ALFEDENA E VEROLI RATIFICANO I PATTI TRADIZIONALI DI AMICIZIA E FRATELLANZA


La tradizione è come un torrente d’acqua sotterraneo, che di tanto in tanto,  nel fenomeno carsico riaffiora in superficie, e come un fiume in piena, che impetuosamente scende dai monti, riprende la forza e la spinta ineluttabile,  e proseguendo il suo corso tutto  irresistibilmente travolge.

WP_20140522_04_58_05_ProAlla tradizione religiosa, civile e nel segno della solidarietà è connessa la ripresa dell’antica “Alleanza e Confederazione”,  o come oggi si dice “Amicizia e Fratellanza”, tra Alfedena e Veroli, come fu a partire dal Giubileo del 1350.  E come fu nei secoli successivi, in occasione di terremoti, calamità naturali  ed invasioni. La solidarietà, l’amicizia e fratellanza che sorse e si alimentò  tra le due cittadine dei versanti  abruzzese e ciociaro dell’Appenino, si affermò e consolidò come la forza della tradizione imperitura, come il fiume sotterraneo che la rappresenta. Tant’è che, riportati alla luce dalla Biblioteca Giovardiana di Veroli, i documenti di metà XIX secolo, attestanti il rinnovarsi dell’amicizia tra le due città nei secoli precedenti, nel 1989 e puntualmente, rispettando la cadenza venticinquennale,  solennemente  il 13  luglio 2014 scorso in Alfedena, per la festa della comune patrona Santa Maria Sàlome, il rinnovo  venticinquennale dei Patti di “Alleanza e Confederazione”  fu celebrato, sottoscritto in una pergamena, così come oggi ratificato nello storico palazzo municipale di Veroli,  nella sontuosa  sala consiliare,  ma soprattutto riaffermato nei cuori  commossi degli alfedenesi e dei verolani.

 Con il  Rev.mo Mons. Giovanni Di Stefano Vicario Generale della Diocesi, in rappresentanza di S.E. Rev.ma Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, S.E. Rev.ma l’Abate Ordinario di Casamari  Dom Silvestro Buttarazzi, il Presidente della Provincia di Frosinone avv. Antonio Pompeo, la rappresentanza di Alfedena con il  Sindaco ing. Massimo Scura, concludeva, con il Sindaco  di Veroli avv. Simone Cretaro  , e gli antichi  Sindaci marchese comm. Danilo Campanari  e comm.  prof. Mario Tarquini,  il quale teneva un’ampia, dotta  relazione storica, il rinnovo ed impegno pel futuro di quegli antichi Patti di solidarietà fraterna tra le due popolazioni.

La data tradizionale di festa della comune patrona a Veroli è il 24 maggio. Quest’anno, la ricorrenza è caduta di domenica, segnando il centenario d’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra e commemorando i suoi Caduti. L’omaggio religioso e civile degli alfedenesi alla città  consorella ed alleata è cominciato dunque dal Monumento ai Caduti, deponendo una corona d’alloro. Per continuare nella Sala Consiliare del Municipio. Dove le duplici pergamene di rinnovo dei patti sono state ratificate e sottoscritte e dai pubblici amministratori e  dai rappresentanti della società civile di entrambe le città. Seguiva uno scambio di doni.WP_20140522_08_53_30_Pro

A seguire la Celebrazione nella Basilica concattedrale di S. Maria Sàlome, che custodisce le spoglie della Santa del Calvario e le sue vestigia, così come è proprio del culto che il Basso Lazio e la Diocesi di Frosinone oltre alla città di Veroli, attribuiscono alla santa stessa, madre di San Giovanni e San Giacomo Apostoli,  dal Medioevo, e specificatamente dal ritrovamento dell’urna nel 1209. Si esibivano i cori di musica sacra di Veroli ed Alfedena. Seguiva la processione tradizionale con la statua e le reliquie. In processione i sindaci in fascia tricolore di Alfedena  Ing. Massimo Scura e di Veroli Avv. Simone Cretaro,  con il Presidente della Provincia di Frosinone avv. Antonio Pompeo, con i  Sindaci e gonfaloni scortati di una ventina di Comuni del Frusinate, di Atina e della stessa Alfedena;  gli Abati dei monasteri del territorio,  i parroci  Rev. Canonico e Rettore della Basilica concattedrale Don Angelo Maria Oddi, e Rev. Don  Marco Wielgosz di Alfedena, il clero diocesano e regolare, le associazioni del laicato cattolico e giovanili. In corteo, la rappresentanza con vessillo scortato  del Sovrano Militare Ordine di Malta, guidata dal conte cav.gr.cr. prof. Fernando Crociani Baglioni cav. di grazia e devozione,  con  il comm. prof. Mario Tarquini, in rappresentanza del Delegato granpriorale  marchese cav.gr.cr. Alessandro Bisleti, con cavalieri, dame e volontari del Basso Lazio.  Così la Nobile Confraternita di Santa Maria Sàlome, con la sua sezione spagnola di Bonares in terra di Andalusia, nei costumi tradizionali, con i vessilli,  manti e le insegne confraternali. Le rappresentanze della società civile ciociara e alfedenese al completo,  nei rispettivi costumi tradizionali e con la rappresentanza degli Alpini  di Alfedena con le penne nere.  La banda allietava con il suo repertorio lirico e di musica sacra la solenne processione che percorreva le strade  e piazze della  città di Veroli, addobbata ogni finestra,   destando il plauso dell’intera popolazione.

La giornata di festa religiosa e civile si concludeva con un’ agape fraterna alla galleria La Catena.

Dott.ssa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

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ALFEDENA: INAUGURATA LAPIDE A DON MATTEO BRUNETTI, PRELATO EROE

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ALFEDENA, IL PAESE DEI DOTTORI COMMEMORA IL TRENTENNALE DEL TERREMOTO


Domenica 10 agosto 2014, nel Museo Sannitico di Alfedena,  autorità, cittadini ed oriundi del borgo abruzzese hanno commemorato il 30° del disastroso  sisma che colpì la Val di Comino e l’Alto Sangro nel maggio 1984.  La manifestazione  si è svolta nel nuovo complesso  archeologico, con un filmato del 1965, prestato dalla RAI, con cui si presentava il borgo abruzzese con la maggior percentuale su scala nazionale di laureati rispetto alla popolazione.

Fonte foto: www.prolocoalfedena.org

Alfedena, Villa comunale Donna Laura De Amicis. Monumento al selciatore. Fonte foto: http://www.prolocoalfedena.org

 Gli alfedenesi erano all’epoca dediti all’agricoltura, all’allevamento e, se non emigrati all’estero,  all’antico mestiere dei selciatori nell’Agro Romano.  Il fenomeno di “paese dei Dottori” si sviluppò fin dall’8OO e vieppiù nel corso del  ‘900, a motivo della crescente aspirazione di abitanti, molti dei quali emigrati nelle Americhe, volta a ‘far studiare’ i figli, consentendo loro di raggiungere titoli di studio medio-superiori ed universitari,  e relative professioni e carriere, gravitando perlopiù su Roma.  Tanto si dovette allo spirito di emulazione che animò i migliori e più capaci studenti, quanto allo spirito di sacrificio di intere generazioni di lavoratori e padri di famiglia operosi, sagaci ed onesti.

Proiezione video "Alfedena, paese dei Dottori"

Proiezione video “Alfedena, paese dei Dottori”

Come riferito dallo storico e sociologo Prof. Fernando Crociani Baglioni:  “Quando nel 1965 il ceto medio-alto di professionisti, imprenditori ed esponenti del ceto impiegatizio, oriundi di Alfedena ma residenti a Roma,  concentrati nei contigui rioni Aventino-San Saba-Porta San Paolo-Testaccio, che da un trentennio, e poi per mezzo secolo,  si riuniva bisettimanalmente, in una sorta di circolo presso la trattoria “La Villetta” del rione romano Aventino,  confrontando i successi universitari e professionali dei rispettivi figli e nipoti, sorse il quesito di quanti essi fossero. La conta ne censì 83 laureati e 153 diplomati, considerati i 1500 abitanti esclusi gli emigrati tra i quali comunque figuravano giovani in possesso di titoli di studio. Da cui “Alfedena, il paese dei Dottori” , titolo che fu assunto dal servizio televisivo RAI su scala nazionale. Tra gli animatori ricordo il Comm. Peppino Persia Presidente della centenaria Cooperativa selciatori di Alfedena nell’Agro Romano,  mio nonno il Comm. Alfredo Brunetti Sindaco-Revisore dei conti della Cooperativa stessa ed amministratore di numerose imprese del settore,  il Capo-divisione ministeriale Dott. Alberto D’Amico,  il Viceprefetto Dott. Vincenzino Persia, i medici chirurghi Dott. Emilio Brunetti e Dott. Bruno Persia, il dirigente ISTAT Dott. Vincenzo Gigante, i bancari Dott. Pietro Persia, Rag. Teodoro Passarelli e Rag. Ennio Di Filippo,  l’imprenditore Cav. Francesco Nenni, e  la mascotte  Rag. Romeo  Amorosi,  il più giovane del “club”  dei signori alfedenesi  quasi tutti dell’800,  unico tutt’ora   felicemente vivente così come il prelato Mons. Fernando Belli.

I BRUNETTI DI ALFEDENA

Gruppo familiare di Alfedena: Comm. Alfredo Brunetti con il figlio e il nipote, medici chirurghi, Dr.Med. Emilio Brunetti e Dr.Med. Louis Carbone (residente in Erie, USA); e i generi Cav. Ottavio Floris, e P.I. Vittorio Amadei. Foto: Archivio Crociani Baglioni, 1966.

Gruppo familiare di Alfedena: Comm. Alfredo Brunetti con il figlio e il nipote, medici chirurghi, Dr.Med. Emilio Brunetti e Dr.Med. Louis Carbone (residente in Erie, USA); e i generi Cav. Ottavio Floris, e Ing. Vittorio Amadei. Foto: Archivio Crociani Baglioni, 1966.

Il Sindaco dell’epoca Dott. Enrico Marinelli,  dirigente della Cassa del Mezzogiorno,  diede grande impulso a tale immagine del paese, da far apporre cartelli all’entrata e all’uscita del borgo  del Parco nazionale d’Abruzzo, “benvenuti  e arrivederci nel Paese dei Dottori“.   Un paese che subì gli orrori della guerra nel 1943-44,  insistendo sulla Linea Gustav nell’Alto Sangro, con bombardamento, sfollamento. Numerose le vittime civili, di cui si attende in Alfedena  una lapide o cippo commemorativo.

Arch. Corrado Sterpetti

Arch. Corrado Sterpetti

A ruota sorse l’idea di realizzare per Alfedena il Monumento al Selciatore. L’opera in bronzo di un famoso scultore, rappresentando il selciatore che modella il classico ‘sanpietrino’ in pietra basaltica di forma troncopiramidale,  fu sempre iniziativa del ‘circolo della Villetta’.  Ivi raccolte le oblazioni, fu poi inaugurata e benedetta nella Villa comunale Donna Laura De Amicis il 15 agosto 1966.  Vi si  radunarono gli Alpini abruzzesi,  che per il solenne evento,  l’antico Ten. Col. Peppino Persia, affiancato dal Ten. Prof. Pino Amorosi, ebbe cura di convocare, con tutte le autorità religiose, civili e militari di Abruzzo e Molise.”

Alfedena, nel 1984 ebbe a subire la calamità del violento sisma ondulatorio e sussultorio che ne distrusse o lesionò il 90% dell’abitato.  Il secondo filmato della manifestazione del 10 agosto scorso, presentava le fasi più acute della distruzione, dei soccorsi, dei gravi disagi della popolazione terremotata, e poi della graduale ricostruzione delle case negli anni successivi.

ALFEDENA (AQ), “PAESE DI DOTTORI” E BUONA AMMINISTRAZIONE (I)

Il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura.

Il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura.

Numerose le testimonianze. Presenti il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura, l’antico Segretario Comunale Dott. Vincenzo Patitucci, l’antico Sindaco Arch. Corrado Sterpetti, il Prof. Luigi Michetti, l’Arch. Carlo Becchia,  l’Avv. Arturo Manti De Amicis con la Sig.ra Elena De Amicis, Dott. Piero Di Domenico, l’archeologa Dott.ssa Erika Iacobucci, Rag. Angela Spada, etc., riempiendosi l’aula magna del Museo”De Nino”.

©Testo, foto e video a cura di Dott.ssa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Nobile Avv. Arturo Manti De Amicis con l'amico Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

Nobile Avv. Arturo Manti De Amicis con l’amico Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni, esponenti del ceto storico alfedenese.

ALFEDENA E VEROLI RINNOVANO I PATTI SECOLARI D’ALLEANZA. IL CONTE CROCIANI BAGLIONI DA’ LETTURA DELLA PERGAMENA (video)


Alfedena, Domenica, 13 luglio 2014, Festa di Santa Maria Sálome, comune Patrona delle due città “alleate e confederate”. Solennità religiosa e storico-civile con rinnovo dei Patti a cadenza venticinquennale. Presenti le autorità religiose con il Rettore della Basilica concattedrale  di S. Maria Salome in Veroli Rev. Canonico Don Angelo Maria Oddi , ed il Parroco di Alfedena  Rev. Don Marco Wielgosz ; il Sindaco di Veroli Avv. Simone Cretaro , il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura, l’antico Sindaco di Veroli ed Amministratore provinciale di Frosinone Marchese Comm. Danilo Campanari, il quale dopo un secolo e mezzo, a seguito degli studi e ricerche del Comm. Mario Tarquini, altresì antico Sindaco della città ernica, del Visconte Notaio Giuliano Floridi e dello storico Conte Fernando Crociani Baglioni, nella Biblioteca Giovardiana di Veroli, rinnovò ad Alfedena i Patti nel 1989.

 

 La giornata, iniziata con il ricevimento delle Delegazioni in Municipio e proseguita con la solenne Messa cantata e la Processione per le vie di Alfedena, veniva coronata dall’Omelia toccante del Canonico Oddi, all’insegna dei valori cristiani da riaffermare nelle famiglie e da rivendicare nella vita sociale, con la fede, la speranza, la carità, la solidarietà e l’ideale di pace, com’è nel nome di Sálome, Shalom.

Al termine della cerimonia, la popolazione di Alfedena e la rappresentanza di Veroli con tutte le autorità, intonavano con l’Orchestra, l’Inno di Mameli, nella generale emozione.

Foto & video: Copyright © Dott.ssa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaş

 

Veroli, Grande processione per la Festa di Santa Maria Sálome


VEROLI, 1° giugno 2014 – Santa Maria Sálome. A cura di Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas.

Celebrazione Eucaristica con S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e il Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli .

Celebrazione Eucaristica con S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e il Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli .

 Festa e processione di Santa Maria Sálome, con il Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sálome di Veroli e S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino. Rappresentanza del Sovrano Militare Ordine di Malta; S.E. il Prefetto di Frosinone; 8 Sindaci delle città alleate e confederate, tra cui l’Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena; rappresentanza del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio; volontari e barellieri e sorelle dei pellegrinaggi dell’Ordine di Malta; le confraternite storiche verolane, tra cui la Nobile Congregazione di Santa Maria Sálome, espressione religiosa del ceto nobile verolano.

Il suo nome in ebraico shalom significa pace.

Maria Salomeprocessione VeroliSanta Maria Sálome nel Vangelo viene nominata (oltre che col proprio nome), come moglie di Zebedeo, madre degli apostoli Giacomo e Giovanni e anche come suocera di Pietro e Andrea.

Dopo l’Ascensione di nostro Signore, superato un periodo di smarrimento per essere “rimasti soli” gli apostoli seppero cogliere il significato del “nuovo messaggio” e partirono per portare il Vangelo agli altri popoli. Anche santa Sálome partì. Accompagnata da San Biagio e San Demetrio. Dopo un longo pellegrinaggio evangelizzante, giunse a Veroli. Sálome  venne ospitata presso l’abitazione di un pagano: un uomo che si convertì e venne battezzato e chiamato Mauro. I suoi compagni di viaggio però non ebbero molta fortuna perché vennero perseguitati ed uccisi.

Nella casa di Mauro Santa Sálome godette della tranquillità necessaria per evangelizzare Mauro e le persone del circondario, ma dopo pochi mesi morì. Recenti indagini fanno affiorare l’ipotesi che anche la santa subì una serie di percosse che la portarono alla morte.

Mauro ebbe la sensibilità di curare personalmente la sepoltura di Sálome; ne raccolse le spoglie e le racchiuse in un a urna di pietra, sulla quale incise le parole: Hae sunt reliquiae B. Mariae Matris apostolorum Jacobi et Joannis.  Timoroso e impaurito dall’eventualità di subire anch’egli il martirio, da parte dei suoi stessi concittadini, Mauro lasciò la propria abitazione e trovò rifugio nella Grotta di Paterno, ove morì dopo tre giorni.

La storia di Sálome, dopo la sua morte, si tinge di mistero. La sua urna, con le spoglie mortali, venne rinvenuta. Tutti gli intervenuti credettero di aver trovato un grande tesoro ma, ben presto delusi, abbandonarono i resti mortali rinvenuti e nessuno prestò attenzione particolare all’epigrafe.Salome salome

Un Greco, di religione cristiana, interpretò la scrittura, raccolse le ossa, le avvolse in un panno e le nascose, momentaneamente, in un anfratto delle mura della città. Era sua intenzione trasportarle nella sua patria. Su una pietra incise le parole: Maria Mater Joannis Apostoli et Jacobi ene ista.

Storia e mistero si infittiscono. Il greco non potè realizzare il suo progetto e i resti mortali furono ritrovati il 25 maggio del 1209, da un certo Tommaso. Tommaso aveva sognato San Pietro e Santa Sálome e aveva ottenuto la rivelazione del luogo della sepoltura. I resti della sepoltura vennero presentati al Vescovo di Penne, all’abate di Casamari e di S. Anastasia in Roma e ad altri monaci. I Vescovi presenti sollevarono le Reliquie per mostrarle alla folla numerosa: circa cinque mila persone e da un osso della tibia iniziò a sgorgare del sangue.

Il prodigio apparve subito inspiegabile: Vecchie ossa calcinate versavano sangue vivo. Nel vedere ciò, tutto il popolo si raccolse in preghiera e rese grazie a Dio”.

Maria di Sálome nella Sacra Srittura

 Maria Sálome viene menzionata due volte nel Vangelo di Marco con il nome di “Salome” (Mc 15,40 e 16,1), ma grazie ad un confronto parallelo col testo di Matteo (Mt 27,56) la si può identificare come “la madre dei figli di Zebedèo“: Giacomo il Maggiore venerato a Compostela e Giovanni l’Evangelista. La tradizione la chiamerà, in seguito, “Maria Sálome“. Insieme all’altra Maria, la madre di Giacomo detto il Minore, andava al seguito di Gesù come discepola fin da quando era ancora in Galilea (Mc 15, 40-41). È presente durante l’esecuzione di Gesù (Mc 15-40; Mt 27,56) insieme a Maria di Giacomo ed a Maria Maddalena: insieme verranno in seguito indicate dalla tradizione come “le Tre Marie“. Esse «stavano ad osservare dove veniva deposto» (Mc 15,47) e trascorso il sabato «comprarono oli aromatici per andare ad iL'urna contenente i resti mortali della santambalsamare Gesù» (Mc 16,1). Saranno le prime a ricevere l’annuncio della sua resurrezione e l’incarico di diffondere tale novella.  (Fonte: madonnadellaneve.frosinone.it)

È scritto tra le pieghe storiche di una pergamena se le ossa del cofanetto di santa Sálome siano di una donna del primo secolo dopo Cristo. Tra gli oggetti rinvenuti all’interno dello scrigno, c’è uno scritto con caratteri in greco antico che potrebbe contenere la soluzione al dilemma se effettivamente le ossa della donna dentro il giaciglio siano di un corpo davvero vissuto e martoriato nel periodo cristiano.

S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli

S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli

La pergamena ritrovata con gli altri reperti, secondo quanto spiegato dal parroco Canonico Don Angelo Oddi, «partirà alla volta dell’archivio Vaticano, dove esperti linguisti scioglieranno le riserve sulla datazione del contenuto». Ma ad aver suscitato interesse e attenzione da parte degli studiosi, sono gli altri oggetti ritrovati all’interno dello scrigno: un velo medievale di tre metri di lunghezza e sessanta centimetri di larghezza, altre ossa di due corpi maschili e una medaglia templare, coniata a Gerusalemme.

In particolare questo ultimo elemento potrebbe far ipotizzare che siano stati proprio i cavalieri di Cristo ad aver contribuito fortemente alla costruzione della basilica dedicata alla santa patrona di Veroli dopo il 1209, anno del ritrovamento delle reliquie. Peraltro incise sopra il cofanetto ci sono tre croci patenti templari che rimandano ancora una volta all’ordine guerriero. Tornando poi alle altre ossa rinvenute, potrebbero essere addirittura quelle dei santi Biagio e Demetrio, della morte dei quali si ha notizia di essere avvenuta a Veroli. E proprio le condizioni delle ossa più importanti, quelle del cranio della donna, farebbero pensare a Maria Sálome deceduta in seguito a percosse e ferite. Quei segni potrebbero essere quelli lasciati da una daga romana sul corpo della santa che avrebbe portato la mirra al sepolcro di Gesù. Le lesioni subite avrebbero causato la paralisi della martire per oltre tre mesi, aggravandone le condizioni e prolungandone l’agonia.

Queste importanti novità, insieme ai risultati delle indagini scientifiche avviate dai Ris di Roma ad agosto, saranno presentate in occasione nel 2009 delle celebrazioni dell’ottavo centenario del rinvenimento del cofanetto.

Basilica di S. Maria Sálome in Veroli.

Basilica di S. Maria Sálome in Veroli

Santa Sálome nella tradizione

Dopo l’ascensione del Signore gli apostoli si misero in viaggio per portare il Vangelo agli altri popoli. S.Salome, dopo un lungo peregrinaggio, in compagnia di S.Biagio e S.Demetrio giunse a Veroli. La santa, stanca del viaggio, chiese alloggio nella casa di un pagano (poi battezzato col nome Mauro), a poca distanza dalle mura della città, mentre i suoi compagni entrarono nella città e furono martorizzati. S.Salome rimase nella casa di Mauro, lo convertì al cristianesimo e dopo circa 6 mesi (3 luglio) morì.
“Con riverenza Mauro raccolse le spoglie per la sepoltura, le racchiuse in una urna di pietra, sulla quale incise le parole: Hae sunt reliquiae B. Mariae Matris apostolorum Jacobi et Joannis. Per la paura di subire anche lui il martirio da parte dei Pagani, Mauro si nascose nella Grotta di Paterno, e morì dopo tre giorni.

Trascorso molto tempo alcuni pagani trovarono l’urna, che conteneva le Reliquie della Santa e informarono il Preside, il quale, credendo vi fosse nascosto un tesoro, ordinò che gli fosse portata innanzi; fattala aprire, vi trovò i resti della Beata Maria, per cui, senza fare attenzione all’epigrafe, disse con rammarico: Queste sono ossa di qualche cristiano: gettatele sulla piazza.
Intanto un Greco, di religione cristiana in segreto, si era recato dal Preside e leggendo la iscrizione pensò di portarsi in patria il prezioso tesoro. Di notte furtivamente raccolse tutte le ossa, le avvolse in un panno e le portò fuori la Città presso le mura; quindi sulla pietra e su una carta scrisse le parole: Maria Mater Joannis Apostoli et Jacobi ene ista. Infine nascose tutto fuori la Città presso una rupe fino al suo ritorno da Roma, dove stava per andare, in attesa di portarsi l’urna nella sua patria.” (Giovanni Martello, 1553)

Costumi tipici verolani

Giovani indossando costumi tipici verolani.

Il greco non potè effettuare il suo progetto e il corpo fu ritrovato nel 1209, da un certo Tommaso a cui S.Pietro e successivamente S. Sálome apparvero nel sogno e rivelarono la storia e il luogo della sepoltura del corpo. Infatti il corpo fu ritrovato il 25 maggio come indicato da Tommaso. “Tre giorni dopo furono presenti sul luogo il Vescovo di Penne, l’abate di Casamari e l’abate di S. Anastasia in Roma con alcuni suoi monaci. Mentre i due Vescovi sollevavano in alto le Reliquie per mostrarle alla folla convenuta in numero di quasi cinque mila uomini, da un osso della tibia si vide sgorgare vivo sangue, come non avviene per le ossa aride separate dalle carni da tanti anni. Nel vedere ciò, tutto il Popolo rese grazie a Dio” (Giovanni Martello, 1553)

La testa e le braccia furono legate in teche di argento e conservate nella tesoreria della cattedrale, mentre le altre ossa furono messe in una piccola urna che venne custodita sotto l’altare del piccolo oratorio che fu costruito subito sul luogo del ritrovamento. Più tardi si costruì sopra l’oratorio l’attuale basilica.
Durante il terremoto del 1350 la chiesa subì gravi danni e le reliqiue furono traslocate nella Cattedrale, per tornare di nuovo alla basilica nel 1742. Fonte: Il segreto di Santa Salome a Veroli

S. Messa e processione di Santa Maria Sálome , con il Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli e S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino.

Veroli, 1 giugno 2014 – Santa Messa e processione di Santa Maria Sálome , con il Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli e S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino.

Santa Maria Sálome, di cui ricorre la memoria, è conosciuta nei vangeli sinottici come la madre dei figli di Zebedèo, ovvero, Giacomo il maggiore e Giovanni l’evangelista, i cosiddetti “figli del tuono”. Questa importante santa ci ricorda l’importanza e il ruolo centrale che ha sempre avuto la donna nella tradizione cristiana, oggi come allora, in un tempo in cui la figura femminile non aveva nessun ruolo nella società: donna, madre e discepola.

Discepola di Gesù sin dai tempi della Galilea, faceva parte di quel gruppo di donne che, per grazia ricevuta, decisero di seguire Cristo per servirlo nel corso della sua itineranza, vivendo santamente il resto della loro vita. Assieme a Maria Maddalena e a Maria madre di Giacomo il minore, era presente nel corso dell’esecuzione e della morte in croce di Gesù; nei vangeli viene identificata come una delle “tre marie”, che furono le prime testimoni della resurrezione di Cristo, coloro che per prime ricevettero l’annuncio della sua resurrezione, con l’incarico di diffondere a tutti la notizia.

È interessante notare che i Vangeli apocrifi identificano Salomè come una levatrice ebrea che ebbe la grazia di assistere la Vergine Maria nel corso del parto. Il protovangelo di Giacomo, in proposito, racconta che non credendo al parto verginale di Maria volle verificare personalmente la sua condizione imenàica e inserite le dita, la sua mano si staccò, cadendo a terra tra atroci dolori; pentendosi, dunque, della sua incredulità, dopo aver toccato il Bambino, la sua mano fu risanata.

Le sue spoglie sono custodite, da circa mille anni, nella basilica Concattedrale di Veroli, di cui è la santa patrona per eccellenza. Si racconta che dopo la decapitazione del figlio Giacomo, ad opera di Erode Agrippa I nel 44 d.C., assieme a San Biagio e a San Demetrio, raggiunse via mare il Lazio. Mentre i due compagni entrarono in città subendo il martirio, Maria Sálome, stanca del viaggio, trovò ospitalità presso un pagano, che convertì e battezzò, chiamandolo Mauro.

Il 3 luglio, dopo sei mesi, la pia donna morì. Recenti studi effettuati sulle ossa della santa, hanno rilevato, oltre la morte in età avanzata, alcune lesioni su una costola e al cranio, dove all’interno è presente una macchia scura che sembra essere causata da un’emorragia interna; si pensa dunque che la santa sia morta dopo una lunga agonia provocata da brutali maltrattamenti.

VEROLI, 1° giugno 2014. Festa e processione di Santa Maria Salome, con il Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli e S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino. Rappresentanza del Sovrano Militare Ordine di Malta; S.E. il Prefetto di Frosinone; 8 Sindaci delle città alleate e confederate, tra cui l’Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena; rappresentanza del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio; volontari e barellieri e sorelle dei pellegrinaggi dell’Ordine di Malta; le confraternite storiche verolane, tra cui la Nobile Congregazione di Santa Maria Salome, espressione religiosa del ceto nobile verolano.

VEROLI, 1° giugno 2014. Festa e processione di Santa Maria Salome, con il Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli e S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino. Rappresentanza del Sovrano Militare Ordine di Malta; S.E. il Prefetto di Frosinone; 8 Sindaci delle città alleate e confederate, tra cui l’Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena; rappresentanza del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio; volontari e barellieri e sorelle dei pellegrinaggi dell’Ordine di Malta; le confraternite storiche verolane, tra cui la Nobile Congregazione di Santa Maria Salome, espressione religiosa del ceto nobile verolano.

Si racconta che Mauro raccolse le sante spoglie in un’urna di pietra dove vi incise Hac sunt reliquiae B. Mariae Matris apostolorum Jacobi et Joannis e per paura di subire il martirio si nascose in una caverna, morendo tre giorni dopo. In seguito l’urna fu ritrovata da alcuni pagani che, dopo aver scoperto il contenuto, gettarono il tutto in mezzo alla piazza del paese. Un uomo, di origine greca, dopo aver letto l’iscrizione sull’urna, si recò di notte in piazza e raccolse tutte le ossa avvolgendole in una stoffa e ponendole in una nuova urna che nascose sotto una rupe con l’intento di riprenderle in seguito per portarle con sé nel paese natio. Purtroppo il greco morì e le reliquie rimasero nascoste.

Nel 1029 un certo Tommaso scoprì il corpo dell’uomo e la stessa notte sognò San Pietro sotto braccio a Maria Sálome, i quali gli confidarono dove trovare le sante reliquie. Fu così che il 25 maggio, alla presenza del Vescovo di Penne, dell’abate di Casamari e dell’abate di Sant’Anastasia a Roma, furono solennemente accolte le sacre reliquie ed esibite ad una folla di circa 5000 persone che assistettero imperterrite al miracolo che vide sgorgare sangue vivo da una tibia della santa.

Una tradizione parallela narra che Sálome assieme a Maria di Magdala e Maria di Cleofa, in seguito alle persecuzione dei cristiani, dopo la morte di Gesù, furono arrestate ed imbarcate su una nave senza remi e senza vele che, guidata dalla Provvidenza, raggiunse le coste della Provenza, in un paesino chiamato poi Saintes-Maries-de-la-Mer, dove oggi sorge una chiesa a loro dedicata, che conserva le presunte reliquie delle “tre marie”. Storicamente è attestato che la Francia fu la porta d’accesso alla diffusione del cristianesimo, parimenti è noto che, nei primi secoli, molte chiese tendevano a far risalire la loro fondazione da illustri uomini e donne vissute all’epoca di Gesù.

Maria Sálome , come le altre pie donne che seguirono Cristo, dice monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, “ci rivela la concretezza e l’accessibilità a tutti della vita cristiana”, invitandoci a “rivestirci dell’umanità di Gesù”, e dunque, morire al peccato, calcando fiduciosi le sue orme, per raggiungere quella santità cui ogni cristiano è chiamato a conquistare nel corso della vita terrena ed essere, così, in questa vita, portatori del Regno dei Cieli.  Tratto da Zenit.org

 Festa e processione di Santa Maria Salome, con la rappresentanza del Sovrano Militare Ordine di Malta; S.E. il Prefetto di Frosinone; 8 Sindaci delle città alleate e confederate, tra cui l’Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena; rappresentanza del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio; volontari e barellieri e sorelle dei pellegrinaggi dell’Ordine di Malta; le confraternite storiche verolane, tra cui la Nobile Congregazione di Santa Maria Salome, espressione religiosa del ceto nobile verolano.

Festa e processione di Santa Maria Salome, con la rappresentanza del Sovrano Militare Ordine di Malta; S.E. il Prefetto di Frosinone; 8 Sindaci delle città alleate e confederate, tra cui l’Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena; rappresentanza del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio; volontari e barellieri e sorelle dei pellegrinaggi dell’Ordine di Malta; le confraternite storiche verolane, tra cui la Nobile Congregazione di Santa Maria Salome, espressione religiosa del ceto nobile verolano.

La Basilica di Santa Maria Sálome (o Salomè) è l’edificio religioso più importante della città di Veroli, innestato sull’antico oratorio degli “innocenti” subito dopo il rinvenimento del corpo della Santa, nel 1209. La basilica concattedrale, dedicata alla madre degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni Evangelista, testimone della morte in croce del Signore e della sua resurrezione, e venerata come patrona della città, fu parzialmente distrutta dal terremoto del 1350. Venne ricostruita da due vescovi toscani, i quali chiamarono a Veroli numerosi pittori per affrescare le pareti interne della chiesa. Sotto l’altare è visibile il sepolcro della Santa. La chiesa è famosa anche per ospitare la Scala Santa, fatta costruire dal vescovo Tartagni; per volere di papa Benedetto XIV essa offre gli stessi privilegi di quella più celebre situata nel Palazzo Lateranense, a Roma: il fedele che la percorre in ginocchio ottiene l’indulgenza plenaria. Alla sua sinistra, una scala semicircolare permette di scendere nella sottostante Cripta degli Innocenti, dove sotto un altare si cela uno stretto passaggio verso un locale sotterraneo ove si conserva una lastra testimone del ritrovamento del corpo della Santa.

VEROLI, 1° giugno 2014. Festa  di Santa Maria Salome: con il Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli e S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino. Rappresentanza del Sovrano Militare Ordine di Malta; S.E. il Prefetto di Frosinone; 8 Sindaci delle città alleate e confederate, tra cui l’Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena;

VEROLI, 1° giugno 2014. Festa di Santa Maria Salome: con il Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli e S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino. Rappresentanza del Sovrano Militare Ordine di Malta; S.E. il Prefetto di Frosinone; 8 Sindaci delle città alleate e confederate, tra cui l’Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena e il nuovo Sindaco di Veroli Avv. Simone Cretaro.

 Maria Sálome viene menzionata due volte nel Vangelo di Marco con il nome di “Sálome” (Mc 15,40 e 16,1), ma grazie ad un confronto parallelo col testo di Matteo (Mt 27,56) la si può identificare come “la madre dei figli di Zebedèo”, e quindi Giacomo il Maggiore (venerato a Compostela) e Giovanni, l’Evangelista. La tradizione la chiamerà, in seguito, “Maria Sálome ” (con l’accento). Insieme all’altra Maria, la madre di Giacomo detto il Minore, o il Piccolo, per distinguerlo dal precedente, seguiva Gesù come discepola fin da quando era ancora in Galilea (Mc 15, 40-41). Secondo Matteo, Maria Sálome, sulla strada per Gerusalemme, si avvicinò a Gesù per chiedergli qualcosa: “Fa che questi miei figli siedano uno alla tua destra ed uno alla tua sinistra nel tuo regno”, ma la risposta che ricevette da Gesù fu sconcertante (Mt 20, 20-24). È presente durante l’esecuzione di Gesù (Mc 15-40; Mt 27,56) insieme a Maria di Giacomo ed a Maria Maddalena: insieme verranno in seguito indicate dalla tradizione come “le Tre Marie”. Esse “stavano ad osservare dove veniva deposto” (Mc 15,47) e trascorso il sabato “comprarono oli aromatici per andare ad imbalsamare Gesù” (Mc 16,1). Saranno le prime a ricevere l’annuncio della sua resurrezione e l’incarico di diffondere tale novella. Basilica Veroli

Da questo punto in poi non è possibile ricavare altre notizie dai Vangeli. Esiste però un’altra tradizione, secondo cui a causa delle persecuzioni contro i Cristiani seguite alla morte di Gesù, le tre Marie furono arrestate ed imbarcate su una nave priva di remi e di vele che, guidata dalla Provvidenza, raggiunse le rive della Provenza, in Francia. Il luogo dello sbarco è ancora oggi ricordato nel paesino di Les-Saintes-Maries-de-la-Mer, dove sorge una chiesa a loro dedicata. È comunque attestato storicamente che il Cristianesimo prese a diffondersi in Europa proprio dalla Gallia, che divenne quindi la porta d’ingresso della nuova religione in Europa.

Il dipinto realizzato dal pittore Paolo Gaetani “la Famiglia di Salome” raffigurante Santa Maria Salome con i figli Giacomo e Giovanni. Il quadro è collocato nella cripta all’interno della Basilica dedicata alla Santa Patrona, a Veroli.

Il dipinto realizzato dal pittore Paolo Gaetani “la Famiglia di Salome” raffigurante Santa Maria Salome con i figli Giacomo e Giovanni. Il quadro è collocato nella cripta all’interno della Basilica dedicata alla Santa Patrona, a Veroli.

dipinto

Come è finita, dunque, Santa Maria di Sálome a Veroli? In realtà, si tratta di una tradizione parallela a quella francese, secondo una consuetudine tipica dei primi Cristiani. Durante i primi secoli di sviluppo della Cristianità, infatti, molte chiese o luoghi di pellegrinaggio hanno cercato di collegare la loro storia con quella di illustri fondatori risalenti all’epoca di Gesù. Quante diocesi, per fare un esempio, hanno sostenuto che il loro primo fondatore era stato mandato direttamente da San Pietro?

Secondo quest’altra tradizione, Santa Sálome giunse nel Lazio in un anno imprecisato dopo un lungo pellegrinaggio, insieme ai santi Demetrio e Biagio. Stanca del viaggio, trovò ospitalità presso un uomo pagano, che ella convertì e battezzò col nome di Mauro. Sei mesi dopo morì, il 3 luglio. Rispettosamente Mauro raccolse le spoglie per la sepoltura, racchiudendole in un’urna di pietra sulla quale incise le parole “Hae sunt reliquiae B. Mariae Matris apostolorum Jacobi et Joannis“. Timoroso, però, di subire anch’egli il martirio, andò a nascondersi con l’urna nella grotta di Paterno, dove morì dopo tre giorni. Qualche tempo dopo alcuni pagani trovarono l’urna di pietra e ne informarono l’autorità. Questi, credendo di trovarvi un tesoro, se la fece portare ed ordinò di aprirla. Deluso di avervi trovato soltanto vecchie ossa, ed ignorandone l’appartenenza, ordinò che fossero gettate con disprezzo sulla piazza in mezzo al paese.

Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli, il Conte e la Contessa Crociani Baglioni.

Rev. Canonico Angelo Maria Oddi, Rettore della Basilica Concattedrale di S. Maria Sàlome di Veroli, il Conte e la Contessa Crociani Baglioni.

Un uomo greco, che era riuscito a leggere l’iscrizione sulla cassa, comprendendone l’importanza decise di salvare il prezioso tesoro, e nottetempo si recò sulla piazza a recuperare le ossa, che avvolse in un panno e racchiuse in una nuova urna, che andò a nascondere fuori città, presso una rupe, in attesa di portarle con sè al ritorno in patria. L’uomo, però, morì prima di poter attuare il suo piano, e le ossa rimasero nuovamente abbandonate.

Giungiamo finalmente all’anno 1029, quando un uomo di nome Tommaso s’imbatté nel corpo del greco. Grazie all’apparizione in sogno di San Pietro, prima, e della stessa Maria Sálome, dopo, comprese la storia e scoprì il luogo dove erano nascoste le reliquie. Il ritrovamento avvenne il 25 Maggio, e l’avvenimento fu celebrato dal Vescovo di Penne, dall’abate di Casamari e da quello di Sant’Anastasia a Roma. Mentre i due vescovi sollevarono in aria le ossa per mostrarle alla folla, da una tibia si vide sgorgare del sangue vivo, e tutti gridarono al miracolo. La testa e le braccia vennero legate in teche d’argento e conservate nella tesoreria della Cattedrale, mentre le altre ossa furono racchiuse in una piccola urna e custodite sotto l’altare del piccolo oratorio che venne edificato sul luogo del ritrovamento. Più tardi al posto dell’oratorio sorse l’attuale basilica. Durante il terremoto del 1350 la chiesa subì gravi danni e le reliquie furono traslocate nella Cattedrale, per tornare di nuovo alla basilica nel 1742.

 

Santa Maria Sálome è tornata in Ciociaria …
Salome

Santa Maria Sálome è tornata in Ciociaria. Coi figli S. Giovanni Evangelista e S. Giacomo Maggiore.
Stiamo parlando di una scultura lignea laccata e dorata del 1520 alta 95 cm, di grande artista tedesco, splendidamente conservata, che illustra la Santa coi due figli in braccio, ora in mano a collezionista ciociaro, dopo un lungo viaggio.
Santa Maria Sálome assieme a Maria di Cleofe e alla Beata Vergine fa parte del gruppo delle tre Marie, delle Madri piangenti la morte del Salvatore. Essa è particolarmente cara ai Ciociari poiché è la Protettrice della città di Veroli, da parecchi secoli. Bello perciò sarebbe stato se questa opera d’arte così piena di significati e di implicazioni fosse potuta tornare nella sua sede naturale e cioè nella chiesa a lei dedicata a Veroli dove in realtà, a parte una tela di santa, nessuna opera d’arte ricorda ed illustra ai fedeli la Santa coi figli. (prof. Michele Santulli)

 

ALFEDENA: INAUGURATA LAPIDE A DON MATTEO BRUNETTI, PRELATO EROE


Il 12 aprile scorso, si è svolta ad Alfedena la cerimonia commemorativa di benedizione ed inaugurazione della lapide, che ricorda il Reverendo Arciprete Don Matteo Brunetti, parroco di Castel del Giudice già di Civitella Alfedena, tenente cappellano militare nella Guerra 1915-18.

Alfedena. Foto Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas © 18La celebrazione eucaristica è stata presieduta da S.E. Mons. Angelo Spina  Vescovo di Sulmona; con Don Marco Wielgosz  parroco di Alfedena, Don Nicola Perrella parroco di Castel del Giudice e di Ateleta,  e Don Elio Venditti parroco di Capracotta.

Se la parte liturgica fu doviziosamente curata dal  Rev. Don Marco Wielgosz , la parte organizzativa, di rappresentanza e protocollo delle autorità civili e militari a livelli interregionali e nazionali, fu curata dal Conte Cav.Gr.Cr. Prof. Fernando Crociani Baglioni, pronipote del Prelato alfedenese qui celebrato.

Presente in fascia tricolore e Gonfalone comunale il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura con l’Assessore alla Cultura Arch. Gabriella Melone, che a nome di Popolo e Comune deponevano sotto la lapide una corona floreale e d’alloro. In fasce tricolori e Gonfaloni comunali, presenti altresì oltre quindici Sindaci della Valle del Sangro, abruzzesi e molisani.

Ad onorare la memoria dell’Ufficiale e Sacerdote eroico, le rappresentanze del Comando Militare Esercito Abruzzo, per gli onori militari dovuti all’antico tenente cappellano militare volontario nella Grande Guerra. Le Forze dell’Ordine rappresentando gli Ecc.mi Prefetti dell’Aquila e Campobasso; l’Ecc.mo Amministratore Apostolico di Montecassino Dom Augusto Ricci; l’Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Santo Marcianò. Il Governatore del Molise On. Paolo di Laura Frattura, di famiglia alfedenese consanguinea dell’Arciprete Brunetti (fu Rachele di Laura Frattura).

 Il Rev. Don Nicola Perrella  rappresentava S.E.Mons. Angelo Scotti Vescovo di Trivento, da successore dell’Arciprete celebrato in quanto Parroco di Castel del Giudice.

DonMatteoBrunetti (22)Il Sovrano Militare Ordine di Malta con una cospicua rappresentanza della Delegazione Granpriorale di Abruzzi e Molise, condotta dal Cav. Avv. Lorenzo Bianchi (Napoli); l’Ordine Costantiniano di San Giorgio con rappresentanza guidata dal Cav. Dott. Sandro Ambroselli (Venafro); il CISOM – Corpo Italiano Soccorsi Ordine di Malta in nutrita rappresentanza, con il capo raggruppamento abruzzese-molisano Dott. Marco Papponetti ed il capogruppo CISOM di Spoleto Dante Rossi; altresì presenti gruppi CISOM veneti e romagnoli. I gruppi Alpini di Alfedena, Scontrone e Ateleta con il Prof. Peppino Petrarca.

DonMatteoBrunetti (18)Notati tra le personalità presenti il Nobile Cav.Gr.Cr. Avvocato Arturo Manti De Amicis in rappresentanza della famiglia storica maggiorente di Alfedena, la quale diede i natali a fulgide personalità della politica, della scienza, della cultura e del progresso civile dell’Abruzzo e del Meridione d’Italia nei secoli scorsi; il Notaio Prof. Umberto Zio, esponente del mondo accademico molisano e del notariato internazionale latino, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; il Prof. Luigi Michetti storico locale; l’imprenditore Peppino Di Girolamo; l’Arch. Carlo Becchia benemerito ricostruttore dell’Alfedena terremotata trenta anni or sono;  professionisti, medici, ingegneri, imprenditori e quanto di meglio possa ancora esprimere il “Paese dei Dottori”. Dott.ssa Simonetta Monacelli (Roma), Dott. Andrea Raneri (Roma), Comm. Remo Celenza e Comm. Filippo Tiberia (Frosinone).

In omaggio alla sua storia, alla cultura locale, all’esempio, al retaggio, alle più nobili testimonianze da tramandare alle giovani generazioni ed a quelle avvenire.

 Testo, foto e video:   Dott.ssa  Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Alfedena, 28 aprile 2014

 

I BRUNETTI DI ALFEDENA

I discendenti dell’Arciprete Don Matteo Brunetti (*Alfedena, 3 maggio 1883 – †Castel del Giudice, 25 febbraio 1938), cappellano militare e parroco di Castel del Giudice nel Molise, curano una pagina fb dedicata alla veneranda memoria del Prelato caduto nel compimento del suo Sacro Ministero.

Don Matteo Brunetti: la memoria del Prelato corre sul web


Don Matteo Brunetti nasce ad Alfedena (L’Aquila) nella casa avìta di Borgo Veroli 6, dal m° Annibale, artista scalpellino in servizio per l’ornato alla Fabbrica di San Pietro in Vaticano (1850-1894) e da Rachele di Laura Frattura, genitori di dieci figli, il 3 maggio 1883.

Tenuto al fonte battesimale col nome del nonno, Matteo (benestante, proprietario dell’intero fabbricato e di cospicue aree terriere in Alfedena), maestro di scuola, esattore fondiario del Comune di Alfedena. Fu avviato dopo le elementari, dagli zii ecclesiastici (fratelli del padre Annibale), il Reverendo Don Gaetano Brunetti, Religioso  della Congregazione di San Gaspare del Bufalo missionario in Campagna e Marittima, ed Arciprete Don Filippo Brunetti Parroco di Alfedena (decorato al Valor Civile per l’opera prestata durante l’epidemia colerica che colpì Alfedena e gli Abruzzi nel 1884), alla vita ecclesiastica.

Diocesi di Sulmona-Valva: Commemorato ad Alfedena don Matteo Brunetti


Nel 1894 fu ammesso al Seminario Diocesano di Trivento, segnando così la tradizione familiare che diede nei secoli ed anche nelle precedenti generazioni, dal ‘700 e ‘800, numerosi sacerdoti di casato Brunetti. Ricevuta l’ordinazione sacerdotale nel 1907, restò in servizio al Seminario di Trivento. Nel 1915, fu chiamato alle armi come Cappellano Militare con il grado di Tenente. Seguì tutte le vicissitudini dei fronti di guerra fino alla vittoria di Vittorio Veneto del 4 novembre 1918.
Tornato in sede ad Alfedena, con dignità di canonico, fu nominato Curato Parroco di Civitella Alfedena. Officiò altresì in Villetta Barrea, in Diocesi di Montecassino. Promosso alla dignità ecclesiastica di Arciprete della Collegiata di Alfedena,  fu incardinato nella Diocesi di Trivento per reggere la Parrocchia di Castel del Giudice nel Molise. Ivi regge il suo sacro ufficio, contrastando la penetrazione protestantica e fondando la scuola, attuale Casa di Riposo.
Comandato ad officiare al Convento delle Suore in Capracotta l’11 febbraio 1938 festa della B.V. Maria di Lourdes, si recava a cavallo percorrendo lo scosceso sentiero di montagna che congiunge Castel del Giudice alla sovrastante Capracotta, per circa mille metri di dislivello.

Morì in una tormenta di neve, Alfedena ricorda Don Matteo Brunetti


Fu investito da violenta tormenta di neve, che lo sommerse con la stessa cavalcatura. Soccorso nella notte da carabinieri e volontari, venne riportato in canonica a Castel del Giudice assiderato, preda di nefrite acuta, cui seguì il fatale blocco renale. Ivi morì il 25 febbraio 1938.
Sepolto nel cimitero di Alfedena, ricordato con lapide all’interno della Cappella funeraria di Famiglia Brunetti, di cui il Vescovo di Sulmona autorizzò, nel 1989, l’officiatura privata della Santa Messa.

(fonte:   Fernando Crociani Baglioni, Labaro e Medagliere,   Editrice Laurum, Pitigliano (Gr),   2008 ) .

ALFEDENA (AQ), “PAESE DI DOTTORI” E BUONA AMMINISTRAZIONE (I)

ALFEDENA (AQ), “PAESE DI DOTTORI” E BUONA AMMINISTRAZIONE (I)


”…se in Italia facessero tutti così, avremmo qualcosa come mille miliardi di Euro a disposizione”.

Intervista al Sindaco che ha portato il Comune di Alfedena (AQ)*, a quasi 200.000 Euro di avanzo di bilancio nel 2012 .

Ing. Massimo Scura, Sindaco di Alfedena. Foto Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas © – Agenzia Euroitalia

Intervista  audio del 2 maggio 2013 e trascrizione a cura di Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas.

ALFEDENA, 19 febbraio 2014  – Parte I

SIMONA CECILIA CROCIANI BAGLIONI FARCAS.  Ingegner SCURA, lei è Sindaco di Alfedena dal 16/05/2011:   brevis verbis, come si riconduce un piccolo comune montano ad avanzo di bilancio in sì breve tempo, dalla vostra amministrazione, a raggiungere quasi 200.000 Euro di avanzo nel 2012. Qual è dunque la vostra formula per ripristinare Alfedena ad amministrazione tanto virtuosa, efficiente e con un così ampio consenso della cittadinanza, emerso anche in occasione del vostro ultimo Consiglio Comunale?

MASSIMO SCURA. Intanto, brevemente i principi generali che hanno informato la nostra azione. Direi che il titolo potrebbe essere, con un pizzico di legittimo orgoglio: ESISTONO ANCHE LE BUONE AMMINISTRAZIONI. Continua a leggere…

via  ALFEDENA (AQ), “PAESE DI DOTTORI” E BUONA AMMINISTRAZIONE (I).

Chiesa Madre di Alfedena. Foto Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas © – Agenzia Euroitalia

Bombardamento di Alfedena, il Prof. Crociani Baglioni relatore alla commemorazione


1943  –  8 ottobre  –  2013 : Tavola Rotonda “Storie per tramandare la Storia 

Alfedena, 11 Gennaio 2014 –  Alla celebrazione del 70° anniversario dell’inutile bombardamento anglo-americano sulla cittadina dell’Alto Sangro, che non uccise né il Feld-Maresciallo Kesselring, né alcun militare germanico, ma sterminò una quarantina di civili di Alfedena,

Alfedena, 11 Gennaio 2014. Nella foto: Prof. Fernando Crociani Baglioni e il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura, a sn.
Alfedena, 11 Gennaio 2014. Nella foto, a dx, il Prof. Fernando Crociani Baglioni e il Sindaco di Alfedena Ing. Massimo Scura, a sx.

il prof. Fernando Crociani Baglioni esordisce l’11 gennaio 2014 nella sala consiliare di Alfedena:  “Questa mattina Alfedena ha preso commiato da Mons. Camillo Lombardi. Oggi questo convegno storico rende più lieve il lutto cittadino, in quanto don Camillo fu artefice della ricostruzione di Alfedena; della comunità parrocchiale, della chiesa, come dello spirito degli alfedenesi martoriati dalla guerra !

Mons. Camillo Lombardi

Mons. Camillo Lombardi

Stiamo qui a ricordare la ferocia consumata la notte dell’8 ottobre 1943 contro questa popolazione civile inerme.

Nessuno comprese il ‘senso’ dei bengala lanciati dalla Royal Air Force sul paese dell’Alto Sangro, mezz’ora prima del lancio delle bombe da mezza tonnellata di tritolo. Un triste annuncio di morte e distruzione .  40 le vittime civili, almeno 200 i feriti, mutilati, dissanguati… questo il bilancio dell’attacco aereo inglese. Dopo 2 settimane quella popolazione, razziati gli uomini atti al lavoro coatto, fu sfollata dai tedeschi , su autocarri, verso Avezzano.

Ma anche sul capoluogo marsicano continuarono ad avventarsi le incursioni aeree anglo-americane. Il numero delle vittime salì, anche per denutrizione, malattie, fame, freddo e stress. Il contributo di sangue e lacrime reso da Alfedena è inenarrabile.

Rendiamo omaggio a tante sofferenze. Anche la mia famiglia materna ne fu coinvolta, in quanto si trovarono bloccati in Alfedena dall’annuncio dell’armistizio l’8 settembre 1943.”  Delle tre case di proprietà, la famiglia Brunetti, con 5 figli, pernottava in quella rimasta pressoché immune da danni, a borgo Veroli 6. Quella su largo della chiesa (attuale Largo Don Filippo Brunetti) fu disintegrata, e quella di via corone contigua alla congrega, era dalla famiglia stessa non abitata, e adibita a deposito di viveri.

il  Prof. Fernando Crociani Baglioni storico - giornalista, durante il suo intervento. A dx nella foto, Dott. Lucio Zagari; a sx, Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena

il Prof. Fernando Crociani Baglioni storico – giornalista, durante il suo intervento. A dx nella foto, Dott. Lucio Zagari; a sx, Ing. Massimo Scura Sindaco di Alfedena

Prof. Fernando Crociani Baglioni

Prof. Fernando Crociani Baglioni

Fuggiti in montagna, il primo figlio Emilio Brunetti, studente universitario di Medicina, poi medico chirurgo, all’epoca congedato da allievo ufficiale, fu catturato dai tedeschi.  Ma nottetempo, da un campo in Castel di Sangro, mentre i soldati sonnecchiavano riuscì a fuggire, e attraverso le campagne riuscì a raggiungere il campo degli alfedenesi sfollati in montagna e i suoi familiari.

Furono condotti in Avezzano, abitarono in una villetta in campagna, prestata a mio nonno da un commilitone della grande guerra 1915-18. Ivi attesero l’occasione per rientrare a Roma, a febbraio 1944; mentre la capitale era ancòra sotto i bombardamenti americani e le razzie di uomini per le strade operate dai tedeschi.

L’incubo cessò il 4 giugno 1944 con quella che – entrati in Roma gli anglo-americani – chiamano liberazione, ma che noi continuiamo a chiamare la salvezza di Roma.

In fine l’appello alla pace, evocando il motto di Pio XII: OPUS IUSTITIAE PAX, la pace è opera della giustizia !

Programma

Locandina della Tavola Rotonda

Il Comune di Alfedena (L’Aquila) ha organizzato l’11 Gennaio 2014 una Tavola Rotonda di presentazione  della Mostra in atto nel Museo Civico della cittadina altosangrina celebrativa del 70° Anniversario del bombardamento.

La testimonianza del Dott. Lucio Zagari

La testimonianza del Dott. Lucio Zagari

Dopo il saluto del Sindaco Ing. Massimo Scura, hanno preso inoltre la parola il Prof. Cosimo Savastano, storico dell’arte, il Prof. Giuseppe Pardini dell’Università del Molise e il Prof. Gennaro Onofrio già docente di Letteratura Europea; l’imprenditore Dott. Lucio Zagari, ha dato una commovente testimonianza raccontando la storia e odissea della sua famiglia, perseguitata in quanto per parte materna di origine ebraica.  Ha moderato l’Arch.  Gabriella Melone, Assessore al Turismo e Cultura del Comune di Alfedena. Molti gli interventi e le testimonianze del pubblico di ogni età.

 11 Gennaio 2014, ore 17: Tavola rotonda,  presentazione del catalogo Mostra-Museo e proiezione documentario “Storie per tramandare la Storia”.

11 Gennaio 2014, ore 17: Tavola rotonda, presentazione del catalogo Mostra-Museo e proiezione documentario “Storie per tramandare la Storia”.

Video: Nobile Donna Dedé Manti De Amicis in “Storie per tramandare la storia”,  nel 70° Anniversario del bombardamento di Alfedena. Con il patrocinio del Comune di Alfedena.

Gli orfani d’amore e il gran cuore di Dedé

A più di 80 anni assiste gli anziani e le ragazzine senza famiglia, dividendosi tra Alfedena e Roma.
Una vita spesa tra l’impegno per gli altri, il teatro e la grande passione per Vittorio, suo compagno di vita per più di mezzo secolo.

E’ bella Dedé. Perché è luminosa. E’ come se avesse dentro un faro che accende la sua vita e quello che c’è intorno. Che non è poco, perché tra passato e presente ne porta di cose sulle spalle. A cominciare dagli anni, 79, vissuti intensamente oggi come nel periodo della guerra sempre con la stesso slancio. Adele De Amicis è una singolare figura di donna che si divide tra Alfedena (in provincia dell’Aquila) e Roma, perché le sue vite parallele si snodano in due posti differenti, amati allo stesso modo perché in entrambi c’è qualcuno che ha bisogno di lei e conta su di lei. Gli anziani in Abruzzo e le bambine senza famiglia nella capitale: sono queste le emergenze d’amore di cui si occupa quest’anziana signora, che si consegna con generosità e un’energia invidiabile a chi ne ha bisogno. Ad Alfedena affianca il personale della Rsa “San Pietro” nel prendersi cura degli ospiti e organizzando per loro momenti di svago con diverse attività, mentre a Roma è diventata un punto di riferimento per le suore carmelitane dell’Istituto S. Giuda Taddeo, una struttura che accoglie bambine abbandonate alla nascita o afflitte da disagi familiari. “Alle mie giovani e piccole amiche insegno dizione e recitazione – racconta – perché credo che il teatro rappresenti una grande ricchezza, affina l’animo, e ci rende più duttili. Io l’ho scoperto in età adulta, e mi ha dato tanto. Ecco perché desidero che le mie ragazze imparino a conoscerlo e amarlo da giovanissime”. Lei non lo dice, ma non rappresenta solo un punto di riferimento culturale per loro, perché è lì pronta a raccogliere e soddisfare le piccole necessità di queste figliolette, che gioiscono come tutte le coetanee per un gioco o uno swatch.
E con gli anziani di Alfedena, invece, che c’entra questa ragazza che veleggia verso gli ottanta? “La rsa è un po’ come la mia seconda casa – aggiunge – dove vado più volte al giorno per dare una mano al personale, per fare compagnia agli ospiti, ascoltare e se serve consolare: le persone sole, per di più avanti negli anni e lontane dai propri affetti, possono condividere un’angoscia più con una coetanea che con gli assistenti, e quindi offro loro il mio conforto, oltre che preoccuparmi di rappresentare al personale determinate esigenze magari non colte appieno. Ho la fortuna di avere ancora energia e autonomia, e desidero spenderla per chi ne può trarre giovamento”. E’ una questione di cuore, di sentire. Che può capire solo chi è sulla stessa frequenza e intercetta la lunghezza d’…amore di Dedè, che sta bene ed è se stessa solo quando riesce a declinare il suo verbo preferito: fare. E’ l’essenza della sua vita, che dice essere un grande dono di cui gioire. E che non sia sempre facile lei lo sa bene, perché di prove, durissime, ne ha avute eccome, nel passato remoto e in quello prossimo, ma guai a lasciarsi piegare. Darsi per vinta no, non le viene proprio, e meno male. Perché la sua ribellione è anche creativa. E permette di riempire i vuoti. Adesso se n’è inventata un’altra per soffrire meno l’assenza del marito, Vittorio Manti, scomparso qualche anno fa: raccogliere e pubblicare le sue lettere d’amore. Glie ne aveva scritte 350, molte delle quali negli anni della guerra, quando lui, federale fascista, sperimentò alterne fortune, da potente a perseguitato, ma sempre sostenuto dal desiderio di poter condividere la sua vita con lei. Ci riuscì, e hanno trascorso insieme 57 anni: “Ho vissuto con lui con lui la più meravigliosa delle vite – confida Dedè – e la ripercorro rileggendo quelle lettere e rivedendo gli acquerelli dipinti per me”. Anche i quadri di Vittorio sono raccolti nel libro, che tratteggia un uomo e una donna diversissimi eppure complementari, due parti di un unicum che ha attraversato indenne il tempo e le avversità. Scrive Vittorio: “In questo contatto d’anime un senso di fierezza mi prende nel sentire che sei come ho sempre voluto e pensato la mia donna, e come vorrei fossero molte donne italiane…. Io ti amo, piccola creatura del mio cuore, e sento che mi sei compagna in questo mio travaglio, e che lo sarai ancora di più quando cammineremo e costruiremo insieme….”. Aveva ragione lui: era il 1944, e non sapeva ancora che avrebbe vissuto oltre mezzo secolo accanto a quella donna. Non si sbagliava, era lei quella giusta che gli avrebbe regalato una bella storia. Come quelle, piccole, che oggi continua a regalare a chi capita nella sua orbita. Fonte: http://liciacaprara.wordpress.com/2011/05/03/gli-orfani-d%E2%80%99amore-e-il-gran-cuore-di-dede/