimica e l’Unesco: un’occasione per riflettere sul rapporto tra scienza, industria e ambiente

 

a cura di Guido Ravasi. Centro Unesco Milano

(EUROITALIA – Milano, 4 luglio 2011)

2011: Anno internazionale della chimica

Il 2011 è l’Anno internazionale della chimica: lo ha proclamato l’Organizzazione della Nazioni Unite che ha affidato la responsabilità dell’evento all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) e all’Unione internazionale della chimica pura ed applicata (Iupac).

L’Anno 2011, celebrativo delle conquiste della chimica e del suo contributo allo sviluppo del benessere dell’umanità, rappresenta uno degli appuntamenti che le Nazioni Unite hanno creato nell’ambito del decennio dedicato all’educazione allo sviluppo sostenibile (2005-2014).

Di particolare rilievo sono le attività nazionali e internazionali che, sotto l’egida dell’Unesco, si svolgono nel corso di quest’anno e sono incentrate sull’importanza della chimica nella preservazione delle risorse naturali.

Senza dubbio la chimica è fondamentale per la nostra comprensione del mondo e dell’universo.

Le trasformazioni molecolari sono essenziali alla produzione di cibo, medicine, carburante, e innumerevoli manufatti e prodotti. Il 2011 è un’occasione per il mondo per celebrare la chimica e il suo contributo fondamentale alla conoscenza, alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo economico.

La Commissione nazionale italiana per l’Unesco ha in corso un progetto esecutivo per la promozione della conoscenza delle scienze chimiche e dei suoi contributi ai settori dell’economia, della società e all’ambiente.

Le manifestazioni relative all’Anno internazionale della chimica si inseriscono, del resto, nel più ampio programma Uomo e Ambiente dell’Unesco (Mab) che promuove la studio, la ricerca e la collaborazione scientifica e il confronto tra studiosi di tutto il mondo in materia di tutela e gestione degli ecosistemi.

 Per una chimica al servizio dell’uomo e rispettosa dell’ambiente

 Per evitare manifestazioni retoriche va premesso che, come del resto è facilmente constatabile, non sempre l’uso e le applicazioni della chimica sono andate nella direzione di uno sviluppo sostenibile e della difesa dell’ambiente. Usi impropri e irresponsabili della chimica hanno spesso gravemente rovinato l’ambiente e danneggiato l’uomo stesso.

Per questo l’Anno internazionale della chimica deve costituire l’occasione per una seria riflessione sulla chimica e sui suoi usi, non certo il momento per una esaltazione acritica della chimica stessa. In particolare deve costituire l’occasione per la sensibilizzazione, verso l’opinione pubblica oltre che il mondo produttivo, ad un uso della chimica sempre più responsabile e rispettoso dell’ambiente.

Solo in questo contesto la chimica può davvero risultare una risorsa preziosa per uno sviluppo sostenibile, per una crescita della civiltà nella salvaguardia della natura.

 A 100 anni dal Nobel a Marie Curie: l’occasione per riflettere sul contributo scientifico delle donne

 Nel 2011 si celebra anche il centesimo anniversario dell’assegnazione del Nobel per la chimica a Maria Curie: un’opportunità per celebrare il contributo delle donne alla scienza. In precedenza, precisamente nel 1902 la scienziata fu insignita del premio Nobel per la fisica (assieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel). Marie Curie è stata sinora l’unica donna tra i quattro vincitori di più di un Nobel e, insieme a Linus Pauling, l’unica ad averlo vinto in due aeree distinte.

Per questa ragione Marie Curie è senz’altro un caso eccezionale. In realtà, il contributo delle donne in generale all’innovazione scientifca è molto più importante di quello che si riconosca. Si tratta di un contributo essenziale, anche se il più delle volte sottaciuto e non adeguatamente evidenziato. L’Anno internazionale della Chimica è quindi anche l’occasione per riflettere sulla questione del rapporto uomo-donna nel contesto accademico-scientifico. Del resto non va dimenticato che l’Unesco ha anche tra i suoi obiettivi principali proprio quello di promuovere l’uguaglianza tra donne e uomini, in particolare per quel che concerne le carriere accademiche e i meriti scientifici.

 Associazione internazionale delle Società chimiche, Federchimica e Società Chimica Italiana

 L’anno 2011 segna anche il centesimo anniversario della fondazione dell’Associazione internazionale delle Società chimiche (Iacs), cui è succeduta la Iupac (International Union of Pure and Applied Chemistry) alcuni anni dopo. Tutte le iniziative in programma sono disponibili sul sito http://www.chimica2011.it.

Anche Federchimica – la Federazione nazionale dell’industria chimica – è coinvolta nel programma. Federchimica, del resto, ha tra i suoi obiettivi principali l’elaborazione di linee di politica economica industriale, in materia di ecologia e ambiente, di sviluppo e innovazione e di politica energetica. Federchimica svolge costantemente attività di sensibilizzazione e informazione per incrementare la conoscenza della chimica e della sua industria nei confronti della scuola e dell’università, delle istituzioni e dell’opinione pubblica.

Non va dimenticata anche la Società Chimica Italiana (Sci) che ha tra i suoi scopi la promozione dello studio e del progresso della chimica e delle sue applicazioni nel quadro del progresso e del benessere sociale.

Questi obiettivi comportano anche la promozione della cultura della sicurezza a tutti i livelli e la protezione dell’ecosistema e della salute dei cittadini. Obiettivi che si coniugano con le alte finalità perseguite dall’Unesco.

Centro UNESCO Milano

In conformità agli ideali dell’UNESCO, l’attività svolta dal Centro UNESCO Milano, presieduto dal 1986 dal prof. Giuseppe Costantino Dragan, è mirata a diffondere i princìpi della comprensione internazionale, a promuovere la conoscenza e la diffusione dei valori affermati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, a sviluppare iniziative atte a facilitare una migliore conoscenza delle diverse culture.
In particolare, il Centro di Milano realizza cicli di conferenze su tematiche proprie dell’UNESCO, impegnandosi a pubblicare testi e documenti allo scopo di diffondere la cultura come libero movimento di idee, esperienze e comunicazioni tra gli uomini.

Il Centro UNESCO Milano si attiva per la salvaguardia del patrimonio culturale, la conoscenza del Diritto umanitario, la diffusione di uno spirito di pace e tolleranza, lo sviluppo pacifico delle relazioni internazionali e per la divulgazione dei valori fondamentali che stanno alla base dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

Negli ultimi programmi, in particolare, il Centro ha mostrato particolare impegno nel promuovere il dialogo tra le religioni e la conoscenza del patrimonio culturale mondiale dell’umanità.

http://www.fondazionedragan.it/